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Non solo giacimenti:
la cultura del servizio nelle biblioteche musicali

di Anna Bilotta

Le biblioteche musicali sono biblioteche speciali?

Le biblioteche speciali sono spesso definite per negazione; non sono biblioteche accademiche, pubbliche o scolastiche, ma biblioteche la cui varietà di missioni, obiettivi, servizi, rende difficile una definizione unica che includa ogni specificità1. Questa la definizione data dallo standard ISO 2789:2013(E) Information and documentation - International library statistics: «independent library covering one discipline or particular field of knowledge or a special regional interest», a cui segue la nota «the term 'special library' includes libraries primarily serving a specific category of users, or primarily devoted to a specific form of document, and libraries sponsored by an organization to serve its own work-related objectives»2.
Lo standard elenca poi alcune delle tipologie di biblioteca che rientrano in questa definizione3: government libraries; health-service libraries/medical libraries; libraries of professional and learned institutions and associations; industrial and commercial libraries; media libraries; regional libraries; other special libraries (tra queste annovera ad esempio le biblioteche di associazioni di volontariato, di musei e istituzioni religiose).
Si tratta quindi di biblioteche che, indipendentemente dalla loro appartenenza pubblica o privata, servono un pubblico specializzato con raccolte altrettanto specializzate (e spesso ibride) e che svolgono un ruolo importante per l'istituzione di cui fanno parte, per il personale e gli utenti.
Data questa premessa è possibile considerare le biblioteche musicali delle biblioteche speciali? Nel senso più ampio del termine si definiscono biblioteche musicali quelle istituzioni che conservano, non necessariamente in maniera esclusiva, fonti musicali o materiali di interesse musicale quali libri e trattati, spartiti, partiture a stampa e manoscritte, codici liturgici, nastri, dischi, video, libretti d'opera e testi per musica, materiali epistolari e documentari pertinenti alla storia di musicisti e istituzioni musicali, strumenti musicali:

The term 'music library' is used to describe any ordered collection of music, whether in the public or the commercial sector. It embraces collections in public, academic (school, college, university, conservatoire), national and private libraries. It is used to describe specialist collections held by broadcasting and orchestral organizations, and by other specialist music providers such as music publishers, organizations for the disabled and composer-specific archives or sections of other archives. It may be used to describe vast specialist collections, with millions of titles, such as those within national libraries, or substantial metropolitan music libraries with all formats of music materials, or it may loosely identify a relatively small collection of CDs and scores in a branch library4.

In questa definizione rientrano quindi le biblioteche di università, conservatori e scuole di musica, centri di ricerca, associazioni, bande, teatri, enti televisivi e radiofonici, ma anche le branche e i fondi musicali di biblioteche nazionali e pubbliche, di enti religiosi, di musei e archivi, di privati5.
È facile constatare, quindi, per la natura fortemente specializzata delle raccolte, per la varietà di materiali e di supporti, per la forte specializzazione del personale ma anche degli utenti che di queste raccolte si servono, che le biblioteche musicali, nelle varie tipologie in cui si presentano e nelle numerose sfumature che le caratterizzano, rientrano a pieno diritto tra le biblioteche speciali6.

