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Primi spunti di riflessione su impatto e valore
delle biblioteche storiche e di ricerca: una sfida e un'opportunità

di Anna Manfron e Francesca Papi

La complessità dei palazzi della conoscenza1

La letteratura professionale nazionale e internazionale ha dedicato ampia e prolungata attenzione al tema della misurazione e valutazione delle biblioteche; generazioni di bibliotecari hanno effettuato innumerevoli e articolate rilevazioni statistiche2. Tuttavia, rispetto a metodi e strumenti ormai collaudati nel settore delle biblioteche pubbliche d'informazione generale e in quello delle biblioteche accademiche, manca a tutt'oggi un quadro di riferimento - metodologico, normativo o standardizzato - per un'indagine indirizzata alla valutazione d'impatto di alcune tipologie bibliotecarie, speciali, di ricerca, storiche e di conservazione, per le quali si avverte la necessità di sottolineare il valore strategico in un periodo, come quello attuale, in cui non è più data per scontata una percezione generalizzata del loro valore intrinseco e simbolico. Per questa ragione e visto che finora è stata riservata qualche evidenza soprattutto a fattori come il successo della ricerca e le pubblicazioni derivate dall'utilizzo del patrimonio documentario e all'impatto sulla vita economica della comunità3, è sicuramente un'opportunità da non sottovalutare il fatto di porre l'attenzione su alcuni fenomeni - come la partecipazione attiva degli utenti, la creazione di nuovi prodotti artistici e culturali da parte di categorie particolari di fruitori, l'arricchimento del patrimonio attraverso donazioni, la produzione di entrate proprie, le collaborazioni con soggetti terzi (enti e privati) compreso il mondo dell'imprenditoria - fenomeni cioè che hanno a che fare con l'impatto individuale, con quello sociale e con quello economico. L'individuazione di elementi caratterizzanti l'impatto e il valore delle biblioteche storiche e di ricerca è e deve essere sentita come una necessità ancora più forte in Italia, dove la storia degli istituti bibliotecari ha portato a esiti sconosciuti in altri contesti internazionali e vede l'esistenza, anche in realtà locali di piccole dimensioni, di fondi e collezioni speciali che sfuggono a rilevazioni specifiche, perché non rientrano nelle indagini e nelle tipologie di indicatori normalmente utilizzati per valutare i servizi.
Dopo l'Unità, lo Stato nazionale e le amministrazioni locali hanno, più che fondato nuove biblioteche, ereditato istituti di origine diversa e/o ingenti patrimoni bibliografici, primi fra i quali quelli provenienti dalle corporazioni religiose soppresse in età napoleonica e poi, nuovamente, dallo Stato unitario. Così, il complesso delle biblioteche italiane vede nobili sopravvivenze rinascimentali - di libri, di edifici e arredi allestiti per ospitarli - confluite nell'amministrazione dello Stato (ad esempio Laurenziana e Marciana) o in quella di ente locale (Malatestiana di Cesena), ma soprattutto patrimoni provenienti dalle biblioteche delle diverse realtà statuali pre-unitarie, dalle biblioteche conventuali o monastiche, dalle biblioteche universitarie o comunque collegate a istituzioni didattiche (ad esempio i collegi gesuitici), da raccolte private (di famiglie e persone, in particolare quelle cardinalizie di Sei e Settecento e quelle di bibliofili e di professionisti, soprattutto dei settori medico e giuridico). Per tutte queste tipologie, talvolta non si tratta solo di libri, ma anche di edifici costruiti fra Quattrocento e Ottocento con arredi, pitture, sculture e suppellettili originali, che formano complessi unitari di straordinaria valenza storica e culturale. Non ultimi, poi, e anch'essi numerosissimi, i casi di biblioteche di formazione post-unitaria o anche recente, ospitate all'interno di siti architettonici nati con destinazioni originarie diverse, ricchi di valenze storico-artistiche del tutto peculiari4. Dunque la realtà italiana, dalle grandi città ai centri medio-piccoli, è costellata di biblioteche caratterizzate da contenitori storici e patrimoni bibliografici che formano depositi documentari stratificati - dei quali è talvolta difficile ricostruire tutti i nuclei originari, le relative cronologie e destinazioni (quale contesto, quale pubblico, quali esigenze informative) - a cui si sono affiancate le sezioni contemporanee, in un dialogo non sempre ben congegnato, spesso non gestito con piena consapevolezza del potenziale complessivo.
Si tratta di biblioteche difficilmente categorizzabili in una tipologia univoca - sia considerandone l'ente di appartenenza, che finalità, servizi, pubblico, attività - che erogano servizi non unicamente definibili come di pubblica lettura, piuttosto di ampio spettro, producendo un impatto positivo per la comunità. Dalla volontà di garantire ai propri utenti una gamma di possibilità nel tempo sempre più variegata deriva che accanto a tutela, conservazione, valorizzazione, comunicazione, distribuzione, mediazione e promozione, soprattutto le biblioteche storiche e di ricerca - qualunque sia la loro appartenenza istituzionale - generano attività di produzione culturale, quindi conoscenza più che mero consumo d'informazione. Si tratta cioè di luoghi nei quali l'individuo non è semplicemente utente di un servizio, ma persona che può mettere in atto autonomi processi di produzione e consumo culturale - un nuovo saggio, una nuova creazione artistica, un'esperienza emotiva legata al contatto diretto con testimonianze e reperti originali - o che addirittura può diventare parte attiva nella creazione di nuove risorse, economiche o non economiche - ad esempio, sostenendo la reputazione della biblioteca con ricadute positive sulle entrate proprie e sull'incremento del patrimonio tramite donazioni, oppure determinando lo sviluppo della biblioteca digitale - tutti fattori che devono essere oggetto di valutazione dell'impatto.
Riuscire a raccontare e rendicontare tali composite identità, che nella loro unicità realizzano nuovi significati, e far emergere il loro potenziale di luoghi della conoscenza è un progetto ambizioso, che richiede l'individuazione di elementi che integrino il percorso valutativo delineato nello standard ISO 16439 di recente pubblicazione5. La complessità, infatti, non può essere ostacolo alla ricerca di definizioni e di sistemi della valutazione di impatto; piuttosto, tale complessità richiede strumenti di analisi provenienti non solo dalla biblioteconomia, ma anche dalla museologia, dalle discipline economiche, dalle scienze sociali e della comunicazione.
Dunque, al di là dell'indiscutibile "valore di esistenza" attribuito a ciascun bene culturale, che conferisce al bene stesso e alla sua "teca" una valenza positiva indipendentemente dalla frequenza d'uso, ci troviamo a dover valutare le istituzioni bibliotecarie di natura tipologica "mista" e a giustificarne la necessità di attenzione costante. Le biblioteche di questo tipo producono e gestiscono un "valore multidimensionale"6 connaturato alla diversità del patrimonio conservato, dei siti architettonici che le ospitano e alle differenti esigenze dei portatori di interesse nella comunità locale, nazionale e internazionale che le frequentano, virtualmente o nella realtà.
Si vuole quindi portare l'attenzione su diversi e peculiari prodotti e servizi realizzati dalle "altre" biblioteche - cioè da quelle che non sono soltanto biblioteche pubbliche d'informazione generale - prodotti e servizi che, pur nella loro ardua codificazione, costituiscono il nucleo di maggior valore di questi istituti, perché testimoniano della loro unicità e vitalità. Senza tralasciare i sistemi di valutazione standard7 e rispettando uno dei principi fondamentali individuato già una ventina di anni fa per la misurazione del rendimento dei servizi bibliotecari che recita «le misure fondamentali devono essere adattate ai casi specifici»8, si deve sottolineare la necessità di rappresentare la complessità, rendere tangibile l'intangibile9, mettere in evidenza il valore strategico di tali istituti nel momento in cui se ne valutano l'impatto sulla vita delle persone e della società e l'impatto economico.
Il postulato di partenza è il riconoscimento della dicotomia funzionale della biblioteca storica, sia quale custode - di informazioni e di patrimonio - sia quale creatrice di occasioni, che non siano soltanto nuove pubblicazioni derivate dall'uso delle fonti documentarie da parte di studiosi e ricercatori. Per questo ci proponiamo di andare oltre il compito primario della biblioteca per vedere come gli utenti sfruttano le occasioni e ampliano gli orizzonti10. Lo scopo è quello di decifrare ulteriori ruoli o significati - quelli meno palesi - delle biblioteche, in modo da comprendere in quali e quanti molteplici modi le risorse bibliotecarie e i servizi personalizzati agiscono su chi ne fruisce. Il terzo punto del Manifesto IFLA/Unesco sulle biblioteche pubbliche del 199411 afferma che la biblioteca si occupa di «offrire opportunità per lo sviluppo creativo della persona»: è appunto questa offerta di "opportunità" (così come il concetto di "occasione" di Solimine)12 e gli effetti che ne derivano che devono trovare spazio nei sistemi di valutazione13, perché raccolte e servizi nutrono nuove idee e suggeriscono domande ulteriori, che possono a loro volta generare nuova conoscenza in un processo potenzialmente inesauribile. Ora, stante l'affermazione, sempre contenuta nel Manifesto IFLA/Unesco, che la biblioteca pubblica è «via di accesso locale alla conoscenza»14, proviamo a porre alcune concrete basi che siano di aiuto alla comprensione di come si realizzino opportunità in biblioteca e quali tipi di benefici positivi si generino direttamente o indirettamente attraverso modalità di fruizione originali e soggettive da parte delle più diverse categorie di pubblico che si avvicinano alle biblioteche storiche e di ricerca.

