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Bibliotecari, il lavoro più bello del mondo. Anche in Italia? Per un resoconto del 61. Congresso nazionale AIB

Maddalena Battaggia

Nelle giornate del 25 e del 26 novembre 2021 si è svolto online, scelta dettata dalla situazione emergenziale dovuta alla pandemia da Covid-19, il 61. Congresso nazionale dell’Associazione italiana biblioteche dal provocatorio titolo “Bibliotecari, il lavoro più bello del mondo. Anche in Italia?” Nel 90° anno della sua fondazione, e dopo otto anni dall’ultimo congresso dedicato alla professione1, l’AIB e il comitato scientifico del Congresso hanno voluto porre l’attenzione su alcune tematiche fondamentali e molto sentite dall’intera comunità professionale, quali la formazione e il lavoro bibliotecario.
Il Congresso si è articolato in tre differenti sessioni: “Dalla formazione alla professione”; “La professione: trend emergenti”; “Tavola rotonda: il mercato del lavoro”, moderate rispettivamente da Alberto Petrucciani, Giovanni Solimine e Rosa Maiello. Nel pomeriggio del 25 novembre si sono inoltre svolte l’assemblea generale degli associati, la nomina degli associati d’oro2 e d’onore3 e la cerimonia di consegna del premio Giorgio De Gregori 20214.
I lavori si sono aperti con i saluti istituzionali di Rosa Maiello, presidente AIB, e di Paola Passarelli, direttore della Direzione generale biblioteche e diritto d’autore. Entrambi gli interventi hanno messo in luce le criticità connesse al personale delle biblioteche in Italia valorizzando l’importanza del tema del Congresso di quest’anno. Rosa Maiello, citando direttamente gli sconfortanti dati dell’Istituto nazionale di statistica (Istat) del documento Le biblioteche in Italia: anno 20195, ha espresso la sua preoccupazione sulla penuria capillare di bibliotecari sul territorio e ha focalizzato l’attenzione su una tematica fondamentale per il futuro del mondo bibliotecario: se studiare da bibliotecario non apre prospettive lavorative concrete, chi dovrebbe iscriversi nei corsi di biblioteconomia all’università, e perché dovrebbe farlo?
Paola Passarelli, pur sottolineando il dato negativo della grave carenza di personale bibliotecario sul territorio italiano6, ha aperto uno spiraglio di luce sul futuro del nostro settore. Da una parte, infatti, il Ministero della cultura (MIC) dovrebbe ricevere una quantità di risorse a favore delle assunzioni superiore a tutti gli altri ministeri, dall’altra la riforma Brunetta7, mediante la nuova formula dei concorsi semplificati, dovrebbe portare all’assunzione di nuovi bibliotecari entro la fine del 2022.
Ad Alberto Petrucciani, presidente del comitato scientifico del Congresso, è stato assegnato il compito di tenere l’intervento introduttivo delle due giornate e di moderare la prima sessione. Petrucciani nella sua relazione, densa e caratterizzata da una punta di amara ironia, ha proposto una serie di spunti di riflessione sui temi del Congresso, sottolineando un assunto che più volte tornerà nel corso dell’intervento: l’unico modo per esaminare qualsiasi questione è quello di farlo in maniera seria, approfondita e basata sui dati, non su chiacchiere o intuizioni. A suo parere, la situazione delle biblioteche e dei bibliotecari italiani è difficile e in alcuni casi peggiore di qualche decina di anni fa. A dimostrazione di ciò vi è la drastica riduzione di posti di livello dirigenziale in tutte le tipologie di biblioteche, fattore che determina lo scarso ruolo riconosciuto alla professione nella società: una professione con poche posizioni di alto livello è una professione che non conta niente, non è una professione8. Pochi sono gli elementi positivi portati dal relatore tra cui la l. 14 gennaio 2013, n. 4 Disposizioni in materia di professioni non organizzate, che ha rappresentato un’importante vittoria del settore bibliotecario e in particolare dell’Associazione. Petrucciani ha poi individuato diverse problematiche che vanno dal grossissimo disimpegno da parte delle Regioni per il settore biblioteche, alla persistente tendenza all’autoreferenzialità della comunità professionale, visibile questa sia sulle riviste che sulle liste di discussione. Il forte indebolimento dell’apparato bibliotecario non è comunque appannaggio solo del contesto italiano e si può riscontrare anche in altre grandi nazioni europee quali Inghilterra, Germania, Francia. Per capire le motivazioni del fenomeno è necessario analizzare i dati dalle radici, studiare i contesti e gli eventi che si sono succeduti nel tempo, rifuggendo dal formulare facili conclusioni senza fondamento. Non si può infatti, secondo il relatore, invocare, per esempio, l’avvento di Internet per motivare il declino delle biblioteche quando le statistiche sulle biblioteche statali italiane9 ci dicono che l’utilizzo dei servizi diminuisce costantemente a partire dal 1972. Petrucciani ha proseguito con una breve analisi relativa alla risposta, ritenuta inadeguata, delle biblioteche all’emergenza pandemica. La maggior parte delle iniziative, anche lodevoli, sono state promosse da singole realtà spesso in maniera estemporanea e casuale, ma non sistemica, come una professione ‘seria’ dovrebbe garantire. Concludendo, Petrucciani ha proposto tre obiettivi che la comunità bibliotecaria dovrebbe perseguire: produttività scientifica delle biblioteche; qualità della catalogazione; potenziamento e riprogettazione dei servizi a distanza. Tutti e tre questi obiettivi sono fortemente finalizzati a riqualificare il servizio nei confronti dell’utenza. Per giungere a questi obiettivi la comunità professionale deve uscire dall’autoreferenzialità e confrontarsi con punti di vista e prospettive altre. Deve analizzare i fenomeni a partire dallo studio dei dati. Deve attuare una progettazione seria e puntuale sulla base di quegli stessi dati, e soprattutto mettere questa progettazione in atto. 

