Il libro digitale in biblioteca: un continuo work in progress nella distribuzione

Federica Formiga

Il 16 marzo 2021 è apparso un articolo a firma di Giulio Blasi1 su Il giornale della libreria nel quale veniva raccontato come il consumo dei libri digitali nel periodo della pandemia abbia toccato anche il mondo delle biblioteche italiane arrivando a punte del 250% nei primi mesi del 20202. Tra le ragioni da ricercare per questo aumento esponenziale c’è da annoverare l’introduzione del processo di iscrizione online ai servizi di prestito digitale3.
Il ‘fenomeno’ del libro digitale in biblioteca ha avuto origine alla fine dello scorso secolo, ma è diventato vero e proprio oggetto di attenzione all’inizio di questo millennio a partire dalle biblioteche americane. Nel resto d’Europa e nel mondo il mercato editoriale bibliotecario ha trovato sostanzialmente i suoi spazi dal 2010, cioè da quando oltre al computer si è iniziato a utilizzare altri supporti per la lettura come ad esempio gli e-reader, i tablet e altri dispositivi mobile4.
Nello spazio, concesso in questa sede, si proverà a tratteggiare i modelli applicati solo dalle biblioteche di pubblica lettura nell’acquisizione e messa a disposizione degli utenti del libro digitale senza venir meno al loro obiettivo principale: soddisfare le richieste degli utenti attraverso i prestiti.

I modelli di acquisizione e il prestito

La distribuzione dei contenuti digitali per le biblioteche segue regole del tutto diverse dal retail standard. Sotto l’etichetta di ‘prestito digitale’ (e-lending) si usa far confluire l’insieme delle modalità di licenza che regola il mondo in cui editoria, distribuzione e biblioteche si sono accordate per tradurre in operazioni bibliotecarie una modalità di accesso ai contenuti (e-book, audiolibri, periodici digitali, musica, film) originariamente pensati per il retail e non per un mercato tradizionale (B2B) come quello bibliotecario; è inoltre noto che mentre il prestito di libri cartacei è regolato dalla legge sul diritto d’autore sotto forma di ‘eccezioni’ alle leggi correnti, la distribuzione di contenuti digitali richiede obbligatoriamente accordi diretti tra biblioteche e sistema editoriale5.

