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L'informazione del settore pubblico per una cittadinanza consapevole

di Laura Ballestra

L'informazione del settore pubblico [...] è un sistema per ottenere
informazioni affidabili e non banali senz'altro imperfetto, ma che fino
ad oggi è risultato essere migliore di tutti gli altri sistemi possibili
(AIB-DFP, Manifesto dell'informazione di fonte pubblica, 2017)

L'informazione di fonte pubblica e la sua importanza per il cittadino

Componente essenziale dello stato liberale e democratico, forma più alta di accountability, la documentazione di fonte pubblica rappresenta un enorme patrimonio informativo di grande qualità1.
La sua produzione è frutto della necessità per gli enti pubblici – a tutti i livelli, da quello locale a quello nazionale2 – di dar conto della situazione attuale e di ciò che è stato fatto, rispetto ai fini e alle prerogative di quell'ente. A differenza dei documenti prodotti da singoli o da organizzazioni private, i documenti di fonte pubblica sono infatti elaborati e diffusi dallo Stato e dalle sue articolazioni3.
Negli stati democratici, l'obiettivo della messa a disposizione, oggi direttamente via web, di questo tipo di informazione è far sì che i cittadini possano decidere consapevolmente cosa fare, come individui, ma soprattutto come collettività, dato che queste stesse informazioni servono a indirizzare la gestione della cosa pubblica.
Indispensabile presupposto perché questo obiettivo venga raggiunto è il rispetto di un principio necessario, anche se forse velleitario: la "petizione-pretesa" dell'ente pubblico di essere "terzo", garante quindi di una produzione documentale che non sia faziosa, parziale, distorta.
Condizione di contesto, ma di nuovo ineludibile, è l'esistenza, all'interno dello Stato, di meccanismi di controllo e bilanciamento (check and balance) e dell'alternanza al potere, quelle condizioni insomma che definiscono una "vera" democrazia liberale.

