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Accesso aperto 2012: la vie en rose

di Antonella De Robbio

Openness is the quality of being open.
It sometimes refers to a very general philosophical position from which some individuals and organizations operate, often highlighted by a decision-making process recognizing communal management by distributed stakeholders rather than a centralized authority.
Openness and unrestricted information sharing amongst scientists have been identified as institutional norms that are critical to scientific progress1.

2011: anno in rosa per l'Open Access

Anche il 2011 è stato un anno di particolare successo per la crescita dell'Open Access nel mondo accademico. Come Heather Morrison2 riporta nel suo blog3, in un post dall'eloquente titolo Dramatic growth of Open Access series4, i dati al 31 dicembre 2011 sulla crescita dell'Open Access nel mondo sono più che confortanti5. Morrison scrive che l'OA è entrato in una nuova fase nella quale stiamo cominciando a percepire le sfide che tale successo sta comportando. Prima tra tutte, la capacità di tracciare le risorse aperte e renderle facilmente recuperabili da parte dell'utenza. Peter Suber, forse il più noto tra i disseminatori informativi del movimento OA, a causa dell'enorme mole informativa ha deciso di passare dalla consueta periodicità mensile della sua preziosa newsletter su Web a un numero ogni quattro mesi. A seguito del grande utilizzo dei suoi post ha inoltre deciso di raccoglierli in un volume - edito dal MIT - uscito a fine 20116. In un certo senso è come se Peter Suber avesse chiuso un'epoca fotografando retrospettivamente il pregresso con la pubblicazione del libro a stampa, a fini "conservativi", passando così da una sua presenza costante nel mondo statico Web 1.0 all'uso dei social media come mezzo di comunicazione e disseminazione dell'informazione OA più adeguato ai tempi.
In effetti, Peter è presente su Twitter da qualche tempo7, seguito da oltre 500 followers e da una quarantina di liste. Nel 2011 ha inoltre deciso di postare tutte le sue news direttamente entro il nuovo social media Google+, definendolo un quasi-blog o un blog-sostituto. E forse, come in qualche blog è stato detto, il 2011 è stato l'anno dei social media. Bloggers e attivisti hanno avuto un impatto cruciale non solo sulle economie di start-up, ma anche sugli eventi accaduti nel mondo e sui relativi sconvolgimenti politici. Anche in Italia, due sono stati i momenti di un certo rilievo. Uno di carattere organizzativo-regolamentare, e ha riguardato l'introduzione di una clausola specifica per l'Open Access nei nuovi statuti di ateneo, oltre venti8. L'altro di carattere tecnico, con il rilascio del nuovo PLEIADI, Portale per la Letteratura scientifica Elettronica Italiana su Archivi aperti e Depositi Istituzionali9. Le attività della comunità in Italia, i contributi pubblicati in italiano sull'argomento, i nuovi repository, le nuove riviste italiane OA, i progetti europei sull'Open Access in cui è coinvolta l'Italia, iniziative ed eventi e tutti i materiali promozionali (poster, video, radio interviste ecc.) sono raccolti sul wiki italiano10. In altre termini, sebbene le due vie dell'OA, la via verde e la via d'oro, si sono costellate di grandi successi, tanto da essere definite in qualche blog come un percorso "rose e fiori", quando parliamo di OA, non possiamo più parlarne solo in riferimento alla via verde e alla via d'oro. Potremmo dire che il 2011 è stato un anno spartiacque tra forme di accettazione e movimenti di trazione verso economie alternative, ma soprattutto sull'onda di uno spazio aperto in espansione verso l'ambiente sociale e le sue dinamiche.

L'osservazione deve essere fatta a tutto campo, proprio perché l'Open Access ha esteso i propri confini abbracciando territori che non riguardano più solo riviste e/o paper, ma integra filosofie e strategie che attraversano dimensioni multi-culturali e passano attraverso tipologie di risorse stratificate. L'OA, per la sua pervasività sociale, è sempre più usato nel mondo per scopi di supporto e aiuto umanitario, coinvolgendo persone e culture entro social media e social network agendo come un vero e proprio catalizzatore informativo, strumento di informazione e di promozione della cultura, in tutte le sue forme e sfaccettature. Del resto come sottolineato da Brewster Kahle, il fondatore di Internet Archive, «l'accesso universale alla conoscenza, sarà una delle grandi conquiste dell'umanità e siamo già sulla strada buona»11. In Internet Archive vi sono oltre 3 milioni di volumi liberamente accessibili e scaricabili in vari formati (una crescita di circa 1000 titoli al giorno), oltre 100.000 concerti, 1 milione di registrazioni audio, 600.000 film, oltre a vario altro materiale. Se Europeana ha aggiunto il suo 20 milionesimo documento12, Creative Commons ha festeggiato il suo nono compleanno con oltre 500 milioni di articoli con licenza aperta CC, dei quali 14.000 pubblicati nel 2011.
Il 2011 è l'anno in cui le caratteristiche dell'OA si sono evolute in ramificazioni di grande impatto: dall'OpenData alle comunità e-Science, dalle Open Education Resources (OER) ai modelli di pedagogia aperta entro l'affascinante mondo dei corsi universitari online a libero accesso rivolti alle masse, i cosiddetti Massively Open Online Courses (MOOC).