Il digital lending è un’architettura tecnologica che permette alla biblioteca di veicolare attraverso la rete, fuori dalla biblioteca, cioè in remoto, i contenuti digitali ai dispositivi di lettura; è un modello distributivo nato negli USA e in Gran Bretagna grazie alla piattaforma OverDrive, fornitore anche di audiolibri, musica e video. La differenza sostanziale tra il mercato consumer da quello bibliotecario consiste nel fatto che, nel primo caso, la licenza d’uso è permanente perché è acquistata attraverso un download singolo per ogni libro, mentre nel secondo si tratta di una modalità d’accesso a tempo che, mediante un prezzo stabilito, consente la consultazione, a scadenza, delle collezioni. Le biblioteche italiane di pubblica lettura si servono sostanzialmente di due modelli di distribuzione del libro digitale6.
Il primo è legato al one copy/one-two user attraverso il quale l’editore prevede che la biblioteca possa dare in prestito il libro digitale a uno o due utenti alla volta per un numero massimo consentito, raggiunto tale limite la biblioteca deve riacquistare il titolo. Questa modalità, un po’ beffarda in quanto l’e-book non si guasta e quindi non sarebbe necessario comprarlo di nuovo, permette all’editore, il quale detta le sue condizioni7, di guadagnare sulla vendita della copia; però se gli utenti si trovano il libro già prestato a una o due persone devono prenotarlo e rimanere in coda.
L’altro modello invece consente alle biblioteche di acquistare pacchetti di prestiti che gli utenti potranno utilizzare per scaricare liberamente tutti i titoli della collezione senza alcuna limitazione nel numero di lettori in contemporanea e senza code di prenotazione8.
Si tratta del pay per loan, sviluppato nei paesi scandinavi, che consente alle biblioteche di avere molti dei titoli disponibili sul mercato comprando dei pacchetti di download9, i quali sono utilizzati per gestire la distribuzione agli utenti sia mantenendo il controllo sia limitando il numero dei download possibili per ciascun iscritto alla biblioteca; in tale modo l’intera disponibilità di download non rischia di esaurirsi rapidamente e costringere così l’istituzione a rifinanziare, e quindi a investire nuove risorse, la possibilità di scaricare ancora gli e-book da parte dei propri lettori. Tale soluzione salvaguarda la biblioteca dal non dover acquistare singoli e interi cataloghi di editori i cui titoli potrebbero riscuotere un interesse limitato da parte dell’utenza oppure essere talmente ampi da richiedere elevati investimenti10. L’editore monetizza, invece, il suo ricavo proporzionalmente al numero dei prestiti realizzati e il sistema è più remunerativo non solo perché legato ad ogni download ma, in una società dove i dati sono la vera ricchezza, attraverso il pay per loan è possibile tracciare e avere le principali informazioni sulla lettura dei singoli titoli11.
Tale sistema presenta però una stortura perché la biblioteca con il prestito digitale limita il numero dei titoli che ogni lettore può richiedere. Infatti, se con l’analogico all’utente è concesso richiedere un numero massimo di volumi per volta (da 5 a 10), questi possono essere sostituiti di volta in volta grazie alla rotazione garantita dalla restituzione. In sostanza, nel prestito analogico non ci sono limitazioni mensili o annue ai prestiti facendo perdere così al digitale il confronto in partenza proprio a causa delle regole imposte dalla biblioteca; di fronte a questo scenario è il lettore forte a preferire l’analogico, in quanto il digitale gli permetterebbe di poter scaricare solo uno o al massimo, a seconda delle risorse della biblioteca, due titoli al mese.
La formula pay per loan è applicata dal gruppo Mondadori, da Giunti (dal 2017 sono inclusi anche i titoli Bompiani), da Feltrinelli sui titoli pubblicati da più di 24 mesi, da Newton Compton, da De Agostini oltre che da tanti piccoli editori; tutti però di fronte a tale modello più vantaggioso, devono fare i conti, per la loro redditività, sulla capacità di spesa e investimento di ciascuna biblioteca sugli acquisti del digitale. Fortunatamente, gli editori italiani per le biblioteche di pubblica lettura non applicano l’overpricing sugli e-book, che invece è adottato negli Stati Uniti dove i prezzi per copia sono 10 o 20 volte superiori rispetto a quelli di copertina nel mercato retail12. Tale fenomeno nelle biblioteche americane ha un certo peso se si pensa che i prestiti dei volumi in digitale nel 2020 hanno raggiunto il numero di 218 milioni mentre in Italia si è arrivati a 1,6 milioni13.

I costi

Il possesso di una copia cartacea di un libro consente alle biblioteche di prestarla al pubblico senza particolari vincoli se non quello dato dalla disponibilità fisica del volume: che venga letto da 100 o 10.000 persone è sostanzialmente la stessa cosa rispetto al costo per l’acquisto; inoltre, il libro rimane in possesso della biblioteca, senza vincoli temporali, fino a quando la stessa non decida di sostituirne la copia. Invece nel mondo digitale quest’ultima va ‘controllata’ anche in ambito bibliotecario perché l’istituzione investe in licenze e questo non le permette di disporre liberamente dei download. Il costo del digitale però non va solo limitato all’acquisto del titolo o alla possibilità di accedervi, perché attorno ruotano una serie di servizi che garantiscono le attività necessarie alla corretta gestione, completamente diversa rispetto all’analogico di cui il prezzo di ogni volume non comprende le spese legate alla giacenza nel magazzino della biblioteca, al personale, al software applicativo per il controllo bibliografico del titolo e alle tariffe atte a coprire i costi del prestito interbibliotecario che ricadono, in parte o completamente, sull’utente. Si tratta di spese sostanzialmente spesso non quantificabili a priori a differenza invece del prestito digitale che invece si muove su una costante14.
La biblioteca può praticare anche l’acquisto diretto di un’opera comprando la copia cartacea e un numero di possibili download da mettere a disposizione del suo pubblico e che vengono pagati di volta in volta che l’utente scarica il titolo. I download non sono strettamente legati al cartaceo e quindi la biblioteca può decidere se investire nel digitale per opere che già possiede in analogico, soprattutto se si tratta di saggistica di interesse per i propri lettori, oppure servirsi dell’interbibliotecario, sul quale torneremo, anche per gli e-book.