La biblioteca incubatore/generatore/vivificatore di valore

Nell'ambiente user-generated content l'utente fruitore, opportunamente coinvolto, diviene prosumer (produce e consuma informazione). Il processo creativo, che porta l'utente/ricercatore a produrre nuovi contenuti, è favorito in uno spazio dinamico in cui le relazioni tra soggetti diversi (bibliotecari, utenti, ricercatori, artisti, scrittori ecc.) sono incentivate, finalizzate in maniera mirata e costruttiva, comunque sempre aperte a nuovi esiti.
Ad esempio, i progetti di digitalizzazione del patrimonio non rappresentano soltanto il modo più sicuro di traghettare nel futuro il patrimonio passato e attuale (valore conservativo) e di potenziare la ricercabilità del materiale, aumentandone in maniera esponenziale la fruizione. Possono infatti favorire percorsi di ricerca inesplorati, aprendo la strada all'ideazione di nuovi collegamenti. Se poi la biblioteca digitale viene implementata anche a partire dalle richieste di riproduzione degli utenti - richieste sicuramente aggiornate rispetto ai filoni di ricerca più attuali - sarà quasi sicuramente raggiunto l'obiettivo di operare scelte efficaci ed efficienti. D'altro canto inizia ad essere attuata con una certa frequenza nell'amministrazione della cosa pubblica la forma di coinvolgimento della cittadinanza nei processi decisionali attraverso la pratica del percorso partecipativo15.
Il progresso, in qualunque disciplina, generalmente non è un processo individuale bensì collettivo poiché, nel suo costruirsi, l'apporto altrui - minimale o decisivo che sia - genera ulteriore conoscenza. Questo concetto di "cumulatività", insieme a quelli di inesauribilità e moltiplicabilità, è alla base dell'economia della conoscenza16. Le biblioteche - soprattutto quelle storiche e di ricerca - devono trasformare progressivamente le loro potenzialità nel carburante di una vera e propria Industria culturale e creativa (ICC) e come tali devono essere capaci di intessere relazioni che generano novità valoriali17. Tuttavia, mentre è indiscusso il riconoscimento della biblioteca nel suo naturale ruolo vocazionale primario di custodia e divulgazione dell'informazione, non altrettanto può dirsi della sua capacità di produrre nuovi significati, anche se ultimamente gli istituti bibliotecari cominciano a rientrare nelle policy per la cultura e la creatività almeno a livello locale18.
Suggerire nuove esperienze di uso e rappresentazione del patrimonio documentario stimola la produzione di concetti nuovi, trasformando l'immagine comune della biblioteca stessa ed espandendone il raggio di azione. Diviene pertanto fondamentale riuscire ad avere uno sguardo non eccessivamente selettivo delle proposte creative che prendono vita in biblioteca e darne risalto, poiché illuminarle facilita l'attività di generazione e propagazione della cultura, l'avvicinamento di categorie di pubblico diverse.
A tal proposito si segnala l'interessante percorso sperimentato dalla Biblioteca nazionale argentina "Mariano Moreno", la quale incentiva in vari modi le indagini nelle sue collezioni (ad esempio attraverso l'attribuzione di borse e assegni di ricerca annuali) con l'obiettivo dichiarato di favorire nuove opere scaturite dall'utilizzo delle sue dotazioni documentali e, con la collaborazione di una casa editrice digitale, dà conto nel proprio sito web sotto forma di articoli o e-book delle produzioni frutto di letture occasionali nelle sue raccolte o delle esplorazioni di ricercatori specializzati pubblicandone i risultati19. Traspare con molta chiarezza e altrettanta vitalità l'intento di incoraggiare nuove ricerche e analisi, nella consapevolezza che solo in questo modo, favorendo il dialogo con il contributo di professionalità diverse (studenti, storici, ricercatori, semplici lettori, bibliotecari, archivisti, giornalisti ecc.) si accentua la possibilità di non disperdere l'eredità acquisita e di ri-vivificarla. Progetti di questo tipo non devono essere episodici e isolati, piuttosto bisogna saper vedere e favorire, soprattutto nell'ambito delle biblioteche storiche e di ricerca, il moltiplicarsi di tasselli di "lettura" - del patrimonio, degli spazi, della biblioteca digitale - differenti. Il progetto espositivo Manifesto anatomico dell'artista bolognese Sissi, ideato per la terza edizione della manifestazione Art City Bologna 2015 e che si è articolato in quattro sedi espositive tra cui la Biblioteca comunale dell'Archiginnasio, rientra in questa idea di efficace contaminazione produttiva. L'allestimento in Archiginnasio, intitolato Confronti, testimonia lo sviluppo della poetica dell'artista attraverso appunti, note, piccole sculture, disegni e tavole, che prendono spunto anche da alcune preziose edizioni antiche illustrate e da manoscritti della biblioteca. L'Archiginnasio, del resto, non è nuovo a performance site specific e a collaborazioni/contaminazioni artistiche di vario tipo, comprese quelle teatrali20.

