Trent'anni di Dewey in Italia:
il ruolo della Biblioteca nazionale centrale di Firenze
e i nuovi sviluppi sul fronte dell'interoperabilità
con altri strumenti di indicizzazione semantica

di Laura Crociani, Maria Chiara Giunti, Elisabetta Viti

Questo articolo delinea il quadro evolutivo dell'impiego in Italia della Classificazione decimale Dewey (DDC)1, che ha beneficiato sin dalle origini del ruolo svolto dalla Biblioteca nazionale centrale di Firenze (BNCF), come agenzia bibliografica nazionale autrice della Bibliografia nazionale italiana (BNI). Particolare attenzione è dedicata al periodo di avvio di SBN (1986-1999), col primo allestimento dell'archivio online dei numeri Dewey con intestazioni in italiano, e a quello della redazione delle due edizioni italiane integrali 21ª e 22ª della DDC (2000-2009), a cura dal gruppo di lavoro della BNI. Dal 2014 si è aperta una fase ulteriormente innovativa, che ha in parte mutato sia il ruolo della BNCF che di AIB; in particolare il supporto online WebDewey rende l'applicazione interoperabile con vari strumenti di organizzazione della conoscenza, quali anche il Thesaurus del Nuovo soggettario, e qui si presentano i criteri e le problematiche aperte della sperimentazione in atto in BNCF su questo versante.

Gli inizi

Fin dal 1886, con la pubblicazione del Bollettino delle pubblicazioni italiane ricevute per diritto di stampa, la Biblioteca nazionale centrale di Firenze (BNCF) ha svolto il ruolo di agenzia bibliografica nazionale. Quando, nel 1958, essa avvia la redazione della Bibliografia nazionale italiana, nuova serie del Bollettino (BNI), ordina le descrizioni bibliografiche per materia secondo numeri di sole tre cifre basati sulla 15ª edizione della Classificazione decimale Dewey (DDC). La relativa decodifica verbale, recuperata dal testo americano, viene adattata caso per caso. L'utilità di applicare questo sistema di classificazione bibliografica, uno dei più diffusi per organizzare registrazioni bibliografiche in base all'argomento, era stata infatti riconosciuta dai direttori della biblioteca tra il 1956 e il 1958, Irma Merolle Tondi2 e Alberto Giraldi, sulla base del fondamentale impulso di Emanuele Casamassima, allora responsabile della BNI.
L'adozione del riferimento alla 16ª edizione DDC, con le relative modifiche, non muta l'impostazione delle intestazioni delle classi nei fascicoli delle due annate successive del 1959 e 1960.
Il legame fra la Biblioteca nazionale centrale di Firenze e la Classificazione Dewey è tuttavia ben più antico e risale al 1897, quando l'economo Vittorio Benedetti cura la prima traduzione italiana ufficiale delle tavole ridotte della 5ª edizione della DDC3, probabilmente su sollecitazione del direttore Desiderio Chilovi4.
Fra il 1961 e il 1967 il gruppo redazionale della BNI procede alla standardizzazione lessicale delle vedette collegate ai numeri Dewey corrispondenti. Sulla base della 16ª edizione DDC viene elaborato un primo schema delle classi usate dalla BNI, stampato direttamente in BNCF e utilizzato fino al 1967.
Per l'annata BNI 1968 si adotta il riferimento alla 17ª edizione DDC e su questa base l'Agenzia bibliografica nazionale elabora il secondo Schema di classificazione utilizzato fino al 19725.
Per le annate della BNI dal 1973 al 1984 il riferimento sono le notazioni della 18ª edizione DDC. Nel 1977, su questa base, esce la terza e ultima edizione dello schema ridotto, nel quale viene completata la serie dei mille numeri con tutti gli anelli mancanti nelle precedenti edizioni.
Questi schemi ridotti, che per la loro sinteticità sono stati anche definiti «tavolette»6 da Luigi Crocetti, elaborati con il patrocinio della BNCF, della BNI e del Centro per il catalogo unico delle biblioteche italiane (ICCU), non contengono dunque la traduzione del testo completo americano della DDC, ma raccolgono soltanto le notazioni utilizzate nei fascicoli BNI, e rappresentano pertanto uno strumento di lavoro dell'Agenzia bibliografica, piuttosto che la versione italiana della DDC originale.
Gli schemi di classificazione si diffondono così nelle biblioteche italiane attraverso le schede distribuite dalla BNI agli abbonati che li utilizzano come riferimento normativo. Tramite l'ordinamento per classi delle registrazioni bibliografiche della BNI, strumento di informazione corrente sulla produzione editoriale del paese, si ufficializza di fatto in Italia la Classificazione decimale Dewey, applicata in un contesto concreto di documenti e in abbinamento con un soggetto espresso in lingua naturale, secondo l'impostazione altamente intuitiva e di grande realismo di Emanuele Casamassima. Come sostenuto da Diego Maltese, l'obiettivo è infatti di «ricercare una validità complessiva e sostanziale coerenza»7, scelta che si sarebbe confermata anche quando la BNI comincia a classificare i documenti al livello più specifico consentito dall'edizione integrale della DDC.