Gli editori, i distributori e la protezione dei diritti

Per le biblioteche di pubblica lettura la distribuzione ruota sostanzialmente attorno a MLOL15, che oltre ad essere uno shop è anche un distributore specializzato nel mondo delle istituzioni e che collabora – in alcuni casi – con altri fornitori come Bookrepublic, Edigita (che si differenzia da MLOL perché non gestisce la vendita diretta) e StreetLib (ex Simplicissimus Book Farm). Il primo distribuisce 48 editori e la sua collezione comprende titoli che sono disponibili con la formula del prestito di 14 giorni e sono protetti dalla forma Digital Right Management (DRM) Adobe, oggetto di attenzione nelle prossime righe. Bookrepublic segue la collezione di altri 25 editori (alcuni editori come, ad esempio, Ledizioni arrivano a 342 titoli, mentre altri più piccoli come L’Accademia dell’Arcadia solo a uno) il cui catalogo è disponibile sempre con la formula del prestito di 14 giorni e protetti da DRM Adobe, ma permette anche download con la formula pay per view, la quale prevede l’acquisto della copia nel momento in cui tre utenti abbiano scaricato l’e-book. La collezione di Edigita, società costituita da Messaggerie italiane e gruppo Feltrinelli, invece comprende 178 editori i cui titoli sono sempre disponibili per due settimane e protetti dal DRM di Adobe. Infine, StreetLib distribuisce gli e-book di circa 480 editori che hanno aderito al servizio MLOL. La formula è legata sempre a un prestito che non può superare le due settimane e con la stessa modalità di DRM.
Gli editori mettono a disposizione i propri libri digitali a un costo che va dall’1,22 a 1,52€ a prestito, fino a qualche eccezione di 2,37€ per Mondadori. Gli editori che si servono di StreetLib consentono di effettuare download attingendo a un’ampia scelta (da due fino a mille titoli), come ad esempio Interactive Media, il cui catalogo è molto fornito ed eterogeneo.
Poi ci sono gli editori che si servono di MLOL come distributore ‘diretto’ per le biblioteche: il gruppo Giunti e il gruppo Mondadori16; infine, altri arrivano alla piattaforma attraverso distributori terzi come ad esempio Il Mulino, il quale però offre pochissimi titoli attraverso MLOL, e la Newton Compton, che si trova su MLOL attraverso Edigita.
Prestare un e-book significa anche dover proteggere i diritti. Fino al momento in cui si è iniziato a scrivere veniva applicato, e in parte lo è ancora, il DRM Adobe, legato a una società privata e a una piattaforma proprietaria chiusa e finalizzato alla gestione e distribuzione di libri digitali all’interno delle biblioteche sin dal 201117. Le licenze di utilizzo, o se si preferisce di download, sono oggetto di contratto con gli editori e vengono proposte direttamente alle singole istituzioni bibliotecarie, pur avendo in comune alcuni elementi quali ad esempio la durata del prestito (di solito l’e-book scaricato dall’utente può essere utilizzato per un massimo di 14 giorni). Gli ultimi sviluppi hanno però preso una nuova direzione con un sistema nominato Readium LCP che stato sviluppato da EDRLab18, società no profit, e che presto diverrà uno standard19. Al momento, novembre 2021, il passaggio a Readium LCP è appena avvenuto, sebbene non sia ancora applicabile universalmente in quanto non tutti gli e-reader offrono l’accesso attraverso questa nuova protezione. La scelta è già stata fatta da Tolino e da Bookeen, ma non da Kobo, l’e-reader più utilizzato dai lettori digitali la cui adozione dipende dai tempi di integrazione dei vari produttori. Tale sistema di protezione non solo, come già detto, è in formato non proprietario e accessibile, ma non prevede costi di transizione da un altro software o da una libreria proprietaria, supporta il formato e-Pub3 ed è applicabile a tutti i sistemi operativi. La nuova protezione consentirà di leggere gli e-book su computer, smartphone e tablet senza dover creare un ID Adobe, segno di una maggiore attenzione nei confronti del lettore, il quale apprezza sempre più la facilità delle procedure di accesso al libro digitale e soprattutto di avere la possibilità di avere sempre assicurata la fruizione anche se ipovedente o non vedente, in quanto il sistema permette di sincronizzare testo e voce sintetica.

