I robot di servizio antropomorfi influenzano il nostro senso di sicurezza?
Ai margini della riflessione sul futuro del mercato del lavoro nella LIS

di Thomas Kruszewski

Introduzione: ricerca di sfondo per la LIS

L’intelligenza artificiale (IA) è una componente essenziale della vita moderna nelle società avanzate. Nel XXI secolo, i costi del lavoro, l’alta specializzazione di molte professioni, l’errore umano sono diventati un peso troppo grande che non permette di mantenere le strutture arcaiche del mercato del lavoro ereditate dall’età industriale. Gli uomini hanno cominciato a essere sostituiti dai robot, non solo nelle attività più semplici e ripetitive, ma anche in quelle richiedenti qualificazioni specifiche. Nel processo di decision-making, l’intelligenza artificiale affianca o sostituisce il lavoro degli ufficiali di rotta nell’esercito, degli aviatori, dei giudici, dei medici ecc. Dato il livello di complessità delle attività svolte dai rappresentanti di queste professioni, sembra piuttosto semplice e naturale sostituire tassisti o camionisti, rappresentanti o consulenti commerciali con i robot. L’intelligenza artificiale è diffusa fra le persone e suscita curiosità in alcuni, paura in altri, e alle volte ha portato addirittura ad atti di vandalismo contro i robot – come abbiamo letto qualche tempo fa sul New York Times. Questo crescente utilizzo dei robot avviene nonostante il Moral Machine Experiment del MIT Media Lab, un test superato ad esempio dai centri di controllo delle autovetture a guida autonoma, evidenzi negli uomini enormi problemi di decision-making ed etici. La così detta intelligenza artificiale debole (weak AI), termine con il quale definiamo le operazioni di un computer che imita in misura limitata comportamenti intelligenti, è già in essere1. Per i prossimi anni è invece previsto il tempo dell’intelligenza artificiale forte (strong AI o full AI), cioè un computer che sia in grado di portare a termine la maggior parte dei lavori intellettuali dell’uomo2.
Alla luce di quanto detto, il futuro della professione bibliotecaria sembra incerto. Numerosi indicatori, fra cui gli studi longitudinali (ad esempio ricerche osservazionali di lungo periodo) sul prestigio di questo lavoro, mostrano che per sopravvivere questa professione necessita di un’azione decisa che ne cambi il profilo3. I bibliotecari moderni non saranno più eruditi illuminati, ma eruditi dell’età digitale, cioè di un’età in cui i servizi tradizionali costituiranno solo una piccola parte del loro lavoro. Devono essere attrezzati con le competenze tipiche di altre professioni relative alle scienze e all’educazione intesa nel suo senso più generale, includendo l’apprendimento permanente (lifelong learning), il supporto nelle attività di business e i servizi sociali. La ricerca longitudinale effettuata dall'autore di questo articolo (due edizioni: 2003 e 2015) indica come la percezione sociale di questa professione stia cambiando in modo significativo. I risultati della ricerca mostrano che i bibliotecari sono associati alle moderne tecnologie informatiche e in questa nuova veste sono accettati e apprezzati dal pubblico. Allo stesso tempo, nonostante la professione bibliotecaria si stia assumendo nuovi compiti, fra cui l’utilizzo di tecnologie informatiche, gli studenti in biblioteconomia, architettura dell’informazione, gestione dell’informazione, storia del libro e studi similari sono sempre meno interessati a lavorare nelle biblioteche4. Per questo una discussione sul futuro della professione bibliotecaria dovrebbe forse riguardare più da vicino coloro che troveranno un lavoro nelle biblioteche. Prendendo in considerazione l’atteggiamento critico dei giovani (cioè dei futuri candidati a un posto di lavoro in biblioteca) verso la professione bibliotecaria, si ritiene che l’intelligenza artificiale dovrà probabilmente sostituire gli esseri umani in tutti gli aspetti fondamentali della professione. Rimarrà ancora centrale l’impiego dell’essere umano nelle attività dove sono essenziali le sue capacità relazionali, fra cui l’intelligenza emozionale e la creatività. Naturalmente né i singoli bibliotecari né un intero gruppo di impiegati in una biblioteca possono rispondere alle esigenze della società digitale. Questi lavoratori necessitano di strumenti efficienti, cioè proprio quegli strumenti prodotti tramite l’intelligenza artificiale. L’utilizzo di questi strumenti è già stato testato nei servizi informativi nella forma degli assistenti virtuali, per esempio in musei, archivi o biblioteche5. I problemi relativi alla robotizzazione e automatizzazione sono quindi anche diventati oggetto di interesse per ricercatori nelle scienze bibliotecarie e informatiche. Lo stato degli studi sull’intelligenza artificiale e la sua applicabilità al processo di gestione delle informazioni nella biblioteca sono stati recentemente al centro delle ricerche di numerosi studiosi, fra cui il presente autore6, Rossana Morriello7, Mirko L. A. Tavosanis8 e Magdalena Wójcik9.
Una delle componenti nello sviluppo dell’intelligenza artificiale è l’antropomorfizzazione, cioè l’attribuire o conferire caratteristiche umane, come apparenza, comportamento, ragionamento a oggetti o esseri non umani. Gli oggetti, o più precisamente i dispositivi sono robot di servizio che hanno aspetto antropomorfico e che sono funzionanti all’interno del mondo materiale.
