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‘Responsabilità sociale’ attraverso l’analisi dei siti web istituzionali

Celia Adame Miranda, José Luis Herrera Morillas, Margarita Pérez Pulido

Introduzione

La ‘responsabilità sociale’ (RS) nasce negli Stati Uniti nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta. Incentrata inizialmente sulle attività filantropiche, essa muta, a partire dagli anni Novanta, a seguito del processo di globalizzazione e di sensibilizzazione della società verso i problemi che le organizzazioni generano nei vari gruppi di interesse coinvolti. È riconosciuta come una risorsa intangibile delle organizzazioni secondo la teoria delle risorse e delle capacità di Wernefelt1 e come un modo per conoscere e soddisfare le esigenze degli stakeholder che, secondo la teoria di Freeman2, formano una rete di relazioni che possono far progredire o fallire un’organizzazione. La RS possiede un’elevata componente etica in quanto presuppone l’applicazione di un modello di gestione etica delle organizzazioni ed è inoltre strettamente legata ai concetti di qualità e sostenibilità. Entrambi, RS e sostenibilità, si basano su tre pilastri fondamentali per preservare il futuro: società, economia e ambiente, anche se, in generale, sostenibilità si riferisce alla società nel suo complesso, come filosofia di comportamento e gestione (sviluppo sostenibile, SS), e RS all’applicazione di questi principi a un’organizzazione concreta.
Sin dall’inizio, quando la RS era considerata esclusivamente come un dovere morale per le organizzazioni, sono progressivamente emersi diversi programmi e iniziative che hanno promosso il suo comportamento etico e il suo contributo allo sviluppo sostenibile3. Il Rapporto Our common future, elaborato dalla Bruntdland Commission Environment and Development4, ha sviluppato per la prima volta il concetto di sostenibilità e sviluppo sostenibile e ha definito le dimensioni sociale, economica e ambientale. I successivi interventi di questa Commissione (1992, 1996, 2002) hanno rappresentato un completamento della definizione di questo concetto. The global compact5, altra iniziativa internazionale proposta dall’ONU, ha istituito una piattaforma globale di educazione responsabile volta al rispetto dei diritti umani, della natura e della legge.

Il libro verde è alla base della politica europea in materia di RS6 ed è stato adottato, nel 2001, dalla Commissione europea al fine di promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale. Nello stesso anno è stata resa pubblica la Strategia dell’Unione europea per uno sviluppo sostenibile7, il cui obiettivo è quello di armonizzare crescita economica, coesione sociale e tutela dell’ambiente. Questo documento è stato revisionato nel 2006, includendo anche la responsabilità nelle relazioni internazionali. Infine, la Commissione europea ha pubblicato nel 2018 un documento volto a incorporare l’Agenda 20308 e, nel 2021, ha approvato il Green deal europeo9, un’idea di ambiente per il continente europeo.
Altre iniziative di interesse sono rappresentate dalla Global reporting initiative (GRI)10 e dalla norma ISO 26000:201011, denominata Guidance on social responsibility, che forniscono a ogni organizzazione uno strumento necessario per valutare e valorizzare l’impatto delle sue azioni facilitando la trasparenza dell’informazione, il che costituisce la base dei cosiddetti rapporti di sostenibilità.
Attualmente il mondo accademico ha espresso una grande attenzione verso l’elaborazione di una definizione di RS ampiamente accettata. Tra le più conosciute e accettate figurano quelle che ne parlano come un obbligo morale che l’organizzazione deve assumersi nel relazionarsi con tutti i suoi gruppi di interesse12, quelle che si concentrano sul suo rapporto con la sostenibilità13, quelle che la considerano parte del piano strategico delle organizzazioni volto a elaborare iniziative di carattere interno ed esterno socialmente responsabili14, o quelle che muovono da un atteggiamento individuale di preoccupazione verso l’ambiente, una missione di vita15.
In ogni caso, tutte le definizioni di RS, secondo Prado e altri16, convergono in una serie di elementi comuni: impegno, modo di agire che aggiunge valore alla società; decisione volontaria e non regolamentata per legge; benefici per la società e gli stakeholder; comportamento etico, giuste pratiche al di là di quanto regolato dalla legge; impatto ambientale; adattabilità, o l’importanza di adattare la responsabilità sociale al contesto e alla realtà delle società in cui ha luogo. Tutti questi elementi sono accomunati da una chiara componente etica che permette di muovere dal concetto classico di organizzazione che cerca solo benefici economici verso un altro, più complesso, che mira alla creazione di valore per tutti i gruppi interessati dalla sua attività.

Pertanto, sulla base di queste premesse iniziali, la RS può essere applicata al funzionamento delle università, visto che gli istituti di istruzione superiore devono stabilire relazioni con la società e suscitare interesse nei diversi stakeholder che li sostengono17.
Secondo Bustos e Inciarte18 il concetto di ‘responsabilità sociale universitaria’ (RSU) negli istituti di istruzione superiore è sempre esistito sotto il nome di ‘funzione sociale delle università’ e ora possiede maggior contenuto e operatività a causa dell’influenza di questo concetto nel settore privato. Questa dimensione sociale dell’università è legata alla cosiddetta terza missione delle università che, secondo Villalta19, va oltre le funzioni classiche di formazione e ricerca, e consiste nel fornire contributi significativi volti al miglioramento dell’ambiente geografico, economico e sociale circostante. Già nel 1930 il filosofo Ortega y Gasset20, nella sua opera Misión de la universidad, faceva riferimento a questa terza missione che chiamava culturale, il cui obiettivo era quello di trasformare gli studenti in persone colte, preparate ad affrontare la vita. Successivamente, altri autori – come Clark21 ed Etzkovitz e altri22 – hanno messo in relazione questo concetto con un’università di taglio imprenditoriale. Attualmente, in Spagna, questa nuova missione è apparsa nella legge 14/2011 su scienza, tecnologia e innovazione (LCTI)23: il trasferimento di conoscenza attraverso la ricerca accademica in valori sociali ed economici (innovazione) e la responsabilità sociale. La legge fa esplicito riferimento alla dimensione sociale dell’università per quel che concerne la promozione della cooperazione allo sviluppo, la parità di genere, le pari opportunità, la disabilità, la sostenibilità ambientale o la dimensione culturale nella promozione della pace, del dialogo e della cooperazione. Ecco perché González e altri24 parlano di due obiettivi fondamentali della RSU: la responsabilità sociale istituzionale e la creazione di competitività, innovazione e conoscenza come valore economico. La RSU e lo sviluppo sostenibile equilibrano la terza missione dell’università, legittimata in Spagna, inoltre, con la pubblicazione della legge sull’economia sostenibile25.
Ojeda e Alvarez26 individuano la Dichiarazione mondiale sull’istruzione superiore per il XXI secolo, adottata dalla Conferenza mondiale dell’Unesco sull’istruzione superiore tenutasi a Parigi nel 1998, come il momento in cui i principi della partecipazione e della responsabilità nei confronti della società e della formazione lungo tutto l’arco della vita (lifelong learning) sono stati stabiliti, con fermezza, quali valori dell’istruzione superiore, valori che sono intrinseci alla RSU. Anni dopo, l’Assemblea generale delle Nazioni unite ha proclamato il periodo 2005-2014 Decennio dell’educazione allo sviluppo sostenibile27 e ha designato l’Unesco28 quale organismo responsabile. Nel 2009 l’Unesco ha ratificato gli obiettivi e le missioni stabiliti nel 1998, aggiungendo, al contempo, la necessità di favorire lo sviluppo sostenibile a partire dall’istruzione superiore.
Dalle definizioni proposte da vari autori29 si può concludere che la RSU è la capacità dell’università di applicare un insieme di principi e valori nell’esercizio delle sue funzioni di base: la formazione accademica e pedagogica; la ricerca e la divulgazione; la gestione dell’organizzazione e il suo impatto sulla società; e la partecipazione sociale, attraverso la creazione di canali di comunicazione volti a rispondere alle richieste dei suoi gruppi di interesse.

