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La formazione delle raccolte:
bibliotecari, utenti e collezioni tra
nuovi ruoli e principi professionali

di Antonella Trombone

Il bibliotecario: «chi era costui?».
(Virginia Carini Dainotti, 1976)

Lo studio qui presentato segue un diverso e parallelo percorso di analisi che si è reso evidente durante la ricerca svolta per il progetto Verifica della disponibilità delle monografie attraverso i cataloghi delle biblioteche, risultato tra i vincitori del primo bando pubblico emanato da ANVUR nel luglio 20141. Obiettivo del progetto era accertare l'attendibilità dei cataloghi online delle biblioteche come fonti di dati e di informazioni sugli autori e sulle opere per la valutazione delle monografie scientifiche. Le analisi svolte hanno dimostrato che un tale lavoro dovrebbe essere svolto congiuntamente a un'analisi dei modelli di sviluppo delle raccolte adottati dalle biblioteche. Infatti, se l'esame del catalogo riveste un ruolo fondamentale in un'indagine di questo genere, allo stesso modo occorre disporre di informazioni precise sul metodo adottato dalle biblioteche per lo sviluppo e la gestione delle proprie collezioni, almeno per l'intero periodo individuato come campione della ricerca. Nell'ipotesi di una valutazione della possibilità di collegare la definizione del livello scientifico delle monografie alla loro presenza nei cataloghi di biblioteca, è stato necessario analizzare ed esporre sia i metodi di sviluppo delle raccolte che le biblioteche adottano, sia il ruolo e la funzione dei protagonisti di tale attività, al fine di chiarire quale influenza questi elementi abbiano sulla costruzione di una collezione2.
L'ulteriore analisi che si propone in questa sede dedica particolare attenzione allo sviluppo dei principi biblioteconomici e ai diversi protagonisti della formazione delle raccolte, attività che si pone alla base dell'esistenza stessa delle biblioteche.

Principi professionali e strumenti biblioteconomici

La possibilità che una biblioteca adempia ai suoi fini istituzionali poggia essenzialmente sul rispetto di due condizioni fondamentali. 1. Deve rispondere alle esigenze di documenti e informazioni della sua utenza. 2. Deve rendere accessibili documenti e informazioni tramite la mediazione catalografica3.

L'affermazione iniziale del saggio di Madel Crasta del 1991 indica fra i fini istituzionali di una biblioteca la costruzione di una raccolta congrua rispetto ai bisogni informativi dei suoi potenziali utilizzatori e la predisposizione di un adeguato sistema catalografico e di ricerca che funga da raccordo tra le collezioni. Dopo la metà degli anni Ottanta l'approfondimento delle tematiche dedicate all'efficacia dei servizi concentra l'attenzione della riflessione biblioteconomica sugli aspetti organizzativi e i problemi gestionali, che vengono considerati fondamentali per l'innovazione della biblioteca. In La costruzione delle raccolte il tema della scelta del libro, dopo un'analisi storica che parte dal Cinquecento, è considerato anche dal punto di vista dell'aspetto gestionale dello sviluppo delle collezioni e introdotto nel contesto socio-economico in cui la biblioteca opera, segnando per questo motivo una proposta di metodo in letteratura4. Tuttavia, riportare l'attenzione sui contenuti delle raccolte e sulla necessità di un'attività di programmazione e di valutazione delle scelte significa anche addentrarsi in un campo della biblioteconomia che non si basa su regole precise ma sulla formulazione di criteri e di regolamenti, su esperienze codificate e buone pratiche, rapportandosi spesso con ambiti scientifici e metodi non propri solo della materia. Infatti, si può parlare di 'empirismo' nella gestione degli acquisti nelle biblioteche italiane nel definire un'attività spesso basata sulla sensibilità culturale di chi ne è responsabile, che ha la funzione di mediatore tra le esigenze dei comitati gestionali, le ristrettezze dei bilanci e, ove possibile, i desiderata degli utenti.
La situazione di sostanziale inadeguatezza della politica biblioteconomica degli acquisti in Italia in quel periodo conduce Madel Crasta a elaborare un quadro di motivazioni, impietoso quanto reale, che indica l'origine del problema nella povertà di risorse dedicate alla crescita dei servizi per la cultura del libro, la lettura e l'informazione nell'Italia post-unitaria. Inoltre, alla carenza di un'attenzione costante da parte della letteratura professionale e della ricerca nei confronti delle problematiche della costruzione delle risorse documentarie si è aggiunta la mancanza di un'adeguata formazione professionale su questo argomento. Negli anni Sessanta del Novecento il numero dei bibliotecari ha avuto una notevole espansione rispetto al passato, ma spesso le carenze formative e la mancanza di filtri d'accesso a tali ruoli hanno contribuito all'esistenza di una professionalità bibliotecaria eterogenea e, talvolta, priva di strumenti di valutazione in questo campo, compresi quelli in possesso dei bibliotecari eruditi del passato5.
Nel Novecento, in Italia, assume particolare importanza per le biblioteche il decennio che inizia con l'esperienza politica del centrosinistra, nel 1962, fino ad arrivare al passaggio alle regioni delle funzioni amministrative in materia di biblioteche, nel 1972. Alcuni cambiamenti sostanziali influenzano anche il mondo della cultura e delle biblioteche in quanto direttamente connessi alla trasformazione culturale e sociale in atto nel Paese6. Nel 1962 viene istituita la scuola media unificata e obbligatoria per tutti che, gradualmente, comporterà la diminuzione del tasso di analfabetismo. Nel 1969 la liberalizzazione dell'accesso all'università completa il quadro dell'ampliamento della frequenza dell'iter formativo, rispondendo così all'espansione della domanda proveniente da una società in una fase di industrializzazione avanzata.
Nel 1972 vengono trasferite alle regioni a statuto ordinario le funzioni amministrative statali in materia di assistenza scolastica, di biblioteche e musei di enti locali, quindi l'attività legislativa regionale dà un forte impulso alla crescita delle biblioteche, ai fondi stanziati e alle assunzioni dei bibliotecari, accentuando nello stesso tempo il divario tra Nord e Sud del Paese in materia di investimenti per i beni culturali e le biblioteche. Tra il 1961 e il 1972 verranno create 1.180 biblioteche locali, contro le 353 dei quindici anni precedenti. Nel periodo successivo, dal 1973 al 1980, molti comuni decideranno di istituire piccole biblioteche locali utilizzando i finanziamenti stanziati dalle nuove amministrazioni regionali7. Questo è il momento in cui si afferma anche in Italia il modello di “biblioteca pubblica” già noto e stabile in molte nazioni europee e in ambito angloamericano, ma non a caso gli investimenti di tipo sociale più rilevante si hanno in realtà ricche e industrializzate: per riportare un solo esempio, la nuova Biblioteca comunale di Milano, collocata nel dopoguerra a Palazzo Sormani, assumerà un ruolo di grande rilievo anche come fulcro del sistema bibliotecario urbano.
Nel piano di sviluppo culturale per il Sud rientra la creazione di strutture bibliotecarie da parte della Cassa per il Mezzogiorno che, a partire dal 1965, finanzia attività a carattere sociale ed educativo attraverso il Formez, Centro di formazione e studi per il Mezzogiorno8.
Nello stesso periodo si verifica un considerevole aumento dell'attività editoriale nazionale - caratterizzata dall'ingente diffusione delle edizioni economiche - sia in termini di titoli pubblicati che di tirature, fatto che dimostra l'esistenza di un mercato ampio cui è destinata tale produzione. La figura di Giulio Einaudi ricopre in quel periodo grande importanza per la ripresa di un dialogo istituzionale tra editoria e biblioteche anche grazie al suo ruolo nell'Associazione italiana editori. La sua convinzione che il mondo dell'editoria dovesse avere un ruolo attivo nello sviluppo della lettura pubblica in Italia trova un momento di sperimentazione nel Comune di Dogliani, in provincia di Cuneo. La biblioteca comunale “Luigi Einaudi”, progettata da Bruno Zevi e inaugurata nel 1963, rappresenta un tentativo unico di applicare dei criteri biblioteconomici organici in materia di acquisti collegati alla produzione editoriale. Nel 1969 il catalogo della biblioteca di Dogliani viene pubblicato dalla casa editrice Einaudi col titolo di Guida alla formazione di una biblioteca pubblica e privata, e diviene un caso unico per la politica degli acquisti in campo nazionale9. La prima edizione della Guida per lo sviluppo delle collezioni delle biblioteche pubbliche si colloca in una sede editoriale fortemente ideologizzata e rivendica su questo tema una maggiore attenzione amministrativa e politica. Per di più il progetto è avallato dallo storico Delio Cantimori che nel commento pubblicato nella Guida si occupa di biblioteche pubbliche. Perciò, il catalogo della biblioteca diventa uno strumento di guida alla lettura e alla formazione delle raccolte di altre biblioteche, intese come centro della vita culturale e associativa di una comunità10.

La Biblioteca di Dogliani [...] e il suo catalogo [...] e le biblioteche dei centri di servizi culturali del Formez sono stati in questi anni gli unici tentativi di applicare una politica di biblioteche coerente con degli obiettivi d'insieme e legate organicamente all'acquisto della produzione editoriale, alla scelta dei libri e al loro contenuto. [...] Il catalogo della biblioteca Guida alla formazione di una biblioteca pubblica e privata [...] rappresenta un'altra tappa significativa nel cammino della politica degli acquisti, soprattutto per l'enunciato di fondo che connetteva il progetto e la scelta di libri a una esplicita rinuncia alla presunta oggettività, fondamento della public library, a favore di un dichiarato indirizzo politico democratico e antifascista11.

Quel che in questo punto Crasta sembra descrivere è una sorta di mecenatismo culturale di un editore privato che concepiva il lavoro dell'editoria per la cultura come servizio pubblico, tanto da arrivare a pubblicare una guida destinata alle istituzioni pubbliche su come costruire una raccolta. La stessa vicenda è definita da Paolo Traniello come un esempio di dirigismo privato nei confronti del pubblico. Tuttavia, malgrado le varie accuse di strumentalizzazione che subì la Guida Einaudi, a parere di Traniello «l'esperienza di Dogliani introduceva anche elementi reali di modernizzazione nel modo di intendere la funzione di promozione culturale della biblioteca pubblica»12, anche perché non si riscontrava nello stesso periodo un interesse e un impegno concreto nello stesso campo da parte della pubblica amministrazione. Negli anni Sessanta uno dei temi che investe il concetto di biblioteca pubblica e che coinvolge sia la figura del bibliotecario che il tema della costruzione di una collezione è la contrapposizione tra biblioteca 'militante' e biblioteca 'imparziale'. Malgrado le varie proposte e rivendicazioni della funzione sociale della biblioteca pubblica in quel periodo, affinché fosse attiva nel cambiamento dei mezzi di conoscenza a disposizione tra le classi sociali, la biblioteca appare prevalentemente funzionale alle classi studentesche, legata ai processi di acculturazione e di istruzione cui si accennava prima, mentre l'aggregazione sociale dei gruppi non studenteschi avviene in altre sedi. Questa caratterizzazione dell'utenza della biblioteca pubblica non è comune solo alla situazione italiana.
In un saggio del 1971 sulla prima edizione della Guida Einaudi, Francesco Barberi ricorda l'utilità della bibliografia e delle proposte bibliografiche ai fini della formazione delle collezioni. Barberi elenca una serie di esempi illustri di cataloghi di raccolte già formate che, resi pubblici, rappresentarono delle proposte per la costruzione di altre biblioteche, cita le guide ad personam, gli indici e gli inventari redatti a vario scopo, le notizie fornite dalle gazzette e dai giornali letterari, a dimostrazione del fatto che questo genere di pubblicazioni non siano affatto una novità. Una delle guide migliori di questo genere è a suo parere I migliori libri italiani consigliati da cento illustri contemporanei (Hoepli, 1892). Un noto esempio novecentesco è il Manuale di letture per le biblioteche, le famiglie e le scuole del sacerdote Giovanni Casati (Milano, Libreria pontificia, 1942-1953)13. Le guide bibliografiche sono sempre più attuali a causa dell'aumento del numero dei libri e dell'offerta editoriale, a maggior ragione per la formazione di una biblioteca pubblica. Al bibliotecario spetterebbero degli approfondimenti critici sulle proposte contenute in tali strumenti, assumendo quindi il ruolo di mediatore tra i consigli ricevuti da specialisti e quelli ricevuti dai lettori.