SBN e la svolta BNI verso le edizioni integrali della DDC

La svolta innovativa arriva con l'informatizzazione e la condivisione dei cataloghi nel nascente Servizio bibliotecario nazionale. Nel 1985 i fascicoli mensili BNI non escono, in attesa che il Polo SBN della BNCF avvii le sue procedure informatizzate. Nel 1986, con l'attivazione di queste, la Bibliografia nazionale italiana dal 10 giugno entra a farne parte e coglie l'occasione per applicare la 19ª edizione della Classificazione in versione originale inglese. L'annata 1985 BNI viene recuperata e pubblicata successivamente in sola forma cumulativa alfabetica annuale nel 1990, applicando le notazioni dell'edizione 11ª ridotta edita nel 1987.
Primo in SBN insieme a quello di Ravenna, il polo BNCF diviene polo sperimentale per i programmi di catalogazione descrittiva e semantica del gestionale SBN e la BNI, in tale ruolo, affronta la costruzione del catalogo classificato basato sulla 19ª edizione inglese. Viene approntato a questo fine un archivio in linea delle classi Dewey del Polo BNCF, costituito dai numeri presenti nelle tavole, considerati come base per eventuali costruzioni numeriche. Per costruire l'archivio base delle classi Dewey, è stato necessario elaborare una specifica implementazione del gestionale SBN, progettato in collaborazione con il centro di elaborazione dati della BNCF8. Tra il 1986 e il 1993, abbandonati gli schemi ridotti, la BNI classifica sulla base della 19ª edizione integrale, adottando però l'edizione 11ª ridotta italiana per l'ordinamento delle notizie nei fascicoli9.
L'annata BNI 1994 viene classificata con la 20ª edizione Dewey applicando la prima traduzione italiana di una edizione integrale, uscita nel 1993 a cura di Luigi Crocetti e Daniele Danesi10. Le vedette delle classi di ordinamento seguono la corrispondente 12ª ridotta italiana.

Luigi Crocetti e il gruppo BNI per le edizioni italiane 21ª e 22ª

Nel 2000 e nel 2009 vengono pubblicate in lingua italiana le edizioni 21ª e 22ª della DDC, curate dal gruppo di lavoro della Bibliografia nazionale italiana, frutto della competenza scientifica e della esperienza maturata nel diretto e costante rapporto con la produzione editoriale nazionale. L'applicazione della 22ª edizione si conclude con l'annata BNI 2013; da quella del 2014 la BNI inizia a usare la 23ª edizione nella versione online WebDewey in edizione italiana.
Le edizioni italiane 21ª e 22ª sono state dunque tradotte e curate dagli indicizzatori della BNI, bibliotecari abituati a lavorare insieme, a condividere e discutere decisioni, anche problematiche, ad approfondire i temi della conoscenza forniti dall'editoria nazionale. Le edizioni sono state il frutto dell'impegno altamente professionale e della consulenza di Luigi Crocetti che, in occasione della pubblicazione dell'edizione 20ª italiana, ribadisce i criteri di allestimento basati su «chiarezza, brevità e buon uso linguistico»11. Questi elementi sono stati fatti propri dal gruppo di lavoro dei traduttori BNI, insieme a coerenza terminologica e uniformità nelle locuzioni utilizzate. Tutto ciò per produrre uno strumento di lavoro coerente che risponda adeguatamente, nel tempo, al contesto culturale e bibliografico nazionale.
Dunque per molti anni, la BNCF, nella sua qualità di agenzia bibliografica nazionale e centro di applicazione e sperimentazione degli standard e delle procedure biblioteconomiche, ha messo a disposizione le sue competenze scientifiche e tecniche nella cura di questo strumento di classificazione, avvalendosi della ricca garanzia bibliografica consentitele dal deposito legale e ponendosi, tramite la competenza dei suoi bibliotecari, come interlocutore autorevole dei curatori dell'edizione americana, proponendo variazioni per le edizioni integrali e adattamenti alla cultura italiana.
A riepilogo dell'evoluzione descritta, la tabella che segue presenta la corrispondenza fra annate BNI, schemi ridotti usati nei primi anni ed edizioni integrali della Classificazione decimale Dewey (originali e italiane), per evidenziare la stratificazione storica relativa all'uso della DDC da parte della Biblioteca nazionale, come recepito anche dal catalogo BNCF.

Annate BNI Schemi BNI Edizioni Dewey
1958 Numeri e vedette formulati in corso d'opera 15a integrale originale
1959 Idem 16a integrale originale
1960-1967 1961 1ª ed. Schema 16a integrale originale rivista
1968-1972 1970 2ª ed. Schema 17a integrale originale
1973-1984 1985 (pubblicata 1990) 1977 3ª ed. Schema 18a integrale originale 11a ridotta italiana
1986-1993   19a integrale originale
1994-1999   20a integrale italiana
2000-2008   21a integrale italiana
2009-2013   22a integrale italiana
2014-   23a integrale WebDewey italiana

Figura 1 - Tabella di corrispondenza

Trent'anni del catalogo classificato online della BNCF (1986-2016)

