Il «Bollettino AIB» come open journal:
dalla carta a OJS passando per l'HTML

di Stefano Bolelli Gallevi e Giada Costa

Dal 2012 il «Bollettino AIB» ha mutato titolo in «AIB Studi» ed è diventata una rivista elettronica supportata dalla piattaforma OJS1. Si è posto il problema di cosa fare delle annate del Bollettino già "convertite" al digitale sul vecchio sito AIB2. La vecchia versione digitale del Bollettino era stata realizzata in HTML con l'idea di riprodurre in digitale buona parte della rivista cartacea: la flessibilità del linguaggio ha consentito di raggiungere lo scopo, ottenendo una versione del periodico molto poco difforme, nella struttura e nei contenuti, dal Bollettino cartaceo.
OJS, al contrario del linguaggio HTML, è uno strumento specifico per la creazione di periodici digitali ex novo, cioè non ha tra i suoi scopi quello di "recuperare" contenuti creati per altri supporti, siano essi cartacei o digitali. Il software "organizza" i periodici (e l'attività redazionale) basandosi su un database, cosa che genera periodici fortemente strutturati e molto simili tra loro; il recupero delle annate del Bollettino, quindi, si è rivelato non un semplice copia e incolla, ma un lavoro di trasposizione che ha richiesto non solo una analisi accurata della struttura che il Bollettino cartaceo aveva nel periodo considerato, ma anche un lavoro di impostazione di OJS che consentisse, con i mezzi3 diversi a disposizione, che la "versione elettronica OJS" rispecchiasse la versione a stampa. OJS considera un periodico come un insieme di fascicoli, ciascuno dei quali presenta contributi suddivisi in sezioni: ogni sezione può essere impostata singolarmente secondo una serie di parametri, e ciascun contributo ha un insieme predefinito di metadati, alcuni dei quali obbligatori, come titolo e autore4.
Il lavoro non è partito da zero, dato che in OJS erano già state inserite, con gli articoli in formato pdf, le annate 2002-20115, ed è proceduto con il coordinamento di Andrea Marchitelli che ha creato i fascicoli vuoti e le sezioni, ha fornito agli altri operatori6 un piccolo manualetto sulle operazioni da seguire per la pubblicazione in OJS basato sul lavoro precedentemente svolto, ha effettuato le modifiche al software che si sono rese necessarie durante il lavoro.

La procedura di immissione di un contributo in OJS prevede la compilazione di un record contenente un insieme predefinito di metadati di cui fa parte anche il testo completo dell'articolo, che, contenuto in un file, viene caricato all'interno di un campo contenitore del record: tale campo è ripetibile, e quindi OJS può gestire il testo completo di un contributo in vari formati: per il nostro lavoro è stato utilizzato il formato HTML, recuperando i file del vecchio sito AIB opportunamente modificati7.Va ricordato che il full text HTML nel vecchio sito era disponibile solo per un numero ristretto e variabile di contributi per annata8. I metadati, inoltre, possono essere immessi in più lingue, e questo ha consentito di indicare, quando presenti, i titoli, gli abstract e il testo completo in inglese dei contributi del Bollettino. La gestione delle lingue non è sempre stata agevole. Il caso più spinoso (e ancora da risolvere) è sicuramente il fascicolo 2 del 2009, pubblicato in occasione del congresso IFLA di Milano: trattandosi di un fascicolo speciale in occasione di un convegno internazionale, gli articoli principali furono pubblicati in inglese e spagnolo9, con i soli titoli e abstract in italiano, e a seguire invece che precedere quelli nelle altre lingue nel sommario. In OJS, tuttavia, non si è potuto in alcun modo rendere questa "inversione", poiché il software, una volta impostata una lingua come principale, non "ammette" articoli originariamente prodotti in un'altra lingua, con la conseguenza che il sommario OJS del fascicolo http://bollettino.aib.it/issue/view/358/showToc non si differenzia in alcun modo da quello degli altri fascicoli, laddove quello cartaceo evidenziava nettamente la natura "speciale" del fascicolo, entrando anche in "conflitto" con la copertina http://bollettino.aib.it/issue/view/358 che, essendo un pdf dell'originale cartaceo, mostra i contenuti nella lingua "corretta".
Più in generale, va detto che OJS tende a presentare i contenuti in lingue diverse separatamente: nella colonna di destra, identica per tutti i fascicoli e anzi per l'intero periodico, è presente un menù "lingua" da cui si può selezionare l'inglese, ottenendo così i contenuti (siano essi sommario, articoli o informazioni sul periodico) in quella lingua: anche stavolta un comportamento logico ma rigido di OJS porta alla impossibilità di ottenere un sommario simile a quello cartaceo (dove al titolo italiano seguiva quello inglese), ma anche, nel caso di un articolo scritto originariamente in inglese da un italiano (come i casi visti sopra), a doverlo presentare come una traduzione da un italiano che, per quel che se ne sa, potrebbe non esistere.

