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La Raccolta bibliografica della guerra delle nazioni
di Giuseppe Fumagalli e la sua classificazione

di Loretta De Franceschi

Durante gli anni della prima guerra mondiale la direzione della Biblioteca universitaria di Bologna era affidata al fiorentino Giuseppe Fumagalli1, il quale si faceva promotore di alcune importanti iniziative sia in favore dei soldati italiani feriti e combattenti, sia a beneficio di lettori e studiosi.
Innanzi tutto, sull'esempio di Giulio Coggiola a capo della Biblioteca nazionale Marciana di Venezia, e al pari di altri solerti colleghi, già nel maggio 1915 - poco prima dell'entrata in guerra del paese - egli si adoperava per la costituzione di un comitato locale finalizzato all'invio di materiale da lettura ai soldati2. Nel suo intento Fumagalli riusciva a coinvolgere varie personalità cittadine e associazioni, chiamando a collaborare Albano Sorbelli, direttore dell'importante Biblioteca comunale dell'Archiginnasio. Dopo aver fondato il gruppo, Fumagalli ne diveniva il presidente3, ricevendo nel 1920 il diploma di benemerenza dal Ministro della pubblica istruzione per le capacità dimostrate in tale carica.
Ma l'attività di Fumagalli si estendeva oltre quest'ambito, percependo l'enorme importanza storica, sociale e culturale dell'evento bellico in corso, così radicalmente diverso da tutti i precedenti. Proprio con l'obiettivo di documentarne approfonditamente i molteplici risvolti, egli decideva di sviluppare un fondo specifico, offrendo così al pubblico la possibilità d'indagare e conoscere quei fatti attraverso le testimonianze a stampa allora prodotte in abbondanza.
Dall'agosto 1915, presso la Biblioteca universitaria di Bologna Fumagalli iniziava a costituire la cosiddetta Raccolta bibliografica della guerra delle nazioni, idea che traeva spunto dall'esempio degli stati alleati, primo fra tutti la Francia. Qui la biblioteca nazionale parigina aveva presto provveduto ad assemblare una specifica collezione inerente al conflitto, ma Fumagalli sembrava trovare più interessante e completa - forse anche per maggiore affinità fra le strutture e i contatti con uno dei suoi bibliotecari - quella allestita dalla municipalità di Lione. All'interno di questa biblioteca, infatti, il fiorentino d'origine Riccardo Cantinelli (1870-1932) era stato incaricato del fondo della guerra, nucleo speciale espressamente voluto sin dall'aprile 1915 dal sindaco lionese Edouard Herriot. Il conservatore si occupava inoltre, affiancato da un paio di collaboratori, della redazione del catalogo, i cui tre volumi usciranno dal 1917 al 19194.

In Italia comunque, nel frangente dell'intervento a fianco della Triplice Intesa, almeno un paio di grandi istituzioni a Roma avevano avvertito la necessità di ampliare l'orizzonte del loro patrimonio a testimonianza dello scontro: da un lato, il Comitato nazionale per la storia del Risorgimento - al quale la guerra appariva come una legittima prosecuzione della lotta per l'indipendenza italiana - dall'altro, l'Ufficio storiografico della mobilitazione industriale5. Ma, come lo stesso Fumagalli affermava nel periodico culturale fiorentino diretto da Adolfo Orvieto - divenuto delegato ministeriale (dal 1915 al 1919) per il coordinamento dei comitati delle bibliotechine ai soldati - le iniziative per conservare documenti sul conflitto non si sovrapponevano, anzi, si integravano, completandosi fra loro nel rispetto delle proprie peculiarità. Difatti, se nella sezione romana promossa dall'Istituto per la storia del Risorgimento prevalevano le fonti uniche, archivistiche, quella bolognese da lui allestita si preoccupava invece di recuperare sia la produzione editoriale, prevalentemente di natura scientifica, sia il materiale minore nella sua varia e talvolta originalissima veste.
Fumagalli presentava al pubblico esterno la raccolta bibliografica incrementata nella biblioteca universitaria dopo un biennio dall'apertura, redigendo un articolo denso d'informazioni proprio per Il Marzocco. Qui egli illustrava chiaramente la genesi del progetto, le sue finalità, la classificazione appositamente concepita, i risultati ottenuti, nonché le operazioni analoghe presso altri enti e i futuri indirizzi. L'operazione si configurava come un doveroso impegno civile e culturale, considerando che «questo spaventoso conflitto, senza precedenti nella storia, incombe su tutte le manifestazioni della vita anche intellettuale [...] [e] che accanto alla guerra che fa scorrere torrenti di sangue, c'è l'altra guerra, la guerra delle idee»6. Su questo piano si era scatenato un acceso confronto, che coinvolgeva con teorie e problematiche diverse, nuove, inaspettate, ogni campo del sapere: dalla filologia all'economia, dalla geologia alla fisica, dalla filosofia alla chimica, dalla giurisprudenza al folclore, per non tacere della medicina, direttamente implicata nel tentare di porre rimedio alla devastazione fisica e psichica.

Compito precipuo della collezione speciale voluta da Fumagalli - molto incoraggiata anche dal rettore dell'ateneo, il chimico farmaceutico Leone Pesci (in carica dal 1911 al 1917) - era pertanto quello di consolidare un ricco patrimonio bibliografico legato alla sanguinosa attualità, comprensivo sia delle numerose pubblicazioni ufficiali e militari, sia dei molteplici periodici allora creati. Giornali che prima erano sorti in modo spontaneo nelle trincee, autoprodotti in forme precarie, mentre poi - dopo la disfatta di Caporetto - venivano affiancati da testate promosse dall'ufficio di propaganda del Comando Supremo con tutt'altri mezzi e contenuti7. Ma oltre a dare copertura a tale massiccio flusso editoriale, Fumagalli non poteva trascurare «il materiale più minuto», estremamente interessante per la sua eccezionale valenza documentaria, e pure per quella umana. Il fondo bolognese aveva quindi accolto in gran quantità esemplari della cosiddetta letteratura murale, testi e poesie popolari, canzonette e rime, incisioni, fotografie, cartoline illustrate, manifesti, marche e bolli commemorativi; tutti materiali che andavano peraltro alimentando la passione dei collezionisti e un fiorente mercato8.
Le acquisizioni che avevano permesso la nascita della raccolta sulla guerra e i canali attraverso cui si alimentava erano rappresentati, soprattutto, dalle molteplici donazioni provenienti da vari enti e istituti culturali, non solo italiani ma anche stranieri. A tale proposito Fumagalli rivolgeva un sentito apprezzamento al governo francese, insieme alla Biblioteca di Lione, poiché entrambi avevano generosamente contribuito a formare e mantenere aggiornata la sezione bolognese. Proprio con alcune biblioteche dei paesi alleati il rapporto si era rivelato intenso e proficuo, scambiando numerosi duplicati posseduti o di propria edizione anche oltreoceano: era questo il caso, ad esempio, della Biblioteca dell'università di Harvard9, mentre sul versante italiano le relazioni si concretizzavano con altre più modeste collezioni di guerra sia pubbliche sia private. Molti erano pure i singoli cittadini che ben volentieri cedevano testi di loro proprietà, elargizioni provenienti da svariati luoghi d'Italia grazie a una rete di corrispondenti regionali disponibili a fare da tramite, e fra i numerosi donatori il direttore ringraziava apertamente Achille Bertarelli, noto collezionista, bibliofilo, pubblicista milanese10.