I criteri definiti negli anni Ottanta, in relazione alla struttura di un archivio di classi nel catalogo online, hanno retto alla prova del tempo12, pur con i successivi adeguamenti, rispetto sia alla crescita della base dati della biblioteca, sia alla successione delle varie edizioni Dewey. Si è cioè confermata l'utilità di costruire un archivio base di classi Dewey che formi la struttura ossea, lo schema di base, per il catalogo classificato online. L'OPAC della BNCF permette di conseguenza la ricerca basata sulla Classificazione decimale Dewey sia a partire dai numeri che dalle parole chiave tratte dalle intestazioni dei numeri stessi. Inoltre è possibile filtrare per edizione.
Un'applicazione molto amichevole per gli utenti, che vi accedono dalla pagina dell'OPAC BNCF, è il Navigatore Dewey13. Ispirato a OCLC Dewey Browser e basato sulle edizioni italiane Dewey, esso permette di scorrere nelle dieci classi principali, quindi nelle loro divisioni e sezioni e così via, con le corrispondenti intestazioni verbali. Sulla destra si trova il numero delle notizie per ciascun numero. Cliccando sull'intestazione verbale o sull'occorrenza si visualizza la lista breve dei documenti, dalla quale si può accedere alla notizia completa per ciascun specifico documento. A livello specifico di notizia si visualizza anche l'edizione Dewey del numero di classificazione attribuito, mentre non è possibile filtrare per edizione direttamente in fase di scorrimento, tuttavia è possibile ordinare per data le notizie fino a 500 occorrenze. La navigabilità graduale attraverso classi, divisioni, sezioni e numeri costruiti rende intuitivo agli utenti il significato della Classificazione decimale Dewey e quindi molto invitante la sua utilizzazione nella ricerca.

Figura 2 - Navigatore Dewey

La stratificazione storica delle edizioni DDC nel catalogo del polo SBN BNCF e in Indice ha comportato anche un notevole impegno da parte del gruppo di lavoro della BNI nelle fasi di ideazione e di verifica dei programmi informatizzati per l'archivio classificato, svolto in collaborazione con il Settore servizi informatici della BNCF. Le nuove edizioni hanno infatti, ogni volta, richiesto l'elaborazione di programmi di adeguamento dell'archivio classificato SBN. Nel passaggio dalla 20ª alla 21ª edizione si era optato per la chiusura del vecchio archivio in favore del nuovo, contrariamente al passaggio precedente da 19ª a 20ª quando si preferì una trasformazione dell'archivio, contrassegnando nella base dati SBN ciascuna edizione con un simbolo. Con l'evoluzione dei sistemi applicativi di SBN, e in particolare con l'applicativo SBNWeb, l'adeguamento del catalogo alle edizioni dalla 21ª in poi è stato via via più agevole.
A beneficio anche dei partner di SBN, il gruppo degli indicizzatori BNI aggiorna gli archivi dei numeri di classificazione corredati dalle relative intestazioni verbali, con attenta selezione dei termini usati, per agevolare sia la ricerca in OPAC che l'interoperabilità con i termini del Thesaurus del Nuovo soggettario, lo strumento d'indicizzazione per soggetto14 curato dal settore Ricerche e strumenti di indicizzazione semantica della Biblioteca. Questo lavoro ha visto negli anni il coinvolgimento assiduo e costante della BNCF sia in ambito formativo, con i suoi esperti chiamati a tenere corsi di formazione nelle biblioteche italiane, sia in campo internazionale, grazie ai rapporti con i curatori della redazione americana della DDC e tramite la presenza in comitati IFLA e in European DDC Users Group (EDUG - Gruppo europeo degli utenti Dewey)15.

BNCF e WebDewey italiana

Dal 2014 la Biblioteca nazionale centrale di Firenze partecipa ancora una volta all'avventura italiana della DDC con il ruolo di curatore scientifico per l'edizione di WebDewey (IT)16.
WebDewey italiana è curata dal gruppo di redazione formatosi in seno ad AIB e coordinato operativamente da Piero Cavaleri.
WebDewey (IT) è molto di più di una semplice versione web della traduzione italiana. Oltre alle funzionalità tipiche del formato elettronico, in primo luogo l'ipertestualità che permette di passare istantaneamente da un punto a un altro della classificazione rendendola molto più fruibile, lo strumento è arricchito con moltissimi numeri e termini rispetto all'edizione cartacea. Da sottolineare la presenza dei numeri costruiti che possono essere personalizzati in base all'istituzione che li usa; inoltre l'area dei commenti è estremamente utile per formare memoria collettiva delle scelte di classificazione all'interno di uno stesso gruppo e quindi suggerimenti per lo sviluppo stesso della classificazione. Altrettanto significativo è il collegamento di ogni numero con il catalogo della Library of Congress e in futuro con i cataloghi italiani, in particolare con quello della BNCF. Tutto questo, come sottolinea Piero Cavaleri, trasforma la classificazione «da uno strumento per i catalogatori in un punto di riferimento per tutti i servizi bibliotecari. Il cambiamento sarà radicale soprattutto per i bibliotecari impegnati nel reference»17.

Figura 3 - WebDewey italiana

Dal 2014 la BNCF applica WebDewey italiana (basata sulla 23ª edizione DDC) nella classificazione di opere descritte sia per le serie della BNI sia per il catalogo SBN di Polo e di Indice, e contemporaneamente continua a offrire al gruppo di redazione AIB consulenza scientifica riguardo al testo. Esperti della BNCF e del precedente Gruppo di lavoro BNI per le edizioni italiane 21ª e 22ª fanno inoltre parte del Comitato scientifico di WebDewey italiana. Parallelamente i bibliotecari del Settore ricerche e strumenti di indicizzazione semantica, supportati dal Settore servizi informatici della BNCF, si occupano dell'interoperabilità fra i numeri di classificazione e i termini del Thesaurus del Nuovo soggettario, con le modalità e i criteri esposti più oltre.