La ricerca presentata in questo articolo è di carattere esplorativo ed è finalizzata a comprendere la relazione fra il senso di soddisfazione e fiducia del cliente al quale vengono offerti i servizi di robot con tratti antropomorfici. Il senso di sicurezza nel rapporto con un robot e la sintonia con esso potrebbero essere determinati da un fenomeno dai tratti psicologici al quale ci si riferisce normalmente con il nome di uncanny valley. Il fenomeno potrebbe manifestarsi nel modo seguente. Uno stimolo prodotto dall’aumento della somiglianza fra un robot e un umano produce una crescente risposta emotiva positiva allo stimolo stesso, ma quando la somiglianza si avvicina alla perfezione la risposta emotiva dell’individuo cala sensibilmente e diviene fortemente negativa10. Questo declino viene chiamato ‘reazione da uncanny valley’ – un fenomeno espresso con un termine coniato da Masahiro Mori11. Contemporaneamente, numerosi studi interpretano la causa di questo fenomeno in modi differenti, alcuni lo aggiornano e altri mettono in discussione la sua stessa validità12. Le ricerche condotte con differenti metodologie, in tempi diversi e su persone di differenti culture non danno una risposta univoca su questo fenomeno. Le verifiche di questa teoria vengono da numerose discipline scientifiche, dal campo umanistico, dalle ricerche funzionali e strutturali sul cervello alla medicina13.
È importante menzionare che il modo in cui si manifesta l’‘uncanney valley’ è determinato da numerosi fattori, come l’estrazione culturale e sociale dei partecipanti alla ricerca, la loro esperienza pregressa con i robot e anche i loro tratti caratteriali personali14. Di conseguenza, i dati ricavati dal test non dovrebbero essere considerati come dati assoluti. I ricercatori stanno anche cercando le potenziali conseguenze sui singoli individui15. La somiglianza dei robot agli uomini potrebbe causare un calo di sicurezza anche come conseguenza della paura di essere sostituiti nel proprio lavoro. Le ricerche condotte da Carl Benedikt Frey e Michael A. Osborne all’Università di Oxford nel 2013 mostrano come questo succeda solo per le attività professionali. Quasi il 70% dei posti di lavoro – in misure differenti a seconda del lavoro specifico – è messo a rischio dall’automazione e dalla computerizzazione16.
È stato osservato che la soddisfazione per la qualità del servizio offerto è collegata alla percezione pubblica di certe professioni. Per determinare in modo complementare quali aspetti della professione dei bibliotecari – gli eruditi dell’età digitale – dovessero rimanere nelle mani di uomini piuttosto che macchine, sono stati presi in considerazione numerosi articoli sulla percezione di professioni prestigiose. Le ricerche condotte da The Varkey Foundation e dall’Università del Sussex hanno prodotto il Global teacher status index for 2018, il quale offre approfondimenti sul mondo dell’insegnamento in 35 stati in tutto il mondo, fra cui Germania, Spagna, Italia, Gran Bretagna, Francia, ma anche Sudafrica, Ghana, Turchia, India, Cina, Corea, Brasile, Argentina e Canada. La professione più quotata è quella del medico, seguita dall’avvocato e dall'ingegnere. Subito dopo, con risultati simili, troviamo professioni quali l’insegnante, il contabile, l’assistente sociale e il bibliotecario17. Prendendo in considerazione questi parametri a livello locale, vale la pena menzionare i risultati delle ricerche sull’attitudine verso professioni di alto prestigio sociale condotte in due paesi occidentali con diverse caratteristiche sociali e culturali. Nell’ultimo studio dpubblicato dal Centro di ricerca polacco sull’opinione pubblica (Centrum Badania Opinii Społecznej, CBOS) sul ranking delle professioni prestigiose condotto nel 2013 su un insieme rappresentativo di 904 adulti residenti in Polonia, sono state menzionate 30 professioni. I vigili del fuoco sono i più rispettati (87% delle dichiarazioni di stima), seguiti dai professori universitari (82% delle dichiarazioni di stima) e i lavoratori qualificati (81%). In più, i rappresentanti delle professioni caratterizzate da grande utilità sociale, come infermieri e dottori (rispettivamente, 78% e 71%), si sono posizionati in alto nella classifica. Contabili (63%) e rappresentanti (51%) hanno ottenuto voti più bassi, ma per lo più con una maggioranza di voti positivi e con un posto fra le prime venti professioni di prestigio18. Diversamente, un recente sondaggio del 2014 condotto dall’Harris poll indica che gli adulti negli USA considerano medici (88%), ufficiali militari (78%) e scienziati (76%) le occupazioni di massimo prestigio. Alti nella classifica sono anche infermieri (70%), insegnanti (60%) e i contabili (40%, questa professione è anche stata indicata dal 78% degli intervistati come una carriera attraente per le future generazioni)19. Leggendo fra i dati offerti dagli studi appena menzionati sono state selezionate sei professioni che si sono posizionate molto in alto nelle classifiche. Queste sono poi state divise in tre categorie in base a tre tipologie di professione definite dall’autore di questo studio: ci sono le knowledge profession (professori accademici e contabili), le invasive profession (medici e infermieri) e le service profession (rappresentanti, lavoratori qualificati e professionisti).