Il bibliotecario, che ha cessato da molto tempo di essere il leggendario enciclopedico dell'erudizione bibliografica, non ha motivo di rifiutare il primo, economico sussidio di una guida. Scarsità, o piuttosto assenza di specialisti e di validi strumenti ad hoc, affannosità nel quotidiano lavoro hanno talvolta come conseguenza di rendere gli incrementi casuali, gli acquisti sbagliati, fatti in base a criteri che non sono criteri. Il delicatissimo problema riguarda non solo l'indirizzo ma anche la qualità delle accessioni14.

Le critiche ricevute dalla Guida sono doviziosamente commentate nel saggio di Barberi, al quale si rinvia anche per la ricca bibliografia, che esclude che si possa accusare l'opera di persuasione occulta perché è già il suo stesso editore che la definisce come una provocazione. Ed è a questo proposito che Barberi chiarisce, implicitamente, il ruolo sociale dell'editore, che si assume la responsabilità della scelta dei libri, che si impegna come produttore, e a volte suggeritore, di opere inedite e ideatore di grandi opere in collaborazione. In queste attività l'editore esercita la medesima funzione di critica e di selezione che adotta per la compilazione di una guida bibliografica, interpretando anche il mutamento in atto in una società nel momento storico in cui viene redatta. Ogni guida è utile a una biblioteca nella formazione della sua raccolta, al di là di ogni pregiudizio ideologico, nella misura in cui il bibliotecario si impegna a migliorarla e a contestualizzarla, sembra suggerire Barberi, il quale esorta anche a promuovere il ruolo attivo del lettore - l'utente - in questa azione di partecipazione allo sviluppo della biblioteca15.
In occasione del convegno romano sulla lettura pubblica e i sistemi bibliotecari del 1970, Luigi Balsamo cita l'esperienza di Dogliani in relazione alle politiche bibliotecarie degli enti locali italiani negli anni Settanta. Nell'ottica dell'organizzazione di un servizio bibliotecario coerente con la tendenza internazionale alla pianificazione delle biblioteche, che miri all'estensione omogenea del servizio di lettura su tutto il territorio nazionale e a diffondere uniformemente i servizi bibliotecari, l'obiettivo proposto nella relazione di Balsamo è un coordinamento delle iniziative e una divisione dei compiti tra i diversi organi di governo. A parere di Balsamo, la biblioteca di Dogliani, malgrado venga considerata un esempio meritevole, «ha trascurato il concetto strutturale del sistema: nacque biblioteca isolata e [...] non è sfuggita alla condanna tradizionale andando incontro se non all'inaridimento almeno al ristagno dopo il periodo iniziale di entusiasmo»16. Dogliani è indicata come un modello, negativo, di biblioteca di qualità collocata al di fuori del necessario sistema di cooperazione per il finanziamento e i servizi bibliotecari necessari al Paese, quindi destinata al declino17. Balsamo indica, infine, la formazione professionale, la stabilità e la qualificazione dei bibliotecari quali uniche garanzie non solo a livello tecnico ma anche in relazione alla definizione di una corretta etica professionale.
Il tema del ruolo del bibliotecario nella biblioteca pubblica ricorre di frequente nella letteratura degli anni Sessanta e Settanta. Nella pratica del suo lavoro, scrive Virginia Carini Dainotti nel 1976, il bibliotecario dovrà sempre misurarsi con tre avversari, cioè l'autorità da cui dipende, la comunità in cui opera e le proprie tentazioni. Perciò le interferenze nell'organizzazione della biblioteca e nella formazione di una raccolta potrebbero essere politiche o addirittura personali, oppure derivare da pressioni di tipo sociale. Solo l'adesione agli standard professionali può delimitare l'ingerenza dei tre 'avversari' del bibliotecario, in particolar modo per la selezione bibliografica delle raccolte18. Nel 1965 l'Associazione italiana biblioteche aveva emanato gli standard per la biblioteca pubblica in Italia avvalendosi del contributo, tra gli altri, anche di Carini Dainotti: le linee guida affermano che la biblioteca deve assolvere il compito di assistere ciascuno nello sforzo che fa per decidere cosa deve leggere e pensare anche attraverso la scelta dei libri, acquisendo materiale che assicuri la più ampia documentazione sul maggior numero di soggetti e rappresentando tutti i punti di vista19. Nella parte quarta, vengono esposti anche dei requisiti per la scelta dei libri, la costituzione quantitativa del fondo librario di base, gli incrementi e le eliminazioni. A parte i già citati criteri di selezione, la scelta dei libri e dei materiali audiovisivi e «di ogni altro materiale utile alla comunicazione delle idee»20, è definito anche un difficile compito tecnico per assolvere il quale si presuppone il bibliotecario conosca i bisogni della comunità in cui la biblioteca opera, gli avvenimenti della vita pubblica e della vita culturale; deve inoltre essere istruito sugli strumenti bibliografici che servono alla scelta tra i quali, oltre alle bibliografie e ai cataloghi editoriali, sono annoverate le riviste che contengono recensioni. Il compito tecnico del bibliotecario per la scelta del libro è considerato, quindi, anche un compito critico, di discernimento e selezione che non deve essere svolto attraverso il suo giudizio primario, bensì mediato dalla consultazione di letteratura specialistica di riconosciuta qualità. Seguono a questo punto una serie di norme relative alla quantità delle raccolte e alla valutazione della pertinenza numerica dei fondi locali in relazione alla popolazione, basate sul confronto con quelle dell'American Library Association, la Library Association inglese e la FIAB. Le conclusioni sulle dimensioni dei fondi librari promuovono la soluzione gestionale della cooperazione tra piccole biblioteche a vantaggio degli utenti.

Questa è una delle ragioni che consigliano di organizzare il servizio bibliotecario in più larghe unità, o sistemi; infatti, dentro un sistema, diventa possibile acquistare anche quelle opere, generalmente più costose, che in ogni comunità sono ricercate raramente, ma che il sistema può adoperare a beneficio di un maggior numero di comunità21.

Nel suo intervento di presentazione delle linee guida, tenuto al Congresso dell'AIB di Spoleto nel 1964 a nome della Commissione di studio, Carini Dainotti chiarisce quale debba essere il ruolo delle commissioni e dei consigli delle biblioteche nella formazione delle raccolte. Le linee guida raccomandano che la scelta dei libri spetti al bibliotecario «quando questi è tecnicamente preparato»22, invece alla commissione spetta fissare per iscritto i criteri per la scelta attenendosi agli indirizzi generali stabiliti nel documento dell'AIB23.
Nel dibattito biblioteconomico di quel periodo la biblioteca pubblica dei paesi anglosassoni è considerata un modello, una rete di agenzie di informazione che risponde all'esigenza di soddisfare la curiosità intellettuale di un pubblico molto vasto. In un saggio del 1957 su questo tema, Francesco Barberi afferma che la biblioteca pubblica moderna risponde a tre bisogni: cultura, informazione e ricreazione24. Invece, a causa di quello che Barberi definisce un 'metodo italiano' si è determinata una commistione tra biblioteche di conservazione, biblioteche speciali e pubbliche per motivi di economicità. In linea di principio, a suo parere non esiste una netta differenziazione tra lettura e studio, informazione e cultura, perciò è possibile pensare a una convivenza tra studiosi qualificati, lettori e studenti. In termini di collezioni, a maggior ragione a causa di questa forzata convivenza tra pubblici eterogenei, le esigenze del lettore e dello studioso possono essere soddisfatte solo attraverso la cooperazione tra biblioteche, principio che affermeranno anche le linee guida dell'AIB del 1965. La destinazione tipicamente italiana della biblioteca pubblica a utenti con bisogni molto diversi deve far affrontare con razionalità il tema dello sviluppo delle collezioni. Barberi afferma:

Ma oltreché valorizzare i tesori librari che ha ereditato dalle passate generazioni (fondi che sono quelli che sono), la biblioteca pubblica deve tendere al proprio accrescimento secondo criteri razionali e organici: primo e fondamentale appare quello di uno sviluppo in armonia con l'ambiente25.

L'armonia con l'ambiente si ottiene attraverso lo studio della struttura sociale e delle esigenze culturali della comunità che la biblioteca deve servire e si promuove anche sollecitando le richieste e la partecipazione attiva degli utenti, secondo Barberi. Un esempio di contatto diretto con l'ambiente è la cura della sezione locale della biblioteca, spesso l'unico centro esistente per la documentazione della storia e della vita cittadina.
La politica della formazione delle raccolte è strettamente connessa alla definizione delle funzioni della biblioteca pubblica. Uno dei meriti di Carini Dainotti, a parere di Alberto Petrucciani, è stato portare in Italia l'espressione 'biblioteca pubblica' per indicare quelle biblioteche dello Stato e di altri enti che hanno carattere di biblioteca di cultura generale per tutti. Negli anni Sessanta e Settanta in Italia permangono forti resistenze ad accettare questo termine nello stesso significato che ha per bibliotecari e cittadini in altri paesi. Malgrado il fatto che l'Italia sia profondamente cambiata e considerando la destinazione eterogenea degli istituti descritta da Barberi, in quel periodo viene ancora definita 'pubblica' una biblioteca erudita e destinata a un pubblico adulto; la biblioteca popolare, o di pubblica lettura, è quella che fornisce un servizio più ampio26. La vera svolta nel dibattito bibliotecario in quegli anni avvenne all'interno dell'AIB con la pubblicazione degli standard del 1965 «che forse bisognerà definire come il documento più importante che sia stato prodotto dai bibliotecari italiani»27, a testimonianza di un'esperienza di elaborazione professionale che alla fine degli anni Sessanta aveva raggiunto livelli molto alti. Il documento del 1965 ricerca delle linee guida e delle soluzioni concrete sul cui consenso basare un'autonomia professionale garantita da competenza e professionalità, evidenziando la necessità di elaborazione di principi professionali oltre che di strumenti biblioteconomici: la deontologia del bibliotecario.
Tuttavia, le diverse crisi economiche degli anni Sessanta e Settanta incidono negativamente sui finanziamenti alle biblioteche, acuendo il divario tra la crescita della produzione editoriale e la capacità di acquisto di queste istituzioni. In un quadro socio-economico nel quale avrebbe dovuto avere grande rilevanza, la riflessione sulla formazione delle raccolte nelle biblioteche pubbliche non sarà un tema fondante né nella letteratura biblioteconomica, né nella pratica professionale28.

Alla scoperta dell'America

Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna le biblioteche hanno una lunga tradizione nel campo della definizione programmatica della politica degli acquisti e dello sviluppo delle collezioni. In ambito italiano, più che il modello britannico fu quello nordamericano a costituire un esempio a cui ispirarsi. La public library americana ha esercitato un forte fascino sui bibliotecari italiani sia durante il regime fascista sia dopo la Seconda guerra mondiale: si tratta quindi di due fasi fondamentalmente continuative in cui gli Stati Uniti sono stati la meta di missioni e viaggi studio di bibliotecari italiani.
Fu Luigi De Gregori, scrive Giovanni Solimine, che contribuì più di tutti a far conoscere in Italia le biblioteche straniere. Si recò negli Stati Uniti nel 1926 per rappresentare l'Italia al congresso dell'American Library Association e poi nel 1933 per il congresso dell'ALA e per una riunione internazionale della FIAB-IFLA29.

Nel dopoguerra l'influenza americana si fece sentire anche nel settore bibliotecario, come in tanti altri della vita pubblica, sociale e culturale. Tra i miti americani che sbarcarono in Italia, insieme agli aiuti del piano Marshall, c'era anche quello della biblioteca pubblica30.

