Origini e prospettive del progetto SBN

di Fiammetta Sabba e Giorgia Plachesi

Introduzione

Nel 2016 sono ricorsi i trent'anni del Servizio bibliotecario nazionale1. Le celebrazioni sono state accompagnate da una riflessione sul sistema bibliotecario italiano, sul catalogo SBN e sui servizi offerti dalle biblioteche agli utenti2. Utile a questo fine si è rivelata un'analisi dei punti di forza e di debolezza del progetto SBN, valutando se quelli che furono gli obiettivi originari fossero stati realizzati e con che grado di sviluppo; ne è emerso il suggerimento che al mutamento delle esigenze e delle pratiche informative degli utenti dovrà corrispondere una trasformazione del catalogo e dei servizi bibliotecari collegati, soprattutto quelli di tipo bibliografico.
Alla base del progetto SBN vi era innanzitutto la definizione, ancora valida, delle funzioni della biblioteca e dei ruoli delle istituzioni implicate. Come si evince dai documenti originali oggi conservati presso l'Archivio storico della Provincia di Ravenna3, la biblioteca doveva, infatti, svolgere la funzione di unità di servizio per fornire ai cittadini l'accesso ai documenti, così da favorirne la crescita professionale e culturale. Altri concetti fondamentali erano poi quello della 'cooperazione interbibliotecaria', che si attuava nel momento in cui, per garantire l'accesso all'informazione, le biblioteche utilizzavano le proprie risorse avvalendosi anche dell'aiuto delle altre biblioteche, e quello della 'cooperazione interistituzionale' tra le diverse sfere di competenza amministrativa, cioè Stato, regioni ed enti locali, che era invece necessaria e strumentale per consentire appunto alle biblioteche di condividere risorse e servizi. Ma ciò che faceva di SBN un progetto rivoluzionario in Italia era l'automazione bibliotecaria come strumento per l'accesso ai documenti e per la gestione della biblioteca al fine di una sua elevata produttività e della condivisione.
La storia di SBN ha però, in realtà, radici molto più antiche del decollo progettuale; nello specifico, gli albori si possono far risalire già al 1979, quando presso l'Istituto universitario europeo di Firenze, sotto la guida di Michel Boisset e di Kenneth Humpreys, nasce SNADOC, un progetto di cooperazione tra le biblioteche fiorentine. SBN pone le proprie basi esattamente in questo progetto, sancendo il decisivo passaggio da una nuova e moderna cultura bibliotecaria ad una proficua azione politica4.
Nel 1980, infatti, le biblioteche e i bibliotecari italiani avevano iniziato ad avvertire la necessità sia di un servizio bibliotecario nazionale che rispondesse in modo unificato alle loro esigenze, sia di un'automazione delle biblioteche per accelerare e rendere più efficace quella collaborazione. Venne così istituita una Commissione per l'automazione delle biblioteche5 che portò alla firma, nel 1984, del Protocollo d'intesa fra il Ministero per i beni e le attività culturali e le regioni per uno speciale progetto denominato Servizio bibliotecario nazionale. Nello stesso anno nacquero anche una Commissione paritetica di esperti per il coordinamento bibliotecario e informatico e un comitato tecnico-amministrativo che si sarebbe occupato del coordinamento economico e normativo.
L'anno successivo venne affidato lo studio di fattibilità per l'architettura di SBN alla ditta canadese GEAC Computer Corporation e all'italiana ITALSIEL. La GEAC si era affermata come azienda leader nel settore dell'automazione bibliotecaria nel 1977 per aver realizzato il Library management software, un software per la gestione delle biblioteche che sarebbe poi stato adottato dalla Library of Congress e dalla Bibliothèque nationale de France. L'azienda canadese venne pertanto incaricata di analizzare le possibili soluzioni per l'architettura di SBN, prevista di tipo stellare con un Indice per la gestione delle comunicazioni.
Il 1985 e il 1986 furono anni cruciali perché l'Indice cominciò ad avere un ruolo sempre più importante e si passò dal prototipo alle vere e proprie realizzazioni, contemporaneamente però si registrò un trasferimento di responsabilità a burocrati e aziende, sempre più concentrati sulle questioni informatiche a scapito di quelle bibliografico-bibliotecarie6. La burocrazia prese, infatti, il sopravvento, e si assistette a mediazioni e alleanze costituite di volta in volta su singoli progetti e relativi finanziamenti; così il cuore del progetto, che nel Protocollo d'intesa del 1984 era stato individuato nella cooperazione, finì per divenire invece l'automazione: conseguentemente quelli che dovevano esserne gli attori principali, ossia Province e Comuni, vennero messi in secondo piano.
Nel 1989 Angela Vinay, che nel frattempo nel 1987 aveva lasciato la direzione dell'ICCU, si pronunciò sugli sviluppi di SBN in un discorso durante una riunione AIB a Ravenna7, sottolineando la necessità di tornare alle origini di SBN, progetto che era nato per l'educazione e per la formazione dei cittadini, mentre l'Indice stava diventando un grande mainframe nel quale si sarebbero trovati tra l'altro duplicati tutti i dati posseduti dalle basi dati locali. L'automazione e il catalogo stavano quindi prendendo il sopravvento, enfatizzando taluni problemi catalografici e depotenziando gli obiettivi fondativi consistenti principalmente nella conservazione e nella cooperazione sugli acquisti e sulla circolazione dei documenti.
Nel 1992 vennero attivati l'Indice SBN e la rete nazionale che collegava i poli locali con esso, nel 1997 venne reso disponibile al pubblico il catalogo, ma era evidente che ciò stava avvenendo con grande ritardo rispetto alle possibilità informatiche che si erano nel frattempo affacciate sulla scena bibliotecaria.

Il progetto originario SBN

Il progetto SBN nacque così agli inizi degli anni Ottanta del secolo scorso attraverso il lavoro di una commissione nazionale formata da bibliotecari e tecnici di varia natura, istituita dal Ministero per i beni culturali con il coordinamento dell'Istituto centrale per il catalogo unico. A tale commissione fu affidato l'incarico di preparare un progetto per l'automazione delle biblioteche con l'aiuto delle più moderne tecnologie per il trattamento dell'informazione, da realizzarsi in collaborazione con Stato, autonomie locali e università.
Intanto nel 1979, anno in cui si era tenuta la prima Conferenza nazionale delle biblioteche italiane intitolata "Per l'attuazione del sistema bibliotecario nazionale"8, Michel Boisset, direttore della Biblioteca dell'Istituto universitario europeo, aveva iniziato a progettare le procedure applicative di SBN con l'aiuto di un gruppo di bibliotecari e informatici italiani. I principi base del progetto erano due:

  • il primo, di ordine politico-organizzativo, aveva la cooperazione come elemento di sviluppo, in grado di elargire servizi agli utenti e di innovare l'ambiente organizzativo delle biblioteche;
  • il secondo, di natura tecnica, consisteva nell'esigenza che le biblioteche adottassero strumenti informatici in modo libero e autonomo, senza imposizioni e costrizioni che ne limitassero i servizi sempre più diversificati per l'utenza, ma con la prospettiva di collegarsi a un sistema nazionale che includesse un insieme coordinato.

Più in dettaglio gli obiettivi del progetto SBN erano:

  • garantire che i documenti posseduti dalle biblioteche fossero localizzati e messi a disposizione rapidamente tramite un catalogo unico condiviso;
  • migliorare l'utilizzazione delle competenze professionali in modo da evitare lavori ripetitivi, soprattutto a livello di catalogazione;
  • assicurare, tramite la messa in comune delle risorse, l'impiego ottimale dei fondi per l'acquisto e la conservazione dei documenti9.

Le biblioteche dovevano essere le unità di servizio che mettevano in comune le proprie risorse per migliorare i servizi, pur mantenendo la loro autonomia per ciò che riguardava acquisti, organizzazione interna, consulenza ai lettori, responsabilità sugli strumenti tecnici. Tutte le biblioteche aderenti al progetto SBN dovevano dunque concorrere a formare una struttura organizzativa mediante l'uso di procedure comuni per la catalogazione dei documenti e per il prestito interbibliotecario, e tre erano i livelli in cui dovevano operare:
1. Livello della singola biblioteca (unità di servizio): la singola biblioteca poteva partecipare al sistema nazionale garantendo la documentazione del proprio materiale, anche con un livello minimo di catalogazione, tramite l'adozione di procedure standardizzate; la catalogazione, il prestito e l'uso di terminali consentivano ad una biblioteca inserita in SBN la partecipazione alla cooperazione.
2. Livello della base locale: aderendo al progetto SBN le biblioteche venivano inserite in basi locali contenenti tutte le informazioni bibliografiche e gestionali dei documenti posseduti. Tali basi consentivano di lavorare in piena autonomia al trattamento interno del materiale e ai servizi agli utenti; la partecipazione ad una base locale si attuava mediante la condivisione di un elaboratore e quindi di un insieme di archivi a cui accedessero più biblioteche, le quali avrebbero avuto visibilità completa sul posseduto delle altre e sulle informazioni in processo come suggerimenti d'acquisto, ordini spediti, prenotazioni di prestito.
3. Livello nazionale: mediante il collegamento fra le basi locali sarebbe stato possibile estendere la condivisione delle risorse bibliografiche e dei documenti alle biblioteche del Paese, avviandosi gradualmente ad un servizio nazionale. Lo scopo della condivisione sarebbe stato raggiunto mediante la creazione dell'Indice come struttura di collegamento che indirizzasse alle singole basi dati locali (cioè ai cataloghi delle singole biblioteche), con la possibilità di recuperare e trasferire le notizie bibliografiche necessarie e di localizzarle, verificandone la disponibilità per il prestito interbibliotecario. L'Indice sarebbe stato mantenuto costantemente aggiornato dal lavoro di catalogazione delle singole biblioteche.