L'informazione di fonte pubblica oggi e il ruolo delle pubblicazioni

Il panorama attuale della documentazione di fonte pubblica è composto da una grande varietà di documenti, differenti per contenuto e forma, che riflettono i fini ed esprimono le conoscenze dell'ente che li produce.
All'interno di questa estrema varietà – da banche dati di leggi come Normattiva ai data warehouse prodotti da Istat e dagli altri membri del Sistan, dalle mappe geografiche alle collezioni di immagini e tanto altro – un ambito importante per le biblioteche e i cittadini è rappresentato dalle pubblicazioni, ossia da documenti che possono essere descritti come studi, rapporti, relazioni, resi pubblici in un formato unitario.
La necessità di rendicontare le azioni intraprese ha portato infatti la pubblica amministrazione a concepire documenti articolati, con note, commenti, dati e relazioni elaborate dai funzionari preposti alle varie funzioni. I bibliotecari di reference da sempre utilizzano queste risorse, perché dense, ricche, non banali, qualificate e adeguate a capire, ad approfondire, a non fermarsi al livello della notizia4.
Se alcuni di questi documenti sono editati in base a norma di legge, e quindi la loro uscita è obbligatoria e attesa in un certo periodo dell'anno, un esempio molto noto è quello del Documento di programmazione economico finanziaria, moltissime pubblicazioni sono edite a discrezione dell'ente e quindi soggette ad "apparizioni e sparizioni".
Caratteristica comune è, oggi, la disponibilità in formato digitale, come pure l'accesso gratuito, di norma dal sito web dell'ente produttore. Quando dunque l'ente pubblico edita, lo fa sul suo sito. Quei documenti che si potevano trovare sugli scaffali di molte biblioteche, anche di pubblica lettura, come l'Annuario statistico italiano, oggi sono nel web e sono disponibili per i cittadini e per quei bibliotecari che decidono di mediare attivamente tali opere per i propri utenti.
Dal punto di vista del recupero di questa pluralità di documenti, in Italia, a differenza di altri paesi, l'occasione del passaggio al web non si è tradotta nell'integrazione in un unico portale della documentazione di fonte pubblica.
Mentre in altri contesti nascevano siti web sempre più orientati ai cittadini (per fare alcuni esempi Vie publique per la Francia, con il motto au coeur du débat publique, US Government Printing Office per gli USA), in Italia i singoli enti procedevano per lo più a pubblicare in autonomia sui propri siti quanto prodotto, nonostante la presenza di attori già coinvolti nella pubblicazione di documenti della PA, come l'Istituto poligrafico5.
Più di recente, nemmeno AGID, pure impegnata in progetti di mappatura delle banche dati della PA6 e animata dalla volontà di indirizzo nella realizzazione dei siti web della PA7, è andata nella direzione della creazione di un simile archivio.
La permanenza della disponibilità di tali documenti nel tempo, una volta pubblicati sui siti della PA, è senz'altro ancora oggi il tema più complesso8. Il Repertorio DFP9, nella sua storia ventennale, ha documentato centinaia e centinaia di casi, che sarebbe impossibile qui elencare, sia di sparizioni delle annate precedenti di documenti ancora oggi pubblicati, che di cessazione di pubblicazioni tout court. Critico è il momento del rifacimento dei siti web delle PA, che spesso corrisponde con la perdita di un cospicuo numero di documenti.
Da ultimo, quello che potremmo definire la "deriva comunicativa" della PA, ha portato i siti web sviluppati nel decennio passato a enfatizzare, nella progettazione, strumenti social da un lato e notizie dall'altro, mettendo in secondo piano quelle che una volta sarebbero state le "pubblicazioni bandiera", le pubblicazioni fondamentali di un ente, a favore di una maggior attenzione al quotidiano, all'attualità, a una molteplicità di informazioni più frammentate e meno di sintesi. Istat, ente da sempre estremamente attento alla documentazione che produce, ha di recente operato questa scelta nella sua home page, rimuovendo il riferimento alle pubblicazioni principali dalla colonna di destra per inserire al suo posto un box di novità.
Non solo il documento sparisce perché non più pubblicato o perché non viene messo nelle home page, ma anche perché, peggio, non lo si pensa di interesse per il cittadino, anche se a tutti gli effetti la normativa pretenderebbe il cittadino come interlocutore diretto. La comunicazione istituzionale dovrebbe avere, infatti, tra i suoi destinatari non solo i media, ma direttamente il cittadino, con l'obiettivo dichiarato di «[...] promuovere conoscenze allargate e approfondite su temi di rilevante interesse pubblico e sociale»10. Purtroppo ciò non accade. Per fare un esempio, la volontà di comunicare ai media porta il MISE a collocare i link alle pubblicazioni, a tutte le pubblicazioni, non nell'area "informazione per i cittadini", ma in quella per giornalisti, come se i destinatari finali dovessero essere solo questi. Il cittadino è ritenuto non interessato al documento, perché fondamentalmente incapace di interpretarlo, cioè "non cittadino", quindi suddito.
Sempre di recente, l'emergere di nuovi temi rilevanti, come quello degli open data e della loro importanza economica11, ha riportato l'attenzione sul ruolo dell'informazione di fonte pubblica, con il risultato, in sé senz'altro positivo, che, oggi, effettivamente, imprese, studiosi, professionisti possono riutilizzare una immensa quantità di dati della PA e ottenerne un vantaggio economico. D'altro canto, è difficile immaginare che la fruizione di questo tipo di informazioni sia di beneficio per tutte le persone e che gli open data servano direttamente ad alimentare un dibattito collettivo fondato su informazioni attendibili.
L'attenzione, ancora una volta, è sui mediatori che elaborano l'informazione, negando la possibilità di una mediazione non manipolativa, come quella che possono esercitare i bibliotecari.
AGID, che di recente ha predisposto una guida per la PA relativamente alla valorizzazione del cosiddetto "patrimonio informativo pubblico", ha dato e dà grande rilievo al tema degli open data, del trattamento e della messa a disposizione dei dati e dei relativi metadati, ma non fa cenno alle pubblicazioni, a documenti strutturati, più adatti a un uso diffuso, quelli che un bibliotecario di reference avrebbe tradizionalmente mediato12.
Altre considerazioni sullo stato di salute attuale della documentazione di fonte pubblica, e in particolar modo delle pubblicazioni, possiamo farle a partire dal già citato intervento di venti anni fa di Fernando Venturini a un interessante convegno intitolato «La documentazione di fonte pubblica e le biblioteche», in cui internet si prefigurava come "interfaccia globale" tra cittadini e PA13. Vi si leggeva la speranza di quello che la diffusione di internet avrebbe potuto comportare per un cittadino desideroso di conoscere, capire, decidere e analizzare le decisioni dell'ente pubblico: «La diffusione dell'accesso ad Internet consente, in linea teorica, a tutti i cittadini l'interrogazione degli archivi pubblici e l'estrazione di informazioni di pubblico dominio»14.
E ancora sull'importanza per il cittadino di accesso al documento diretto e non solo alla mediazione giornalistica:

[...] Se in rete sono disponibili i documenti in testo integrale relativi tutte le decisioni pubbliche a carattere generale, ai documenti di programmazione, ai dibattiti degli organismi politici, agli atti di controllo, alle relazioni di commissioni di studio e di consulenza, alle banche dati statistiche, agli studi degli enti di ricerca a carattere strumentale, alla giurisprudenza (e si potrebbe continuare) si pongono le condizioni per rendere più serio il dibattito pubblico, oltre che per smascherare politici e amministratori ignavi, giornalisti faziosi o superficiali e si favorisce l'assunzione di responsabilità politica e amministrativa. La mediazione (del giornalismo, della comunicazione pubblica, etc.) rispetto al tecnicismo e alla complessità di molti documenti, è evidentemente necessaria ma ciò non toglie che si dovrebbero porre le condizioni – ora che la tecnologia lo consente senza difficoltà – per l'accesso ai documenti originali dei dibattiti pubblici perché chiunque (cittadino, organizzazione sociale, lobby, etc.) possa verificare, se ne ha interesse, i termini dell'informazione "mediata" che riceve15.

Nel documento di Venturini erano presenti alcuni criteri ancora oggi validi per ragionare sullo stato di salute della documentazione di fonte pubblica.
Il primo criterio è quello della "completezza" della documentazione di fonte pubblica16.
Per quanto riguarda specifici documenti (ad esempio quelli normativi, con il caso già citato di Normattiva, della Gazzetta ufficiale, dei vari BUR ecc.) questo obiettivo può dirsi sostanzialmente raggiunto, ma permane una situazione di difformità generalizzata, con migliaia di rapporti, indagini, relazioni prodotti dall'ente pubblico che non vengono pubblicati con continuità o se pubblicati non ne è garantita la presenza nel tempo sui siti dell'ente di appartenenza.
L'integrità17 non è oggi garantita, stante appunto la volontarietà della pubblicazione di tanti documenti, che possono anche essere resi disponibili in forma sintetica. In generale possiamo però dire che se il documento c'è, è probabile che sia presente nella sua versione completa.
L'integrazione18 è divenuta realtà in alcuni contesti specifici, ad esempio nel caso del Parlamento italiano, come pure di altri archivi (ad esempio OpenLeggi Lombardia documenta con schede di monitoraggio l'applicazione di una legge o prevede il collegamento dal testo della legge a quello degli studi eseguiti per arrivare alla sua approvazione), ma senza sistematicità alcuna rispetto alle differenti realtà.
La "ricercabilità"19 della documentazione di fonte pubblica, in assenza come abbiamo detto di un portale dedicato, è oggi affidata alle conoscenze dei singoli, ossia alla loro information literacy, stante che un generico motore di ricerca non necessariamente la metterà in evidenza.