Dalla formazione alla professione

Terminato l’intervento, Petrucciani ha dato la parola a Paola Castellucci10 che ha aperto la prima sessione del Congresso “Dalla formazione alla professione” con un intervento dal titolo Il curriculum universitario e post-universitario dei bibliotecari. Oltre a illustrare le diverse possibilità formative in ambito universitario per i giovani che aspirano consapevolmente o inconsapevolmente11 ad accedere al mondo bibliotecario, quello che la relatrice ha portato all’attenzione del pubblico, grazie anche alla sua sempre evocativa capacità narrativa, è stata una serie di interessanti e originali riflessioni sulla natura, sulla storia e sul futuro delle discipline M-STO/08. Nonostante una tendenza negli anni alla iper-formazione che ha toccato tutti i livelli della formazione universitaria - dalla laurea magistrale, al master, alla scuola di specializzazione, al dottorato di ricerca - le discipline M-STO/08 sono state considerate, e forse lo sono talvolta ancora oggi, ‘ancillari’ della storia, ovvero utili a chi si occupa di ‘vera’ ricerca storica. L’aspetto sottovalutato nel contesto accademico è che in realtà la formazione biblioteconomica è meta-disciplinare in quanto si occupa di valutazione e trattamento delle fonti, attività che si muovono oltre i contenuti disciplinari. Proprio per questo sarebbe auspicabile che SISSB e AIB lavorassero insieme per convincere il mondo universitario della necessità della presenza di insegnamenti M-STO/08 anche in altre aree disciplinari e in altre facoltà. Questo porterebbe al conseguimento di due obiettivi: avvicinare gli studenti, indipendentemente dal percorso di studi seguito, all’uso consapevole delle fonti e incrementare la conoscenza delle nostre discipline e della loro importanza. In chiusura Paola Castellucci ha portato un’ulteriore proposta relativa alle modalità di rafforzamento della formazione dei futuri bibliotecari: quella di valorizzare la formazione umanistica riprendendo i testi fondativi dell’area M-STO/08 per acquisire la consapevolezza di appartenere a una storia con delle radici e di essere una comunità, ricostruendo così la nostra identità ‘mista’, a ‘multilivelli’, ‘meta, ultra, trans-disciplinare’, in perenne equilibrio tra ‘arti e mestieri12’.
A Paola Castellucci è seguito l’intervento di Tatjana Aparac-Jelušić13 La formazione degli specialisti dell’informazione: uno sguardo ai curricula europei. La relatrice ha condiviso alcune riflessioni sulle trasformazioni avvenute nel mondo dell’insegnamento LIS in ambito universitario. In tempi in cui l’informazione si presenta mutevole e variegata ed è offerta agli individui in molti e differenti modi è inevitabile che emergano anche una serie di conseguenza negative come fake news, perdita inconsapevole della privacy, problemi etici. Le biblioteche rimangono una delle poche istituzioni in grado di garantire alla società un accesso libero e uguale all’informazione verificata offrendo inoltre alle persone un luogo, fisico e digitale, costruito consapevolmente per l’apprendimento e il confronto delle idee, estraneo per sua natura a qualsiasi discriminazione. Il compito dei bibliotecari è quello di aiutare gli individui a orientarsi in questo mare di informazioni riducendo le possibili e pressoché inevitabili conseguenze negative e potenziando gli aspetti positivi che la società dell’informazione può offrire. In questo contesto la formazione universitaria gioca un ruolo chiave e la situazione europea è caratterizzata da una molteplicità di approcci e di modelli che sono cambiati nel corso del tempo, si sono arricchiti, ma purtroppo hanno talvolta fallito nel preservare le conoscenze di base della biblioteconomia, quelle che rendono i bibliotecari unici. Dopo un breve excursus sulla storia dell’insegnamento delle discipline biblioteconomiche nelle università europee − dal processo iniziato negli anni Sessanta di accorpamento delle scuole speciali ad altri dipartimenti, come informatica, economia, lettere, all’adesione di alcune scuole europee al movimento dell’i-school14 − Tatjana Aparac ha riportato i dati e i risultati di importanti studi15 che rendono conto della situazione degli insegnamenti di biblioteconomia e di scienze dell’informazione nel contesto europeo, e di due progetti europei Erasmus +16 che permettono rispettivamente di riflettere sull’identità dell’area LIS e sulle metodologie formative innovative in contesto digitale. Per quanto riguarda gli scenari futuri Tatjana Aparac è convinta che sia necessario unire i valori tradizionali della professione con le nuove competenze provenienti dai diversi profili che si occupano degli insegnamenti LIS.
Giovanna Merola17 e Vittorio Ponzani18 con l’intervento a due voci La norma UNI 11535:2014: riflessioni sul suo aggiornamento hanno consentito di fare il punto sulla storia della norma UNI 11535:2014 sulla figura professionale del bibliotecario e di chiarire le motivazioni che hanno portato alla sua revisione. Nel marzo 2012 è stato istituito, all’interno della Commissione UNI Documentazione e informazione, il gruppo di lavoro 7 (GL7) Qualificazione delle professioni per il trattamento di dati e documenti. Obiettivo del GL7 è stato quello di predisporre due documenti relativi alle figure professionali del bibliotecario e dell’archivista per definire in maniera sistematica i requisiti di tali professioni secondo le modalità UNI e in modo da rientrare nell’applicazione della l. 14 gennaio 2013, n. 4 Disposizioni in materia di professioni non regolamentate. Il contesto nel corso degli anni è mutato sotto diversi punti di vista: dall’istituzione degli Elenchi nazionali dei professionisti dei beni culturali del MIC, alle revisioni statuarie dell’AIB relative ai criteri di iscrizione e attestazione delle competenze, alle modifiche attuate dall’UE al quadro europeo delle qualificazioni fino al nuovo schema UNI pubblicato nel 2020 su tutte le norme relative alle professioni non regolamentate. Il sottogruppo biblioteche del GL7 di UNI sta attuando una revisione della norma che tenga conto della legislazione italiana ed europea, non mutandone le impostazioni generali, ma garantendo una struttura flessibile atta a rispecchiare i diversi aspetti che caratterizzano il lavoro bibliotecario, senza tuttavia entrare nelle sue molteplici specializzazioni. I lavori di revisione della norma termineranno entro il 2022.
È seguito l’intervento di Luca Bellingeri19 Il sistema nazionale di attestazione delle competenze. Il relatore ha iniziato affermando che, sulla base della definizione di ‘sistema’20 del dizionario Treccani, un sistema nazionale di attestazione delle competenze alla data attuale non esiste.
Il lungo percorso dell’attestazione delle competenze della figura professionale del bibliotecario ha visto i suoi primi fondamentali risultati nel d.lgs. 9 novembre 2007, n. 20621 e nella già citata l. 14 gennaio 2013, n. 4. Dopo aver tracciato le tappe fondamentali intraprese dall’AIB in merito all’attestazione delle competenze22, Bellingeri ha spiegato il perché sia difficile riferirsi a un sistema nazionale di attestazione delle competenze: le norme che disciplinano l’iscrizione all’elenco degli associati attestati dalla Commissione attestazione AIB23 e quelle relative agli elenchi dei professionisti dei beni culturali del MIC24 sono diverse per contenuti e struttura, difformi per criteri di attestazione e requisiti richiesti e infine divergenti per finalità. Un paradosso inoltre è rappresentato dal fatto che il comma 7 dell’art. 4 del Regolamento relativo alla procedura di formazione degli elenchi nazionali del Ministero25 sancisce che la documentazione necessaria all’iscrizione agli elenchi può essere sostituita dall’attestazione rilasciata dalle associazioni riconosciute dal Ministero dello sviluppo economico, e quindi nel nostro caso dall’AIB. Ciò comporta inevitabilmente che agli elenchi del MIC siano iscritti professionisti con qualifiche e competenze differenti, riconosciute e attestate mediante criteri disomogenei. Bellingeri ha concluso il suo intervento con l’auspicio che l’AIB attraverso la Commissione consultiva prevista dall’art. 10 del d. min. 20 maggio 2019, n. 244 riesca a integrare le due procedure di attestazione al fine di giungere a una disciplina che, pur mantenendo le reciproche differenze dei due soggetti promotori AIB e MIC, porti a un insieme di elementi in rapporto tra loro e alla definizione di un sistema.
La prima sessione del Congresso è stata chiusa dalla relazione di Riccardo Ridi26 dal titolo Deontologia professionale: il parente povero della biblioteconomia italiana. Ridi nel suo intervento ha evidenziato la scarsa attenzione riservata ai temi dell’etica e della deontologia sia a livello pratico nell’attività professionale, sia a livello teorico nel dibattito biblioteconomico. Da un’analisi effettuata dal relatore della letteratura di settore, della manualistica, dei temi dei convegni, dei programmi formativi universitari e professionali emerge l’assenza quasi totale di una riflessione legata a temi etici o deontologici. Solo all’interno dei social media o della lista di discussione AIB-Cur si nota un interesse al tema che non viene tuttavia trattato e analizzato con criteri scientifici. La risposta che Ridi si è dato di fronte a questo disinteresse da parte della comunità professionale è che la deontologia è assente nel dibattito perché è assente nella professione, e forse anche nella pubblica amministrazione di cui fanno parte molti bibliotecari italiani. Ma, come mai la deontologia manca nella professione? Anche qui Ridi ha proposto diverse considerazioni per comprendere la natura di questo disinteresse:

  1. 1.tendenza della comunità professionale a intendere la deontologia come un qualcosa di astratto e teorico, lontano dalla pratica lavorativa;
  2. tendenza dei bibliotecari, o della pubblica amministrazione, o degli italiani in generale, a gestire le diverse attività sulla base dell’eccezione e del caso e non secondo regole, standard, norme;
  3. tendenza a confondere piani che sono differenti: etica professionale e personale; deontologia e politica, religione e diritto; deontologia e emotività o empatia.

Lo scarso interesse nei confronti dei temi deontologici porta delle conseguenze non trascurabili. In primo luogo, la deontologia è uno degli elementi essenziali che definiscono una professione e che la differenziano da un’occupazione27. In secondo luogo, portare fuori dalla biblioteca alcune tematiche deontologiche, come le riflessioni sull’accesso libero all’informazione o sulla conservazione della memoria storica, può rivelarsi un’attività molto utile di advocacy delle biblioteche e dunque di legittimazione della professione agli occhi della società. Ridi concludendo il suo intervento ha ribadito il fatto che è basilare che i bibliotecari capiscano che la deontologia ha dei risvolti molto pratici sulla quotidianità lavorativa. Ad esempio, una questione deontologica ai tempi del Covid-19 potrebbe essere: nei confronti dei possibili utenti non vaccinati deve prevalere il diritto di accesso all’informazione o la tutela della salute e la responsabilità sociale nei confronti degli altri utenti e dello staff? Per cambiare le cose secondo Ridi è possibile intraprendere un’azione fin da subito: cominciare a inserire nei percorsi formativi dei moduli dedicati alla deontologia professionale. In questo modo, nel giro di qualche anno, sempre più bibliotecari e futuri bibliotecari potranno comprendere l’importanza fondamentale che la questione deontologica ricopre a favore della professione e dell’impatto della biblioteca nella società.

