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Il fondo Natalino Sapegno: un "patrimonio di umanità e di cultura"

di Giulia Radin e Alessandra Basso

1. libri di Natalino Sapegno

A proposito di libri, ora che le operazioni di trasloco sono, se Dio vuole, terminate, non ti dirò il piacere che ho provato quando ho finito di mettere in ordine la mia scrivania, e sedutomi ho potuto contemplare à mon aise i pochi (troppo pochi) e cari volumi dei classici italiani, vecchie edizioni dell'800 e del '500, fascicoli di Carabba, esemplari economici di Sonzogno, in alto i volumetti tascabili di Sansoni e Barbera, Virgilio, Orazio e le poesie di Goethe, e al pianterreno, proprio dinanzi agli occhi di chi scrive, bene allineata, la collezione dei Francesi, da Villon a Baudelaire1.
Così scriveva Natalino Sapegno (1901-1990) a Carlo Levi nel luglio 1923, una volta rientrato ad Aosta, sua città natale, da Torino, dove aveva compiuto gli studi universitari e conseguito la laurea con una tesi su Jacopone da Todi. «Se» proseguiva «non mi mancassero del tutto gli amici» - quelli, innanzitutto, del circolo gobettiano - «quasi non troverei differente questa mia placidissima solitudine dalla vita ch'io menavo a Torino; inquantoché i libri mi han seguito con una benevolenza e una sopportazione sempre uguali e che paiono eterne». Queste poche righe esprimono bene il sentimento col quale il futuro critico letterario guardava alla propria biblioteca: i libri erano per lui compagni che permettevano di vincere il tedio della «vita di fuori, che è sempre più o meno fastidiosa quando non è terribilmente triste»2. Le corrispondenze intrattenute dal giovane aostano negli anni delle «più forti amicizie»3 sono ricche di citazioni tratte dai libri che egli andava via via raccogliendo per ampliare la propria formazione e nutrire le curiosità letterarie alimentate dagli intensi scambi con Piero Gobetti, Mario Fubini, Alessandro Passerin d'Entrèves, Guglielmo Alberti, Franco Antonicelli, e lo stesso Levi: da Variété di Paul Valéry, la cui lettura gli era stata suggerita da Alberti4, agli Ossi di seppia di Montale, donatigli da Gobetti perché li recensisse sul «Baretti»5, a Boscán, Garcilaso de la Vega, Cervantes, di cui discute con Fubini6. L'epistolario trova il suo naturale riflesso negli esemplari presenti in biblioteca, sottolineati e annotati nei punti citati agli amici; sul frontespizio o sulla carta di guardia di molti di essi Sapegno inoltre ha quasi sempre avuto cura di annotare la data e la città in cui li aveva acquistati e letti (Torino e Aosta, ma anche Ferrara, dove il critico insegnò in un istituto tecnico; Bologna, dove conseguì nel 1930 la libera docenza; Padova, dove tenne diversi corsi all'Università), insieme con una sua firma autografa, in italiano o in francese ("Noël Sapegno"7), lingua degli scambi epistolari con Alberti e Passerin d'Entrèves.

Con l'evoluzione del suo pensiero critico-letterario, ben documentata dai sempre più numerosi saggi pubblicati su «La Nuova Italia» di Ernesto Codignola, sul «Leonardo» di Luigi Russo, sul «Pan» di Giuseppe De Robertis, la biblioteca di Sapegno accoglie sempre più saggi di carattere scientifico specialistico, che rispecchiano i rapporti (documentati dalla fitta corrispondenza dalla fine degli anni Venti in poi), precocemente avviati e costantemente arricchiti, con gran parte del mondo accademico: dai  professori più affermati - Giulio Bertoni, Michele Barbi, Vittorio Cian, Ferdinando Neri, Attilio Momigliano  -, agli studiosi emergenti - Alfredo Schiaffini, Gaetano Trombatore  -, ai responsabili e ai redattori delle riviste di maggior prestigio. Sono perciò significative, e quantitativamente rilevanti,  le edizioni critiche e i saggi consacrati a tutti i più importanti autori della nostra letteratura verso i quali Sapegno indirizzò la sua indagine critica, testi puntualmente segnalati in ampie e dettagliate bibliografie, conservate spesso all'interno dei libri; in particolare, risulta di notevole interesse il ricco materiale preparatorio, custodito nell'Archivio, al ponderoso Trecento della Storia letteraria d'Italia (Milano: Vallardi, 1933), che valse al giovane professore la cattedra di Letteratura italiana dell'Università di Palermo nel 1936 e, l'anno seguente, quella della Sapienza di Roma, dove avrebbe insegnato sino al 1975.