Crisi della verità e documentazione di fonte pubblica

A fronte quindi di un panorama di non sistematicità nella reperibilità di questo tipo di informazione, non possiamo tacere un problema che è a monte della possibilità per il cittadino di fruire della documentazione di fonte pubblica, e che risiede in una più generale supposta crisi della verità che caratterizza in modo evidente l'agire politico di questo periodo nei contesti democratici20 e inevitabilmente mette in discussione anche la rilevanza della documentazione di fonte pubblica come fonte autorevole.
Lo esemplifichiamo attraverso un famoso dialogo giornalista-politico, richiamato da Lee C. McIntyre in un suo volume sulla post-verità:

Camerota: il crimine violento è in calo...
Gingrich: non nelle città più grandi
Camerota: il crimine violento, il tasso di omicidi è in calo [...]
Gingrich: l'americano medio, scommetto, non pensa che siamo più sicuri
Camerota: ma lo siamo...
Gingrich: no, questo è il suo punto di vista
Camerota: è un fatto, queste sono le statistiche nazionali dell'FBI...
Gingrich: ma quello che dico è altrettanto vero, le persone si sentono più spaventate
Camerota: si sentono ma non lo sono
Gingrich: Come candidato politico, seguo quello che sente la gente e lascio a lei di seguire i teorici...21.

Questo fenomeno, ben noto anche nel contesto italiano, non è figlio di internet, è semmai stato esacerbato più di recente. I social media non lasciano scampo al principio di autorità (FBI come nel caso citato, scienziati, Stato ecc.). La verità, anche quella della scienza, deve "guadagnarsi" il proprio riconoscimento, visto che ognuno si crea il proprio gruppo di comunicazione dove tutto è chiaro e scontato, tutti sono d'accordo.
Internet è stata l'occasione per capire la crisi della verità, ma anche per capire la crisi della democrazia.
In un mondo senza verità la documentazione di fonte pubblica scompare, ma soprattutto in un mondo in cui viene a mancare la terzietà dell'amministrazione, che è garanzia per la produzione di documenti indipendenti, dove lo stato non produce documenti, ma distribuisce via "social" solo comunicati, non può esserci democrazia22.
Lo stato senza verità (dove non funzionano i meccanismi di bilanciamento check and balance e di alternanza) produce un'informazione non credibile. Lo stato "comunicatore" può solo comunicare il potere del momento.
I documenti di fonte pubblica non possono essere narrazioni, non hanno come obiettivo quello di "soddisfare", sono strumenti complessi che dovrebbero favorire la comprensione della realtà, processo faticoso a cui tutti i cittadini dovrebbero essere educati. Capire è un diritto-dovere necessario perché la democrazia possa esistere e funzionare.
Per fare un esempio concreto di come invece oggi funziona la documentazione di fonte pubblica, possiamo prendere il caso del Regno Unito e della Brexit. Nel contesto britannico non ci sono dubbi su dove cercare informazioni di fonte pubblica sul tema Brexit, perché esiste un punto di accesso unico a cura del Governo, si chiama Gov.Uk. A un tema di grandissima rilevanza come Brexit, Gov.Uk risponde con abbondanza di normative e guide, ossia con un "come si fa" (825 record nella sezione Guidance and regulation), come pure con notizie, il "cosa succede" (888 record nella sezione News and communications), molto meno con documenti di approfondimento (6 record per Research and statistics). Anche i documenti resi disponibili in base a quanto previsto dal FOIA, una novantina, non aggiungono nulla a chi voglia capire le scelte del proprio paese. La dimensione dell'approfondimento, con la possibilità di verificare l'informazione variamente mediata e di avviare un dibattito fondato su documenti articolati, cede il passo all'accumularsi di aggiornamenti e guide operative.