The Open Access map: charting the growth and development of Open Access globally13 è la mappa lanciata a Ginevra durante la conferenza "OAI7"14, nel 2011, da Alma Swan. Un luogo che raccoglie e rende visibili tutte le iniziative OA entro una panoramica tipo mappa geografica. Questo servizio ha lo scopo anche di evitare una duplicazione di sforzi e migliorare la collaborazione. Nella mappa vengono visualizzate le posizioni di tutti i tipi di iniziative OA, comprese le politiche di finanziamento, i documenti governativi, i mandati universitari. Molte di queste informazioni già esistono, ma sono sparse tra svariati domini. La mappa, che è facilmente utilizzabile da chiunque, può essere usata per la formazione e promozione dell'OA anche tra politici e legislatori.
Anche la settimana internazionale dell'OA ha avuto enorme successo, con centinaia di eventi sparsi per il globo e connessi entro il portale15. In Italia, grazie alla funzione catalizzatrice del wiki italiano, si sono potuti scambiare e riusare i materiali prodotti dalla comunità per la promozione locale quali poster, slide, documentazione, oltre all'organizzazione di video-conferenze da una città all'altra. In certe città italiane, il LinuxDay - che cadeva in quei giorni - ha ospitato conferenze sul tema in un'ottica di "fiori d'arancio" tra le due comunità.

Verdi e ridenti territori OA: dagli archivi aperti agli open data

Lungo la via verde incontriamo 2000 repository contenenti oltre 30 milioni di documenti: una crescita che è pari a circa 21.000 documenti depositati ogni giorno16. Il numero degli archivi aperti è più che triplicato negli ultimi cinque anni, passando da 850 agli oltre 2000, per la maggior parte di tipo istituzionale. In Italia nel 2011 abbiamo registrato quattro nuove nascite. Gli archivi disciplinari come PubMed Central per l'ambito biomedico, arXiv per la fisica, RePEc per l'economia, E-LIS per la biblioteconomia e scienze dell'informazione, sono cresciuti al loro interno a un tasso del 10-15% annuo. Un traguardo importante è stato raggiunto da RePEc, che il 26 novembre 2011 ha raggiunto un milione di lavori disponibili ad accesso aperto17. Il Social Science Research Network (SSRN), focalizzato sulle scienze sociali e giuridiche, è stato nominato nel luglio 2011 il miglior repository del mondo, posizionandosi al primo posto nella classifica del Ranking Web of World Repositories18. Il modello di SSRN è un modello ibrido, piuttosto interessante in quanto circa la metà dei lavori presenti è liberamente scaricabile, mentre un'altra metà è visibile solo come abstract e richiedibile a pagamento. Sulla parte "libera" si sono registrati oltre 50 milioni di scarichi operati dall'utenza, dei quali 8,5 milioni solo nell'ultimo anno. Il modello SSRN prevede anche un sistema di conteggio delle citazioni con produzioni di statistiche per il monitoraggio dell'impatto sulla comunità.
La Open Access Directory del Simmons College, wiki OAD Simmons19, fornisce una lista di centinaia di repository divisi per una trentina di discipline20, dalla quale emerge come le discipline cosiddette molli si stiano dotando di archivi di tutto rispetto. Infatti, al "Berlin 9"21 che si è tenuto a Washington nel mese di novembre, le scienze umane hanno avuto un ruolo da protagonista. Una lista analoga a quella dei repository disciplinari è quella dei repository di dati aperti, dove le discipline elencate da OAD sono la metà rispetto ai repository di testi, ma i database per open data elencati sono centinaia22.

Di open data si sta parlando da qualche tempo23. È indubbio che l'accesso al materiale informativo sia il propulsore fondamentale allo sviluppo delle attività umane, pratiche e intellettive. Esistono diverse ragioni per le quali è necessario rendere libero l'accesso ai dati. Tra le tante motivazioni, due i fronti. In primis, perché i dati provenienti da materiale raccolto in ambiti di interesse genetico, medico, ambientale sono da considerarsi patrimonio dell'umanità e come tale va reso disponibile non solo all'accesso ma anche al riutilizzo. In secondo luogo, perché la massa di dati finanziata dai contribuenti deve essere disponibile agli stessi. L'universalità dell'informazione viene chiamata in causa anche per quanto riguarda i dati che derivano dalla pubblica amministrazione: tale materiale si è costituito e ha preso forma grazie al sostegno della cittadinanza e al denaro pubblico che ne ha permesso la raccolta e la gestione. A seguito dell'evoluzione del Web si apre la strada a un periodo nuovo, con dati più aperti e tra di essi collegati. Il tradizionale approccio di condivisione dei dati all'interno di silos sembra aver raggiunto la sua fine. Dai governi e organizzazioni internazionali, alle città e istituzioni locali, vi è un impegno diffuso all'apertura e al collegamento dei dati secondo i quattro principi che conducono al Linked Open Data (LOD) cloud, aumentato enormemente in dimensioni e varietà negli ultimi due anni. Nell'universo bibliografico c'è un chiaro cambiamento di paradigma da formati record fissi alle ricombinabili dichiarazioni sui metadati. Per tutti coloro che contribuiscono ad aprire repository OA di dati bibliografici come fornitori di dati o di servizi, i processi e le strategie tipo Linked Data sono ormai requisiti irrinunciabili.
Un fenomeno seppure per ora limitato, ma di grande potenzialità, riguarda quelle riviste - di ambito prevalentemente biologico, ambientale e sociologico - che si sono dotate di un mandato di tipo data-sharing e che richiedono agli autori degli articoli di fornire dati aperti ai fini del riuso per la replicabilità dei risultati in modo indipendente.