Nonostante il concreto sostegno di tante strutture e personalità, questi apporti non potevano garantire un adeguato sviluppo del patrimonio bibliografico, per cui Fumagalli aveva sollecitato, e alla fine ottenuto, qualche sussidio statale erogato dal Ministero della pubblica istruzione, a cui si aggiungevano saltuari contributi da parte di varie strutture, come ad esempio la locale Cassa di risparmio.
A distanza di un paio d'anni dalla sua costituzione - nell'estate 1917 - il promotore della raccolta specializzata sul conflitto mondiale affermava che, dal punto di vista quantitativo, essa poteva dirsi la più ricca fra quelle presenti nelle biblioteche del paese, soprattutto in considerazione dell'ottica internazionale e non esclusivamente italiana della documentazione riunita, dimensione che invece caratterizzava i due istituti romani summenzionati. Inoltre, nel marzo 1918 egli ne delineava più chiaramente l'entità, fornendo un dato preciso sull'insieme dei volumi e opuscoli, i quali raggiungevano l'ammontare di 6.000 unità, a cui si aggiungeva una massa non meglio precisata di giornali e riviste, nonché di altri stampati e materiali minori11. A evidenziare la specificità della collezione, interveniva l'ex libris appositamente commissionato al disegnatore e caricaturista Augusto Majani - docente nella vicina accademia d'arte bolognese - meglio noto con lo pseudonimo di Nasica. Ogni pubblicazione inserita nella raccolta sulla guerra era quindi precisamente identificata dall'ex libris raffigurante con sembianze femminili la Storia, le cui braccia cingevano una pila di libri al fine di proteggerli, sottraendoli così alla distruzione12.
L'aspetto quantitativo, comunque, agli occhi del direttore non era che uno dei fattori qualificanti, riconoscendo i numeri maggiormente elevati che altre strutture italiane, e specialmente straniere, potevano vantare, prima fra tutte Lione con i suoi 16.000 documenti. Egli era difatti ben consapevole dell'impossibilità di accorpare in modo completo quello che veniva stampato, poiché «oggi non si può più fare una raccolta simile con i criteri dei bibliofili di una volta, cioè con la pretesa di raccogliere tutto. Contentiamoci di raccogliere quello che si può e specialmente quello che può essere utile agli studiosi nostri»13. Pertanto, il principio che animava Fumagalli nel continuo sforzo di accrescere la raccolta, non era quello di possedere le curiosità bibliografiche e i documenti rari, ma un criterio di utilità per i lettori, preoccupandosi di recuperare le testimonianze che in qualsiasi forma potevano soddisfare le loro esigenze di conoscenza e di studio. Di fronte all'enorme produzione editoriale alimentata dai tragici eventi, Fumagalli reputava assai arduo tentare la stesura di una bibliografia universale del conflitto, «immane fatica [...] che dovrebbe registrare forse non meno di 300.000 numeri», senza contare poi che nell'immediato dopoguerra le pubblicazioni sarebbero ulteriormente lievitate. Egli stesso, quindi, invece di cimentarsi in quella che riteneva un'impresa velleitaria, dopo la pace si dedicherà - su richiesta della Biblioteca di studi americani di Roma - a selezionare un «piccolo catalogo, ragionato e classificato, di 314 buoni libri sulla guerra italiana», intitolandolo Elenco di oltre trecento pubblicazioni sulla parte avuta dall'Italia nella grande guerra14.
Per l'organizzazione del folto materiale sul conflitto che la biblioteca universitaria bolognese andava incamerando, Fumagalli, sebbene avverso alla Classificazione decimale Dewey sia per il risvolto applicativo della collocazione, sia per il suo impianto concettuale15, elaborava in proprio uno schema sistematico progressivamente espandibile. Questa struttura di sua ideazione, non generale ma esclusivamente mirata alla guerra, era però organizzata - analogamente a quella americana - in una decina di grandi divisioni principali, ognuna ripartita in numerose suddivisioni, talvolta ulteriormente scomposte in soggetti specifici di varia natura.

L'esigenza di un'indicizzazione semantica precisa e accurata doveva manifestarsi molto presto nel promotore dell'eterogeneo fondo sulla guerra quale strumento indispensabile a un'ordinata sistemazione e a un pronto recupero dei documenti, ognuno catalogato quindi non solo in modo nominale ma anche nello specifico dei contenuti. Inoltre, trattandosi non solo di monografie, veniva eseguita anche una descrizione analitica, schedando i saggi ospitati nelle miscellanee e nelle tante riviste acquisite, queste ultime soprattutto a carattere scientifico e di provenienza straniera, mentre più scarse erano quelle di cultura generale16. La classificazione nasceva per necessità squisitamente interne, di lavoro, allo scopo di migliorare la gestione di quel vario patrimonio specialistico, e proprio per tale motivo era sottoposta a continui cambiamenti e adeguamenti, così da rispecchiare sempre fedelmente le molteplici tematiche rilevate. Lo sforzo analitico compiuto da Fumagalli doveva andare fondamentalmente a immediato vantaggio degli studiosi e dei lettori, ma anche - in seconda battuta - dei bibliografi, i quali potevano tutti così usufruire di un catalogo da lui stesso definito «minutamente e razionalmente classificato»17. Quest'attenta ricerca per estrapolare gli svariati concetti contenuti nelle pubblicazioni, nonché per distinguerne le innumerevoli vesti, risulta evidente dall'insieme delle voci coniate, le quali nel settembre 1917 ammontavano complessivamente a 673, mentre a distanza di un anno - nell'ottobre 1918 - erano salite a 938, con un incremento di 265 soggetti18, espandendosi ulteriormente negli anni a seguire.
In merito alla genesi della classificazione, nell'Avvertenza alle bozze di stampa del 1918, Fumagalli avvisava che aveva deciso di riprodurre quest'ultima versione in pochissime copie, da destinare a esclusivo uso dei suoi collaboratori. Come pure per la terza elaborazione dello schema, nel 1917, entrambe erano state appositamente lasciate in forma di bozze (mentre le prime due versioni avevano avuto solo redazione manoscritta), non essendo ancora definitivo l'assetto delle categorie interne a ognuna delle dieci divisioni. Bisognava infatti - proseguiva il direttore - intervenire continuamente per meglio articolarle, correggendo, integrando, spostando le numerose suddivisioni: in pratica, si trattava di adattarle al continuo mutare del corso degli eventi, cercando altresì di prefigurare gli scenari del processo di pace e le problematiche del dopoguerra.
Riguardo all'organizzazione interna della tavola sistematica, Fumagalli precisava che tutte «le classi dello schema saranno ordinatamente numerate, secondo il noto principio della cosiddetta classificazione decimale», per cui al numero identificativo di ogni divisione ne venivano poi aggiunti altri a segnalare le sue ulteriori scomposizioni, cifre momentaneamente omesse perché provvisorie. Questo era quindi il meccanismo produttivo, ma egli - prendendo appunto le distanze dalla CDD - puntualizzava che, «all'infuori di questo particolare della materiale numerazione, non vi sono altri punti di contatto fra la mia e la classificazione di Melvil Dewey». Scelta personale palesemente controtendenza nonostante - com'egli ammetteva - il sistema americano fosse adottato non solo dall'Istituto internazionale di bibliografia di Bruxelles - nato con Otlet e La Fontaine nel 1895, i quali daranno poi vita alla Classificazione decimale universale - ma anche dall'ampia raccolta sulla guerra allestita nella biblioteca amica di Lione. Infine, Fumagalli annunciava che per agevolarne l'uso, nella stesura definitiva la tavola avrebbe beneficiato di un «minutissimo indice alfabetico dei soggetti» - strumento di cui è dotata anche la CDD - il quale, al momento manoscritto, poteva essere dato alle stampe solo quando definitivamente fissato e concluso19.