Interoperabilità tra la Classificazione decimale Dewey e il Thesaurus del Nuovo soggettario

Nel panorama internazionale degli ultimi dieci anni, c'è stato un fiorire di progetti mirati a incrementare una compatibilità sul piano concettuale, strutturale e tecnico tra vocabolari controllati nella stessa lingua o in diverse lingue, tra differenti schemi di classificazione e tra vocabolari e schemi di classificazione, per condividere informazioni nell'ambiente della rete18.
L'uso di strumenti di organizzazione della conoscenza, nell'ambito dell'indicizzazione semantica, garantisce ad esempio che tutti gli utenti usino lo stesso termine per indicare la stessa cosa; la creazione di concordanze incrociate tra strumenti eterogenei facilita ricerche specifiche nel mondo del Web semantico e dei linked data, incrementando e ampliando così risultati concettualmente pertinenti.
A tal proposito, questa seconda parte dell'articolo illustra l'esperienza italiana di mappatura, cioè di creazione di concordanze, attraverso l'individuazione di concetti equivalenti, tra il Thesaurus multidisciplinare del Nuovo soggettario e la Classificazione decimale Dewey.
È un progetto in continuo aggiornamento che si basa su criteri specificati, puntualizzati e chiariti in corso d'opera, prendendo in considerazione le differenze culturali, strutturali e formali che intercorrono tra i due strumenti d'indicizzazione semantica.

Il Thesaurus del Nuovo soggettario

Il Thesaurus multidisciplinare del Nuovo soggettario è il cuore di un sistema d'indicizzazione semantica che consiste di regole codificate, concernenti terminologia e sintassi19. Viene implementato e continuamente aggiornato con migrazioni periodiche nell'interfaccia utente20 e viene utilizzato da biblioteche di varia natura sia a livello nazionale che internazionale, con una diffusione sempre più ampia anche in realtà archivistiche e museali21.
Il Thesaurus, liberamente accessibile sul Web, è uno strumento in continua crescita ed evoluzione e viene alimentato quotidianamente in base alle proposte della Bibliografia nazionale italiana e a quelle inoltrate dagli enti (biblioteche, istituti scientifici, di ricerca ecc.) che collaborano al progetto. Ha raggiunto una consistenza di circa 57.000 termini, un dato ormai sufficientemente rappresentativo dei 'termini types' che caratterizzano i diversi ambiti disciplinari. Contiene descrittori e non stringhe di soggetto, nomi comuni e alcune tipologie di nomi propri22.
A oggi, l'impegno della BNCF è rivolto, oltre che ad accrescere lo strumento sul piano terminologico, anche a sperimentarne le modalità di interoperabilità e di impiego su diversi fronti. Il lavoro più recente ha sviluppato il colloquio con altri sistemi di indicizzazione o con altri strumenti semantico/lessicografici, sia tramite verifiche semantiche di tipo intellettuale, sia in modalità semiautomatiche.
Sulla base dei criteri di cui si darà specificazione più oltre, sono state create varie tipologie di mappatura con i seguenti strumenti:

Criteri e modalità dei collegamenti con LCSH e Wikipedia sono stati oggetto di articoli che ne hanno messo in evidenza i successivi costanti aggiornamenti23.