Nell'alloggio della capitale in cui si trasferì definitivamente nel 1969, Sapegno distinse la propria biblioteca in due sezioni: al piano terreno della sua abitazione le pareti erano infatti ricoperte da quelli che si potrebbero definire i suoi "compagni di viaggio", i classici italiani e stranieri, finemente rilegati, che accompagnavano gli ospiti del professore dall'ingresso sino al salone. Nello studio disposto nell'attico, dove era solito ritirarsi per leggere e scrivere, Sapegno aveva invece raccolto la propria "biblioteca di lavoro", che comprendeva edizioni critiche, opere di storia e filosofia, saggistica italiana e straniera, e il cospicuo fondo dantesco, isolato dallo stesso studioso durante la preparazione del suo commento alla Divina Commedia (1955-1957). Con la "biblioteca di lavoro" era conservato inoltre l'importante fondo novecentesco, costituito da numerose prime edizioni di opere poetiche e narrative, acquistate da Sapegno o donategli evidentemente con la speranza di recensioni, o in occasione di premi letterari: di questa sezione fa parte infatti un considerevole gruppo di volumi che le case editrici e gli stessi autori - scrittori, poeti, saggisti - gli inviarono riconoscendogli una sempre più vasta e indiscussa autorevolezza critica. Gran parte di questi libri contiene dediche personali, che testimoniano il «ricordo e la gratitudine» di Vittorio Sereni, la «devota stima» di Giovanni Giudici, l'«affettuosa amicizia» di Giuseppe De Robertis, la «cordiale ammirazione» di Umberto Eco, il «grato e affettuoso ricordo» di Giorgio Bassani, l'«antica amicizia» di Maria Corti8. Alcuni volumi riportano addirittura alcune varianti segnalate al critico dagli autori stessi, come nel caso de La donna dei fili di Ferdinando Camon (1986), «completa degli ultimi ritocchi» effettuati in sede di revisione dallo scrittore9.

Una nota a parte - anche per il particolare contesto in cui si inseriscono10 - meritano i circa centocinquanta libri antichi del Fondo Sapegno, segno di un moderato, ma raffinato interesse bibliofilo del critico11: ne fanno parte diciotto cinquencentine (il volume più antico, una raccolta di opere di Pontano stampata a Venezia da Aldo Manuzio e da Andrea Torresano, risale al 151312), quattordici seicentine, ventitré opere stampate nel corso del Settecento. La recente acquisizione di parte della Biblioteca rimasta a Roma ha permesso di scoprire altre significative presenze, quali la serie quasi completa della collezione Edizione delle opere classiche italiane e dell'Edizione delle opere classiche italiane del secolo 18, pubblicate entrambe dalla Società tipografica de' classici italiani nei primi decenni dell'Ottocento, e un piccolo nucleo di bodoniane stampate tra il 1800 e il 180213.
Una sezione di particolare pregio scientifico è costituita infine dall'imponente raccolta (quasi 300 titoli in migliaia di fascicoli) di riviste letterarie e culturali, raccolte dal critico dagli anni Venti sino alla sua scomparsa, molte delle quali risultano difficilmente reperibili nelle biblioteche italiane14: fra le altre, «Présence», periodico stampato in lingua francese a Roma subito dopo la liberazione della città, le riviste romane «Stagione», «La Ruota», «Ponte Sisto», la genovese «Espero», la milanese «Cronache latine» e, naturalmente, le torinesi «Energie nove», «Il Baretti», «La Rivoluzione liberale», «Primo tempo».