Cittadini e bibliotecari per un vero benessere digitale

A nostro avviso il ruolo che i cittadini devono assumere, e tanto più se sono professionisti dell'informazione, è quello di un'azione proattiva nel chiedere all'ente pubblico di ricominciare a pubblicare e rendere disponibili con continuità i documenti di indagine, di approfondimento, di vera e propria rendicontazione, non quella voyeuristica e minuta delle microspese, ma quella vera sulle ragioni delle decisioni.
In una parola i cittadini devono proporre e chiedere che i documenti pubblici siano di qualità, qualità che i funzionari della pubblica amministrazione sanno dare quando sono nelle condizioni di farlo. Non basta però questa disponibilità: i documenti pubblici vanno discussi, devono essere terreno di riflessione e scambio. I cittadini devono essere critici nella valutazione degli stessi, devono essere information literate in senso vero, ossia non solo in grado di sapere che i documenti esistono e riconoscerne il valore, ma soprattutto in grado di rapportarsi ad essi in modo critico23.
I bibliotecari invece hanno la responsabilità di essere sentinelle nel pretendere che questa produzione documentale non cessi e non si riduca a narrazione. Oltre a conoscere la documentazione di fonte pubblica, ai bibliotecari compete di formare i cittadini alla conoscenza e all'uso critico dei documenti, attraverso l'offerta, in tutte le biblioteche e non solo in quelle degli enti che questi documenti li producono, di laboratori di ricerca, di corsi, di occasioni per un incontro che spieghi il valore di questo tipo di documentazione e la necessità di ricorrere ad essa come scelta di elezione24.
Un vero benessere digitale non si realizza semplicemente quando si è in grado di trovare in rete qualcosa, è indispensabile saper usare spirito critico per capire ciò che si trova. Questo approccio richiede di esserci "da cittadini e non da consumatori" (di beni o di tweet), ossia presuppone l'essere pronti a far fatica, ad essere a disagio per capire; ad essere interessati ad approfondire e a porsi domande non banali.
I cittadini che avranno bisogno delle biblioteche sono questi e le biblioteche (i bibliotecari) devono impegnarsi perché il loro numero cresca. Ogni altro benessere digitale potrebbe fare a meno dei bibliotecari.


Note

Ultima consultazione dei siti web: 28 febbraio 2021.
Il presente intervento rielabora quanto presentato in occasione del convegno «Biblioteche per il welfare digitale: le proposte dell'AIB» (Roma, 26-27 novembre 2020) promosso dall'Associazione italiana biblioteche.

