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La convergenza al digitale degli istituti culturali:
riflessioni a margine di
Progressi dell'informazione e progresso delle conoscenze

di Valeria Lo Castro

Sono passati ormai quasi vent'anni (1999) da quando Tim Berners-Lee, l'inventore del Word wide web ha introdotto il concetto di semantic web, considerato un'estensione del web tradizionale ipertestuale, nel quale all'informazione viene aggiunto uno strato semantico, al fine di migliorare la cooperazione tra uomini e macchine.
La prima fase di sviluppo riferibile al periodo che va dal 1999 al 2006, caratterizzata da un approccio top-down, era fondamentalmente basata sulla costruzione di un modello di conoscenza universale in grado di esprimere i concetti e le relative relazioni, da cui poi creare metadati specifici. Questo approccio aveva il limite nella difficoltà di poter raggiungere uno standard ontologico riconosciuto universalmente a discapito della natura inevitabilmente mutevole e in costante evoluzione del web.
La seconda fase verrà inaugurata nel 2006 dallo stesso Tim Berners Lee, il quale, con un articolo a più mani (con Nigel Shadbolt e Wendy Hall) significativamente intitolato The semantic web revisited1, ribalta l'approccio top-down, caratterizzante la prima fase di sviluppo del web semantico, in favore di un approccio bottom-up, che si fonda sullo sviluppo delle ontologie in maniera collaborativa attraverso l'aiuto delle comunità di pratica.
Questo approccio verrà ulteriormente ampliato e rafforzato in un famoso TED Talk del 20092 in cui, per la prima volta, Tim Berners-Lee introduce il concetto di linked data, come nuova tecnologia per la pubblicazione e il collegamento di dati strutturati e per la costruzione del semantic web. I linked data ereditano la stessa visione del web semantico, ma rappresentano un modo di strutturare i dati che si manifesta più flessibile e più confacente alle caratteristiche del web. L'utilizzo di protocolli e formati aperti, che garantisce l'interoperabilità tra le macchine, è solo uno degli aspetti di un discorso più globale che investe l'adozione di licenze e di policy aperte dal punto di vista legale del diritto d'autore, e fa parte di un quadro più ampio di adesione alla filosofia open, ovvero massima apertura tecnologica, legale, ideale. L'adesione a tali principi si salda con quello che è stato il principio originario alla base dell'invenzione del web da parte di Tim Berners-Lee: esso è uno strumento globale 'aperto' di condivisione di informazioni e collaborazione sia fra uomini che fra macchine3.
Roberto Raieli, nel contributo che apre la prima sezione del libro in oggetto, da lui anche curato, ripercorre questa storia, sottolineando quanto sia importante non soltanto dotarsi di adeguati strumenti tecnologici, ma anche non tradire gli obiettivi e la filosofia sui quali era nato il web, che attraverso la condivisione di conoscenza puntava al progresso e a un maggiore benessere e livellamento sociale, nonché all'eliminazione delle barriere nell'accesso alle informazioni4.
Progressi dell'informazione e progresso delle conoscenze: granularità, interoperabilità e integrazione dei dati è, dunque, il titolo del libro curato da Roberto Raieli, ispirato al Convegno AIB CILW 2016, intitolato “La rinascita delle risorse dell'informazione. Granularità, interoperabilità e integrazione dei dati”, che si è tenuto a Roma il 21 ottobre 2016 presso la Biblioteca nazionale centrale, organizzato dal Gruppo di studio AIB Catalogazione, indicizzazione, linked open data e web semantico5, dalla Sezione AIB Lazio e dalla Biblioteca nazionale centrale di Roma, che chiude, tra le altre cose, il ciclo del gruppo di studio AIB-CILW, consolida il lavoro fatto nel triennio 2015-2017 e prova a dare spunti per il lavoro da fare in futuro.