2. Acquisizione e catalogazione del fondo Natalino Sapegno

Pochi mesi prima di spegnersi Natalino Sapegno ha voluto donare il proprio fondo librario (quasi 18.000 volumi) alla Regione Valle d'Aosta, legando il lascito alla creazione di un Centro di Studi storico-letterari destinato a «promuovere gli studi e le ricerche nell'ambito delle letterature italiana e francese; favorire l'accesso dei giovani alle discipline umanistiche; creare le condizioni per un rapporto continuativo tra la ricerca storico-letteraria e la scuola; favorire ogni iniziativa utile al progresso degli studi e delle ricerche» (art. 3 dello Statuto). La Fondazione nata con questi obiettivi e intitolata a Natalino Sapegno fu istituita nel 1992; la sua biblioteca, della quale era stato compilato un inventario nei primi anni Novanta, rimase invece nell'abitazione romana del critico sino al 2001, quando il trasferimento del Centro Studi in una sede più ampia - seppur non ancora definitiva - permise l'acquisizione di un primo nucleo di volumi (il fondo novecentesco, i saggi critici, storici, filosofici, e i libri più antichi), parzialmente catalogati da una tesista tramite l'applicazione TECA del software Micro Cds/Isis15. Negli ultimi due anni, in seguito al trasferimento della Fondazione nella Tour de l'Archet di Morgex, la nuova sede destinatale dalla Regione Valle d'Aosta, è stato finalmente possibile completare l'acquisizione dell'intero fondo librario. Con i volumi, la famiglia Sapegno ha donato al Centro Studi anche l'Archivio del critico, che comprende, oltre a tutti i suoi scritti editi (le voci della bibliografia sapegnana sono quasi cinquecento), il vasto epistolario con un migliaio di corrispondenti, numerosi testi e appunti inediti, dispense universitarie, bozze corrette, recensioni e articoli relativi alla sua opera, traduzioni edite ed inedite16, documenti afferenti a premi e congressi, ampie bibliografie, materiali preparatori, taccuini, ritagli di giornale.

Il trasferimento dell'intero fondo librario e archivistico di Natalino Sapegno in una sede accessibile agli studiosi ha imposto una riflessione approfondita sulla gestione e sul trattamento di una raccolta d'autore, e, più in generale, sulla vocazione e sulle finalità della biblioteca del Centro Studi: nata, come la Fondazione, con lo scopo di "perpetuare la memoria del prof. Sapegno", nel tempo essa si è infatti arricchita attraverso l'acquisizione di altre "biblioteche private", costituite da volumi e documenti archivistici17. Si poneva dunque in primo luogo l'esigenza di preservare l'unitarietà e le caratteristiche dei singoli fondi, nella consapevolezza che ogni collezione privata «è sempre una proiezione del carattere, degl'interessi culturali, del livello intellettuale di chi l'ha messa insieme»18. Per questo motivo essi sono stati distinti sia nella loro disposizione sia attraverso la segnatura di collocazione, nella quale si è messo innanzitutto in evidenza il possessore di ciascuna unità19. In secondo luogo, poiché numerose notizie sulla composizione del fondo e sul metodo di lavoro dell'organizzatore della raccolta possono essere desunte dalla disposizione dei volumi, si è cercato di riproporre - laddove possibile - l'ordinamento originario del fondo, distinguendo (anche tramite la collocazione fisica dei libri in sale diverse) le opere di critica letteraria italiane (SAP CRIT) e straniere (SAP CRIT STRAN), quelle di critica dantesca (SAP DANTE-CRIT), le edizioni di classici italiani (SAP CLASS ITA) e stranieri (SAP LETT STRAN), i testi italiani del Novecento (SAP LETT 900), le opere storiche e filosofiche (SAP STO-FIL), i periodici (SAP RIV). All'interno di ciascuna sezione i volumi sono stati collocati in ordine alfabetico per autore, secondo la disposizione scelta da Sapegno, sicché essi risultano facilmente reperibili per gli studiosi e i ricercatori, che possono prendere visivamente contatto con i libri, disposti in genere su scaffali aperti20, e avvalersi inoltre di cataloghi topografici, utili ad avere una idea generale del fondo. In altri casi sono state create delle "sezioni virtuali": così i libri antichi, che il critico non aveva isolato in una zona particolare della biblioteca, sono stati inseriti anche nel gruppo SAP ANTICHI, in modo che gli utenti possano disporre di una mappa virtuale dei volumi stampati prima del 1830 presenti nel fondo sapegnano.

