«La conoscenza rende liberi».
La biblioteconomia di Guiovanni Solimine

di Chiara Faggiolani

Introduzione

Giovanni Solimine non ha bisogno di presentazioni: i lettori di questa rivista lo conoscono molto bene oltre che per i numerosi e importanti contributi offerti come studioso anche per esserne stato il direttore - dell'allora Bollettino AIB - dal 2001 al 20101.
Facendo una ricerca su Google con nome e cognome, il primo risultato che ci viene restituito è «Giovanni Solimine, la conoscenza rende liberi»: il blog che raccoglie da qualche anno appunti e riflessioni dello studioso e, forse, la perfetta sintesi della sua lezione2.
È da questa "dichiarazione" che penso sia utile partire - e poi tornare - per inquadrare il volume Percorsi e luoghi della conoscenza. Dialogando con Giovanni Solimine su biblioteche, lettura e società, curato da Giovanni Di Domenico, Giovanni Paoloni e Alberto Petrucciani3 pubblicato alla fine del 2016.
Per onestà intellettuale, devo precisare che questo libro per me non è "neutro" per diverse ragioni personali: non solo perché Giovanni Solimine è il mio maestro ma anche perché ho avuto l'opportunità di assistere da vicino alla sua ideazione e di "partecipare all'impresa", anche come autrice di un saggio. È anche per questa non neutralità che mi sono proposta per una recensione estesa: "estensione" che deriva dalla impossibilità, per le ragioni appena accennate, di rimanere all'interno dei confini delle sue pagine. Urgenza che può essere un limite ma anche - spero - per il lettore un elemento interessante.
Comincio, infatti, dal "dietro le quinte", dall'idea che ne ha animato la realizzazione. In ambito accademico-universitario la tradizione delle Festschriften4 è ancora oggi un rito molto praticato, specialmente nelle aree umanistiche dove è tuttora usuale celebrare uno studioso, in occasione di un anniversario importante, attraverso la realizzazione di un volume che raccoglie gli scritti dei colleghi in suo onore. Se in effetti è stata proprio questa la scintilla da cui è scaturita l'idea del libro, l'esito è stato piuttosto diverso.
Il volume non è una pubblicazione celebrativa tradizionale. Se volessimo trovare una etichetta coerente credo che sarebbe più corretto richiamare la formula del liber amicorum, che - come l'espressione stessa sottolinea - è una tipologia di pubblicazione caratterizzata da toni più personali e dalla volontà di dialogare direttamente con chi si celebra. Si legge, infatti, nella Prefazione dei curatori:

Alcuni colleghi, collaboratori ed amici di Giovanni Solimine hanno pensato di offrirgli una testimonianza di stima e ringraziamento per la sua attività di studioso e di docente nel campo della biblioteconomia e non solo. Ne è nato questo volume, del tutto diverso da una tradizionale miscellanea in onore, che è di solito il suggello di un'intera carriera. Qui, invece, come in una sorta di "seminario virtuale", abbiamo voluto discutere alcune tematiche che gli sono care e sulle quali egli ha pubblicato contributi fondamentali per tutti5.

Al "seminario virtuale" hanno partecipato 18 autori, provenienti da contesti abbastanza eterogenei, chiamati a dialogare con lo studioso, a partire dagli stimoli offerti attraverso i suoi scritti, le sue lezioni, e anche attraverso le sue "azioni"6. L'esito è un volume che offre "percorsi" di lettura e approfondimento assai diversi e un approdo a "luoghi" a volte inusitati.
Senza entrare nel merito dei temi trattati nei singoli saggi è di questi percorsi e luoghi che preferisco rendere conto, suggerendo al lettore due diversi itinerari di lettura:

  • uno manifesto, dichiarato ex ante e in linea con il progetto del libro;
  • l'altro, ex post, che nasce e segue la centralità che le parole assumono nelle pagine scritte.