Metodologia di ricerca

Il processo di analisi dei dati è stato condotto in due tempi, in prima battuta ci si è focalizzati sulla interpretazione grafica della distribuzione dei voti ottenuti nel sondaggio per ciascuna professione. La teoria dell'uncanny valley sostiene l’esistenza di un punto minimo di fiducia tra uomo e macchina nel momento in cui l’immagine del robot comincia a essere più simile a quella umana. Questo momento (l'uncanny valley) non è di durata continuativa – bisogna assumere che dipenda, fra le altre cose, dalle caratteristiche specifiche di ciascun individuo intervistato, l’età e le esperienze pregresse, includendo anche previe interazioni con robot. In questo studio è stato impiegato un numero minimo di fotografie. Nella fase iniziale si è osservata l’astensione degli intervistati nella valutazione dei robot che uniscono caratteristiche umane e robotiche – (Figura 2). In altre parole, questo robot avrà meno possibilità di suscitare fiducia rispetto ad altri. Questa interpretazione non determina il fenomeno dell’‘uncanny valley’ secondo i criteri metodologici offerti dalla ricerca prodotta dalla letteratura scientifica internazionale, ma ci permette di concludere che la stessa astensione può essere osservata se l’immagine del robot fosse riprodotta in numerose fotografie con una lenta transizione dalla condizione espressa nella fotografia numero 1 alla condizione nella fotografia numero 3. Questo declino nella fiducia verso il robot è interpretato come la premessa per un’ulteriore ricerca che potrebbe indicare l’esistenza della uncanny valley. In tale contesto, bisognerebbe condurre ulteriori esperimenti in modo che l’identificazione del momento in cui si manifesta l'uncanny valley si basi sulla valutazione di plurime fotografie/registrazioni dello stesso robot sul quale sono imposti piccoli cambiamenti (volti a farlo sembrare più umano) nel corso del sondaggio.
In seconda battuta, lo studio verifica l’esistenza di una correlazione fra l’immagine del robot e il livello di fiducia verso il robot stesso. La valutazione della relazione fra le variabili è stata condotta a vari livelli attraverso il test statistico chi quadrato di indipendenza. L’intenzione dell’autore è di verificare se sia necessario condurre ulteriori ricerche sull'uncanny valley per quanto riguarda la suddivisione fra diverse professioni. Sia la teoria che l’intuito suggeriscono che la fiducia posta sul robot possa dipendere dal posto in cui il robot è stato installato e lo spazio vitale in cui il robot opera (per esempio l’ospedale o la biblioteca).
Il test usato per verificare l’ipotesi di indipendenza tra due variabili discrete è il test chi quadrato di indipendenza. Il test statistico è espresso nella Formula 1, i valori critici [Χ2 α,v] sono stati ottenuti da tavole di distribuzione chi quadrato con livelli di libertà: v=(r-1)*(k-1) e livelli di significatività α=0.05. La notazione matematica dell’ipotesi è la seguente20:
H0: E(nij)=E(ňij); le caratteristiche X e Y sono indipendenti
H1: E(nij)≠E(ňij); le caratteristiche X e Y non sono indipendenti dove:
E=operatore dell’aspettativa;
ňij=frequenze teoriche tratte dalle tabelle di indipendenza, soddisfacendo la condizione di indipendenza stocastica delle variabili X e Y.

La forza della correlazione fra le variabili (se H0 viene rifiutato in favore di H1) è stata valutata sulla base del coefficiente di correlazione di Pearson che si basa sul test statistico chi quadrato (Formula 2).

Il sondaggio si è svolto nel 2019. L’area di ricerca include soggetti intervistati di età compresa fra i 20 e i 23 anni, cioè i rappresentanti della generazione digitale – la generazione che fa seguito ai millennials e viene altresì detta dei post-millennials, generation Z e altri nomi simili21. La campionatura è stata dettata dal fatto che questa è la generazione più giovane, per la quale la tecnologia è lo strumento principale per espandere la propria conoscenza. Gli intervistati sono quindi potenzialmente meno a disagio nei confronti delle moderne tecnologie. Essi sono studenti di diverse facoltà nel campo delle scienze umane e sociali provenienti da tre università: Nicolaus Copernicus University a Toruń, WSB University a Bydgoszcz e WSB University a Toruń (facoltà: comunicazione e psicologia nel business, architettura dell’informazione, scienza militare, gestione dell’informazione e scienze biblioteconomiche). Numero di questionari completati: n=105, di cui completati correttamente n=99 con una distribuzione per genere di ndonne=68 e nuomini=31.

Valutazione della relazione fra aspetto del robot e fiducia verso il robot

I dati
Basandosi sugli studi già menzionati sul prestigio delle singole professioni sono state scelte sei professioni fra quelle che si sono posizionate più in alto sulla base del prestigio sociale. Esse sono le seguenti: professori, infermieri, lavoratori qualificati, contabili, rappresentanti, medici. In più, la selezione delle professioni si è basata sulle tipologie occupazionali individuate dall’autore, che sono service profession (rappresentanti e lavoratori qualificati), knowledge profession (professori e contabili), invasive profession (medici e infermieri). Le caratteristiche di queste tipologie sono simili a quelle del lavoro dei bibliotecari, gli eruditi dell’età digitale. A ciascun gruppo professionale sono stati assegnati tre disegni differenti di robot con diversi livelli di somiglianza con l’uomo, come si vede nelle Figure 1a-c. Un robot con un livello di somiglianza pari a 0% è rappresentato nelle domande con la Figura 1a; un robot con un livello di somiglianza del 50% da due immagini, una nella versione maschile e l’altra in quella femminile (Figura 1b), e un robot con il 100% di somiglianza da 6 immagini che sono state adattate all’apparenza generale delle persone in una specifica professione (Figura 1c). In questo caso, entrambi i sessi sono rappresentati da tre esempi. Ogni gruppo professionale è stato valutato in termini di gradimento (e, indirettamente, di senso di sicurezza) valutando la disponibilità degli intervistati a collaborare con il robot, così come la loro inclinazione a ottenere servizi dal robot sulla seguente scala: -1=minima inclinazione; 0=bassa/moderata inclinazione; 1=massima inclinazione.