D’altra parte, Vallaeys30 parla delle sfide derivanti dall’implementazione della RSU in un’università. Tra di esse troviamo il conseguimento di un ritorno per l’università rispetto a ciò che è stato realizzato secondo questa prospettiva d’azione, la sua messa in funzione e, soprattutto, l’accettazione come dinamica di lavoro nell’ambiente universitario. Allo stesso modo: la creazione di comunità di apprendimento come opportunità per il lifelong learning o la gestione del ruolo dell’università nel suo rapporto con una comunità o con la società in generale.
In sintesi, si può parlare, come afferma Pérez31, di una nuova modalità di funzionamento dell’università basata su un rapporto più fluido con il suo ambiente sociale, modalità che tiene conto delle aspettative, degli effetti e delle ripercussioni che le attività dell’università generano nei propri membri (insegnanti, ricercatori, personale amministrativo e studenti) e nella società in generale.
Per quanto riguarda l’applicazione di questi concetti nelle biblioteche, diverse norme e regolamenti a livello mondiale, europeo, nazionale e professionale portano verso l’attuazione della responsabilità sociale e della sostenibilità nelle biblioteche32. Si distingue, tra gli altri, il lavoro dell’IFLA attraverso il Committe on Free Access to Information and Freedom of Expression (Faife), l’Environmental Sustainability and Libraries Section (Ensulib), il Library development programme (LDP) e la Libraries development and the UN 2030 Agenda (LDU). I documenti e le dichiarazioni pubblicati sono numerosi. Tra questi, lo Statement on libraries and sustainable development di Glasgow (2002), il Manifesto di Alessandria (2005), il Manifesto delle biblioteche digitali (2011), l’aggiornamento dell’IFLA internet manifesto (2014), la Dichiarazione di Lione (2014), la Dichiarazione di Santiago (2019), il Manifesto per le biblioteche d’Europa (2019)33.
Nel 2002 il Glasgow statement on libraries and sustainable development34, riguardante le biblioteche e lo sviluppo sostenibile, ha raccomandato ai servizi delle biblioteche, in generale, di difendere i principi dello sviluppo sostenibile e, in particolare, di garantire l’accesso all’informazione, oltre a rispettare l’uguaglianza o l’ambiente, riconoscere l’importanza dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita, salvaguardare la libertà intellettuale, rispettare la riservatezza degli utenti e ridurre le disuguaglianze collaborando in rete.
Nel 2014 le Nazioni unite hanno riconosciuto, nell’Agenda di sviluppo post-2015, l’accesso all’informazione come uno dei sette grandi millennium development goal (MDG), oggi diventati 17 nella nuova Agenda di sviluppo sostenibile 203035, in cui l’istruzione e – in quanto parte di essa – l’accesso all’informazione, costituiscono uno degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) più importanti al fine di migliorare la qualità della vita delle persone.
Altri contributi allo sviluppo sostenibile proposti dall’IFLA sono l’IFLA Manifesto on transparency, good governance and freedom from corruption36, che ha portato all’elaborazione di materiali di lavoro su questo argomento, i contributi ai vari congressi mondiali che si svolgono annualmente, o le dichiarazioni ufficiali di pronunciamento nel caso di gravi conflitti universali, come nel caso del documento Open societies are healthy sulla condanna verso le politiche che pongono barriere al libero movimento dei rifugiati e dei migranti37. A queste azioni di carattere internazionale si uniscono altri movimenti come il Green libraries, sviluppatosi soprattutto negli Stati Uniti, la cui origine è situata nella sezione “Biblioteca e ambiente” del Wilson Library bulletin38.
Nell’applicazione pratica della RS e dello SS ai processi tecnici delle biblioteche, Scherer39 aggiunge un quarto pilastro, quello culturale, volto allo sviluppo di buone pratiche in biblioteca per quel che riguarda il patrimonio librario e la sua conservazione. Rowley40 chiede di integrare questi concetti nel funzionamento della biblioteca come organizzazione, con particolare attenzione all’accesso all’informazione. Jankoswska41 si concentra sulla gestione delle collezioni e, in una pubblicazione successiva42, sull’ambiente come elemento fondamentale di sostenibilità nelle biblioteche.

L’obiettivo di questo studio è quello di analizzare la pratica della RSU nelle università spagnole e nelle rispettive biblioteche che hanno incorporato questa condotta, al fine di osservare se queste ultime si trovino in linea con la prassi posta in essere dall’istituzione da cui dipendono. A tal fine, a partire dalle informazioni fornite dai siti web istituzionali, sulla base del principio di trasparenza presente nella legislazione spagnola, si analizzeranno gli elementi che compongono la RSU di tali università e le pratiche di RSU attuate dalle biblioteche universitarie. In un secondo momento, si effettuerà, tra di esse, una comparazione, al fine di verificare se la RSU delle biblioteche universitarie sia in sintonia con la RSU dell’istituzione da cui dipendono.

Responsabilità sociale universitaria e biblioteche in Spagna

Se definiamo la biblioteca universitaria come un centro di risorse per l’apprendimento, l’insegnamento e le attività relative al funzionamento e alla gestione dell’università nel suo complesso43, è chiaro che lo scopo della biblioteca universitaria è quello di contribuire al conseguimento degli obiettivi dell’università. Oggi le università spagnole dispongono di piani, programmi e uffici specifici per la RS e lo SS incorporati nelle loro strutture organizzative e le biblioteche universitarie devono contribuire, come parte del quadro istituzionale di RSU, alla qualità e sostenibilità delle stesse biblioteche così come alla lealtà verso i valori e gli obiettivi istituzionali delle università. È pertanto fondamentale che la biblioteca universitaria, in quanto componente dell’istituzione universitaria, si collochi nella linea d’azione da essa indicata.
Lo studio di Arias e Simón44 mostra come già nel 2004 l’88% delle università spagnole disponesse di strutture solidali e il 54% di unità o uffici solidali. Barañano e altri45 evidenziano come dal 2007, nel corso di cinque anni, l’inserimento dei termini RSU e sostenibilità nell’università sia aumentato del 67%, utilizzando una serie di differenti pratiche che dipendono dal contesto in cui si sviluppano, anche se non molto visibili sul sito web istituzionale o incomplete dal punto di vista delle informazioni visualizzate. Seguendo un’evoluzione cronologica, lo studio condotto dal Gruppo Forética dell’Università di Burgos46 segnala questa stessa evoluzione riguardo l’aumento di tali pratiche tra il 2010 e 2014, con un nuovo elemento chiave rappresentato dal passaggio alla piena gestione della RSU che ha determinato l’incorporazione di piani strategici, l’adesione a patti, l’elaborazione finale di rapporti di RSU o di sostenibilità.
Il Foro de Consejos Sociales de las Universidades Públicas Andaluzas47 promuove tutte le iniziative in un primo tempo e presenta una proposta di elaborazione di un ‘rapporto universitario di sostenibilità’ basato su un progetto iniziale realizzato dalle università di Cadice e di Granada. Ciò può essere considerato il germe dell’introduzione della RSU nelle università spagnole. Nel 2014 si sono svolte le “I Jornadas internacionales de responsabilidad social universitaria”, organizzate dall’Università di Cadice e patrocinate dal Foro e dalla Conferencia de Consejo Sociales de las Universidades Españolas, dove cinquanta università europee e latinoamericane hanno gettato le basi per la creazione di un osservatorio sulla RSU. Nel 2017 è stato proposto il progetto sulla dimensione sociale dell’educazione sociale, volto a studiare l’attuazione e il monitoraggio della RS negli istituti di istruzione superiore.
Da parte sua, il Ministerio de Educación español, attraverso il Secretaría General de Universidades, ha elaborato, nel quadro della strategia europea di Lisbona sullo sviluppo sostenibile, un documento intitolato Estrategia universidad 201548 dove la RSU è riconosciuta come un asse trasversale che copre l’intero sistema universitario in quanto include tali concetti in strutture organizzative, piani, programmi, gruppi di lavoro, uffici specifici di RS e SS adattati al contesto di ogni università e tradotti in documenti come piani strategici e rapporti di RSU.
Nel quadro stesso dell’università spagnola, la Comisión Sectorial CRUE-Sostenibilidad49 è stata già istituita nel 2009 per raccogliere le buone pratiche in materia di ambiente e rischi professionali. Oggi è composta da nove commissioni che lavorano, inoltre, sulla valutazione della sostenibilità universitaria, sulla salute, sugli edifici e sull’urbanistica e sulle politiche di genere. Il Manifiesto para la transición hacia la Agenda 203050 è stato pubblicato con l’obiettivo di far sì che tutte le università spagnole attuino gli OSS nel curriculo universitario.
Per quanto riguarda le biblioteche universitarie spagnole, la Red Española de Bibliotecas Universitarias (Rebiun)51 costituisce un organismo di coordinamento e rappresentanza di tutte le biblioteche universitarie e scientifiche spagnole. Fondata nel 1998, come parte della commissione settoriale della Conferencia de Rectores de las Universidades Españolas (CRUE), è attualmente composta da 76 biblioteche universitarie (50 pubbliche e 26 private) e dal CSIC (Consejo Superior de Investigaciones Científicas).
Nel 2012 è stato pubblicato il già citato rapporto CRUE-Rebiun52 che illustra la necessità di integrare le biblioteche in piani, strategie e politiche di RSU delle loro istituzioni d’appartenenza. Da un punto di vista concettuale, esso si propone di sostituire il termine RSU con quello di ‘sostenibilità universitaria’. Un aspetto importante di questa relazione è l’aver posto l’accento sull’integrazione delle biblioteche universitarie nelle strategie, nei piani e nelle politiche di RSU delle loro istituzioni attraverso la partecipazione di professionisti in attività istituzionali o in comitati e tramite l’adozione di criteri di RSU in specifiche attività bibliotecarie, quali programmazioni, sistemazione degli edifici, utilizzo di informazioni elettroniche, licenze open access e alfabetizzazione ambientale, digitale, informativa.
Secondo Morillo Moreno53, la collaborazione della biblioteca universitaria agli obiettivi definiti nei piani strategici istituzionali in quanto importante agente di RSU consiste, in termini di pianificazione e gestione generali, nel trasformarsi in biblioteca pubblica di accesso alla società in generale o nell’immergersi nei processi di ricerca di certificazione di qualità richiesti dallo Spazio europeo dell’istruzione superiore. Per quanto riguarda i suoi obiettivi più specifici la biblioteca universitaria dovrebbe: promuovere l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita, attuare politiche di accesso aperto e di gestione dei dati o tener conto dei principi di trasparenza e responsabilità, tenere un comportamento ambientale sostenibile, favorire l’uso dei social network e la fidelizzazione degli alumni, promuovere iniziative verso gruppi svantaggiati, speciali, paesi in via di sviluppo e nel campo del volontariato.
Il III Piano strategico della Rebiun ha preso per la prima volta in considerazione il concetto di responsabilità sociale universitaria. Nell’approccio teorico a questo concetto, esso va considerato come parte dell’università intera e non come una parte di ogni biblioteca universitaria, usando le parole di Jankowska e Marcum54, che intendono la responsabilità sociale nelle biblioteche universitarie come un obbligo morale per le biblioteche stesse, finalizzato alla loro conversione in organizzazioni sostenibili per quanto riguarda le loro collezioni e servizi, i processi tecnici, gli edifici e la risposta alle sfide future della società.
Si può quindi dire che esistono due questioni, tra di esse collegate: un carattere trasversale della RSU, che richiede che tutti gli elementi che partecipano alla biblioteca universitaria agiscano secondo criteri di sostenibilità (parità di genere, riduzione dei consumi, acquisti ‘verdi’, pratiche di lavoro), e un contributo alla RSU relativo a questioni meramente bibliotecarie (edifici, collezioni, processi, servizi).
Lo studio sull’applicazione della responsabilità sociale alle biblioteche universitarie condotto da Herrera, Castillo e Pérez55 evidenzia come, nel 2014, esistesse una pratica incipiente di azioni isolate prive di una pianificazione formale secondo il punto di vista della RSU. Tali pratiche, inoltre, si concentravano principalmente sulla collezione e sulle attività connesse alla lettura, lasciando ancora molto in disparte quelle relative all’ambiente o le stesse campagne e attività volte alla sensibilizzazione verso tutte le questioni che riguardano i concetti di RS e sostenibilità.
In uno studio successivo, Nieves-Millán56 afferma, per quanto riguarda l’introduzione della RSU nelle biblioteche universitarie spagnole, che essa è ancora scarsamente applicata e quasi mai contemplata nei rispettivi piani o strutture organizzative. Secondo lo studioso è il caso di stabilire un quadro comune dove si riflettano una serie di questioni che vanno oltre alle attività proprie delle biblioteche: il concetto di interazione con la comunità, la posizione della biblioteca nell’università al fine di ottenere lo sviluppo sociale, le relazioni società-università in cui la biblioteca può e deve intervenire.
Le azioni e gli sviluppi in materia di RS delle biblioteche universitarie, come afferma Drake57, dipendono dall’università stessa come parte del sistema educativo, ma anche dallo sviluppo stesso della società, variabile fondamentale che permette loro di mantenersi nel tempo.