Biblioteche e bibliotecari musicali: funzioni, servizi, requisiti

Spesso le biblioteche musicali vengono considerate più per il loro patrimonio che per il configurarsi come strutture organizzate con specifici servizi e funzioni. La letteratura professionale, infatti, sia in ambito italiano che internazionale, è ricca di contributi in materia di conservazione, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio musicale, nonché sull'importanza di garantire l'accessibilità a queste risorse, in prima battuta attraverso una catalogazione che rispetti standard precisi7. Ma una biblioteca musicale, come ogni altra biblioteca, non si riduce soltanto alle sue collezioni; ognuna ha infatti una specifica missione da realizzare attraverso un'offerta articolata di servizi e attività, in spazi dedicati, con le adeguate tecnologie e mediante l'impiego di personale specializzato. Un ruolo fondamentale per la difesa e l'affermazione delle biblioteche musicali in quanto servizi è svolto dall'International Association of Music Libraries, Archives and Documentation Centres (IAML), associazione fondata nel 1951, che conta attualmente circa duemila soci in oltre cinquanta paesi del mondo e riunisce biblioteche musicali e dipartimenti musicali di biblioteche pubbliche e private, biblioteche di istituti di istruzione musicale come conservatori e università, archivi di radio e orchestre, centri di documentazione musicale, editori e distributori musicali, e che pone tra i suoi obiettivi fondamentali, oltre al censimento, alla catalogazione e al controllo bibliografico dei documenti musicali, la promozione di questi istituti per diffondere maggiore consapevolezza del loro ruolo culturale, la cooperazione tra istituti diversi, la formazione e l'aggiornamento professionale del bibliotecario musicale, figura variamente collocata dal punto di vista amministrativo nei diversi contesti nazionali e a cui è sempre più richiesta una forte specializzazione.
Rispetto a quest'ultimo punto, pur nella varietà di funzioni che ciascuna biblioteca musicale può assumere, l'elemento irrinunciabile che accomuna le diverse tipologie risiede senz'altro nella professionalità e nella specializzazione del personale che si dedica all'informazione musicale. Già nell'agosto del 1980 IAML aveva presentato a Cambridge degli standard sui requisiti dei bibliotecari musicali, tradotti in italiano nel documento Le biblioteche musicali: un problema storico, più noto come «Libro bianco»8. Tra i requisiti fondamentali, secondo l'associazione, un bibliotecario musicale deve possedere:
- una buona conoscenza pratica di biblioteconomia musicale, di biblioteche musicali, dei principi di amministrazione di queste biblioteche, del commercio dei materiali musicali, degli strumenti per la ricerca come pubblicazioni a carattere musicologico, bibliografie, indici tematici, discografie e cataloghi;
- la capacità di leggere e analizzare la musica;
- la conoscenza della musica nella società, della storia della musica, degli strumenti musicali, della storia musicale locale e del repertorio musicale;
- la capacità di leggere il maggior numero possibile di lingue straniere;
- la capacità di elaborare politiche e metodologie indispensabili per la gestione di una sezione musicale o di una biblioteca musicale, di collaborare con profitto con gli amministratori da cui dipende, di relazionare sulle attività della biblioteca, di sviluppare una politica di gestione a lungo termine;
- la capacità di fornire un servizio agevole ed efficiente agli utenti della biblioteca.

Inoltre, sempre secondo IAML, i programmi di formazione professionale per bibliotecari musicali devono comprendere:
- un diploma di scuola superiore conseguito presso una scuola nazionale di biblioteconomia o il suo equivalente, a seconda del tipo di biblioteca musicale in questione;
- corsi speciali in biblioteconomia musicale;
- capacità di suonare almeno uno strumento musicale;
- esperienza di lavoro, anche di tirocinio o volontariato, in una biblioteca musicale;
- un programma di educazione permanente per bibliotecari musicali in servizio che dia loro la possibilità di aggiornarsi in biblioteconomia musicale e generale, in management e in automazione.