Figura 1a – Immagine del robot utilizzata nel sondaggio in base al livello di somiglianza con l'uomo – livello di somiglianza del robot: 0%

Figura 1b – Immagini del robot utilizzate nel sondaggio in base al livello di somiglianza con l'uomo – livello di somiglianza del robot: 50%

Figura 1c – Immagini del robot utilizzati nel sondaggio in base al livello di somiglianza con l'uomo – livello di somiglianza del robot: 100% (in ordine: professore universitario, infermiera, lavoratore specializzato, contabile, rappresentante, medico)

Figura 2 – Distribuzione della valutazione dei robot (Figure 1a-1c) per professione e sesso seguendo la seguente scala di valutazione: -1=minima inclinazione; 0=bassa/moderata inclinazione; 1=massima inclinazione.

  Livello di fiducia verso il robot
Livello di somiglianza del robot Minima % Bassa/ Moderata % Massima % Somma
0% 179 30.13 256 43.32 159 26.63 594
50% 342 57.57 186 31.47 66 11.06 594
100% 73 12.29 149 25.21 372 62.31 594
Somma 100 100

100

Figura 3 – Distribuzione globale dei voti per la variabile del livello di fiducia verso il robot

La tavola presenta le valutazioni complessive, vale a dire che per ogni robot vengono sommate le valutazioni di ogni membro di ciascun gruppo professionale (numero totale di valutazioni n=6*99=594).

Gruppo occupazionale

Livello di fiducia verso il robot 1 (0% di somiglianza)

Minima

%

Bassa/moderata

%

Massima

%

Contabili

38

21.23

35

13.67

26

16.35

Medici

31

17.32

51

19.92

17

10.69

Infermieri

34

18.99

36

14.06

29

18.24

Professori

24

13.41

42

16.41

33

20.75

Lavoratori qualificati

32

17.88

45

17.58

22

13.84

Rappresentanti

20

11.17

47

18.36

32

20.13

Somma

179

 

256

 

159

 

 

Gruppo occupazionale

Livello di fiducia verso il robot 2 (50% di somiglianza)

Minima

%

Bassa/

moderata

%

Massima

%

Contabili

41

11.99

38

20.43

20

30.30

Medici

62

18.13

30

16.19

7

10.61

Infermieri

48

14.06

40

21.51

11

16.67

Professori

65

19.01

27

14.512

7

10.61

Lavoratori qualificati

56

16.37

26

13.98

17

25.76

Rappresentanti

70

20.47

25

13.44

4

6.06

Somma

342

 

186

 

66

 

 

Gruppo occupazionale

Livello di fiducia verso il robot 3 (100% of similarity)

Minima

%

Bassa/moderata

%

Massima

%

Contabili

20

27.40

25

16.78

54

14.52

Medici

6

8.23

18

12.08

75

20.16

Infermieri

17

23.27

23

15.44

59

15.86

Professori

10

13.70

30

20.13

59

15.86

Lavoratori qualificati

11

15.07

26

17.45

62

16.67

Rappresentanti

9

12.33

27

18.12

63

16.94

Somma

73

 

149

 

372

 

 

Figura 4 – Distribuzione dei voti a seconda del grado di fiducia verso il robot per gruppi individuali di professioni

L’interpretazione della distribuzione delle valutazioni rispetto al livello di fiducia nel robot

La Figura 2 e le Figure 3 e 4 mostrano la distribuzione delle valutazioni per professione e livello di somiglianza del robot all’uomo. L’interpretazione dettagliata è quella che segue:

  • Robot con livello di somiglianza dello 0%. In questo caso, la distribuzione delle valutazioni indica la mancanza di fiducia verso il robot. La somma delle valutazioni date ai gruppi occupazionali (minima inclinazione+moderata inclinazione) vs. (massima inclinazione) risulta: contabili: 73-26; medici: 82-17; infermieri: 70-29; professori: 66-33; lavoratori qualificati: 77-22; rappresentanti: 67-32. Tuttavia, non c’è una chiara astensione fra gli intervistati (fatta eccezione per la valutazione della professione infermieristica). Gli indicatori forniti dimostrano indisposizione verso i robot; tuttavia il rapporto fra i voti [-1] e [0] dimostra che il livello di accettazione del robot dipende dalle caratteristiche individuali dell’intervistato. In più, esso mostra che un numero significativo di persone che hanno partecipato a questo sondaggio ha un alto livello di fiducia verso un robot con una somiglianza dello 0%. Una maggiore fiducia nel robot può essere associata a una maggiore accettazione delle nuove tecnologie da parte dell’intervistato. Nella valutazione dell’intero processo dovremmo concludere che esso è caratterizzato da un certo livello di indecisione. Non c’è una tendenza chiara nella valutazione della fiducia.
  • Robot con livello di somiglianza del 50%. In questo caso, la distribuzione delle valutazioni indica una chiara astensione degli intervistati. L’apparenza di un robot nel quale sono visibili fattezze umane e robotiche produce una risposta emozionale negativa negli intervistati. Un cambiamento decisivo nella distribuzione delle valutazioni -1 e 0 vs. 1 si è verificato per 4 gruppi professionali: professori, lavoratori qualificati, rappresentanti, medici. Nel caso dei gruppi occupazionali di contabili e infermieri il rapporto fra -1 e 0 vs. 1 seppur attenuato continua a essere negativo, ma diminuisce la differenza fra i livelli di fiducia -1 e 0. Nel futuro, l’interpretazione riguardante queste due professioni dovrebbe essere condotta sulla base di una indagine capillare in modo tale da identificare i fattori che hanno aumentato il livello di accettazione del robot in contrasto con altri gruppi occupazionali.
  • Robot con livello di somiglianza del 100%. In apparenza i dati mostrano una crescita nella fiducia degli intervistati. L’apparenza di un robot che possiede qualità umane (includendo imperfezioni quali rughe, lentiggini e altre lesioni sulla pelle) ha suscitato un grande livello di fiducia fra gli intervistati. Diversamente dai due precedenti robot, in questo caso c’è una crescita di valutazioni [1] e una decrescita in [-1] nei seguenti gruppi professionali: contabili, medici, infermieri, professori, lavoratori qualificati, rappresentanti.