Nell'ambito di un programma di scambio patrocinato dallo State Department e dall'American Library Association, nel 1956 dieci bibliotecari italiani effettuarono una visita-studio di quattro mesi nelle biblioteche degli Stati Uniti sulle pratiche e le politiche biblioteconomiche nei rispettivi paesi31. Nel suo resoconto Enzo Bottasso scrive che nell'anno della visita le collezioni delle 7.477 public library degli Stati Uniti erano formate da un'ampia tipologia di materiali informativi, compresi gli audiovisivi, ai quali gli utenti avevano un accesso facile e diretto. Tra i vari servizi in estensione Bottasso segnala quello delle biblioteche circolanti, le cui collezioni contengono libri e inoltre film e documentari didattici32. Nelle biblioteche ci sono delle sezioni speciali che si occupano dell'acquisizione del materiale - in genere denominate acquisition, o order, department - un'attività considerata basilare. Della scelta dei libri si occupano i bibliotecari dei subject department, ma la politica degli acquisti dipende dall'orientamento della biblioteca e viene definita nel rispetto dei Post-war standards for public libraries33. Le collezioni delle biblioteche pubbliche devono soddisfare i bisogni di lettura generali e peculiari delle singole comunità, tenendo altresì in considerazione la produzione libraria e il mercato attraverso i cataloghi degli editori e delle librerie34.
Negli anni Settanta l'American Library Association, continuando la sua costante attività normativa, pubblica le proprie linee guida per lo sviluppo delle raccolte. Le Guidelines del 197935 contengono un insieme di elementi per l'analisi dello sviluppo delle collezioni in base agli obiettivi istituzionali, alle aree di interesse della biblioteca e alla tipologia di collezione. Una valutazione affidabile dello sviluppo di una collezione si ottiene usando sia misure qualitative, sia quantitative L'efficacia di una collezione si valuta attraverso il confronto tra il catalogo di una biblioteca e quelli di altre biblioteche prese come riferimento, consultando, per aree di soggetto attinenti, cataloghi di editori e di librerie, bibliografie, recensioni e citazioni. Dunque i modelli che sono indicati come strumenti di controllo e di analisi della corretta formazione di una collezione sono indici, repertori e letteratura secondaria specialistica. Viene consigliato anche l'esame diretto della collezione, da effettuarsi a scaffale, favorito dalla collocazione per classificazione Dewey, che permette di analizzare l'estensione effettiva e la significatività della collezione.
La misura di quanto sia affermata l'abitudine alla valutazione biblioteconomica delle collezioni è data da alcune formulae riportate dalle Guidelines del 1979 e ricavate dalla letteratura biblioteconomica di quel periodo36:

Per la misurazione della raccolta principale delle biblioteche di ricerca accademica: volumi per studente, per facoltà, per corso di laurea, per programma dei corsi avanzati37.
Per l'indice delle risorse della biblioteca: per le biblioteche di ricerca, si misuri il totale dei volumi, i volumi aggiunti ogni anno, il numero dei periodici correnti38.
Per il servizio potenziale della biblioteca pubblica: misurare risorse, popolazione, circolazione, capacità di ricerca39.
Per determinare il tasso annuo adeguato di acquisizione di materiali correnti per le biblioteche universitarie: si misuri il tasso di acquisizione per i corsi di laurea, per gli studenti universitari, per i programmi di ricerca interessati dall'accesso ad altre biblioteche di ricerca40.

In ambito italiano gli obiettivi istituzionali per la formazione delle raccolte sono spesso definiti dai regolamenti delle biblioteche, cioè da documenti che hanno una finalità più amministrativa che biblioteconomica, segnale di quello che Madel Crasta definisce «un modello di diversa matrice culturale». Pertanto, la necessità di ricorrere a uno sforzo programmatico che si basi sull'uso di dati statistici, sull'individuazione dei bisogni dell'utenza e sulla definizione delle priorità rispetto alle decisioni da prendere, adotterà come modello un affermato esempio gestionale e biblioteconomico angloamericano41.

Il primo trattato italiano

Nel panorama italiano il volume monografico di Rinaldo Lunati del 1972 sulla scelta del libro per la formazione delle raccolte è un caso unico in letteratura su questo argomento, preceduto da alcuni saggi, da lui stesso citati e commentati42. Quello che si può certamente considerare un trattato sulla formazione delle raccolte, è definito dal suo autore un'introduzione all'argomento destinata principalmente a bibliotecari all'inizio della professione, i quali non avrebbero altro modo di leggere in italiano un lavoro di tale ampiezza. Lunati, infatti, basa il suo studio prevalentemente su lavori stranieri, difficili da reperire, «poiché in Italia non c'è nessun contributo di una certa ampiezza che possa servire di base per sviluppare l'argomento da un punto di vista nostro»43. La rassegna tra molti importanti contributi in varie lingue ha lo scopo di tracciare una panoramica sulla scelta del libro a partire dalla fine del XIX secolo, nel momento in cui diventa un capitolo della biblioteconomia ormai costituitasi in disciplina44.
Un itinerario storico sulla scelta del libro dimostra un graduale estendersi di criteri che sono dapprima bibliologico-bibliografici - cioè si basano prima sulla scelta degli autori, poi sulla valutazione del valore del libro in sé, dal punto di vista dell'oggetto - e perdurano fino a tutto il XVIII secolo. Nel secolo successivo Peignot col suo Manuel du Bibliophile, pur essendo ancora nella linea bibliologico-bibliografica, propone una scelta che può cominciare a essere definita biblioteconomica45. Il grande numero di libri impone una selezione per le biblioteche che non può essere fatta né solo in base al gusto e alle letture di chi sceglie, né in base alle qualità esteriori del libro. Questi inconvenienti possono essere ovviati soltanto se si procede agli acquisti dopo avere stabilito un piano (ovvero un canone biblioteconomico) da seguire rigorosamente. «Il Peignot pensa, com'era ovvio nel tempo suo, ad una scelta fondata essenzialmente sopra la cultura individuale del bibliotecario [...] subordina le conoscenze bibliografiche a quelle letterarie, di cui quelle non sono che accessorie e secondarie rispetto alla scelta ed esorta a guardarsi dalla bibliomania, passione cieca e mossa per lo più dall'esteriorità»46.
Uno dei lavori del Novecento analizzato da Lunati è quello di McColvin47, un'opera che tenta di portare il tema della scelta su basi teoriche e che ha contribuito all'avvio di altri studi specie in ambito angloamericano. Il valore di una biblioteca è direttamente dipendente dal valore dei libri che la costituiscono e il lavoro tecnico che in essa si compie, per renderla idonea all'uso pubblico, è di poca importanza se non si fonda su una solida e buona scelta del libro. Per questo motivo la scelta deve basarsi su una teoria e una metodologia scientifica, non su princìpi nati dall'esperienza. A fondamento della teoria sta il principio che la biblioteca deve essere costituita in risposta alle richieste o in previsione di esse e che la rappresentatività delle materie di studio deve essere proporzionale alla domanda e non all'argomento.
Oltre a un approfondito esame del manuale di Helen Haines48 - che elabora uno schema organico di organizzazione della scelta - Lunati si sofferma sulle recensioni, genere considerato sempre più uno strumento di supporto al bibliotecario per la scelta del libro. Alla recensione critica, angusta e moralistica, si eÌ sostituita la recensione competente che può essere considerata un ausilio per la scelta del libro. L'interesse biblioteconomico per le recensioni sorge intorno al 1800 e fissa nel tempo il suo carattere di strumento di informazione.
Lunati dedica solo una citazione all'Advis pour dresser une bibliothèque di Gabriel Naudé (1627) all'interno della rassegna bibliografica sui temi della scelta del libro, invece si sofferma a lungo sull'opera - significativamente - in uno dei capitoli finali dedicato ai procedimenti empirici per la scelta, inserendolo tra i trattati biblioteconomici49. Naudé è descritto come una via di mezzo tra un bibliofilo-bibliotecario e un bibliotecario in senso moderno, che ritiene che il metodo e l'ordine da tenere per la formazione di una collezione siano importanti quanto la cultura e la formazione personale del bibliotecario. Se Peignot pensa alla funzione formativa ed educativa del libro, oltre che a quella informativa, per Naudé l'importanza di una raccolta sta nella quantità delle opere che raccoglie, perché anche un libro screditato, col tempo, sarà ricercato da qualcuno.

La vastità della cultura e l'uso pubblico consigliano di raccogliere ogni sorta di libri perché una biblioteca costituita per il pubblico (e ad essa il Naudé pensa costantemente) deve essere universale. Ed essa sarà tale solo se conterrà tutti i principali autori che hanno scritto sui più diversi argomenti delle scienze e delle arti. Niente rende più raccomandabile una biblioteca del fatto che ciascuno vi possa trovare ciò che cerca e che non ha trovato altrove (eterna aspirazione mai soddisfatta)50.

Infine, Lunati traccia in modo pratico un vero e proprio schema esemplificativo delle varie fasi in cui organizzare la scelta del libro. Il primo passaggio è dedicato a stabilire il canone biblioteconomico, cioè il piano complessivo da seguire. Poi segue la fase della caratterizzazione, valutazione e scelta degli strumenti, procedendo dai segnaletici ai culturali e critici; infine serve la formazione di un corpus scelto di periodici che costituisce la fonte di informazione che offre recensioni, rassegne, saggi di primaria importanza.
La scelta viene dunque qualificata rispetto a un determinato quadro culturale e l'utilità della biblioteca è legata agli interessi di chi sceglie e al terreno su cui opera. Nel caso del bibliotecario si parla costantemente della sua cultura e personalità professionale che è interdipendente con quella del tempo in cui egli lavora. Mentre stabilire il valore bibliologico e biblioteconomico del libro spetta al bibliotecario, la decisione sul valore bibliografico, il più arduo da determinare, non può essere presa senza il ricorso a strumenti professionali. A questo compito offre un notevole ausilio la bibliografia.
È difficile sintetizzare la densità di contenuti e il respiro internazionale dell'ottimo libro di Lunati. Gli obiettivi biblioteconomici da lui individuati negli anni Settanta sono fondamentalmente tre: la creazione di un sistema cooperativo di biblioteche utile per il coordinamento degli acquisti; la formazione di cataloghi collettivi locali, nazionali e internazionali per la realizzazione di un adeguato sistema di ricerca di informazione e di localizzazione dei testi; il servizio di prestito locale, esterno e internazionale per rispondere a più vaste esigenze di lettori e studiosi. Obiettivi che hanno trovato corrispondenza nelle scelte biblioteconomiche e politiche legate all'automazione negli anni Novanta.

Dal modello culturale alla gestione biblioteconomica

Dalla fine degli anni Ottanta in Italia si delinea un percorso sistematico di studi teorici e professionali dedicati allo sviluppo e alla gestione delle collezioni basati su principi gestionali e canoni biblioteconomici oltre che bibliografici e culturali. Giovanni Solimine attribuirà la propensione italiana alla gestione culturale degli acquisti all'enorme patrimonio storico posseduto dalle biblioteche italiane:

In molti istituti si è fatto leva sulla “cultura generale”, a volte perfino sull'erudizione o sulla bibliofilia, per gestire la politica di sviluppo delle raccolte, che spesso ha finito con l'essere abbastanza slegata dalle pratiche che quotidianamente venivano adottate per altre attività e servizi51.

Nella prima edizione di Guida alla biblioteconomia Alfredo Serrai definisce la scelta dei libri un'operazione culturale e intellettuale in senso ampio, includendola, però, in un modello di gestione e di sviluppo biblioteconomico.

È un grave errore pensare che gli acquisti siano una operazione che possa avvenire indipendentemente dai metodi adottati per la catalogazione, dalle considerazioni sull'utenza, dal senso e dal destino di una biblioteca come istituzione che offre un certo servizio52.