Il cancello d'oro di accesso all'editoria OA

Lungo la via d'oro dell'OA, il cancello si è davvero spalancato: il repertorio Open J-Gate Electronic Journals Library registra - a fine 2011 - oltre 32.000 periodici ad accesso libero. La più selettiva directory DOAJ - Directory of Open Access Journals, che accetta titoli che rispondano solo a determinati requisiti24, ne censisce oltre 7000, tutti rigorosamente peer-reviewed, senza embarghi o altro tipo di restrizioni, con un tasso di crescita di circa 9 titoli al giorno. Sebbene 6000 siano in lingua inglese, recentemente i nuovi titoli immessi riguardano anche periodici in altre lingue, dei quali 46 in lingua italiana.
Le riviste a pagamento definite come TA (Toll Access) che si sono convertite negli ultimi anni a un modello OA sono ormai centinaia25, ultima della serie la nuova rivista interdisciplinare «SpringerPlus»26, lanciata in Open Access dalla Springer proprio in questi giorni, con tanto di licenza Creative Commons (CC). Dal novembre scorso tutte le foto pubblicate su «Wired.it» - rivista cult di ambito IT di tipo divulgativo - sono dotate di licenza CC.

Certamente vi sono ancora notevoli resistenze da parte di alcuni editori che vedono intaccati i loro guadagni. Mike Eisen27, in un recentissimo articolo sul «New York Times»28, sottolinea come gli enti di ricerca stanno già pagando i costi della pubblicazione, anche se in modo indiretto e per nulla trasparente, con i soldi delle tasse dei cittadini. Altro caso interessante di conversione è quello che riguarda l'enorme database di testi scientifici JSTOR, database a pagamento, molto criticato da Lessig e dai sostenitori dell'OA proprio perché era nato come progetto non-profit di digitalizzazione di riviste scientifiche con il coinvolgimento di biblioteche in parthership con editori. Come parte di un programma di apertura - lanciato in modalità beta dal settembre 201129 - il servizio JSTOR permette a chiunque si registri al sito di visualizzare gli articoli di 70 riviste, fino a tre documenti per volta, entro un frame del sito. Si tratta di un nucleo decisamente ridotto rispetto alle 1400 riviste presenti nel database completo, anche se il programma di apertura potrebbe essere ampliato a quasi tutto il contenuto del database, se la sperimentazione sarà positivamente accolta. Ulteriori limitazioni non consentono di scaricare o stampare articoli, tutti "privilegi" accordati solo agli utenti di istituzioni abbonate. Richiedere un articolo da JSTOR per i non abbonati costa minimo 20 dollari. L'annuncio di tale "apertura" è stato dato a seguito della vicenda Aaron Swartz, attivista e discepolo di Lawrence Lessig30 che, nell'estate del 2011, fu arrestato31 per aver scaricato dal MIT - come forma di protesta - 4,8 milioni di articoli scientifici dall'archivio JSTOR.
Seppure a oggi i modelli economici OA di editoria scientifica esistenti non siano ancora del tutto soddisfacenti, la spinta dell'esempio di «PLoS ONE» ha generato un processo a catena di emulazione decisamente positivo. «Il paradigma nato intorno alla carta stampata potrebbe non essere quello giusto», dice Paul Uhlir, direttore dell'Ufficio dei programmi internazionali di informazione scientifica e tecnica alle National Academies of Science32.

«PLoS ONE»33, in soli cinque anni, è divenuto nel 2010 il più grande periodico del mondo, raddoppiando addirittura, nel 2011, il numero di articoli34 pubblicati l'anno precedente, arrivando a quasi 14.000 articoli34. Come fa notare Eisen, è interessante vedere come almeno una decina di periodici-clone di «PLoS ONE»35 ne hanno adottato il modello, che ha catturato l'attenzione di editori già affermati nel mercato. È curioso notare che quando la Public Library of Science (PLoS) fu ideata dieci anni fa36 - con l'obiettivo di rendere la letteratura medico-scientifica universalmente disponibile gratuitamente - la maggioranza dei soggetti che operavano nell'editoria scientifica liquidarono l'idea come ingenua, se non dannosa, in quanto secondo quegli stessi editori attentava al vecchio modello economico e ai relativi profitti.
Quello che però determina una svolta epocale è l'avanzare delle comunità scientifiche entro reti sociali che si interconnettono nel fare e-scienza di qualità in luoghi aperti e con dati aperti. Uno dei portatori dell'idea di open science è Cameron Neylon37, curatore di un blog, una sorta di miniera di informazioni utili a rendere accessibili, sia ai ricercatori della comunità scientifica che ai non addetti ai lavori, tutti i dati sperimentali.
Del resto l'impatto che deriva da una condivisione aperta della conoscenza è innegabile. Gli strumenti per l'analisi bibliometrica dell'impatto citazionale in rete si stanno consolidando: tanto per fare un esempio, rimando alla pagina con tutti i riferimenti bibliografici dei lavori scientifici di Eisen38 sul servizio Google Scholar Citation39, servizio lanciato, come dichiara Andrea Marchitelli sul suo blog, «un po' in sordina, contrariamente al fin troppo pubblicizzato Google Plus, un nuovo servizio, che potrebbe avere una certa diffusione nell'ambito della bibliometria»40.