La biblioteca luogo identitario

Le biblioteche sono da sempre naturali depositi di materiale documentale donato o ricevuto in eredità per lascito testamentario di cittadini. Tali fondi costituiscono in molti casi la parte di maggior pregio del patrimonio di alcune biblioteche (non solo le speciali, ma anche le accademiche e le comunali di pubblica lettura) poiché hanno caratteristiche di unicità e, talvolta, la complessità di veri e propri archivi culturali, fatti di documenti manoscritti, carteggi, oggetti, libri, giornali, fotografie, opere d'arte21.
La funzione di custodia non è però l'unica a manifestarsi in questi casi, poiché la biblioteca è sia garante di adeguato spazio per la conservazione e la consultazione del materiale che - quale soggetto attivo di questa filiera - promotore di azioni di valorizzazione, che rianimano vicende sopite e fanno riemergere stralci di memoria. La trama della storia è un sapiente ordito di pubblico e privato, che si nutre di cimeli e racconti. Affinché la biblioteca, riconosciuta àncora terrena depositaria preferenziale di donazioni e lasciti, svolga efficacemente il suo ruolo, occorre che sviluppi sia la sua attitudine organizzativa, gestionale e funzionale sia la sua capacità attrattiva determinata da reputazione, autorevolezza, abilità, sicurezza e perseveranza, poiché anche questi - forse soprattutto questi - sono i criteri che guidano i donatori nella decisione di affidare il proprio patrimonio e la memoria di sé. Anche queste scelte non possono essere estranee alla valutazione del valore e dell'impatto sociale delle biblioteche prescelte.
L'attrattività e la possibilità di superare la concorrenza di altri luoghi della cultura passano anche attraverso la valorizzazione delle caratteristiche peculiari dello spazio fisico, soprattutto se la sede è un palazzo antico, e di tutto ciò che può contribuire a distinguere la biblioteca dall'anonimato dei "non luoghi" e far sì che frequentarla si trasformi in un'esperienza unica. Un ambiente piacevole, ricco di valenze storico-artistiche, accogliente ed arricchente per la visita di ognuno sia dal punto di visita fisico che intellettuale, fanno della biblioteca un luogo speciale ove produzione di conoscenza e piacere vanno insieme. Diventano quindi azioni fondamentali l'attenzione costante al decoro e alla vivibilità degli spazi (pulizia, climatizzazione, illuminazione ecc.), alla funzionalità delle attrezzature, alla gradevolezza estetica e alla comodità degli arredi, alla manutenzione ordinaria e straordinaria dell'edificio, all'accoglienza cordiale e professionale, tutti elementi che contribuiscono a rendere la visita piacevole e ad aumentare i tempi di permanenza.
Allo stesso modo, sono importanti la cura dello spazio virtuale, dall'aggiornamento e accessibilità del sito web, alla grafica accattivante, all'innovazione dei servizi offerti. La sfera materiale e quella virtuale convivono compensandosi vicendevolmente e insieme producono servizi realmente innovativi in termini di fruibilità della biblioteca e dei suoi beni. Ad esempio, la capacità di originare da un nucleo versatile ed eterogeneo, come può essere una raccolta iconografica su supporto cartaceo, una raccolta online sistematizzata, indicizzata per soggetti raffigurati, luoghi geografici e temi, diventa un'occasione eccezionale per facilitarne l'utilizzo. Il successo di questo tipo di progetti non potrà che essere più o meno tacito riconoscimento di responsabilità e affidabilità da parte dei cittadini.