Sperimentazione della mappatura tra il Thesaurus del Nuovo soggettario e la DDC

Gli scopi della sperimentazione sono stati vari: guidare gli utenti finali ad accedere più facilmente alle collezioni della BNCF e al mondo del web, fornendo loro una panoramica sul rapporto disciplina/fenomeno in un ambito disciplinare specifico ma anche su soggetti semanticamente affini, analizzati sotto punti di vista o ambiti disciplinari differenti; offrire la possibilità agli utenti di impiegare i termini del Thesaurus come strumenti di recupero di documenti non indicizzati con il Nuovo soggettario ma classificati con la Dewey; aiutare indicizzatori e utenti ad accedere più facilmente alla Classificazione, nella versione italiana WebDewey, anche attraverso il Thesaurus; rendere più visibile lo strumento italiano di indicizzazione per soggetto alla comunità degli utenti Dewey.
Come è noto, l'interoperabilità tra due diversi strumenti d'indicizzazione coinvolge molti aspetti, fra i quali: struttura concettuale, lingua, livello di specificità/generalità dei domini d'interesse, livello di generalità/specificità dei singoli strumenti, percentuale di coincidenze semantiche tra lo strumento di partenza e quello di arrivo e tipo di equivalenza stabilita.
Alla base della creazione del colloquio fra Nuovo soggettario e Classificazione Dewey vi è il processo di mappatura che si basa sull'individuazione e la definizione di relazioni tra concetti affini presenti in strumenti differenti.
I criteri di mappatura tra il Thesaurus del Nuovo soggettario e la DDC sono conformi alle indicazioni dettate dallo standard ISO 2596424, la cui seconda parte è interamente dedicata all'interoperabilità, e ai suggerimenti del gruppo EDUG25.
I maggiori contributi nel campo dell'indicizzazione semantica, pur sottolineando le specificità che distinguono le classificazioni dai tesauri, ne riconoscono allo stesso tempo una forma di compatibilità, in quanto metodi basati sugli stessi principi di raggruppamento e strutturazione dei concetti, seppur applicati in modo diverso. In certi casi, le due tipologie di strumenti possono essere anche funzionali fra loro come è avvenuto, per esempio, nel caso della Bliss bibliographic classification, basata su un'applicazione rigorosa delle faccette e del processo di sintesi e, grazie a ciò, usabile come fonte per costruire tesauri, come è avvenuto nel caso di DHSS-Data Thesaurus e di ECOT Thesaurus26. Tuttavia, questa presumibile compatibilità nella pratica presenta alcuni problemi, sia per le classificazioni analitico-sintetiche che per quelle note come enumerative: differenze linguistiche (lacune e imprecisioni terminologiche), caratteristiche strutturali (in una classificazione un termine può ricorrere in più ambiti disciplinari), precoordinazione di concetti (concetti complessi di una classificazione possono essere soggetti a scomposizione in un Thesaurus), la maggiore o minore evidenza delle relazioni semantiche.
La Classificazione decimale Dewey e il Thesaurus del Nuovo soggettario alimentano le proprie strutture sulla base del principio della garanzia bibliografica: concetti/significati/termini vengono derivati dai documenti, accolti negli strumenti e impiegati per esprimere il tema base di altra documentazione. Questo implica una stretta connessione tra terminologia e contesto d'uso, sulla base di un processo di astrazione e di ricontestualizzazione.
Nel caso del Thesaurus del Nuovo soggettario, il significato di un termine viene stabilito su base definitoria e viene poi chiarito e precisato dalla rete di relazioni paradigmatiche. A questo criterio di base si affiancano però alcune eccezioni e particolarità, come nel caso dell'impiego delle note d'ambito che, come noto, restringono o ampliano il significato di un termine a seconda del contesto documentario e d'uso di riferimento.
Dobbiamo considerare il significato come un'entità composta da una componente statica e da una dinamica. La prima, che si basa sul significato di base delle parole, è quella che stabilisce l'identità di un termine, la sua categorizzazione e la sua collocazione/permanenza all'interno di uno schema concettuale; la seconda è quella che stabilisce la flessibilità di un termine e quindi la sua mobilità all'interno di diversi contesti27.

All'inizio del progetto è stato necessario compiere alcune scelte metodologiche, riguardanti:

Già dal momento dell'allestimento del prototipo del Thesaurus (2006), sulla base di un elenco selezionato, sono stati assegnati, in un campo dedicato, numeri Dewey a un primo nucleo di termini30.

Figura 4 - Il campo dedicato alla notazione Dewey all'interno del Thesaurus del Nuovo soggettario

Dal 2007 al 2014 le edizioni della DDC di riferimento sono state le edizioni 21ª, 22ª e 23ª, sia in versione italiana che inglese, mentre da luglio 2014 WebDewey (IT) in versione italiana.
A settembre 2007 erano state attribuite 3.048 notazioni DDC; negli ultimi anni un forte incremento ha portato il totale delle notazioni Dewey a circa 10.000 (18% del totale della terminologia) di cui 4.600 corredati da numeri di WebDewey (IT) (8% del totale della terminologia), con una copertura semantica più ampia in alcuni ambiti disciplinari.

Figura 5 - Copertura degli ambiti disciplinari dei termini corredati con la DDC

I criteri seguiti per far colloquiare i due strumenti si sono basati su un processo intellettuale di valutazione dei singoli casi di corrispondenza semantica31, su un modello strutturale nel quale il Thesaurus del Nuovo soggettario è il vocabolario fonte mentre la Classificazione Dewey costituisce il vocabolario d'arrivo, stabilendo un collegamento diretto tra i due strumenti. L'allestimento della mappatura è avvenuto in una sola direzione, dai concetti del Thesaurus a quelli della DDC senza distinguere formalmente i vari livelli di equivalenza semantica, e scegliendo il tipo 'uno a uno', cioè un termine del Thesaurus ha un collegamento con una sola notazione Dewey (il che non significa che una notazione Dewey non possa avere collegamenti con più di un termine del Thesaurus).

Criteri semantici e interoperabilità tecnica

Come già accennato, i criteri applicati sono continuamente soggetti a verifica. Tuttavia, il criterio principale si basa sul fatto che il numero previsto da WebDewey (IT) per il concetto, viene attribuito se questo rappresenta il numero interdisciplinare e/o d'insieme; la scelta dunque è indipendente dalla forma del termine, dalla categoria, da eventuali note d'ambito oppure dalla gerarchia prevista dal Nuovo soggettario. Ad esempio il termine del Nuovo soggettario «Tabagismo» ha come notazione corrispondente 362.296 che in WebDewey è associata all'espressione «Tabacco - Abuso» e non «Tabagismo».
Da un punto di vista pratico, il numero viene rintracciato intellettualmente individuando il concetto espresso dal termine del Thesaurus, in forma singolare o plurale o da suoi sinonimi, nell'intero schema di classificazione e con un ulteriore riscontro nell'Indice relativo della DDC.
Qualora non sia possibile individuare un numero interdisciplinare e/o d'insieme, in certi casi e quando appare funzionale, si assegna la notazione più coerente con il significato prevalente assegnato dal Thesaurus.
In certi casi, quando l'equivalenza semantica è chiara e il numero non è previsto esplicitamente né nello Schema né in Indice, si attribuiscono numeri costruiti anche usando, se possibile, suddivisioni standard, ad esempio, per indicare categorie di persone, con -092 (anche se non esplicitamente previsto nell'indice o all'interno dello schema).
In questo caso, nel data base gestionale del Thesaurus, nel campo denominato DDC commento, viene registrata l'informazione: «Numero costruito basato su WebDewey (IT)».
La DDC non è solo uno strumento di indicizzazione con cui il Thesaurus viene collegato ma anche una fonte utile per il suo arricchimento terminologico. I concetti, espressi nello Schema, sono rappresentati da termini o da sinonimi e quasi sinonimi all'interno delle intestazioni, delle note «classifica qui», delle note d'inclusione e dell'indice relativo. Questo aiuta chi si occupa di allestire il Thesaurus a verificare la forma dei termini e la presenza di forme sinonimiche e a incrementare la rete di equivalenze. Per questo motivo, spesso l'acronimo DDC o la sigla WebDewey (IT) sono visibili nel campo Fonte del record del termine del Thesaurus, a testimonianza dell'accordo formale che si può creare tra le scelte lessicali dei due strumenti.