Mode e modelli lungo la via rossa

Uno dei nodi critici è individuare un modello economico che consenta di fruire appieno dei vantaggi dell'OA, in modo che ciascuno degli attori della catena produttiva possa contare su equi profitti che non intacchino il valore della catena stessa. Questo perché sono numerosi i punti in cui le differenze nell'utilizzo di modelli di editoria scientifica alternativi potrebbero condizionare le attività di ricerca e comunicazione e, di conseguenza, i costi, i benefici e i flussi di finanziamento investiti nell'effettuazione della ricerca e nella comunicazione dei risultati, come le spese di pubblicazione a carico dell'autore, l'accesso ai prodotti della ricerca, il tempo della ricerca, le restrizioni relative all'IP e alle licenze. Le tipologie dei modelli economici per le riviste Open Access, individuati da Willinsky, ancora nel 2007 erano sei41 e comprendevano anche la modalità self-archiving (via verde). Ad oggi - a distanza di cinque anni dall'analisi di Willinsky - il canale della via verde è una modalità a sé ben differente dalla via d'oro, seppure con sicure integrazioni entro la catena di valore che caratterizza il processo di comunicazione scientifica.

In realtà le altre cinque tipologie erano "gradazioni" di apertura verso l'OA, più che veri e propri modelli economici:
- Open Access posticipato: accesso gratuito 6-12 mesi dopo la pubblicazione a stampa o online
- Open Access online: accesso gratuito all'edizione online, versione cartacea soggetta ad abbonamento
- Open Access per paesi in via di sviluppo: accesso gratuito a istituzioni o singoli ricercatori dei paesi in via di sviluppo
- Open Access ibrido: possibilità agli autori o alle istituzioni di acquistare l'accesso aperto per determinati articoli
- Open Access completo: "via d'oro" piena, accesso immediato e senza restrizioni, utilizzando i rimborsi e le sovvenzioni per gli articoli
Una tipologia che si è imposta negli ultimi anni è la "via rossa". Uno degli enormi problemi riguarda la strumentalizzazione che un certo tipo di mercato sta operando nei confronti dell'OA. Nella via rossa l'autore paga cifre anche molto elevate per pubblicare in accesso aperto presso un editore commerciale, che poi vende la rivista in abbonamento a un prezzo ugualmente molto elevato.

L'OA da una parte fa tendenza e spesso questo fa sorgere ambiguità controproducenti, dall'altra attira forme di business talvolta poco trasparenti. In particolare uno dei problemi emergenti e legato al mondo dell'editoria scientifica è quello di determinare se un editore sia realmente OA o se piuttosto operi attraverso forme di spam o addirittura scam. Nel contesto dell'editoria scientifica è interessante osservare come l'OA si stia inserendo nel mercato degli e-book, muovendosi all'interno dei vari modelli economici, alcuni mutuati dai periodici, tra i quali si riscontrano:
- sponsor pubblicitario (in varie forme): dalla vendita di spazi pubblicitari, anche con banner posizionati sul sito o solo su alcuni capitoli o su parti del testo
- sottoscrizioni di tipo collaborativo: prevede la partecipazione delle istituzioni alla condivisione dei costi di produzione di un e-book o di una collezione di e-book
- sovvenzioni incrociate: modello che prevede di finanziare le pubblicazioni OA dai profitti derivanti dalle pubblicazioni non OA42, in una specie di variante del modello duale
- crowdfunding43: processi di finanziamento dal basso che mobilitano persone e risorse
- modello duale: usato dalla maggior parte degli editori OA, che prevede una versione digitale e una Print on Demand (PoD)
- modello basato su una dotazione di budged a monte: entro la quale l'editore, solitamente una university press, programma il suo catalogo annuale
- modello basato su sussidi istituzionali: è una variante del modello a dotazione, in quanto il sussidio accordato dall'istituzione può essere a parziale o intera copertura delle spese, diretto o indiretto, in quanto può prevedere non solo l'erogazione di un finanziamento in danaro, ma facilities, fornitura di attrezzature, personale. È un modello usato non solo dalle university press, ma anche dei centri di ricerca, delle biblioteche, delle società scientifiche, delle fondazioni, delle organizzazioni di vario tipo (profit e non-profit) e delle agenzie governative
- Open Access temporaneo: offre accesso libero a un titolo o una collezione, ma solo per un periodo limitato, scaduto il quale l'accesso diviene a pagamento. È un modello tipicamente per e-book
- modello con servizi a valore aggiunto: editoria emergente tipicamente rivolta ad autori di e-book con servizi digitali verso telefonia e dispositivi di delivery mobili
Andrea Angiolini44, de il Mulino, sottolinea che «prima di ogni piattaforma, app, e-reader, servizio di digital lending o custom publishing, ci sono, ci devono essere, i contenuti, la loro efficacia espositiva, il loro spessore culturale. [...] L'ecosistema digitale finirà probabilmente per modificare anche la stesura stessa dei testi e degli oggetti che li compongono e li completano, il modo di intendere il ruolo di un autore e il suo rapporto con i lettori: e solo la capacità di non subire il cambiamento potrà permettere agli attuali attori della catena editoriale di accompagnare e indirizzare, forse, questa trasformazione. Sta in parte accadendo nel settore non specialistico, perché non dovrebbe avvenire in quello universitario?»45.