La struttura di base presentata dal suo ideatore nel Prospetto delle divisioni - contrassegnate sia da lettere sia da numeri, e in queste prime dieci classi uguale in entrambe le bozze - risulta essere la seguente20: A, 0) Introduzione al catalogo; B, 1) Studio dell'ambiente e delle questioni che hanno preparato la guerra o che sorgono dalla guerra; C, 2) Storia della guerra; D, 3) Aspetti e strumenti della guerra; E, 4-5) Accanto alla guerra. Partecipazione del paese; F, 6) Conseguenze e influssi della guerra; G, 7) La pace e il dopoguerra; H, 8) Varietà letterarie e artistiche; I, 9) Archivi minori della guerra (per i quali si precisava che erano da catalogare). Riguardo all'incremento del numero dei soggetti inseriti in ogni classe, a distanza di un anno l'espansione maggiore si verificava nelle Conseguenze e influssi della guerra, che passavano da 76 suddivisioni a 139 (con un aumento quasi del doppio, pari a 63), inoltre negli Aspetti e strumenti della guerra, le cui voci salivano da 129 a 186 (più 57); la classe letterario-artistica era invece quella che subiva l'incremento minore (più 12)21.
La divisione iniziale, da Fumagalli denominata Introduzione al catalogo, corrisponde di fatto alla classe Generalità della CDD, accogliendo il vario materiale di consultazione e i periodici. In particolare, vi si trovano registrati sia cataloghi sia bibliografie generali e speciali sulla guerra, enciclopedie, dizionari, raccolte miste; inoltre, tutti i tipi di testate relative al conflitto, complessivamente divise in ben 24 lingue22.
Segue la divisione dedicata allo Studio dell'ambiente e delle questioni causa del conflitto, terza per consistenza numerica di soggetti (144), i quali si declinano principalmente per aree geografiche, ma anche per specifiche problematiche ad esse correlate, cominciando dalle urgenti questioni nazionali. La lista delle voci prevede, tra le altre: Europa, Italia, confini naturali, Mediterraneo, Adriatico, Italia irredenta, con varie partizioni non solo territoriali tra cui storia dell'irredentismo, Guglielmo Oberdan, irredenti illustri ecc. L'elenco prosegue indicando i vari paesi europei coinvolti, la regione islamica, il Giappone, l'Africa, per finire con gli Stati Uniti d'America (assenti nella versione del 1917); per ogni paese le voci distinguono zone geografiche, il tipo di governo interno, le rivendicazioni avanzate, gli aspetti naturali, economici, industriali, commerciali e socio-culturali, per finire con i rapporti bilaterali fra gli stati.

Anche la divisione centrata sulla Storia della guerra è particolarmente ricca di soggetti (146) - collocandosi quantitativamente al secondo posto - e fra l'altro appare alquanto mutata e accresciuta a distanza di un anno. Le prime divisioni presentano materiali utili alla ricostruzione degli scontri quali atlanti, carte geografiche e toponomastiche, riviste, cronologie, album. Vengono poi considerate le ragioni e gli interessi specifici di ogni paese coinvolto, le manovre diplomatiche, le operazioni di guerra come invasioni, battaglie, offensive nelle varie zone nonché sul mare; inoltre, gli avvenimenti politici nazionali e internazionali, il ruolo delle singole nazioni belligeranti e i discorsi parlamentari in esse pronunciati. Infine, corrispondenze di giornalisti, cronache, memorie, diari, scritti polemici, biografie, necrologi, statistiche, commemorazioni di martiri e combattenti (tra cui Cesare Battisti), ma anche «libri, opuscoli e giornali, veri e finti, stampati dal nemico e diffusi fra noi a scopo di propaganda disfattista e pacifista»23.
Gli Aspetti e strumenti della guerra formano la divisione in assoluto più affollata di soggetti (186) - talvolta espressi da lunghe stringhe, come quella appena citata - a partire da considerazioni generali, per abbracciare poi voci sulla filosofia, psicologia24, etica, religione, leggi e consuetudini di guerra (violazioni, atrocità, accuse ecc.). Gli eserciti degli stati belligeranti costituiscono un secondo nucleo molto esteso di voci su svariati elementi: dalla manualistica militare alla musica, dalla strategia al reclutamento e munizionamento, dai cani da guerra ai colombi militari, compresa la legittimità dell'impiego dei soldati di colore. Le suddivisioni si riferiscono inoltre ai diversi corpi militari dettagliandone i differenti aspetti, e per la marina - ad esempio - venivano creati una serie di nuovi soggetti (assenti nel 1917) su sottomarini e sommergibili (tipi, particolarità tecniche, armi in dotazione). Altri riguardano poi: armi chimiche e gas asfissianti, guerra di trincea e in alta montagna, aerologia, requisiti degli aviatori, servizi meteorologici e postali, alimentazione delle truppe, industria e applicazioni della metallurgia ecc. La classe procede con un terzo blocco di stringhe concernenti la sanità militare, parte fortemente cambiata e integrata rispetto a quella del 1917. Svariate le voci che toccano ambiti diversi, quali: ospedali, ambulanze, infermiere, materiale farmaceutico, chirurgia e medicina di guerra comprensive entrambe di molte specificazioni sui diversi tipi di ferite, di traumi, sulla rieducazione, sulle varie malattie (ad esempio malaria, meningite, tubercolosi, tifo, malattie veneree, mentali ecc.). Inoltre, igiene dei soldati e politiche sanitarie, vaccinazioni, alcoolismo, propaganda contro gli abusi sessuali, sorveglianza della prostituzione, nonché veterinaria. L'ultimo gruppo raccoglie soggetti di vario genere - in modo un po' disordinato - quali ad esempio (seguiti da ulteriori partizioni): onorificenze militari, prigionieri di guerra, sequestri di persone e di beni, giustizia militare, vocabolari di lingue straniere per i combattenti, spionaggio, censura, preghiere, prediche, pastorali, per concludersi con propaganda patriottica nell'esercito ed eloquenza militare.
Per la divisione chiamata Accanto alla guerra. Partecipazione del paese, Fumagalli aggiungeva una nota esplicativa in cui chiariva che dei due numeri assegnati, al momento era utilizzato solo il 4, riferito all'Italia, ma aumentando il materiale sugli altri paesi, il 5 sarebbe stato attribuito - come avverrà nella versione successiva - alla componente straniera. Questa classe riunisce quindi suddivisioni circa le iniziative, il contributo e l'operato della società civile, con molte nuove stringhe coniate nel 1918. Ad esempio: doveri del cittadino, partecipazione delle classi intellettuali, dell'università, della gioventù, della donna, comitati vari di preparazione e assistenza (in ordine alfabetico e per luoghi) compresa la Croce Rossa e quella Azzurra, pensioni, doni per i soldati, feste, cerimonie, esposizioni, monumenti ecc. Qui sono classificate anche le «Istituzioni per le letture dei soldati combattenti e feriti», i «Libri pubblicati per lettura dei soldati. E anche esemplari di edizioni comuni specialmente destinati a lettura per soldati», nonché agende, vademecum, libretti ricordo a loro destinati, «Case del soldato. Spettacoli, concerti, conferenze, corsi didattici, passeggiate e altre iniziative simili per sollievo morale e per istruzione dei soldati»25.
Le Conseguenze e influssi della guerra passano in rassegna, attraverso 139 soggetti, i molteplici effetti prodotti in diversi settori e sotto diversi punti di vista. La divisione si sofferma prima sui risvolti economici, industriali, commerciali, edili, dei trasporti e comunicazioni (banche, moneta, prestiti, rincaro delle abitazioni, classi operaie, nazionalismo economico, servizi postali e telegrafici ecc.). Segue un insieme di voci relative a: agricoltura, allevamento, pesca, flora del paese, demografia, emigrati italiani all'estero, morale, sessualità, criminalità, (compresi stupri e figli della violenza), calunnie; inoltre, voci circa gli influssi della guerra sul folclore, le superstizioni, l'educazione, la stampa, la cultura, le arti (ad esempio futurismo). Infine, una lista di soggetti considera le ripercussioni del conflitto sulla vita amministrativa e politica dell'Italia, segnalando i vari partiti e organismi, quali la massoneria, la chiesa cattolica e protestante ecc.; la medesima scansione si ha per gli altri paesi belligeranti.
Nella divisione dedicata a La pace e il dopoguerra trovano posto, nel 1918, un numero ancora limitato di voci (una trentina), ma questa è la sezione che crescerà maggiormente con la conclusione degli scontri e l'avvio del processo di pacificazione26. I soggetti riguardano - innanzi tutto - l'opera di enti e personalità in favore della pace (partiti, pontefice, società pacifiste), i suoi presupposti, il disarmo, vari aspetti della ricostruzione, le relazioni internazionali, inoltre la ripresa morale e intellettuale. Le Varietà letterarie e artistiche risultano ben declinate attraverso poco più di una quarantina di soggetti formali che ne contemplano generi e vesti. Nell'ordine della classe, le suddivisioni principali (talune con ulteriori specificazioni) sono le seguenti: profezie, romanzi, novelle, bozzetti, libri per fanciulli, dialoghi, epigrafi, teatro, poesia, canti patriottici, musica, almanacchi, calendari, caricature, letteratura murale, giornali27, gergo e neologismi, numismatica, cartoline, giochi di guerra, più altri generi minori come opuscoli di pubblicità commerciale ispirati al conflitto.