Il progetto SNADOC

La svolta decisiva nel campo della cooperazione e dell'automazione bibliotecaria si era avuta però già prima, a metà degli anni Settanta, ed è bene ricordarlo, con l'esperienza di automazione delle biblioteche fiorentine e dell'Istituto universitario europeo.
Nel gennaio 1979 aveva visto l'avvio il progetto ECO (Esperienza di cooperazione) con la partecipazione di una quarantina di biblioteche fiorentine (statali, universitarie e di ente locale), il cui programma aveva come obiettivo la realizzazione di un catalogo cumulativo di pubblicazioni straniere di recente acquisizione e di un catalogo collettivo dei periodici correnti posseduti dalle biblioteche aderenti. L'architettura del progetto era molto semplice: le biblioteche inviavano una copia delle schede al centro operativo del progetto, che era collegato a un elaboratore centrale, e poi periodicamente ogni biblioteca aderente riceveva il catalogo collettivo delle nuove accessioni e, semestralmente, un catalogo collettivo e cumulativo riprodotto su microfilm.
I risultati positivi di questa esperienza indussero il Consiglio interbibliotecario toscano a voler realizzare forme più complesse di cooperazione, e venne così pensato un progetto che prevedeva l'avvio per l'anno successivo di un servizio di prestito fra le biblioteche toscane. Tale servizio, denominato progetto SNADOC (Servizio nazionale di accesso ai documenti), venne curato da un gruppo di studio composto da Michel Boisset, Luigi Crocetti, Tommaso Giordano, Diego Maltese, Susanna Peruginelli, Corrado Pettenati e Angela Vinay e costituiva la prima fase di un servizio nazionale di accesso al documento, oltre a fornire la premessa per un servizio nazionale di informazione bibliografica. Esso, coordinato a livello nazionale dall'ICCU, era organizzato in quattro livelli operativi (locale, regionale, nazionale e internazionale).
La prima fase di realizzazione venne prevista nell'anno 1980 limitatamente alla Toscana, con la creazione di tre strutture locali (Firenze, Pisa e Siena) e una struttura regionale (Firenze). Ciascun centro doveva possedere un terminale e una stampante collegati all'elaboratore dell'Istituto universitario europeo. Operativamente il servizio di prestito interbibliotecario avveniva attraverso questo iter gestito automaticamente: si partiva con la ricerca nella singola biblioteca, poi la richiesta veniva inoltrata al centro locale, la stampa della richiesta avveniva nel centro regionale e, di conseguenza, la ricerca finiva nel catalogo unico regionale. In caso di esito negativo la richiesta veniva invece inoltrata all'ICCU. Una volta localizzato il documento, la richiesta doveva essere stampata dalla biblioteca che lo possedeva. Il progetto prevedeva poi anche un programma di catalogazione e relative politiche di controllo bibliografico.
Il progetto SNADOC è quindi all'origine del Servizio bibliotecario nazionale, e non è un caso che i protagonisti furono coloro che sarebbero state anche le menti del progetto SBN. Nel gennaio 1979 la citata prima Conferenza nazionale delle biblioteche prevedeva all'ordine del giorno l'attuazione del Servizio bibliotecario nazionale, per l'esigenza di armonizzare finalità generali nel campo delle biblioteche e dei servizi locali. SBN non nasceva però solo come uno strumento tecnico che potesse dotare il paese di un'infrastruttura unitaria per l'accesso all'informazione, ma come un vero e proprio strumento politico; era infatti centrale la cooperazione, 'tecnica' fra le biblioteche e 'politica' fra enti e amministrazioni.
Ma la nascita di SBN va ricollegata anche al clima e agli eventi degli anni Settanta: la scolarizzazione di massa e quindi la conseguente richiesta di strutture culturali, il forte incremento del numero delle biblioteche di ente locale e il passaggio di competenze alle regioni anche per ciò che riguardava la cultura. Inoltre in Toscana in particolare si contavano cinque sistemi bibliotecari provinciali,mentre la Regione si affermava come modello di cooperazione basato su sistemi di piccole e medie dimensioni con esigenze, valori e finalità condivisi e su uno stretto rapporto con le realtà locali e con le caratteristiche culturali e socio-economiche del territorio. Fu con questo sfondo storico, politico e culturale chenel nord della Toscana, sotto la guida di Kenneth Humpreys e Michel Boisset, si sviluppò infatti la realtà appena descritta del progetto SNADOC, che sarebbe divenuta un modello per l'originario progetto SBN. La biblioteca dell'Istituto aveva adottato indirizzi decisivi come la costituzione di un fondo limitato ma ben selezionato, l'accesso a basi dati esterne, lo sviluppo di una politica di cooperazione con altre biblioteche italiane ed europee e un utilizzo trasversale e strumentale dell'automazione. In questo progetto la cooperazione, dunque, non era solo a livello teorico e di intento, ma si basava su una collaborazione effettiva, condividendo esperienze e risorse per rispondere concretamente alle esigenze e ai bisogni conoscitivi e informativi degli utenti.
Gli esperimenti di cooperazione toscani e i risultati dell'automazione presso l'Istituto universitario europeo, e quindi le idee e le finalità del progetto SNADOC, avevano offerto pertanto all'ICCU e ad Angela Vinay i suggerimenti per la prima fase operativa del progetto nazionale.

L'attuazione del progetto SBN

La Conferenza nazionale delle biblioteche italiane si era così conclusa con un documento che affermava la necessità di realizzare un sistema bibliotecario articolato su base nazionale, regionale e locale e che fosse capace di garantire su tutto il territorio nazionale gli strumenti per la formazione culturale e professionale dei cittadini.
La Commissione nazionale per l'automazione delle biblioteche, della quale facevano parte tecnici del Ministero, dell'ICCU, delle due biblioteche nazionali centrali e dell'Istituto universitario europeo, elaborò presto un documento con i due obiettivi fondamentali della costituzione di un archivio bibliografico della produzione nazionale e dell'organizzazione della rete per la distribuzione delle risorse tra biblioteche.
Nel neonato progetto l'ICCU era l'autorità tecnica centrale, con responsabilità intanto di selezione e gestione del software (necessario alle biblioteche per evitare investimenti autonomi che avrebbero richiesto ingenti somme di denaro) e poi dell'archivio bibliografico nazionale, della produzione bibliografica nazionale e della partecipazione a programmi internazionali di controllo bibliografico universale. Si affiancava al sistema centrale una vasta struttura decentrata costituita dai sistemi bibliotecari locali, tramite i quali veniva realizzato il servizio nazionale di accesso ai documenti (l'ambito per eccellenza della cooperazione e del coordinamento dei sistemi bibliotecari locali organizzati a livello regionale e nazionale), mentre le biblioteche avevano la responsabilità sugli strumenti di lavoro, compresi gli elaboratori e la scelta di questi, garantendo così autonomia e flessibilità nello sviluppo delle singole applicazioni.
Il funzionamento del sistema doveva basarsi su un catalogo unico delle risorse delle biblioteche, cioè su un insieme virtualmente integrato dei cataloghi particolari, capace di assicurare reciproca visibilità delle risorse delle biblioteche, celerità e controllo della circolazione dei documenti e, soprattutto, una sola catalogazione dell'unità bibliografica.
Tra il 1980 e il 1981 il progetto SBN assunse un'identità più definita mentre nei due anni successivi vennero definite le specifiche del sistema di automazione e cominciarono le prime sperimentazioni nelle regioni Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna. Nel gennaio 1981 il documento finale della Commissione venne presentato al Ministro e successivamente SBN venne inserito fra i progetti speciali da finanziare con interventi straordinari.
Riconosciuta la necessità di un servizio bibliotecario nazionale che coordinasse dei servizi per fornire ai cittadini gli strumenti per la formazione culturale e professionale, ci si rese conto che il sistema doveva fondarsi sulla cooperazione e sul coordinamento delle diverse competenze amministrative. L'idea era quella di un insieme di servizi bibliotecari offerti su tutto il territorio nazionale indipendentemente dall'appartenenza amministrativa delle biblioteche e da quella territoriale dei cittadini. Di qui la necessità di un'integrazione dei compiti delle biblioteche nazionali e dell'ICCU, e di un catalogo collettivo nazionale che consentisse la localizzazione di un documento e la disponibilità di tutto il patrimonio documentario esistente nelle biblioteche italiane. La cooperazione era considerata tale a due livelli: cooperazione interistituzionale (Stato, regioni ed enti locali) e cooperazione interbibliotecaria; in questa prospettiva le biblioteche dovevano essere protagoniste, arricchire l'informazione bibliografica e incrementare le possibilità di accedere ai documenti ovunque essi si trovassero.
Automazione e cooperazione erano quindi i capisaldi per la circolazione dei documenti, nei confronti della quale ogni singola biblioteca era un'unità di servizio che doveva permettere il reperimento e l'accesso ai documenti; in seguito, però, questi concetti divennero sempre più disattesi.
Alla base del progetto, come abbiamo visto, c'era anche la necessità di riorganizzare i servizi bibliotecari sull'intero territorio nazionale, indipendentemente dalla loro appartenenza amministrativa, al fine di realizzare un'infrastruttura di servizi per l'accesso al documento; il ragionamento sotteso era schematizzabile come segue:

  • biblioteca come unità di servizio, con l'obiettivo di fornire ai cittadini l'accesso ai documenti;
  • cooperazione interbibliotecaria per perseguire tale obiettivo, in quanto non bastava infatti che la biblioteca utilizzasse appieno le proprie risorse, ma era necessario che si avvalesse anche di risorse delle altre biblioteche;
  • cooperazione interistituzionale tra le diverse sfere di competenza amministrativa, Stato, regioni ed enti locali, per permettere alle biblioteche di cooperare in modo efficace, di condividere risorse e servizi a livello nazionale e di creare un servizio responsabile, efficace ed affidabile di accesso al documento;
  • sviluppo e consolidamento di un servizio nazionale di accesso al documento attraverso gli strumenti messi a disposizione dall'automazione, ossia la condivisione delle risorse e l'innalzamento della produttività dei servizi, con riduzione o soppressione di attività manuali ripetitive e ridondanti;
  • automazione proposta dal progetto SBN, strutturata in una componente primaria destinata all'accesso al documento (prestito interbibliotecario, catalogazione partecipata) e una secondaria destinata alla gestione della biblioteca (acquisizione, prestiti, ecc.).

Questa fu l'idea di base del progetto SBN, poi trasformatosi lasciando spazio ad un sistema che con l'andare del tempo si è sempre più concentrato su aspetti tecnici e catalografici, ponendo in secondo piano la cooperazione in termini di servizi all'utente finale. SBN inoltre - va precisato, e non in modo giustificativo ma per fedeltà ai fatti - si configurò sin dal principio come un progetto complesso per gli obiettivi che ne erano alla base, per gli attori che erano numerosi ed eterogenei e per gli inevitabili problemi relativi ai processi organizzativi.