Senza dimenticare che si tratta in maniera piuttosto evidente di standard elaborati quasi quarant'anni fa, va sottolineato come sin da allora si richieda ai professionisti che operano nelle biblioteche musicali un percorso formativo articolato e una certa ampiezza e varietà di competenze, che definiscono una figura in cui sia forte la componente interdisciplinare e gli studi di biblioteconomia e di bibliografia siano sostegno per gli studi musicali, anche di tipo pratico.
Qualche anno dopo, durante la conferenza internazionale IAML IASA tenutasi a Como nel 1984, furono presentati gli standard relativi ai requisiti delle biblioteche degli istituti di istruzione musicale, anch'essi tradotti nel «Libro bianco» e riguardanti lo staff, la sede, il patrimonio e i finanziamenti9:
- staff: si richiede almeno un bibliotecario specializzato in biblioteconomia musicale con autorità assoluta nella gestione della biblioteca (in materia di acquisizioni, prestiti, catalogazione), che sia membro del consiglio scolastico (considerato il sussidio indispensabile della biblioteca agli studenti); il bibliotecario deve essere poi coadiuvato da più di un assistente di biblioteca a tempo pieno dotato di nozioni musicali, il cui numero aumenti in proporzione al numero di utenti e di volumi;
- sede: si richiede almeno un posto di lettura e un posto di ascolto ogni 25 utenti se il loro numero non supera i 500, altrimenti un posto ogni 50 utenti; libero accesso agli scaffali, possibilità di fare registrazioni, sala di prova con pianoforte o tastiera elettronica, magazzino di deposito;
- patrimonio: la biblioteca deve essere dotata di libri per il prestito e per la consultazione, di periodici, musica, materiali d'orchestra, documenti sonori sufficienti a coprire il repertorio di base e le necessità della scuola (nelle biblioteche di nuova istituzione si deve prevedere un patrimonio minimo di 3.000 titoli);
- finanziamento: il budget deve essere sufficiente per l'acquisto di un libro di testo o di due partiture o di due documenti sonori per alunno per anno (in un istituto di nuova istituzione, o con meno di 500 alunni, bisogna prevederne il doppio).