Per confermare il fenomeno dell'uncanny valley, in accordo con le valutazioni e stime di Karl F. MacDorman22, sono state calcolate le medie di tutte le valutazioni fatte nel sondaggio – la visualizzazione è mostrata nelle Figura di questo articolo. Il grafico della valutazione media dei robot è simile all'illustrazione che rappresenta l’uncanny valley, presentata originariamente nell’articolo di Mori e poi replicata in altri studi – (Figura 6)23. La posizione dell’uncanny valley è la stessa come nei risultati della ricerca giapponese. Il disagio associato ai cambiamenti nell’aspetto del robot avviene vicino alla Figura 1b nella Figura 5. In più, l’indicazione delle caratteristiche responsabili per l’occorrenza dell’‘uncanny valley’ dovrebbero essere cercate in uno studio approfondito, per esempio un questionario con un numero più alto di fotografie che illustrino lenti cambiamenti nell’aspetto del robot. Un modo interessante per ottenere materiale a cui fare riferimento per l’indagine sono i personaggi virtuali di giochi e film24. L’aumento del numero base di illustrazioni dovrebbe risultare in un aumento della scala di valutazione delle immagini di robot umanoidi. Come mostrato in altri studi, i cambiamenti proposti nel sondaggio possono contribuire ad aumentare il fenomeno dell'uncanny valley o la sua scomparsa25. Questo indica serie limitazioni nella valutazione visiva dei dati e necessita uno spostamento verso altri modi di stabilire l'uncanny valley – la quale rimane una questione aperta nella letteratura.

Figura 5 – La media delle valutazioni dei robot.

Figura 6 – Versione semplificata del grafico originale di Mori riguardante l'uncanny valley26.

Valutazione della relazione fra il livello di fiducia nel robot e il gruppo professionale

Nei casi presi in considerazione è stato formulato un problema nella forma di una valutazione di indipendenza fra la fiducia dell’intervistato verso il robot e l’apparenza del robot stesso in base al gruppo professionale:

  • H0: variabile del livello di fiducia e gruppo professionale sono indipendenti
  • H1: variabile del livello di fiducia e gruppo professionale non sono indipendenti

Le tabelle di contingenza sono presentate in Figura 7. La variabile indipendente ‘livello di fiducia nel robot’ assume tre differenti stati; la variabile indipendente ‘gruppi professionali’ assume sei stati. La tavola del valore atteso non contiene valori inferiori a 5, quindi le condizioni del teorema di Cochran sono state soddisfatte e il test non è stato corretto.

Livello di fiducia verso il robot

Statistiche del test chi quadrato

0% di somiglianza

19.18

50% di somiglianza

35.17

100% di somiglianza

18.81

Livello di libertà

10

Livello di significatività

0.05

Valori critici presi dalle tavole

18.307

Figura 7 – Statistiche del test chi quadrato.

Poiché Χ2α, v2[0 %] e Χ2α, v2[100 %] con un certo livello di rilevanza, l’ipotesi nulla dell’indipendenza delle variabili dovrebbe essere rigettata; dato C[livello di somiglianza 0%]=0.18 e C[livello di somiglianza 100%]= 0.18 possiamo concludere che la forza della dipendenza è bassa. Quando Χ2[50 %]>Χ2α, v l’ipotesi nulla di indipendenza delle variabili è stata rigettata; dato C=0.24, possiamo concludere che la forza della dipendenza è, anche in questo caso, bassa.

La relazione fra il livello di neutralità/invasività dei loro compiti professionali e la nostra simpatia per loro
Nei casi presi in considerazione è stato formulato un problema di ricerca nella forma di una valutazione di indipendenza fra la fiducia dell’intervistato verso il robot e l’aspetto del robot stesso in base al gruppo professionale (in accordo con le tipologie già menzionate: invasive profession, service profession, knowledge profession):

  • H0: variabile del livello di fiducia e gruppo professionale sono indipendenti
  • H1: variabile del livello di fiducia e gruppo professionale non sono indipendenti
   

Statistiche chi quadrato

Gruppo occupazionale

Robot 1

Robot 2

Robot 3

Invasive

Infermieri e medici

5.86

4.10

7.78

Service

Rappresentanti e lavoratori qualificati

4.66

9.62

0.23

Knowledge

Professori e contabili

4.29

13.45

4.01

 

Livello di libertà

 3

 

Livello di significatività

 0.05

 