Il prestito interbibliotecario

Tra i servizi offerti dalle biblioteche è d’obbligo in queste poche righe un accenno al prestito interbibliotecario, che avviene anche per i libri digitali. La biblioteca, essendo impossibilitata a comprare interi cataloghi editoriali tanto in ambiente analogico quanto digitale, si avvale della collaborazione con altre istituzioni per poter accedere a più titoli possibili per i propri utenti lettori di e-book. Infatti, se con un investimento iniziale una biblioteca potrebbe arrivare a 2.000 titoli, si può calcolare che le biblioteche siano in grado di usufruire fino a 40.000 titoli se attingessero alle risorse bibliografiche digitali di altre realtà. Il sistema è quindi da guardare con interesse da parte di tutte, ma soprattutto da alcune tipologie di biblioteche a partire dalle scolastiche, spesso sostanzialmente prive di molti titoli, ma che se si dovessero trovare e agire in un sistema aggregato potrebbero arrivare ad avere a disposizione anche fino a 60.000 titoli20. La differenza però del prestito interbibliotecario digitale rispetto all’analogico è sostanziale perché dopo la terza volta che gli utenti chiedono lo stesso titolo scatta l’acquisto automatico, cioè la biblioteca è tenuta a comprare la copia digitale di quel libro con l’annessa possibilità di avere qualche decina (20-60) download a disposizione21.
Il costo che mediamente una biblioteca affronta per l’interbibliotecario si aggira sui 1,83€, cifra frazionata in varie voci perché una parte, pari circa a 0,52 centesimi, va destinata alla biblioteca che effettua il prestito, la stessa parte va invece depositata in una sorta di salvadanaio in possesso della biblioteca richiedente il prestito; altri 0,61 centesimi rimangono come una sorta di credito virtuale, mentre lo 0,18 è destinato alla piattaforma di distribuzione22. Diventerebbe interessante a questo punto poter approfondire, spero in un futuro non lontano, come l’algoritmo decida a quale biblioteca far giungere la richiesta dell’interbibliotecario perché, come facilmente evincibile, tale risulta assegnataria di un, se pur piccolo, ritorno economico. Per ora, ciò che importa è che l’attività interbibliotecaria non risulti sconveniente agli editori in quanto se la biblioteca ha nel suo catalogo un libro digitale per il quale c’è poca richiesta di prestito da parte dei propri utenti può soddisfare il fabbisogno di altre istituzioni, le quali possono così esimersi dal procurarsi il titolo. Quindi si è dovuto mettere in atto un modello che prevedesse che tutte le biblioteche, che prestano il proprio libro, possano costruire una sorta di fondo al quale attingere per i propri acquisti e che all’editore venga garantito un acquisto dopo il numero stabilito di download.