L'ultima divisione dello schema riunisce gli Archivi minori della guerra - non ancora catalogati - dettagliandone le svariate tipologie possedute in ben 144 voci. Si trattava globalmente di «fogli volanti, manifesti, incisioni, piccole stampe, ecc.», a cui quelle partizioni si applicavano «non per ordinare titoli di catalogo, ma per disporre materialmente oggetti che per la loro natura, forma e grandezza, non potrebbero - come i libri e gli opuscoli - essere collocati negli scaffali ordinari». A questa spiegazione Fumagalli aggiungeva una nota per un loro preciso ordinamento geografico, sempre su base decimale, da adottarsi in ogni categoria di documenti28. Oltre a circolari, ex libris, locandine promozionali di volumi, le principali suddivisioni comprendono: carte geografiche, ritratti, fotografie, stampe di varia natura, carteggi, bollettini, manifesti e bandi (divisi per autorità emanante); inoltre, lettere di militari, telegrammi, manifestini a mano e fogli volanti (in 12 tipi), passaporti, permessi, tessere annonarie, carta moneta, circolari. E ancora: immagini sacre, amuleti, canzonette popolari, caricature, giochi e carte da gioco, cartoline (in 16 tipi), francobolli, carta da lettera, almanacchi e calendari. Infine, a chiusura della divisione - e a ulteriore conferma dell'acribia di Fumagalli - «Fazzoletti, ventarole, scatole per dolci, scatole di fiammiferi e altri piccoli oggetti con disegni, poesie, massime patriottiche o di guerra»29.
Una ulteriore versione della classificazione, completa delle cifre relative alle suddivisioni ma considerata non definitiva - come Fumagalli e la sua collaboratrice scrivevano a metà degli anni Venti - usciva all'interno di un saggio più ampio, chiuso dall'elenco completo delle classi che formavano il catalogo della sezione bolognese sulla guerra30. A distanza di poco meno di un decennio, la struttura decimale di base rimaneva sostanzialmente invariata - con le classi ora contrassegnate solo da lettere minuscole - recependo però i significativi cambiamenti intervenuti con la conclusione del conflitto, la pacificazione e il dopoguerra. Di conseguenza, era stata innanzi tutto sviluppata la sezione inerente alle nazioni estere - prima con il numero 5 ma vuota, e abbinata alla 4 - denominandola Echi e riflessi della guerra nei vari paesi, e ora alla lettera f; inoltre, a partire dalle voci già esistenti veniva notevolmente espansa la classe su La pace e il dopoguerra, alla lettera h.
All'interno delle dieci classi principali si possono riscontrare, quindi, nuove inserzioni o spostamenti di voci che testimoniano il costante processo di aggiornamento, il quale comunque non appare incidere particolarmente rispetto all'edizione del 1918, eccezion fatta - appunto - per il materiale collocato nelle due categorie appena menzionate. Alcune classi, infatti, non subiscono aggiornamenti rilevanti, come le prime delle tre dello schema e quella letterario-artistica; mentre per gli Archivi minori - ultima sezione, k, e ancora da ordinare - Fumagalli si limitava a una lista provvisoria senza codici numerici, la quale, per sua stessa ammissione, era «soltanto una enumerazione delle varie categorie di oggetti che vi saranno raccolti»31.
Per quanto concerne le nuove suddivisioni coniate, negli Aspetti e strumenti della guerra (d) viene accresciuta - ad esempio - la parte sulla medicina, che fra le altre questioni si sofferma su quelle «speciali», ovvero «I suicidi, l'indisciplina e la ribellione, le fughe e le diserzioni dal punto di vista medico. Diritto di imperio nelle cure mediche» (codice 37719)32. La classe che si occupa della partecipazione dell'Italia alla guerra (e) procede invece ad alcuni ampliamenti soprattutto nell'ambito delle tante organizzazioni citate, inserendo anche la Y.M.C.A. (Young Men's Christian Association, ossia Opera di fratellanza universale), inoltre varie stringhe sui monumenti onorari, ossari, cimiteri, chiese e cappelle commemorative ecc. Come Fumagalli aveva previsto, è interamente di nuova creazione la classe Echi e riflessi della guerra nei vari paesi (f) che, dopo gli avvenimenti politici di carattere internazionale e quelli italiani più salienti, passa a considerare le ripercussioni degli scontri in circa venticinque stati - ognuno con varie partizioni - citando tutti i paesi coinvolti e anche, in generale, quelli neutrali33. Inoltre, quella che nel 1918 si configurava necessariamente come una sezione ancora molto sintetica, poiché dedicata a La pace e il dopoguerra (h), acquista qui un'ampia dimensione superando il centinaio di suddivisioni. Questa classe, che per forza di cose era aumentata proprio nell'ultimo periodo, conserva in apertura le stringhe già previste, procedendo con voci sulle varie conferenze e le condizioni di pace, gli armistizi e i trattati siglati, la smobilitazione, le sanzioni punitive, le riforme, le problematiche generali del dopoguerra - nel dettaglio di ogni stato -, per finire con quelle particolari relative al nostro paese; tra queste - ad esempio - le donne, la scuola, «La rinascita d'Italia e la rinnovata coscienza del Duce, Mussolini e il Fascismo » (7933), nonché le «Rivendicazioni nazionali rimaste insoddisfatte [...]» (7985)34.