Valori critici presi dalle tavole

7.8147

Figura 8 – Statistiche del test chi quadrato

Per le professioni chiamate service e knowledge, nella valutazione del robot numero 2, l’ipotesi nulla dell’indipendenza delle variabili è stata rigettata. Per i casi rimanenti: Χ2α, v2 a un dato livello di significatività, il test non evidenzia ragioni per rigettare l’ipotesi nulla dell’indipendenza delle variabili.
Il sondaggio mostra che, a livello globale, il livello di fiducia verso un robot corrisponde al gruppo professionale. Il livello di fiducia verso il robot non dipende invece dal livello di invasività/neutralità del gruppo professionale – questa dipendenza non è stata confermata dal test chi quadrato. Tuttavia, il livello di fiducia verso il robot dipende dal livello di invasività/neutralità del gruppo professionale se escludiamo i gruppi professionali knowledge e service con un livello di somiglianza del 50%. Questo indica quali aree del lavoro dei bibliotecari – gli eruditi dell’età digitale – sarebbero più difficili da ‘mettere nelle mani’ di macchine dotate di intelligenza artificiale. Questo spiega perché c’è bisogno di aggiornamento educativo continuo per aumentare la tolleranza e abbassare il disagio verso l’intelligenza artificiale.
Nel suo lavoro, Mori sostiene che lo scopo del robot può influenzare il limite di tolleranza verso l’aspetto del robot stesso. Come esempio, l’autore porta i robot usati nell’industria – dove la funzionalità è più importante dell’apparenza – e li compara con robot giocattolo, la cui funzionalità non è importante come l’apparenza. I robot industriali sono caratterizzati da un livello di somiglianza agli umani più basso e l’utente non matura sentimenti verso di loro, non si sente abituato a loro27. In altre parole, la finalità del robot può essere considerata come un fattore che determina la forma della funzione che pone in essere l'uncanny valley. Sembra che basandosi su tale ragionamento dell’autore, la discussione dovrebbe includere una divisione fra gruppi professionali. Il fatto che lo studio proposto rigetti l’ipotesi di indipendenza per certe coppie porta alla conclusione che la divisione fra certi gruppi professionali sia corretta. I risultati, così come la supposizione di un fattore aggiuntivo che influenzi la forma della funzione stanno portando verso uno studio nel quale è possibile ottenere una conoscenza profonda della portata dell’effetto dell'uncanny valley. Un simile studio è stato condotto una decina di anni fa da un gruppo di ricerca giapponese-olandese28.
In più, sia Mori che ricercatori successivi tendono a sostenere che le valutazioni ricavate dai sondaggi sono il risultato delle esperienze personali degli intervistati29. Per questo, l’effetto dell’‘uncanny valley’ col tempo dovrebbe essere caratterizzato da questa variabile. D’altro canto, usiamo errori cognitivi che posizionano le nostre aspettative all’interno di una cornice stereotipata. Secondo la nostra conoscenza, non c’è una ricerca comprensiva che verifichi il declino dell'uncanny valley col tempo o con l’aumento dell’esperienza, né alcuna ricerca sullo spostamento della soglia di tolleranza verso l’aspetto del robot, la quale potrebbe essere misurata spostando la funzione minima in relazione all’asse delle ordinate. La variabilità può essere influenzata aumentando il numero di robot usati in una certa area (per esempio istituti GLAM ecc.).

Conclusioni

La ricerca condotta mostra che esiste un presupposto che indica che l'uncanny valley è un fenomeno che occorre fra gli intervistati rappresentanti la così detta generazione digitale. Risulta difficile formulare generalizzazioni sulla base del campione statistico utilizzato e dell’area di ricerca, ma molti altri studi condotti usando prospettive cognitive e metodologie differenti hanno mostrato che il fenomeno esiste. In altre parole, si può assumere che un robot antropomorfo influenzi il senso di fiducia dell’uomo. Più grande la somiglianza, più grande la fiducia, fino a un certo punto critico in cui sorgono paura e disagio. Questo, quindi, ha implicazioni nell’esecuzione del lavoro al quale i robot sono designati. Lo studio ha mostrato che il livello di fiducia verso un robot è relazionato al lavoro svolto dal robot stesso, nonostante non si siano osservate chiare differenze nel livello di fiducia verso i robot che svolgono professioni diverse. Poiché l’obiettivo dell’articolo era anche quello di presentare il procedimento della ricerca, si può assumere che usando un modello che permetta di mostrare dati diversi da quelli in scala nominale sia più facile evidenziare il livello di invasività del lavoro specifico di un robot. In studi futuri, dovremmo intraprendere misurazioni più estese per i valori proposti. Allo stesso tempo, dovrebbero essere monitorati possibili cambiamenti nelle professioni di prestigio sociale e quindi corrette le rappresentazioni delle professioni. Negli studi sociologici menzionati, tali cambiamenti sono visibili negli anni30. In più, il prestigio delle singole professioni varia a seconda dal gruppo etnico che le conduce.
Nel futuro il questionario del sondaggio dovrebbe includere anche elementi come la credibilità del robot, la gioia di interagirci e il suo prestigio sociale31. Considerando competenze, conoscenza e doti del robot e il fatto che l’essenza dell’intelligenza artificiale – come scrive Jerry Kaplan – “è l’abilità di fare le giuste generalizzazioni al momento giusto basandosi su dati limitati”, preparare il pubblico per ricevere servizi specializzati e altamente professionali è un compito per l’immediato futuro32. Questa ricerca e altre simili a questa dovrebbero essere d’aiuto ai programmatori, così come a coloro che sono coinvolti nell’educazione nel campo della social robotics, dove si cerca di spiegare la relazione fra umani e robot. Per esempio, queste relazioni possono essere viste come un particolare tipo di conflitto fra gruppi diversi su risorse limitate, cioè il lavoro33. A parte le predizioni collegate al fenomeno dell'uncanny valley, un'ipotesi alternativa può essere formulata sul ruolo delle somiglianze percepite nelle relazioni fra gruppi, come elemento anticipatore che spieghi gli atteggiamenti verso i robot in maniera lineare. Un effetto simile può essere atteso sulla base della ricerca sul così detto chameleon effect, dove l’abilità di riflettere le emozioni di una persona è interpretato come uno dei meccanismi per creare sintonia fra individui.
I temi di ricerca proposti sopra nel campo della social robotics sono relazionati ai cambiamenti nella professione bibliotecaria. In che misura l’intelligenza artificiale porterà alla sostituzione dei bibliotecari? Quali delle professioni bibliotecarie potrebbero essere completamente automatizzate, quali richiedono anche l’assistenza di un bibliotecario/a, e in quali l’uomo rimarrà insostituibile? I moderni bibliotecari – a seconda naturalmente del tipo di biblioteca – ricoprono in parte la funzione delle professioni oggetto della ricerca empirica condotta in questo articolo. In biblioteche di vario genere (ma principalmente in quelle accademiche), offrendo informazione scientifica, i bibliotecari svolgono in parte il ruolo educativo e scientifico di un accademico. Nelle biblioteche pubbliche (che stanno lentamente diventando uno standard nei paesi scandinavi) i bibliotecari aiutano gli utenti a pagare le tasse e li supportano nelle questioni amministrative relative alla gestione delle loro imprese. Per molti anni, i bibliotecari hanno condotto attività pseudo terapeutiche riguardanti non solo la biblioterapia, ma anche l’arteterapia e la consulenza psicologica e per molto tempo sono stati coinvolti nell’educazione sanitaria e nelle relative diagnosi mediche di base. Ultimamente, la commercializzazione dei servizi e il disinvestimento hanno trasformato le biblioteche in piccoli outlet commerciali e i bibliotecari in commercianti responsabili di un budget volto a rispondere esclusivamente ai bisogni più impellenti. Le biblioteche verdi34, diventate negli anni estremamente popolari, offrono ai bibliotecari l’opportunità di educare la loro utenza locale attraverso il lavoro fisico in workshop, giardini ecc. quindi il bibliotecario del XXI secolo deve essere versatile. L’erudizione dei bibliotecari sul mondo passato è stata sostituita da quella sul futuro – un mondo digitale arduo da navigare. Tuttavia, i bibliotecari non sono in grado di provvedere a un tale spettro di servizi che già sono e saranno sempre più disponibili nelle biblioteche. L’intelligenza artificiale deve assisterli. Fortunatamente, l’uncanny valley non è una uncanny cliff, cioè un precipizio oscuro. Essa, infatti, causa paure e disagi che sono naturali essendo determinati dalle strutture funzionali del cervello. L’autore di questo articolo sta portando avanti una ricerca interculturale su questo fenomeno, ma i primi risultati sintetici non sono ancora disponibili a causa della pandemia. Ad ogni modo, nelle prossime ricerche portate avanti da vari scienziati si guarderà in maniera più approfondita alle limitazioni della natura umana.


