Adelante con juicio: dalla BEIC un messaggio di fiducia per il futuro delle biblioteche italiane

L’avvio del cantiere per la realizzazione della Biblioteca europea di informazione e cultura segna il punto di non ritorno di un percorso avviato un quarto di secolo fa, quando grazie all’iniziativa di Antonio Padoa Schioppa si costituì l’associazione Milano Biblioteca del 2000 che promosse l’idea di costruire nel capoluogo lombardo – analogamente ad altre grandi capitali d’occidente – una grande e moderna biblioteca saldamente incardinata sulle coordinate dell’identità culturale europea. Il progetto, dopo alterne vicende e una nuova partenza, ha ripreso forma e vigore grazie al finanziamento che il Governo ha riservato al progetto nell’ambito degli interventi complementari al PNRR e si sta concretizzando secondo il cronoprogramma previsto: un nuovo concept della biblioteca disegnato nel 2021 per recepire i profondi cambiamenti culturali e tecnologici che hanno caratterizzato i primi due decenni del nuovo secolo, un concorso internazionale di progettazione bandito nel 2022, la proclamazione dei vincitori e la progettazione definitiva ed esecutiva completata nell’arco di soli 15 mesi, l’avvio dei lavori a novembre 2023 e l’apertura del nuovo istituto prevista (salvo imprevisti) entro il 2026.
Un’infrastruttura così importante, di scala inedita per Milano, per la Lombardia e per l’Italia, è destinata a produrre effetti di varia natura: dare vita, all’interno di un edificio appositamente concepito, fortemente tecnologico e pienamente accessibile, a una biblioteca pubblica programmaticamente in grado di integrare servizi analogici e digitali, fruizione e produzione di contenuti, studio e apprendimento partecipativo, socialità e discussione pubblica, in attuazione del modello descritto dall’ultima revisione del Manifesto UNESCO del luglio 2022; guidare e sostenere, per mezzo di una adeguata strategia di cooperazione, l’evoluzione dei servizi bibliotecari nella città metropolitana milanese; scandire la riconoscibilità di un quadrante della città in forte trasformazione, proponendosi come punto focale di una nuova centralità urbana a connotazione culturale e creativa e rivitalizzando un quartiere ricco di contraddizioni e non esente da criticità; influire positivamente sulla vivibilità reale, quotidiana della città, offrendo un mix di opportunità che agiscano sul dialogo interculturale e intergenerazionale, sull’autostima di alcune fasce di residenti ‘marginali’, sull’ingaggio e sullo stimolo alla partecipazione attiva come vettore di coesione, sull’attitudine a investire su sé stessi in termini di competenze.
Questa ambizione comporta una attenzione progettuale specifica non solo agli aspetti architettonici, tecnologici, funzionali, gestionali e di sostenibilità ambientale ed economica ma anche una valutazione attenta degli impatti diretti e indiretti prodotti sul tessuto urbano e sociale, dei rischi e delle contraddizioni che ne costituiscono l’inevitabile corollario e una riflessione sulle strategie e sugli approcci più efficaci in relazione agli effetti che si desiderano produrre, nel breve e medio periodo, nei contesti e nelle comunità a cui ci si rivolge.
La molteplicità è la cifra distintiva della BEIC e la gestione di istanze di natura così diversificata porrà un’ulteriore sfida, quella di costruire uno staff in cui, oltre ai consueti profili bibliotecari, siano presenti professionalità normalmente non contemplate negli organici degli istituti culturali e difficilmente reclutabili con le attuali procedure concorsuali: servirà uno staff multiculturale, versato per le tecnologie digitali, aperto alla collaborazione e capace di mettere a frutto competenze relazionali e trasversali, ma anche competenze elevate di fund raising, di progettazione europea, di progettazione culturale, di digitalizzazione dei beni culturali ecc.
La realizzazione della BEIC, ma anche della nuova Biblioteca civica di Torino (ugualmente realizzata con i fondi del Piano nazionale complementare al PNRR) e della nuova Biblioteca della Sapienza a Roma, autorizzano un cauto ottimismo: dopo decenni di stasi si riprende a investire in nuove biblioteche di scala metropolitana, sostituendo strutture ormai vetuste e colmando un ritardo, quando non un vuoto, rispetto ad altri paesi. Un segnale di fiducia nel ruolo delle biblioteche come antidoti alla perdita di fiducia nel futuro e una sfida alle povertà cognitive, ai nuovi analfabetismi, alle disuguaglianze nell’accesso alla conoscenza che minano la coesione sociale anche nei centri urbani più ricchi e sviluppati del nostro paese.
L’auspicio è che il racconto, la condivisione, il coinvolgimento attivo dei bibliotecari, dei cittadini e di tutti i potenziali portatori di interessi riaprano la discussione pubblica sul ruolo delle biblioteche e possano finalmente cambiare la percezione del loro ruolo, rendendone evidenti le potenzialità e favorendo un effetto volano che porti nuovamente le amministrazioni a vedere nelle loro biblioteche un fattore di crescita collettiva e non una mera voce di costo. 

Stefano Parise e Giovanni Solimine
Direttori scientifici del progetto BEIC


Note

AIB studi, vol. 63 n. 3 (settembre/dicembre 2023). DOI 10.2426/aibstudi-14019. ISSN: 2280-9112, E-ISSN: 2239-6152 - Copyright (c) 2023 Stefano Parise, Giovanni Solimine

Tradotto da Sara Dinotola