Nell'insieme, questa struttura concettuale declinata in oltre un migliaio di soggetti35, e sempre accresciuta analizzando le novità in circolazione, era stata proficuamente applicata da Fumagalli alla Raccolta bibliografica della guerra delle nazioni, la quale - alla fine del 1920 - poteva così offrire ai suoi visitatori presso la Biblioteca universitaria di Bologna circa 3.900 volumi, 7.200 opuscoli e quasi 17.000 documenti vari riuniti nel materiale minore36.
Il promotore di questa raccolta mostrava piena consapevolezza dell'analiticità con cui aveva costruito lo schema tassonomico da applicare alla raccolta bolognese, affermando con un certo orgoglio che esso era, all'epoca, «il più ampio e particolareggiato di quanti sono stati finora preparati»37. La classificazione sul conflitto non era infatti sfuggita nella letteratura professionale specializzata sul tema, anche se, a fronte della sua innegabile «perfezione tecnica» se ne evidenziavano le troppe voci «in cui quelle divisioni, certamente plausibili, utili e necessarie, si frazionano, si spezzettano, si polverizzano», rendendo la tavola di difficile adozione38.
Riserva critica - o prevenzione - che investiva il rigido principio di divisione necessariamente insito nelle strutture gerarchiche, ma che comunque coglieva il lato debole dello schema di Fumagalli che quel meccanismo aveva così massicciamente applicato. Se da un lato le molteplici suddivisioni garantivano la minuziosa copertura dei tanti aspetti, temi, problemi scaturiti dal conflitto; dall'altro però - a un osservatore esterno - ne segnavano anche il limite della sua applicabilità nella prassi quotidiana di biblioteca. Complessivamente, inoltre, l'articolazione interna delle tantissime voci appare - oggi - talvolta poco organica e omogenea, mescolando soggetti di matrice differente, attraverso una proliferazione non sempre logicamente costruita.
Colpisce, comunque, l'accurata e profonda ricerca realizzata da Fumagalli per cogliere nel dettaglio gli svariati concetti e le tipologie di ogni manufatto cartaceo a stampa - non esclusivamente testuale - generato dalla guerra. Un programma di classificazione del materiale che coinvolgeva qualsiasi documento in quanto fonte informativa e strumento per la memoria storica dell'evento bellico. Questo lavoro di intenso scavo nella tragica realtà di quegli anni si traduceva in un processo d'indicizzazione semantica intellettualmente molto raffinato ma, forse, troppo oneroso nella sua applicazione pratica. Un eccesso di specificità nell'indagine del fenomeno della prima guerra mondiale che proprio in tal modo testimonia la difficoltà - anche in un uomo di cultura - nel comprendere un conflitto di tale portata; analisi che però emerge come significativa al di là dello stretto ambito biblioteconomico.

NOTE

Ultima consultazione siti web: 20 marzo 2015

[1] Su di lui- direttore di questa biblioteca dal 1913 al 1921- e sull'insieme della sua intensa attività, si vedano le voci di Guido Fagioli Vercellone in: Dizionario biografico degli italiani (DBI). Roma: Istituto Treccani, 1998, vol. 50, p. 723-726, e di Giorgio de Gregori in: Per una storia dei bibliotecari italiani del XX secolo: dizionario bio-bibliografico 1900-1990, con la collaborazione di Giuliana Zagra. Roma: AIB, 1999, p. 90-91, disponibile anche nel Dizionario bio-bibliografico dei bibliotecari italiani del XX secolo (DBBI20), a cura di Simonetta Buttò, Alberto Petrucciani, http://www.aib.it/aib/editoria/dbbi20/fumagalli.htm. Inoltre le fonti: Arturo Lancellotti, Ricordo di Giuseppe Fumagalli. In: Almanacco dei bibliotecari italiani. Roma: Palombi, 1936, p. 61-67; Albano Sorbelli, Giuseppe Fumagalli. Bologna: Aldina, 1939 (estratto da «L'Archiginnasio», XXXIV (1939), n. 1-3, p. 143-154), che in questa commemorazione ricordava fra i molti pregi del collega soprattutto: «l'ampiezza della cultura e delle indagini; la facoltà di rendere chiaro e semplice e facile anche l'impianto scientifico più astruso; la impostazione felice dei suoi lavori che hanno sempre un riflesso generale» (p. 1); Domenico Fava, Giuseppe Fumagalli e l'opera sua, «Accademie e biblioteche d'Italia», 14 (1940), n. 3, p. 154-165; Per Giuseppe Fumagalli, «Giornale della libreria», 54 (1941), n. 6, p. 27.

[2] Per una panoramica sull'attività dei comitati per i libri ai soldati sorti nelle biblioteche italiane, segnalo Loretta De Franceschi, Libri per i soldati: una prima rassegna delle principali iniziative durante la Grande Guerra. In:"Books seem to me to be pestilent things”: studi in onore di Piero Innocenti per i suoi sessantacinque anni, promossi da Varo A. Vecchiarelli, raccolti, ordinati, curati da Cristina Cavallaro. Manziana: Vecchiarelli, 2011, vol. II, p. 575-585; e Id., The engagement of Italian librarians during the Great War. In: Proceedings of the 80th International IFLA Conference, Lyon, ENSSIB, August 25th-26th 2014, in corso di pubblicazione.

[3] Si vedano innanzi tutto, di Fumagalli, L'Italia per i libri ai soldati: Bologna, «Bollettino delle biblioteche popolari», 6 (1916), n. 9, p. 134-137; e i seguenti articoli in «L'Archiginnasio»: I libri ai soldati feriti, 10 (1915), n. 4-5, p. 218-219; L'opera del Comitato bolognese per i libri ai feriti, 10 (1915), n. 6, p. 277. Inoltre, L'opera del Comitato bolognese per i libri ai feriti e ai soldati combattenti dalla fondazione al 30 giugno 1917. Bologna: Azzoguidi, 1917 (estratto da «L'Archiginnasio», 12 (1917), p. 155-158); e Comitato bolognese per i libri ai feriti e ai soldati combattenti, Statistica del materiale distribuito in 35 mesi di lavoro: giugno 1915-aprile 1918. [S.l.: s.n., 1918]. Per Sorbelli, rimando a Loretta De Franceschi, Biblioteche e politica culturale a Bologna: l'attività di Albano Sorbelli. Milano: Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, 1994.

[4] Bibliothèque municipale Lyon, Catalogue du fonds de la guerre: contribution à une bibliographie de la guerre de 1914-1918, collaborateurs Riccardo Cantinelli [et al.]. Paris: Editions et librarie, 1917-1919; cfr. anche il sito della biblioteca: www.bm-lyon.fr. Inoltre, va menzionato il seguente volume con prefazione di Lanson, conservatore della biblioteca nazionale parigina: Jean Vic, La littérature de guerre: manuel méthodique et critique des publications de langue française, préface de Gustave Lanson. Paris: Payot & C., 1918. Il repertorio copre il periodo agosto 1914-agosto 1916, venendo poi esteso e aggiornato così da giungere fino al novembre 1918 (nuova edizione in cinque parti, Paris: Les presses françaises, 1923).