NOTE

1 Fernando Iafrate, Artificial intelligence and big data: the birth of a new intelligence. London: ISTE; Hoboken: John Wiley, 2018, p. 99.
2 Keng Siau; Weiyu Wang, Building trust in artificial intelligence, machine learning, and robotics, «Cutter business technology journal», 31 (2018), n. 2, p. 47-53: p. 53, https://www.cutter.com/article/building-trust-artificial-intelligence-machine-learning-and-robotics-498981.
3 Ad esempio Tomasz Kruszewski, Wizerunek bibliotekarzy w opiniach ich następców po dekadzie – raport z badań, «Przegląd biblioteczny», 84 (2016), n. 4, p. 545-556 http://ojs.sbp.pl/index.php/pb/article/view/488.
4 Ibidem.
5 Magdalena Wójcik, Rozszerzona rzeczywistość w usługach informacyjnych bibliotek. Kraków: Wydawnictwo Uniwersytetu Jagiellońskiego, 2018, p. 110-111.
6 Tomasz Kruszewski, Ocena zależności między wizerunkiem robota a zaufaniem do robota w świetle koncepcji doliny niesamowitości, na przykładzie zawodów o wysokim prestiżu społecznym, «Zagadnienia informacji naukowej», 57 (2019), n. 2, p. 80-96 http://ojs.sbp.pl/index.php/zin/article/view/461.
7 Rossana Morriello, Blockchain, intelligenza artificiale e internet delle cose in biblioteca, «AIB studi», 59 (2019), n. 1-2, p. 45-68, https://aibstudi.aib.it/article/view/11927/11449.
8 Mirko L. A. Tavosanis, Libraries, linguistics and artificial intelligence: J. C. R. Licklider and the libraries of the future, «JLIS.it», 8 (2017), n. 3, p. 137-147, https://www.jlis.it/article/view/12271/11283.
9 Magdalena Wójcik, Sztuczna inteligencja – potencjał dla procesów zarządzania informacją, «Przegląd biblioteczny», 86 (2018), n. 1, p. 5-15, http://ojs.sbp.pl/index.php/pb/article/view/563.
10 Tyler J. Burleigh; Jordan R. Schoenherr; Guy L. Lacroix, Does the uncanny valley exist? An empirical test of the relationship between eeriness and the human likeness of digitally created faces, «Computers in human behavior», 29 (2013), n. 3, p. 759, https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0747563212003263.
11 Masahiro Mori; Karl F. MacDorman; Nori Kageki, The uncanny valley [from the field], «IEEE robotics & automation magazine», 19 (2012), n. 2, p. 98-100, https://ieeexplore.ieee.org/stamp/stamp.jsp?tp=&arnumber=6213238.
12 Karl F. MacDorman; Debaleena Chattopadhyay, Reducing consistency in human realism increases the uncanny valley effect: increasing category uncertainty does not, «Cognition», 146 (2016), p. 190-2015: p.250, DOI https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0010027715300755.
13 Vedi J. Burleigh; J. R. Schoenherr; G. L. Lacroix, Does the uncanny valley cit., p. 2-4; Elena Pasquinelli, La valle del perturbante e la realtà virtuale, «Sistemi intelligenti», 18 (2006), n. 3, p. 445-470, DOI https://www.rivisteweb.it/doi/10.1422/23348; Yuki Yamada; Takahiro Kawabe; Keiko Ihaya, Categorization difficulty is associated with negative evaluation in the uncanny valley phenomenon, «Japanese psychological research», 55 (2013), n. 1, p. 20-32: p. 20-21.; M. B. Mathur; D. B. Reichling, Navigating a social world with robot partners: a quantitative cartography of the uncanny valley, «Cognition», 146 (2016), 22-32, https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0010027715300640?via%3Dihub; Dawid Ratajczyk; Marcin Jukiewicz; Paweł Lupkowski, Evaluation of the uncanny valley hypothesis based on declared emotional response and psychophysiological reaction, «Bio-Algorithms and Med-Systems», 15 (2019), n. 2, p. 1-10, https://www.degruyter.com/view/journals/bams-2019-0008;/15/2/article-20190008.xml; Astrid M. Rosenthal-von der Pütten [et al.], Neural mechanisms for accepting and rejecting artificial social partners in the uncanny valley, «The journal of neuroscience», 39 (2019), n. 33, p. 6555-6570, https://www.jneurosci.org/content/39/33/6555.
14 Christoph Bartneck[et al.], Measurement instruments for the anthropomorphism, animacy, likeability, perceived intelligence, and perceived safety of robots, «International journal of social robotics», 1 (2009), 1, p. 71-81: p. 78, https://link.springer.com/article/10.1007/s12369-008-0001-3.