Quanto alla catalogazione della raccolta21, resa possibile grazie a un contributo straordinario di 40.000 euro stanziato dalla Compagnia di San Paolo, essa è stata pensata in tutte le sue fasi nel rispetto dell'organicità del fondo e con l'intento di «descrivere e valorizzare correttamente tutti i documenti non solo in relazione alla loro natura, tipologia, supporto e tecnica di produzione, ma anche alla luce dei vincoli che li legano fra loro»22, prestando dunque particolare attenzione alla loro "dimensione bibliografica"23. Tale decisione ha imposto innanzitutto l'adozione di un software di catalogazione in grado di mettere in dialogo fra loro biblioteca e archivio - esigenza imprescindibile nel caso di una "biblioteca d'autore". Dopo un'accurata analisi dei prodotti in commercio è stato adottato BookMarkWeb, applicativo sviluppato dalla Comperio srl di Stanghella (Padova) per gestire biblioteche di piccole/medie dimensioni, biblioteche speciali, centri di documentazione e archivi. La scelta è ricaduta su questo sistema operativo per diversi ordini di ragioni: innanzitutto la volontà di cooperare alla creazione di una rete bibliotecaria regionale24; BookMarkWeb è inoltre un programma concepito interamente su piattaforma open source e libera perciò la Fondazione dal costo di una licenza; operando via web da un Server Linux e offrendo un efficace servizio di hosting, il programma permette di evitare le spese e le incombenze derivanti dalla gestione di un server. Si tratta poi di un sistema operativo che consente di operare da qualsiasi postazione collegata alla rete, di lavorare contemporaneamente con più operatori (il costo del servizio non è definito "per singolo operatore") e di consultare, anche da casa, il catalogo, sempre aggiornato in tempo reale. Tale sistema, infine, è in grado di supportare, con una adeguata configurazione hardware, un numero illimitato di utenti; può essere personalizzato alle esigenze delle singole biblioteche e il suo utilizzo può così venire esteso anche all'archivio; permette la creazione di "scaffali virtuali", suggerendo all'utente percorsi di ricerca e consultazione (legati magari a un'esposizione); consente infine una gestione molto flessibile dell'area relativa alle note di esemplare, con la possibilità di allegare a ciascuna scheda diverse scansioni.

Conclusosi nell'estate 2011, il riversamento del fondo Sapegno su supporto informatico è stato generalmente condotto secondo le regole di catalogazione SBN; in alcuni casi le particolarità del lascito hanno richiesto tuttavia di discostarsi dai criteri generalmente adottati: così, per esempio, si è scelto di evidenziare l'elevato numero di prime edizioni, in particolare nel caso della sezione novecentesca, per sottolineare il precoce accostamento di Sapegno alla letteratura contemporanea. Si è invece ritenuto di poter tralasciare il ricorso alla catalogazione semantica non solo per l'assoluta prevalenza di opere letterarie25, ma soprattutto per il profilo altamente specialistico degli utenti del fondo, interessati non tanto alle caratteristiche bibliografiche dei volumi appartenuti a Sapegno26, quanto al loro valore di "oggetto storico" consapevolmente scelto, acquisito, studiato e postillato dal critico. Poiché, come ha osservato Anna Manfron, la «descrizione puntuale delle tracce d'uso [...] e degli inserti conservati fra le pagine [...] può offrire a storici e filologi elementi utili alla ricostruzione della "lettura d'autore" dei testi che ne recano traccia, ma anche del contesto intellettuale e socio-culturale all'interno del quale si sono articolate la vita e l'attività dello scrittore»27, una particolare attenzione è stata riservata alle note d'esemplare: in quest'area sono state trascritte integralmente28 le numerose dediche degli autori al "Maestro", accludendo alla scheda una scansione delle più significative o inserendo un riferimento alle lettere con le quali gli autori ringraziano il critico per un suo intervento o una sua recensione29. In questo campo sono stati inoltre segnalati i materiali conservati all'interno dei volumi: biglietti da visita, volantini pubblicitari, ma anche svariati ritagli di risvolti e quarte di copertina, poiché Sapegno aveva l'abitudine di conservare i libri privi della copertina, ma soleva invece custodirne le indicazioni bio-bibliografiche. Diversi volumi presentavano poi al loro interno anche documenti importanti: lettere indirizzate al critico dagli autori o dalle case editrici, appunti - ma anche vere e proprie recensioni inedite - stesi da Sapegno in margine alle sue letture, schede bibliografiche. In questi casi, per garantire una migliore conservazione del materiale autografo, tali scritti sono stati estrapolati dai volumi e riposti in apposite camicie in carta barriera e condizionati in buste d'archivio e faldoni; il lettore ne troverà tuttavia indicazione - e potrà dunque eventualmente richiederne la consultazione - nell'area delle note d'esemplare, dove si è provveduto a descrivere brevemente il documento allegato e se ne è segnalata la collocazione in archivio.