Altro caso esemplificativo della difficoltà di rendere esplicite alcune scelte e impostazioni del cartaceo è quello degli editoriali: nel «Bollettino AIB» del periodo considerato erano «concepiti come guest editorial [...] cioè affidati ogni volta a persone diverse [...] per avere sempre una sorta di "intervento introduttivo", di breve testo rivolto dalla rivista a tutti i lettori, anche se di genere diverso (del direttore o comunque legato alla rivista, oppure del presidente AIB o di altre persone con cariche sociali e tema "politico", o di discussione su qualsiasi tema, ma scelto per questa funzione di editoriale)»10.
Gli editoriali, in modo coerente con questa impostazione, non si chiamavano (con una eccezione, non a caso il primo editoriale del 1992 a firma Petrucciani) "editoriali", ma avevano un proprio titolo, ed erano quindi segnalati come editoriali non solo dall'essere il primo contributo, ma anche graficamente: l'editoriale infatti si presenta nel sommario nella forma Titolo (Autore), e staccato (ma le righe bianche con funzione di stacco si perdono nel tempo), mentre gli articoli si presentano nella forma Autore, Titolo.
Lavorando alla trasposizione in OJS il problema è emerso nel momento in cui si è dovuto trattare alcuni casi in cui la natura di editoriale era, nel cartaceo, rilevabile pressoché esclusivamente attraverso la "lettura" dei dispositivi grafici: nel fascicolo 3 del 1995, l'editoriale è una lettera di Giorgio De Gregori che si intitola "Lettera al direttore", e nel 4 del 1995 l'editoriale vero e proprio è preceduto da un lungo contributo che editoriale non è, cosa che nel cartaceo si capiva anche per il fatto di essere riquadrato11.
Fino ad allora, in OJS gli editoriali sono stati gestiti al pari degli articoli principali del periodico, ovvero era stata assegnata a entrambi la sezione "articoli", appositamente impostata per non mostrare il proprio titolo nel sommario; una volta comparso il problema si è creata una sezione apposita per gli editoriali che ha, almeno in parte, risolto il problema: tra sezione e sezione, infatti, OJS mette una riga tratteggiata, che può svolgere la funzione e dello stacco, e della forma Titolo (Autore), quest'ultima non realizzabile in alcun modo neppure simile.La sezione in OJS, quindi, si è rivelata il dispositivo principale per recuperare la struttura, l'organizzazione interna del Bollettino e riproporla: anche per quanto riguarda gli articoli, si segnala come, occasionalmente, nel Bollettino fossero organizzati in "dossier", ovvero gruppi di articoli su un medesimo argomento, dossier che non sempre hanno un titolo esplicito, potendo essere raggruppati, a volte, solo da segnali grafici (vale a dire dalle righe bianche). Anche in questo caso, la soluzione è stata la creazione di una sezione dedicata12.