Metodologia

Si è deciso di partire dall’elenco delle istituzioni aderenti alla CRUE58 al fine di individuare tutte le università spagnole esistenti. Sono stati esaminati i siti web istituzionali di ciascuna di queste università per conoscere quali di esse hanno integrato la RSU come modello di gestione. Questo filtro ha permesso di rimuovere dal campione quelle università che o non hanno attuato alcuna misura di responsabilità sociale o hanno sviluppato misure isolate senza una politica di RSU concreta.
Sulla base delle informazioni precedenti, sono state analizzate le biblioteche di quelle università che hanno integrato un modello di gestione di RSU. Attualmente sono state scartate quelle università che, pur disponendo di un modello di gestione integrata di RSU, non possiedono biblioteche che attuano pratiche specifiche di responsabilità sociale, dato che lo scopo di questo lavoro è quello di determinare se le pratiche di RSU delle biblioteche universitarie sono in linea con la politica di RSU delle università a cui appartengono.
L’analisi è stata effettuata nei mesi di ottobre e novembre 2020. Essa ha dato il seguente risultato: delle 74 università spagnole esistenti, 35 includono la RSU nel loro modello di gestione e solo 18 università lo applicano anche nelle loro biblioteche. Queste università e i rispettivi siti web sono elencati nella Figura 1.

Figura 1 – Elenco dei siti istituzionali delle università e delle loro biblioteche con gestione della RSU


Una volta ottenuto il campione di base definitivo dello studio, si è proceduto a elaborare una scheda per la raccolta dei dati. In essa sono stati inclusi gli elementi più rilevanti relativi a questo argomento tratti dalla tabella matrice dei componenti della RSU effettuata da François Vallaeys59, dal rapporto Contribución de las bibliotecas en materia de responsabilidad social y sostenibilidad universitarias elaborato dalla Rebiun60, e dal risultato di un processo iniziale di osservazione dei siti web selezionati entro il periodo di tempo indicato. Da qui si è ottenuto un modello da seguire per la raccolta dei dati (Figura 2) suddiviso in quattro sezioni principali: “Attuazione della RS”, in cui si verifica l’esistenza e l’attuazione della politica di RSU attraverso piani strategici o piani specifici di RSU, gruppi di lavoro, progettazione di un logo ad hoc ed esistenza di un rapporto di RS; per quanto riguarda gli “Edifici”, si è verificato il risparmio e l’efficienza energetica, il trattamento e il riciclo dei rifiuti e l’adattamento verso le persone con bisogni speciali; “Formazione e diffusione” riguardano tutte quelle attività che fanno parte del curriculo universitario, quali corsi o studi specifici sul tema, così come la loro ricerca e diffusione; infine, “Processi e servizi” indicano tutti i tipi di azioni da mettere in pratica, le alleanze o altre collaborazioni tra organizzazioni, i canali di comunicazione o aspetti specifici come le pari opportunità.

Figura 2 – Modello di scheda di raccolta dei dati sull’RSU


Una volta delineata la scheda, essa è stata completata mediante una ricerca sui diversi siti web istituzionali, sia delle università sia delle biblioteche. Questo processo è stato estremamente complicato, poiché le informazioni pubblicate sui siti web delle università, e in particolare delle biblioteche, sono risultate piuttosto scarse. Lo studio realizzato da Barañano e altri61 segnalava già questo aspetto come una caratteristica particolare di questo settore e, sebbene dal 201362, in seguito cioè alla legge sulla trasparenza, l’informazione pubblica su questo tema sia stata resa obbligatoria, nella pratica non è stato talvolta possibile trovare informazioni più esaurienti o su singoli argomenti.
Una volta completata la raccolta dei dati, si è proceduto a un’analisi statistica descrittiva e a un’analisi del contenuto relativo all’attuazione della RSU in ciascuna delle università selezionate nel campione e nelle loro biblioteche, ed è stata infine verificata la concordanza tra le due, oggetto del nostro studio.

Risultati e discussione

L’analisi dei risultati riguardanti l’RSU delle università e delle loro biblioteche è strutturata in base ai quattro grandi paragrafi in cui sono stati suddivisi i dati raccolti: attuazione della responsabilità sociale, edifici, formazione e diffusione, processi e servizi.

Attuazione della responsabilità sociale

Dall’analisi della “Attuazione della responsabilità sociale” come modello di gestione in generale, si ricavano i seguenti dati comparativi dalle diverse università e relative biblioteche prese in considerazione (Figura 3).