1 Sono numerose le definizioni per indicare il patrimonio documentario prodotto, raccolto e, in parte, distribuito dalle pubbliche amministrazioni, come pure le locuzioni impiegate per designarlo. Si vedano a questo proposito le considerazioni di Fernando Venturini che predilige la denominazione "documentazione di fonte pubblica" e discute le possibili alternative. Cfr. Fernando Venturini, La documentazione di fonte pubblica e le biblioteche, relazione presentata al convegno «L'informazione pubblica nella società dell'informazione» (Roma, 23-24 novembre 2000), «EBS Forum», 2000, http://www.riccardoridi.it/esb/vent-dfp.htm. Si veda anche il più recente Fernando Venturini, L'editoria pubblica in rete tra autonomia e controllo: dal "feudalesimo" alla "federazione"?, «AIB studi», 58 (2018), n. 2, p. 225-239, DOI: https://doi.org/10.2426/aibstudi-11773.
Sono di uso corrente anche le espressioni "informazione di fonte pubblica", "informazione del settore pubblico", in inglese public sector information, inglese-americano government information. In questo contributo l'espressione "informazione di fonte pubblica" viene usata sostanzialmente come sinonimo di "documentazione di fonte pubblica".
2 Ci limitiamo in questo ragionamento alla produzione documentale interna allo Stato, pur sapendo che essenziale in un mondo globalizzato è far riferimento anche a quella prodotta in contesti più ampi, come ad esempio quello europeo o delle organizzazioni internazionali.
3 Nel 2017 si è svolto un convegno dedicato allo stato della documentazione di fonte pubblica, organizzato da AIB e dalla redazione della DFP: «Giornata della documentazione di fonte pubblica: vent'anni di evoluzione dell'informazione nel settore pubblico. In occasione del ventennale del Repertorio DFP: documentazione di fonte pubblica in rete (1997-2017)», (Roma, 4 dicembre 2017). In quell'occasione è stato presentato un Manifesto dell'informazione di fonte pubblica, in cui si legge, con riferimento ai documenti di fonte pubblica: «[...] la responsabilità per la loro elaborazione e diffusione non è di un singolo essere umano o di una entità privata che ha un fine, ma di organizzazioni che rappresentano e devono rendere conto ai cittadini di una determinata comunità», (Associazione italiana biblioteche. Redazione DFP, Manifesto dell'informazione di fonte pubblica, 2017, https://dfp.aib.it/ImageStorage/dfpfinale.pdf).
4 Durante il già citato convegno «Giornata della documentazione di fonte pubblica» la seconda sessione era interamente dedicata al ruolo di questo tipo di informazione per il reference e l'information literacy. I contributi sono disponibili all'indirizzo https://tinyurl.com/995cjb8d.
5 Cfr. Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, Biblioteca virtuale: pubblicazioni ufficiali dello stato, https://www.bv.ipzs.it/.
6 Cfr. Agenzia per l'Italia digitale, Basi dati di interesse nazionale, https://tinyurl.com/4jr6wjn6.
7 Cfr. Agenzia per l'Italia digitale, Linee guida di design per i servizi digitali della PA, https://tinyurl.com/2v625v2m.
8 Sul tema della conservazione per deposito obbligatorio delle pubblicazioni ufficiali digitali della pubblica amministrazione si rimanda a F. Venturini, L'editoria pubblica in rete tra autonomia e controllo cit. che parla di ulteriore indebolimento dovuto alle più recenti normative in materia.
9 Associazione italiana biblioteche. Redazione DFP, Repertorio della documentazione di fonte pubblica in rete, https://dfp.aib.it.
10 All'art. 5, c. d della l. 13 giugno 2000, n. 136, Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni: «5. Le attività di informazione e di comunicazione sono, in particolare, finalizzate a: a) illustrare e favorire la conoscenza delle disposizioni normative, al fine di facilitarne l'applicazione; b) illustrare le attività delle istituzioni e il loro funzionamento; c) favorire l'accesso ai servizi pubblici, promuovendone la conoscenza; d) promuovere conoscenze allargate e approfondite su temi di rilevante interesse pubblico e sociale; e) favorire processi interni di semplificazione delle procedure e di modernizzazione degli apparati nonché la conoscenza dell'avvio e del percorso dei procedimenti amministrativi; f) promuovere l'immagine delle amministrazioni, nonché quella dell'Italia, in Europa e nel mondo, conferendo conoscenza e visibilità ad eventi d'importanza locale, regionale, nazionale ed internazionale».