[5] Su questi enti, cfr.: Barbara Bracco, L'Ufficio storiografico della mobilitazione (1916-1926). Milano: Unicopli, 2002; la scheda sul Comitato nazionale per la storia del Risorgimento, Biblioteca di storia moderna e contemporanea di Roma: http://www.14-18.it/. Inoltre, Paola Gioia; Marco Pizzo; Adriano Santiemma, Ricordando la prima guerra mondiale, «DigItalia: rivista del digitale nei beni culturali», VII (2012), n. 1, p. 67-81, e Silvana De Capua; Patrizia Martini; Pierantonio Metelli, Europeana Collections 1914-1918: ricordare la Prima Guerra Mondiale, ivi, VIII (2013), n. 1, p. 53-68, entrambi disponibili a partire da digitalia.sbn.it/. Lo stesso Fumagalli riceverà l'incarico di occuparsi della raccolta di guerra allestita nella Biblioteca del Risorgimento.

[6] Giuseppe Fumagalli, Una raccolta di libri su la guerra, «Il Marzocco», 9 settembre 1917, p. 2. Qui tra l'altro egli scriveva, a proposito di Cantinelli, che il conservatore era nativo del capoluogo toscano, pur avendo genitori còrsi originari del senese.

[7] Lo stesso Fumagalli compilerà un'approfondita rassegna dal titolo Giornali di soldati e per soldati nella guerra 1915-1918. Roma: Biblioteca d'arte editrice, 1938 (estratto da «Accademie e biblioteche d'Italia», 11 (1937), n. 6, p. 535-554; e 12 (1938), n. 1, p. 32-62).

[8] Si veda ancora G. Fumagalli, Una raccolta di libri cit., su cui si basa questa ricostruzione. Per gli archivi minori della guerra, egli citava, ad esempio, la ricca collezione di Leblanc, elencata nel vasto repertorio Catalogue raisonné des ouvrages français et étrangers, volumes, brochures, publications fasciculaires, périodiques, articles de revues, compositions musicales, cartes géographiques et affiches-textes du 1 aout 1914 au 31 mars 1916, [par Marcel Rieunier]. Paris: Emile Paul frères, 1917-1922, (Collection Henri Leblanc donnée a l'Etat le 4 aout 1917. La Grande Guerre. Iconographie. Bibliographie. Documents divers), www.europeana1914-1918.eu; inoltre, il giornale specializzato nel commercio di cimeli «La Musée et l'enciclopedie de la guerre: recueil mensuel illustré de documents et pièces rares. Publié avec le concours des amateurs, collectioneurs, chercheurs, historiens, archivistes, bibliothécaires français, alliés, neutres», diretto da John Grand-Carteret.

[9] Un riscontro degli scambi emerge dalla lettera proveniente dagli USA datata 19 luglio1918, conservata nell'Archivio della Harvard College Library (Correspondence 1884-1974, Folder 1918-1919, Bo, UAIII50.8.116, Box 81); Archivio che ringrazio per la ricerca e l'invio del materiale. Sulle criticità dovute al conflitto nella circolazione libraria in Europa e sulle conseguenze per le acquisizioni da parte della biblioteca di Harvard, cfr. William Bentick-Smith, Building a great library: the Coolidge years at Harvard, Cambridge (Mass.): Harvard University Library, 1976, p. 123-125; per la collezione di opuscoli della guerra posseduti, si acceda al sito della biblioteca: http://hcl.harvard.edu/collections/pamphlets.

[10] Cfr. G. Fumagalli, Una raccolta di libri cit. Le collezioni di vario materiale nate sull'onda della guerra in alcune biblioteche pubbliche o presso privati, saranno menzionate da Fumagalli in Giornali di soldati cit., p. 60-61, ove fra l'altro egli segnalava che il fondo Bertarelli era confluito nella sezione guerra ospitata all'interno del Castello Sforzesco milanese. Sulla documentazione lì riunita, cfr.: Saggio bibliografico della guerra mondiale: con indicazioni di fonti documentarie, a cura di Augusto Trabucchi. Milano: Gruppo d'azione per le scuole del popolo, 1929; preceduto dall'opuscolo L'archivio della guerra e la raccolta Mataloni. Milano: Stabilimento tipo-litografico Stucchi, Ceretti e C., 1927; inoltre il successivo Catalogo bibliografico della guerra mondiale 1914-1918: con una notizia sulle raccolte documentarie dell'archivio di guerra. Milano: Tipografia A. Cordani, 1939. Si veda sempre di Giuseppe Fumagalli, Raccolte bibliografiche della guerra: le collezioni della Biblioteca universitaria di Bologna, «L'Italia che scrive», 1 (1918), n. 1, p. 4; l'articolo usciva proprio nel primo fascicolo con cui Angelo Fortunato Formiggini lanciava la rivista bibliografica da lui fondata. In veste di capitano ed editore, Formiggini aveva tra l'altro espresso le sue riflessioni sulle biblioteche per i soldati e da campo, nonché sulle case del soldato, nella sua Lettera ai combattenti, scritta e stampata un anno dopo l'inizio della guerra (Genova: A.F. Formiggini, 1916). Per un elenco completo degli scritti di Giuseppe Fumagalli, si consulti la Bibliografia da lui medesimo redatta, con una nota introduttiva di Guido Mazzoni. Firenze: Sansoni, 1940.

[11] Cfr. rispettivamente, G. Fumagalli, Una raccolta di libri cit., e Raccolte bibliografiche della guerra cit. In quest'ultimo Fumagalli divulgava alcuni dati parziali concernenti le accessioni: ad esempio, nel primo bimestre 1918 facevano ingresso 990 unità, di cui 184 volumi (96 acquisti e 88 doni), 806 opuscoli (83 acquisti e 723 doni), nonché circa 150 fascicoli di periodici fra cui 12 di nuove testate. Inoltre, nel mese di febbraio di quell'anno egli aveva deciso d'introdurre uno speciale registro per il materiale minore, che in quel solo mese aveva preso nota di ben 1228 pezzi. Attualmente, tra i fondi speciali moderni indicati nel sito della Biblioteca universitaria di Bologna (www.bub.unibo.it), esso viene stimato in circa 10.000 unità tra volumi e opuscoli, più tutta l'altra documentaria varia, incremento dovuto alla ripresa delle accessioni avvenute anche in epoca posteriore alla direzione Fumagalli; per la preziosa collaborazione fornitami durante la ricerca in questa sede, ringrazio il dott. Michele Catarinella. Cfr. inoltre, La raccolta della guerra della Biblioteca universitaria, «L'Archiginnasio», 13 (1918), n. 1-2, p. 70-71; e Lodovici Massimo, Una battaglia di carta: la raccolta bibliografica della guerra di Giuseppe Fumagalli (Biblioteca universitaria di Bologna) [tesi di laurea]. Bologna: Università di Bologna, 1986-1987.

[12] Fumagalli, in Una raccolta di libri cit., descriveva in questi termini l'ex libris, visibile nella sezione dedicata al fondo nel sito della BUB: «è la figura austera della Storia la quale ammucchia e custodisce i volumi che narrano le vicende dell'immane conflitto, mentre nello sfondo ardono tuttavia le case ed i cannoni puntano minacciosi le bocche al cielo». Sul suo disegnatore, cfr.: Ritorno a Budrio: l'arte di Augusto Majani: 1867-1956, a cura di Alessandro Molinari Pradelli. Bologna: Bononia University Press, 2007; Augusto Majani Nasica 1867-1959: pittore, illustratore e uomo di spirito, a cura di Alessandro Molinari Pradelli, Giancarlo Roversi, Antonio Storelli. Modena: Panini, 2002; Francesco Nicita, L'informazione secondo Nasica, «Bologna ieri, oggi, domani», 37 (1995), p. 12-13. Si osservi, inoltre, che il disegno creato da Majani per questo ex libris veniva riprodotto a uso di cartolina postale circolando così anche all'esterno in maniera autonoma, come si può riscontrare non solo nell'archivio storico della BUB, Serie 1918-1921, cap. F2, fasc. Guerra, ma anche in quello intestato a Giuseppe Fumagalli del Fondo Orvieto conservato nell'Archivio contemporaneo Bonsanti, Gabinetto Vieusseux, in Serie I. Corrispondenza generale; l'elenco dei 22 documenti si ricava dall'inventario online, a partire da www.vieusseux.it/. Queste cartoline postali prestampate lasciano a destra lo spazio bianco per l'indicazione del destinatario, mentre a sinistra recano la riproduzione dell'incisione dell'ex libris di Majani, con la precisa dicitura Raccolta bibliografica della guerra delle nazioni.