Accanto a questi problemi, che possono sostanzialmente dirsi risolti, ne restano aperti alcuni che probabilmente meriterebbero di essere rivisti e ridiscussi. Ad esempio va ricordato il caso del "dossier" su Enrico Jahier nel fascicolo 4 del 1997: trattandosi di due interventi di Jahier, un suo ricordo e una bibliografia, erano privi di abstract e, per non redigerne uno brevissimo per ciascuno ne fu fatto uno collettivo in inglese per il quale fu anche coniato un titolo nella stessa lingua. In OJS, tuttavia, non si è trovato il modo di gestire un abstract di sezione, e quindi ci si è dovuti arrendere a trattare entrambi come un articolo, peraltro inserendo titolo in inglese nel campo del titolo in italiano (obbligatorio). La soluzione, pure forzata, ha però il pregio di mantenere titolo e abstract anomali nella posizione che avevano nel vecchio sito, ovvero in fondo dopo la bibliografia.
Vi sono, inoltre, dati come l'affiliazione dell'autore di un articolo che sono andati in parte perduti per la scelta di non mantenerli né nei file HTML né nei record dei contributi: la loro importanza è relativa dato che la stragrande maggioranza non sono più attuali, tuttavia una perdita di informazione rispetto sia alla versione cartacea che a quella del vecchio sito AIB dovrebbe essere considerata un peggioramento, anche se è vero che copiare le affiliazioni nei record dei contributi avrebbe costituito un notevole aggravio di lavoro, mentre mantenerla nei file probabilmente avrebbe costituito una forzatura di OJS. Oltre all'inserimento di tutti i contenuti del vecchio sito HTML in OJS si è curato anche il redirect di tutte le pagine ai record OJS, in modo da permettere ai motori di ricerca di spostare i risultati di ricerca correttamente e non creare confusione negli utenti.
Riguardo la fruibilità della rivista il software OJS presenta alcuni vantaggi rispetto al precedente formato HTML che possono essere sintetizzati nei seguenti punti:

  • funzionalità di ricerca semplice e avanzata nei metadati e nei fulltext, che erano impossibili nella precedente versione online del Bollettino;
  • aggiornamento automatico degli indici, procedura che prima veniva svolta manualmente ed era pertanto molto dispendiosa in termini di tempo;
  • disponibilità online immediata degli articoli dal momento della pubblicazione del fascicolo, condizione chiaramente imprescindibile per le riviste in formato elettronico, che sono l'oggetto precipuo di software come OJS; la vecchia versione HTML del Bollettino veniva pubblicata alcune settimane dopo l'uscita del fascicolo cartaceo, sia per scelte editoriali, dal momento che il Bollettino è nato come rivista cartacea, che per i tempi richiesti al lavoro di conversione in HTML degli articoli, decisamente più lungo e laborioso rispetto al caricamento dei file pdf su OJS;
  • possibilità di gestire l'intero flusso del lavoro editoriale tramite la stessa piattaforma, dall'invio delle proposte da parte degli autori alla gestione delle bozze da parte dei revisori fino alla pubblicazione del fascicolo, caratteristica particolarmente apprezzabile per riviste in solo formato elettronico.

Il lavoro svolto, quindi, oltre a costituire un primo passo per il recupero in digitale dell'intero «Bollettino AIB» (che speriamo possa avere presto un seguito e una conclusione) mostra come strumenti quali OJS possano ancora essere molto migliorati: da strumenti potenti debbono diventare anche versatili, in modo da offrire in sede di realizzazione del periodico tutte le opzioni della carta stampata: non per problemi estetici o critica del prodotto tecnologico fine a sé stessa, ma perché gli aspetti paratestuali come la grafica, l'impaginazione del prodotto cartaceo erano inscindibilmente legate ai contenuti e costituivano un ampliamento di significato che, volendo trasporre in digitale, con gli strumenti attuali si rischia, almeno in parte, di perdere.