La scelta di far dialogare costantemente fra loro carte e libri ha fatto sì che fra le note d'esemplare siano state inserite anche altre informazioni, quali, per esempio, le indicazioni bibliografiche relative alle recensioni sapegnane a un libro presente nella sua biblioteca; ed è in corso la digitalizzazione di tali recensioni, che verranno allegate alla scheda catalografica (lo stesso lavoro è già stato condotto per le recensioni alle opere di Sapegno). Allo stesso modo, una volta completata l'archiviazione del fondo documentario, saranno implementate informazioni circa la presenza in archivio di bozze o materiali preparatori alle pubblicazioni di Sapegno, in modo da facilitare le ricerche degli studiosi30. Per il momento, i testi che costituiscono la bibliografia sapegnana, isolata a suo tempo dallo stesso critico in una sezione autonoma della propria biblioteca e collocata ora in contiguità con il suo archivio, sono stati accuratamente descritti attraverso spogli dettagliati delle sue opere, delle miscellanee cui ha contribuito, degli estratti, che in un secondo momento saranno ulteriormente arricchiti attraverso la digitalizzazione dei testi più difficilmente reperibili. Il Centro Studi persegue inoltre l'aggiornamento della bibliografia relativa a Sapegno, attraverso nuove acquisizioni, scambi con istituzioni ed enti, e la richiesta agli utenti di una copia delle pubblicazioni in cui viene citato materiale consultato presso la Fondazione.

Per quanto riguarda la conservazione dei volumi più fragili e di svariati quotidiani e periodici particolarmente danneggiati, il contributo della Compagnia di San Paolo ha permesso anche l'acquisto di un "conservator" sviluppato dalla Tirrenia srl di Genova per bloccare attraverso il sottovuoto il processo di degradazione del materiale cartaceo e proteggerlo da polvere, agenti biologici, umidità, inquinamento: i libri maggiormente deteriorati sono stati così condizionati in apposite buste, che possono facilmente essere aperte e richiuse in caso di motivata richiesta di consultazione del materiale.

3. Progetti per la valorizzazione del fondo

La biblioteca e l'archivio di Natalino Sapegno costituiscono un punto di vista privilegiato per lo studio del Novecento italiano, perché permettono di rileggere momenti significativi della storia letteraria del secolo scorso quali la crisi dell'analisi positivistica e lo sviluppo di quella crociana, quindi di quella marxista e, infine, di quella storicista, e contribuiscono a illuminare le ragioni di non poche polemiche letterarie anche recenti: per questo motivo, la Fondazione Sapegno ha da tempo inaugurato la collana Opere di Natalino Sapegno, che raccoglie le lezioni universitarie, i saggi inediti, il carteggio e le traduzioni del critico.

Considerata l'importanza del fondo raccolto dal critico aostano durante il suo lungo magistero, la Fondazione Sapegno intende inoltre promuoverne la valorizzazione attraverso diversi canali: innanzitutto, ora che la catalogazione si è finalmente conclusa, sarà possibile dare maggiore visibilità al cospicuo fondo librario attraverso l'adesione a cataloghi nazionali, quali per esempio il "Catalogo Italiano dei Periodici" (ACNP); quanto alla carte, il prossimo passo da affrontare sarà necessariamente quello di porsi in relazione con altri importanti Archivi del Novecento, per consentire ai ricercatori indagini su una banca-dati integrata sempre più aggiornata ed estesa. Da alcuni mesi, inoltre, è stato avviato un progetto di digitalizzazione dei documenti conservati nell'Archivio del critico, che mira alla salvaguardia del materiale più fragile e nel contempo ad una sua maggiore fruibilità31.
Il riversamento su supporto informatico dell'intero fondo antico, che verrà completato nei prossimi mesi, costituirà invece l'occasione per l'allestimento di una mostra che presenterà i libri più significativi della collezione. Il fondo antico ha permesso inoltre di promuovere il progetto "La torre dei libri", destinato a classi di studenti delle scuole secondarie di secondo grado e finalizzato all'approfondimento delle trasformazioni culturali legate alla nascita della stampa e del libro: a partire da una visita al fondo antico della Biblioteca della Fondazione Sapegno, che presenta un repertorio ampio e vario delle forme assunte nel tempo dalla tecnologia libraria, gli studenti potranno osservare direttamente cinquecentine e seicentine, volumi in folio, in 4°, in 8° ecc., filigrane e antiporte, dediche ed ex-libris; la classe seguirà quindi nelle ore curriculari percorsi paralleli di approfondimento dedicati alla rivoluzione tipografica e alle sue conseguenze sociali, economiche, culturali, religiose, e al tema del libro e della biblioteca nella letteratura. L'obiettivo di questo progetto è quello di attivare una particolare sensibilità al rapporto tra veicolo materiale e contenuti del sapere, anche attraverso l' "adozione" di un libro da parte di ciascuna classe32.