[13] G. Fumagalli, Una raccolta di libri cit.

[14] Elenco di oltre trecento pubblicazioni sulla parte avuta dall'Italia nella grande guerra. Rome: The Library for American Studies in Italy, 1921. L'esemplare consultato in Archiginnasio reca fra l'altro sul frontespizio la dedica dell'autore «All'amico Sorbelli affettuosamente». Inoltre Fumagalli in Chi l'ha detto? (7. edizione riveduta ed arricchita, aggiunte le frasi storiche della grande guerra. Milano: Hoepli, 1921), ricordando l'enorme lavoro fatto per la raccolta bolognese- nonché per quella romana della Biblioteca del Risorgimento che egli fu chiamato a riordinare- insisteva sulla «povertà della bibliografia italiana della guerra», indicando un unico lodevole esempio (citazione dalla 9. edizione. Milano: Hoepli, 1946, p. 557, disponibile in http://books.google.it/). Questo era il Saggio bibliografico sulla Guerra mondiale: volumi, opuscoli, articoli sulla Guerra 1914-1918, pubblicati a tutto dicembre 1925 di Ulderico Barengo e Oete Blatto (Torino: Alere Flammam, 1926), in cui si registravano circa 10.000 titoli sia italiani sia stranieri. L'edizione di Chi l'ha detto? del 1921 veniva recensita proprio da Adolfo Orvieto- che si firmava con lo pseudonimo di Lector- su «Il Marzocco», 20 novembre 1921, p. 1-2, esordendo con queste riflessioni: «In una raccolta di citazioni che si ristampa dopo il cataclisma, a cura di chi ha messo insieme la più ricca collezione di suppellettile bibliografica relativa alla guerra, era naturale che trovasse posto un capitolo sulle frasi storiche sbocciate fra il 1914 e il 1919: non più di un centinaio, fra italiane, che sono la maggioranza, e francesi e tedesche, ma con una documentazione minuta e precisa, tanto più ardua qui perché si trattava di materiale nuovo, non ancora passato al vaglio della critica erudita [...]»; la recensione è consultabile all'interno del summenzionato sito del Vieusseux. Inoltre, per quanto riguarda le compilazioni bibliografiche coeve, in apertura del conflitto Piero Barbèra aveva steso una Bibliografia della preparazione: catalogo di pubblicazioni italiane sulla guerra, agosto 1914- maggio 1915 (Milano: ATLI, [1915]), lavoro che Fumagalli richiamava nel suo Una raccolta di libri cit. A proposito di simili iniziative bibliografiche, qui egli le giudicava estremamente lodevoli- anche perché faticosissime- apparendogli inoltre, idealmente, quali supplementi al ponderoso lavoro di Johann Pohler, riconoscibile nella Bibliotheca historico-militaris. New York: Burt Franklin, 1887-1899. Di Barbèra era anche l'articolo La stampa e la guerra in Italia. In: Atti del congresso del libro, Milano, 2-5 aprile 1917. Bologna: Zanichelli, 1918, p. 1-14; riedito con il titolo La produzione del libro in Italia nel periodo della guerra, «Nuova Antologia: rivista di lettere, scienze ed arti», 1 luglio 1917, p. 57-68. Sull'argomento segnalo la parte iniziale di Loretta De Franceschi, Writing and publishing in Italy during the Great War. In: Proceedings of the International Conference specters of the Great War, Dartmouth College, May 15th-17th, 2014, edited by Graziella Parati. Madison: Fairleigh Dickinson University Press, in corso di pubblicazione. Nel dopoguerra, invece, subito prima dell'Elenco di Fumagalli usciva anche la Bibliografica ragionata della guerra delle nazioni: numeri 1-1000: scritti anteriori al 1 marzo 1916 di Alberto Lumbroso, con una lettera di Antonio Salandra (Roma: La «Rivista di Roma», 1920); il volume consultato nella BUB mostra la particolarità di avere in alto e al centro del frontespizio il timbro di colore rosso Lib SG, monogramma corrispondente a sgradito, marchio apposto in epoca fascista.

[15] Si veda l'introduzione di Giovanni Di Domenico a Giuseppe Fumagalli, Della collocazione dei libri nelle pubbliche biblioteche. Manziana: Vecchiarelli, 1999, in particolare p. XIX-XXI. Nella prefazione al suo libro (Firenze: Sansoni, 1890), Fumagalli tra l'altro affermava di essersi dato due precisi obiettivi nell'affrontare il tema della collocazione, ovvero, «quali siano le molteplici e minuziose pratiche dell'ordinamento materiale dei libri, e l'altro, quello di spezzare una lancia in odio all'antico e diffuso pregiudizio che non si possano avere biblioteche bene ordinate, anzi neppur degne di questo nome, se non disposte razionalmente secondo gli argomenti» (p. VI).

[16] G. Fumagalli, Una raccolta di libri cit.: «In questo catalogo s'inseriscono anche le schede di spoglio dei principali articoli relativi alla guerra che compaiono nelle riviste, nei giornali e negli atti accademici posseduti [...] perché se la Biblioteca dell'Università di Bologna è scarsamente provvista di riviste di coltura generale, è abbastanza fornita di periodici scientifici, ed in grazia poi delle pubblicazioni che l'Accademia delle Scienze dell'Istituto di Bologna riceve in cambio dei suoi atti da tutte le nazioni civili e deposita presso di lei, è la terza fra le biblioteche pubbliche del Regno per numero di pubblicazioni periodiche straniere».

[17] Ibidem.

[18] Si vedano le prime due versioni: Giuseppe Fumagalli, Raccolta bibliografica della guerra delle nazioni: schema della classificazione. Bologna: Coop. Tip. Mareggiani, [1917]; bozze di stampa che risultano come III redazione, settembre 1917. Con il medesimo titolo seguono le bozze di stampa della IV redazione, ottobre 1918 (Bologna: Cooperativa tipografica Mareggiani, [1918]). In entrambi i fascicoli, tale indicazione è impressa sul margine superiore destro della prima pagina che funge da frontespizio, recante fra l'altro anche la riproduzione dell'ex libris.

[19] Ivi, p. 2.

[20] Ivi, p. 3.

[21] Qui si riepiloga il numero parziale dei soggetti di ogni classe, rispettivamente nel 1917 e nel 1918: A, 0) Introduzione al catalogo. 18, 40; B, 1) Studio dell'ambiente […]. 122, 144; C, 2) Storia della guerra. 113, 146; D, 3) Aspetti [...]. 129, 186; E, 4-5) Accanto alla guerra [...]. 52, 65; F, 6) Conseguenze [...]. 76, 139; G, 7) La pace [...]. 17, 30; H, 8) Varietà letterarie [...]. 32, 44; I, 9) Archivi [...]. 114, 144.

[22] Nello schema del 1917 si contano solamente sei suddivisioni per lingua dei periodici, limitate ai principali idiomi europei.