Il primo percorso di lettura, come dicevo, è quello che ricalca il progetto dei curatori: il "seminario virtuale" si articola in tre "tavole rotonde" dedicate a tre questioni nodali che attraversano tutta la produzione scientifica di Solimine.
La prima tavola rotonda è dedicata a questioni di carattere più strettamente biblioteconomico. Qui domina la biblioteca, la sua storia, i suoi strumenti e il legame con la disciplina che se ne occupa.
In questa sezione troviamo i contributi di Giovanni Di Domenico (La biblioteconomia di Giovanni Solimine); Paul Gabriele Weston («I look with impatience for your return». Antonio Panizzi a zonzo per le biblioteche europee); Paolo Traniello (I returns da Napoli all'inchiesta britannica sulle biblioteche pubbliche del 1849-50); Mauro Guerrini (Un mosaico incompiuto. Note per memoria delle biblioteche di ente locale in Italia); Anna Galluzzi (Le biblioteche trent'anni fa, ovvero quando gestione e innovazione non erano di moda); Maurizio Vivarelli (A partire dagli oggetti. Per un nuovo realismo delle collezioni in biblioteca).
È questo un percorso di lettura che affronta molti dei temi della biblioteconomia di stampo soliminiano: «non arroccata sul proprio passato, ma nemmeno in fuga verso approdi generici e velleitari di cambiamento»7. La mediazione informativa della biblioteca, la sua gestione consapevole, la centralità del servizio e la necessità della sua valutazione, la progettazione delle raccolte, il ruolo dell'utente, il rapporto della disciplina con la professione sono alcuni dei temi trattati8.
In sottofondo alcuni dei passaggi principali della produzione scientifica dello studioso, dai primi scritti degli anni Ottanta9 al volume La biblioteca: scenari, culture, pratiche di servizio, che può essere considerato un "manifesto" della biblioteconomia a lui cara10.
La seconda tavola rotonda approfondisce i temi connessi alla lettura, a partire dagli stimoli offerti da Solimine nel volume del 2010 L'Italia che legge:

La lettura è un consumo che crea progresso e benessere e la diffusione della "cultura del libro" può essere una leva formidabile per l'innovazione e lo sviluppo economico e sociale del paese11.

Qui intervengono Gino Roncaglia (Forme e cambiamenti della lettura fra cartaceo e digitale: appunti per una mappa tematica); Gianfranco Crupi (Prescrizioni e consigli di lettura di primo Novecento); Massimo Bray (Il valore della lettura nell'epoca della rete); Giuseppe Laterza (Una passione ragionevole: promuovere la lettura); la sottoscritta (Morfologia dei dati sulla lettura (di libri).
I contributi di questa sessione del seminario paiono essere legati tutti dalla centralità che Solimine attribuisce alla lettura di libri come "strumento" per la crescita personale, culturale, sociale dei cittadini:

Non credo si possa negare che la familiarità con la lettura di testi argomentati e in particolare con i libri sia uno strumento importante per alfabetizzarsi in profondità, per acquisire e manutenere competenze, per raggiungere una solida proprietà di linguaggio, per arricchirsi culturalmente, in definitiva per impadronirsi degli strumenti intellettuali necessari per cogliere la complessità delle questioni con le quali la vita quotidiana ci costringe a confrontarci. La consuetudine con la lettura ci mette in condizione di vivere in modo più consapevole la realtà in cui siamo immersi, è un mezzo essenziale per acquistare, elaborare, comunicare e condividere conoscenze12.

Lettura di libri, dunque, come esperienza che, sovrapponendosi alla realtà, ci aiuta a comprenderla meglio, a plasmare il nostro immaginario, la nostra visione delle cose, a rendere il mondo in cui viviamo in alcuni casi più complesso di quanto possa apparire ma, alla fine, sempre più facilmente decifrabile.
La terza sessione è dedicata al contesto più ampio in cui biblioteca e lettura, sono state inquadrate da Solimine nel suo più recente volume Senza sapere13. Qui, a partire dall'incrocio di diverse fonti secondarie e dall'analisi di una quantità imponente di dati, Solimine disegna quello che potremmo definire un diverso paradigma intellettuale, in cui la frammentazione dei saperi, delle competenze e delle responsabilità lasciano spazio ad un obiettivo comune: la cultura accessibile a tutti. «La conoscenza rende liberi», appunto.