Lo studio di fattibilità della GEAC e dell'ITALSIEL per l'architettura SBN

Come si è rapidamente anticipato, nel 1985 l'ICCU affida alla canadese GEAC Computer Corporation uno studio di fattibilità sull'architettura di SBN, con la richiesta di un esame dettagliato di talune proposte, la valutazione della loro applicabilità alla luce delle esperienze precedenti della GEAC nel campo delle biblioteche e la formulazione di suggerimenti allo scopo di migliorare la funzionalità di SBN.
La GEAC rispose con un documento finale datato al settembre 1985, formulando indicazioni con l'attenzione a lasciare inalterata la proposta di funzionalità del sistema dal punto di vista dell'utente finale. Lo studio esaminava l'intero progetto SBN valutandolo in tre sezioni: la prima passava in rassegna il progetto e ne descriveva i requisiti complessivi in termini di funzionalità dal punto di vista dell'utente finale, la seconda descriveva in dettaglio come sarebbe stata raggiunta questa funzionalità,la terza forniva una descrizione più tecnica delle modalità di realizzazione del progetto; una sezione finale conteneva poi un'analisi critica del progetto SBN con suggerimenti10.
Nella rassegna la GEAC, analizzando le funzioni e gli obiettivi di base del sistema SBN proposto, sottolineava che all'epoca solo poche biblioteche italiane stavano introducendo dei sistemi bibliotecari automatizzati, mentre in altri paesi l'automazione bibliotecaria era in corso già da diversi anni, tuttavia anche in Italia era stata finalmente colta l'opportunità di automatizzare le biblioteche su scala nazionale, per permettere di progettare e realizzare dei collegamenti interbibliotecari. Il progetto esaminato, in particolare, si prefiggeva la realizzazione di un sistema per un catalogo condiviso e di un mezzo che potesse facilitare i prestiti interbibliotecari, fornendo un servizio cooperativo basato su dei computer che avrebbero standardizzato i metodi usati dai membri del progetto SBN. Il sistema, inoltre, avrebbe fornito ai bibliotecari uno strumento per produrre record bibliografici corretti, per localizzare le copie dei libri, ma anche per conservare le statistiche sull'uso del sistema e per gestire l'addebito dei servizi usufruiti e il pagamento di quelli resi, migliorando di conseguenza i costi nazionali generali della catalogazione e l'efficacia dei prestiti interbibliotecari.
Il catalogo condiviso doveva mettere a disposizione delle varie unità i risultati della catalogazione effettuata da ciascuna di esse: ogni agenzia bibliografica era infatti responsabile dei propri record catalogati e qualsiasi cambiamento apportato ad un record doveva essere visibile anche alle altre biblioteche che possedevano una copia dell'edizione descrittavi. Se la ricerca nel database avesse avuto esito positivo, la base dati interrogante avrebbe potuto importare la descrizione bibliografica ed eventualmente anche modificarla; se invece l'esito fosse stato negativo la descrizione bibliografica poteva essere creata ex novo, mettendola poi a disposizione della cooperazione. Da tale pratica sarebbe derivata innanzitutto una riduzione del lavoro delle singole unità, e ciò avrebbe potenziato, oltre che la qualità, la velocità con cui la catalogazione effettiva veniva eseguita a livello nazionale.
I vantaggi maggiori furono pensati però per gli utenti finali in materia di prestiti interbibliotecari: si trattava di un obiettivo rivoluzionario tenendo conto che le biblioteche italiane non erano, nemmeno culturalmente, preposte per il prestito tra biblioteche e che la procedura dei prestiti era lenta e costosa. L'automazione avrebbe fornito finalmente il mezzo per cambiare la situazione, con vantaggi per il pubblico e per le biblioteche, delle quali sarebbe stato aumentato l'utilizzo da parte degli utenti; lo strumento del prestito interbibliotecario, in particolare ? effettuato da un computer ma avviato e controllato interamente dai bibliotecari ? avrebbe infatti reso più veloce, più efficiente ed efficace il movimento dei libri fra le biblioteche partecipanti. Il progetto SBN proponeva che alla fine il sistema fornisse anche la possibilità di condividere le informazioni sulle acquisizioni e sugli altri database e servizi, come libri in stampa o database stranieri.
Principi fondamentali del progetto SBN, largamente poi disattesi, erano la presenza di una sola versione corretta di un record bibliografico all'interno del sistema SBN, l'assenza nel catalogo di duplicati validi e l'effettuazione della catalogazione solo in caso di possesso del libro in modo da assicurare l'accuratezza del catalogo stesso. Ciascun catalogatore di ogni singola biblioteca doveva catalogare il materiale posseduto fino al livello corrispondente ai bisogni e alla abilità della sua istituzione. Di grande importanza per il database locale sarebbe stato sia collegare i titoli fra loro e i titoli agli autori, concetto esteso anche agli argomenti, sia produrre collegamenti più complessi e di tipi diversi fra le entità bibliografiche.
L'obiettivo fondamentale del progetto SBN era che le informazioni del posseduto di ciascuna unità di servizio si trovassero messe a disposizione delle altre unità e che soprattutto si permettesse loro di richiedere prestiti seguendone poi l'iter. Nel concreto, se un utente necessitava di un libro che non era disponibile, il bibliotecario doveva chiedere al sistema la copia più facilmente reperibile e inviare una richiesta di prestito.
Come già accennato, il progetto SBN prevedeva che oltre alle macchine e ai database delle singole unità di servizio ci fosse un database nazionale condiviso dei record bibliografici indicizzati denominato Indice, nel quale ciascun record conteneva la 'carta d'identità' dei singoli documenti con associate le sue informazioni, inclusa la localizzazione. Questo sistema doveva funzionare come una directory per le unità di sede, principalmente al fine di ottenere informazioni di percorso (cioè il nome dell'unità di sede che conteneva la versione più aggiornata del record al livello richiesto di catalogazione che interessava chi stava facendo l'indagine) o, nel caso di prestiti interbibliotecari, di conoscere le sedi che possedevano il materiale. I dati richiesti si ottenevano accedendo direttamente all'unità di sede che possedeva le informazioni o il patrimonio richiesto. Le informazioni di catalogazione che di volta in volta venivano aggiornate dalle sedi passavano poi direttamente anche al database centrale, e lo stesso valeva per tutti i record aggiunti ex novo.
La base del progetto SBN, per poter conseguire efficientemente tutti gli obiettivi prefissati, era costituita dunque dal database del catalogo condiviso SBN, la cui struttura, molto simile a quella dei database locali delle unità di servizi, fu proprio pensata per essere utilizzata da ciascuna unità di sede; ciò significava che ogni esperienza acquisita nella progettazione e nell'attuazione di questi sistemi poteva essere applicata direttamente al database centrale, evitando così di dover tradurre le diverse strutture e i diversi formati (il che rappresentava un grande vantaggio rispetto a sistemi non unificati). Un altro concetto base del progetto era poi come detto quello dei prestiti interbibliotecari, mirati a fornire il metodo migliore per poter soddisfare le domande di prestito con più efficienza possibile, senza però togliere ai singoli bibliotecari la funzione di controllo sulla propria biblioteca, fondamentale anche per non sovraccaricare di troppo lavoro certe biblioteche.
La GEAC nel suo studio ribadiva più volte quanto fossero ammirevoli gli obiettivi del progetto e che la funzionalità dal punto di vista degli utenti fosse realmente fattibile, ma si dichiarava anche molto preoccupata per gli aspetti tecnici relativi all'infrastruttura di comunicazione e alla struttura dell'Indice centrale. Nell'analisi del catalogo condiviso la GEAC sottolineava che un requisito fondamentale era quello di evitare in ogni modo la duplicazione dei record, sia che si trattasse di duplicazioni a livello centrale sia che si trattasse di duplicazioni a livello delle singole unità, in quanto i duplicati avrebbero creato non pochi problemi all'interno di un catalogo condiviso di tali dimensioni. L'azienda canadese, prevedendo anche altri aspetti tecnici negativi, come che nel corso del tempo si sarebbero potuti riscontrare conflitti e controversie nei casi di nuovi record bibliografici immessi nel sistema, indicava l'opportunità di istituire un comitato di esperti arbitrale e di stabilire una comunicazione anche tra le singole biblioteche e non solo con il database principale, per evitare di sovraccaricare le attrezzature centrali.
Per ciò che riguardava gli standard la GEAC raccomandava l'utilizzo di impostazioni ISO/OSI per la rete SBN, quindi uno standard di tipo aperto, e sosteneva che il sistema centralizzato avrebbe permesso di aggiungere collegamenti alle fonti e ai servizi di informazione esterni in modo lineare, efficiente e controllato. Il concetto base era quello di fornire una rete con valore aggiunto a tutti gli utenti SBN, in virtù della disponibilità, sull'unità centrale, del software per la traduzione del formato e per la conversione del protocollo e di metodi standard di accesso al sistema tramite la rete SBN (usando appunto uno standard ISO/OSI). In questo modo tutti gli utenti delle biblioteche SBN avrebbero potuto avvalersi di facility comuni per accedere a sistemi stranieri non necessariamente compatibili con il sistema italiano, senza bisogno di applicare nuovi software; questo approccio avrebbe reso molto più semplici la gestione e la manutenzione della rete, assicurando un altissimo livello di successo. L'Indice cooperativo poteva così diventare, inoltre, anche una porta d'accesso alle informazioni e ai servizi dei database in tutto il mondo e, allo stesso tempo, la rete SBN e tutte le sue biblioteche collegate avrebbero avuto la possibilità di inviare o mettere a disposizione di client stranieri le risorse e le informazioni delle biblioteche italiane.
Lo standard aperto ISO/OSI non venne però poi scelto per l'attuazione del progetto SBN, ma gli fu preferita un'architettura SNA proprietaria dell'IBM, come indicato dall'ITALSIEL - che a breve si vedrà - poichèi probabili tempi di applicazione si sarebbero ridotti a 24 mesi. L'ITALSIEL propose, infatti, una tipologia della rete di tipo stellare, con comunicazioni fra Indice e Poli e comunicazioni fra Poli attraverso l'Indice, e, al fine di realizzare la rete in tempi brevi (26 mesi), suggeriva l'abbandono del modello ISO/OSI a favore del protocollo proprietario di rete SNA che caratterizzava le piattaforme IBM, nonché l'impiego di dispositivi hardware e software realizzati dai vari produttori per consentire ai propri elaboratori di comunicare con elaboratori IBM. Questa scelta condizionò fortemente l'architettura centrale di SBN11.
Secondo lo studio di fattibilità della GEAC la disponibilità della rete avrebbe avuto un'importanza fondamentale per la soddisfazione degli utenti, pari a quella della qualità delle informazioni a cui si poteva accedere per suo tramite; la rete, secondo una stima, avrebbe dovuto essere disponibile almeno pari al 98% delle normali ore di funzionamento del sistema, altrimenti gli utenti non sarebbero stati in grado di accedere a tutte le informazioni richieste.
Ciò che la ditta canadese trovò poi particolarmente complicato dello studio di fattibilità fu la ripartizione delle funzioni di acquisizione, sebbene rimarcasse che ci fossero molteplici aspetti interessanti al riguardo: il 'macchinario' (ossia il sistema per le acquisizioni), la ripartizione delle informazioni sui fornitori e i loro stock, i prezzi, i termini e le condizioni, la loro prestazione, ma anche l'abilitàconcessa ad ogni singola biblioteca di informare le altre sul livello da raggiungere nella procedura di acquisizione per titoli o posseduti particolari. La condivisione di un sistema di acquisizioni avrebbe richiesto, infatti, un alto livello di cooperazione fra le singole biblioteche, livello che fino al 1985 ancora non era stato contemplato; tuttavia era un'opzione da tenere fortemente in considerazione, in quanto da questa condivisione si potevano trarre evidenti vantaggi, come la possibilità di negoziare con i fornitori in base a una strategia congiunta. Tra le implementazioni che consigliava la GEAC nel 1985 c'era infatti anche l'aggiunta di informazioni sul patrimonio librario, ritenendo vantaggioso che al momento dell'esame dei database delle biblioteche, oltre alle voci richieste, venissero fornite informazioni sulle future acquisizioni di materiali operate da ciascuna unità di sede, cosa che avrebbe portato benefici evidenti anche alla funzione del prestito interbibliotecario.
La concezione originaria di Indice fu dunque totalmente capovolta dalla GEAC, che valutò positivamente l'impianto generale del progetto, ma con importanti raccomandazioni riguardanti l'Indice centrale. Esso doveva in primo luogo avere il ruolo di gestore delle comunicazioni fra le basi dati periferiche, per garantire una maggiore efficienza del sistema e per ottenere un dimensionamento più ragionevole degli elaboratori e degli apparati periferici; in secondo luogo il suo database centrale doveva contenere un record bibliografico più ricco, così che fosse l'Indice, appunto, ad assolvere al compito di aggiornamento delle basi dati periferiche, concentrando invece in sé la complessità.
L'architettura dell'Indice che via via venne disegnata in quegli anni produsse impatti di grossa portata, che al momento della sua realizzazione non vennero compresi fino in fondo; soprattutto sfuggì la considerazione dell'importante ruolo rivestito dall'Indice nel determinare un'infrastruttura fortemente centrale e nuovi compiti che fino ad allora non erano stati disegnati, con un maggiore rilievo dato al centro rispetto alla periferia costituita dalle regioni e dai territori locali. Si rammenta infatti che, invece, il progetto originario assegnava all'Indice una semplice funzione di indirizzamento e non prevedeva l'erogazione di servizi ulteriori a questo, che 'catalogo unico' non significava quindi catalogo centralizzato ma 'organizzazione integrata dei cataloghi decentrati delle singole biblioteche', ossia un catalogo unico fisicamente distribuito.
Lo studio di fattibilità della GEAC segnò così una nuova fase del progetto SBN, sia sul piano della cooperazione che su quello istituzionale. Si assistette ad un cambiamento sottile, ma determinante, del progetto originario, che portò gli aspetti informatici e catalografici a prevaricare quelli fondamentali quali la cooperazione e la centralità degli utenti, fino a lasciare le decisioni progettuali nelle mani della burocrazia e delle aziende, scansando il punto di vista dei bibliotecari e delle singole biblioteche. Si erano verificati: la totale dimenticanza della centralità dell'utente finale, per il quale era nato il progetto SBN; l'enfatizzazione di problemi catalografici a discapito di altre problematiche più importanti e impellenti quali la cooperazione, le acquisizioni, la conservazione e la circolazione dei documenti e il loro coordinamento complessivo, ed anche le esigenze dell'utenza e i servizi che ad essa dovevano essere dedicati; la trasformazione dell'Indice da struttura leggera a enorme contenitore di cataloghi con funzioni speciali; i dispendiosi investimenti in hardware ancora prima di verificare che le scelte adottate fossero adeguate agli scopi12.
Al momento dello studio di fattibilità della GEAC, nel 1985, l'Italia era tra gli ultimi paesi arrivati nel mondo dei sistemi bibliotecari computerizzati, ma era tuttavia forse l'unico in grado di proporre realisticamente un database per un catalogo condiviso su base nazionale. Negli altri paesi, infatti, nel corso degli anni Settanta e Ottanta l'automazione delle biblioteche si era sviluppata in maniera molto autonoma, usando hardware e software di diversi fornitori perché non esistevano standard o metodi concordati, ma i singoli venditori molto spesso cercavano di impedire il collegamento fra i propri sistemi e quelli dei concorrenti, e proprio per la concorrenza fra i vari fornitori di sistemi informatici il numero di esempi riusciti di cooperazione bibliotecaria nazionale era assai scarso.
In questo panorama, e in un momento particolare in cui la tecnologia stava mettendo in luce più che mai le sue potenzialità, l'Italia finì nonostante tutto per spiccare con un progetto condiviso a livello nazionale e provvisto di standard e metodi comuni di catalogazione, di circolazione ed esecuzione dei prestiti interbibliotecari, che potevano essere seguiti da tutti i membri partecipanti. Perciò nel 1985 il progetto italiano di automazione aveva, in teoria, tutte le carte in regola per diventare il progetto di automazione bibliotecaria più efficiente e più riuscito fino a quel momento.