Le attività del Gruppo di studio hanno ruotato intorno alla dichiarata mission dello studio teorico e tecnico per lo sviluppo dei principi e delle metodologie dell'informazione collegate alle nuove tecnologie nell'ambito delle istituzioni culturali (GLAM, MAB, LAMMS), e al consolidamento della comunità degli studiosi al fine di immaginare positive ricadute sul welfare e sulle necessità culturali delle persone. Questo libro rappresenta l'ultimo di una serie di attività del Gruppo orientate in questo senso. Il taglio specifico e peculiare è sull'azione degli istituti culturali in un contesto tecnologico in continua evoluzione e sulla reale possibilità che questi ultimi (di fronte a, e nonostante, una sempre minore disponibilità di finanziamenti) possano «convergere al digitale»6, ovvero possano affrontare insieme, a prescindere dalla differente appartenenza istituzionale, gli stessi problemi relativi alla gestione e mediazione delle 'risorse della conoscenza', utilizzando gli strumenti che i linked open data (LOD) e il semantic web mettono a disposizione.
Per raggiungere questo obiettivo è necessario conoscere lo stato dell'arte dei progetti MAB e GLAM da un lato, dall'altro verificare se esistono le condizioni storiche, teoriche e pratiche per ripensare le strategie dell'informazione.
Nella premessa, il curatore chiarisce che non si tratta di una mera pubblicazione di atti che ripropongono le relazioni discusse durante il convegno, ma di scritti rielaborati dagli autori, a partire da quelle relazioni, e aggiornati anche sulla base degli spunti e dello scambio di informazioni e pareri emersi durante il convegno, che hanno coinvolto sia i relatori che il pubblico presente. Non tutte le relazioni discusse al convegno sono presenti nel libro, alcune di quelle presenti sono frutto di una rielaborazione completa e presentano autori aggiunti e in parte argomentazioni diverse, altri capitoli sono stati scritti dai membri del gruppo AIB CILW7.
Il libro è articolato in due parti: una prima parte, intitolata Dai cataloghi alla navigazione semantica: storia, teoria e pratica delle strade condivise, orientata prevalentemente alla riflessione teorica.
La seconda parte del volume, Linked open data e semantic web: progetti ed esperienze di convergenza, che riprende orientativamente la terza parte del convegno, mira a presentare esperienze e progetti concreti, diversi tra loro per obiettivi e soggetti coinvolti.
In Italia si è cominciato a parlare di linked data, e in particolare dell'utilizzo di linked data per strutturare i dati delle biblioteche (library linked data) e più in generale delle istituzioni culturali inserite nel circuito GLAM, MAB, LAMMS, a partire dal convegno internazionale “Global interoperability and linked data in libraries”, che si è tenuto a Firenze nel 20128. Questo convegno ha visto la partecipazione di numerosi studiosi, impegnati in alcuni casi a portare un contributo di natura teorica alla sistematizzazione del pensiero sui library linked data, in altri a rappresentare alcune tra le più prestigiose istituzioni culturali mondiali e a presentare i risultati dei primi progetti concreti avviati da queste ultime.