Dalle Open Educational Resources (OER) ai Massively Open Online Courses (MOOC)

Da qualche anno per molte istituzioni anglosassoni le Open Educational Resources (OER)46 - in italiano Risorse didattiche aperte - sono ormai un fenomeno accettato e riconosciuto a livello didattico come qualcosa di incorporato entro sistemi e-learning, adatte allo sviluppo di repository47. Una risorsa didattica aperta deve avere caratteristiche di duplice apertura: dal punto di vista dei diritti deve essere licenziata in modo da poter essere usata e riutilizzata, dal punto di vista tecnico deve avere il codice sorgente aperto per sviluppi ulteriori. Sebbene non vi sia ad oggi nessun modello economico per lo sviluppo di tali risorse, proprio per la loro novità entro il mercato accademico, molte istituzioni sembrano adottare le OER come risposta strategica alle attuali pressioni economiche e sfide sociali.
Alcuni movimenti studenteschi sul fronte copyright/copyleft stanno premendo dall'interno delle università per un'apertura a tutto campo. Il sito The Right to Research Coalition, supportato da SPARC, è un riferimento importante per tutta la comunità studentesca internazionale48. L'Open Access consente agli studenti di migliorare la loro istruzione e contribuire alle future scoperte. Lo statement del sito recita: «No student should be denied access to the research they need. That's the core of the Student Statement on the Right to Research». Gli studenti di medicina, si legge, dipendono dall'accesso alle ultime ricerche, sia durante i primi anni in classe, sia come specializzandi negli anni successivi. L'OA fornisce direttamente quegli strumenti utili a curare meglio i pazienti tramite un'adeguata e aggiornata formazione.

Se il concetto di risorsa educativa si è evoluto nel tempo, anche le modalità e le tecniche di erogazione sono profondamente mutate, fino ad arrivare all'offerta formativa di corsi interattivi e collaborativi aperti, che se pur organizzati e tenuti da istituzioni prestigiosissime sono - per ora - certificati da istituzioni parallele49. Si tratta delle esperienze che si stanno consolidando negli ultimi periodi, note con l'acronimo MOOC50, Massive Open Online Corse, i cui esempi più prestigiosi sono quelli del MIT e quelli dell'Università di Stanford51. Un MOOC52 è un corso dove i partecipanti sono distribuiti e i materiali del corso sono anch'essi dispersi nel Web. Ciò è possibile solo se il corso con tutti i suoi materiali didattici è aperto, e funziona molto meglio se è di grandi dimensioni. Non si tratta di una raccolta, ma piuttosto di un modo di connettere allievi e insegnanti distribuiti in luoghi geograficamente distanti su un tema comune o su un campo di discussione.
Se da una parte i MOOC sono la più recente forma dello sviluppo dei corsi online, originati dai formati che si basano su risorse pubblicate, a livello tecnico sono evoluzioni di Learning Management Systems (LMS) in strutture che mixano i LMS stessi con risorse web più aperte.

A livello di contenuti, notevole è stato l'apporto metodologico fornito da Salman Khan, ingegnere statunitense originario del Bangladesh, la cui attività didattica online ha costituito quella che attualmente è nota in tutto il mondo come la Khan Academy53, un'organizzazione educativa non a scopo di lucro, creata nel 2006 con l'obiettivo dichiarato di «fornire un'educazione di alta qualità a chiunque, ovunque». Il sito dell'organizzazione raccoglie oltre 2700 video-lezioni54, quasi tutte create dallo stesso Khan in modo semplice, e caricate attraverso il servizio di video sharing YouTube. Le lezioni, che durano al massimo dieci minuti, toccano un'ampia gamma di discipline (matematica, storia, finanza, fisica, chimica, biologia, astronomia, economia) e hanno sottotitolazioni tradotte in decine di lingue, attraverso un sistema di traduzione collaborativa sempre di tipo aperto e condiviso.
Alla fine del 2011 il Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha annunciato il lancio di un'iniziativa di apprendimento interamente online denominata MITX55, la quale offre un subset di corsi del MIT - altamente specifici - attraverso una piattaforma di apprendimento interattiva. Gran parte del materiale proviene dalle lezioni di Salman Khan. Da tempo il MIT mette a disposizione gratuitamente materiale didattico di oltre 2000 corsi, tramite la piattaforma OpenCourseWare56, l'iniziativa da cui ha tratto origine il movimento delle OER. Su questa scia, infatti, numerose altre università americane offrivano gratuitamente materiale didattico con licenze CC o altre forme di fruizione più o meno aperte.
Con questa nuova formulazione di didattica sperimentale il MIT rivoluziona completamente il modo di insegnare, in quanto è il modo di apprendere che sarà rivoluzionato. Il MIT prevede che questa piattaforma di apprendimento migliorerà l'esperienza educativa dei suoi campus studenti, offrendo loro strumenti online per integrare e arricchire le loro esperienze di aula e di laboratorio. MIT si aspetta, inoltre, che MITX possa ospitare una comunità virtuale di milioni di studenti di tutto il mondo, creando nuove opportunità formative che aiutino a superare le barriere di accesso all'istruzione ovunque nel mondo, operando su un'infrastruttura scalabile costruita con software open-source, in modo da apportare continui miglioramenti, e da renderla prontamente disponibile per altre istituzioni educative.

Comunità di rete e politiche di sviluppo

Numerose sono le comunità che si sono sviluppate e stanno crescendo attorno ai movimenti "open".
In seno all'Unesco, in particolare entro il portale WSIS (World Summit on the Information Society) Knowlege Communities, sono connessi migliaia di professionisti dell'informazione. Il WSIS è un vertice mondiale sulla società dell'informazione che ha terminato i suoi lavori nel 2005, ed è una doppia conferenza ONU, organizzata dall'Unione Internazionale delle Telecomunicazioni, di importanza fondamentale per lo sviluppo della società dell'informazione e della conoscenza. Il vertice di Ginevra, ancora nel dicembre 2003, aveva gettato le basi per una strategia comune per la società dell'informazione a livello mondiale, i cui principi sono ampiamente ispirati dall'approccio dell'EU per una «società dell'informazione per tutti», elaborato nel contesto della strategia di Lisbona.