Le reazioni alle proposte della GEAC e dell'ITALSIEL


Le scelte tecnologiche proposte dall'ITALSIEL suscitarono accese discussioni e nei mesi successivi il gruppo di lavoro che doveva lavorare allo studio dell'Indice (Gruppo Indice) tentò di documentare l'opportunità di adottare protocolli OSI come suggerito dalla GEAC, e pubblicizzò anche l'applicazione di questo protocollo in contesti internazionali di successo. Questa operazione di documentazione trovò grande appoggio nella bibliotecaria norvegese Liv Holm, che in quegli anni contribuì a far conoscere le prime esperienze di interconnessione fra sistemi automatizzati sulla base di protocolli standard13.
Nonostante le battaglie del gruppo, la scelta tecnologica dell'ITALSIEL fu quella vincente poiché aveva dalla sua parte anche il vantaggio di appoggiarsi a tecnologie consolidate e ampiamente diffuse e quindi implementabili in tempi brevi, ed era ciò che era maggiormente necessario per poter presentare tempestivamente un progetto capace di attirare i finanziamenti statali nel campo dei beni culturali previsti dalla legge del 1986. Dal punto di vista della capacità di SBN di attrarre finanziamenti pubblici, la scelta dell'ITALSIEL risultava poi la più corretta, poiché indirettamente si sceglieva l'IBM.
Dal punto di vista architetturale, però, le scelte del 1985 apportarono come detto il totale stravolgimento della filosofia originaria del progetto SBN: il nuovo Indice implicava la realizzazione di un catalogo unico centrale sempre più ricco, inserito in un'organizzazione gerarchica con al vertice il Ministero per i beni culturali e le regioni, con una fortissima centralizzazione delle decisioni e una partecipazione diretta delle biblioteche e dei bibliotecariquasi inesistente.
Tali discussioni furono inasprite dai grossi ritardi nella realizzazione del nuovo impianto progettuale. L'Indice e la Rete, infatti, furono avviate solo nel 1992 e fino a quel momento la cooperazione fu limitata all'ambito locale. Su queste problematiche intervennero bibliotecari autorevoli come la stessa Angela Vinay che, nel 1989, elencò senza mezzi termini tutte le criticità di SBN che sono state ricordate nelle pagine precedenti. Il problema più evidente, però, fu l'estraniazione dei bibliotecari dalla guida del progetto. La prassi dei giacimenti, infatti, mise a dura prova le capacità e le possibilità di un controllo tecnico della programmazione e vide pian piano SBN adeguarsi, negli anni tra il 1986 e il 1988, a logiche e metodi estranei al lavoro bibliotecario. A tutto ciò si aggiunse anche l'organizzazione interna delle biblioteche, che si scontrò col concetto di cooperazione a causa di atteggiamenti conservatori e modalità di lavoro ormai consolidate da decenni, difficilmente modificabili, soprattutto a fronte di forti ritardi nei servizi che dovevano essere garantiti dall'Indice.

Le conseguenze biblioteconomiche delle scelte tecniche e informatiche effettuate

Il nuovo sviluppo del progetto SBN (post 1986) dal punto di vista dell'automazione creò alcuni contrasti tra mondo SBN e mondo non SBN e dette luogo anche a problemi per ciò che riguardava piattaforme mainframe e sistemi per microelaboratori, sistemi proprietari e sistemi aperti, applicazioni per piccole e per grandi biblioteche. SBN 'ripensato' si configurò come un sistema chiuso con forti caratteri proprietari,sia per ciò che riguardava il record bibliografico che hardware e protocolli di rete, oltre che di conseguenza relativamente al colloquio tra Indice e Poli. La forte chiusura denotò il nuovo Indice come un catalogo fortemente centralizzato, e ciò dette luogo anche ad una sorta di concorrenza interna tra lo Stato e le regioni (Emilia-Romagna, Piemonte e Lombardia) che avevano affidato ad aziende la realizzazione degli applicativi SBN per specifici ambienti hardware (Celcoop a Ravenna, Lombardia informatica in Lombardia e CSI in Piemonte). Per delineare i confini di questo mercato la convenzione fra Ministero per i beni culturali, ICCU e regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte definiva i confini per le cessioni in uso dei software ad altre regioni o altri soggetti con relative tariffe.
Questa dicotomia tra sistemi aperti e sistemi proprietari ebbe grande effetto su tutta una serie di piccole biblioteche: vennero infatti introdotti numerosi vincoli che scoraggiarono ogni tentativo di realizzare applicativi 'SBN compatibili'. Si tratta di un impatto su cui ancora oggi non è stata posta sufficiente attenzione. Emerge così un chiaro disegno strategico che identificava SBN con i sistemi medio grandi e lasciava al personal computer un ruolo meramente sussidiario, proprio nel momento in cui i personal computer stavano invece cominciando ad invadere il mercato. Emilia-Romagna e Piemonte, però, svilupparono software per i piccoli sistemi (Sebina e SBN-PC). Da questo momento divenne quindi chiara la distinzione tra piccole biblioteche e grandi biblioteche per la scelta fondamentale del software: microelaboratore per le piccole biblioteche e SBN per le grandi; tutto ciò si tradusse nell'uscita dal progetto nazionale di realtà bibliotecarie di piccola dimensione ma fortemente vitali, in quanto SBN non offriva soluzioni flessibili, né economicamente né logisticamente.
A questo iato tra sistemi aperti e sistemi proprietari si cercò di porre rimedio alla fine degli anni Ottanta col progetto di realizzazione di un applicativo specifico per l'ambiente UNIX. Il software che venne realizzato ebbe scarso successo, così come ebbero scarso successo gli OPAC realizzati con i finanziamenti della legge n. 449 del 198714, poiché ancora una volta vennero sacrificate le esigenze degli utenti finali a vantaggio di funzioni ed esigenze catalografiche e di gestione interna del documento. Finirono inoltre per venire realizzati OPAC con complesse procedure di migrazione e di conversione di dati da SBN senza connessione con la base dati gestionale, e dunque con la conseguente impossibilità di richiedere i servizi (prestito, prenotazione, ecc.).
In anni in cui ormai il web cominciava a configurarsi come una realtà, a metà del 1992 le due biblioteche nazionali centrali inaugurarono il collegamento con l'Indice, nel 1993 il Polo ravennate avviò una lunga stagione di migrazioni mentre nel 1995 compariva il linguaggio Java e la Microsoft rilasciava la prima versione del suo sistema operativo (Windows 95). Fu evidente il grave ritardo di sette anni nell'avvio della rete nazionale e dell'Indice, che si rivelò quasi subito datato tecnologicamente, anche perché solo a metà degli anni Novanta il Ministero e le regioni decisero di realizzare un applicativo SBN in ambiente UNIX e in architettura client-server, proprio mentre il paradigma tecnologico era cambiato a vantaggio delle architetture web-based.
Dagli anni Novanta del secolo scorso ad oggi, la storia di SBN è contrassegnata da progressive evoluzioni e da implementazioni che hanno portato notevoli cambiamenti nella realtà del Servizio bibliotecario nazionale; a partire dal 1999,infatti, il ripensamento della struttura di SBN è stato al centro dell'interesse degli organi di governo.
Si tratta di storia recente che meriterebbe di essere approfondita in uno studio a parte, ma a cui è qui necessario fare cenno a completamento del quadro. Nel 2002 è stato avviato il progetto Evoluzione dell'Indice SBN, i cui obiettivi in sintesi sono stati: il rinnovamento tecnologico dell'hardware e del software sia di base che applicativo; la razionalizzazione, l'integrazione e la ristrutturazione delle basi dati esistenti e l'offerta di nuovi servizi alle biblioteche, integrando nell'unica base dati archivi di supporto (come ad esempio authority files); l'apertura dell'Indice SBN a sistemi di gestione della biblioteca non SBN che utilizzino i più diffusi formati bibliografici; la gestione di livelli di cooperazione diversificati; lo sviluppo di nuove funzionalità quali la catalogazione derivata (con la possibilità di importare dati bibliografici da altre basi dati) e la catalogazione a blocchi; lo sviluppo di funzioni di governo e di monitoraggio sia delle prestazioni del sistema, sia dell'incremento delle basi dati15.
Si tratta di cambiamenti sostanziali ancora in corso, che hanno cercato e cercano di far evolvere il Servizio e di renderlo più rispondente alla mutata realtà tecnologica, alle evoluzioni del mondo del web, all'emanazione della nuova normativa catalografica, le REICAT, e alle diverse esigenze dei Poli e delle singole biblioteche che vogliono aderire al Servizio.