La Biblioteca nazionale centrale di Firenze promuove l'uso di metadati bibliografici anche fuori dall'esclusivo ambiente bibliotecario con l'intenzione di pubblicare i propri dati online e ha stabilito collaborazioni nazionali e internazionali32.
Il Thesaurus può essere scaricato liberamente e impiegato in accordo con la licenza Creative commons attribution 2.5 ed è disponibile nei formati e protocolli standard SKOS/RDF e Zthes versione 1.033. Ultimamente, è stata sperimentata anche la conversione dei dati del Thesaurus, corredati dalla notazione DDC, nel formato di marcatura Marc 21 Authorities, in modo da permettere nel prossimo futuro la visualizzazione dei record dei termini nella schermata delle singole notazioni WebDewey, così come viene fatto per le Library of Congress subject headings.
L'obiettivo è quindi realizzare dei link reciproci tra il Thesaurus e le notazioni DDC contenute in WebDewey (IT), un processo che si potrà sviluppare solo grazie a un'evoluzione tecnica del software.
Infatti, la BNCF sta studiando la possibilità di implementare la navigabilità dai termini del Nuovo soggettario alle corrispondenti notazioni della WebDewey e viceversa, con l'idea di sfruttare a pieno le potenzialità dei due strumenti. Mentre non ci saranno difficoltà ad attivare collegamenti da WebDewey al Thesaurus, dal momento che l'accesso ai dati del Nuovo soggettario è completamente aperto e gratuito, le clausole contrattuali di licenza d'uso di WebDewey limitano la navigabilità diretta dal Thesaurus alla classificazione ai soli utenti abbonati a WebDewey, una questione che resta ovviamente aperta perché legata alle politiche di accesso e di sviluppo dello strumento da parte dell'organizzazione che ne detiene i diritti.
Innumerevoli altre prospettive si potrebbero aprire su vari piani, non ultima la possibilità di un arricchimento di riferimenti incrociati con modalità automatiche, sfruttando come ponte di commutazione linguistica altri strumenti di indicizzazione semantica che abbiano a corredo la notazione Dewey. Opportunità che potranno essere sperimentate solo grazie al confronto con esperienze internazionali e con la disponibilità di risorse adeguate.

NOTE

Questo articolo rielabora e sviluppa la relazione presentata dalle autrici al Convegno annuale EDUG di Napoli del 15-17 aprile 2015: http://www.aib.it/pubblicazioni/webdewey-italiana/meeting-edug/. Data ultimo aggiornamento 18 marzo 2015.
Le autrici sono singolarmente responsabili dei seguenti paragrafi: Laura Crociani da Gli inizi a Luigi Crocetti e il gruppo BNI per le edizioni italiane 21ª e 22ª, Maria Chiara Giunti da Trent'anni del catalogo classificato online della BNCF (1986-2016) a BNCF e WebDewey italiana, Elisabetta Viti da Interoperabilità tra la Classificazione decimale Dewey e il Thesaurus del Nuovo soggettario alla fine.
Ultima consultazione siti web: 30 ottobre 2015.

[1] La sigla DDC (da Dewey Decimal Classification) è universalmente nota e qui usata anche per le edizioni italiane.

[2] Laura Crociani, Dai primi schemi italiani di classificazione a oggi: il ruolo della BNCF. In: 1861/2011 l'Italia unita e la sua Biblioteca. Firenze: Polistampa, 2011, p. 113-115: p. 113.

[3] Melvil Dewey, Classificazione decimale: tavole generali ridotte, adottate dall'Istituto internazionale di bibliografia di Bruxelles, traduzione italiana di Vittorio Benedetti. Firenze: Barbera, 1897.

[4] Alberto Petrucciani, Dizionario bio-bibliografico dei bibliotecari italiani del XX secolo, http://www.aib.it/aib/editoria/dbbi20/benedetti.htm. Data ultimo aggiornamento 22 luglio 2014.

[5] Bibliografia nazionale italiana: schema di classificazione: classificazione decimale Dewey, ed. rivista, a cura di Diego Maltese e Rosanna Mauri-Mori, con la collaborazione di Luigi Crocetti. Firenze: [s. n.], 1970.