Conclusioni

Il digitale si presenta come un’ulteriore possibilità per mettere maggiormente in rete le biblioteche perché se praticano la condivisione e la cooperazione nei servizi garantiscono anche agli editori la vendita di titoli. Sono soprattutto le biblioteche piccole con pochi utenti o con un budget ridotto oppure situate in aree periferiche del nostro Paese a poter accedere, attraverso le collezioni digitali, esattamente alla medesima quantità di risorse disponibili a tutte le biblioteche più grandi e ciò vale anche per implementare non solo le raccolte librarie, ma anche consentire la lettura di quotidiani o periodici da tutto il mondo o far ascoltare brani musicali in streaming. Editoria digitale, a questo punto, non significa più pensare o meno a determinati formati dei file, ma a un ecosistema dove questi ultimi si adattano a tutti i dispositivi e i testi possono essere letti agevolmente senza un continuo pinch to zoom o integrarsi con la multimedialità senza costringere gli utenti a continuare a passare su diversi portali, garantendo loro continuità e relativo aggiornamento dei contenuti. È giunto fondamentalmente il momento in cui ogni opera e ogni edizione, improntate con delle proprie caratteristiche, vedano nel mercato di riferimento delle politiche commerciali ben precise e ben differenziate da applicare facendo scegliere all’acquirente che tipo di costi affrontare, sia che si tratti di un abbonamento sia di un volume, sia di una collana oppure anche solo di un capitolo. Alcune possibilità sono già offerte, come appena visto, dalla distribuzione nelle biblioteche di pubblica lettura altre sono riservate ai libri digitali in ambito accademico, ma avremo altre occasioni per parlarne così come della conservazione digitale delle risorse, data la loro volatilità del possesso, o del rischio di perderne l’accesso se l’editore dovesse chiudere. Ha ragione, ancora, Giulio Blasi ad affermare che «il digital lending in biblioteca sarà come biblioteche, editori, distributori ecc. decideranno di farlo evolvere, pragmaticamente, passo a passo. Abbiamo un compito performativo, non solo critico e descrittivo dell’esistente»23.


Note

Ultima consultazione siti web: 30 ottobre 2021.