Conclusioni e proposte

16

Dalla panoramica sulle tappe e sulle date storiche sono derivate alcune constatazioni relative alle principali problematiche emerse negli anni di sviluppo e di consolidamento del progetto, a partire da un fatto pratico come la tarda disponibilità di terminali nelle biblioteche e l'avvio dell'OPAC con gravi mancanze tecniche, fino ad orientamenti progettuali poco lungimiranti dovuti all'enfasi data alle questioni tecniche e catalografiche a sfavore delle questioni legate all'approccio all'utente e ai servizi offertigli.
Inoltre, a distanza di trent'anni dalla nascita di SBN, si constata che le abitudini degli utenti nei confronti dei servizi bibliotecari sono mutate, a causa principalmente della diffusione del web, che ha catalizzato la fruizione dei cataloghi, e a causa della pervasione da parte della tecnologia di ogni ambito esistenziale dell'utenza. Sebbene SBN sia oggi una realtà di successo - che vanta oltre 97 Poli, 6000 biblioteche, 82 milioni di consultazioni annue17 (in realtà se ne possono stimare molte di più considerando nel conteggio quelle effettuate negli OPAC locali, non computate se ci si riferisce all'Indice) - l'utenza, ormai abituata alla ricerca intuitiva sul web, ha bisogno di un cambiamento del sistema e di una rivoluzione innanzitutto dell'OPAC. Negli anni, infatti, si è andati identificando quasi totalmente SBN con il suo OPAC, che in effetti è il principale strumento di chi cerca nelle biblioteche italiane documenti da consultare e informazioni da utilizzare, e pertanto scegliere oggi di migliorare e potenziare il catalogo significa aumentarne l'affidabilità per tutti e l'utilizzo anche da parte di utenti meno esperti.
Si anela cataloghi dotati di immediatezza, semplicità e velocità tanto nella ricerca quanto nella visualizzazione, interpretazione (o meglio comprensione) dei risultati della ricerca documentaria, mentre la navigazione del catalogo SBN è ormai inadeguata e poco funzionale. Anche se già esistono cataloghi di nuova generazione, ossia cataloghi connessi e con integrazione di risorse, strumenti del web 2.0 o discovery tools18 le cui potenzialità di servizio sono numerose e sempre più vicine all'intuitività della ricerca sul web, molti di essi sono ancora tuttavia lontani dalle attese e dalle aspettative di un pubblico tecnologicamente esigente. Nei cataloghi di nuova generazione l'utente è ormai un attore, un partecipante attivo, perché può essere il creatore di contenuti che possono venir personalizzati e riutilizzati in modo intelligente tramite tagging, keywords, recensioni e commenti19.
Agli utenti andranno indirizzati d'ora in avanti servizi all'altezza delle aspettative, facendo sì che gli OPAC 'FRBRizzati' e il semantic web non rimangano soltanto un sogno dei bibliotecari, poiché la tecnologia deve essere un mezzo per comunicare la biblioteca e non il fine dei progetti applicati alle biblioteche20. È noto, infatti, che si esplorano sempre più ambiti, temi e concetti su basi semantiche raramente per individuare singoli documenti, ma sempre più invece per estrarre dati21. La struttura dei cataloghi attuali non va incontro a questo tipo di esigenze e l'utente trova varie difficoltà tra cui i limiti imposti dalle barriere linguistiche, che sono più forti quando si tratta di semantica, della quale si fa un uso sbagliato per individuare l'oggetto d'interesse a causa di una cattiva o scarsa conoscenza dell'area disciplinare nella quale ci si sta muovendo (domain knowledge), dei sistemi e dei meccanismi di information retrieval (da cui deriva una difficoltà nell'utilizzo e nella formulazione di query adatte) e a causa dell'influenza dei modelli di social communication (es. motori di ricerca Google like)22. Necessario è dunque anche un miglioramento: della navigazione e del browsing nel catalogo, magari attraverso i linked datache permettono di ampliare il contesto utile all'utente e di arricchire con informazioni accessorie il risultato23; delle possibilità di interrogazione, tramite la formulazione di una query con discovery tools collegati a ontologie già presenti nel web semantico che indirizzino l'utente verso il soggetto più congruente con la sua ricerca; della visualizzazione dei risultati che, oltre alla tradizionale modalità inranking, possa comparire anche attraverso mappe visive per seguire collegamenti e percorsi effettuati, per potersi muovere all'interno degli argomenti della mappa che siano collegati al soggetto ricercato al fine di raffinare via via la ricerca.
Il futuro di SBN risiede sicuramente poi nell'interoperabilità con sistemi esterni, e alcuni piccoli accorgimenti sono già pensati e facilmente attuabili. Il prestito SBN, in particolare, deve espandersi rendendo SBN una piattaforma nazionale realmente aperta e in grado di integrarsi con altri applicativi, anche commerciali, per far sì che ogni biblioteca possa gestire il document delivery senza dover duplicare ogni volta il lavoro; in questa direzione sta infatti lavorando l'ICCU, con un grosso tentativo di interazione con altri sistemi. Il passo successivo sarà poi un'ulteriore strategia di condivisione, con possibilità per gli utenti di richiedere direttamente un prestito tramite un identificativo privato con un'identità digitale per i servizi messi a disposizione della comunità da SBN.
Ma oltre a puntare ad una rivoluzione che avvicini SBN ai cataloghi di nuova generazione, è necessario considerare i problemi di fondo legati alla ricerca a catalogo, meno evidenti rispetto ad un'arretratezza tecnologica o grafica, ma assolutamente sostanziali per la stessa sopravvivenza e utilità di SBN. Sono infatti i problemi di tipo bibliografico quelli più pressanti, e al tempo stesso il terreno fertile sul quale poter seminare ancora germogli di conoscenza. Vale la pena pertanto segnalare alcune rilevanti problematiche, pur non essendo questa la sede per un loro approfondimento.
Innanzitutto la centralità dell'edizione a svantaggio dell'opera non restituisce - tra le edizioni successive, le traduzioni, i commenti, le ristampe, le produzioni in altri supporti e formati - un quadro genealogico chiaro della parte intellettuale della risorsa (che sia un libro, un film o un'esecuzione musicale), e poi è ancora troppo alta la densità di manifestazioni presenti in duplice o triplice segnalazione catalografica. Urge, dunque, un trattamento 'ecologico' al catalogo.
Alla 'prolissità' catalografica va poi accostata di contro la mancanza nel catalogo nazionale della segnalazione di numerosi documenti antichi conservati nei magazzini delle biblioteche, che appaiono pertanto sconosciuti. Essi, infatti, non comparendo né nei cataloghi cartacei né in quelli digitali costituiscono una porzione insostenibilmente grande di patrimonio documentario non ancora alla disposizione e fruizione pubblica; l'utenza attuale, infatti, soprattutto se non reperisce un documento online, difficilmente si reca in biblioteca a cercarlo mediante altri percorsi. L'espediente di recupero attuato con la digitalizzazione dei cataloghi storici si è rivelato utile solo a tamponare idealmente un pregresso accumulato; il progetto della digitalizzazione dei cataloghi storici, infatti, oltre a presentare una modalità di ricerca davvero poco agevole, ai fini informativi è da considerarsi vano, perché non è un progetto integrato con il resto del sistema catalografico e pertanto può essere usato per l'individuazione di un documento soltanto qualora l'utente ne sia preavvertito.
Una prospettiva interessante, che in parte risolve anche le carenze del catalogo e la sua 'visualizzazione genetica' poco chiara, potrebbe essere costituita dal passaggio dalla registrazione del posseduto alla registrazione dell'esistente, cercando una maggiore ed efficace collaborazione tra il progetto della Bibliografia nazionale italiana (BNI) e quello di SBN al fine di realizzare un vero catalogo nazionale, partendo dal concepirlo relativamente al contenuto bibliografico-documentario24. Creata la base solida e dichiarativa delle funzioni di attestazione letteraria e scientifica del nostro Paese, e in secondo luogo del suo posseduto universale, sarà poi possibile applicarvi tutti gli ulteriori servizi dedicati all'utenza. Va sottolineato infatti che l'obiettivo bibliografico nazionale originario di SBN è tutt'oggi ancora valido e sarà totalmente raggiunto quando la collaborazione con la BNI sarà nuovamente rinforzata, come si sta sottolineando da parecchi anni; ciò dimostra ancora una volta come servizio bibliotecario e servizio bibliografico siano correlati. Si ricorda che Michel Boisset e Angela Vinay avevano concepito, a lato del catalogo unico SBN, proprio un archivio bibliografico nazionale per assicurare il controllo bibliografico, la cui responsabilità doveva essere di competenza della BNI. Secondo i protocolli d'avvio la Bibliografia sarebbe entrata nell'indice SBN attraverso l'elaborazione dei suoi nastri UNIMARC, affinché i dati BNI sostituissero nella base dati SBN le corrispondenti notizie bibliografiche; si salvaguardavano dunque l'autonomia della BNI e il controllo bibliografico nazionale. Tuttavia il programma venne accantonato e la BNI divenne fin da allora solo uno dei soci SBN in tutto uguale agli altri, e di conseguenza non si parlò più di controllo bibliografico nazionale. Con il passare del tempo, e purtroppo in assenza o quasi di un'effettiva sperimentazione della funzionalità di questo complesso sistema informativo, si esasperarono infatti le problematiche e le soluzioni catalografiche, spingendosi spesso a livelli di dettaglio non necessari invece di provvedere ad una razionale collaborazione e ad un corretto rapporto con la BNI.
Nel futuro sarà inoltre fondamentale rinforzare e ristrutturare anche la parte relativa alla soggettazione e alla classificazione25, cercando di applicarla a tutte le tipologie di materiale (si pensi ad uno tra i risvolti più appetibili, cioè alla possibilità di soggettare finalmente i documenti antichi).
Ed infine un'altra integrazione fondamentale per rivalutare la preziosità del catalogo e motivare una possibile fedeltà consultativa a esso da parte dell'utente sarà quella di riuscire ad assegnare con link – ma sistematicamente,quando ciò sia possibile –l'accesso diretto alla copia digitale del documento o della risorsa segnalata. Le digitalizzazioni cui si rinvia adesso da SBN a progetti esterni sono non di rado parziali e con riferimenti a stralci in Google books, fatto insostenibile per l'utente.
Collegato a ciò, tornando sul problema della mancata integrazione di sistemi, si evidenzia un grosso difetto del sistema bibliotecario italiano automatizzato: per conoscere e indagare il patrimonio bibliografico e documentario italiano, l'utente deve ancora compulsare più silos separatamente (catalogo dei periodici, delle cinquecentine, degli incunaboli, biblioteche digitali...)26, per non parlare delle difficoltà a giovarsi dei tanti progetti digitali e portali (una selva!), che funzionano più come recipienti conservativi o gallerie espositive che come risorse di cui fruire a scopi di studio e ricerca! A poco sono serviti poi il portale Cultura Italia, nato per rendere disponibile e alla portata di tutti il patrimonio culturale digitalizzato, e soprattutto Internet culturale, che doveva facilitare l'accesso alle copie digitali di libri e periodici antichi (includendo più di una decina di milioni di oggetti digitali)27. Internet Culturale era finalizzato a promuovere la conoscenza del patrimonio delle biblioteche italiane, offrendo approfondimenti culturali sulle raccolte librarie attraverso risorse digitali e multimediali e puntando alla conoscenza, alla valorizzazione e alla fruizione del patrimonio culturale posseduto e conservato da biblioteche e prestigiose istituzioni culturali italiane. In sostanza il suo scopo era proporsi come aggregatore tematico di contenuti digitali, ma qualcosa è tuttavia sfuggito a questa ideale potenzialità; inoltre, 'per confondere ancora un po' l'utente cibernauta' il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha annunciato la nascita di un altro portale digitale28. Qualche buona notizia c'è, intanto, perché l'ICCU ha annunciato di essere sulla strada della totale integrazione di EDIT 16 con SBN (e ciò risulterà anche un banco di prova per l'applicazione in SBN dei linked open data29) e di una proficua collaborazione con Wikidata per l'anagrafe delle biblioteche italiane30.
Nonostante le varie critiche a SBN e nella fattispecie al suo OPAC (e tuttavia si tratta di rilevazioni benevole al fine di invitare gli istituti deputati alla sua gestione ad un suo rinnovamento strutturale),SBN si può considerare un progetto che ha avuto fortuna e fatto la storia bibliotecaria italiana, in particolare per la parte di cooperazione interistituzionale e per l'automazione. Adesso sarebbe pertanto utile ripartireda un suo adeguamento, per valorizzarne il ruolo di servizio di informazioni bibliografiche a favore del document delivery e di servizio informativo di premessa a richieste di consultazione e di prestito, sia locale che interbibliotecario;si tratta di attività che si imperniano come è ben noto nell'OPAC, che può essere pertanto considerato la 'democratica' porta d'accesso al patrimonio bibliografico italiano.