In Italia, i diversi attori che operano nel campo della diffusione delle conoscenze - il sistema scolastico e universitario, le biblioteche, il sistema editoriale e la rete delle librerie, i canali educativi del sistema pubblico radiotelevisivo - dovrebbero imparare a cooperare di più, proponendosi tutti insieme come un'unica grande fabbrica della conoscenza, perché il raggiungimento degli scopi specifici di ciascuno di loro potrà avvenire solo all'interno di un obiettivo comune, che è quello di ampliare il bacino di chi accede alla conoscenza, su qualsiasi supporto, analogico o digitale che sia. Ciò significherebbe mettere al centro il problema delle competenze dei cittadini, provando a sconfiggere un male antico del nostro paese, l'ignoranza14.

In questa sessione troviamo i saggi di Alberto Petrucciani («Siamo talmente ignoranti da non comprendere perfino quanto sia grave e pericoloso il nostro livello di ignoranza»), Paolo Di Giovine (Quando il primo documento di lingue antiche è un'opera a stampa. I primi testi albanesi e baltici tra Riforma e Controriforma), Paola Castellucci (Icone del sapere nella tecnologia di Paul Baran), Guido Melis (Passato, presente e futuro delle biblioteche dell'amministrazione pubblica), Tullio De Mauro (Per la mobilità nello spazio culturale), Giovanni Paoloni (Infrastrutture e servizi culturali: riflessioni tra storia e politica). Chiude il volume una nota a margine di Massimo Belotti (Dialogando con un amico ovvero alcune cose che so di Giovanni).
Il secondo percorso di lettura che propongo, come dicevo potrebbe essere definito ex post. Questo travalica la tripartizione del libro e parte - sarei tentata di dire - "asetticamente" dalle parole scritte, attraverso una loro analisi di tipo metrico15.
Senza entrare nel dettaglio di tecnicismi, inutili in questa sede16, mi piace mostrare le figure di seguito perché rendono bene l'idea di come tutti i contributi, pur trattando temi diversi, sono tenuti insieme da un legame profondo e stretto, la cui forza è espressa dal valore delle parole, che consentono di tornare a volte sulle stesse "cose" ma da punti di vista completamente diversi17.


Figura 1


Figura 2

Questa trasversalità rispecchia, a mio avviso, un elemento caratterizzante la riflessione scientifica di Solimine: un "modo" di affrontare i problemi che va oltre la separazione e la specializzazione dei saperi, inter-disciplinare18 per vocazione, capace di cogliere legami e connessioni tra mondi diversi19.
Il percorso di lettura nasce dalla "biblioteca" come "servizio", dalla sua "funzione" centrale di "risorsa" per la "comunità" "locale". Passa per una riflessione necessaria sulle "politiche" attuate dalle "amministrazioni" "locali" e sulle biblioteche della "pubblica amministrazione" per approdare al ruolo della biblioteca come "infrastruttura" indispensabile, di ausilio all'"istruzione" e allo "sviluppo" "sociale", "culturale" ed "economico" del "Paese".
La biblioteca che viene raccontata in queste pagine valorizza le diverse "forme" della "lettura", gioca un ruolo attivo nella "promozione" del "libro", nella "formazione" del "lettore", nella sua apertura a nuovi "linguaggi", nella "partecipazione" attiva ad un "programma" "culturale".
Emerge come tema trasversale al libro quello della centralità dei "dati" per capire i fenomeni, per approfondirli, per poter decidere e scegliere meglio. Questo tema domina nella riflessione di Solimine, dove i dati sono riconosciuti e valorizzati come risorsa per una migliore conoscenza della vita culturale ma anche per la costruzione di politiche efficaci per la valorizzazione della cultura stessa.
Per concludere, due sono a mio avviso i grandi pregi di questo volume, oltre a coniugare in modo equilibrato complessità - di alcuni contributi di taglio più scientifico - leggerezza e piacevolezza - di altri di taglio più divulgativo e aneddotico.
Il primo è la sua capacità di aprire ad altre letture20, di stimolare curiosità, di presentare il passato e il presente di un settore - quello della cultura e dell'informazione - in profonda trasformazione in modo critico e attento.
I luoghi esplorati dagli autori sono i più diversi: la biblioteca-scriptorium21 evocata da Solimine nei suoi scritti e qui ripresa da Di Domenico e Galluzzi; quella digitale chiamata in causa da Guerrini, la rete stessa esplorata da Castellucci e Roncaglia; la scuola evocata da Petrucciani e De Mauro, i luoghi della promozione della lettura raccontati da Bray e Laterza sono solo un esempio.
Il secondo pregio, che soprattutto i professionisti delle biblioteche apprezzeranno, è il ruolo che emerge della disciplina, quali sono i suoi compiti. Sebbene "biblioteca" sia una parola centrale che guida tutta la riflessione nella sua complessità, questo libro non è un trattato di biblioteconomia e il suo lettore ideale può essere estraneo a questo ambito disciplinare.
È proprio da questo aspetto che possiamo trarre una importante lezione.
Alla biblioteconomia non spetta soltanto il compito di progettare e individuare gli strumenti migliori per la gestione e l'organizzazione delle diverse tipologie di biblioteche ma anche - e oggi, sarei tentata di dire, soprattutto - quello di contribuire a spiegarle al mondo.
La biblioteconomia di Giovanni Solimine22 individua tra i suoi obiettivi anche la definizione degli strumenti per spiegare le biblioteche ai non professionisti, per dialogare con gli altri protagonisti della filiera del libro nei luoghi dove si producono i contenuti23.
È una disciplina capace di rivolgersi anche ai non addetti ai lavori, agli esperti di altro (e ai non esperti di niente?) per dire ciò che le biblioteche nella loro essenza sono: non un fine ma un mezzo che rende possibile a tutti l'accesso libero alla conoscenza.