La professione: trend emergenti

Giovanni Solimine ha aperto la seconda sessione del Congresso “La professione: trend emergenti” ponendo una domanda ai relatori: il vento del cambiamento avvicina o allontana le diverse facce della professione? Domanda questa non facile né di immediata risposta. Ma non deve stupire: Solimine, in questa come in altre sedi, ha spesso sostenuto che il compito della biblioteca, della biblioteconomia e della professione è quello di sollevare dubbi e di individuare domande piuttosto di cercare e trovare certezze che rischiano di esaurire la loro efficacia in breve tempo.
Lo scopo della sessione è stato quello di indagare, alla luce delle diverse sfaccettature, le costanti che permettono di comprendere l’identità stessa della professione al fine di delineare quali possono e dovrebbero essere da una parte i contenuti della formazione universitaria e dell’aggiornamento continuo, e dall’altra le competenze necessarie alla concreta pratica lavorativa.
Il primo relatore della mattinata è stato Giovanni Bergamin28 che con l’intervento Un bibliotecario tra dati e metadati ha proposto una riflessione sulla trasformazione digitale e su cosa essa comporti in termini di formazione e competenze dei professionisti bibliotecari. Bergamin con la sua relazione ha voluto portare all’attenzione degli ascoltatori una precisa tesi: la tecnologia più avanzata non risolverà tutti i nostri problemi e la componente umana continuerà a rimanere indispensabile. Le biblioteche per affrontare i cambiamenti in maniera produttiva devono poter contare su personale numericamente adeguato con competenze di dominio, capacità di modellazione, pensiero critico, capacità comunicative. I bibliotecari per riuscire a gestire e comprendere le trasformazioni in atto non devono diventare programmatori, ingegneri informatici o statisti, ma devono interessarsi all’organizzazione dell’informazione in ambiente digitale, avere familiarità con il trattamento dei dati e con l’utilizzo dei software, avere nozioni di base sugli strumenti per il recupero dell’informazione e sulle problematiche di accesso e conservazione a lungo termine delle raccolte digitali. A sostegno della sua tesi il relatore ha portato diversi esempi concreti29 in cui è evidente la necessità della professionalità del bibliotecario. Una interessante iniziativa no-profit citata nel corso della relazione è Library carpentery30 che propone attività formative finalizzate a consentire a bibliotecari, anche alle prime armi, di utilizzare software e di acquisire competenze nella gestione dei dati durante la propria attività lavorativa, in modalità efficiente, efficace e riproducibile.
All’intervento di Giovanni Bergamin è seguita la relazione di Matilde Fontanin31 dal titolo La formazione vuole l’apporto di tutti gli attori: linee guida IFLA. La relatrice, con il suo intervento, ha presentato la seconda edizione (2016) delle Linee guida IFLA per lo sviluppo professionale continuo32, proposto un confronto con la realtà italiana, illustrato il processo di revisione di cui le linee in questione sono oggetto. Le linee guida del 2016 rappresentano un’innovazione innanzitutto nell’impostazione in quanto prevedono cinque attori della formazione: i discenti, i datori di lavoro, le associazioni bibliotecarie, gli educatori LIS e infine le agenzie informative. Tutte le parti hanno delle responsabilità precise che le interconnette creando un territorio condiviso, una ‘rete della formazione’. Particolarmente significativo è il ruolo del discente, il bibliotecario, in quanto esso viene definito come il primo responsabile del perseguimento di un apprendimento continuo che incrementi costantemente la sua conoscenza e le sue capacità. Egli è infatti responsabile verso se stesso, verso il proprio datore di lavoro, verso la comunità professionale e verso, ovviamente, i fruitori dei suoi servizi. La relatrice riflettendo sulla situazione del bibliotecario in Italia ha evidenziato le diverse difficoltà presenti nel settore come la mancanza di turn over, l’esiguo numero di posizioni apicali, l’alta presenza di precari e volontari. In conclusione, Matilde Fontanin ha focalizzato l’attenzione sulla riflessione intorno alla revisione delle linee guida IFLA riportando le diverse voci che su di esse si stanno confrontando soprattutto sul tema dell’e-learning, fondamentale ai tempi del COVID-19, ma anche sulla natura stessa del documento. Diversi professionisti hanno infatti sostenuto che le linee guida dovrebbero configurarsi come un documento dinamico in grado di fornire strumenti teorici per accogliere i rapidi cambiamenti cui stiamo assistendo.
È seguito l’intervento di Sandra Migliore33 Dal reference ai programmi per l’information e media literacy in cui la relatrice, dopo una cornice storica sulla nascita del concetto di information literacy, ha condiviso i risultati dell’indagine promossa nel 2021 dal Gruppo di studio sulla information literacy AIB Information literacy nelle biblioteche italiane: indagine sulle attività34 e formulato alcune considerazioni. Le persone quando partecipano ad attività di information literacy acquisiscono competenze per muoversi consapevolmente nella società dell’informazione e di parteciparvi in modo appropriato. L’indagine AIB35 ha avuto un buon risultato in termini di risposte (558) che hanno permesso di rilevare che tra il 2019 e il 2020 sono state erogate sia in presenza che online 5.200 ore di formazione che hanno raggiunto quasi 60.000 partecipanti. A fronte del dato positivo è stato tuttavia rilevato un alto tasso di risposte non pertinenti (151 su 558), una confusione nella comprensione di cosa sia un’attività di information literacy, una progettualità episodica e di breve respiro, un target di fruitori delle attività quasi esclusivamente scolastico-universitario, una carenza di trasversalità nei curricula dei docenti. La relatrice con estrema chiarezza ha portato delle concrete proposte su cosa l’AIB e la comunità professionale potrebbero fare per affrontare questa situazione:

La relatrice ha concluso la sua relazione con un auspicio: provare a immaginare un futuro in cui accanto a una città che legge ci sia una città che si informa.
Rossana Morriello38 ha tenuto un intervento dal titolo Biblioteche e bibliotecari dell’università. evoluzione di un modello, trasformazione di una professione. La trasformazione digitale, sostiene Morriello, ha solo accelerato una serie di movimenti e di cambiamenti già in atto nel mondo universitario che inevitabilmente hanno influito sull’identità della biblioteca accademica. Un interessante percorso diacronico permette di attraversare gli anni che vedono nel secondo dopoguerra dapprima la nascita della scienza collaborativa e le trasformazioni dell’editoria scientifica, e in un secondo momento l’aumento di studenti e docenti, e quindi di utenti per le biblioteche universitarie, la nascita dei sistemi bibliotecari di ateneo e le estensioni dei processi di automazione, la capillare diffusione del digitale. Tuttavia, se in alcuni paesi la diffusione del digitale in biblioteca ha portato a costruire nuove biblioteche fisiche che si sono adattate ai cambiamenti e hanno risposto ai bisogni di una nuova didattica e di una nuova socialità mediante spazi modulari e flessibili, in Italia una vera e profonda riflessione è mancata. Si è perso il quadro di insieme, è avvenuta una netta separazione tra ‘accademia’ e professione bibliotecaria: i vertici di ateneo e i docenti non vedono le potenzialità delle biblioteche e le percepiscono come estranee, assolutamente lontane dall’essere strutture strategiche nella pianificazione delle politiche di ateneo39. Morriello, davanti a questa cornice abbastanza sconfortante, ha richiamato l’attenzione sulla responsabilità del bibliotecario e sulla necessità di una riflessione della comunità bibliotecaria: le competenze tecniche da sole non sono sufficienti ad affrontare la contemporaneità. La professione per essere competitiva e affermare il suo ruolo deve ricominciare dall’unire il saper fare e il sapere nella sua accezione più ampia.
Ha concluso la seconda sessione del Congresso Giuseppe Bartorilla40 con l’intervento Il curriculum del bibliotecario per ragazzi. Riprendendo alcuni concetti espressi dalla bibliotecaria Maria L’Abbate Widdman, il relatore ha ben definito chi è il bibliotecario per ragazzi: un professionista a tutto tondo, con un’identità ben precisa, con una profonda conoscenza del mondo narrativo per ragazzi, esperto conoscitore del territorio e della comunità cui rivolge i suoi servizi. Spesso, sostiene Bartotilla, l’attributo ‘per ragazzi’ viene considerato qualcosa di svilente, ma al contrario dovrebbe essere considerato un rafforzativo, un valore aggiunto al profilo professionale. Le biblioteche per ragazzi sono infatti i luoghi in cui osservare le biblioteche e le comunità del futuro, comprendere oggi come verranno gestite le informazioni di domani. Veri e propri laboratori per costruire nuove strategie biblioteconomiche. Ma quale curriculum deve avere il bibliotecario per ragazzi? Non sussiste un’ampia letteratura sul tema, ma due documenti sono un punto di riferimento: il Profilo di competenze del bibliotecario della sezione ragazzi approvato dalla giunta regionale lombarda con delibera n. VII/1609 del 26 marzo 200441 e la seconda edizione del 2018 delle linee guida IFLA Guidelines for library services to children aged 0-1842 tradotte da AIB nel 202143. Il bagaglio culturale del bibliotecario per ragazzi dovrebbe contenere, secondo il relatore: competenze biblioteconomiche; familiarità con gli strumenti normativi e amministrativi dell’ente di riferimento; conoscenza del mondo narrativo dei bambini e dei ragazzi; capacità di fare rete e creare alleanze; avere contezza di psicologia dell’età evolutiva; sapersi muovere nel territorio della promozione della lettura; essere in grado di costruire ponti e relazioni con il pubblico. Attualmente è ancora in corso, scade nel gennaio 2022, il Censimento AIB dei servizi bibliotecari per ragazzi44 promosso dalla Commissione nazionale biblioteche e servizi per ragazzi dell’AIB volto a mappare e a raccontare il mondo dei servizi delle biblioteche per ragazzi.