Alcuni di questi progetti (nella loro evoluzione fino a oggi) sono presentati nel libro Progressi dell'informazione e progresso delle conoscenze e in particolare nel saggio di Mauro Guerrini e Carlotta Vivacqua, Linked data nei progetti delle biblioteche europee, che offre una panoramica sullo stato dell'arte dei progetti in linked open data di quattro grandi biblioteche europee: il progetto francese della Bibliothèque national de France, un portale enciclopedico che raccoglie i dati provenienti da diversi silos (dai cataloghi che fanno capo alla Bibliothèque national fino alla biblioteca digitale Gallica, al collegamento ad altri soggetti esterni come VIAF e Wikidata); quello omologo della Biblioteca nazionale spagnola Datos.bne.es; il progetto di conversione e pubblicazione in LOD dei record bibliografici e d'autorità dei cataloghi tedeschi gestiti dalla Deutsche Nationalbibliothek; e quello della British Library, che pubblica una parte della Bibliografia nazionale in LOD. Dall'analisi di questi progetti di carattere strettamente biblioteconomico emerge l'importanza di riferirsi a una serie di schemi concettuali e di modelli come FRBR, RDA e BIBFRAME.
Nel convegno fiorentino sono emersi alcuni topics che saranno poi motivo e oggetto di riflessione nella comunità bibliotecaria negli anni a venire e saranno indagati anche nel libro di cui ora ci stiamo occupando. Un dato che emerge, e che è emerso fin da principio, è la consolidata tradizione delle biblioteche nella produzione di dati strutturati e di alta qualità da un lato, dall'altro l'invito a spingere nella direzione di una maggiore cooperazione nel contesto del web. Per questo motivo a più riprese nel libro curato da Roberto Raieli viene sottolineata l'importanza della costruzione di authority file di qualità, l'adesione a modelli concettuali quali FRBR, l'utilizzo di schemi come BIBFRAME e altri schemi non strettamente biblioteconomici attraverso operazioni di mapping.
Nel libro ci sono due contributi importanti che riguardano gli authority file: quello di Paul Gabriele Weston e Camilla Fusetti, Le risorse bibliografiche verso il web semantico, si concentra sulla necessità che biblioteche, archivi e musei mettano a punto strumenti in grado di produrre metadati della migliore qualità possibile: in questo senso gli authority file, utilizzati per identificare univocamente le entità e le loro proprietà sono essenziali. Anche Klaus Kempf, con il saggio Oltre il catalogo: creazione di metadati standard e linked open data nel mondo delle biblioteche, affronta il tema degli authority file (considerato già centrale al convegno di Firenze e oggetto di interesse sempre crescente) e dello sviluppo di questi ultimi nei progetti delle biblioteche tedesche.
L'intervento di Maria Teresa Biagetti, Interoperabilità semantica tra fonti eterogenee del patrimonio culturale: ontologia e linked open data, basato sulla questione dell'interoperabilità semantica tra le collezioni digitali gestite da istituti culturali nell'ambito GLAM e MAB, e sull'efficacia dell'ontologia CIDOC-CRM quale strumento riconosciuto a livello internazionale per lo scambio e l'integrazione delle descrizioni e delle informazioni tra fonti eterogenee, si riallaccia a una delle questioni fondanti del semantic web, ovvero quella dell'interoperabilità semantica attraverso l'uso di ontologie, di grandi domini di pensiero.
Laura Crociani ed Elisabetta Viti (Nuovo soggettario e WebDewey italiana) presentano l'incremento del progetto di mapping (iniziato già da diversi anni) tra Nuovo soggettario e WebDewey italiana della Biblioteca nazionale centrale di Firenze.

Anche BIBFRAME viene a più riprese indagato in diversi saggi presenti nel libro. BIBFRAME è lo schema di metadati sviluppato dalla Library of Congress, che riprende il modello concettuale di FRBR, uno schema che nel corso degli anni ha trovato sempre più spazio e utilizzo nel mondo delle biblioteche. BIBFRAME è, ad esempio, il modello di dati utilizzato nel progetto SHARECat che viene presentato in questo libro con un contributo di Loredana Cerrone e Patrizia De Martino (Biblioteche accademiche: linked open data e integrazione nel web con SHARE catalogue). SHARECat è parte del più vasto Progetto SHARE9, e riguarda l'esposizione in LOD dei cataloghi delle varie università coinvolte, sulla falsariga del progetto francese data.bnf.fr per la costruzione di un portale enciclopedico.
Nella letteratura biblioteconomica italiana è stata Antonella Trombone, nel 2015, ad analizzare in dettaglio questo tipo di modello (seguita poi da altri contributi sul tema) con un articolo apparso su AIB studi dal titolo Il progetto BIBFRAME della Library of Congress: come stanno cambiando i modelli strutturali e comunicativi dei dati bibliografici10.
Su BIBFRAME si è tenuto a Fiesole (Firenze), dal 17 al 19 settembre di quest'anno, un convegno internazionale organizzato da Casalini, l'“European Bibframe Workshop”11, in cui più di cinquanta tra bibliotecari e studiosi provenienti da ogni parte del mondo sono stati chiamati a fare il punto della situazione, a presentare i progetti a cui si sta lavorando nelle proprie istituzioni di riferimento. Segnalo in particolare la presentazione a cura di Tiziana Possemato del progetto SHARE VED Project12, che vede coinvolte alcune tra le maggiori istituzioni americane e che ricalca il progetto SHARE di cui si è parlato poco sopra. Dal convegno di Fiesole è emerso che oltre a BIBFRAME, un altro modello molto utilizzato è Schema.org, un markup di dati strutturati sviluppato da Google, Yahoo! e Microsoft insieme. Significativamente questi due modelli, provenienti da ambienti diversi, sono sperimentati e spesso integrati insieme, a ulteriore testimonianza della necessità di cooperare a livelli multipli.
Ritornando al primo convegno fiorentino del 2012, esso è stato anticipato dalla pubblicazione su Biblioteche oggi del primo articolo sul tema a cura di Mauro Guerrini e Tiziana Possemato, Linked data: un nuovo alfabeto del web semantico13, e seguito dalla pubblicazione di un numero sempre crescente di articoli, discussioni in contesti più o meno formali, nonché dai primi contributi monografici come quello di Antonella Iacono Linked data14. Quest'ultima porta il suo contributo anche al volume CILW con il saggio Utenti, cataloghi e linked data: interfacce e nuove funzioni dell'utente nel web, in cui sposta l'attenzione sulle risorse attraverso l'analisi della potenzialità delle interfacce di ricerca basate sui LOD che potranno spingersi più avanti verso la «costruzione di senso».
Anche il 2014 è stato un anno molto proficuo per lo sviluppo degli studi sul tema dei linked data in Italia. A febbraio è stato organizzato a Roma un convegno internazionale dal titolo “Faster, smarter and richer”15, con un taglio eminentemente biblioteconomico in cui, nell'ambito più generale della catalogazione, si è discusso anche di library linked data. Sempre nello stesso anno il W3C, l'organizzazione non governativa fondata da Tim Berners-Lee per lo sviluppo di standard per il web, ha organizzato un convegno in collaborazione con il CNR di Roma dal titolo “Linked data: where are we?”16, nel quale sono stati presentati progetti molto variegati di diverse istituzioni culturali.
Sempre nello stesso anno sono apparsi alcuni contributi che hanno cominciato a problematizzare l'utilizzo dei linked data: segnalo in tal proposito quello di Alberto Salarelli, Sul perché, anche nel mondo dei linked data, non possiamo rinunciare al concetto di documento17, nel quale si comincia a delineare quanto sia importante non perdere il contesto di riferimento dei dati a vantaggio di una migliore integrazione dei dati stessi nel web. Questa criticità sarà ben presente agli occhi degli studiosi che si cimenteranno negli anni successivi con questi temi e nella costruzione di collezioni digitali basate sui linked data.