[23] G. Fumagalli, Schema della classificazione cit., 1918, p. 18.

[24] Curiose alcune delle voci previste in quest'ambito: Psicologia del combattente: atti di coraggio, panico ecc.; Figure e stati d'animo diversi: il guerrafondaio, il panciafichista [termine polemico per pacifista], il grincheux [scorbutico], il miles gloriousus [fanfarone], l'imboscato o ciclamino, il pelandrone, il poilu [coraggioso] ecc.; cfr. ivi, p. 19.

[25] Ivi, p. 29.

[26] Nella versione del 1917 la classe è intestata solo a La pace, con 17 soggetti.

[27] Fumagalli nel 1918 li divide in sei tipi: giornali e giornalismo di trincea e dei campi di prigionieri; studi, raccolte e cataloghi; giornali italiani del fronte [...]; giornali italiani ad uso dei soldati; giornali stranieri del fronte; giornali delle terre invase. Una nota avvisa che i giornali di propaganda nemica sono invece inseriti nella classe C (2).

[28] Si veda la nota in G. Fumagalli, Schema della classificazione cit., 1918, p. 42. La suddivisione geografica da lui creata è la seguente: 0. Generalità; 1. Italia e colonie [...]; 2. Francia e colonie. Belgio; 3. Inghilterra e colonie; 4. Portogallo; 5. Russia, Serbia e Montenegro, Romania; 6. Imperi centrali, Bulgaria, Turchia; 7. Stati neutrali europei; 8. Stati indipendenti dell'Asia e dell'Africa, belligeranti e neutrali; 9. Stati indipendenti dell'America, del Nord e del Sud, belligeranti e neutrali. Fumagalli indicava inoltre di collocare il materiale minore, disteso o ripiegato, all'interno di apposite cartelle e buste.

[29] Ivi, p. 49. Quest'ultima divisione I (9) prevedeva nel 1918 anche due appendici (assenti nella versione del 1917). La prima (I a) per le Miscellanee documentate, ovvero buste che dovevano contenere la documentazione di particolari avvenimenti ed episodi sia d'importanza storica (ad esempio il volo di d'Annunzio su Vienna), sia aneddotici, ordinate cronologicamente. La seconda (I b), denominata Bianco e nero di guerra, per le produzioni grafiche di notevole valore artistico (ad esempio litografie, acqueforti ecc., anche a colori), in ordine alfabetico per artista. Alcuni di questi materiali sono stati esposti dalla BUB, cfr. il catalogo dattiloscritto Natale di guerra in biblioteca: mostra bibliografica dal fondo"Guerra delle nazioni". Bologna: Biblioteca universitaria, 2001.

[30] Giuseppe Fumagalli; Rosalia Corrado, La sezione della Guerra 1914-1918 nella R. Biblioteca, Museo e Archivio del Risorgimento di Roma, «Accademie e biblioteche d'Italia: annali della Direzione generale delle accademie e biblioteche», 1 (1927-1928), n. 4, p. 27-63; per il catalogo da p. 37.

[31] Ivi, p. 62 e cfr. anche p. 36; qui la sezione è molto più sintetica di quella del 1918, menzionando solo le principali tipologie documentarie degli archivi minori.

[32] Ivi, p. 49; si osservi che Fumagalli non appone il punto dopo le prime tre cifre.

[33] Nel 1918, la lista delle nazioni straniere, più concisa, occupava la porzione finale della classe Conseguenze e influssi della guerra, ora alla lettera (g) con poche variazioni.

[34] G. Fumagalli; R. Corrado, La sezione della Guerra cit., p. 61. Per un'idea generale dei codici di classificazione- le cui estensioni sono molto variabili all'interno di ogni classe e divisione- si riportano per ognuna gli estremi della notazione attribuiti: a) Introduzione al catalogo, da 01 a 08; b) Studio dell'ambiente [...], da 101 a 1995; c) Storia della guerra, da 200 a 299; d) Aspetti [...], da 3001 a 3958; e) Accanto alla guerra [...], da 400 a 474; f) Echi e riflessi [...], da 50 a 546; g) Conseguenze [...], da 600 a 6402; h) La pace [...], da 70 a 799; i) Varietà letterarie, da 801 a 826.

[35] Riguardo al già annunciato indice alfabetico dei soggetti della classificazione, anche questa volta Fumagalli, insieme alla sua collaboratrice, avvisava «che non abbiamo creduto opportuno per ora di pubblicare, ma che è a disposizione degli studiosi in biblioteca» (ivi, p. 36).

[36] Ivi, p. 28; qui si può leggere anche delle difficoltà economiche subentrate in biblioteca e di quanto gravassero sul fondo: «E fu un vero peccato che, dopo la pace, la raccolta non abbia potuto, per insufficienza di fondi di quell'istituto, essere tenuta in corrente».

[37] G. Fumagalli, R. Corrado, La sezione della Guerra cit., p. 34. In questo saggio infatti, nelle pagine di presentazione del catalogo classificato bolognese (34-36), Fumagalli ritornava sull'argomento delle bibliografie della guerra e delle loro suddivisioni tematiche, le quali gli apparivano estremamente sommarie. Se il già citato Saggio bibliografico di Barengo e Blatto rappresentava l'unico esteso censimento delle pubblicazioni sul conflitto, riguardo alla classificazione si mostrava però «irrilevante, dati i criteri soggettivi di selezione adottati dagli autori»; analogamente, egli considerava «appena abbozzata» la struttura sistematica della Biblioteca e museo della guerra di Parigi, poi trasferita nel Castello di Vincennes. Era invece totalmente diverso il caso della collezione lionese che- nonostante i limiti del sistema- usava le tavole Dewey, ma «opportunamente ampliate» in modo tale da riuscire a entrare nel dettaglio del materiale sulla guerra, nonostante le notazioni lunghe una ventina di cifre: e certo «Non si può dire che sia una segnatura molto semplice e mnemonica!». Per quanto riguarda il catalogo della raccolta parigina, esso usciva a partire dal 1921 diviso in vari volumi corrispondenti ai singoli fondi, grazie a Charles Appuhn, e con prefazione di Camille Bloch. Il fondo italiano, invece, veniva descritto da Paul Henri Michel, in Catalogue du Bibliothèque et Musée de la Guerre [...]: catalogue méthodique du fonds italien de la bibliothèque. Paris: A. Costes, 1923; i vari volumi sono rintracciabili in data.bnf.fr/. Fumagalli ribadirà che la sua classificazione «è la più ampia che sia mai stata tentata», anche in Giornali di soldati cit., p. 60.

[38] Si veda Giacomo Perticone, Letteratura e bibliografia di guerra, «Accademie e biblioteche d'Italia», 9 (1935), n. 6, p. 550; il passo così prosegue: «E tutto andrebbe bene se questi casellari rigidi potessero poi applicarsi! Ma è noto come la difficoltà di determinare, con quella precisione richiesta e imposta da una precisa tavola, il contenuto di un libro, si è dimostrata insuperabile: donde il valore genericamente indicativo dei faticosissimi cataloghi metodici, pure utili nella loro approssimazione. Per questa e per altre ragioni non ci sembra consigliabile adottare un sistema di classificazione numerica e minuta». Cfr. inoltre, Henri Lemaitre, Les collections d'imprimés relatifs à la guerre en Belgique et en Italie. Paris: Jouve, 1925, p. 9-10, che nella sua panoramica si limita comunque a cenni descrittivi sul fondo bolognese e sul suo ampio «cadre de classement méthodique».