NOTE

Ultima consultazione siti web: 28 giugno 2017.

[1] Per rimanere aderenti agli ambiti di interesse più strettamente connessi alla rivista si ricordano anche la presidenza dell'Associazione italiana biblioteche dal 1988 al 1990, la direzione scientifica del Rapporto sulle biblioteche italiane dell'AIB, l'attuale direzione di Biblioteche oggi trends, gli innumerevoli lavori di progettazione biblioteconomica e naturalmente l'attività di docente di Biblioteconomia all'Università della Tuscia prima e, dal 2006, alla Sapienza Università di Roma dove attualmente dirige il Dipartimento di scienze documentarie, linguistico-filologiche e geografiche.

[2] Il blog è al link http://www.giovannisolimine.it.

[3] Percorsi e luoghi della conoscenza. Dialogando con Giovanni Solimine su biblioteche, lettura e società, a cura di Giovanni Di Domenico, Giovanni Paoloni e Alberto Petrucciani. Milano: Bibliografica, 2016.

[4] Internationale Jahresbibliographie der Festschriften [International annual bibliography of Festschriften] dal 1983 raccoglie più di 760.000 saggi provenienti da più di 34.000 studi in onore (Festschriften) pubblicati dal 1977 al 2015. Si veda https://www.degruyter.com/view/db/ijbf.

[5] Percorsi e luoghi della conoscenza cit. p. 7.

[6] Penso ad esempio all'impegno di Solimine sul fronte della promozione della lettura come Presidente dell'Associazione Forum del libro fino ai primi mesi di quest'anno, alla sua partecipazione al Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici, dal quale si è dimesso nel maggio 2016 per manifestare il proprio dissenso rispetto al bando per il reclutamento di 500 funzionari del Mibact che alle biblioteche riservava solo 25 posti.

[7] Giovanni Di Domenico, La biblioteconomia di Giovanni Solimine, in Percorsi e luoghi della conoscenza cit. p. 14.

[8] Sottolinea Anna Galluzzi: «il contributo di Solimine non consiste soltanto nell'aver sensibilizzato il mondo delle biblioteche italiane sul management, colmando il divario con la biblioteconomia dei paesi anglosassoni che già da diversi decenni avevano cominciato a interessarsi di questi temi, bensì anche nell'aver prefigurato criticità e necessità che sarebbero risultate evidenti ed esplicite molto più avanti». Cfr. Anna Galluzzi, Le biblioteche trent'anni fa, ovvero quando gestione e innovazione non erano di moda, in Percorsi e luoghi della conoscenza cit. p. 102.