Tavola rotonda: Il mercato del lavoro

La terza e ultima sessione del Congresso, la tavola rotonda “Il mercato del lavoro”, è stata coordinata dalla presidente AIB Rosa Maiello e si è posta l’obiettivo di promuovere il confronto sul tema della formazione e del mercato del lavoro tra attori dai profili professionali differenti.
Il primo intervento Lavoro e professione in pillole: un poco di zucchero non basta è stato tenuto da Francesca Cadeddu45 e Maria Antonietta Ruiu46 e ha messo in luce alcune delle criticità più spinose, e scoraggianti rilevate dall’Osservatorio lavoro e professioni (OLAV) dell’AIB negli ultimi cinque anni. Sono stati menzionati concorsi per aiuto-bibliotecario per biblioteche monoposto; responsabili dei servizi assistenti sociali e dirigenti amministrativi e quasi mai professionisti; commissioni di concorso presiedute da personale non professionalizzato; cooperative sempre più interessate a garantire il risparmio piuttosto che un servizio di qualità; persistenza di situazioni di precarietà e volontariato. Le relatrici hanno inoltre condiviso alcuni dei risultati del questionario Bibliotecari ai tempi del Covid-1947, promosso dall’OLAV nel maggio 2020. I dati hanno evidenziato le criticità già sottolineate in diversi interventi del Congresso - instabilità, cecità dei decisori, marginalizzazione della professione dai processi decisionali – accompagnate da una certa difficoltà dei bibliotecari a comprendere le potenzialità del digitale. Il questionario si è dimostrato uno strumento conoscitivo e strategico, utile a mappare i contesti, individuare le problematiche, progettare possibili soluzioni.
Ha quindi preso la parola Bruna La Sorda48 che ha portato il punto di vista dell’Associazione nazionale archivistica italiana (ANAI). Le osservazioni della relatrice hanno permesso di riflettere sui punti in comune tra le professioni dei beni culturali. Queste, infatti, fondano la loro attività su tre concetti chiave, sapere-ricerca-innovazione e sono generalmente vittime di uno scarso riconoscimento. La formazione chiaramente assume un ruolo fondamentale in questo contesto in quanto ha delle ricadute dirette nel mondo del lavoro. Alla luce dei cambiamenti della società, accelerati dalla pandemia che stiamo tuttora vivendo, è necessario pensare a nuovi modelli formativi che combinino conoscenze e competenze differenti, che rimangano solidi nella sostanza, ma flessibili e capaci di rispondere alle esigenze di un mercato del lavoro che si muove sempre più velocemente. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) deve essere visto dalle professioni dei beni culturali come una importante opportunità di affermare identità e specificità proprie. Le associazioni si devono muovere insieme nella valutazione dei profili universitari per determinare l’innalzamento della qualità dei futuri professionisti e per contribuire ad affrontare i punti critici comuni a tutti: precarietà, crisi delle istituzioni, carenza di fondi, disattenzione verso gli istituti culturali.
La prospettiva del Coordinamento libere associazioni professionali (CoLAP) è stata invece condivisa da Emiliana Alessandrucci49 che ha ripreso il tema dell’importanza del PNRR auspicando un sempre più stretto rapporto tra le diverse associazioni per agire come un fronte comune. La nuova sfida che sta affrontando il CoLAP, e che riguarda da vicino il nostro settore, è l’apertura di un gruppo di lavoro specifico sui beni culturali-turismo-enogastronomia-spettacolo che, composto da professionalità differenti, fa riferimento al medesimo Ministero. L’aspetto innovativo di questo nuovo tavolo consiste nel fatto che esso lavora come una lobby istituzionale verticale, legata dunque al settore specifico dei beni culturali, e non più trasversalmente come il CoLAP ha sempre fatto. Il CoLAP continua a portare avanti le consuete e importanti attività finalizzate allo sviluppo delle politiche lavorative occupandosi tra le altre cose di riforma del fisco, previdenza, legge di bilancio, riforma degli ammortizzatori sociali. Alessandrucci ha concluso il suo intervento con un bel messaggio: il futuro, anche grazie al PNRR, deve appartenere alle nostre professioni, quello che dobbiamo fare è non arrenderci, unirci, allargare le nostre vedute.
Segue la relazione di Martina De Luca50 che ha presentato l’esperienza della Fondazione scuola dei beni e delle attività culturali, istituto che eroga formazione e partecipa con ricerche e attività a tavoli nazionali ed europei. La Fondazione ha da poco concluso un’indagine sullo stato dell’arte del lavoro nel settore dei beni culturali. L’indagine ha ancora una volta evidenziato un assunto ricorrente nelle relazioni del Congresso: una certa frammentarietà all’interno delle politiche del lavoro bibliotecario e una forte tendenza all’esternalizzazione dei servizi. La Fondazione sta inoltre collaborando con il MIC e con la Scuola nazionale dell’amministrazione all’organizzazione del Corso-concorso per dirigenti di seconda fascia che ha un importante elemento di novità: la profilatura tecnica nella selezione e nella formazione dei futuri dirigenti. A livello europeo la Fondazione è impegnata nel progetto Erasmus+ Charter51 finalizzato a «sviluppare una strategia a livello europeo per le professioni del patrimonio culturale, che tenga conto dell’intero processo: profili, formazione e occupazione52». Con i partner italiani la Fondazione sta analizzando l’offerta formativa universitaria e continua erogata in Europa con il fine di creare descrittori univoci che permettano di delineare i singoli profili professionali a livello europeo e di valorizzarne le specificità.
Dopo Martina De Luca ha preso la parola Andrea Camilli53 che ha illustrato i compiti, e le difficoltà, della Commissione consultiva sull’applicazione del decreto ministeriale 20 maggio 2019, n. 244 relativa agli Elenchi nazionali dei professionisti dei beni culturali. Il complesso compito dato alla commissione è stato quello di creare un unico schema di riferimento per tutte e sette le professioni dei beni culturali rappresentate negli elenchi nazionali. La Commissione affronta essenzialmente due temi: la certificazione rilasciata dagli enti competenti e la valutazione dei curricula. Le sue aree di intervento riguardano principalmente la risoluzione degli errori o delle discrepanze relativi ai requisiti di accesso e ai profili, e l’introduzione di un sistema di verifica periodica dei profili medesimi. Tale sistema di verifica è fondamentale per l’evoluzione delle professioni dei beni culturali e alcune associazioni meritorie come l’ANAI e l’AIB l’hanno già introdotto da tempo.
Ha chiuso la tavola rotonda e l’intero Congresso Alessandro Bertoni54 che ha affrontato alcune criticità presenti a suo parere nella formazione universitaria. Con la constatazione della drastica caduta dell’offerta di lavoro dagli inizi degli anni Duemila, soprattutto causata dal mancato turn-over, Bertoni individua nella debolezza della formazione universitaria uno dei motivi della debolezza della professione e della sua incapacità di imporsi nel mercato del lavoro. Sarebbe molto utile secondo il relatore sviluppare un’attività di monitoraggio ricalcata sull’esperienza del Gruppo interuniversitario per il monitoraggio dei sistemi bibliotecari di ateneo (GIM). A suo avviso, infatti, ci si dovrebbe focalizzare sia sull’analisi delle biblioteche che sulla qualità e sulla tipologia della formazione erogata. Il mondo bibliotecario sta correndo il rischio di non attrarre studenti verso la biblioteconomia. Il relatore ha quindi ribadito l’importanza dell’attività di monitoraggio delle biblioteche e della formazione da coniugare con un’assidua attività sul territorio per convincere committenti, politici, decisori della necessità delle biblioteche in quanto luoghi e strumenti di sviluppo e di miglioramento culturale e sociale. La comunità bibliotecaria continua a concentrarsi sulla risoluzione di micro-problemi invece di considerare la biblioteca come una struttura complessa che va studiata nell’ottica della rete.