Appare chiaro come l'analisi si sposti sulle misurazioni delle esigenze della biblioteca e degli utenti in relazione alla selezione degli acquisti, sulla valutazione della vitalità bibliotecaria misurata sull'accrescimento delle collezioni librarie e sul loro grado di utilizzazione, sulla configurazione di un programma collettivo e sistematico di acquisti sia per le monografie che per i periodici. Se l'acquisto è un'operazione culturale, per Serrai esso dovrebbe comunque essere inserito in un modello biblioteconomico gestionale che valuti il suo grado di rispondenza rispetto alle esigenze degli utenti e, di conseguenza, verifichi e aggiorni i profili culturali delle biblioteche. Occorre individuare l'utenza ideale della biblioteca, cioè quella a cui sono destinati in teoria gli acquisti e i servizi della biblioteca, per poi confrontarla con l'utenza reale - della quale va indagata la composizione, le esigenze, il grado di soddisfazione - e infine determinare le differenze tra le due. L'adattamento ragionato della destinazione degli acquisti è un modo per ripensare gli obiettivi della biblioteca tenendo conto anche della sua utenza reale53.
Ogni biblioteca dovrebbe adottare un canone, un modello, biblioteconomico54 per la formazione delle raccolte, che risponda ai suoi obiettivi istituzionali, ai profili dei suoi utenti di riferimento, alla composizione e alle caratteristiche del contesto demografico, economico, sociale e culturale nel quale la biblioteca si colloca. Come si è detto, alla grande attenzione rivolta a questi temi in ambito internazionale55 è corrisposta in passato una minore considerazione da parte della letteratura professionale italiana, poi seguita da un'ampia pubblicazione di studi sul tema della costruzione e della gestione delle raccolte, sul loro svecchiamento e sulla revisione56. Nei primi anni 2000, la gestione delle collezioni intesa come servizio della biblioteca, perciò progettata e valutata in quanto tale, viene posta al centro di alcune ricerche che, in Italia, introducono nella riflessione biblioteconomica il tema del management, della cultura della misurazione dei servizi, dell'analisi dei contesti di riferimento57.

Le dimensioni della collezione

Il valore del patrimonio documentario di una biblioteca è determinato dalle dimensioni, in termini quantitativi, della propria collezione, la quale deve essere valutata anche in termini qualitativi, cioè in merito alla copertura bibliografica e all'aggiornamento delle pubblicazioni che riesce a garantire rispetto alle aree disciplinari cui la biblioteca è dedicata. Per la valutazione numerica della consistenza di un patrimonio librario si adottano una serie di indicatori; la verifica della qualità di una raccolta, invece, richiede delle analisi approfondite volte a valutare sia la sua ricchezza e completezza, sia il suo sviluppo costante e coerente.
Negli anni Novanta l'informatizzazione delle procedure di gestione delle biblioteche coinvolge, oltre ai cataloghi, il sistema degli acquisti ponendo in maggiore evidenza la necessità di documenti programmatici per lo sviluppo delle collezioni, sia nelle biblioteche accademiche che in quelle statali. Infatti, come dimostrano alcuni studi effettuati, le biblioteche condividono il problema della mancanza di una corretta valutazione delle proprie raccolte, anche in merito alle donazioni librarie58.

Nelle biblioteche accademiche il corpo docente ha grande influenza sulla scelta delle pubblicazioni da acquistare. Le esigenze espresse da chi frequenta una biblioteca accademica in genere prediligono argomenti altamente specifici e richiedono pubblicazioni dai contenuti specializzati in un determinato ambito di ricerca. Inoltre, le richieste che provengono da uno stesso settore di ricerca tendono a completare in maniera esaustiva le pubblicazioni per il proprio ambito di interesse. Il compito del bibliotecario in una biblioteca specializzata consiste nel fornire degli strumenti oggettivi di valutazione della raccolta che assicurino uno sviluppo armonico tra i vari settori scientifici e didattici di riferimento, anche se questo non è sempre stato un ruolo semplice da svolgere59.

Nella prima edizione di Guida alla biblioteconomia Alfredo Serrai definisce la scelta dei libri un'operazione culturale e intellettuale in senso ampio, includendola, però, in un modello di gestione e di sviluppo biblioteconomico.

Non si può neppure pensare che in fatto di acquisti il bibliotecario possa essere tra il trust di cervelli un primus inter pares, poiché egli deve ridursi alla supina accettazione dei [suggerimenti] che gli vengono dati. Per non dire che, per effetto delle tendenze non sempre culturali e della intransigenza e della rivalità di certi ambienti accademici, non si può essere sicuri che si proceda veramente in un'atmosfera di rigorosa obiettività scientifica, disinteressata e conforme ai supremi interessi del sapere60.

Con queste parole, nel 1960, Francesco Barberi lamenta il disinteresse del corpo accademico per l'incremento delle biblioteche universitarie centrali e, al contrario, il rapido moltiplicarsi di biblioteche di facoltà e di istituti, il cui accrescimento è spesso deciso senza la collaborazione del bibliotecario, senza un piano organico e senza alcun principio di coordinamento. Il ruolo organico del bibliotecario nelle università italiane e la disciplina che regola la modalità di accesso alla carriera negli atenei sono di recente istituzione; bisogna attendere la fine degli anni Ottanta per la definizione delle prime strutture di coordinamento dei servizi bibliotecari negli atenei, che preludono anche a una nuova autonomia decisionale e gestionale dei bibliotecari61.
Le misurazioni dell'uso della collezione e le conseguenti valutazioni finalizzate al suo sviluppo dipendono, perciò, dalla tipologia della biblioteca. Le analisi basate sull'uso dei documenti possono trovare immediata applicazione per le biblioteche di pubblica lettura; all'interno di biblioteche accademiche, invece, non è la frequenza dell'uso di una pubblicazione che identifica il bisogno dell'utenza. Non bisogna dimenticare che in questo tipo di biblioteche le richieste di acquisto derivano per lo più direttamente dagli utenti (studenti, docenti, studiosi) e che un documento può rivelare il suo valore scientifico anche solo per essere stato richiesto da un esperto di una materia, indipendentemente dalla sua frequenza d'uso. Per una biblioteca specializzata è più adatta una valutazione che entri nel merito delle sue collezioni, cioè che valuti la qualità della raccolta rispetto alle esigenze degli utenti62.
L'indice di circolazione mette in relazione la quantità di materiale posseduto con quella del materiale consultato e dato in prestito ed è un indicatore di uso dei documenti. Può essere calcolato in vari modi: per l'intera raccolta oppure per singole sezioni di documenti, per suddivisioni di soggetto o per materie, selezionando le pubblicazioni in base alla catalogazione semantica e al sistema di classificazione adottati dalla biblioteca. Si tratta di uno strumento di misurazione dell'attività della biblioteca che viene in genere usato per fini gestionali che, nondimeno, può essere affiancato a criteri bibliografici e qualitativi di selezione per gestire lo sviluppo delle collezioni. Calcolare la crescita delle raccolte e ricavarne l'indice di circolazione in una biblioteca oggi significa tener conto sia dello sviluppo fisico che di quello digitale delle raccolte; nello stesso modo, l'incisività e l'uso reale di una collezione deve essere calcolato considerando sia i dati relativi alla fruizione fisica delle pubblicazioni, sia gli accessi elettronici ai documenti63.
La crescita è soprattutto il risultato di un lavoro di selezione dell'offerta informativa costante nel tempo, motivata e comunicata attraverso dei documenti programmatici64. La carta delle collezioni assume un particolare rilievo in caso le biblioteche aderiscano alle sempre più frequenti procedure cooperative di sviluppo coordinato degli acquisti, oggi molto adottate sia su base territoriale che per fini di cooperazione istituzionale65.
Oltre agli indici di valutazione quantitativa, la qualità della collezione può essere assunta come uno degli indici di vitalità di una biblioteca, tenendo conto della copertura bibliografica e dell'aggiornamento delle pubblicazioni che riesce a garantire rispetto alle aree disciplinari cui è dedicata. Se esistono una serie di indicatori che servono per una valutazione numerica della consistenza di un patrimonio librario, la verifica della qualità di una raccolta, invece, richiede delle analisi approfondite volte a valutare sia la sua ricchezza e completezza, sia il modo in cui è avvenuto il suo sviluppo66.

Due noti metodi di valutazione e programmazione dello sviluppo delle collezioni nascono in seno alla biblioteconomia angloamericana. Da un percorso di formalizzazione della politica degli acquisti avviato nel 1979 dall'American Library Association, nel 1983 negli Stati Uniti ha avuto inizio l'esperienza del progetto Conspectus, destinato a un vasto consenso internazionale. Si tratta di un metodo di programmazione dello sviluppo delle collezioni finalizzato a creare delle mappe delle collezioni di ciascuna biblioteca, per poi dar vita a raccolte tra loro complementari67.
Un altro classico metodo di valutazione è la 'griglia di Whittaker', uno strumento che analizza qualitativamente le caratteristiche bibliografiche dei documenti - attraverso elementi quali l'autorevolezza dell'autore e dell'editore, l'organizzazione dei contenuti e le caratteristiche tipografiche del volume - un metodo di analisi delle pubblicazioni che può essere utilizzato in fase di programmazione delle proposte d'acquisto, che è stato applicato anche in Italia68. Si può, quindi, dedurre che sulla chiarezza e sulla condivisione all'interno di un'istituzione di un documento programmatico per lo sviluppo di una collezione si fonda non solo la politica della gestione delle collezioni di una biblioteca, ma anche la trasparenza di tale politica agli occhi dei suoi utenti.

La cooperazione per la gestione e la valutazione

Il tema della cooperazione come modello organizzativo domina la riflessione italiana nel periodo successivo agli anni Duemila, in particolare sui temi della condivisione delle risorse informative elettroniche e degli acquisti consortili delle biblioteche accademiche. Il cambiamento tecnologico, le nuove modalità di diffusione e di fruizione dell'informazione rendono inevitabile una trasformazione della gestione e dei servizi che conduce verso il superamento della biblioteca intesa come entità autosufficiente69.
Lo sviluppo dell'editoria elettronica negli ambienti scientifici che avviene dalla metà degli anni Novanta modifica i comportamenti, i modi di comunicare e le aspettative degli utenti delle biblioteche. Dal punto di vista gestionale, lo sviluppo delle raccolte è dominato dal dibattito che vede contrapposto il tema dell'accesso a quello della proprietà dei documenti e al concetto stesso di biblioteca. I bibliotecari in questo periodo, sono spesso accusati di lavorare prevalentemente per le negoziazioni degli abbonamenti alle risorse elettroniche e, invece, di dedicare minore considerazione alla qualità e alla pluralità dello sviluppo delle collezioni70.
Oltre al problema dei tagli di bilancio e alla tendenza a spostare l'attenzione dall'acquisto di pubblicazioni a stampa a quello di risorse in formato elettronico, le biblioteche accademiche sono accomunate da due ulteriori orientamenti in questo settore: la crescita delle collezioni attuata attraverso la richiesta degli utenti e la digitalizzazione delle raccolte speciali71. Gli utenti della biblioteca accademica ricercano i documenti sempre di più senza intermediari grazie alla diffusione di Internet, che consente agli utenti di accedere direttamente alle informazioni e ai servizi di cui hanno bisogno.
Il modello ibrido delle collezioni delle biblioteche, ove coesistono i materiali a stampa e quelli elettronici, rimane quello prevalente con una chiara, ma non scontata, tendenza alla diminuzione dell'acquisto di risorse a stampa72, come dimostrano le sempre più frequenti indagini sui comportamenti di studio degli utenti, condotte per lo più in ambito accademico, che cominciano a palesare quanto sia stato affrettato dichiarare il declino della manualistica a stampa73. La frequente articolazione di biblioteche accademiche in modelli consortili comporta, in genere, anche nuovi metodi di selezione e acquisto di pubblicazioni elettroniche e a stampa. In questi contesti, il punto nodale degli accordi riguarda la creazione di strutture che acquistano e catalogano in maniera partecipata. In ambito accademico i piani di acquisto condivisi hanno principalmente lo scopo di evitare le duplicazioni e sono attuati attraverso lo strumento dell'approval plan74. Il caso degli acquisti condivisi delle collezioni a stampa è più controverso, perché implica delle valutazioni contabili e logistiche, legate allo spostamento degli utenti sul territorio di riferimento in cui il consorzio opera.
Le pubblicazioni a stampa vengono acquistate in relazione alle possibilità di spesa della biblioteca e dovrebbero teoricamente essere raccordate col resto della raccolta, con una visione d'insieme dell'intero posseduto. In realtà, la scelta dei titoli e la decisione dell'acquisto vengono spesso guidate anche dagli utenti attraverso una proposta denominata patron driven acquisition75, che permette di proporre l'ordine di monografie, a stampa o elettroniche, generalmente attraverso cataloghi online di nuova generazione. In questo contesto, i bibliotecari responsabili per gli acquisti hanno un ruolo sempre più secondario76.