[6] Luigi Crocetti, Presentazione dell'edizione italiana. In: Melvil Dewey, Classificazione decimale Dewey, ideata da Melvil Dewey, ed. 21a, edizione italiana a cura del Gruppo di lavoro della Bibliografia nazionale italiana, con la consulenza di Luigi Crocetti. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2000, p. xi.

[7] Diego Maltese, Presentazione. In: Paola Gibbin, Maria Chiara Giunti, Anna Lucarelli, Di libro in libro. Manziana (Roma): Vecchiarelli, 1989, p. iii.

[8] Maria Chiara Giunti, In SBN con Dewey: il catalogo classificato del Polo della Biblioteca nazionale centrale di Firenze, «Bollettino AIB», 41 (2001), n.1, p. 31-46: p. 32-33.

[9] Gloria Ammannati, Provando e riprovando... tra 1985 e 1986, «Bollettino d'informazioni Associazione italiana biblioteche», 27 (1987), n. 2, p. 207-210: p. 208.

[10] Melvil Dewey, Classificazione decimale Dewey, ideata da Melvil Dewey, ed. 20a, ed. italiana diretta da Luigi Crocetti, con la collaborazione di Daniele Danesi. Roma: Associazione italiana biblioteche, 1993.

[11] Luigi Crocetti, Ventesima italiana, «Bollettino AIB», 33 (1993), n.1, p. 11-20: p.11.

[12] M. C. Giunti, In SBN con Dewey cit., p. 45.

[13] http://opac.bncf.firenze.sbn.it/opac/controller.jsp?action=dewey_browse. Data ultimo aggiornamento 20 ottobre 2015.

[14] http://thes.bncf.firenze.sbn.it/

[15] La BNCF ha avuto delegati attivi negli Standing Committe National Libraries e Bibliography di IFLA (dal 2000 al 2009) ed è membro istituzionale di EDUG dal 2007, in cui attualmente BNCF è rappresentata da Maria Chiara Giunti. Gli interventi, incluso quello italiano, si leggono anno per anno a partire da: http://edug.pansoft.de/tiki-index.php?page=2007+meeting.

[16] In rappresentanza della BNCF svolgono questa attività Isabella Melozzi fino al 2014 e da questa data Laura Crociani.

[17] Piero Cavaleri, WebDewey italiana: una nuova edizione in una nuova veste, «Biblioteche oggi», 32 (2014) n. 1, p. 25-35: p. 25.

[18] Tra i progetti più significativi di interoperabilità realizzati negli ultimi anni si ricordano: tra vocabolari controllati nella stessa lingua (per esempio, tra le Library of Congress subject headings, LCSH, http://id.loc.gov/authorities/subjects.html e le Medical subject headings, MESH, https://www.nlm.nih.gov/mesh/); tra vocabolari controllati, usati da quattro biblioteche nazionali, in tre lingue diverse (progetto Multilingual access to subjects, MACS, http://www.nb.admin.ch/nb_professionnel/projektarbeit/00729/00733/index.html?lang=de); tra le intestazioni per soggetto delle German subject headings authority file (SWD, Schlagwortnormdatei) e le notazioni della Classificazione decimale Dewey (progetto CrissCross, http://www.dnb.de/EN/Wir/Projekte/Abgeschlossen/crisscross.html); tra subject gateways, classificati con schemi generali e locali di classificazione (per esempio, Mathematics subject classification, Ei ecc.), e la Classificazione decimale Dewey (progetto Renardus, cfr. Michael Day, Cross-browsing subject gateways with the Dewey Decimal Classification in the Renardus service, in JISC Terminology services Workshop, London,13 February 2004, http://www.ukoln.ac.uk/metadata/presentations/jiscterm-2004/demo.html); tra differenti KOS (Knowledge organization system) e due importanti schemi di classificazione, in particolare la Classificazione decimale Dewey e la Regensburg classification system (RVK, http://rvk.uni-regensburg.de/index.php/regensburger-verbundklassifikation-on line?view=rvko) attraverso un sistema di mappatura semiautomatica (cfr. Jacob Voss U. Balakrishnan, The Cocoda mapping tool, in 14th European Networked Knowledge Organization Systems (NKOS) Workshop, Poznan, 2015-09-18, http://eprints.rclis.org/28007/; tra il thesaurus norvegese Humord e la Classificazione decimale Dewey; tra differenti tesauri impiegati per indicizzare documenti di ambiti disciplinari differenti (CARMEN, http://www.ddc-deutsch.de/EN/Wir/Projekte/Abgeschlossen/carmen.html); tra strumenti di organizzazione della conoscenza in differenti lingue (per esempio, Unified medical language system, UMLS, è un semantic network, più semplicemente un meta thesaurus, che raggruppa tesauri, sistemi di classificazione, liste di termini controllati in campo biomedico e consiste in una mappa in cui sono definiti 135 tipi semantici, che rappresentano concetti o nodi - classi di oggetti -, e 54 relazioni - link - che collegano un vertice all'altro, https://www.nlm.nih.gov/research/umls/knowledge_sources/metathesaurus/.

[19] Nel sistema Nuovo soggettario, le intestazioni di soggetto sono formulate o con un singolo descrittore o combinando più termini in una stringa precoordinata nel rispetto dei ruoli e delle funzioni logiche dettate dalle regole sintattiche. Queste sono chiaramente visibili nell'archivio delle stringhe di soggetto e negli OPAC delle biblioteche che adottano il sistema.

[20] http://thes.bncf.firenze.sbn.it/ricerca.php.