Tale questione viene affrontata anche da Giovanni Michetti in Linked data nel dominio archivistico: rischi e opportunità. Questo saggio ha il merito di portare all'interno della discussione anche l'esperienza del mondo degli archivi, sottolineando quello che è stato sempre uno degli aspetti più controversi e maggiormente critici (richiamato più volte negli anni nei contributi biblioteconomici sul tema, ma più volte evocato anche qui): il rischio cioè che l'estrema granularità dell'informazione porti con sé una perdita di contesto, ovvero una perdita della visione d'insieme.
Nel 2015 un altro lavoro monografico a cura di Mauro Guerrini e Tiziana Possemato rappresenta un importante contributo di analisi e riflessione storica, teorica, tecnica e funzionale al fine di delineare modalità e strategie di integrazione di fonti informative eterogenee in un'unica piattaforma di ricerca. Guerrini e Possemato declinano il paradigma dell'apertura dei saperi e della scienza agli oggetti e alle istituzioni culturali18.
Accanto alle riflessioni di natura teorica, sfociate in articoli, monografie, atti di convegni eccetera, nel corso degli anni si sono moltiplicati i progetti pratici: è impossibile in questa sede tenere traccia di tutti i progetti, segnaliamo tra i primi quelli dell'esposizione in linked data dei dati del Senato e della Camera dei deputati, il progetto SHARECat e altri progetti segnalati all'interno del volume curato Roberto Raieli.
Progressi dell'informazione e progresso delle conoscenze ha il merito di dare una prima sistemazione organica di quello che è stato finora detto e scritto sui LOD in ambito GLAM e MAB, grazie all'ampiezza e alla varietà dei contributi e a una ricca bibliografia presente in appendice al volume (Pillole di LOD, a cura del Gruppo di lavoro AIB Piemonte sull'integrazione e innovazione dei servizi bibliotecari – Sottogruppo LOD).
Il volume, però, oltre a delineare lo stato dell'arte dello studio e dei progetti in linked data degli istituti culturali, prova a indicare e a identificare alcune linee di sviluppo particolarmente interessanti in prospettiva futura: ormai lo studio sui linked open data può considerarsi maturo per quanto concerne il lato back office, ma ancora c'è molto da lavorare e da riflettere per quanto riguarda il lato front office. Il tema della visualizzazione dei dati, lo sviluppo di interfacce di ricerca più semplici per gli utenti e allo stesso tempo più complesse per il lavoro delle macchine, la messa a punto di strumenti di recupero dell'informazione più efficaci e in generale il miglioramento continuo dei servizi all'utenza sono solo alcuni degli aspetti ancora da approfondire.