La valutazione dell'utenza

L'osservazione del comportamento degli utenti per le decisioni sull'acquisto dei libri, l'analisi delle ricerche svolte nei cataloghi e il monitoraggio dei prestiti non sono proposte metodologiche nuove. Nell'unico numero di «Rivista delle biblioteche», nel 1947, Enrico Jahier osserva che è impossibile monitorare i comportamenti di ricerca degli utenti perché le ricerche sono svolte da loro direttamente nei cataloghi, senza intermediazione, quindi non è possibile mettere a confronto le opere ricercate dagli utenti con quelle effettivamente possedute dalla biblioteca. Il registro dei desiderata da solo non assolve a questo compito. In compenso il rapporto tra le opere richieste in lettura e i fondi a cui appartengono permette di osservare il livello di vitalità nel tempo delle varie sezioni della collezione. Permette, perciò, di stabilire il valore culturale di una biblioteca77.
Nel volume di Rinaldo Lunati, al di là del riferimento alla funzione dei desiderata, non si riscontra l'individuazione di una precisa funzione dei lettori nella formazione delle raccolte. Il bibliotecario è il protagonista indiscusso della scelta del libro, in quanto organizzatore e mediatore di cultura, ed è suo il compito di individuare un canone biblioteconomico per la scelta. Nella sua monografia del 1989, Carlo Carotti propone una classificazione dell'utenza in tre diverse tipologie, premettendo che tutte sono fattori da valutare nella formazione del patrimonio librario di una biblioteca: l'utenza passiva, l'utenza attiva e la rappresentanza dell'utenza.
Per 'utenza passiva' si intende quella individuata come destinataria del servizio, che però non usufruisce delle potenzialità della biblioteca: in questo caso si verifica un uso limitato delle raccolte e un'esigua presenza di fruitori rilevata rispetto all'offerta documentaria. Tale situazione si può riscontrare perché la raccolta non risponde alle necessità dell'utenza, perché è invecchiata o non è aggiornata, perché le scelte non sono adeguate ai bisogni del pubblico di riferimento; possono esistere dei motivi oggettivi e che limitano l'afflusso del pubblico legati alla posizione e agli orari della biblioteca. In ogni caso, un'elevata utenza passiva esprime, implicitamente, un giudizio negativo, di non adeguatezza, anche sulla collezione di una biblioteca.
Un caso analogo e contrario è quello rappresentato da un'elevata presenza in biblioteca dell'utenza passiva, ovvero di coloro che usano la biblioteca come spazio fisico e luogo di studio dei propri testi. A parte la mancata corrispondenza tra bisogni culturali degli utenti e offerta documentale della biblioteca, in casi come questo riportati alla realtà odierna si potrebbe verificare che una partecipazione attiva degli utenti nella selezione degli acquisti, priva di una adeguata mediazione bibliotecaria, arrivi ad alterare gli obiettivi della collezione di una biblioteca.
L''utenza attiva', invece, è quella presente, che svolge le proprie attività all'interno della biblioteca in sintonia con le sue raccolte, usufruendone a pieno. Dalle analisi dei dati sulla circolazione dei documenti è possibile verificare chi legge e cosa legge, ottenendo una consistente mole di indicatori quantitativi e qualitativi per lo sviluppo delle raccolte. Le proposte d'acquisto dirette dell'utenza - che oggi si definiscano desiderata o patron driven acquisition - devono essere prese in considerazione tenendo presente che, non provenendo sempre da esperti, spesso necessitano di ulteriori valutazioni. Le richieste indirette, cioè quelle deducibili dalle domande rivolte dagli utenti ai bibliotecari, sono perciò da considerarsi alla stregua dei desiderata; inoltre, il monitoraggio dei dati che oggi è permesso dai cataloghi online di nuova generazione consente anche di individuare le opere ricercate direttamente dagli utenti ma non possedute, o accessibili, tramite la biblioteca. Infine, esiste anche una 'rappresentanza dell'utenza' che è quella che partecipa attivamente nei comitati preposti alla gestione di una biblioteca78.
L'applicazione delle nuove tecnologie e di internet alla comunicazione tra utente e biblioteca ha cambiato le modalità di interazione ma non ha modificato i termini essenziali di questo aspetto dello sviluppo delle collezioni. Il riconoscimento del valore della partecipazione dell'utenza allo sviluppo delle raccolte, la possibilità di comunicare in modo diretto i propri desiderata alla biblioteca, oppure indirettamente, attraverso le richieste di informazione rivolte ai bibliotecari e le ricerche in catalogo, non modificano però il valore biblioteconomico della valutazione e della validazione finale delle proposte, che spetta inequivocabilmente alla biblioteca.
Di 'pubblico' di una biblioteca parla, invece, Francesco Barberi nel 1960, che così categorizza le esigenze, spesso contrastanti, alle quali il bibliotecario deve porre attenzione in merito alle decisioni sugli acquisti di una biblioteca:

il rispetto della sua linea di sviluppo e fisionomia attuale; le richieste, esplicite o implicite, dell'ambiente; infine gl'interessi permanenti dell'istituto, cioè del pubblico di domani79.

Si può comprendere quale sia la domanda del pubblico che frequenta la biblioteca attraverso un'indagine sociologica volta a individuare, per prima cosa, da chi esso sia composto e, inoltre, quale sia il raggio d'azione della biblioteca, quali le richieste implicite ed esplicite dell'ambiente. Barberi fa osservare che gli interessi permanenti dell'istituzione, quelli che oggi sono individuati anche come la sua 'missione', potrebbero essere in contrasto con quelli dei suoi lettori effettivi. Questa delicata e sempre attuale questione può trovare soluzione solo individuando la giusta proporzione tra gli acquisti delle pubblicazioni per gli utenti attuali e quelli per il pubblico futuro, tra la scelta di pubblicazioni scientifiche e quella di opere di divulgazione e di narrativa. Il carattere di una biblioteca si può individuare attraverso il genere dei suoi frequentatori: se il pubblico è eterogeneo, ciò significa che la collezione soddisfa correttamente le esigenze di una biblioteca. Pertanto la scelta delle pubblicazioni per l'incremento di una raccolta crea il pubblico di una biblioteca: quindi non esiste un pubblico sbagliato, ma le scelte possono essere inadeguate rispetto all'area disciplinare o all'indirizzo culturale che la biblioteca si è data; possono non essere adeguate al livello dei frequentatori, perché sono troppo divulgative o troppo specializzate per l'indirizzo scelto dalla biblioteca; infine, può essere fatta una scelta errata rispetto al valore scientifico e culturale della stessa pubblicazione, che può essere di per sé di bassa qualità. Per questo motivo la scelta del libro è un'attività di grande responsabilità per il bibliotecario, nel perenne tentativo di bilanciare lo sviluppo della collezione tra la generalità e la specificità, quello che è il maggiore problema biblioteconomico, a parere di Barberi.
La pratica della valutazione dei bisogni e dei comportamenti degli utenti, se svolta in modo sistematico, ha un ruolo determinante anche nella formazione e nella gestione delle collezioni: se in passato esistevano delle difficoltà nella rilevazione dei dati sul comportamento degli utenti, queste oggi possono essere ampiamente superate. Gli utenti sono co-creatori della biblioteca al punto tale che spesso ne modificano il profilo e la destinazione d'uso anche solo scegliendo quale biblioteca frequentare: se questo non è sempre un aspetto positivo, non può essere ignorato o non-valutato80. L'osservazione e la comprensione degli utenti e dei non utenti eÌ sicuramente indispensabile per la valutazione degli obiettivi di una biblioteca, ma le indagini sulla fisionomia dell'utenza in Italia vengono condotte sistematicamente solo dalla metà degli anni Settanta. In quel periodo la categoria degli studenti frequenta le biblioteche decisamente più di tutte le altre componenti sociali, ed è proprio questa tipologia di pubblico che contribuisce a creare il concetto di utenza impropria, cioè «l'uso della biblioteca più come spazio attrezzato che come organizzazione di raccolte con i relativi servizi»81. Il fenomeno dell'utenza impropria è studiato da Chiara Faggiolani nel caso della Biblioteca comunale Augusta di Perugia, quindi di una biblioteca che svolge una funzione aggregativa e socializzante cristallizzata nel tempo, in una città decisamente connotata dalla presenza di studenti universitari82. L'Augusta registra un'elevata frequenza di studenti universitari tanto da essere associata, nelle rilevazioni, più a una biblioteca accademica che a una pubblica. Si tratta di un chiaro fenomeno di utenza impropria, nell'accezione di Traniello, che potrebbe essere interpretato come segnale della presenza di una qualche criticità nelle strutture universitarie, oppure come segnale della presenza di dinamiche sociali proprie di quell'ambiente cittadino specifico. Di certo si tratta della dimostrazione di quanto nella realtà sia composito il concetto di utenza, che non si può elaborare solo in base alla mission istituzionale di una biblioteca. La definizione dell'utenza istituzionale, e di conseguenza quello di utenza impropria, è direttamente collegata all'approfondita conoscenza del contesto di riferimento, che serve a definire la fisionomia della biblioteca stessa. Le indagini svolte per la definizione dei diversi e mutevoli profili di pubblico da soddisfare fanno però riflettere anche sul concetto di 'utenza situazionale', mutuato da studi sul marketing pubblicitario: «le persone sono infinitamente complesse e flessibili e possono compiere scelte continuamente mutevoli, poiché non ci sono valori o bisogni permanenti ma soggetti ad aggiustamenti situazionali»83.
L'applicazione della metodologia dell'analisi qualitativa ai servizi bibliotecari può definire più precisamente i profili della sua utenza istituzionale e di quella situazionale, come è altresì utile lo studio delle forme di gestione di nuovi modelli di biblioteca84. La domanda che bisogna porsi è se la definizione più precisa delle varie tipologie di utenza possa modificare, e in quale modo, la politica degli acquisti e la gestione delle collezioni a stampa e digitali delle biblioteche. Lo stesso quesito si pone, a maggior ragione, in relazione alla gestione dei desiderata, o del patron driven acquisition, che consentono proprio agli utenti un'interazione diretta coi bibliotecari che si occupano degli acquisti.

Compito del bibliotecario - comune alle attività di selezione, mediazione e gestione dei documenti - è innanzi tutto quello di mettere a fuoco il «valore biblioteconomico» di un documento, individuandone le potenzialità in relazione ai fini della biblioteca e alle esigenze del sua pubblico, in relazione alla raccolta complessiva e al tessuto documentario nel quale la biblioteca si colloca, e costruendo su tali basi la fisionomia di una collezione organica e coerente85.

A quanto scrive Giovanni Solimine nel 1999, oggi si potrebbe aggiungere che la complessità del contesto e l'instabilità delle collezioni sono due delle caratteristiche della realtà contemporanea in cui la biblioteca opera. I cambiamenti che si rilevano negli attuali metodi di sviluppo delle collezioni sono collegati a tre principali elementi:
- il ruolo sempre più attivo attribuito agli utenti nello sviluppo delle raccolte;
- la sostanziale trasformazione della natura di queste ultime, ibrida - rispetto al formato dei materiali - e soggetta a un'instabilità bibliografica causata delle continue variazioni dei suoi contenuti digitali;
- la constatazione dell'instabilità dei profili dell'utenza delle biblioteche, un fattore storicamente non nuovo - specie nella situazione italiana - e oggi accresciuto anche dalla presenza degli utenti remoti dei servizi digitali.
L'unica risposta possibile a una tale, evidente, complessità gestionale non può che essere connessa al ruolo e alla professionalità del bibliotecario nel contesto attuale, sulla quale si rinvia alle parole non recenti di Virginia Carini Dainotti.

Quanto ai bibliotecari, primi artefici in questi decenni dell'approfondimento concettuale della natura e delle funzioni della biblioteca, essi si fanno ormai di se stessi un'immagine completamente diversa dall'antica: non più compilatori di schede, ma managers e organizzatori di cultura; non più studiosi di varie discipline e quasi ospiti nelle loro biblioteche, ma studiosi delle «scienze della biblioteca», in funzione del «servizio della biblioteca», ben convinti che alle biblioteche dei tre tipi fondamentali occorrono bibliotecari con tre tipi di specializzazione [...]86.