NOTE

[1] Vedi http://aibstudi.aib.it/about/editorialPolicies#delayedOpenAccessPolicy

[2] Il sito www.aib.it ospitava le annate 1992-2011 del Bollettino AIB nella sezione http://www.aib.it/ aib/boll/boll.htm, curata da Alberto Petrucciani fino al 2001, poi da Anna Galluzzi fino al 2010 e da Giada Costa dal 2011; della redazione della versione elettronica del Bollettino AIB hanno fatto parte Giulia Visintin (1996-2002), Giada Costa (2001-2011), Vittorio Ponzani (2003-2011), Antonella Iacono (2007-2011), Giuseppina Vullo (2007-2011), Giuliana Zaffuto (2009-2011) e Virginia Gentilini (2011) il vecchio sito AIB e' stato online dal 1996 al 2011. La piattaforma OJS che adesso ospita il Bollettino AIB è curata e mantenuta da CINECA.

[3] Software fortemente strutturati come OJS hanno difficoltà a replicare in digitale elementi paratestuali, come l'impaginazione grafica, gli spazi bianchi, ma anche gli elementi paratestuali come il frontespizio, che in un prodotto a stampa non si limitano a accompagnare il testo ma veicolano informazioni con esso e su di esso; questo fenomeno è alla base dei problemi riscontrati nel “riversare” una rivista cartacea come il Bollettino in un prodotto specifico per produrre (ex novo) riviste digitali come OJS.

[4] Il fatto che l'inserimento di un autore sia considerato obbligatorio da OJS, cosa che può sembrare scontata, è in realtà una prova evidente della rigidità del software: non di rado i contributi di un periodico, almeno in quelli cartacei, sono anonimi, e non fa eccezione il «Bollettino AIB» del periodo considerato (1992-2009); OJS, come qualunque sistema di gestione di periodici elettronici, non dovrebbe avere problemi a gestire i contributi anonimi.

[5] Il lavoro di recupero delle annate 2002-2011 del «Bollettino AIB» dal vecchio sito su OJS è stato condotto da Andrea Marchitelli, Ilaria Fava, Valentina Demontis e Sandra Astrella.

[6] Oltre agli estensori di questo articolo, hanno partecipato al lavoro Antonella Iacono e Giuseppina Vullo.

[7] La modifica è consistita nella rimozione delle parti iniziale e finale del file, contenenti sia informazioni in codice HTML problematiche per OJS, sia metadati specifici del contributo come titolo, autore, numerazione, fascicolo ecc., ridondanti rispetto al record OJS: questo ha comportato una loro perdita di autonomia e li ha resi inadatti a essere scaricati e consultati singolarmente, operazione per la quale però non sono stati considerati comunque adatti, a differenza del formato pdf derivante dalla scansione dell'originale cartaceo che si spera possa essere reso disponibile in futuro.

[8] Si può notare un andamento crescente di contenuti full text a partire dal 1995, mentre prima ci sono fascicoli anche del tutto privi di testo completo.

[9] Ma mentre quelli in inglese erano di autori italiani, quello in spagnolo era di autori madrelingua.

[10] Citazione da una mail di Alberto Petrucciani, che è stato interpellato per chiarimenti sull'impostazione del Bollettino cartaceo, da lui diretto dal 1992 al 2000.

[11] Un altro contributo riquadrato è stato inserito nei metadati del fascicolo (il numero 3 del 2001) anziché come contributo, soluzione consentita dalla sua brevità.

[12] Sia per gli editoriali che per i dossier hanno dovuto essere create, in realtà, due sezioni quasi identiche: nel primo caso per gestire i pochi non firmati, nel secondo per mostrare nel sommario gli articoli e i dossier nel giusto ordine, visto che a volte gli articoli precedono i dossier e in altri li seguono.