Il saggio di Maurizio Vivarelli (Vedere le informazioni: dati, persone, mediazione documentaria), che sottolinea la rilevanza dell'indagine e dello studio sugli aspetti visivi nella rappresentazione e nella comunicazione dei contenuti informativi del dato, si inserisce nel solco degli studi sulla visualizzazione dei dati; in questo filone si inserisce anche un recente volume di Antonella Trombone, Principi di catalogazione e rappresentazione delle entità bibliografiche19.
Il lato del miglioramento dei servizi all'utenza viene affrontato nel libro in oggetto da Elena Corradini, in I linked open data e i servizi di reference nel mondo digitale, con un taglio sul comportamento degli utenti alla ricerca di informazioni in rete e il ruolo che le biblioteche e i bibliotecari sono chiamati a reinventare per garantire e migliorare i servizi offerti. La sfida principale, secondo l'autrice, consiste nell'uscire dalle biblioteche fisiche e virtuali per confrontarsi col mondo del web nella sua totalità: un tema questo ripreso più volte nella letteratura biblioteconomica degli ultimi anni, laddove si parla di embedded librarian, di un bibliotecario sganciato dal proprio contesto di appartenenza ma anche di risorse che devono uscire dai propri silos di riferimento.
Chiude il libro, significativamente, il contributo di Luca Martinelli, Wikidata: la soluzione wikimediana ai linked open data, in cui viene presentato in maniera organica il più giovane dei progetti della galassia Wikimedia, dalle caratteristiche teoriche e tecniche agli obiettivi principali, vale a dire la strutturazione dei dati e delle voci degli oltre ottocento progetti Wikimedia e lo sviluppo degli strumenti per il riutilizzo dei dati. Lascio non a caso questa linea di sviluppo per ultima, perché la considero molto promettente sotto molti punti di vista20.
Nella prefazione al volume, curata da Vittorio Ponzani, viene menzionato il progetto ComingAUTH, un progetto pilota basato sulla bonifica e l'implementazione dell'authority file di SBN e l'integrazione di questi dati con quelli di Wikidata, attraverso la collaborazione tra bibliotecari più o meno incardinati negli istituti culturali e la comunità variegata di Wikidata. Il progetto SHARE catalogue-Wikidata21 nasce con un intento simile, ovvero quello dell'integrazione del catalogo in linked open data SHARECat con Wikidata. In questo caso è stata interessante anche l'esperienza del gruppo di lavoro, che è nato come gruppo istituzionale ed è poi confluito in una comunità informale, dove le pratiche tendono a ibridarsi. Per questo motivo la bidirezionalità dei contenuti investe il ruolo stesso dei bibliotecari, che in questo modo possono perseguire le proprie finalità non restando necessariamente agganciati a una struttura formale: non più solo alleati quindi ma 'complici' degli altri attori del web con lo scopo di creare, distribuire, derivare nuova conoscenza.
Si è più volte detto che l'adozione del paradigma linked data mira a far emergere il potenziale delle macchine a fronte della mole di informazioni da processare e trattare. Linked data è stato definito come il nuovo linguaggio del XXI secolo per la trasmissione della conoscenza registrata, un linguaggio della comunicazione globale, che coinvolge trasversalmente il mondo dell'informazione, di chi la gestisce e la usa. La ricerca di un linguaggio condiviso e di standard comuni alle diverse comunità presenti sul web si aggancia al concetto di cooperazione e rappresenta un invito a staccarsi dalla prospettiva della propria comunità di riferimento per provare a interagire e a cooperare con le altre.
Ritornando alla domanda iniziale che pone il libro curato da Roberto Raieli, ovvero quali possano essere le azioni da adottare da parte delle istituzioni culturali per favorire una maggiore integrazione dei contenuti e una migliore visibilità di questi ultimi, possiamo senz'altro dire che la pratica di favorire non solo l'integrazione delle risorse, ma anche quella delle persone, indica una strada in questo senso.