11 Dati.gov.it è il portale degli open data della PA. Le più recenti direttive hanno accentuato il valore della dimensione economica del riuso dell'informazione di fonte pubblica, nel passaggio dalla direttiva 2013/37/UE del 26 giugno 2013, che modifica la direttiva 2003/98/CE relativa al riutilizzo dell'informazione del settore pubblico (Public sector information directive), OJ L 175, 27 giugno 2013, https://tinyurl.com/2x838d77 alla direttiva del 20 giugno 2019 relativa all'apertura dei dati e al riutilizzo dell'informazione del settore pubblico (Open data and reuse of public sector information), OJ L 172, 26 giugno 2019, https://tinyurl.com/zf5bmdm6.
12 Cfr. Agenzia per l'Italia digitale, Linee guida nazionali per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico, 2017, https://tinyurl.com/ykfyxuju.
13 Cfr. F. Venturini, La documentazione di fonte pubblica e le biblioteche cit. Vi è citato un documento europeo fondamentale che indicava le linee da intraprendere per la creazione di una documentazione di fonte pubblica europea: Commissione europea, L'informazione del settore pubblico: una risorsa fondamentale per l'Europa. Libro verde sull'informazione del settore pubblico nella società dell'informazione, COM (1998), n. 585, https://tinyurl.com/mxzjvnp9.
14 Ivi. Di qualche anno successivo il volume Documenti e dati pubblici sul web, a cura di Piero Cavaleri, Fernando Venturini. Bologna: Il mulino, 1994, che registrava la rapida evoluzione della disponibilità di informazioni di fonte pubblica che si realizzò in quegli anni.
15 Ivi.
16 «Intendiamo per completezza la vastità delle categorie di documenti di pubblico dominio (consultabili gratuitamente) e, all'interno delle categorie, l'alto numero di unità documento disponibili in relazione a quelli prodotti nel tempo» (ivi).
17 «L'integrità è la presenza di documenti riprodotti nella loro interezza, senza menomazioni o sintesi» (ivi).
18 «La possibilità di consultare attraverso i collegamenti ipertestuali i documenti che accompagnano e seguono le decisioni pubbliche a cominciare dalle decisioni normative» (ivi).
19 «La ricercabilità è data dalla presenza di strumenti di indice e da strumenti di information retrieval generici o dedicati oltreché dalla presenza di repertori (o portali) della documentazione pubblica o degli enti produttori» (ivi).
20 Su questo tema è uscito di recente il volume: Sophia Rosenfeld, Democracy and truth: a short history. Philadelphia: University of Pennsylvania press, 2019.
21 Lee C. McIntyre, Post-truth. Boston: MIT press, 2018, p. 4.
22 L'attuale "crisi della democrazia", così battezzata da molti autori, è tema troppo ampio e complesso per trattarne qui. Per fare alcuni esempi la rivista Il mulino ha dedicato all'argomento vari articoli nell'ultimo fascicolo del 2019. Economist ha dedicato la copertina del fascicolo 28 novembre-4 dicembre alla democrazia in crisi («How resilient is democracy?»), sottolineando come l'indice elaborato annualmente da Economist Intelligence Unit sullo stato delle democrazie nel mondo, un indice complessivo, abbia per il 2019 raggiunto il livello più basso di sempre dal 2006, Democracy index 2019, https://www.eiu.com/topic/democracy-index. Sul rapporto tra democrazia e verità si veda: S. Rosenfeld, Democracy and truth cit.
23 «[...] L'obiettivo finale del loro impiego [di fonti informative] deve essere la creazione di nuova conoscenza per sé e per gli altri, agendo criticamente rispetto alle informazioni». (Associazione italiana biblioteche. Gruppo di studio sull'information literacy, Manifesto per l'information literacy, 2016, https://tinyurl.com/ysjb8veb).
24 Per una visione di insieme sul ruolo delle biblioteche per l'accrescimento dell'information literacy dei cittadini si veda: Laura Ballestra, Information literacy. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2020. Per lo specifico ruolo delle biblioteche di pubblica lettura come supporto alla partecipazione democratica: Fernando Venturini, L'informazione di comunità tra e-government e democrazia elettronica, «Biblioteche oggi», 39 (2014), n. 9, p. 5-13, DOI: 10.3302/0392-8586-201409-005-1 e Id., L'informazione di fonte pubblica in rete come strumento di democrazia. In: I diritti della biblioteca: accesso alla conoscenza, proprietà intellettuale e nuovi servizi. Milano: Editrice bibliografica, 2009, p. 145-158; come contesto per sviluppare azioni di information literacy education in ambiti documentali di interesse per i cittadini: Laura Ballestra; Piero Cavaleri, Enhancing financial information literacy in Italian public libraries: a preliminary study. In: Serap Kurbanoğlu [et al.], Information literacy: key to an inclusive society. 4. European Conference, ECIL 2016, Prague, Czech Republic, October 10-13, 2016. Cham: Springer, 2016, p. 45-55; Laura Ballestra, Fonti pubbliche e biblioteche per far crescere l'educazione economico-finanziaria, «Biblioteche oggi», 34 (2016), p. 37-47, DOI: 10.3302/0392-8586-201604-037-1.