Anche in questo caso i requisiti previsti risentono del tempo trascorso; tuttavia si nota, ancora una volta, l'importanza attribuita alla specializzazione del bibliotecario (necessariamente supportato da assistenti con una minima formazione musicale). Altrettanto importanti sono gli spazi della biblioteca, le dotazioni tecnologiche e i materiali non cartacei, quasi a testimoniare un ruolo in un certo senso pionieristico delle biblioteche musicali in materia di varietà e integrazione tra formati e supporti diversi all'interno delle collezioni.
Più di recente, proprio per rispondere ai cambiamenti legati alla diffusione delle nuove tecnologie, l'IFLA Audiovisual and Multimedia Section ha pubblicato delle linee guida per i materiali audiovisivi e multimediali nelle biblioteche e in altre istituzioni, cosciente della rivoluzione tecnologica che ha investito le biblioteche di ogni tipologia: «[...] Information and communications technologies were breaking down traditional distinctions between public, academic, national and special libraries as far as media handling and access were concerned»10. Il documento quindi intende rivolgersi a tutte le biblioteche e i servizi di informazione che hanno a che fare con documenti sonori, documenti con immagini fisse e in movimento, documenti multimediali e servizi speciali (in particolare nel caso di biblioteche per bambini e ragazzi e centri linguistici), in termini di sviluppo delle collezioni, catalogazione, conservazione e accesso.
Con particolare riferimento allo staff della biblioteca, l'IFLA sottolinea l'importanza di affidare la gestione dei materiali audiovisivi e multimediali e dei servizi connessi (anche nelle istituzioni più piccole) a personale con specifiche competenze di tipo intellettuale, tecnico e legale, che sia consapevole delle potenzialità di queste risorse e che consideri l'accesso a questo materiale e alle attrezzature preposte come un normale aspetto del servizio di biblioteca: «Users should be offered the same level of service for audiovisual and multimedia, that the library offers regarding printed materials. All library staff should have an understanding of the complementarity of these collections in order to give reliable and complete advice to the user»11. Ancora una volta si ribadisce l'importanza della formazione continua, particolarmente necessaria per gli specialisti delle risorse audiovisive e multimediali data la rapida evoluzione di supporti, formati, tecniche.
Il documento evidenzia poi il ruolo strategico della cooperazione con le altre biblioteche, che si dimostra sempre più possibile e vantaggiosa per gli acquisti, la catalogazione (basata su standard riconosciuti e condivisi)12, la conservazione e la digitalizzazione, la formazione.
Sull'acquisizione di competenze in materia di nuove tecnologie insiste anche il documento elaborato nel 2002 da David Hunter della University of Texas di Austin per conto della Music Library Association13, dal titolo Core competencies and music librarians14. L'approccio adottato da Hunter si propone come il più inclusivo possibile, per comprendere la più ampia varietà di contesti occupazionali; tra le principali competenze del bibliotecario musicale l'autore individua otto categorie:
- professional ethos: il lavoro del bibliotecario musicale deve contribuire al perseguimento degli obiettivi dell'istituzione nel suo complesso; il bibliotecario deve riconoscere le diverse tipologie di utenti e incoraggiare tutti nelle loro richieste, deve monitorare costantemente l'efficacia dei materiali e dei servizi forniti, comunicare in maniera efficace ed essere attivo nella comunità professionale;
- training and education: al bibliotecario musicale è richiesto un livello di istruzione superiore in musica, la capacità di leggere la musica e una certa esperienza da musicista, una laurea in biblioteconomia e scienze dell'informazione, la conoscenza di almeno una lingua oltre l'inglese, la familiarità con una varietà di metodi di ricerca;
- reference and research: il bibliotecario musicale deve avere un'ampia conoscenza dei formati, conoscere gli strumenti per l'accesso alle informazioni, valutare la qualità delle fonti, creare indici, cataloghi e bibliografie per migliorare l'accesso alle raccolte locali e alla letteratura musicale, fornire risposte accurate;
- collection development: deve saper sviluppare collezioni che soddisfino le esigenze degli utenti (sia presenti che futuri) indipendentemente dal formato, tenersi aggiornato sui cambiamenti artistici, commerciali, accademici ed editoriali in campo musicale, mantenere forti legami con i venditori, garantire l'accesso alle risorse mediante database, garantire la disponibilità di fondi sufficienti per l'acquisizione e la conservazione dei materiali anche partecipando a progetti di digitalizzazione;
- collection organization: i materiali musicali devono essere organizzati in modo da soddisfare le esigenze e le aspettative degli utenti; la catalogazione deve soddisfare gli standard; il bibliotecario deve garantire la condivisione dei dati catalografici e che gli utenti abbiano adeguato accesso al catalogo e ai materiali, deve lavorare per migliorare i sistemi di gestione dei dati della biblioteca, con l'obiettivo di integrare le attività di acquisizione, catalogazione e circolazione;
- library management: il bibliotecario deve saper gestire il budget, garantire un uso ottimale di strutture, materiali e servizi, selezionare, formare, aggiornare e valutare il personale in un ambiente di fiducia e rispetto, saper identificare e ottenere fonti di finanziamento e partnership sia all'interno che all'esterno dell'istituzione, garantire che non vi siano ostacoli all'accesso;
- information and audio technology and systems: il bibliotecario deve aggiornarsi sugli sviluppi di hardware e software e deve conoscere i sistemi di comunicazione e i media, deve raccomandare, pianificare, implementare e valutare l'installazione di nuove tecnologie (in particolare audio) e utilizzarle per migliorare i servizi;
- teaching: il bibliotecario deve informare e formare gli utenti (reali, virtuali e potenziali), gli amministratori e i finanziatori con tutti i mezzi (carta, e-mail, siti web, lezioni, presentazioni, consulenze individuali, radio, televisione, registrazioni, spettacoli, mostre), collaborare con docenti, interpreti e ascoltatori per progettare curricula efficaci, per creare spettacoli interessanti e favorire l'apprendimento permanente, promuovere un uso efficace delle tecnologie, guidare nella scelta dei materiali e delle informazioni a cui gli utenti hanno accesso.