Infine, da oltre un anno la Fondazione organizza periodicamente visite guidate alla Tour de l'Archet, con l'intento di far conoscere l'attività, ormai ventennale, del Centro Studi e di sensibilizzare il più ampio numero di persone, e in particolar modo le nuove generazioni, alla conservazione di quel patrimonio di umanità e di cultura che Sapegno ha saputo trasmettere a tanti studenti e che, col dono della propria biblioteca, ci ha esortati a trasmettere a nostra volta:
«Che cosa potremmo dire ai più giovani amici, che sono poi quelli che ci stanno più a cuore? Quel patrimonio di umanità e di cultura, che era stato un gran fuoco, già ai nostri tempi stava diventando una fiaccola dalla luce incerta e esposta alla furia dei venti; oggi è diventato un lumicino che ad ogni momento sembra sul punto di spengersi. Noi che non abbiamo messaggi da lasciare ai nipoti, solo questo potremmo forse dire: fate in modo che questo lumicino non si spenga del tutto»33.


[1] Natalino Sapegno, Le più forti amicizie. Carteggio 1918-30, a cura di Bruno Germano, Torino: Aragno, 2005 (“Opere di Natalino Sapegno”, VII), p. 134.

[2] Ibid.

[3] Natalino Sapegno, Un patrimonio di umanità e di cultura, Aosta: Regione Autonoma Valle d'Aosta, 1991, p. 23.

[4] Nella biblioteca del critico è presente la quattordicesima edizione di Variété (Paris: Gallimard, 1924), con la dedica: «Nella speranza che tu / mi voglia serbare la tua / buona amicizia / Guglielmo degli Alberti / dicembre 9[24]». La data, illeggibile a causa della rifilatura del libro, si desume da una lettera di Sapegno ad Alberti, conservata presso il centro studi “Generazioni e luoghi. Archivi Alberti La Marmora” di Biella e datata 1° gennaio 1925, nella quale si legge: «Intanto ti son molto riconoscente per avermi fatto conoscere una parte di Valéry. Non avevo letto finora di lui altro che “La Soirée avec M. Teste”, la quale mi aveva trasportato di colpo in un mondo strano e per me incomprensibile. Ora questo Variété mi spiega molte cose: e poi è così bello e chiaro e suggestivo, che mi ha messo in cuore il desiderio di leggere anche le Poésies». Sapegno avrebbe acquisito le liriche di Valéry nel 1931, data segnalata dallo stesso critico sulla propria edizione delle Poésies (Paris: Gallimard, 1931).

[5] Sul frontespizio dell'edizione degli Ossi di seppia (Torino: Gobetti, 1925) appartenuta al critico aostano si legge infatti «Dono di P. G.» insieme con la data «Ferrara 1926». La recensione sapegnana apparve sul «Baretti», 3 (1926), n. 6, p. 91-92.

[6] Lettera di Sapegno a Fubini, 28 febbraio 1923 (Le più forti amicizie cit., p. 98-101: 99).

[7] Così si firma il critico, per esempio, sulla propria edizione dell'Eupalinos di Valéry (Paris: Gallimard, 1924), precisando anche: «Florence sept. 1927»; o su quella del Don Quijote di Cervantes (Barcelona: Ramón Sopena Editor, 1916).

[8] «A / Natalino Sapegno / col ricordo e la gratitudine / del Suo / Vittorio Sereni / Ottobre '73»: Un posto di vacanza, Milano: All'Insegna del Pesce d'Oro, 1973; «a Natalino Sapegno / con devota stima / e con un cordiale / saluto / Giovanni Giudici / 7-2-84»: Lume dei tuoi misteri, Milano: Mondadori, 1984; «A Natalino Sapegno / con affettuosa amicizia / Gius. De Robertis / 26 ott. 1948»: Saggio sul Leopardi, Firenze: Vallecchi, 1946; «A Natalino Sapegno / con cordiale ammirazione / il Suo /Umberto Eco»: Il nome della rosa, Milano: Bompiani, 19813; «a Natalino Sapegno / grato e affettuoso ricordo / di / Bassani / Roma 15.2.'62»: Il giardino dei Finzi-Contini, Torino: Einaudi, 1962; «A Natalino Sapegno, / per ricordo / di un'antica amicizia / Maria Corti»: Il canto delle sirene, Milano: Bompiani, 1989.