Figura 3 – Distribuzione della “Attuazione della responsabilità sociale” nelle università e nelle loro biblioteche


Piani

Per quanto riguarda i piani di RSU sviluppati dalle università, 18 di esse (100%) dispongono di una politica di RS convertita in un piano generale o in piani settoriali generalmente presenti in uno spazio specifico del sito web istituzionale, a fronte di 11 biblioteche (61,1%). Questi dati indicano che esistono biblioteche universitarie (38,8%) che non collaborano con le rispettive università nell’elaborazione del proprio piano, anche se svolgono azioni proprie di RSU. Alcune di quelle biblioteche che non dispongono di un proprio piano menzionano esplicitamente il fatto che si uniscono alle politiche di RSU della loro università, come nel caso delle università di Girona o di Lleida. D’altro canto, per quanto riguarda le biblioteche universitarie che dispongono di un proprio piano, esse sono tutte legate ai principi e agli obiettivi della RSU della rispettiva università. Nel caso della Università dell’Estremadura, la sua biblioteca dispone di un documento di adesione alla politica di RSU della Rebiun intitolato Propuesta de seguimiento por parte de la biblioteca universitaria Uex de las pautas de responsabilidad social corporativa de Rebiun, elaborato nel 2015-201663, anche se, in pratica, essa era comunque in linea con la politica della sua università.
Va precisato che nelle università la maggior parte dei piani rilevati è di carattere generale, ma esistono anche piani settoriali incentrati su elementi specifici della RSU o su politiche di sostenibilità. Occorre inoltre sottolineare l’inclusione nei piani strategici delle biblioteche della dicitura RSU, così come nelle loro politiche di qualità, in quelle che possiedono certificazioni ISO (ambientali, ad esempio) o che gestiscono modelli di qualità come l’EFQM.

Gruppo di lavoro

Sono 12 le università (66,6%) che dispongono di un gruppo di lavoro. Appena 5 (27,7%) le biblioteche universitarie che lo hanno creato. Mentre le biblioteche universitarie non prevedono quasi questa forma di lavoro per l’applicazione della RSU, le università si sono organizzate in servizi o sezioni amministrative, uffici di RS, in cui è presente un gruppo di lavoro.
Tra le biblioteche che hanno fatto ricorso a un gruppo di lavoro, in alcune di queste è frequente che i loro membri partecipino al gruppo di lavoro dell’università d’appartenenza, o che abbiano creato una sorta di gruppo di lavoro dedicato all’argomento, ad esempio: “Gruppo di lavoro biblioteca sostenibile”, o che facciano parte di gruppi volti al miglioramento nella gestione della qualità in cui è anche contemplata la RSU, come specificato nelle direttive della Rebiun.
Questi sono i casi dei gruppi di lavoro delle biblioteche dell’Universidad de Granada, responsabile della collaborazione con i gruppi sociali come parte del gruppo “Etica e RS”; dell’Universidad de Huelva, responsabile del risparmio delle risorse ambientali e della sensibilizzazione del personale e degli utenti in merito all’importanza dell’ambiente e della partecipazione a iniziative di commercio equo e solidale; dell’Universidad Nacional de Educación a Distancia, il cui gruppo di lavoro della biblioteca gestisce la RSU; o dell’Universitat Politècnica de Catalunya, che collabora con l’Oficina de Gestión de Responsabilidad e Igualdad de Oportunidades (ufficio di RSU dell’università) per l’elaborazione di una guida al risparmio energetico.

Loghi

Le università che dispongono di loghi che identificano la RSU sono 8 (44,4%), a fronte di 7 biblioteche (38,8%) che ne possiedono uno proprio. Il logo, come segno distintivo dell’immagine di RSU che l’istituzione sta progettando, sembra non essere molto diffuso, dato che poco meno della metà delle università e delle biblioteche studiate lo hanno incorporato. Alcuni di essi sono riprodotti nella Figura 4.

Figura 4 – Esempi di loghi relativi alla RSU


Rapporti di responsabilità sociale

Il rapporto di RS, in questo studio, è risultato presente in 8 università (44,4%) e solo in una biblioteca (5,5%).

L’elaborazione di questo tipo di rapporti richiede una dedizione e un modo di saper fare che necessita di un personale specializzato. Sono praticamente obbligatori per gli uffici di responsabilità sociale e anche per le biblioteche che lavorano con un sistema di qualità. Lo studio di Forética64 del 2014 li considera un sintomo di evoluzione nella gestione della RSU. In generale, le istituzioni accademiche e le biblioteche hanno iniziato a elaborare timidamente rapporti di responsabilità sociale prima di ottenere i formati degli organismi internazionali come GRI, anche chiamati ‘rapporti di sostenibilità’.

Edifici

I dati comparativi relativi agli elementi corrispondenti agli “Edifici” delle diverse università e biblioteche studiate sono riprodotti nella Figura 5.

Figura 5 – Distribuzione percentuale relative agli “Edifici” delle università e delle loro biblioteche


Risparmio energetico

Per quanto riguarda il risparmio energetico, le 18 università analizzate (100%) sviluppano pratiche di questo tipo e 11 biblioteche (61,1%) promuovono e/o praticano misure di questo tipo.
Le università spesso dispongono di uffici ambientali o di piani di gestione delle risorse; le biblioteche si concentrano su misure specifiche, come un decalogo delle buone pratiche o la pubblicazione della cosiddetta ‘guida verde’. Le misure di risparmio energetico più frequenti attuate dalle biblioteche universitarie sono di carattere esterno – ossia incentivare l’uso del trasporto pubblico o della bicicletta ed evitare l’uso dell’ascensore – o di carattere interno: per quanto riguarda il risparmio di luce, lo spegnimento delle luci in zone scarsamente trafficate e la sostituzione delle lampadine con quelle a basso consumo energetico, lo spegnimento delle luci e degli apparecchi elettronici o la loro messa in modalità risparmio energetico, il mantenimento di temperature costanti (in inverno 20-22º e in estate 23-25º); per quanto riguarda il risparmio di carta, l’uso di prodotti con un imballaggio minimo o, ove possibile, riciclati, l’uso di carta riciclata o ecologica, l’uso della fotocopiatrice in modo sostenibile attraverso la stampa su due facce (attivando la modalità ‘risparmio inchiostro’); altre misure adottate sono: l’acquisto di nuovi prodotti elettronici con il marchio di qualità ecologica o l’utilizzo d’acqua in modo responsabile, privilegiando l’uso di acqua fredda.

Rifiuti e riciclo

Le 18 università analizzate (100%) praticano la gestione e il riciclo dei rifiuti a fronte di 9 biblioteche (50%).
Quali esempi di attività di gestione e di riciclo dei rifiuti svolte dalle biblioteche si possono citare: l’impiego di prodotti che possono essere utilizzati più di una volta, l’acquisto di prodotti di pulizia biodegradabili, l’installazione di depositi al fine del loro corretto riciclo (depositi di rifiuti inquinanti e punti di raccolta), la riduzione, il riutilizzo e il riciclo della carta, il riutilizzo delle buste ricevute per la posta interna, la collocazione di cassette nelle sale di lettura per il riutilizzo della carta sporca, l’installazione di servizi igienici a doppio carico.

Adattamento verso persone con bisogni speciali

L’adattamento verso persone con bisogni speciali è presente in 14 università (77,7%) e in 12 biblioteche (66,6%). Da questi dati emerge come la maggior parte delle biblioteche prese in considerazione disponga di un piano specifico per l’accesso e la mobilità, nonché di una guida per l’accessibilità all’edificio; entrambi si basano sul criterio di accessibilità universale degli spazi fisici. Le azioni che le biblioteche universitarie svolgono in modo generalizzato sono: posti di lettura e di consultazione preferenziali, prenotazione di cabine di lavoro di gruppo senza preavviso minimo, posti adattati alle persone con disabilità visiva, ricerca di libri e informazioni bibliografiche personalizzate, disponibilità di qualsiasi materiale in tutti i punti della biblioteca, prestito di lunga durata, restituzione dei documenti prestati in qualsiasi servizio della biblioteca.
Secondo i dati appena esposti, le misure di risparmio energetico risultano essere quelle maggiormente attuate sia nelle università sia nelle biblioteche, seguite dalle misure in materia di rifiuti e riciclo, il che presuppone una presa di coscienza dell’importanza di queste due questioni. In misura minore, gli edifici risultano essere stati adattati a persone con bisogni speciali, anche se sono stati menzionati alcuni piani di accessibilità o l’esistenza di guide di adattamento dell’edificio che nelle biblioteche risulta essere ciò che è più vicino alla politica dell’università di appartenenza, fattore dovuto, anche, a imposizioni legali.
In generale, si può osservare come le biblioteche, in materia di ambiente e di bisogni speciali per gli utenti, si siano adattate alle politiche attuate dalle loro università e, di conseguenza, ne risultano in sintonia, rispettando inoltre il documento elaborato dalla Rebiun per quanto riguarda il funzionamento degli edifici e il loro fabbisogno energetico volto a prevenire impatti ambientali e costi economici negativi. Lo stesso può dirsi riguardo alla riorganizzazione di spazi efficienti e rispettosi dell’ambiente. Così, a titolo di esempio, si possono citare le ‘guide verdi’ delle università dell’Estremadura e di Granada, il Decálogo de buenas prácticas ambientales dell’Universidad de Huelva basato sulla politica ambientale sviluppata dall’università, le misure di sostenibilità e la guida all’accessibilità dell’edificio della biblioteca dell’Universidad de la Rioja basate sulla dichiarazione di politiche generali, il piano di accesso e mobilità della biblioteca dell’Universitat de Barcelona in linea con la promozione della sua università di un progetto di revisione dei suoi edifici, i mutamenti di gestione degli spazi della biblioteca dell’Universitat Politècnica de Catalunya volti a definire il calendario, l’apertura e la chiusura degli impianti, o la proposta di uno studio architettonico delle strutture della biblioteca dell’Universidad de Málaga.