NOTE

Ultima consultazione siti web: 26 novembre 2017.
L'autrice ringrazia Alberto Petrucciani, Enrico Pio Ardolino, Rosanna De Longis ed Eleonora Lattanzi per le note di lettura e il supporto alla consultazione dei documenti.

[1] Il progetto VerDiMAC eÌ stato se lezionato dall'ANVUR nel 2014 nell'ambito del primo Concorso pubblico di idee di ricerca “Studi e ricerche su metodi e indicatori per la valutazione nelle aree non bibliometriche”, per la linea di ricerca A “Indicatori tratti dai cataloghi digitali”, ed eÌ stato presentato pubblicamente il 17 novembre 2014. Il gruppo di ricerca era cosiÌ composto: Maria Teresa Biagetti (Responsabile scientifico) - Sapienza Università di Roma; Marco Schaerf - Sapienza Università di Roma; Antonella Iacono - Dottore di ricerca, Sapienza Università di Roma, bibliotecaria (Biblioteca civica, Biella); Antonella Trombone - Dottore di ricerca, Sapienza Università di Roma, bibliotecaria (Università della Basilicata, Potenza). Il Rapporto conclusivo del progetto eÌ stato consegnato il 16 febbraio 2016 ed eÌ pubblicato sul sito di ANVUR.

[2] Antonella Trombone, Gestione e sviluppo delle raccolte delle biblioteche: elementi di analisi per l'uso dei cataloghi nelle valutazioni bibliometriche. In: Maria Teresa Biagetti, Valutare la ricerca nelle scienze umane e sociali: potenzialità e limiti della library catalog analysis, con scritti di Antonella Iacono e Antonella Trombone. Milano: Editrice bibliografica, 2017, p. 179-210.

[3] Madel Crasta, La costruzione delle raccolte. In: Lineamenti di biblioteconomia, a cura di Paola Geretto. Roma: La Nuova Italia scientifica, 1991, p. 43.

[4] Un'analisi e una periodizzazione dei metodi e dei temi della letteratura biblioteconomica dal periodo pre-unitario all'attualità è stata svolta da Giovanna Granata, La riflessione scientifica. In: Paolo Traniello, Storia delle biblioteche in Italia: dall'Unità a oggi, con scritti di Giovanna Granata, Claudio Leombroni, Graziano Ruffini. Bologna: Il Mulino, 2002, p. 461-515: p. 508-509.

[5] M. Crasta, La costruzione delle raccolte cit., p. 44-45.

[6] Sulla storia delle biblioteche negli anni Sessanta si veda P. Traniello, Storia delle biblioteche in Italia cit., p. 229-251. Il libro è stato da poco ripubblicato in una nuova edizione rivista e aggiornata: Id., Storia delle biblioteche in Italia: dall'Unità ad oggi, 2a ed. Bologna: Il Mulino, 2014.

[7] Ibidem, p. 234-235.

[8] La legge istitutiva è la n. 717 del 26 giugno 1965.

[9] La Guida ebbe due edizioni, entrambe pubblicate nella Piccola biblioteca Einaudi: Guida alla formazione di una biblioteca pubblica e privata: catalogo sistematico e discografia, con un commento di Delio Cantimori, una lettera di Salvatore Accardo e la documentazione sull'esperienza della Biblioteca civica “Luigi Einaudi” di Dogliani. Torino: Einaudi, 1969; Guida alla formazione di una biblioteca pubblica e privata: catalogo bibliografico e discografia, nuova ed. a cura di Ida Terni, Paolo Terni, Piero Innocenti. Torino: Einaudi, 1981.

[10] Sulla genesi editoriale della seconda edizione della Guida si rinvia a Piero Innocenti, Giulio Einaudi: un ricordo “personale”, «Biblioteche oggi», 17 (1999), n. 9, p. 6-12.

[11] M. Crasta, La costruzione delle raccolte cit., p. 51.

[12] Nel secondo dopoguerra l'impegno sociale di un altro imprenditore, Adriano Olivetti, si concretizzò nell'organizzazione di un sistema complesso ed evoluto di servizi sociali che integrò con le sue stesse imprese. Nel volume L'ordine politico delle comunità dello Stato secondo le leggi dello spirito (Roma, 1946) egli definì il principio della responsabilità sociale dell'impresa e della sua capacità di tradurre in progresso civile i risultati dello sviluppo industriale.

[13] Francesco Barberi, La guida Einaudi. In: Biblioteche in Italia: saggi e conversazioni. Firenze: Giunta regionale toscana - La Nuova Italia, 1981, p. 149-155: p. 149-150; sul Manuale di Casati si rinvia a Gianfranco Crupi, Le «buone letture» 2: Giovanni Casati, «Nuovi annali della Scuola speciale per archivisti e bibliotecari», 28 (2014), p. 51-68: p. 59-61.

[14] F. Barberi, La guida Einaudi cit., p. 152.

[15] Sul rapporto tra gli editori e la biblioteca pubblica si vedano le considerazioni di Virginia Carini Dainotti, La lettura pubblica nel Mezzogiorno, «Bollettino d'informazioni AIB», 6 (1966), n. 2, p. 39-46: p. 39-41.

[16] Luigi Balsamo, Stato e regioni di fronte alla biblioteca pubblica. In: Lettura pubblica e organizzazione dei sistemi bibliotecari: atti del convegno di Roma, 20-23 ottobre 1970. Roma: Fratelli Palombi, 1974, p. 187-198: p. 189.

[17] Si veda anche: Alberto Petrucciani, Professionalità e deontologia del bibliotecario: il contributo di Virginia Carini Dainotti e il dibattito degli anni Sessanta e Settanta. In: Virginia Carini Dainotti e la politica bibliotecaria del secondo dopoguerra, Atti del convegno, Udine, 8-9 novembre 1999, a cura di Angela Nuovo. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2002, p. 21-51; poi in: Id., Libri e libertà: biblioteche e bibliotecari nell'Italia contemporanea. Manziana: Vecchiarelli, 2012, p. 379-407.

[18] Virginia Carini Dainotti, Appunti sull'ideologia della biblioteca pubblica e sulla deontologia del bibliotecario-animatore di cultura. In: Studi di biblioteconomia e storia del libro in onore di Francesco Barberi. Roma: Associazione italiana biblioteche, 1976, p. 147-171: p. 164.

[19] Associazione italiana biblioteche, La biblioteca pubblica in Italia: compiti istituzionali e principi generali di ordinamento e di funzionamento. Roma: Associazione italiana biblioteche, 1965. La commissione che emanò il regolamento fu costituita dal Consiglio direttivo dell'AIB il 10 gennaio del 1963 e ne fecero parte i soci: Luigi Balsamo, Giovanni Bellini, Virginia Carini Dainotti, Antonio Dalla Pozza, Giorgio De Gregori.

[20] Ivi, p. 30.

[21] Ivi, p. 32.

[22] Ivi, p. 54.

[23] XV Congresso dell'AIB, Spoleto, 8-10 maggio 1964, Intervento della dr. V. Carini Dainotti. In: Associazione italiana biblioteche, La biblioteca pubblica in Italia cit., p. 59-66: p. 65; sui rapporti tra Carini Dainotti e l'AIB e sugli standard del 1965 si rinvia anche al saggio di Simonetta Buttò, Metodologia dell'impegno professionale: Virginia Carini Dainotti e l'AIB. In: Virginia Carini Dainotti e la politica bibliotecaria del secondo dopoguerra cit., p. 52-70.

[24] Francesco Barberi, La biblioteca pubblica moderna, «Annali della pubblica istruzione», 3 (1957), p. 169-77; poi in: Id., Biblioteca e bibliotecario. [Bologna]: Cappelli, 1967, p. 83-94.

[25] Ivi, p. 92.

[26] A. Petrucciani, Professionalità e deontologia del bibliotecario cit. La scuola media unificata nel 1962 e, nell'editoria, il lancio degli Oscar Mondadori nel 1965 sono qui indicati come due dei segnali del cambiamento sociale in atto in Italia (p. 35).

[27] Ivi, p. 47.

[28] Ivi, p. 49-51.

[29] Per un ampio resoconto dei viaggi e delle pubblicazioni che ne derivarono, prima della Seconda guerra mondiale, si rinvia a Giovanni Solimine, I bibliotecari italiani alla scoperta dell'America. In: Virginia Carini Dainotti e la politica bibliotecaria del secondo dopoguerra cit., p. 147-169: p. 151-160.

[30] Ivi, p. 160.

[31] I resoconti furono pubblicati nel volume Biblioteche americane. Roma: Palombi, 1958.

[32] Enzo Bottasso era il direttore delle Biblioteche civiche e raccolte storiche del Comune di Torino; il suo saggio è Enzo Bottasso, Lo sviluppo della biblioteca pubblica americana. In: Biblioteche americane cit., p. 37-55.

[33] Committee on Post-war Planning of the American Library Association, Post-war standards for public libraries. Chicago: American Library Association, 1943. Si tratta del primo di una serie di standard che hanno lo scopo di migliorare ed estendere il più possibile i servizi bibliotecari, anche stabilendo delle linee guida per i budget dedicati agli acquisti.

[34] Sauro Pesante, Organizzazione generale e servizi tecnici di una biblioteca pubblica americana. In: Biblioteche americane cit., p. 57-79: p. 64-65.

[35] Guidelines for collection development, David L. Perkins ed. Chicago: American Library Association, 1979.

[36] Ivi, p. 15. Le traduzioni sono dell'autrice.

[37] Verner W. Clapp; Robert T. Jordan, Quantitative criteria for adequacy of academic library collections, «College and research libraries», 26 (1965), n. 5, p. 371-380.

[38] Alan M. Cartter, An assessment of quality in graduate education. Washington, D.C.: American Council on Education, 1966, p. 114-15.

[39] Kenneth E. Beasley, A theoretical framework for public library measurement. In: Research methods in librarianship: measurement and evaluation, edited by Herbert Goldhor. Urbana: Univ. of Illinois Graduate School of the Library Sciences, 1968, p. 2-14.

[40] Melvin J. Voigt, Acquisition rates in university libraries, «College and research libraries» 36 (1975), n. 4, p. 263-271.

[41] Sulla formazione del quadro istituzionale italiano si vedano le edizioni del 2002 e del 2014 di P. Traniello, Storia delle biblioteche in Italia cit.

[42] Rinaldo Lunati, La scelta del libro per la formazione e lo sviluppo delle biblioteche. Firenze: Olschki, 1972; Giannino Ferrari, Il coordinamento di acquisti e di servizi nelle biblioteche della stessa città, «Accademie e biblioteche d'Italia», 5 (1932), n. 3/4, p. 169-174; Maria Ortiz, L'acquisto dei libri nelle biblioteche governative italiane. In: Il secondo Congresso dell'Associazione dei bibliotecari italiani: Modena-Firenze 12-15 giugno 1932. Roma, 1933, p. 71; Francesco Barberi, Problemi della soprintendenza, «Accademie e biblioteche d'Italia», 12 (1938), n. 3/6, p. 296-306; Enrico Jahier, Acquisti centrali e periferici, «Accademie e biblioteche d'Italia», 14 (1939-1940), n. 5/6, p. 414-416.; Id., L'acquisto dei libri, «Rivista delle biblioteche», 1 (1947), n. 1, p. 53-62; Francesco Barberi, La scelta dei libri e l'incremento delle biblioteche, «Accademie e biblioteche d'Italia», 28 (1960), n. 4/6, p. 215-230.

[43] R. Lunati, La scelta del libro per la formazione e lo sviluppo delle biblioteche cit., p. XIII.

[44] Il libro è pubblicato nel 1972 ma occorre ricordare che Lunati nasce nel 1908 e appartiene alla generazione di Barberi: Lunati Rinaldo. In: Dizionario bio-bibliografico dei bibliotecari italiani del XX secolo, a cura di Simonetta Buttò, http://www.aib.it/aib/editoria/dbbi20/lunati.htm; l'opera di Lunati è stata tradotta in inglese: Id., Book selection: principles and procedures, translated by Luciana Marulli, with a foreword by Guy A. Marco. Metuchen, N.J.: Scarecrow Press, 1975.

[45] Gabriel Peignot, Manuel du bibliophile, ou Traité du choix des livres. Dijon: Chez Victor Lagier, 1823.

[46] Ivi, p. 19-20.