15 M. B. Mathur; David B. Reichling, Navigating a social world with robot partners cit., p. 22-23.
16 Carl Benedikt Frey; Michael A. Osborne, The future of employment: how susceptible are jobs to computerisation? 2013, p. 37, 7 settembre 2013https://www.oxfordmartin.ox.ac.uk/downloads/academic/The_Future_of_Employment.pdf.
17 Peter Dolton [et al.], Global teacher status: index for 2018. London: The Varkey Foundation. 2018, https://www.varkeyfoundation.org/media/4853/gts-index-9-11-2018.pdf.
18 Agnieszka Cybulska, Komunikat z badaś: BS/164/2013. Prestiż zawodów. Warszawa: Centrum Badania Opinii Społecznej 2013, https://www.cbos.pl/SPISKOM.POL/2013/K_164_13.PDF. 19 Hannah Pollack, Doctors, military officers, firefighters, and scientists seen as among America’s most prestigious occupations, «The Harris poll», n. 85, September 10, 2014, https://theharrispoll.com/when-shown-a-list-of-occupations-and-asked-how-much-prestige-each-job-possesses-doctors-top-the-harris-polls-list-with-88-of-u-s-adults-considering-it-to-have-either-a-great-deal-of-prestige-45-2. <
20 Simboli tratti da: Mieczysław Sobczyk, Statystyka. Warszawa: PWN, 2011, p. 227-237.
21 Generation Z. 2020, In: Wikipedia: the free encyclopedia. Versione del 9 aprile 2020, ore 20:31 UTChttps://en.wikipedia.org/wiki/Generation_Z.
22 Karl F. MacDorman, Subjective ratings of robot video clips for human likeness, familiarity, and eeriness: an exploration of the uncanny valley. In ICCS 2006: 5th International Conference of the Cognitive Science (Vancouver, July 26, 2006). 2006, p. 48-51, http://csjarchive.cogsci.rpi.edu/Proceedings/2006/iccs/p23.pdf.
23 Ad esempio M. B. Mathur; D. B. Reichling, Navigating a social worldwith robot partners cit., passim.
24 Vedi L. Laja Uggah; A. A. Manaf, Overcoming the uncanny valley theory in digital characters based on human attitudes, «Pertanika journal of social sciences & humanities», 23 (2015), May, p. 13-22, http://www.pertanika.upm.edu.my/Pertanika%20PAPERS/JSSH%20Vol.%2023%20(S)%20May.%202015/02%20JSSH%20Vol%2023%20(S)%20May%202015_pg13-22.pdf.
25 Cfr. K. F. MacDorman, Subjective ratings of robot video clips for human likeness, familiarity, and eeriness cit., passim.
26 Fonte: Catrin Misselhorn, Empathy with inanimate objects and the uncanny valley, «Minds & machines», 19 (2009), n. 3, p. 345-359, https://link.springer.com/article/10.1007/s11023-009-9158-2.
27 M. Mori; K. F. MacDorman; N. Kageki, The uncanny valley cit.
28 Christoph Bartneck [et al.], Is the uncanny valley an uncanny cliff?. In: RO-MAN 2007: the 16th IEEE International Symposium on robot and human interactive communication (Jeju, South Korea, 26-29 August 2007). [Piscataway]: Institute of Electrical and Electronics Engineers, 2007, p. 368-373. https://ieeexplore.ieee.org/document/4415111, p. 368-373.
29 M. Mori; (transl.) K. F. MacDorman; N. Kageki, The uncanny valley cit., passim; C. Bartneck [et al.], Is the uncanny valley an uncanny cliff? cit.
30 Ad esempio H. Pollack, Doctors, military officers, firefighters, and scientists seen as among America’s most prestigious occupation, cit.; CBOS; ed. Agnieszka Cybulska, Komunikat z badan cit.
31 Christoph Bartneck [et al.], Measurement instruments for the anthropomorphism, animacy, likeability, perceived intelligence, and perceived safety of robots cit., p. 78
32 Jerry Kaplan, Artificial intelligence: what everyone needs to know. Oxford: Oxford University Press, 2016, p. 21.
33 Joshua Conrad Jackson; Noah Castelo; Kurt Gray, Could a rising robot workforce make humans less prejudiced?, «American psychologist», Advance online publication, January 2020, https://psycnet.apa.org/doiLanding?doi=10.1037%2Famp0000582.
34 Małgorzata Fedorowicz-Kruszewska, Sustainable libraries — fashion or necessity?, «JLIS.it», 10 (2019), n. 1, p. 92-101, https://www.jlis.it/article/view/12500/11355.