Formazione e diffusione

Dall’analisi della sezione “Formazione e diffusione” si ricavano i seguenti dati comparativi riguardo le diverse università e biblioteche considerate (Figura 6).

Figura 6 – Distribuzione delle attività di “Formazione e diffusione” delle università e delle loro biblioteche


Studi e corsi

Sono 17 (94,4%) le università che hanno avviato studi o che realizzano corsi legati alla RSU mentre solo 7 biblioteche (38,8%) li hanno promossi e/o offerti. Questi contenuti si possono trovare nei corsi di laurea, master o dottorati, in materie specifiche, corsi specifici o come competenza interdisciplinare. Inoltre, sono state istituite, in alcune università, cattedre in RS e sostenibilità, come presso l’Universitat Politècnica de Catalunya, l’Universidad de Murcia o nella Universidad Nacional de Educación a Distancia (UNED).
Le biblioteche universitarie che hanno istituito studi e corsi in RS si concentrano sulla formazione del loro personale bibliotecario su aspetti generali di questa materia, come nel caso della biblioteca dell’Universidad de Extremadura, o, più specificamente, su questioni ambientali come l’energia o il consumo, come nel caso delle biblioteche dell’Universitat Politècnica de Catalunya e dell’UNED. Vale la pena di menzionare l’Universidad de Huelva, che fornisce un documento in cui vengono raccolte undici letture utili a svolgere la pratica di educazione ambientale.
Il documento CRUE-Rebiun65 sul contributo delle biblioteche in materia di responsabilità sociale e sostenibilità delle università propone l’inserimento di questi concetti nelle attività formative delle biblioteche al fine di introdurre gli utenti a un comportamento responsabile dell’uso degli edifici, delle risorse e dei servizi delle biblioteche; in particolare riguardo all’utilizzo etico e responsabile dell’informazione scientifica e accademica o in materia ambientale.

Ricerca e diffusione

Le 18 università prese in considerazione (100%) attuano iniziative di questo tipo; solo 4 biblioteche universitarie (22,2%) sviluppano queste misure. Le università analizzate hanno istituito gruppi di ricerca e dispongono di istituti di ricerca specifici, come l’Instituto de Sostenibilidad della Universidad Politécnica de Cataluña o il Centro de estudios para la cooperación al desarrollo dell’Universidad de Murcia. Allo stesso modo, sono sorti cluster di energia e cambiamento climatico o di biomedicina e salute, come nell’Universidad de Oviedo, sono stati instaurati, in tutte le università, rapporti sistematici con le imprese, sono state create unità per la divulgazione scientifica alla società, come nel caso delle università di Cadice o di Málaga, o sono state pubblicate riviste con questo obiettivo. Tuttavia nelle biblioteche universitarie risultano essere poche le iniziative in materia. Le biblioteche appaiono come unità di sostegno e di messa a disposizione di risorse per l’insegnamento e la ricerca per l’università in generale. Sono poche, infatti, quelle che svolgono specifiche attività di ricerca e di diffusione in RSU.
In questo modo, la formazione in RSU attraverso studi e corsi, così come la ricerca e la sua diffusione, sembrano più propri dell’università in generale che delle sue biblioteche. A seguito della pubblicazione di alcuni documenti da parte della CRUE nei quali si invitavano le università a inserire la sostenibilità e la RS nel curriculo universitario, è attualmente diffusa la pratica di inserire tale materia come competenza trasversale nei programmi di studio dei corsi di laurea e dei master. Le biblioteche, invece, spesso non offrono una formazione in questo senso, anche se il loro personale organizza corsi di formazione sulla RSU disposti dall’università di appartenenza.
Nel caso della ricerca, risultano essere frequenti le possibilità di collaborazione, relativamente a progetti di ricerca o di trasferimento di risultati, tra l’università e le imprese, le fondazioni e le società scientifiche, mentre il ruolo delle biblioteche è incentrato sulla diffusione delle risorse, sulla produzione di materiale formativo, di fascicoli e articoli di rivista sul tema.

Processi e servizi

Dallo studio degli elementi relativi ai “Processi e servizi” si ricavano i seguenti dati comparativi (Figura 7).

Figura 7 – Distribuzione percentuale sui “Processi e servizi” delle università e delle loro biblioteche


Campagne o attività

Sono 18 le università (100%) che promuovono campagne o attività legate a qualcuna delle dimensioni della RSU (sociale, economica, ambientale, culturale) e 15 le biblioteche universitarie (61,1%) che ne fanno parte. In generale, tutte le università, attraverso i loro diversi servizi, organizzano attività legate al volontariato, alla cooperazione allo sviluppo, all’ambiente, al commercio equo e solidale e al consumo responsabile, all’aiuto verso persone in situazioni di svantaggio (immigrati, anziani), all’orientamento all’occupazione, alle donazioni (tempo, denaro, abbigliamento, materiale informatico), alla parità di genere, allo sport o alla cultura (esposizioni, eventi, scambi culturali).
Per quel che riguarda le biblioteche, esistono attività puramente bibliotecarie e di carattere generale, normalmente in linea con quelle svolte dalle loro università. Nel primo caso troviamo attività come la donazione di libri o di denaro in cambio di libri, la donazione di denaro in cambio di ore di studio, la raccolta di libri per i paesi in via di sviluppo, il volontariato nell’ambito della lettura, la presentazione di libri con temi che alludono alle dimensioni della RSU, la lettura accessibile, le librerie solidali e l’alfabetizzazione informatica. Altre attività, invece, non sono legate esclusivamente alla tradizionale funzione svolta dalle biblioteche. Si tratta della raccolta di vestiti e di cibo, della giornata internazionale delle donne, della violenza di genere, del risparmio energetico e del riciclo di rifiuti, della disabilità, di mostre fotografiche, del turismo sostenibile, di Madre Africa, attività che risultano essere tutte in sintonia con quelle realizzate dall’università di appartenenza, come nel caso delle università di Siviglia, dell’Estremadura, di Granada o della Pablo de Olavide. Alcune biblioteche, come quella dell’Universidad de Huelva, considerano, come atto di RSU, l’essere aperte, senza alcuna restrizione, a tutta la popolazione, non essendo istituzioni a uso esclusivo della comunità universitaria.

Collaborazione con enti connessi

In questo settore sono 18 le università (100%) che collaborano con qualche ente in RSU; 18 sono anche le biblioteche (100%) che mantengono contatti con enti di questa tipologia.
Le università spagnole collaborano con fondazioni e ONG a livello locale, regionale, nazionale o internazionale, con i Comuni o altri enti locali, regionali o con osservatori istituiti da questi ultimi, con istituzioni europee e dell’America latina. Occorre sottolineare che queste collaborazioni sono normalmente legate alle caratteristiche dell’università, all’ambito e al contesto in cui si svolgono. Esse rispondono inoltre, per la loro tipologia, alle tre dimensioni della RS (economica, sociale e ambientale) più quella culturale, relativa all’ambiente universitario, come è già stato osservato.
Nel caso delle biblioteche si verifica una situazione simile a quella osservata nel sottoparagrafo Campagne o attività, poiché in alcuni casi le biblioteche collaborano a livello sociale con fondazioni, ONG e associazioni locali, nazionali o internazionali, di solito in linea con la politica della loro università. In altri casi, e si può dire che questi si riferiscano alla totalità delle biblioteche del campione, esse attuano una politica di alleanze di carattere puramente bibliotecario relativa all’accesso aperto (open access e licenze Creative commons), all’appartenenza a consorzi di biblioteche, alla partecipazione a cataloghi collettivi, a progetti di collaborazione tra biblioteche pubbliche e universitarie (progetto LABO dell’Universitat Politècnica de Catalunya), a gruppi di pratica come utenti (il Geuin – Grupo español de usuarios de innovative – dell’Universidad de Extremadura, il NUX – Núcleo de usuarios de Xebook – dell’Universidad de Burgos), alla digitalizzazione del patrimonio librario (DigiBUO dell’Universidad de Oviedo, MDC dell’Universitat de Girona), alle biblioteche che si occupano dell’eccellenza.
La politica delle alleanze è considerata un aspetto essenziale della gestione della RS e della sostenibilità. La cooperazione è uno dei valori in aumento che le università spagnole stanno intraprendendo in base ai documenti approvati dagli organismi nazionali che le rappresentano e alla legislazione spagnola. È già stato osservato come l’introduzione della RSU nelle università spagnole derivi dalla costituzione di un forum e dal Consiglio delle università spagnole. Per quel che riguarda le biblioteche, il documento di CRUE-Rebiun66 contiene una sezione esclusiva relativa alla responsabilità sociale nei processi tecnici, in particolar modo per quel che concerne le collezioni, nella quale si definisce la sostenibilità come l’idea di condividere risorse per il risparmio, la corretta gestione delle collezioni digitali in termini di impatto ambientale dato l’impiego di tecnologia che esse comportano, le condizioni di contrattazione o di negoziazione delle licenze e la fornitura dell’accesso aperto alle informazioni, questione che è già stata discussa e figura come principio fondamentale della professione bibliotecaria nei documenti dell’IFLA.