L'impatto economico della biblioteca nella filiera cultura-turismo territoriale

Il report europeo The economy of culture del 2006 affida al patrimonio culturale, tra cui vengono specificamente elencate anche le biblioteche storiche, il ruolo di City revitalization ovvero la capacità di rilanciare le città in maniera indiretta (aumentandone la reputazione, il livello di benessere e generando al contempo nuova domanda turistica ed economica) rinnovando l'insieme di scopi/utilizzi degli edifici storici e dei patrimoni in essi contenuti22. In questa filiera le biblioteche non possono essere escluse23 e, infatti, ultimamente compaiono anche nei siti di recensioni e risorse per viaggiatori. Qui, l'ibridazione tra luoghi di interesse storico-culturale e attività commerciali come alberghi e ristoranti va assolutamente presa in considerazione, poiché oltre al comune interesse di ottenere una maggiore visibilità del luogo, fornisce informazioni ed elementi di utilità: indice di gradimento, descrizione degli ambienti e degli arredi, indicazione delle aree ricreative ecc., che difficilmente si possono trovare nei canali informativi tradizionali come le guide turistiche o siti web istituzionali. I commenti informali di altri viaggiatori, pur nell'inevitabile limite della loro soggettività, possono indicare percorsi inusuali o attrarre segmenti di utenza altrimenti non raggiungibili. Se esploriamo alcune recensioni di biblioteche in TripAdvisor24, rinomato portale web con notizie di viaggi e viaggiatori, troviamo indicazioni insolite che possono però risultare interessanti o utili. Scopriamo così che la Biblioteca centrale di Amsterdam ha una vista «mozzafiato» sul porto e una visuale «fantastica» dalla terrazza più alta della città, che è possibile depositarvi gratuitamente i bagagli all'ingresso, che si possono utilizzare i computer Macintosh a disposizione, ci si può rilassare ascoltando musica e si può pranzare al self-service o al bar con prezzi modici. Le foto pubblicate dai viaggiatori inoltre offrono originali visite virtuali e le domande postate possono trovare risposte personalizzate.
Non ultimo in ordine di importanza è il valore economico delle biblioteche che si aprono al segmento turistico-culturale: oltre a quello indotto nell'ambiente circostante, si devono prendere in considerazione i profitti generati direttamente a vantaggio delle biblioteche stesse, in particolare quando gli edifici che le ospitano sono contenitori storici, con evidenti caratteristiche museali, aperti alle visite e attrezzati di conseguenza25.

La biblioteca in tandem, leader e gregaria

La permeabilità è necessaria per non perdere la connessione con le istituzioni locali e altri soggetti presenti sul territorio e anche con possibili partner internazionali, sino a intessere una trama di confronti e relazioni da costruire non tanto a partire da modelli comunicativi trasmissivi di tipo gerarchico e lineare, piuttosto relazionale e interattivo, in una forma cioè che potremmo anche definire "ipertestuale".
Nel processo di costruzione di una forte identità e reputazione non ci si può proporre del tutto individualmente: le biblioteche devono riuscire a inserirsi all'interno del tessuto formativo e di ricerca e anche in quello produttivo delle imprese, così come abbiamo già accennato relativamente ai settori della creatività artistica e del turismo culturale. Alla realizzazione di tale intento concorrono aderendo a richieste di cooperazione o facendosi promotrici di collaborazioni con altri soggetti/istituzioni. Costruire sinergie di sistema finalizzate a un obiettivo condiviso di sviluppo è il fil rouge che accomuna le istituzioni pubbliche, in particolare nella situazione attuale in cui scarseggiano le risorse da dedicare a nuovi percorsi di lavoro, a nuovi progetti e al miglioramento o ampliamento dei servizi e delle attività. Si tratta anche di opportunità di lavoro e di visibilità per enti, società, aziende o associazioni private che possono rafforzare o rilanciare la propria immagine investendo in progetti e attività culturali di differenti tipologie (digitalizzazione di fondi librari o archivistici, interventi conservativi e di restauro, allestimento di mostre, nuove acquisizioni ecc.). Ad esempio, il MART (Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto) mette a disposizione le proprie competenze promuovendo, a supporto delle attività istituzionali conservative, educative ed espositive permanenti e temporanee, la sponsorizzazione da parte di istituzioni pubbliche e aziende private26, che possono diventare partner tecnico, di progetto27, dell'"accoglienza e del gusto"28, con ricadute da considerare nella valutazione d'impatto.
La collaborazione con altri partner non è certamente una novità per le biblioteche e in alcuni contesti è diventata una consuetudine. Ciononostante ci sembra necessario continuare a sottolineare l'importanza, per il settore bibliotecario, di riuscire ad attivare modelli cooperativi a progetto o obiettivo specifico, che non siano solo pragmatici - benché vitali - fenomeni di fund raising che si esauriscono con l'incasso di risorse finanziarie, ma che uniscano anche altri fattori, non ultimo quello della condivisione di risorse e competenze differenti. La versatilità degli interventi attivabili può essere molto ampia e includere piccole attività migliorative o complesse strategie sinergiche che si rivelano provvidenziali per la realizzazione di progetti che fluiscono poi in prodotti o servizi permanenti.
Ad esempio, negli ultimi anni, l'attenzione delle biblioteche italiane a progetti europei è stata più elevata e il panorama degli interventi si è notevolmente intensificato. MeLa, per citare un caso, è un progetto finanziato nel 2011 dalla Commissione Europea, allo scopo di «delineare nuovi approcci per musei e biblioteche in un contesto caratterizzato dalla continua migrazione di persone e idee»29, i cui partner sono internazionali (per l'Italia il Politecnico di Milano, che ne è anche coordinatore, l'Università degli studi di Napoli L'Orientale e il CNR)30. Tali approcci reticolari e di reciproco scambio riteniamo rappresentino la possibilità di realizzare esiti apprezzati e significativi.

Conclusioni

Le biblioteche storiche e di ricerca possono dunque puntare su diversi elementi caratterizzanti da prendere in considerazione nei metodi di valutazione dell'impatto: riassumendo, con quella che può apparire una semplificazione, si potrebbero applicare a questa tipologia di biblioteche misurazioni e analisi delle "citazioni ricevute" nel mondo globale della conoscenza, della creatività, della partecipazione, del turismo culturale divenuto ormai fenomeno di massa, dell'imprenditoria economica, dei media.
Si è voluto soprattutto portare all'attenzione aspetti, attività, azioni, collaborazioni, che trovano terreno ricco e fertile in quelli che abbiamo definito "palazzi della conoscenza", il cui impatto ancora più fortemente - rispetto a quello delle biblioteche comunemente intese - «può generare cambiamenti negli individui, nelle istituzioni o comunità di appartenenza, in ambito sociale» e rendere ancora più significative «le finalità strategiche, comparative, promozionali e politiche»31 che guidano lo sforzo, la sfida, di individuare e utilizzare metodi e procedure di valutazione calibrati su questa tipologia di biblioteche capaci di generare ricchezza per la persona e per la collettività.
Queste suggestioni non rappresentano evidentemente un modello, per la scelta del quale rimandiamo al recente standard internazionale Methods and procedures for assessing the impact of libraries già citato, ma soltanto una moderna mappa non sequenziale e tantomeno esaustiva di ciò che possiamo considerare oggi come elemento di beneficio o impatto delle biblioteche e contributo ad affermarne e accrescerne l'indice di reputazione. Non solo quantificare libri e lettori, consistenza e valore patrimoniale, ma considerare - nella complessità del sistema che si valuta - pluralità dei consumi culturali e ampiezza della fruizione; prodotti artistici e della ricerca scaturiti dall'elaborazione personale e originale delle risorse documentarie e delle testimonianze culturali conservate; partecipazione diretta (ad esempio tramite donazione di biblioteche e archivi personali) o indiretta (ad esempio attraverso le richieste di digitalizzazione) all'incremento del patrimonio e delle collezioni digitali e non; numeri e modalità di fruizione delle peculiarità degli spazi e dei siti architettonici, con apertura verso le traiettorie del turismo culturale sempre più caratterizzato da aspettative elevate, alla continua ricerca di emozioni e di esperienze "memorabili" a elevato contenuto simbolico.
Dunque, la volontà non è quella di creare contrapposizioni, piuttosto di suggerire un'ottica più ampia nella rendicontazione dell'impatto, facendo emergere diversità che sono in grado di determinare cambiamenti nella persona e/o nella comunità di riferimento e di accrescere il valore che questa tipologia di biblioteche si vede tributare dagli individui e dalla società.