Il WSIS ha riconosciuto che le tecnologie dell'informazione e della comunicazione sono tra gli elementi più importanti che contribuiscono alla crescita e allo sviluppo sostenibile nelle economie moderne, garantendo l'aumento della produttività e promuovendo l'inclusione sociale. Tra le decine di comunità che gravitano entro il portale WSIS Knowlege Communities, le due community più popolari sono quella sull'Open Access57 e quella sulle Open Educational Resources58. Un'altra community meno frequentata, ma focalizzata sugli aspetti dell'educazione aperta, è la OER per le università59. Insieme alla piattaforma OER e a quella OA, nel novembre 2011 l'UNESCO ha lanciato un nuovo portale, il Global Open Access Portal (GOAP), con lo scopo di presentare l'OA nel mondo e fornire ai policy maker le informazioni necessarie sullo stato dell'arte dell'OA e sulle iniziative in corso nel proprio paese, e scoprire dove e perché l'accesso aperto si è rivelato un successo. Ad oggi GOAP60 raccoglie informazioni sullo stato dell'arte dell'OA in 148 paesi e offre link a oltre 2000 iniziative e progetti negli stati membri.
La Comunità Europea, nell'ambito del settimo Programma Quadro, ha lanciato nel 2008 l'Open Access Pilot in base al quale l'European Research Council ha finanziato le pubblicazioni OA prodotte entro i progetti del Programma. I ricercatori di sette aree disciplinari (Energia, Ambiente, Salute, Sistemi cognitivi/Interazione/Robotica, Infrastrutture di ricerca, Scienza e società, Scienze socio-economiche e umanistiche) erano tenuti a depositare i risultati delle ricerche finanziate in repositories istituzionali ad accesso aperto, coordinati dal progetto ad hoc OpenAIRE (Open Access Infrastructure for Research in Europe)61, nato allo scopo di sostenere il Progetto Pilota sull'Open Access.

A seguito della Ghent Declaration62, la Commissione Europea è stata spinta a cogliere l'opportunità di allargare la diffusione del sapere anche oltre i propositi del progetto OpenAIRE, suggerendo il passaggio dall'accesso aperto alla ricerca e alla conoscenza, alla creazione e uso di dati, software e risorse per la didattica "open"63. Le implicazioni nelle scelte politiche entro i programmi di ricerca della Commissione Europea e i progetti dell'Agenda digitale e dell'Unione dell'innovazione saranno determinanti nel promuovere l'accesso aperto entro quelle aree dove permangono forti resistenze al cambiamento, risolvendo alcuni dei nodi critici attuali, tra i quali:
- promuovere l'accesso aperto, sostenere lo sviluppo di servizi intelligenti di informazione sulla ricerca
- agevolare le ricerche svolte in collaborazione e il trasferimento delle conoscenze
- sviluppare un mercato europeo delle conoscenze per brevetti e licenze
- garantire la tutela contro un impiego anticoncorrenziale dei diritti di proprietà intellettuale

Le licenze e i tools di applicazione alle risorse scientifiche sono strumenti che devono essere ripensati entro un framework inteso come commons e non solo come territorio privato di negoziazione di pochi stakeholders. Horizon 2020 - il prossimo Programma Quadro, l'ottavo - coprirà un periodo di sette anni: dal 2014 al 2020. Raccoglierà in un'unica cornice di riferimento i principali programmi di finanziamento attualmente dedicati alla ricerca e all'innovazione nell'Unione Europea: il precedente settimo Programma Quadro, CIP (Programma Quadro per la competitività e l'innovazione), IET (Istituto europeo per l'innovazione e la tecnologia).
In Horizon 2020, le e-infrastructures sono viste come la base fondamentale per l'e-science e l'Open Access, un requisito essenziale per i dati scientifici, consentendo ai ricercatori di spingersi oltre gli attuali confini della scienza. Parole chiave dell'Europa per questo ottavo appuntamento entro il Programma Quadro saranno lo sviluppo di servizi innovativi per sfruttare il diluvio di dati, l'accesso aperto, l'interoperabilità e un più forte approccio utente-centrico64.
Come affermato nella Ghent Declaration, gli sviluppi nelle infrastrutture e negli indirizzi politici imperniati sui progetti di apertura sono virtualmente in grado di trasformare l'Europa - accrescendo il valore della ricerca - in un vero e proprio "territorio della conoscenza", uno spazio di conoscenza, modellato dai mezzi e dai canali della comunicazione.


Riferimenti bibliografici

[1] Heather Morrison. Dramatic growth of Open Access series. «The Imaginary Journal of Poetic Economics», 11 novembre 2007. http://poeticeconomics.blogspot.com/2006/08/dramatic-growth-of-open-access-series.html.

[2] Peter Suber. Open Access. Cambridge: MIT, 2012.

[3] Conferenza "CERN workshop on Innovations in Scholarly Communication (OAI7)". Ginevra, 22-24 giugno 2011.

[4] Antonella De Robbio - Silvia Giacomazzi. Dati aperti con LODe. «Bibliotime», 14 (2011), n. 2. http://didattica.spbo.unibo.it/bibliotime/num-xiv-2/derobbio.htm.

[5] Michael B. Eisen. Research bought, then paid for. «New York Times», 10 gennaio 2012. http://www.nytimes.com/2012/01/11/opinion/research-bought-then-paid-for.html?_r=1.

[6] Open access and the public domain in digital data and information for science: proceedings of an international symposium. Edited by Julie M. Esanu - Paul F. Uhlir. Washington: National Academies, 2004.