Canali di comunicazione

Come nel paragrafo precedente, tutte le università (100%) e le biblioteche (100%) analizzate utilizzano vari canali di comunicazione. I canali più diffusi sono: nelle università Twitter, Facebook e YouTube; nelle biblioteche universitarie Twitter, Facebook e Instagram.
La comunicazione attraverso i social network costituisce un dato interessante e una manifestazione di una volontà d’essere al passo coi tempi, di fornire ai diversi gruppi di interesse i mezzi per comunicare con l’istituzione. Allo stesso tempo è un atto di responsabilità sociale che presuppone un processo di immedesimazione dell’istituzione nei diversi gruppi di interesse e un miglioramento dei canali di comunicazione tra questi ultimi e l’istituzione stessa.
Esistono altri canali di comunicazione utilizzati dalle università, come le newsletter cartacee ed elettroniche, le riviste digitali, l’agenda, la televisione o la radio e le app. Per quel che riguarda le biblioteche, oltre ai social network, troviamo un canale televisivo (Universidad de Murcia) o un blog (Universidad de Oviedo).

Pari opportunità

Infine, per quanto riguarda questo settore, tutte le 18 università (100%) sviluppano un qualche tipo di misura a fronte di 12 biblioteche (66,6%).
Esistono numerosi riferimenti riguardo a questo aspetto della dimensione sociale della RSU come parte dei servizi offerti dalle università attraverso uffici, unità e programmi integrati nella loro struttura che operano in questo senso. In questo modo, esistono numerosi programmi per disabili, di adattamento pedagogico, architettonico e dell’ambiente sociale, che si occupano di diversità nei programmi per gli immigrati, negli istituti penitenziari, programmi di adattamento a situazioni difficili di carattere temporaneo, di integrazione professionale, di conciliazione della vita familiare e lavorativa, programmi che si occupano della parità di genere, della ricerca di un’abitazione alternativa, dell’invecchiamento e della qualità della vita, che predispongono classi per anziani e che si occupano dell’accesso all’università.
Le biblioteche universitarie, invece, si concentrano maggiormente sui servizi, vale a dire sull’erogazione di prestiti a condizioni speciali, a distanza, nel fornire servizi di informazione bibliografica specializzati per le persone con disabilità, nell’adattare i propri documenti e le proprie risorse, nel personalizzare i sistemi elettronici, nell’adattare gli edifici, i posti di lettura e le sale, nonché nell’accogliere persone con disabilità per svolgere tirocini in biblioteca.
Allo stesso modo, nell’università le possibilità di collaborazione a livello generale sono possibili grazie ai legami che si instaurano con associazioni, fondazioni, osservatori, reti. Ciò non accade nella biblioteca, dove le collaborazioni di questo tipo sono piuttosto rare.

Conclusioni

È stata effettuata un’analisi sulla pratica della RSU nelle università e nelle rispettive biblioteche in Spagna, essendo l’obiettivo del presente studio quello di scoprire se esista una corrispondenza tra le due. È stato dimostrato come, nelle università spagnole, l’introduzione della RSU sia un fatto diffuso, anche se non attraverso un modello di gestione consolidato, e molto meno diffuso nelle biblioteche universitarie, nonostante esistano regolamenti e leggi che disciplinano il funzionamento delle nostre università e una tendenza sociale al rialzo di questo concetto. È anche vero che questo studio si è basato sulla raccolta di informazioni dai siti web istituzionali in un dato momento e che le informazioni raccolte da questi siti sono dinamiche e in continua evoluzione. Tuttavia, lo studio di Barañano e altri67, riguardante l’università spagnola in generale, segnalava già il problema delle informazioni disponibili sul web, a volte poco trasparenti e incomplete, così come lo studio di Herrera, Castillo e Pérez68 giungeva alla medesima conclusione per le biblioteche universitarie. Ciononostante, è stato dimostrato come le università analizzate, sia le istituzioni sia le biblioteche, rispondano a un modello di gestione della RSU sulla linea di Villalta69, cioè come terza missione dell’università, modello che va al di là delle classiche funzioni di formazione e ricerca dell’istituzione universitaria e che ne implica un’apertura verso la società per contribuire al suo miglioramento. A questo proposito si può concludere, in linea generale, che vi sia sintonia tra i presupposti formulati dalle istituzioni e quelli portati avanti dalle loro biblioteche per quanto riguarda la gestione della RSU, poiché, indipendentemente dalla pratica, le une e le altre cercano di portare a compimento la terza missione in base al contesto e al settore in cui operano.
Per quanto riguarda gli elementi e i componenti della RSU dell’università e delle sue biblioteche, essi sono stati suddivisi in due categorie: una strategica, che contribuisce alla pianificazione delle politiche di RSU, e l’altra applicativa, convertita in azioni concrete. Entrambe rappresentano lo spirito dei pilastri che sostengono la RSU: quello sociale, quello economico, quello ambientale e quello culturale.
Indipendentemente dall’esistenza o meno di un modello consolidato di gestione della RSU, va osservato come essa sia attuata in modo strategico, secondo piani concreti, attraverso gruppi di lavoro e, in misura minore, con l’ausilio di rapporti di RS e altri simboli come i loghi. Nonostante la presenza di questi elementi, che lascerebbero presagire un modello uniforme di gestione della RSU, essa pare piuttosto diseguale se si compara l’istituzione con la sua biblioteca. Mentre le istituzioni dimostrano di disporre maggiormente dei diversi elementi strategici analizzati, le biblioteche si limitano ad aderire ai loro principi strategici conservando, in misura minore, elementi di gestione propri. La presenza di questi elementi, a sua volta, è piuttosto diseguale, il che induce a pensare che il modello di gestione non sia ancora molto consolidato. La legislazione spagnola e i documenti elaborati sull’RSU, come la Estrategia universidad 2015, sono molto chiari nell’affermare la necessità di consolidare queste politiche di RSU attraverso la gestione di un modello in cui siano presenti piani strategici generalizzati e ciò che deriva dalla loro attuazione e valutazione, e lo studio di Forética70 lo conferma insistendo sul fatto che la chiave dell’evoluzione dell’attuazione della RSU nell’università spagnola è dovuta proprio al consolidamento dei modelli di gestione.
Dal confronto tra le pratiche di RSU delle università e quelle delle loro biblioteche si evince che, in generale, queste ultime si adattano al contesto in cui si trova l’istituzione, il che dimostra l’attenzione, da parte del mondo universitario, verso i gruppi d’interesse e il contesto sociale in generale, per i quali i canali di comunicazione risultano essenziali. Nel caso delle biblioteche, si osserva una tendenza alla realizzazione di azioni proprie, legate alla loro filosofia o ragion d’essere e alle linee guida della Rebiun, per quanto riguarda gli edifici, i processi tecnici e i servizi, e soprattutto per quel che concerne le collezioni e i servizi di accesso alle informazioni. Su questi aspetti hanno inciso autori come Scherer, Rowley o Jankoswka71, attenti alla messa in pratica di una RS della biblioteca, così come alcuni studi precedenti, come quello di Herrera, Castillo e Pérez72. Bisogna tuttavia dire che le biblioteche agiscono anche in sintonia con le istituzioni da cui dipendono, come dimostra la dichiarazione istituzionale delle politiche di open access.
Le biblioteche sono inoltre in sintonia con la loro istituzione nell’organizzazione di attività di carattere sociale e culturale, essenzialmente in funzione del contesto di ciascuna, anche se va detto che queste ultime sono minoritarie rispetto alle attività considerate tipiche della biblioteca, che riguardano principalmente l’alfabetizzazione o la lettura in generale, questione a cui si riferisce anche Morillo Moreno73 nel suo elenco di attività di RS che una biblioteca può svolgere al di là di quelle puramente bibliotecarie. Le pari opportunità, in entrambi i casi, vengono esercitate come un’attività ma, soprattutto, come un obbligo di servizio. La dimensione ambientale è l’aspetto più considerato da entrambe – nonostante la sua pratica minoritaria nelle biblioteche rispetto alle loro istituzioni – partendo da un punto comune, come stabilito nei documenti elaborati da organismi quali CRUE e Rebiun nel caso delle biblioteche a livello nazionale, e conformemente agli accordi internazionali e alle politiche dell’IFLA.
In realtà, uno degli aspetti più sfavorevoli, per quanto riguarda l’equilibrio dei risultati, è quello relativo alla formazione e alla ricerca. Si può concludere che la biblioteca non svolge quasi alcuna attività di ricerca o di formazione in materia di RSU. Una risposta a tale squilibrio potrebbe essere data dalla definizione del ruolo tradizionale della biblioteca come fornitore di risorse per la formazione o la ricerca, anche se negli ultimi anni il ruolo di docente e di ricercatore in campo bibliotecario sta diventando sempre più importante. In riferimento alla RSU, dunque, la biblioteca si distingue fondamentalmente per il suo ruolo diffusore e come destinataria di formazione in materia.
Infine si è potuto constatare come nell’ambito universitario, istituzione e biblioteca lavorino insieme e come quest’ultima riconosca la politica di RSU della sua istituzione. Tuttavia, gli orientamenti della Rebiun in materia di RSU definiscono la gestione di queste biblioteche e prevedono l’adozione di misure più specifiche in relazione alle ipotesi contenute nelle loro raccomandazioni. Ciò fa sì che le azioni di RSU delle biblioteche si dovranno limitare a quanto stabilisce il mezzo bibliotecario, allontanandosi molte volte dalla visione globale offerta dalla loro istituzione, il che potrebbe consentire una collaborazione ancora più stretta tra istituzione e biblioteca universitaria.