NOTE

Ultima consultazione siti web: 9 maggio 2015.

Il testo è stato redatto congiuntamente dalle autrici, che condividono il contenuto complessivo del contributo. In particolare, però, il primo e l'ultimo paragrafo sono attribuibili ad Anna Manfron e gli altri a Francesca Papi.

[1] Palazzi o luoghi della conoscenza perché - come ha scritto recentemente Lorenzo Baldacchini - «Se la biblioteca accentua il suo ruolo di "piazza", finisce inevitabilmente per essere soppiantata da altre e infinitamente più potenti piazze, quelle virtuali. Se questo è il suo destino però è del tutto superfluo investire somme ingenti per costruirne nuove o per ristrutturare e ampliare quelle già esistenti. Tali operazioni si giustificano invece - e sono dunque auspicabili - solo se le biblioteche accentuano proprio il loro ruolo di antitesi alla piazza: cioè di luoghi sottratti alle logiche di mercato e votati all'approfondimento, alla concentrazione, al recupero della memoria culturale, unico antidoto all'indebolimento della memoria individuale. Nelle piazze lo scambio è veloce, superficiale, spesso effimero, non di rado omologante. Per questo scopo la rete è perfetta. In biblioteca lo scambio è (e deve essere) anche sedimentazione, riflessione, lunga durata»: Lorenzo Baldacchini, Siamo scimmie: possiamo leggere. Riflessioni sul ruolo della biblioteca, «AIB studi», 55 (2015), n. 1, p. 7-14: p. 13.

[2] Già a fine Ottocento, il tema era stato al centro di indagini statistiche a carattere nazionale: Ministero di agricoltura, industria e commercio. Direzione generale della statistica, Statistica delle biblioteche. Roma: Tipografia nazionale di G. Bertero, 1893-1896. Si citano inoltre, solo a titolo di esempio, le statistiche della Biblioteca popolare del Comune di Bologna relative a categorie di lettori e tipologia di opere consultate, pubblicate da Albano Sorbelli in «L'Archiginnasio» fra 1910 e 1928: si vedano in proposito le sezioni Statistiche nella mostra in rete Da cento anni per tutti. Libri e pubblica lettura a Bologna 1909-2009, http://badigit.comune.bologna.it/mostre/pubblica_lettura/index.html. Per quanto riguarda misurazione dei servizi e, soprattutto, valutazione d'impatto e relativa bibliografia precedente, si rinvia a: IFLA, Bibliography "Impact and outcome of libraries", compiled by Roswitha Poll. Munster: IFLA, 2014, http://www.ifla.org/files/assets/statistics-and-evaluation/publications/bibliography_impact_and_outcome_2014.pdf; L'impatto delle biblioteche pubbliche: obiettivi, modelli e risultati di un progetto valutativo, a cura di Giovanni Di Domenico. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2012; Chiara Faggiolani, La ricerca qualitativa per le biblioteche: verso la biblioteconomia sociale. Milano: Bibliografica, 2012; L'impatto delle biblioteche accademiche: un progetto e un seminario, a cura di Giovanni Di Domenico. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2014; Chiara Faggiolani; Anna Galluzzi, La valutazione della biblioteca. In: Biblioteche e biblioteconomia: principi e questioni, a cura di Giovanni Solimine, Paul Gabriele Weston. Roma: Carocci, 2015, p. 175-204.

[3] In generale, i bibliotecari sono interessati al fatto che l'utente abbia ottenuto l'informazione desiderata, ma stranamente non si interessano ai prodotti che derivano dall'uso che ne fa: Jacqueline Goggin, The indirect approach: a study of scholarly users of black and women's organizational records in the Library of Congress Manuscript division, «The Midwestern archivist», 11 (1986), n. 1, p. 57-67: p. 65. In questo articolo, in particolare, si dà conto di un'indagine riguardante l'utilizzo da parte degli studiosi, nel decennio 1971-1981, di fondi documentari conservati presso la Library of Congress e delle pubblicazioni che ne sono scaturite. Si tratta di un tipo di indagine non molto praticata: Anneli Sundqvist, The use of records - a literature review, «Archives & social studies: a journal of interdisciplinary research», 1 (2007), n. 1, p. 623-653. D'altra parte, come scrive Christian Dupont, «What's so special about special collections?» Or, assessing the value special collections bring to academic libraries, «Evidence based Library and information practice», 8 (2013), n. 2, p. 9-21: p. 17: «Special collections and archives can and do contribute unique value to research and learning, but their value has not been effectively communicated due to a lack of standards and best practices for measuring and assessing their impact»,. Per valore e impatto economico e relativa letteratura di riferimento si rinvia a: International organization for standardization, International standard ISO 16439: information and documentation: methods and procedures for assessing the impact of libraries. Geneva: ISO, 2014 e Chiara Faggiolani; Anna Galluzzi, La valutazione della biblioteca cit.

[4] Lorenzo Baldacchini, Biblioteche e identità nazionale, «Nuovi annali della Scuola speciale per archivisti e bibliotecari», 26 (2012), p. 323-340.

[5] International organization for standardization, International standard ISO 16439 cit., illustrato in: Giovanni Di Domenico, ISO 16439: un nuovo standard per valutare l'impatto delle biblioteche, «AIB studi», 54 (2014), n. 2-3, p. 325-329.