[9] Sono circa 40 gli scritti di Solimine citati nel libro. A titolo esemplificativo si vedano Giovanni Solimine, L'informazione in biblioteca: introduzione ai problemi dell'informazione bibliografica. Milano: Bibliografica, 1985 e Gestione e innovazione della biblioteca. Milano: Bibliografica, 1990.

[10] «La Biblioteca fonda la sua esistenza sull'interazione, da un lato con l'universo sconfinato del sapere registrato nei documenti e dall'altro con le esigenze specifiche di ciascun utente che ad essa si rivolge, e vive in equilibrio tra generale e particolare, tra l'ambizione all'universalità e l'ancoraggio ad una precisa e concreta realtà locale». Cfr. Giovanni Solimine, La biblioteca: scenari, culture, pratiche di servizio. Roma-Bari: Laterza, 2004, p. 190.

[11] Giovanni Solimine, L'Italia che legge. Roma-Bari: Laterza, 2010, p. 64.

[12] Giovanni Solimine, Leggere per leggere la realtà, «Bollettino AIB», 51 (2011), n. 4, p. 381-385: 381.

[13] Giovanni Solimine, Senza sapere: il costo dell'ignoranza in Italia. Roma-Bari: Laterza, 2014.

[14] Ivi, p. 126.

[15] Tullio De Mauro definisce questo tipo di analisi che «viene incontro al bisogno di acquisire conoscenze ben fondate a partire dai testi [...] il nucleo duro della nuova "ingegneria della conoscenza"». Cfr. Tullio De Mauro, Prefazione a Sergio Bolasco, L'analisi automatica dei testi: fare ricerca con il text mining. Roma: Carocci, 2013, p. 15.

[16] Ho sottoposto i saggi presenti nel volume (nel loro insieme come corpus) a diversi tipi di analisi automatica (AAT), considerando il nome degli autori e la sessione di appartenenza come metadati descrittivi dei testi. La parola - meglio "forma grafica", ovvero una sequenza di caratteri delimitata da due separatori - è l'unità elementare del testo (type) e può essere considerata l'unità statistica sulla quale vengono operate le analisi. Il numero di volte in cui il type appare nei testi analizzati determina le sue occorrenze (tokens). La ricchezza del vocabolario del corpus è data dal rapporto tra numero di tokens e numero di types.

[17] Il riferimento è a Michel Foucault, Le parole e le cose: un'archeologia delle scienze umane. Milano: BUR, 2016 (Les mots et les choses: une archéologie des sciences humaines, 1966).

[18] Sulla distinzione tra interdisciplinarità e multidisciplinarità rimando a Jacqueline Resnick, Interdisciplinary and multidisciplinary research, online qui http://www.4researchers.org/articles/transcript/5213.

[19] In più di una presentazione del libro questo modo di procedere è stato definito "soliminiano". A me viene subito in mente una riflessione del sociologo francese Michel Maffesoli che non saprei ritrovare e che nel tentativo di definire il ruolo dell'intellettuale contemporaneo afferma che l'intellettuale, appunto, non è colui che crea dal nulla, ma colui che porta alla luce significati nascosti e valori emergenti.

[20] Basta dare un'occhiata ai riferimenti bibliografici presentati dagli autori che spaziano da Popper a Jakobson, da Shannon e Weave al nuovo Indice dei libri proibiti, dalla fiaba russa di Propp al Meshari di Gjon Buzuku (1555), da Kant a Gramsci.

[21] « [...] una delle forme della biblioteca-laboratorio, della biblioteca vista soprattutto come ambiente nel quale ciascun cittadino-utente produce sempre qualcosa in termini di esperienza, di uso critico delle risorse documentarie, di nuova conoscenza, di collaborazione con gli altri». Cfr. Giovanni Di Domenico, La biblioteconomia di Giovanni Solimine cit., p. 22.

[22] Abbiamo parlato di "biblioteconomia sociale" in Chiara Faggiolani; Giovanni Solimine, Biblioteche moltiplicatrici di welfare: verso la biblioteconomia sociale, «Biblioteche oggi», 31 (2013), n. 3, p. 15-19.

[23] Il ruolo di Solimine come Presidente del Forum del libro e l'attuale carica di Presidente della Fondazione Bellonci lo dimostrano.