Note

Ultima consultazione dei siti web: 21 luglio 2021.
Questo studio è stato realizzato grazie al finanziamento ai gruppi di ricerca della Junta de Extremadura e del Fondos Feder “Una manera de hacer Europa”.

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2 R. Edward Freeman, Strategic management: a stakeholder approach. Boston: Pitman Press, 1984.
3 Alina Alea García, Responsabilidad social empresarial: su contribución al desarrollo sostenible, «Revista futuros», 5 (2007), n. 17, https://web.archive.org/web/20071223065228/http://www.revistafuturos.info/futuros17/resp_soc_emp.htm.
4 United Nation. World Commission on enviroment and development, Our common future. Agosto 1987, https://digitallibrary.un.org/record/139811?ln=es.
5 Per maggiori informazioni si veda http://www.unglobalcompact.org.
6 Fernando Navarro García; Domingo García-Marzá, La RSC, la cooperación y la internacionalización de la empresa española, «Desarrollo en contexto», 2009, n. 20, https://docplayer.es/11851358-La-rsc-la-cooperacion-y-la-internacionalizacion-de-la-empresa-espanola.html.
7 Comisión de las Comunidades europeas, Desarrollo sostenible en Europa para un mundo mejor: estrategia de la Unión europea para un desarrollo sostenible. 2001-2005, https://eur-lex.europa.eu/legal-content/ES/TXT/?uri=LEGISSUM%3Al28117.
9 European Commission, The European green deal, COM(2019) 640 final. 11 dicembre 2019, https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?qid=1588580774040&uri=CELEX:52019DC0640.
10 Per maggiori informazioni si veda https://www.globalreporting.org.
11 International Organization for Standardization, International standard ISO 26000: guidance on social responsibility. Geneva: ISO, 2010, https://www.iso.org/obp/ui/#iso:std:iso:26000:ed-1:v1:en.
12 Mery Gallego, Balance social: una herramienta fundamental en la administración de recursos humanos, curso taller. Bogotá: Universidad Nacional de Colombia, 1992; Justo Villafañe, La buena reputación: claves del valor intangible de las empresas. Madrid: Pirámide, 2003.
13 Sheldon Berman, Children’s social consciousness and the development of social responsibility. New York: New York State University Press, 1997; Jan Nolin, Sustainable information and information science, «Information research», 15 (2010), n. 2, http://informationr.net/ir/15-2/paper431.html.
14 Oded Grajew, Negócios e responsabilidade social. In: Sérgio A.P. Esteves, O dragão e a borboleta: sustentabilidade e responsabilidade social nos negócios. São Paulo: Axis Mundi, AMCE, 2000; F. Navarro García; D. García-Marzá, La RSC, la cooperación y la internacionalización de la empresa española cit.; Garrigues; Asociación Española de Normalización y Certificación, Principios, prácticas y beneficios de la responsabilidad social. Madrid: Aenor, 2012.
15 María Cristina Molina Figueres, Análisis del desempeño en responsabilidad social corporativa (RSC) de las empresas: aplicación al sector inmobiliario de Alemania [tesi di laurea]. Valencia: Universitat Politècnica de València, 2016.
16 Andrea Prado [et al.], Marco lógico y conceptual del modelo de responsabilidad social empresarial para Costa Rica. La Garita: Incae Business School, 2004.
17 Ricardo Andrés Gaete Quezada, La responsabilidad social universitaria como desafío para la gestión estratégica de la educación superior: el caso de España, «Revista de educación», 2011, n. 355, p. 109-133: p. 110, http://www.revistaeducacion.educacion.es/re355/re355_05.pdf.
18 Carmen Bustos; Alicia Inciarte, Dimensión comunitaria de la responsabilidad social universitaria, «Opción», 28 (2012), n. 68, p. 367-379, http://www.redalyc.org/articulo.oa?id=31025437008.
19 Josep Maria Villalta, La contribución de las universidades al desarrollo económico y social. In: Fundación Conocimiento y Desarrollo, Informe CYD 2017. Barcelona: Fundación Conocimiento y Desarrollo, [2018], p. 74-76, https://www.fundacioncyd.org/contribucion-de-las-universidades-al-desarrollo.
20 José Ortega y Gasset, Misión de la universidad. Madrid: Alianza, 1999.
21 Burton R. Clark, Creating entrepreneurial universities: organisational pathway of transformation: issue in higher education. New York: Elsevier Science, 1998.
22 Henry Etzkovitz [et al.], The future of the university and the university of the future: evolution of ivory tower to entrepreneurial paradigm, «Research policy», 29 (2000), n. 2, p. 313-330, DOI: 10.1016/S0048-7333(99)00069-4.
23 Ley 1 de junio 2011, n. 14 (de la Ciencia, la tecnología y la innovación), referencia BOE-A-2011-9617, https://www.boe.es/buscar/pdf/2011/BOE-A-2011-9617-consolidado.pdf.
24 Óscar González Alcántara [et al.], La responsabilidad social en las universidades españolas 2014/15. Burgos: Universidad de Burgos, 2015, p. 1-31, http://www3.uah.es/iaes/publicaciones/essays_012.pdf.
25 Ley 4 de marzo 2011, n. 2 (de Economía sostenible), referencia BOE-A-2011-4117, https://www.boe.es/buscar/act.php?id=BOE-A-2011-4117.
26 José Felipe Ojeda Hidalgo; Dolores Guadalupe Álvarez Orozco, Responsabilidad social en las universidades: antecedentes, trayectorias y perspectivas, «Revista COEPES», 4 (2015), n. 12, http://www.revistacoepesgto.mx/revistacoepes12/responsabilidad-social-en-las-universidades-antecedentes-trayectorias-y-perspectivas.
28 United Nations Educational Scientific and Cultural Organization, Análisis de los contextos y estructuras de la educación para el desarrollo sostenible 2009: principales conclusiones y camino a seguir, ED.2009/WS/52. 2009, https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000187757_spa.
29 Oswaldo Martínez; Juan Pico, Responsabilidad social de las universidades. Buenos Aires: Universidad, 2006, citato in Ruth Vallejo; María Govea de Guerrero, Responsabilidd social e investigación: retos de la universidad del siglo XXI, «Telos», 13 (2011), n. 2, p. 216-236, https://dialnet.unirioja.es/servlet/articulo?codigo=3707206; François Vallaeys, Breve marco teórico de la responsabilidad social universitaria. 18 ottobre 2006, http://blog.pucp.edu.pe/blog/eticarsu/2006/10/18/breve-marco-teorico-de-rsu; Monserrat Nuñez Chicharro; Inmaculada Alonso Carrillo, La responsabilidad social en el mapa estratégico de las universidades públicas, «Pecvnia», 2009, n. 9, p. 157-180, DOI: 10.18002/pec.v0i9.666, Universidad Nacional de Educación a Distancia. Comisión RS, Informe de responsabilidad social de la Universidad Nacional de Educación a Distancia (UNED). 2008, http://portal.uned.es/pls/portal/docs/PAGE/UNED_MAIN/PAPELERA/PLANIFICACION%20Y%20CALIDAD/AREA%20DE%20PLANIFICACION/COMISIONRSUNED/MEMORIA_RS/INFORME_RS_UNED_20090930-ANEXOS.PDF; Fernando Pérez Domínguez, La responsabilidad social universitaria (RSU). Huelva: Universidad de Huelva. Consejo social, 2009, http://hdl.handle.net/10272/13428; François Vallaeys; Cristina de la Cruz; Pedro M. Sasia, Responsabilidad social universitaria: manual de primeros pasos. Bogotà [ecc.]: BID, McGraw-Hill, 2009; Manuel Larrán Jorge; Francisco Javier Andrades Peña, Análisis de la responsabilidad social universitaria desde diferentes enfoques teóricos, «Revista iberoamericana de educación superior», 6 (2015), n. 15, p. 91-107, DOI: 10.1016/S2007-2872(15)30005-6; O. González Alcántara [et al.], La responsabilidad social en las universidades españolas 2014/15 cit.; Idd., Responsabilidad social de las universidades: del conocimiento a la acción. Madrid: Forética, 2016, https://www.foretica.org/informe_ejecutivo_rsu.pdf.