[6] Per una definizione della natura multidimensionale o pluridimensionale del valore generato dalla cultura, cfr. Damiano Aliprandi [et al.], Il valore della cultura: per una valutazione multidimensionale dei progetti e delle attività culturali. Roma: Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo, 2011, p. 5, http://www.fitzcarraldo.it/ricerca/pdf/valorecultura_crc.pdf e Riccardo Dalla Torre, Il valore economico della cultura in Europa, «Tafter Journal», marzo-aprile 2009, n. 12, http://www.tafterjournal.it/2009/04/14/il-valore-economico-della-cultura-in-europa.

[7] Si fa riferimento in particolare allo standard: ISO 16439 cit.

[8] Nick Moore, Quantificare l'indefinibile: la misurazione del rendimento dei servizi bibliotecari, «Bollettino AIB», 34 (1994), n. 4, p. 401-408: p. 405.

[9] Di benefici intangibili parla Roberto Ventura: «I benefici intangibili hanno una natura più concettuale e riguardano soprattutto i valori culturali o simbolici nei quali una comunità o un'organizzazione si identifica; questi consentono però di evidenziare ricadute fondamentali, come il contributo che la biblioteca apporta alla realizzazione della mission dell'organizzazione di cui fa parte: si pensi alla biblioteca di un policlinico, al sistema bibliotecario di un ateneo, ma anche alla biblioteca di ente locale. [...] un beneficio intangibile potrebbe essere quello di corroborare l'identità storica o la vocazione economica di un territorio oppure di migliorare la qualità della vita.», Roberto Ventura, La valutazione economica della biblioteca: dalla legittimazione alla redditività. Il ROI (return on investment). In: 10º workshop: I professionisti della conoscenza: quale futuro? Laboratorio "La misurazione d'impatto delle biblioteche, archivi e centri di documentazione". Bari: Consiglio regionale della Puglia, Biblioteca multimediale e centro di documentazione Teca del Mediterraneo, 2007, http://teca.consiglio.puglia.it/tdm/documenti/workshop/2007/Ventura.pdf. Vedi anche lo standard: ISO 16439 cit. al punto 4.6.2.1. Intangibility of the impact: «Contacts with library services (e.g. a training lesson, a reference transaction) can have direct, tangible effects. A user can acquire a new skill, e.g. using truncation in a catalogue or database search. In most cases what this International Standard defines as impact does not refer to simple skills, but to more general changes in an individual, a group or community: increase in knowledge, changes in attitudes, values and/or behaviour. These changes are for the most part indirect and intangible and therefore difficult to identify and to quantify».

[10] Al compito delle biblioteche di offrire occasioni per ampliare e rinnovare gli orizzonti degli utenti fa riferimento Giovanni Solimine nel suo La biblioteca: scenari, culture, pratiche di servizio. Roma: Laterza, 2004.

[11] Manifesto IFLA/Unesco sulle biblioteche pubbliche, traduzione italiana a cura di Maria Teresa Natale, «AIB Notizie», 7 (1995), n. 5, p. 1-2, http://www.aib.it/aib/commiss/cnbp/unesco.htm, http://www.unesco.org/webworld/libraries/manifestos/index_manifestos.html. Il testo originale IFLA/Unesco public library Manifesto è pubblicato in «IFLA Journal», 21 (1995), n.1, p. 66-67.

[12] G. Solimine, La biblioteca cit., p.48.

[13] Dopo un approccio quantitativo basato sulla misurazione di attività e servizi finalizzata a «realizzare un livello più elevato di efficienza nella gestione delle risorse e di efficacia nell'erogazione dei servizi», solo negli anni Ottanta in Italia l'attenzione si è spostata sul tema della valutazione, poiché «è diventato vitale per le biblioteche accrescere il proprio impatto sociale e dimostrare all'esterno il proprio valore in termini socio-economici e il ritorno dell'investimento nei servizi bibliotecari»: C. Faggiolani; A. Galluzzi, La valutazione della biblioteca cit., p. 177.

[14] «La biblioteca pubblica, via di accesso locale alla conoscenza, costituisce una condizione essenziale per l'apprendimento permanente, l'indipendenza nelle decisioni, lo sviluppo culturale dell'individuo e dei gruppi sociali», Manifesto IFLA/Unesco sulle biblioteche pubbliche cit., p. 1.

[15] Europeana ha praticato la via della cittadinanza attiva addirittura nel processo di formazione delle raccolte, promuovendo con un portale appositamente realizzato, Europeana 1914-1918, la condivisione di fotografie, film, documenti storici e cimeli provenienti anche da collezioni di privati cittadini, in memoria dell'anniversario della Grande Guerra, http://www.europeana1914-1918.eu/it. Alla fine del 2013 erano state raccolte più di 60.000 digitalizzazioni di privati cittadini di una dozzina di paesi diversi. Sui progetti partecipativi e la collaborazione del pubblico al completamento delle collezioni vedi anche Raphaëlle Bats, Biblioteche, crisi e partecipazione, «AIB studi», 55 (2015), n. 1, p. 59-70, che alle p. 68-69 scrive: «Questi progetti partecipativi sono notevoli anche perché in grado di mobilitare le persone non più sulla loro capacità di scegliere tra due o tre proposte fatte da esperti, ma nella loro capacità di creare proposte basate sui propri saperi» e che aprendosi alla partecipazione attiva «la biblioteca non promuove socialità, ma la comunità, non un vivere con ma un vivere insieme».

[16] Si vedano a titolo esemplificativo della disciplina dell'economia della conoscenza e delle proprietà ed esternalità della conoscenza: Enzo Rullani, La fabbrica dell'immateriale: produrre valore con la conoscenza. Roma: Carocci, 2004 e Dominique Foray, L'economia della conoscenza. Bologna: Il Mulino, 2000.

[17] Ci avvaliamo della definizione più ampia di ICC che viene espressa in: Commissione sulla creatività e produzione di cultura in Italia (sotto la Presidenza di Walter Santagata), Libro bianco sulla creatività. Roma: Mibac, 2009, http://www.beniculturali.it/mibac/export/UfficioStudi/sito-UfficioStudi/Contenuti/Pubblicazioni/Volumi/Volumi-pubblicati/visualizza_asset.html_1410871104.html. Qui le biblioteche vengono incluse nei settori italiani della cultura materiale (produttori di beni e servizi) finalizzati alla creazione di cultura come input per realizzare un modello di creatività per la qualità sociale, la cui complessa definizione include: partecipazione delle persone alla vita sociale, economica e culturale, miglioramento del benessere individuale e del proprio potenziale progettuale.