[7] Cameron Neylon. «Science in the Open». http://cameronneylon.net/about.

[8] John Willinsky. Ensuring a journal's economic sustainability while increasing access to knowledge. «Public Knowledge Project», 2007. http://pkp.sfu.ca/files/Economic%20Sustainability.pdf.


NOTE

[1] Definizione ricorrente che si incontra su blog, siti, Wikipedia, dizionari online... del termine "apertura", tra i diversi significati che il concetto assume nei vari contesti: http://www.encyclo.co.uk/define/Openness.

[2] Bibliotecaria a Vancouver, British Columbia, Canada, e membro dell'editorial board di E-LIS.

[3] «The Imaginary Journal of Poetic Economics», http://www.blogger.com/profile/13726928948544472886.

[4] Heather Morrison, Dramatic growth of Open Access series, «The Imaginary Journal of Poetic Economics», 11 novembre 2007, http://poeticeconomics.blogspot.com/2006/08/dramatic-growth-of-open-access-series.html.

[5] Per un monitoraggio puntuale dei dati, si rimanda ai report a cadenza periodica pubblicati sul sito di Harvard, sezione Documentazione, dati e analisi: http://dvn.iq.harvard.edu/dvn/dv/dgoa/faces/study/StudyPage.xhtml?globalId=hdl:1902.1/14446&studyListingIndex=1_ee45f9e50522d07f47af78c95388.

[6] Peter Suber, Open Access, Cambridge: MIT, 2012. Il costo è decisamente abbordabile, ma prossimamente verrà pubblicata la versione digitale OA. È disponibile anche la versione per e-book reader.

[7] https://twitter.com/#!/petersuber

[8] Roberto Delle Donne (coordinatore del Gruppo di lavoro CRUI Open Access), Accesso aperto e statuti universitari, http://240inpratica.net/accesso-aperto-e-statuti-universitari.

[9] http://www.openarchives.it/pleiadi.

[10] Si tratta di un elenco stilato a cura di Ilaria Fava, che mette insieme notizie apparse durante l'anno sia sul sito di OA-wiki, sia sulla lista OA-Italia o su altre liste: http://wiki.openarchives.it/index.php/Dati_e_cifre_sull'Open_Access_in_Italia_-_2011.

[11] Brewster Kahle, Brewster Kahle's 30 November long now talk, «Internet Archive Blogs», 3 dicembre 2011, http://blog.archive.org/2011/12/03/brewster-kahle%E2%80%99s-30-november-long-now-talk.

[12] http://pro.europeana.eu/web/guest/press-release?p_p_id=itemsindexportlet_WAR_europeanaportlet_INSTANCE_AtV7&p_p_lifecycle=1&p_p_state=normal&p_p_mode=view&p_p_col_id=column-2&p_p_col_pos=1&p_p_col_count=2&_itemsindexpo. Per documenti si intendono non solo libri, ma oggetti digitali di varia tipologia, tra cui carte, foto, immagini...

[13] http://www.openaccessmap.org.

[14] Conferenza "CERN workshop on Innovations in Scholarly Communication (OAI7)", Ginevra, 22-24 giugno 2011.

[15] Dal 24 al 30 ottobre 2011 si è tenuta la terza settimana internazionale dell'Open Access, dal titolo "Learn. Share. Advance": http://www.openaccessweek.org. Eventi italiani: http://wiki.openarchives.it/index.php/Open_access_Week_-_2011.

[16] Dato recuperato dal motore di ricerca del progetto DRIVER - Bielefeld Academic Search Engine.

[17] 1 million works available online through RePEc, «The RePEc Blog», 26 novembre 2011, http://blog.repec.org/2011/11/26/1-million-works-available-online-through-repec

[18] http://repositories.webometrics.info/about.html.

[19] L'Open Access Directory (OAD) è ospitata dalla Graduate School of Library and Information Science del Simmons College di Boston, ma gestita da un comitato editoriale indipendente di esperti internazionali: http://oad.simmons.edu/oadwiki/Main_Page.

[20] http://oad.simmons.edu/oadwiki/Disciplinary_repositories.

[21] http://www.berlin9.or. Nel 2011 per la prima volta la conferenza Berlin si è tenuta negli Stati Uniti. Nel 2010 si tenne a Pechino. Si tratta di una conferenza seriale nata in Europa e che si sta allargando anche in altri continenti.

[22] http://oad.simmons.edu/oadwiki/Data_repositories.

[23] Per approfondimenti vedi: Antonella De Robbio- Silvia Giacomazzi, Dati aperti con LODe, «Bibliotime», 14 (2011), n. 2, http://didattica.spbo.unibo.it/bibliotime/num-xiv-2/derobbio.htm.

[24] I criteri di selezione di DOAJ si basano su: copertura, accesso (solo pieno e aperto), qualità (sistema di referaggio), periodicità e ISSN: http://www.doaj.org/doaj?func=loadTempl&templ=about&uiLanguage=en.

[25] http://oad.simmons.edu/oadwiki/Journals_that_converted_from_TA_to_OA&.

[26] http://www.springeropen.com/springerplus.

[27] Michael Eisen è professore associato di Biologia cellulare e molecolare presso l'Università della California, Berkeley. È stato uno dei fondatori della Public Library of Science.

[28] Michael B. Eisen, Research bought, then paid for, «New York Times», 10 gennaio 2012, http://www.nytimes.com/2012/01/11/opinion/research-bought-then-paid-for.html?_r=1.

[29] http://about.jstor.org/rr.