Riflessioni a margine del 61. Congresso AIB

Una biblioteconomia senza bibliotecari è vuota, bibliotecari senza biblioteconomia sono ciechi55

Il 61. Congresso AIB dedicato al tema della professione e del mercato del lavoro ha visto il susseguirsi di articolati e densi interventi capaci di aprire molte riflessioni, di portare numerose domande e di insinuare anche alcuni dubbi. L’auspicio di Giovanni Solimine si è dunque realizzato.
I temi trattati sono stati molti e complessi. Con questo contributo si è cercato di presentare una fotografia dei punti ritenuti maggiormente significativi, nella consapevolezza dell’impossibilità di restituire la ricchezza di ogni intervento.

In questo paragrafo conclusivo si vogliono portare alcune considerazioni scaturite da un evento che, secondo chi scrive, non solo ha influenzato in parte l’atmosfera del Congresso, ma anche cela dietro di sé una criticità che solo se superata permetterà un reale sviluppo del nostro settore.
Qualche settimana prima del Congresso la lista di discussioni AIB-Cur è stata terreno di un acceso dibattito sul programma e sul profilo dei relatori invitati. L’appunto che è stato mosso al comitato scientifico del Congresso è stato quello di aver invitato a parlare più professionisti che si occupano di disciplina che di biblioteche. In poche parole, più professori universitari che bibliotecari. Un’attenta lettura sembra in realtà dimostrare non solo un buon equilibrio tra docenti e bibliotecari, ma anche la presenza di una categoria poco valorizzata, ma fondamentale, come quella del bibliotecario-ricercatore56. Ma al di là del dato numerico, non necessariamente significativo, si vuole porre l’attenzione sul fatto che, secondo chi scrive, il valore del Congresso, così come del nostro settore, consiste proprio nell’esistenza della prospettiva duplice, quella disciplinare e quella professionale. I concetti chiave del Congresso – competenze, profili, attestazioni, valutazione, misurazione, riconoscimento, specializzazioni, identità, deontologia, marginalizzazione, instabilità – sono temi complessi che rischiano di rimanere immutati se affrontati da un unico, e autoreferenziale, punto di vista. I ricercatori hanno bisogno degli occhi dei bibliotecari per comprendere ciò che accade realmente sul territorio e i bibliotecari necessitano dello sguardo dei ricercatori per immaginare scenari futuri che possono diventare realtà solo attraverso la pratica lavorativa.
Professione e ricerca sono corona e pignone, le ruote dentate che insieme creano l’ingranaggio. Se una delle due viene a mancare, il movimento, e quindi il progresso, è compromesso.


 

Note 

MADDALENA BATTAGGIA, Sapienza Università di Roma, Dottorato di ricerca in scienze documentarie, linguistiche e letterarie, Roma; Associazione italiana biblioteche. Sezione Lazio, Roma, e-mail maddalena.battaggia@uniroma1.it.
Ultima consultazione siti web: 17 gennaio 2022.