[47] Lionel R. McColvin, The theory of book selection for public libraries. London: Grafton, 1925.

[48] Helen E. Haines, Living with books; the art of book selection. New York: Columbia University Press, 1935.

[49] Lunati lo legge in francese, le prime traduzioni italiane sono molto più recenti: Id., Avvertenze per la costituzione di una biblioteca, introduzione, traduzione e note di Vittoria Lacchini. Bologna: Clueb, 1992. Id., Consigli per la formazione di una biblioteca, a cura di Massimo Bray, presentazione di Jacques Revel. Napoli: Liguori, 1992; Id., Istruzioni per allestire una biblioteca, introduzione e traduzione di Alfredo Serrai, con un saggio di Maria Cochetti, a cura di Massimo Gatta. Macerata: Biblohaus, 2012; per l'edizione moderna francese si veda invece: Id., Advis pour dresser une bibliothèque, introduction et notes de Bernard Teyssandier. Paris: Klinkcsieck, 2008. Per un'analisi critica dell'opera si rinvia al fondamentale saggio di Maria Cochetti, Gabriel Naudé, Mercurius philosophorum, «Il bibliotecario», 22 (1989), p. 61-104 e a Ugo Rozzo, L'Advis di Gabriel Naudé e la nascita della biblioteconomia, «La bibliofilia», 97 (1995), n. 1, p. 59-74. Più recentemente, infine: Angela Nuovo, Sulle fonti italiane di Gabriel Naudé. In: Dalla bibliografia alla storia: studi in onore di Ugo Rozzo, a cura di Rudj Gorian. Udine: Forum, 2010, p. 205-215.

[50] R. Lunati, La scelta del libro per la formazione e lo sviluppo delle biblioteche cit., p. 138-157: p. 142.

[51] Si veda l'introduzione di Giovanni Solimine in Mary Bushing; Burns Davis; Nancy Powell, Il metodo Conspectus, traduzione di Gabriella Berardi, revisione di Rossana Morriello, presentazione di Mauro Guerrini, introduzione di Giovanni Solimine. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2008, p. 13.

[52] Alfredo Serrai, Guida alla biblioteconomia. Firenze: Sansoni, 1981, p. 48.

[53] Ivi, p. 36.

[54] Del principio del “canone” scrive R. Lunati, La scelta del libro per la formazione e lo sviluppo delle biblioteche cit., p. 191-195; poi Giovanni Solimine, Riflessione sull'esigenza di un canone biblioteconomico per la gestione delle collezioni, «Accademie e biblioteche d'Italia», 67 (1999), n. 1, p. 5-18.

[55] Philip M. Morse, Library effectiveness: a systems approach. Cambridge, MA: The M.I.T. Press, 1968; George S. Bonn, Evaluation of the collection, «Library trends», 22 (1974), n. 3, p. 265-304; Michael K. Buckland, Book availability and the library user. New York: Pergamon, 1975; Evaluation and scientific management of libraries and information centres, ed. by Frederick W. Lancaster and C. W. Cleverdon. Leyden: Noordhoff, 1977; Frederick W. Lancaster, The measurement and evaluation of library services. Washington: Information Resources Press, 1977; Rosemary R. Du Mont; Paul F. Du Mont, Measuring library effectiveness: a review and an assessment. In: Advances in librarianship, ed. by Michael H. Harris. New York: Academic Press, 1979, vol. 9, p. 103-141; Deborah L. Goodall, Performance measurement: a historical perspective, «Journal of librarianship», 20 (1988), n. 2, p. 128-144; Bertrand Calenge, Les politiques d'acquisition: constituer une collection dans une bibliothèque. Paris: Éditions du Cercle de la librairie, 1994; Collection development: past and future, Maureen Pastine editor. New York-London, The Haworth Press, 1996; Bertrand Calenge, Conduire une politique documentaire. Paris: Éditions du Cercle de la librairie, 1999.

[56] Oltre al saggio citato di M. Crasta (M. Crasta, La costruzione delle raccolte cit): Carlo Carotti, Gli acquisti in biblioteca: formazione e accrescimento del patrimonio documentario. Milano: Editrice bibliografica, 1989; Id., Costruzione e sviluppo delle raccolte. Roma: Associazione italiana biblioteche, 1997; Giovanni Solimine, Le raccolte delle biblioteche. Milano: Editrice bibliografica, 1999; Dal libro alle collezioni: proposta operativa per una gestione consapevole delle raccolte, a cura di Alessandro Agustoni [et al.], revisione di Giovanni Solimine. Milano: Provincia di Milano, 2002; Giambattista Tirelli, Lo svecchiamento e l'analisi delle raccolte: revisione e aggiornamento del patrimonio librario. Brescia: Provincia di Brescia, 2005; Loredana Vaccani, Revisione delle raccolte. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2005; Current issues in collection development: Italian and global perspectives, atti del convegno internazionale sullo sviluppo delle raccolte, Bologna 18 febbraio 2005, a cura di AIB Commissione nazionale biblioteche delle università e della ricerca, IFLA Section on Acquisition and Development Collection, coordinamento e revisione di Rossana Morriello e Pentti Vattulainen. Bologna: Compositori, 2006; Maurizio Vivarelli, La costruzione delle raccolte: teoria e tecniche per lo sviluppo e la gestione delle collezioni. In: Biblioteconomia: principi e questioni, a cura di Giovanni Solimine e Paul G. Weston. Roma: Carocci, 2007, p. 39-59; Stefano Parise, La formazione delle raccolte nelle biblioteche pubbliche. Milano: Editrice bibliografica, 2008; Maurizio Vivarelli, C'è bisogno di collezioni? Teorie, modelli e pratiche per l'organizzazione di spazi documentari connessi e condivisi, «Biblioteche oggi trends», 1 (2015), n. 1, p. 18-29; Id., Formazione, sviluppo, integrazione delle collezioni documentarie. In: Biblioteche e biblioteconomia: principi e questioni, a cura di Giovanni Solimine e Paul G. Weston. Roma: Carocci, 2015, p. 205-227.

[57] Gestire il cambiamento, a cura di Giovanni Solimine. Milano: Editrice bibliografica, 2003, in cui si vedano in particolare i contributi di Giovanni Di Domenico, Pensare, lavorare per progetti (p. 145-235); Anna Galluzzi, La pianificazione dei servizi: analisi, obiettivi, metodi (p. 69-144); Ead.; Modelli e strumenti per la valutazione dell'efficacia (p. 289-385). Giovanni Solimine, La biblioteca: scenari, culture e pratiche di servizio. Roma-Bari: Laterza, 2004. Si rinvia inoltre a: Maurizio Vivarelli, A partire dagli oggetti: per un nuovo realismo delle collezioni in biblioteca. In: Percorsi e luoghi della conoscenza: dialogando con Giovanni Solimine su biblioteche, lettura e società, a cura di Giovanni Di Domenico, Giovanni Paoloni e Alberto Petrucciani. Milano: Editrice bibliografica, 2016, p. 113-125: p. 114-115.

[58] In questo periodo prendono forma alcuni importanti esperimenti di reti di cooperazione territoriale tra biblioteche di pubblica lettura, basati sull'informatizzazione dei servizi e degli acquisti, come quelli lombardi illustrati da Carlo Carotti in Cooperazione e sviluppo delle raccolte, «Biblioteche oggi», 18 (2000), n. 1, p. 16-23.

[59] Si vedano su questo punto i due saggi di Carlo Carotti, Come cambiano gli acquisti nelle biblioteche statali, «Biblioteche oggi», 14 (1996), n. 5, p. 10-15; Id., Come acquistano le biblioteche universitarie, «Biblioteche oggi», 15 (1997), n. 9, p. 14-18. L'analisi anche storica del tema si trova in R. Lunati, La scelta del libro per la formazione e lo sviluppo delle biblioteche cit., p. 90-116: p. 114.

[60] F. Barberi, La scelta dei libri e l'incremento delle biblioteche cit., p. 116.

[61] Si rinvia a: Graziano Ruffini, Le biblioteche delle università italiane. In: P. Traniello, Storia delle biblioteche in Italia: dall'Unità a oggi, 2002 cit., p. 431-460.

[62] Sulle biblioteche pubbliche si veda C. Carotti, Costruzione e sviluppo delle raccolte cit., p. 12; Anna Galluzzi, Evoluzione del sapere e organizzazione delle raccolte: il caso della biblioteca pubblica, «Nuovi annali della Scuola speciale per archivisti e bibliotecari», 22 (2008), p. 227-260; sulle biblioteche accademiche si rinvia a: Laura Corazza, Nuove metodologie per una crescita qualitativa delle collezioni, «Biblioteche oggi», 17 (1999), n. 7, p. 24-31. Tra i modelli di valutazione qualitativa proposti per le biblioteche di ricerca e alternativi alle misurazioni basate sull'uso dei documenti si veda: R. H. Orr, Measuring the goodness of library services: a general framework for considering quantitative measures, «Journal of documentation», 29 (1973), n. 3, p. 315-32; in ambito angloamericano l'ottica manageriale basata sulla riduzione dei costi prevale anche per le biblioteche accademiche: K. Leon Montgomery [et al.], Cost-benefit model of some critical library operations in terms of use of materials: progress report, «Journal of the American Society for Information Science», 27 (1976), n. 1, p. 73-74; Allen Kent [et al.], Use of library materials: the University of Pittsburgh study. New York-Basel: M. Dekker, 1979.

[63] Per un'analisi delle varianti per la costruzione dell'indice di circolazione e delle sue possibili applicazioni in questo campo si rinvia a Giovanni Solimine, Acquistare su misura, «Biblioteche oggi», 14 (1996), n. 5, p. 4-8. Sulla misurazione e valutazione delle raccolte e del loro uso si fa riferimento all'indicatore ISO 11620: 2014, si veda Paolo Bellini; Ivana Rizzi, ISO 11620: stima della Target population. Indicatore B.1.1.1- User satisfaction, «Biblioteche oggi», 19 (2001), n. 1/2, p. 52-68; Chiara Faggiolani; Anna Galluzzi, La valutazione della biblioteca. In: Biblioteche e biblioteconomia cit., p. 175-204.

[64] Temi rilevanti sono anche la revisione e lo scarto del patrimonio, sui quali si veda: Paola Geretto, La gestione delle raccolte. In: Lineamenti di biblioteconomia cit., p. 111-112; Giovanni Solimine, Dalla politica degli acquisti alla gestione delle collezioni. 2, «Biblioteche oggi», 15 (1997), n. 3, p. 34-40.

[65] Richard K. Gardner, Library collections: their origins, selections and development. New York: McGraw-Hill, 1981. Indicazioni analitiche sulla formulazione dei documenti programmatici per lo sviluppo delle collezioni si trovano in Giovanni Solimine, Dalla politica degli acquisti alla gestione delle collezioni. 1, «Biblioteche oggi», 15 (1997), n. 2, p. 51-54. Sui contenuti dei documenti programmatici e sui doni si veda anche G. Solimine, Riflessione sull'esigenza di un canone biblioteconomico per la gestione delle collezioni cit., in particolare p. 15-17; Kay A. Cassell [et al.], Gifts for the collections: guidelines for libraries. The Hague: IFLA, 2008, http://www.ifla.org/files/assets/hq/publications/professional-report/112.pdf. Sul valore politico e biblioteconomico della carta delle collezioni si rinvia a G. Solimine, La biblioteca: scenari, culture e pratiche di servizio cit., p. 75-78. Per i sistemi di biblioteche pubbliche si veda Paola Dubini; Sara De Benedetti, Le politiche d'acquisto dei sistemi bibliotecari lombardi, «Biblioteche oggi», 29 (2011), n. 8, p. 20-29; un esempio di cooperazione tra biblioteche di ricerca è analizzato in Giuseppina Vullo, Ridefinire la cooperazione: indagini qualitative per la rete URBS, «AIB studi», 56 (2016), n. 2, p. 185-203; si rinvia inoltre a Anna Galluzzi, Biblioteche e cooperazione: modelli, strumenti, esperienze in Italia. Milano: Editrice bibliografica, 2004. Si veda inoltre la voce di Rossana Morriello, Sviluppo delle raccolte. In: Biblioteconomia: guida classificata, diretta da Mauro Guerrini. Milano: Editrice bibliografica, 2008, p. 342-351. Per analizzare alcuni casi concreti, cfr. Anna Maria Brandinelli, Carta delle collezioni: l'esperienza della biblioteca Sala Borsa di Bologna. In: Current issues in collection development: Italian and global perspectives cit., p. 31-50; Laura Casagrande; Andreina Masotti, La carta delle collezioni delle biblioteche dell'Università IUAV. In: Current issues in collection development cit., p. 115-136; Luca Rivali; Alberto Bettinazzi, Carta delle collezioni del sistema bibliotecario Brescia Est. Milano: CUSL, 2008; Tiziana Stagi, Quale carta delle collezioni per le biblioteche di universitaÌ?, «Biblioteche oggi», 26 (2008), n. 9, p. 6-15.