30 F. Vallaeys, Breve marco teórico de la responsabilidad social universitaria cit.
31 F. Pérez Domínguez, La responsabilidad social universitaria (RSU) cit.
32 Margarita Pérez Pulido, Ethics management in libraries and other information services. Cambridge: Chandos, 2018.
33 Per maggiori informazioni si consulti http://www.ifla.org.
34 International Federation of Library Associations and Institutions. Committee on Free Access to Information and Freedom of Expression, Declaración de Glasgow sobre las bibliotecas, los servicios de información y la libertad intelectual. 19 agosto 2002, https://www.ifla.org/es/publications/declaracion-de-glasgow-sobre-las-bibliotecas-los-servicios-de-informacion-y-la-libertad-intelectual/#:~:text=La%20IFLA%20proclama%20el%20derecho,sin%20ningún%20tipo%20de%20restricción.&text=Esta%20libertad%20intelectual%20abarca%20la,creativo%20y%20la%20actividad%20intelectual.
35 United Nations, Transforming our world: the 2030 Agenda for sustainable development. 2015, https://sdgs.un.org/2030agenda.
36 International Federation of Library Associations and Institutions. Committee on Free Access to Information and Freedom of Expression, Manifesto on transparency, good governance and freedom from corruption. 2008, https://www.ifla.org/FR/publications/ifla-manifesto-on-transparency-good-governance-and-freedom-from-corruption.
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38 Monika Antonelli, The green library movement: an overview and beyond, «Electronic green journal», 2008, n. 27, https://escholarship.org/uc/item/39d3v236.
39 Jeffrey Allen Scherer, Green libraries promoting sustainable communities. In: “IFLA World Library and Information Congress” (Lyon, 16-22 August 2014), http://library.ifla.org/939/1/152-scherer-en.pdf.
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41 Maria Anna Jankowska, A call for sustainable library operations and services: a response to ACRL’s 2007 environmental scan, «College & research libraries news», 69 (2008), n. 6, p. 323-324, DOI: 10.5860/crln.69.6.8005.
42 Maria Anna Jankowska; James W. Marcum, Sustainability challenge for academic libraries: planning for the future, «College & research libraries», 71 (2010), n. 2, p. 160-170, DOI: 10.5860/0710160.
43 Conferencia de Rectores de las Universidades Españolas; Red de Bibliotecas Universitarias Españolas, Contribución de las bibliotecas en materia de responsabilidad social y sostenibilidad universitarias. 2012, http://hdl.handle.net/20.500.11967/28.
44 Silvia Arias Careaga; Alfonso Simón Ruiz, Las estructuras solidarias de las universidades españolas: organización y funcionamiento. Madrid: Universidad Autónoma, Fundacion Telefónica, 2004, https://www.upo.es/cms1/export/sites/upo/upsc/voluntariado/documentos/libro_estructuras_solidariasx1x.pdf.
45 Margarita Barañano [et al.], La responsabilidad social como misión en las universidades españolas y su contribución al desarrollo sostenible: diagnóstico y buenas prácticas. Madrid: Ministerio de Educación, Cultura y Deporte, 2011, https://www.researchgate.net/publication/344380480_LA_RESPONSABILIDAD_SOCIAL_COMO_MISION_EN_LAS_UNIVERSIDADES_ESPANOLAS_Y_SU_CONTRIBUCION_AL_DESARROLLO_SOSTENIBLE_DIAGNOSTICO_Y_BUENAS_PRACTICAS.
46 Ó. González Alcántara [et al.], Responsabilidad social de las universidades cit.
48 La responsabilidad social de la universidad y el desarrollo sostenible, documento elaborado por la Comision tecnica de la Estrategia universitaria 2015. Settembre 2011, https://consellestudiantat.upc.edu/ca/intranet/documentacio-reunions/plens/24-10-2011-ple-cde/documents-adjunts-a-linforme-de-coordinadors/responsabilidad-civil-universitaria.
50 Conferencia de Rectores de las Universidades Españolas, Las universidad en la transicion social hacia la Agenda 2030. 25 ottobre 2019, https://www.crue.org/Boletin_SG/Manifiesto%20Crue-Sostenibilidad%20Mieres.pdf; Ead., Las universidades españolas se constituyen como espacio clave para el cumplimiento de la Agenda 2030. 10 maggio 2019, https://www.crue.org/wp-content/uploads/2020/02/2019.05.10-Manifiesto-Crue-Sostenibilidad-Valladolid_VD.pdf.
52 CRUE; Rebiun, Contribución de las bibliotecas en materia de responsabilidad social y sostenibilidad universitarias cit.
53 José Carlos Morillo Moreno, Biblioteca universitaria y responsabilidad social: la Universidad de Huelva (España). In: “I Jornadas Internacionales de Responsabilidad Social Universitaria” (Cádiz, 20-21 de febrero de 2014), http://eprints.rclis.org/28298/1/Biblioteca_universitaria_y_responsabilidad_social.pdf_sequence%3D2.
54 M.A. Jankowska; J.W. Marcum, Sustainability challenge for academic libraries cit.
55 José Luis Herrera Morillas; Ana Castillo Díaz; Margarita Pérez Pulido, Responsabilidad social y sostenibilidad en las bibliotecas universitarias españolas, «El profesional de la información», 23 (2014), n. 2, p. 134-143, DOI: 10.3145/epi.2014.mar.05.
56 Ana Nieves Millán Reyes, Resumen sobre la biblioteca universitaria: concepto, función y responsabilidad social: modelos de organización bibliotecaria, «Lish@ring», 10 maggio 2018, https://lisharing.wordpress.com/2018/05/10/resumen-sobre-la-biblioteca-universitaria-concepto-funcion-y-responsabilidad-social-modelos-de-organizacion-bibliotecaria.
57 Miriam A. Drake, Clifford Lynch: the changing landscape of libraries, «Information today», 29 (2012), n. 3, p. 31-33.
59 F. Vallaeys, Breve marco teórico de la responsabilidad social universitaria cit.
60 CRUE; Rebiun, Contribución de las bibliotecas en materia de responsabilidad social y sostenibilidad universitarias cit.
61 M. Barañano [et al.], La responsabilidad social como misión en las universidades españolas y su contribución al desarrollo sostenible cit.
62 Ley 9 de diciembre 2013, n. 9 (de transparencia, acceso a la información pública y buen gobierno), referencia BOE-A-2013-12887, https://www.boe.es/buscar/act.php?id=BOE-A-2013-12887.
63 Universidad de Extremadura. Servicio de bibliotecas, Propuesta de seguimiento por parte de la Biblioteca universitaria UEX de las pautas de responsabilidad social corporativa de Rebiun, 2015-2016, https://biblioteca.unex.es/informacion-general/intranet1/gestion-de-calidad/manuales-de-procedimiento-e-instrucciones-tecnicas/extension-y-comunicacion/134-responsabilidad-social-corporativa-buex-alineamiento-pautas-rebiun/file.html.
64 Ó. González Alcántara [et al.], Responsabilidad social de las universidades cit.
65 CRUE; Rebiun, Contribución de las bibliotecas en materia de responsabilidad social y sostenibilidad universitarias cit.
66 Ibidem.
67 M. Barañano [et al.], La responsabilidad social como misión en las universidades españolas y su contribución al desarrollo sostenible cit.
68 J.L. Herrera Morillas; A. Castillo Díaz; M. Pérez Pulido, Responsabilidad social y sostenibilidad en las bibliotecas universitarias españolas cit.
69 J.M. Villalta, La contribución de las universidades al desarrollo económico y social cit.
70 Ó. González Alcántara [et al.], Responsabilidad social de las universidades cit.
71 J. Allen Scherer, Green libraries promoting sustainable communities cit.; J. Rowley, Libraries and environmental management cit.; M.A. Jankowska, A call for sustainable library operations and services cit.
72 J.L. Herrera Morillas; A. Castillo Díaz; M. Pérez Pulido, Responsabilidad social y sostenibilidad en las bibliotecas universitarias españolas cit.
73 J.C. Morillo Moreno, Biblioteca universitaria y responsabilidad social cit.