[9] Di quest'opera, edita presso Garzanti nel 1986, il fondo Sapegno conserva la prima edizione, del mese di marzo, con la dedica: «A Natalino Sapegno / di cui rileggo le opere / continuamente / Ferdinando Camon / IV. 86»; e la quarta edizione, uscita a ottobre, con la dedica: «A Natalino Sapegno / questo ritratto di donna / completo degli ultimi ritocchi / Ferdinando Camon / nov. 1986» accompagnata dalla segnalazione delle pagine e delle righe modificate rispetto alla prima edizione.

[10] I luoghi di conservazione del libro antico in Valle d'Aosta non sono numerosi: oltre alla Fondazione Sapegno, si possono citare la Biblioteca e l'Archivio storico regionale, il Seminario maggiore di Aosta, le biblioteche dei capitoli della Cattedrale e della Collegiata di sant'Orso, l'Accademia di Sant'Anselmo e il convento dei Cappuccini di Châtillon.

[11] I 55 libri editi prima del 1800 appartenuti a Sapegno sono stati descritti in Sebbene speri di non diventar mai un bibliofilo. I libri antichi di Natalino Sapegno e Giulio Augusto Levi, a cura di Marco Maggi, Giulia Radin e Barbara Rolando, con una premessa di Marco Maggi, Torino: Aragno, 2001, pubblicazione che comprende anche i 172 libri antichi raccolti da Giulio Augusto Levi (1879-1951) e donati alla Fondazione Sapegno dai professori Giorgina e Paolo Momigliano Levi nel 2000. Fra questi ultimi, importante dal punto di vista della storia della stampa è un'edizione in folio degli Ethika syngrammata di Plutarco stampata interamente in greco dal Froben a Basilea nel 1542 (la sottoscrizione reca: Basileae: per Hier. Frobenium & Nic. Episcopium, 1542); parimenti interessante anche un piccolo nucleo di libri “proibiti”, che comprende tre edizioni di opere di Paolo Sarpi uscite nel XVIII secolo con falso luogo di edizione per eludere la censura ecclesiastica italiana del tempo.

[12] Pontani Opera [Urania, sive de Stellis libri quinque; Meteororum liber unus; De hortis hesperidum libri duo; Lepidina sive postorales [sic] pompæ septem. Item Meliseus, Mæon, Acon; Hendecasyllaborum libri duo; Tumulorum liber unus; Neniæ duodecim; Epigrammata duodecim; Quæ vero in toto opere habeantur in Indice, qui in calce est, licet videre], in-8° (17 cm).

[13] Si tratta de: Versi di Francesco Cassoli reggiano, Poesie di Ippolito Pindemonte veronese e Poesie di Fantoni toscano fra gli arcadi Labindo.

[14] Come ha rilevato Corrado Donati «nelle riviste del Novecento è [...] conservata la memoria storica fondamentale di ciò che è stata la nostra vita culturale nel corso di un secolo, delle aspirazioni e degli errori, ma anche degli slanci ideali e utopistici; di molti periodici letterari, e in particolare di quelli stampati nell'immediato secondo dopoguerra, si sta tuttavia perdendo il ricordo, nonostante la collaborazione di numerose firme illustri a tali riviste: sono perciò di capitale importanza tutte le azioni volte alla conservazione e alla valorizzazione di questo materiale» (cfr. Corrado Donati, I periodici letterari del Novecento: una proposta per lo studio e la conservazione, in Conservare il Novecento : la stampa periodica, Atti del II Convegno nazionale, Ferrara, Salone internazionale dell'arte del restauro e della conservazione dei beni culturali e ambientali, 29-30 marzo 2001, a cura di Maurizio Messina e Giuliana Zagra, Roma: AIB, 2002, p. 45-50).

[15] Barbara Rolando, La biblioteca di Natalino Sapegno, Università degli Studi di Torino, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea in Lettere, A.A. 2003-2004; relatore: prof. Guido Ratti.

[16] Pubblicate nel 2010 in Natalino Sapegno, Europa. Quaderni di traduzioni, a cura di Giulia Radin e Ruth Alger, Torino: Aragno (“Opere di Natalino Sapegno”, VIII).

[17] Oltre al fondo Giulio Augusto Levi (cfr. supra nota 11), la Fondazione sta acquisendo parte della biblioteca e delle carte della prof.ssa Lea Ritter Santini.

[18] Francesco Barberi, Librerie private, in: Biblioteche in Italia: saggi e conversazioni, Firenze: La Nuova Italia, 1981, p. 7-11: 7.

[19] Così il primo elemento della segnatura dei volumi appartenuti a Natalino Sapegno è SAP, RIT quello dei libri di Lea Ritter Santini, LEVI quello del fondo Giulio Augusto Levi. È attualmente in corso una riconfigurazione della maschera di ricerca dell'OPAC, in modo da permettere agli utenti ricerche all'interno dei singoli fondi.