1 Il 58° Congresso nazionale dell’Associazione italiana biblioteche dal titolo “Quale lavoro in biblioteca? Riconoscimento professionale e valorizzazione della professione bibliotecaria” aveva avuto luogo il 28 e il 29 novembre 2013 presso l’Aula magna della Facoltà di Lettere dell’Università degli studi di Roma tre.
2 La nomina dei soci d’oro è stata conferita a Maria Chiara Giunti, Sezione Toscana; Fabrizio Lanciotti, sezione Lazio; Tito Vezio Viola, sezione Abruzzo; Cristina Cocever Ricci, sezione Friuli-Venezia Giulia; Alessandra Citti, sezione Emilia-Romagna; Giuseppe Basile, sezione Puglia; Eleonora Pomes, sezione Puglia; Anna Teresa Crimi, sezione Calabria.
3 La nomina dei soci d’onore è stata conferita a Flavia Piccoli Nardelli; Mauro Guerrini e Alberto Petrucciani.
4 Il premio Giorgio De Gregori 2021 è stato vinto da Virginia Scarinci con la tesi di laurea magistrale Biblioteche e medicina narrativa: percorsi di qualità tra cura e cultura, conseguita presso la Sapienza Università di Roma, nell’a.a. 2020-2021, sotto la guida della relatrice prof.ssa Chiara Faggiolani e del correlatore prof. Giovanni Solimine.
5 I dati attestano che nel 2019 il 39,7% del totale delle biblioteche presentava un organico composto interamente da personale che opera in maniera volontaria e gratuita. Si confronti Istituto nazionale di statistica, Le biblioteche in Italia: anno 2019. Roma: Istat, 2021, p. 10, https://www.istat.it/it/files//2021/04/REPORT_BIBLIOTECHE-IN-ITALIA.pdf. Altro documento fondamentale pubblicato da Istat nel dicembre 2021 è la tavola dedicata alle biblioteche all’interno delle Statistiche culturali. Si veda Istat, Statistiche culturali: anno 2020. Roma: Istat, 2021, https://www.istat.it/it/archivio/264586.
6 Paola Passarelli ha riportato il dato secondo cui all’interno del Ministero è presente un organico di diritto al di sotto del 50% (302 unità in luogo di 787).
7 D.l. 1 aprile 2021, n. 44 convertito nella l. 28 maggio 2021, n. 76.
8 Queste le parole utilizzate da Petrucciani per esprimere il concetto. Si confronti https://www.youtube.com/watch?v=JabD_i9wnjA&ab_channel=AIBAssociazioneItalianaBiblioteche, minuto 19:00 e seguenti.
9 Al seguente indirizzo si possono consultare online i dati relativi alle biblioteche pubbliche statali dal 1998 al 2019: http://www.statistica.beniculturali.it/Biblioteche_pubbliche_statali.htm. Per approfondire il tema delle statistiche sulle biblioteche italiane si consiglia la lettura di Maria Nicola Pace; Marianna Prisco, Le biblioteche italiane nelle statistiche nazionali e delle Regioni, «Economia della cultura», 23 (2013), n. 1, p. 83-97, DOI: 10.1446/73342.
10 Presidente della Società italiana di scienze bibliografiche e biblioteconomiche (SISBB).
11 È noto che di frequente chi accede al terzo livello di formazione all’interno dell’ambito disciplinare M-STO/08 non ha necessariamente conseguito la laurea magistrale in Archivistica e biblioteconomia.
12 Con questa espressione Paola Castellucci ha voluto fare riferimento al Conservatorio di arti e mestieri di Parigi dove nel 1950 venne istituito l’Institut national des sciences et techiniques de la documentation.
13 Già docente alle Università di Osijek e di Zadar.
14 Per informazioni si consiglia di consultare: https://ischools.org/The-iSchool-Movement.
15 Ángel Borrego, Library and information education in Europe: an overview, «BiD: textos universitaris de biblioteconomia i documentaciό», (2015), n. 35, DOI: 10.1344/BiD2015.35.7 e Christine Meschede; Virginia Ortiz-Repiso; Marco Kluin, Library and information science education in Europe: building an interactive map. In: The future of education in information science: proceedings from FEIS-international EINFOSE symposium, Pisa, 10-11 settembre 2018, a cura di Tatjana Aparac-Jelušić, Vittore Casarosa, Elena Macevičiūtė. Osijek: University of Osijek, 2018, p. 217-222.
16 La relatrice si riferisce ai progetti Erasmus+ EINFOSE e DECriS. Per approfondire si consiglia la lettura di Tatjana Aparac-Jelušić, Il progetto Erasmus+ EINFOSE: obiettivi e risultati, «AIB studi», 60 (2020), n. 3, p. 689-698, DOI: 10.2426/aibstudi-12481, e la consultazione della seguente pagina web https://decris.ffos.hr/.
17 Commissione UNI Documentazione e informazione.
18 Ibidem.
19 Direttore della Biblioteca nazionale centrale di Firenze; presidente della Commissione di attestazione AIB.
21 Attuazione della direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali.
22 Per approfondire il tema si veda: Manuela De Noia; Matilde Fontanin, Il percorso AIB per l’attestazione delle competenze, «Biblioteche oggi», 36 (2018), n. 3, p. 19-29, DOI: 10.3302/0392-8586-201803-019-1.
23 Al seguente link il Regolamento di iscrizione AIB modificato dall’Assemblea generale del 25 novembre 2021: https://www.aib.it/chi-siamo/statuto-e-regolamenti/regolamento-iscrizioni/.
25 Ministero per i beni e le attività culturali, d.min. 20 maggio 2019, n. 244, https://dger.beniculturali.it/wp-content/uploads/2019/07/1559200768238_D.M._20_MAGGIO_2019_REP._244.pdf.
26 Università Ca’ Foscari di Venezia.
27 Sul tema si veda: Alberto Petrucciani, Nascita e affermazione della professione bibliotecaria in Italia (1861-1969). In: La professione bibliotecaria in Italia e altri studi. Roma: Biblioteca nazionale centrale di Roma, 2002, p. 5-34.
28 Giovanni Bergamin, componente Comitato esecutivo nazionale AIB.
29 Due dei quali sono direttamente tratti dalle relazioni tenute al Convegno “Bibliographic control in the digital ecosystem” organizzato dall’Università degli studi di Firenze insieme alla Biblioteca nazionale centrale di Firenze e all’Istituto centrale europeo dall’8 al 12 febbraio 2021. L’AIB è stato uno dei numerosi promotori. Per informazioni si veda: https://www.bc2021.unifi.it./programme. L’intero convegno è visibile sul canale AIB: https://www.youtube.com/watch?v=ybUDrILt0kI&ab_channel=AIBAssociazioneItalianaBiblioteche.
31 Università degli studi di Trieste.
32 Jana Varlejs et al., IFLA guidelines for continuing professional development: principles and best practices, 2nd ed. Den Haag: IFLA, 2016, https://repository.ifla.org/bitstream/123456789/1111/1/ifla-guidelines-for-continuing-professional-development.pdf. La traduzione della sintesi del documento è consultabile al seguente link: https://repository.ifla.org/bitstream/123456789/1143/1/ifla-guidelines-for-continuing-professional-development-summary-it.pdf.
33 Università degli studi di Torino.
35 Una precedente indagine era stata promossa nel 2015, ma era rivolta alle sole biblioteche di ente locale. L’indagine del 2021 si è rivolta invece a biblioteche italiane di tutte le tipologie.
37 L’attività di misurazione dell’impatto porta a due importanti risultati: comprendere in profondità punti di forza e di debolezza dei corsi erogati e rendicontare ai decisori le ricadute di tali corsi.
38 Politecnico di Torino.
39 Sull’argomento si veda Agnese Bertazzoli, Biblioteche e modelli di biblioteca nelle strategie delle università italiane: un’indagine su allineamento e impatto atteso, «AIB studi», 61 (2021), n. 2, p. 323-338, DOI: 10.2426/aibstudi-13298.
40 Bibliotecario, componente della Commissione nazionale biblioteche e servizi per ragazzi.
45 Osservatorio lavoro e professione AIB.
46 Osservatorio lavoro e professione AIB.
48 ANAI.
49 CoLAP.
50 Responsabile della formazione e curatore del corso presso la Fondazione scuola dei beni e delle attività culturali.
51 Cultural heritage action to refine training, education and roles.
53 Presidente Commissione consultiva sull’applicazione del decreto 20 maggio 2019, n. 244.
54 Docente a contratto Università Ca’ Foscari Venezia.
55 Frase scritta da Peter Genito il 12 ottobre 2021 all’interno del dibattito Congresso AIB: dove sono i bibliotecari che lavorano nelle biblioteche? presente nella lista di discussione AIB-Cur.
56 Rappresentata in particolar modo da Matilde Fontanin e Rossana Morriello, entrambe bibliotecarie rispettivamente presso l’Università degli studi di Trieste e il Politecnico di Torino, e dottorande presso il corso di dottorato in Scienze documentarie, linguistiche e letterarie della Sapienza Università di Roma.