1 Ringrazio in questa sede Giulio Blasi, AD di Horizons Unlimited spa, che realizza il servizio MLOL (MediaLibrary OnLine) perché mi ha concesso parte del suo tempo per approfondire gli argomenti trattati in questo spazio. MLOL è nato nel 2009; si tratta sostanzialmente di un aggregatore di contenuti digitali che serve oggi più di 7.000 biblioteche pubbliche di ente locale, statali e di conservazione e oltre 1.000 biblioteche universitarie al fine di distribuire libri digitali alle biblioteche che conservano libri italiani o anche alle straniere con collezioni di risorse nella lingua del nostro paese. Si rimanda a Giulio Blasi, Gli e-book (e i contenuti digitali in genere) in biblioteca: una mappa a partire dall’esperienza di MediaLibraryOnLine, «DigItalia: rivista digitale nei beni culturali», 6 (2011), n. 2, p. 9-28, http://digitalia.sbn.it/article/view/474.
2 Giulio Blasi, Biblioteche: la crescita del e-lending deve far riflettere sulle opportunità e i costi del digitale, «Giornale della libreria», 16 marzo 2021, https://www.giornaledellalibreria.it/news-biblioteche-biblioteche-la-crescita-delle-lending-deve-far-riflettere-sulle-opportunita-e-i-costi-del-digitale-4378.html; si veda anche Id., MLOL 2020: numeri ed evoluzione della piattaforma, «MLOL blog», 11 gennaio 2021, https://blog.mlol.it/2021/01/11/mlol-2020/" target="_blank">https://blog.mlol.it/2021/01/11/mlol-2020/ e Id., Le biblioteche digitali conquistano gli italiani durante il lockdown: cosa offrono e cosa manca ancora, «Agendadigitale.eu», 23 ottobre 2020, https://bit.ly/3cTLa9H .
3 Nel 2012 l’International Federation of Library Associations and Institutions (IFLA) ha pubblicato un documento sul prestito digitale al quale si rinvia nella traduzione di Matilde Fontanin e Stefano Gambari per conoscere quanto la componente digitale sia fondamentale nelle collezioni delle biblioteche: Documento IFLA sullo stato del prestito digitale, «AIB studi», 52 (2012), n. 3, p. 383-396, DOI: 10.2426/aibstudi-8714. Si veda anche ELending background paper del 2014 dell’IFLA, https://www.ifla.org/publications/node/8852.
4 Si rinvia alla E-book penetration & use in U.S. libraries survey del 2011 analizzata da Fabio Venuda, Editori, biblioteche, libri e lettori: un’istantanea digitale, https://air.unimi.it/retrieve/handle/2434/230089/302162/Editori_biblioteche_libri_e_lettori.pdf.
5 Giulio Blasi, Le quattro dimensioni della digitalizzazione e il futuro delle biblioteche pubbliche, «MLOL blog», 17 settembre 2019, https://blog.mlol.it/2019/09/17/le-quattro-dimensioni-della-digitalizzazione-e-il-futuro-delle-biblioteche-pubbliche/, p. 1-46: p. 17 e seguenti. Negli anni si è cercato di costruire un modello one copy one user, del quale parleremo in queste pagine, ma servirebbe un decreto attuativo e che la biblioteca pagasse dei prezzi maggiorati per la copia in digitale, come di fatto avviene negli Stati Uniti. Sul digital lending si rimanda anche a Gino Roncaglia, L’e-lending bibliotecario: alcune note introduttive, «Biblioteche oggi», 33 (2015), n. 8, p. 5-7, DOI: 10.3302/0392-8586-201508-005-1.
6 Silvia Franchini, Biblioteche pubbliche italiane e prestito digitale: nuove sfide, «Biblioteche oggi», 33 (2015), n. 8, p. 21-25, DOI: 10.3302/0392-8586-201508-021-1.
7 Il gruppo editoriale GeMs ed Edigita prevedono che la copia digitale venga scaricata per il prestito un massimo di 20 volte, mentre il gruppo editoriale Mondadori arriva a 60. Il ‘consumo’ varia da editore a editore perché non esiste una normativa in merito.
8 In molti casi gli abbonamenti sono di durata annuale e si corre sempre il rischio di non rinnovarli o per mancanza di budget o per scarso utilizzo della risorsa. Il contenuto dei pacchetti cambia troppo rapidamente e sarebbe quindi utile ottenere dai fornitori i dati descrittivi dei titoli per poi comunicarli rapidamente agli utenti per dare anche un senso all’investimento.
9 Ogni prestito effettuato viene pagato tra gli 0,8 e i 2,4€, al quale si aggiunge l’IVA del 22%, quando invece per il cartaceo è del 4%.
10 A titolo esemplificativo si cita, su suggerimento di Francesca Noia di Edigita, il catalogo di Harmony che contiene più di 12.000 titoli e che non avrebbe senso che la biblioteca lo possedesse completamente quando, invece, è possibile attingervi acquistando pacchetti di download e lasciando all’utente la scelta di quali titoli leggere da questa collana.