NOTE

Oggetto dell'articolo è una riflessione su: Progressi dell'informazione e progresso delle conoscenze: granularità, interoperabilità e integrazione dei dati, a cura di Roberto Raieli. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2017.

[1] Tim Bernes-Lee; Nigel Shadbolt; Wendy Hall, The semantic web revisited, «Intelligent systems IEEE», 21 (2006), n. 3, p. 96-101.

[2] Tim Bernes-Lee, The next web. 2009, https://www.ted.com/talks/tim_berners_lee_on_the_next_web.

[3] Andrea Zanni, Le biblioteche e la filiera dell'open, «JLIS.it», 9 (2018), n. 3, p. 75-91. DOI:10.4403/jlis.it-12486.

[4] Vedere: Tim Berners-Lee: «Internet mi ha spezzato il cuore. Ha tradito l'umanità. Fuori pennarelli e fogli di cartone: scendiamo in piazza», «Huffingtonpost.it», 2 agosto 2018, https://www.huffingtonpost.it/2018/08/01/tim-berners-lee-internet-mi-ha-spezzato-il-cuore-ha-tradito-lumanita-fuori-pennarelli-e-fogli-di-cartone-scendiamo-in-piazza_a_23493780/.

[5] Il Gruppo di studio AIB Catalogazione, indicizzazione, linked open data e web semantico (CILW) per il triennio 2015-2017 è stato composto da Marinella Cisternino, Elena Corradini, Antonella Iacono, Roberto Raieli e Antonella Trombone. Per maggiori informazioni: https://tinyurl.com/yaxobwt5.

[6] Espressione ripresa sia nella prefazione al volume di Vittorio da Ponzani, sia da Roberto Raieli nell'introduzione e nel primo capitolo.

[7] I light talks estratti dal convengo sono stati pubblicati nel n.1/2017 della rivista AIB studi.

[8] “Global interoperability and linked data in libraries” (Firenze, 18-19 giugno 2012), http://www.linkedheritage.eu/linkeddataseminar. Vedere anche le relazioni del seminario pubblicate in: Global interoperability and linked data in libraries: special issue, «JLIS.it», 4 (2013), n. 1, http://leo.cineca.it/index.php/jlis/issue/view/536.

[9] Scholarly heritage and access to research: www.sharecampus.it.

[10] Antonella Tormobone, Il progetto BIBFRAME dellaLibrary of Congress: come stanno cambiando i modelli strutturali e comunicativi dei dati bibliografici, «AIB studi», 55 (2015), n. 2, p. 215-226, http://aibstudi.aib.it/article/view/11100.

[11] http://www.casalini.it/EBW2018.

[12] https://www.atcult.it/lodify/progetti/share-vde/.

[13] Mauro Guerrini; Tiziana Possemato, Linked data: un nuovo alfabeto del web semantico, «Biblioteche oggi», 30 (2012), n. 3, p. 7-15.

[14] Antonella Iacono, Linked data. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2014.

[15] “Faster, smarter and richer. Reshaping the library catalogue. FSR 2014. International conference” (Roma, 27-28 febbraio 2014), http://www.aib.it/attivita/congressi/c2014/fsr2014. Per gli interventi del convegno, vedere inoltre: Special issue: FSR 2014, «JLIS.it», 5 (2014), n. 2, http://leo.cineca.it/index.php/jlis/issue/view/651.

[16] “Linked data: where are we?”: https://www.iit.cnr.it/node/24946.

[17] Alberto Salarelli, Sul perché, anche nel mondo dei linked data, non possiamo rinunciare al concetto di documento, «AIB studi», 54 (2014), n. 2/3, p. 279-293, http://aibstudi.aib.it/article/view/10128.

[18] Mauro Guerrini; Tiziana Possemato, Linked data per biblioteche, archivi e musei. Milano: Editrice bibliografica, 2015.

[19] Antonella Trombone, Principi di catalogazione e rappresentazione delle entità bibliografiche. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2018.

[20] È stato pubblicato da poco un intero fascicolo della rivista JLIS.it dedicato al binomio biblioteche-Wikimedia: https://www.jlis.it/issue/view/789.

[21] Claudio Forziati; Valeria Lo Castro, The connection between library data and community participation: the project SHARE catalogue-wikidata, “JLIS.it”, 9 (2018), n. 3, p. 109-120, https://www.jlis.it/article/view/12488.