[18] Si veda la Regione Emilia-Romagna, Assessorato cultura, sport, Ervet, C/C Cultura&Creatività ricchezza per l'Emilia-Romagna, 2012, http://cultura.regione.emilia-romagna.it/osservatoriospettacolo/studi-e-ricerche/copy_of_Rapporto_CulturaCreativita_19apr2012.pdf.

[19] Biblioteca nacional argentina «Mariano Moreno», http://www.bn.gov.ar/investigadores.

[20] Oltre a performance della stessa Sissi e di altre artiste nella sala sei-settecentesca del Teatro anatomico, si ricordano: Gemine Muse-Vincoli, 5 lavori site specific per l'Archiginnasio, 20 maggio-17 luglio 2010, fra i quali spicca l'esperienza di Virginia Farina, che con Fuori catalogo ha realizzato dieci libri fotografici suddividendo creativamente nelle dieci classi Dewey le sue visioni della biblioteca http://www.archiginnasio.it/html/artisti_farina.htm; la mostra a cura di Gianfranco Maraniello e Anna Manfron, promossa insieme a MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna, nel periodo 19 gennaio-10 febbraio 2013, Giorgio De Chirico e i libri con opere di De Chirico alle quali sono state affiancate edizioni antiche rievocative delle suggestioni antiquarie dell'artista http://www.archiginnasio.it/mostre/dechirico.htm; lo spettacolo teatrale Nuvole. Casa messo in scena in una sala dell'Archiginnasio il 14 marzo 2015, nato dal confronto tra Chiara Guidi e Elena Di Gioia e appositamente creato per il Festival Focus Jelinek, Favole del potere - Elfriede Jelinek nelle biblioteche, http://festivalfocusjelinek.it/nuvole-casa.

[21] La definizione di quell'insieme indissolubile di carte, libri e oggetti raccolti, prodotti e appartenuti a un autore come "archivio culturale" si deve a Luigi Crocetti, Parole introduttive, in: Conservare il Novecento: convegno nazionale, Ferrara, Salone internazionale dell'arte del restauro e della conservazione dei beni culturali e ambientali, 25-26 marzo 2000: atti, a cura di Maurizio Messina e Giuliana Zagra. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2001, p. 23-26: p. 24. L'intervento è stato ripubblicato di recente in: Le biblioteche di Luigi Crocetti: saggi, recensioni, paperoles 1963-2007, a cura di Laura Desideri e Alberto Petrucciani. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2014, p. 508-510.

[22] KEA European affairs, The economy of culture in Europe, 2006, http://ec.europa.eu/culture/library/studies/cultural-economy_en.pdf, p. 305.

[23] Vedi anche lo standard: ISO 16439 cit. al punto 10.4.2.3 Influence on the economics of the surroundings: «[...] Libraries with rare collections or housed in famous buildings can attract tourists and visitors. Unique materials in libraries may cause researchers to stay near the library for some time».

[24] TripAdvisor, http://www.tripadvisor.it.

[25] Il bilancio consuntivo 2014 dell'Istituzione biblioteche del Comune di Bologna vede le entrate proprie (come canoni di concessione d'uso di spazi per eventi, diritti di riproduzione, biglietti e ingressi a offerta libera dei turisti che hanno visitato il Palazzo dell'Archiginnasio e gli scavi archeologici di Sala Borsa) raggiungere la ragguardevole percentuale del 18,5 sul totale delle entrate. Il biglietto d'ingresso, introdotto in Archiginnasio a partire dal mese di febbraio 2014 per la visita al Teatro anatomico al costo di 3 euro, ha generato nel 2014 un introito di 286.566 euro (i visitatori sono stati più di 125.000, con il 76% di biglietti a pagamento e il 24% omaggio): Paola Naldi, Sorpresa, le biblioteche fanno utili, «La Repubblica», 21 aprile 2015, p. I e IV dell'edizione di Bologna.

[26] Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto (MART), http://www.mart.trento.it/sponsorship.

[27] Ad esempio il MART propone alle aziende interessate progetti in partnership per la digitalizzazione di documenti conservati nei fondi speciali archivistici, http://www.mart.trento.it/UploadDocs/1057_PDF_sponsorship_biblio_archivi_pronto.pdf.

[28] A tale proposito nel sito si legge questo invito rivolto ad albergatori e ristoratori: «Aiutarci a sostenere la diffusione di un turismo culturale di alto livello. Il Mart seleziona i migliori alberghi e ristoratori trentini per offrire al proprio pubblico ospitalità e prodotti locali di qualità. Diventare «Partner del Gusto» o «Partner dell'Accoglienza» del museo allarga il bacino di utenza di chi collabora con noi e garantisce la presenza di una clientela già fidelizzata». Segue poi la descrizione dei benefit offerti dal museo in cambio della collaborazione/sponsorizzazione: http://www.mart.trento.it/UploadDocs/1061_PDF_sponsorship_PARTNERGUSTOEACC.pdf.

[29] European Museums in an age of migrations (MeLa), http://www.mela-project.eu/.

[30] L'Osservatorio dei programmi internazionali per le biblioteche e gli archivi (OPIB) si occupa di promuovere programmi internazionali presso biblioteche, archivi, musei e altre istituzioni culturali italiane e favorirne la partecipazione. Il sito web dell'osservatorio illustra i numerosi progetti cooperativi in corso, tra cui il citato MeLa, o già conclusi, http://www.opib.librari.beniculturali.it.

[31] G. Di Domenico, ISO 16439 cit., p. 325-326.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] Aliprandi Damiano [et al.], Il valore della cultura: per una valutazione multidimensionale dei progetti e delle attività culturali. Roma: Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo, 2011, http://www.fitzcarraldo.it/ricerca/pdf/valorecultura_crc.pdf.

[2] Baldacchini Lorenzo, Biblioteche e identità nazionale, «Nuovi annali della Scuola speciale per archivisti e bibliotecari», 26 (2012), p. 323-340.

[3] Baldacchini Lorenzo, Siamo scimmie: possiamo leggere. Riflessioni sul ruolo della biblioteca, «AIB studi», 55 (2015), n. 1, p. 7-14.

[4] Bats Raphaëlle, Biblioteche, crisi e partecipazione, «AIB studi», 55 (2015), n. 1, p. 59-70.