Hunter articola in maniera dettagliata un'ampia varietà di competenze che hanno sì a che fare con la gestione delle collezioni, l'organizzazione dei servizi, le tecnologie, ma, inevitabilmente, non sono soltanto il frutto di studi specifici (per quanto interdisciplinari e necessari di costante aggiornamento) e riguardano anche etica, valori e attitudini personali. Emerge, quindi, la figura complessa di un professionista altamente qualificato e specializzato, come ribadisce la stessa Music Library Association:

A music librarian is a librarian qualified to specialize in music. A broad musical background is essential, for music of any style, medium, or era can find a place in a library. Aptitude and training in both music and librarianship are necessary. […] Music librarians work in large research libraries such as the Library of Congress or the New York Public Library; in the music section or branch library in universities, colleges, and conservatories; in public libraries; in radio and television station libraries; with music publishers and dealers; with musical societies and foundations; and with bands and orchestras. […] The traditional responsibilities of librarians are at the heart of most music librarians' activities: organizing, cataloging, and maintaining collections; providing instruction in use of the library; answering reference inquiries; selecting music, books, journals, recordings, microforms, and sometimes manuscripts and other rare materials for acquisition. Music librarians recommend means of preservation and housing of materials in their custody and use electronic bibliographic and reference resources to their full potential. Beyond these typical responsibilities, the activities of music librarians will reflect the nature of the institution where they are employed and their personal interests. For example, they may plan exhibits and concerts, and collaborate with other institutions in organizing lectures, classes, or other public programs. In a conservatory or university school of music, librarians often order or rent the music needed by student performing ensembles-orchestra, band, opera workshop, and chamber groups. […] Librarians can take an active role in music scholarship by compiling bibliographies, pursuing research, or writing reviews of new publications. They often teach music bibliography and other classroom subjects within their areas of specialization. As members of professional organizations, they may serve on local, national, or international committees devoted to issues such as electronic information storage and retrieval, cataloging standards, education for librarianship, preservation, and library management15.

Si afferma ancora una volta quanto sia importante e indispensabile per il bibliotecario musicale il possedere una formazione sia biblioteconomica che musicale, indipendentemente dalla tipologia di biblioteca (che si tratti di biblioteche pubbliche, conservatori, orchestre o università), alle cui funzioni e attività tradizionali di qualsiasi bibliotecario si aggiungono le specificità legate all'istituzione in cui opera. Se si pensa poi all'evoluzione, avvenuta negli ultimi anni, dei formati e dei supporti delle risorse musicali non a stampa e a tutto ciò che questo comporta in termini di gestione, conservazione e performance, è evidente come ai bibliotecari musicali si richieda, forse più che agli altri, non soltanto la conoscenza di un'ampia varietà di materiali, di fonti, di strumenti, di piattaforme, ma anche la capacità di affiancare ai materiali tradizionali un'adeguata offerta digitale fruibile a distanza ma anche in spazi attrezzati e di formare i propri utenti all'uso consapevole e responsabile di questa varietà di risorse.