NOTE

A Fiammetta Sabba si deve l'impostazione strutturale, la bibliografia, la revisione finale e i paragrafi: Introduzione, Il progetto originario SBN, Il progetto SNADOC, L'attuazione del progetto SBN, Conclusioni. A Giorgia Plachesi si devono i paragrafi: Lo studio di fattibilità della GEAC e dell'ITALSIEL per l'architettura del SBN, Le reazioni alle proposte della GEAC e dell'ITALSIEL, Le conseguenze biblioteconomiche delle scelte tecniche e informatiche effettuate.

[1] Anche se non aggiornata, si veda l'accurata bibliografia riguardante il Servizio bibliotecario bazionale (1979-2014) curata da Daniela Gigli e disponibile sul sito dell'ICCU al link: http://www.iccu.sbn.it/opencms/export/sites/iccu/documenti/2014/Bibliografia_SBN_1979-2013.pdf.

[2] Simona Turbanti, Il «catalogo della cooperazione»: la strada per un rilancio del Servizio bibliotecario nazionale, «Bibliothecae.it», 5 (2016), n. 2, p. 401-431, https://bibliothecae.unibo.it/article/view/6403, DOI: 10.6092/issn.2283-9364/6403.

[3] Si ringrazia il dott. Claudio Leombroni per aver messo a disposizione i documenti, e per aver sostenuto la ricerca di tesi da cui questo saggio ha preso avvio: Giorgia Plachesi, Trent'anni di SBN: riflessioni tra passato e futuro del Servizio bibliotecario nazionale, relatore prof.ssa Fiammetta Sabba, correlatore dott. Claudio Leombroni [tesi di laurea magistrale]. Bologna:Università di Bologna, 2016. L'inizio dei lavori a questo contributo è stato presentato dalle autrici col titolo Le esigenze informative degli utenti nel progetto SBN tra passato e futuro, in "SBN: un'eredità per il futuro" (Ravenna, 15-16 settembre 2016), il convegno organizzato dalla Rete bibliotecaria di Romagna e di San Marino per i trent'anni dal suo avvio. Per informazioni sulla documentazione, in fase di riordino, è possibile contattare la Rete di Romagna e San Marino. L'occasione è utile per esprimere un ringraziamento anche a Lucia Sardo per le preziose indicazioni bibliografiche.

[4] Cfr. in particolare Tommaso Giordano, Verso la rete: dalla cooperazione toscana al progetto SBN. Dicembre 2011, http://storia.bncf.firenze.sbn.it/presente-2/la-biblioteca-oggi/verso-la-rete-dalla-cooperazione-toscana-al-progetto-sbn/, e Claudio Leombroni, Il Servizio bibliotecario nazionale: idee, passioni, storia.In: Paolo Traniello, Storia delle biblioteche dall'Unità ad oggi. Bologna: Il Mulino, 2002, p. 371-430.

[5] Commissione per l'automazione delle biblioteche, Servizio bibliotecario nazionale. In: Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche, Rapporto sull'attività dell'Istituto. Roma: ICCU, 1980, p. 28-35.

[6] Cfr. Bea Marin, Cinque anni dopo: un incontro con Giordano, Mugnai, Peruginelli, Pettenati del Polo fiorentino, «Librinovità per le biblioteche», 10 (1988), p. 4-6.

[7] Relazione presentata all'assemblea della Sezione Emilia-Romagna dell'AIB, Ravenna 3 giugno 1989: Angela Vinay, SBN: note e valutazioni sulla realizzazione del Servizio bibliotecario nazionale. In:Angela Vinay e le biblioteche: scritti e testimonianze. Roma: ICCU-AIB, 2000, p. 326-328.

[8] Conferenza nazionale delle biblioteche italiane per l'attuazione del sistema bibliotecario nazionale organizzata dall'Ufficio centrale per i beni librari e gli istituti culturali del Ministero per i beni culturali e ambientali: Roma, 22-24 gennaio 1979. Roma: Palombi, 1979.

[9] Susanna Peruginelli; Tommaso Giordano; Corrado Pettenati, Biblioteche pubbliche e automazione: un progetto per l'applicazione di SBN alle biblioteche della provincia di Modena. Milano: Editrice bibliografica, 1989.