[20] Le opere storico-filosofiche, la critica straniera e i periodici sono invece stati collocati all'interno della “torre dei libri”, un donjon altomedievale adibito ora a deposito.

[21] Sulla catalogazione del fondo si veda anche Malvina Jacquemod - Giulia Radin, La Biblioteca della Fondazione Natalino Sapegno, «Biblioteche oggi», 29 (2011), n. 10, p. 40-42.

[22] Anna Manfron, Le biblioteche degli scrittori, «Bollettino AIB», 44, (2004), n. 3, p. 345-356: 349.

[23] Ivi, p. 347.

[24] BookMarkWeb è un programma già in uso presso il Centro di Documentazione Mont Avic di Champdepraz (all'interno del Comprensorio del Parco Naturale del Mont Avic) e in corso di adozione da parte di altre biblioteche valdostane. Nell'autunno 2011 anche la Biblioteca regionale di Aosta ha riversato il proprio catalogo su un software Comperio, Clavis NG, studiato per gestire reti territoriali ampie ed articolate: l'uso di BookMarkweb renderà perciò possibile, in un prossimo futuro, l'interrogazione del catalogo del Centro Studi attraverso l'OPAC del Sistema bibliotecario valdostano, moltiplicando così la visibilità e le possibilità di accesso al fondo Sapegno.

[25] «La letteratura è diventata» scriveva Sapegno a Guglielmo Alberti già nel 1927 «la forma di tutta la nostra vita».

[26] Anche se il fondo librario appartenuto a Sapegno conserva diverse prime edizioni o edizioni rare, non sono numerose quelle assenti in altre biblioteche italiane, più facilmente raggiungibili rispetto a un centro dislocato come Morgex.

[27] Anna Manfron, Le biblioteche degli scrittori cit., p. 349.

[28] Nel rispetto della privacy e del diritto d'autore non sono stati tuttavia riportati indirizzi, recapiti telefonici e altri “dati sensibili”, sostituiti dal simbolo: [...].

[29] Le opere di Eugenio Montale conservate presso la Fondazione, per esempio, non riportano alcuna dedica; nell'epistolario, invece, sono presenti due lettere con le quali il poeta esprime la propria riconoscenza a Sapegno per la sua recensione agli Ossi di seppia (cfr. qui nota 5 e Le più forti amicizie cit., p. 321 e 384): in questo caso, la nota d'esemplare rinvia al carteggio e una trascrizione dei passi più significativi delle due missive, già edite per cura della Fondazione, è allegata alla scheda catalografica. Le dediche o i biglietti da visita inseriti nel volume forniscono inoltre elementi utili a tracciare la storia della raccolta, perché permettono di ricondurre la presenza di un libro alla volontà del possessore del fondo o a un dono dell'autore e/o della casa editrice.

[30] Nel rispetto delle leggi vigenti sulla proprietà letteraria gli studiosi che intendono consultare il materiale archivistico, e in particolare i documenti epistolari (già digitalizzati ma fruibili solo dopo aver ottenuto l'autorizzazione degli eredi e della Fondazione alla loro pubblicazione), devono inoltrare al responsabile del Centro Studi una specifica richiesta.

[31] Sui diversi aspetti della digitalizzazione dei fondi archivistici è utile consultare Tradizione e modernità. Archivi digitali e strumenti di ricerca, Convegno di studi, Firenze 27-28 ottobre 2006, a cura di Simone Margherini, Presentazione di Gino Tellini, Firenze: Società Editrice Fiorentina, 2009.

[32] Nel prosieguo dell'attività gli studenti avranno modo di vedere il libro restaurato e di partecipare anche a diversi laboratori: a partire da quest'anno, per esempio, saranno organizzate visite presso la Tipografia Tallone di Alpignano (Torino).

[33] Natalino Sapegno, Un patrimonio di umanità e di cultura cit., p. 29-31.


GIULIA RADIN, Fondazione Centro studi storico-letterari Natalino Sapegno, Biblioteca, place de l'Archet, 6 11017 Morgex (AO).Giulia Radin à la responsabile dell'Archivio e Biblioteca della Fondazione Natalino Spegno; Alessandra Basso ha assicurato, con Malvina Jacquemond e Maria Schirripa, la catalogazione del fondo librario appartenuto al critico. Il catalogo della Biblioteca di Natalino Sapegno è ora consultabile sul sito: http://www.sapegno.it.