[21] l Settore ricerche e strumenti d'indicizzazione semantica della Biblioteca nazionale centrale di Firenze collabora attivamente con il gruppo MAB Toscana (Musei, Archivi e Biblioteche - sezione Toscana, http://www.mab-italia.org/index.php/comitatati/mab-toscana) per la sperimentazione dell'uso del Thesaurus del Nuovo soggettario anche nell'ambito di realtà documentarie differenti da quelle strettamente bibliografiche. Sulla condivisione di linguaggi comuni fra musei, archivi e biblioteche, si è svolto l'incontro organizzato dall'Associazione nazionale archivistica italiana (ANAI) Sezione Toscana, in collaborazione con il gruppo MAB Toscana, “Il nome delle cose. Il linguaggio come punto di incontro tra archivi, biblioteca e musei: l'esperienza del Gruppo linguaggi di MAB Toscana” (Firenze 8 ottobre 2015), http://www.soprintendenzaarchivisticatoscana.beniculturali.it/index.php?id=59&tx_ttnews[tt_news]=166&tx_ttnews[backPid]=46&cHash=825d00ed5e8be93af1952938165d0179. Francesca Capetta, Report dell'incontro Il nome delle cose, in: Il mondo degli archivi, 18 ottobre 2015, http://www.ilmondodegliarchivi.org/index.php/attivita/item/636-report-dell-incontro-il-nome-delle-cose. Silvia Bruni [et al.], Verso l'integrazione tra archivi, biblioteche e musei. Alcune riflessioni. L'esperienza del MAB in Toscana, «JLIS.it», 7 (2016), n. 1, DOI: 10.4403/jlis.it-11482.

[22] Nomi propri di eventi storici, di categorie di persone appartenenti a sette e ordini religiosi (per esempio: Amish, Francescani <Religiosi>, Pentecostali), nomi di guerre, battaglie e altri eventi e processi storici, nomi che individuano classi di specifici e ricorrenti eventi sportivi, culturali ecc. (per esempio: Olimpiadi) e nomi che individuano classi di oggetti di specifiche marche e modelli (per esempio: Carri armati Tiger). Cfr. Termini non appartenenti ai nomi comuni inseriti nel Thesaurus http://thes.bncf.firenze.sbn.it/criteri.php?menuR=2&menuS=2#note.

[23] Anna Lucarelli, «Wikipedia loves libraries»: in Italia è un amore corrisposto..., «AIB studi», 54 (2014), n. 2/3, p. 241-259, DOI: http://dx.doi.org/10.2426/aibstudi-10108; Anna Lucarelli; Elisabetta Viti, Florence-Washington roundtrip: ways and inteserctions between semantic indexing tools in different languages, «Cataloging and classification quarterly», 53 (2015), n. 3-4, DOI: 10.1080/01639374.2014.1004008.

[24] International Organization for Standardization, Information and Documentation, ISO 25964-1: 2011: Thesauri and interoperability with other vocabularies - Part 1: Thesauri for information retrieval. Geneva: International Organization for Standardization, 2011; id., ISO 25964-2: 2013: Thesauri and interoperability with other vocabularies - Part 2: Interoperability with other vocabularies. Geneva: International Organization for Standardization, 2013.

[25] European DDC User Group, EDUG's recommendations for best practice in mapping involving Dewey Decimal Classification (DDC), http://edug.pansoft.de/tiki-index.php?page=EDUG+workshops.

[26] Alberto Cheti, La classificazione come fonte di termini e di relazioni per il thesaurus. In: Annuario dei thesauri 1991. Firenze: IFNIA, 1991, p. 7-38; Alberto Cheti, Dal “Dewey italiano” al “nuovo Soggettario”: studi ed esperienze intorno a un modello di indicizzazione per soggetto. In: Studi e testimonianze offerti a Luigi Crocetti. Milano: Bibliografica, 2004, p. 549-574.

[27] Alberto Cheti, Un Thesaurus per le biblioteche generali, «Bollettino AIB», 32 (1992), n. 1, p. 29-38.

[28] Cfr. il par. 6 di Structural models for mapping across vocabularies. In: ISO, ISO 25964-2: 2013: Thesauri and interoperability with other vocabularies - Part 2 cit., p. 16-20.

[29] http://www.w3.org/2004/02/skos/.

[30] Cfr. il par. 5.4.6 di Numero della Classificazione decimale Dewey. In: Biblioteca nazionale centrale di Firenze, Nuovo soggettario. Guida al sistema italiano di indicizzazione per soggetto. Prototipo del Thesaurus. Milano: Bibliografica, 2006.

[31] Tre tipologie di corrispondenza semantica: esatta, i concetti mappati sono semanticamente e culturalmente equivalenti; inesatta, i concetti possono essere equivalenti in alcuni contesti ma non in altri, oppure possono coincidere nello scopo ma con differenze di connotazione; parziale, in uno strumento i concetti possono essere semanticamente più ampi rispetto a quelli presenti in un altro.

[32] Giovanni Bergamin; Anna Lucarelli, Il Nuovo soggettario come servizio per il mondo dei linked data, «JLIS», 4 (2013), n. 1, http://leo.cilea.it/index.php/jlis/article/view/5474/7904.

[33] Disponibilità del Thesaurus in formati e protocolli standard, http://thes.bncf.firenze.sbn.it/thes-dati.htm.