[10] Cfr. Claudio Leombroni, SBN: un bilancio per il futuro, «Bollettino AIB», 37 (1997), n.4, p. 447-464, http://bollettino.aib.it/article/view/8310.

[11] Claudio Leombroni, Una vicenda controversa: l'automazione delle biblioteche in Italia. In: La storia delle biblioteche: temi esperienze di ricerca, problemi storiografici: convegno nazionale, L'Aquila, 16-17 settembre 2002, a cura di AlbertoPetrucciani, PaoloTraniello. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2003, p. 167-196.

[12] Angela Vinay, Note e valutazioni sulla realizzazione del Servizio bibliotecario nazionale. In: Angela Vinay e le biblioteche: scritti e testimonianze. Roma: ICCU-AIB, 2000, p. 325-331.

[13] Liv A. Holm, Library systems and computer networks: experience, organization and cataloguing problems, outlooks.In: SBN e le reti di automazione bibliotecaria: esperienza internazionali a confronto, a cura di Giuliana Bassi, Nadia Borsi, Licia Ravaioli. Bologna: Analisi, 1987, p. 63-67.

[14] L. 29/10/1987 n. 449 (pubblicata nella Gazzetta Ufficialen. 257 del 3 novembre 1987), frutto della conversione in legge, con modificazioni, del d.l. 7/9/1987 n. 371, recante interventi urgenti di adeguamento strutturale e funzionale di immobili destinati a musei, archivi e biblioteche e provvedimenti urgenti a sostegno delle attività culturali.

[15] Si riprende parzialmente quanto presente sul sito ICCU alla pagina http://www.iccu.sbn.it/opencms/opencms/it/main/sbn/evoluz_indice_sbn/index.html.

[16] Alcune riflessioni sono state proposte in: Fiammetta Sabba, Editoriale: pensare a SBN e ripensare SBN, «Bibliothecae.it», 5 (2016), n. 2, p.1-6, https://bibliothecae.unibo.it/article/view/6378.

[17] Simonetta Buttò, Trent'anni di SBN, «AIB studi», 56 (2016), n. 2, p. 181-183, http://aibstudi.aib.it/article/view/11492.

[18] Cfr. Lorcan Dempsey, Full library discovery, «Lorcan Dempsey's weblog»,15 settembre 2013, http://orweblog.oclc.org/full-library-discovery/.

[19] Per un approccio all'argomento si vedano almeno: Andrea Marchitelli; Giovanna Frigimelica, OPAC. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2012; Roberto Raieli, Vecchi paradigmi e nuove interfacce: la ricerca di un equilibrato sviluppo degli strumenti di mediazione dell'informazione (prima parte), «AIB studi», 55 (2015), n.1, p. 35-55, http://aibstudi.aib.it/article/view/11084; Id., Vecchi paradigmi e nuove interfacce: la ricerca di un equilibrato sviluppo degli strumenti di mediazione dell'informazione (seconda parte), «AIB studi», 55 (2015), n. 2, p. 197-214, http://aibstudi.aib.it/article/view/11200; Thomas Mann, The changing nature of the catalog and its integration with other discovery tools: final report: March 17, 2006, prepared for the Library of Congress by Karen Calhoun: a critical review, «Journal of library metadata», 8 (2008), n. 2, p. 169-197, http://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/10911360802087374; Antonella Trombone, Cataloghi, modelli concettuali, data model: gli orientamenti della ricerca e gli ordinamenti tematici nella Library and information science, «Bibliothecae.it», 5 (2016), n. 1, p. 94-129, https://bibliothecae.unibo.it/article/view/6108. Si vedano poi: Carrie Pirmann, Tags in the catalogue: insights from a usability study of librarything for libraries, «Library trends», 61 (2012), n. 1, p. 234-247; e, per un elenco aggiornato e con una analisi delle caratteristiche dei next generation library catalogs, la pagina di Wikipedia: https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_next-generation_library_catalogs.

[20] Cfr. almeno le attività di ricerca di OCLC, ;http://www.oclc.org/research/activities/frbr.html, e il progetto della Rete bibliotecaria di Romagna e San Marino, http://solfrbr.provincia.ra.it/opac/.do.

[21] Cfr. Antonella Iacono, Dal record al dato: linked data e ricerca dell'informazione nell'OPAC, «JLIS.it», 5 (2014), n. 1, p. 77-102, https://www.jlis.it/article/view/9095/8662; Antonella Trombone, Il progetto BIBFRAME della Library of Congress: come stanno cambiando i modelli strutturali e comunicativi dei dati bibliografici, «AIB studi», 55 (2015), n. 2, p. 215-226, http://aibstudi.aib.it/article/view/11100.

[22] Si vedano in particolare i contributi di Maria Teresa Biagetti e di Roberto Raieli indicati nella Bibliografia finale.

[23] Cfr. per approfondimenti W3C Incubator Group Report, Library linked data Incubator Group Final Report, (25 October 2011), https://www.w3.org/2005/Incubator/lld/XGR-lld-20111025/.

[24] Si vedano intanto: Gloria Cerbai Ammannati, L'esperienza della Bibliografia nazionale italiana sulla qualità degli accessi del Servizio bibliotecario nazionale, disponibile sul sito dell'ICCU al link: http://www.iccu.sbn.it/upload/documenti/CerbaiAF.doc; e Maria Chiara Giunti, Un nuovo cammino per il laboratorio BNI, «Bibelot», 22 (2016), n. 3, p. 6-9, http://riviste.aib.it/index.php/bibelot/article/view/11587. Si tenga poi conto del recentissimo contributo di Luca Bellingeri e Maria Chiara Giunti, nel quale si presenta il nuovo percorso di cooperazione iniziato dalla BNI: Luca Bellingeri; Maria Chiara Giunti,BNI aperta e in cooperazione: come e perché, «JLIS.it» 8 (2017), n. 1, p. 67-76, https://www.jlis.it/article/view/12167/11176.

[25] Per i soggetti in SBN: http://www.iccu.sbn.it/opencms/export/sites/iccu/documenti/Applicazione_del_Nuovo_Soggettario_in_SBN.pdf. La Biblioteca nazionale centrale di Firenze ha istituito un Gruppo di lavoro per la soggettazione delle opere antiche. Tra i primi ad interessarsi all'argomento della soggettazione dell'antico bisogna ricordare Stefano Tartaglia, con l'intervento Libro antico e indicizzazione per soggetto tenuto presso l'Accademia della Crusca durante il seminario"Unimarc per il libro antico" (Firenze, 3 dicembre 2004), e Giuseppina Zappella, cfr. Giuseppina Zappella,Il libro antico a stampa. Milano: Editrice bibliografica, 2004, v. 2, p. 407. L'argomento ha tuttavia continuato a suscitare molto interesse: cfr. Paola Sverzellati, Il gruppo per l'accrescimento e lo sviluppo del nuovo soggettario per i termini in ambito religioso. In: Archivi e biblioteche ecclesiastiche del terzo millennio: dalla tradizione conservativa all'innovazione dei servizi, a cura dell'Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici della Chiesa Cattolica. Roma: Gangemi editore, 2012, p.127-136; Francesca Nepori, SBN tra funzioni catalografiche ed aspirazioni bibliografiche, «Bibliothecae.it», 6 (2017), p.266-297, https://bibliothecae.unibo.it/article/view/7030.

[26] Per avere un'idea di come integrare silos diversi: http://emilysingley.net/usablelibraries/to-bento-or-not-to-bento-displaying-search-results/.

[27] Cfr. Fiammetta Sabba, Il Digitale deve confrontarsi con la Bibliografia, «Bibliothecae.it», 2 (2013), n. 1, p. 281-289, https://bibliothecae.unibo.it/article/view/5629; Eadem, La biblioteca digitale tra risorsa e aspirazione del bibliografo.In: Noetica versus informatica: le nuove strutture della conoscenza scientifica: atti del convegno internazionale, Roma, Tempio di Adriano, 19-20 novembre 2013, a cura di Fiammetta Sabba. Firenze: Olschki, 2015, p. 217-229.

[28] Con il d.min. 23/1/2017 il MIBACT ha affidato all'ICCD (Istituto per il catalogo e la documentazione) programmi di digitalizzazione del patrimonio culturale di competenza del Ministero dei beni e delle attività culturali del turismo. Successivamente, con comunicato stampa del 10 marzo 2017, il Ministro Franceschini ha annunciato lo stanziamento di due milioni di euro per la nascita della Digital library italiana,con scopo la valorizzazione del patrimonio di immagini conservato in 101 archivi di stato, 46 biblioteche statali e negli archivi fotografici delle soprintendenze. All'ICCD è stato dunque affidato il coordinamento e la promozione di programmi di digital libraries e digitalizzazione del patrimonio culturale di competenza del MIBACT.

[29] Cfr. http://www.iccu.sbn.it/opencms/opencms/it/main/attivita/naz/pagina_0007.html.

[30] Cfr. https://m.wikidata.org/wiki/Q19753501.

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