[5] Crocetti Luigi, Le biblioteche di Luigi Crocetti: saggi, recensioni, paperoles 1963-2007, a cura di Laura Desideri e Alberto Petrucciani. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2014.

[6] Dalla Torre Riccardo, Il valore economico della cultura in Europa, «Tafter Journal», marzo-aprile 2009, n. 12, http://www.tafterjournal.it/2009/04/14/il-valore-economico-della-cultura-in-europa.

[7] Di Domenico Giovanni, ISO 16439: un nuovo standard per valutare l'impatto delle biblioteche, «AIB studi», 54 (2014), n. 2-3, p. 325-329.

[8] Di Domenico Giovanni, Note sulla valutazione d'impatto delle biblioteche. In: 9º workshop Qualità e oltre: cosa valgono le biblioteche e i centri di documentazione, Bari: Consiglio regionale della Puglia, Biblioteca multimediale e centro di documentazione Teca del Mediterraneo, 2006, http://teca.consiglio.puglia.it/tdm/documenti/workshop/2006/Didomenico.pdf.

[9] Di Giorgio Sara, Europeana 1914-1918: la Grande Guerra raccontata dalla gente comune, «Digitalia», 1 (2013), p. 157-160.

[10] Dupont Christian, "What's so special about special collections?" Or, assessing the value special collections bring to academic libraries, «Evidence based library and information practice», 8 (2013), n. 2, p. 9-21.

[11] Faggiolani Chiara, La ricerca qualitativa per le biblioteche: verso la biblioteconomia sociale. Milano: Bibliografica, 2012.

[12] Faggiolani Chiara; Galluzzi Anna, La valutazione della biblioteca. In: Biblioteche e biblioteconomia: principi e questioni, a cura di Giovanni Solimine, Paul Gabriele Weston. Roma: Carocci, 2015, p. 175-204.

[13] Foray Dominique, L'economia della conoscenza. Bologna: Il Mulino, 2000.

[14] Goggin Jacqueline, The indirect approach: a study of scholarly users of black and women's organizational records in the Library of Congress manuscript division, «The Midwestern Archivist», 11 (1986), n. 1, p. 57-67.

[15] Huysmans Frank; Oomes Marjolein, Measuring the public library's societal value: a methodological research program. In: 78. IFLA Conference, Helsinki, 2012, http://conference.ifla.org/past-wlic/2012/76-huysmans-en.pdf.

[16] IFLA, Bibliography "impact and outcome of libraries", compiled by Roswitha Poll. Munster: IFLA, 2014, http://www.ifla.org/files/assets/statistics-and-evaluation/publications/bibliography_impact_and_outcome_2014.pdf.

[17] L'impatto delle biblioteche accademiche: un progetto e un seminario, a cura di Giovanni Di Domenico. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2014.

[18] L'impatto delle biblioteche pubbliche: obiettivi, modelli e risultati di un progetto valutativo, a cura di Giovanni Di Domenico. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2012.

[19] International standard ISO 16439: information and documentation: methods and procedures for assessing the impact of libraries. Geneva: ISO, 2014.

[20] KEA European affairs, The economy of culture in Europe, 2006, http://ec.europa.eu/culture/library/studies/cultural-economy_en.pdf.

[21] Moore Nick, Quantificare l'indefinibile: la misurazione del rendimento dei servizi bibliotecari, «Bollettino AIB», 34 (1994), n. 4, p. 401-408.

[22] Naldi Paola, Sorpresa, le biblioteche fanno utili, «La Repubblica», 21 aprile 2015, p. I e IV dell'edizione di Bologna.

[23] Pinna Giovanni, L'immateriale valore economico dei musei. In: Per una nuova museologia, a cura di Giovanni Pinna, Salvatore Sutera, Milano: Icom Italia, 2000, p. 3-6.

[24] Regione Emilia-Romagna, Standard e obiettivi di qualità per biblioteche, archivi storici e musei, 2003, «BUR», 17 aprile 2003, n. 56, http://servizissiir.regione.emilia-romagna.it/deliberegiunta/servlet/AdapterHTTP?action_name=ACTIONRICERCADELIBERE&operation=dettaglioByDatiAdozione&ENTE=1&TIPO_ATTO=DL&ANNO_ADOZIONE=2003&NUM_ADOZIONE=309.

[25] Regione Emilia-Romagna, Assessorato cultura, sport, Ervet, C/C Cultura&Creatività ricchezza per l'Emilia-Romagna, 2012, http://cultura.regione.emilia-romagna.it/osservatoriospettacolo/studi-e-ricerche/copy_of_Rapporto_CulturaCreativita_19apr2012.pdf.

[26] Sanesi Irene; Guidantoni Stefano, Creatività, cultura, creazione di valore. Milano: Franco Angeli, 2011.

[27] Sanesi Irene, Il valore del museo. Milano: Franco Angeli, 2014.

[28] Santagata Walter, Il governo della cultura. Promuovere sviluppo e qualità sociale. Bologna: Il Mulino, 2014.

[29] Solimine Giovanni, La biblioteca: scenari, culture, pratiche di servizio. Roma: Laterza, 2004.

[30] Sundqvist Anneli, The use of records - a literature review, «Archives & social studies: a journal of interdisciplinary research», 1 (2007), n. 1, p. 623-653.

[31] Vakkari Pertti, Models explaining the perceived outcomes of public libraries, «Journal of documentation», 70 (2014), n. 4, p. 640-657, DOI: 10.1108/JD-02-2013-0016.

[32] Ventura Roberto, La governance dopo la qualità? Alla ricerca della rilevanza sociale del servizio bibliotecario. In: 9º workshop Qualità e oltre: cosa valgono le biblioteche e i centri di documentazione, Bari: Consiglio regionale della Puglia, Biblioteca multimediale e centro di documentazione Teca del Mediterraneo, 2006, http://teca.consiglio.puglia.it/tdm/documenti/workshop/2006/Ventura.pdf.

[33] Ventura Roberto, La valutazione economica della biblioteca: dalla legittimazione alla redditività. Il ROI (return on investment). In: 10º workshop: I professionisti della conoscenza: quale futuro? Laboratorio "La misurazione d'impatto delle biblioteche, archivi e centri di documentazione". Bari: Consiglio regionale della Puglia, Biblioteca multimediale e centro di documentazione Teca del Mediterraneo, 2007, http://teca.consiglio.puglia.it/tdm/documenti/workshop/2007/Ventura.pdf.