11 Ad esempio, se la biblioteca acquista un titolo perché applica il modello one copy one user che ipotizziamo costi 10€ per 100 titoli ha bisogno di investire 1.000€; se invece si serve del modello pay per loan e ogni titolo costa da 1 o 1,80€ e lo voglia prestare a 100 persone in contemporanea spenderebbe solo 100/180€ senza contare, come mi ha sottolineato Giulio Blasi durante un confronto, il fatto che con il modello one copy one user la biblioteca acquisisce solo alcuni titoli di un dato editore mentre il pay per loan, permette, come si è visto, l’accesso all’intero catalogo.
12 Samuele Cafasso, Usa: per le biblioteche è salato il conto del prestito digitale, «Giornale della libreria», 27 settembre 2021,https://www.giornaledellalibreria.it/news-biblioteche-usa-per-le-biblioteche-e-salato-il-conto-del-prestito-digitale-4585.html: «Un esempio interessante di come questo possa gravare sui conti delle biblioteche viene da un reportage del New Yorker intitolato The Surprisingly Big Business of Library E-books. La New York Public Library, a gennaio del 2021, per far fronte alle richieste dei lettori ha dovuto acquistare 310 licenze per audiolibro e 639 per e-book del libro di Barack Obama, The promised land, per una spesa complessiva di 51.962 dollari, ovvero l’equivalente del costo di circa tre mila copie cartacee». Si rimanda anche a Sari Feldman, Libraries must draw the line on e-books, «Publishers weekly. Job zone», 17 luglio 2019, https://www.publishersweekly.com/pw/by-topic/industry-news/libraries/article/80689-libraries-must-draw-the-line-on-e-books.html.
13 Il 20% è stato effettuato seguendo il modello pay per loan.
14 Manca al momento un modello comparativo tra i costi della gestione in biblioteca di un libro cartaceo rispetto a quello in formato digitale.
15 Le biblioteche possono aderire anche alla Rete Indaco (https://reteindaco.sebina.it/biblioteca-digitale-reteindaco/), una biblioteca digitale che grazie al prestito dà accesso a e-book, ad audiolibri, a film, a video e a musica oppure a Ebrary, azienda che mette a disposizione collezioni consistenti di libri digitali: Ebrary: strategic e-book acquisition, ProQuest, 2012, http://www.ebrary.com/corp/.
16 Dall’aprile del 2020 gli oltre duemila e-book delle case editrici del gruppo Mondadori (Mondadori, Rizzoli, Einaudi, Piemme, Sperling & Kupfer, Mondadori Electa) sono disponibili nelle biblioteche senza il file di prenotazione. Il nuovo modello permette alle biblioteche di estendere la disponibilità dei titoli e-book in prestito multiplo all’interno del catalogo di uno o più editori del gruppo, senza limitazioni e code di lettura. Il passaggio è stato subito operativo automaticamente per le biblioteche scolastiche, mentre per le altre sono stati i bibliotecari a decidere quando attivare la nuova modalità distributiva. Giulio Blasi, Gli e-book delle case editrici del gruppo Mondadori disponibili nelle biblioteche senza file di prenotazione, «MLOL blog», 16 aprile 2020, https://blog.mlol.it/2020/04/16/gruppo-mondadori-mlol/" target="_blank">https://blog.mlol.it/2020/04/16/gruppo-mondadori-mlol/.
17 I DRM per il retail vincolano il file alla piattaforma e ne impediscono la riproducibilità; tale modalità non è funzionale alla biblioteca che presta l’e-book a diversi utenti e quindi deve avere il DRM applicato sul singolo file di download in modo che il lettore che lo ha preso a prestito lo conservi per il tempo fissato dalla biblioteca al termine del quale non potrà più utilizzarlo. Sostanzialmente nulla di diverso dal meccanismo di prestito dell’analogico.
18 https://www.edrlab.org/readium-lcp/" target="_blank">https://www.edrlab.org/readium-lcp/.
19 Giulio Blasi, READIUM LCP: verso un nuovo DRM su MLOL, «MLOL blog», 22 marzo 2021, https://blog.mlol.it/2021/03/22/readium-lcp-drm-mlol-1/" target="_blank">https://blog.mlol.it/2021/03/22/readium-lcp-drm-mlol-1/ e Id., MLOL EBOOK READER: dal 28 ottobre, un nuovo modo di leggere gli e-book, «MLOL blog», 10 ottobre 2021, https://blog.mlol.it/2021/09/10/mlol-ebook-reader-readium/" target="_blank">https://blog.mlol.it/2021/09/10/mlol-ebook-reader-readium/.
20 Devo ancora a Giulio Blasi le considerazioni appena esposte e alla dott.ssa Monica Ghidoni della Biblioteca civica di Verona che mi ha illustrato le scelte della biblioteca cittadina.
21 La regola però contribuisce a creare, con il tempo, dei titoli doppi posseduti dalle diverse biblioteche.
22 A tutto ciò va aggiunto che queste cifre hanno un’applicazione diversa dell’aliquota dell’IVA.
23 Giulio Blasi, IFLA e i principi del prestito digitale in biblioteca, «MLOL blog», 22 ottobre 2014, https://blog.mlol.it/2014/10/22/ifla-e-i-principi-del-prestito-digitale-in-biblioteca/.