[66] Alla presentazione delle metodologie per la valutazione delle raccolte e del loro uso sono dedicate le p. 129-138 del saggio di Giovanni Solimine, Problemi di misurazione e valutazione dell'attività bibliotecaria: dall'analisi di sistema agli indicatori di qualità. In: Il linguaggio della biblioteca: scritti in onore di Diego Maltese, a cura di Mauro Guerrini. Milano: Editrice bibliografica, 1996, p. 118-151.

[67] American Library Association, Guidelines for collection development, edited by David L. Perkins. Chicago: American Library Association, 1979; Collection assessment: a look at the RLG Conspectus, editors Richard J. Wood, Katina Strauch. New York: Haworth Press, 1991; International Federation of Library Associations and Institutions, Guidelines for a collection development policy using the Conspectus model, 2001 https://www.ifla.org/publications/guidelines-for-a-collection-development-policy-using-the-conspectus-model; si veda anche Giovanni Solimine, Dal Nord America è arrivato Conspectus, «Biblioteche oggi», 11 (1993), n. 11, p. 72-75. In ambito italiano, sono stati tradotti i tre testi inglesi di riferimento: Association of Research Libraries, Manuale Conspectus. Roma: Biblioteca nazionale centrale, 1993; International Federation of Library Associations and Institutions, Linee guida per una carta delle collezioni usando il modello Conspectus, traduzione di Gabriella Berardi, a cura della Commissione nazionale biblioteche delle università e della ricerca (CNUR) dell'AIB, 2001, http://www.aib.it/aib/commiss/cnur/iflacons.htm3; M. Bushing; B. Davis; N. Powell, Il metodo Conspectus cit. Alcuni casi di applicazione sono presentati in: L. Corazza, Nuove metodologie per una crescita qualitativa delle collezioni cit. e in Dal libro alle collezioni: proposta operativa per una gestione consapevole delle raccolte cit. Sul progetto di applicazione al caso della BEIC della metodologia Conspectus si veda: Giovanni Di Domenico, Presentazione dell'offerta documentaria e ordinamento delle raccolte nella BEIC, «Bollettino AIB», 43 (2003), n. 1, p. 45-63.

[68] Prende il nome da Kenneth Whittaker, Systematic evaluation: methods and sources for assessing books. London: Clive Bingley, 1982, disponibile anche nell'edizione italiana, Id., Metodi e fonti per la valutazione sistematica dei documenti, edizione italiana a cura di Patrizia Lucchini e Rossana Morriello. Manziana: Vecchiarelli, 2002; lo schema principale della versione italiana con gli elementi specifici per le risorse digitali si trova anche in R. Morriello, Sviluppo delle raccolte cit., p. 345-347.

[69] Cfr. Tommaso Giordano, Consorzi per la condivisione di risorse informative elettroniche, «Biblioteche oggi», 19 (2001), n. 7, p. 16-26, che riporta numerosi riferimenti bibliografici su questo tema; per i dati sui consorzi del Nord America dagli anni Sessanta alla fine degli anni Novanta si rinvia a James J. Kopp, Library consortia and information technology: the past, the present, the promise, «Information technology and libraries», 17 (1998), n. 1, p. 7-12.

[70] Uno studio sulle strategie e sui progetti internazionali di conservazione è quello di Tommaso Giordano, Le collezioni non abitano più qui?, «Biblioteche oggi», 24 (2006), n. 2, p. 90-102; si rinvia anche al resoconto del convegno ICOLC di Vienna del 2012 in: Id., Consorzi e oltre, «Biblioteche oggi», 30 (2012), n. 9, p. 64-68; sui consorzi negli Stati Uniti si rinvia al più recente Valerie Horton; Greg Pronevitz, Library Consortia: models for collaboration and sustainability. Chicago: American Library Association, 2015; una rassegna della letteratura europea mette in luce le conseguenze della diminuzione dei fondi sugli acquisti di pubblicazioni straniere, cfr. Carlo Revelli, Nuove accessioni ieri e oggi, «Biblioteche oggi», 24 (2006), n. 7, p. 51-54.

[71] Si rinvia a Marcia L. Thomas, Disruption and disintermediation: a review of the collection development and management literature, 2009-10, «Library resources and technical service», 56 (2012), 3, p. 183-198. In ambito italiano si veda Rossana Morriello, Sviluppo delle raccolte: passato, presente, futuro prossimo, «Biblioteche oggi», 23 (2005), n. 8, p. 9-18.

[72] Un'analisi storica e biblioteconomica delle collezioni delle biblioteche, dall'età moderna alla biblioteca digitale, si trova in Klaus Kempf, Der Sammlungsgedankeim digitalen Zeitalter: lectio magistralis in Bibliotheksökonomie = L'idea della collezione nell'età digitale: lectio magistralis in Biblioteconomia, Firenze, Università degli studi di Firenze, 5 marzo 2013. Fiesole: Casalini libri, 2013, e nel suo successivo Bibliotheken ohne Bestand? Bestandsaufbau unter digitalen Vorzeichen, «Bibliothek: Forschung und Praxis», 38 (2014), n. 3, p. 365-397; si veda inoltre: Rossana Morriello, La gestione delle raccolte digitali in biblioteca. Milano: Editrice bibliografica, 2008; Roberto Ventura, L'idea di collezione nell'era digitale, «Biblioteche oggi», 31 (2013), n. 3, p. 58-61.

[73] L'ultima pubblicata in Italia è quella di Elena Collina, “Print vs electronic”… scontro o incontro?, «Biblioteche oggi», 35 (2017), n. 5, p. 25-32.

[74] Luca Guerra; Eugenio Pellizzari, Approval Plan in EDI: il futuro delle acquisizioni in biblioteca?, «Bollettino AIB», 41 (2001), n. 1, p. 21-30. Rossana Morriello, Acquisizioni tramite approval plan: outsourcing o nuova opportunità per i bibliotecari?, «Biblioteche oggi», 24 (2006), n. 1, p. 22-31. Klaus Kempf, Progetti di outsourcing e approval plan: 10 anni di esperienza in una grande biblioteca di ricerca: il caso della Bayerische Staatsbibliothek. In: L'approval plan in biblioteca. Fiesole: Casalini libri, 2008; la versione inglese è disponibile sul sito web della Associazione italiana biblioteche, Outsourcing projects and approval plans: ten years of experience in a large research library: a case study of the Bayerische Staatsbibliothek, http://www.aib.it/aib/commiss/cnur/boekempf.htm3. Approval plans: issues and innovations, edited by John H. Sandy. New York-London: Routledge, 2013; Maria Chiara Iorio, The Casalini libri approval plan: origins, contexts and future prospects, «JLIS.it», 6 (2015), n. 1, p. 122-123; Sara Dinotola, L'approval plan per lo sviluppo delle collezioni: principi, applicazioni e prospettive in campo internazionale e nazionale. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2017.

[75] L'espressione si può tradurre con 'acquisto guidato dall'utente'. Si noti la valenza del termine inglese patron, che può indicare un frequentatore abituale, un cliente e anche un finanziatore. Si veda Bob Nardini, Approval plans and patron selection: two infrastructures. In: Patron-driven acquisitions: history and best practices, ed. David A. Swords. Berlin: Walter de Gruyter, 2011; per un'ampia rassegna bibliografica si rinvia a Ann Roll, Both just-in-time and just-in-case: the demand-driven-preferred approval plan, «Library resources and technical services», 60 (2015), n. 1, p. 4-11. Sulle applicazioni del PDA nelle biblioteche accademiche si segnalano alcuni contributi analitici e critici: Lisa Shen [et al.], Headfirst into patron-driven acquisition pool: a comparison of librarian selections versus patron purchases, «Journal of electronic resources librarianship», 23 (2011), n. 1, p. 203-218; Wiliam H. Walters, Patron-driven acquisition and the educational mission of the academic library, «Library resources & technical services», 56 (2012), n. 3, p. 199-213; Rebecca Schroeder, When patrons call the shots: patron-driven acquisition at Brigham Young University, «Collection building», 31 (2012), n. 1, p. 11-14; David C. Tyler [et al.], Patron-driven acquisition and circulation at an academic library: interaction effects and circulation performance of print books acquired via librarians' orders, approval plans, and patrons' interlibrary loan requests, «Collection management», 38 (2013), n. 1, p. 3-32. Si rinvia inoltre a M. Vivarelli, Formazione, sviluppo, integrazione delle collezioni documentarie cit.

[76] Per un'analisi dei dati ricavabili dalle interazioni tra gli utenti e il catalogo mi permetto di rinviare a Antonella Trombone, La gestione del catalogo partecipato: il ruolo dei bibliotecari nelle dinamiche d'interazione tra dati e utenti. In: Relazioni del Convegno Stelline 2016: bibliotecari al tempo di Google: profili, competenze, formazione. Milano: Editrice bibliografica, 2016, p. 81-86, postprint pubblicato su Academia.edu. Un'analisi specificamente dedicata ai documenti programmatici di lavoro e alle procedure automatizzate di selezione e acquisizione si trova in: Ead., Gestione e sviluppo delle raccolte delle biblioteche: elementi di analisi per l'uso dei cataloghi nelle valutazioni bibliometriche cit., p. 194-210.

[77] Enrico Jahier, L'acquisto dei libri, «Rivista delle biblioteche», 1 (1947), n. 1, p. 55-62.

[78] Una classificazione delle tipologie di utenti si trova in C. Carotti, Gli acquisti in biblioteca cit., p. 28-31.

[79] F. Barberi, La scelta dei libri e l'incremento delle biblioteche cit., p. 110.

[80] La regola del 'voto con i piedi' (o modello economico di Tiebout) è citata di frequente nella valutazione scolastica e universitaria. Il cittadino insoddisfatto della politica adottata da una certa istituzione locale può dimostrare il proprio disaccordo, cioè le proprie preferenze, spostandosi altrove. Segnalo inoltre le analisi sulla valutazione d'impatto e i dati contenuti in un recente contributo di Giovanni Di Domenico, Funzione sociale e valore delle biblioteche pubbliche, «Biblioteche oggi», 35 (2017), n. 5, p. 6-17.

[81] P. Traniello, Storia delle biblioteche in Italia: dall'Unità ad oggi, 2002 cit., p. 330-335: p. 332.

[82] Chiara Faggiolani, Posizionamento e missione della biblioteca: un'indagine su quattro biblioteche del Sistema bibliotecario comunale di Perugia, presentazione di Alberto Petrucciani. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2013, p. 231. Al libro si rinvia per lo studio sull'Augusta e sulle biblioteche di Perugia.

[83] Ivi, p. 230.

[84] A tale scopo può essere utile lo studio del caso delle dual use o joint use libraries, per cui si rinvia ad Anna Galluzzi, Biblioteche per la città: nuove prospettive di un servizio pubblico. Roma: Carocci, 2009. Sull'analisi quantitativa si rinvia a Chiara Faggiolani, La ricerca qualitativa per le biblioteche: verso la biblioteconomia sociale. Milano: Editrice bibliografica, 2012.

[85] G. Solimine, Le raccolte delle biblioteche cit., p. 229-230. Si rinvia anche a Giovanni Di Domenico, La biblioteconomia di Giovanni Solimine. In: Percorsi e luoghi della conoscenza cit., p. 11-29.

[86] V. Carini Dainotti, Appunti sull'ideologia della biblioteca pubblica e sulla deontologia del bibliotecario-animatore di cultura cit., p. 148.