[30] Vedi foto del giovane Aaron ritratto con Lessig nel 2002, su Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Aaron_Swartz_and_Lawrence_Lessig.jpg.

[31] Documento della Corte Distrettuale del Massachusetts US: http://ia700504.us.archive.org/29/items/gov.uscourts.mad.137971/gov.uscourts.mad.137971.2.0.pdf.

[32] Paul F. Uhlir, US National Committee for CODATA, National Research Council. Board on International Scientific Organizations. Vedi Open access and the public domain in digital data and information for science: proceedings of an international symposium, edited by Julie M. Esanu – Paul F. Uhlir, Washington: National Academies, 2004.

[33] http://www.plosone.org/home.action.

[34] Nel 2010 furono pubblicati 6700 articoli, e per il 2011 la previsione era stata al massimo di 12.000.

[35] «mBio» dell'American Society for Microbiology, «G3» della Genetics Society of America, «BMJ Open», «Biology Open» della Company of Biologists, «Scientific Reports» della Nature, «Cell Reports», «Open Biology» della Royal Society, «SAGE Open».

[36] Ideata nel 2001 da Pat Brown, Harold Varmus e Mike Eisen.

[37] Vedi blog di Cameron Neylon, biochimico allo Science and Technology Facilities Council, un centro di ricerca a Didcot nell'Oxfordshire. Il blog ha licenza Creative Common 0, la più aperta possibile tra tutte le licenze, in quanto sconfina nel pubblico dominio: «Science in the Open», http://cameronneylon.net/about.

[38] http://scholar.google.com/citations?user=z2foFg4AAAAJ&hl=en.

[39] http://scholar.google.com/intl/en/scholar/citations.html.

[40] Andrea Marchitelli, Pagine delle citazioni su Google Scholar, «Actual is not normal», 21 luglio 2011, http://blog.andreamarchitelli.it/2011/07/pagine-delle-citazioni-su-google-scholar.

[41] John Willinsky, Ensuring a journal's economic sustainability while increasing access to knowledge, «Public Knowledge Project», 2007, http://pkp.sfu.ca/files/Economic%20Sustainability.pdf.

[42] Modello di Polimetrica, editore italiano.

[43] I principi fondamentali del modello del crowdfunding sono riuniti nel Kapipalist Manifesto, scritto da Alberto Falossi, fondatore della piattaforma di crowdfunding Kapipal: http://www.kapipal.com/manifesto

[44] Andrea Angiolini, Manager of electronic publishing il Mulino.

[45] Andrea Angiolini, Prefazione, in: Nicola Cavalli, Editoria universitaria digitale: come la Rete trasforma l'accademia, Milano: Apogeo, 2011. Presente anche in rete: http://www.apogeonline.com/webzine/2012/01/06/come-cambiano-i-testi-universitari-con-lebook.

[46] Definizione da Wikipedia: con Risorse didattiche aperte (in inglese OER, Open Educational Resources) si intendono materiali didattici in formato digitale liberamente utilizzabili e modificabili: http://it.wikipedia.org/wiki/Risorse_didattiche_aperte.

[47] Nel 2011 si è organizzato il "1st International symposium on Open Educational Resources: issues for globalization and localization", Logan , 11-13 aprile 2011.

[48] The Right to Research Coalition, http://www.righttoresearch.org/index.shtml. Guida a un'editoria open per gli studenti: http://www.righttoresearch.org/blog/r2rc-launches-new-open-publishing-guide-for-studen.shtml.

[49] Per non creare confusione con i titoli di studio ottenuti seguendo i corsi tradizionali, quelli conseguiti online saranno rilasciati da un ente non-profit creato dal MIT.

[50] Per comprendere cosa è un MOOC si veda il video su YouTube di Dave Cormier, What is a MOOC?, http://www.youtube.com/watch?v=eW3gMGqcZQc&feature=player_embedded#!.

[51] https://www.ai-class.com.

[52] http://en.wikipedia.org/wiki/Massive_open_online_course#cite_note-3.

[53] http://www.khanacademy.org.

[54] In un'analisi statistica effettuata nel Dicembre 2010, i corsi dell'Academy hanno registrato una media di oltre 35.000 visite quotidiane.

[55] http://www.mitx.org.

[56] http://ocw.mit.edu/index.htm.

[57] http://www.wsis-community.org/pg/groups/58145/open-access.

[58] http://www.wsis-community.org/pg/groups/14358/open-educational-resources-oer.

[59] http://www.wsis-community.org/pg/groups/100519/oer-university.

[60] Lo sviluppo di GOAP è finanziato dai governi di Colombia, Danimarca, Norvegia, Stati Uniti: http://www.unesco.org/new/en/communication-and-information/portals-and-platforms/goap.

[61] http://www.caspur.it/eventi/evento-1147.html.

[62] La Dichiarazione di Ghent, tracciata dai revisori del progetto OpenAIRE, è stata presentata a Neelie Kroes, vice presidente della Commissione Europea per l'Agenda digitale, e a Maire Geoghegan-Quinn, commissario per la Ricerca, l'innovazione e la scienza, all'inizio del mese di gennaio 2011.

[63] http://wiki.openarchives.it/index.php/OpenAIRE.

[64] http://ec.europa.eu/research/horizon2020/index_en.cfm?pg=home.


ANTONELLA DE ROBBIO, Università degli studi di Padova, Centro di Ateneo per le Biblioteche (CAB), via Anghinoni 3, 35121 Padova, e-mail antonella.derobbio@unipd.it.
Ultima consultazione siti web: 15 gennaio 2012.