Le biblioteche dei conservatori e degli istituti di musica

Tra le varie tipologie di biblioteche musicali a cui si è fatto finora riferimento figurano le biblioteche degli istituti che si occupano della formazione musicale. Nel nostro paese si tratta, in particolare, dei conservatori e degli istituti superiori di studi musicali, le cui biblioteche hanno una storia antica, tanto da essere ufficialmente regolamentate già da un decreto datato 1918, in cui si legge: «Le biblioteche degli istituti musicali governativi sono aperte agli insegnanti e agli alunni degli istituti stessi, ed anche al pubblico durante l'anno scolastico dalle ore 9 antimeridiane alle 3 pomeridiane»16. E ancora: «Il bibliotecario sotto l'alta sorveglianza del direttore, ha la cura di tutto l'andamento della biblioteca, ed è il consegnatario responsabile di tutto il materiale ivi raccolto. Il bibliotecario è coadiuvato da un distributore-ordinatore di ruolo o da un incaricato [...]. Ha anche alla sua dipendenza un custode-inserviente con l'obbligo di attendere a tutti i lavori che gli competono e che gli siano assegnati dal bibliotecario»17. Questo primo decreto ha il merito di prevedere un'apertura a un pubblico più ampio rispetto all'utenza classica dell'istituto e declina le tipologie di personale preposto al lavoro di biblioteca, personale che verrà tuttavia riordinato circa quarant'anni dopo. Con una legge del 195818, infatti, sono abolite le figure del bibliotecario, del distributore-ordinatore e del custode-inserviente previsti dal precedente decreto, mentre compare una nuova figura di docente-bibliotecario, tuttora operante, assimilato allo stato giuridico di insegnante e di conseguenza soggetto alle stesse norme di assunzione e di retribuzione.
Lo status di insegnante è ribadito anche nel programma del concorso indetto nel 1967 per l'assunzione di bibliotecari nei conservatori di musica, in cui sono previste prove identiche a quelle dei concorsi per insegnante di storia della musica con l'aggiunta di un comma in cui si richiede ai partecipanti, fra le prove orali, di «dimostrare di possedere una diffusa conoscenza della bibliografia musicale antica e moderna, della biblioteconomia e della bibliotecnica»19. Tuttavia sarà soltanto nel 199020 che il Ministero della pubblica istruzione prenderà in seria considerazione gli standard internazionali elaborati da IAML nel 1980 e per la prima volta elaborerà delle specifiche prove d'esame per bibliotecario musicale.
Ma è la riforma del 199921 a rappresentare il vero momento chiave per l'organizzazione di questa tipologia bibliotecaria; con essa le biblioteche dei conservatori di musica e degli istituti superiori di studi musicali non dipendono più dall'Ispettorato per l'istruzione artistica ma afferiscono a quella che attualmente è nota come Alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM) del MIUR (insieme alle Accademie di belle arti, all'Accademia nazionale di arte drammatica, all'Accademia nazionale di danza e agli Istituti superiori per le industrie artistiche)22. Alla riforma ha fatto seguito il regolamento del 2003, in cui, con particolare riferimento alle biblioteche, si legge: «Le istituzioni di cui all'articolo 1, attraverso i propri statuti di autonomia e nel rispetto delle disposizioni del presente regolamento, disciplinano: a) l'istituzione, l'organizzazione, il funzionamento delle strutture amministrative, didattiche, di ricerca e di servizio e dei relativi organi, in correlazione alle specifiche attività formative e scientifiche, nonché alla conservazione, all'incremento ed alla utilizzazione del proprio patrimonio artistico, librario, audiovisivo e musicale»23.
Le biblioteche dei conservatori, incaricate (come si è visto, anche istituzionalmente) di custodire e valorizzare i beni musicali, oltre che di sostenere la didattica, lo studio e la ricerca musicale, costituiscono solo una piccola parte, ma preziosissima, degli istituti italiani deputati alla conservazione dei cosiddetti 'giacimenti musicali'. Il più ricco repertorio finora realizzato, noto come CABIMUS (Clavis archivorum ac bibliothecarum Italicarum ad musicam artem pertinentium)24, nel documentare analiticamente l'imponente e variegata realtà dei beni musicali del nostro paese, rileva infatti 1.918 biblioteche e archivi (pubblici e privati, di istituti di conservazione legati alla Chiesa, di accademie, bande, associazioni, collegi, scuole e università, enti lirici e radiofonici, musei e teatri) che conservano unità bibliografiche di interesse musicale (libri e trattati di musica, libretti, codici, manoscritti musicali, partiture, carteggi, documenti, manifesti, programmi, ma anche foto, dischi, strumenti). Tra questi si contano appena 57 biblioteche di conservatori e 20 di istituti musicali pareggiati che Giancarlo Rostirolla, curatore dell'opera, definisce però, biblioteche musicali per eccellenza «che svolgono un servizio insostituibile per l'utenza musicale e per il mondo internazionale degli studi»25. Si tratta di veri e propri serbatoi bibliografico-musicali di straordinaria rilevanza per la quantità e il pregio del materiale conservato, mete di consultazione e di ricerca da parte degli studiosi oltre che punto di riferimento per la didattica e la formazione degli allievi:

Le biblioteche di molti conservatori sono in realtà serbatoi di importanza storica eccezionale, ai quali hanno attinto fin dalla fine del secolo scorso i musicologi di ogni paese; esse rappresentano il punto di riferimento per chiunque voglia avviare ricerche sulla storia musicale e sui suoi protagonisti. Esse vanno quindi considerate nella duplice prospettiva di: 1) biblioteche di conservazione di rilevante importanza storica, non soltanto per la disciplina musicale, ma anche per la storia del teatro, della danza, delle tradizioni popolari, etc. 2) biblioteche didattiche, di ricerca, studio e consultazione sia per gli studenti interni al conservatorio, sia per gli studiosi esterni italiani e stranieri26.

Al fianco alle due missioni principali delle biblioteche dei conservatori e degli istituti di musica qui individuate, da una parte la conservazione e la valorizzazione del materiale musicale e dall'altra il supporto alla didattica, alla ricerca e all'alta formazione, si potrebbe individuare una terza missione, meno esplorata, che ha a che fare con la funzione culturale e sociale, nel senso più ampio del termine, e con il rapporto dell'istituzione con la comunità territoriale:

le biblioteche dei conservatori e degli Istituti superiori di studi musicali, per la speciale natura dei beni che conservano, assumono una finalità culturale che va ben oltre la funzione didattica che svolgono all'interno degli istituti di appartenenza, poiché gestendo e valorizzando il patrimonio della musica, contribuiscono in maniera determinante alla valorizzazione della musica stessa. Le attività di conservazione, valorizzazione, ricerca ed esecuzione del materiale musicale custodito nei conservatori vanno considerate come azioni integrate e tese a tutelare un bene, un sapere, una grande eredità culturale che viene dal passato, ma che vive ancora oggi e può essere fruita e goduta da tutti grazie alla mediazione dei musicisti27.

Se numerosi sforzi sono stati fatti per garantire la conoscenza e la conservazione di questi patrimoni, dall'inserimento della musica in SBN ai progetti di digitalizzazione accessibili attraverso Internet culturale, non c'è stato invece un impegno reale nella programmazione di interventi mirati per garantire un'efficace gestione delle biblioteche e per l'allestimento di una proposta valida e organizzata di servizi per studenti, docenti, musicisti e, più in generale, cittadini.
Negli anni, IAML Italia e i professionisti delle biblioteche musicali si sono fatti promotori di diverse iniziative per far luce sul patrimonio musicale del nostro paese, i cui esiti costituiscono complessivamente la gran parte della scarna letteratura professionale sull'argomento28; molte biblioteche degli istituti di musica hanno aderito a SBN e sono periodicamente censite e monitorate dall'Anagrafe delle biblioteche italiane a cura dell'Istituto centrale per il catalogo unico e le informazioni bibliografiche, anagrafe che offre praticamente gli unici dati (a volte incompleti) sul funzionamento di queste biblioteche. Tuttavia la situazione complessiva appare frammentata e si conosce molto poco delle loro attività, dei servizi offerti, dei risultati raggiunti:

Il settore non è mai stato oggetto di una politica coordinata di sviluppo, né di una rilevazione valutativa nazionale. In quanto istituzioni di alta cultura dotate di autonomia (seppur parziale), il controllo della qualità dei singoli conservatori è demandato a Nuclei di valutazione, i quali, non disponendo a oggi di linee guida per la predisposizione dei questionari e delle relazioni, hanno fornito dati molto variabili in merito a biblioteche e servizi bibliotecari29.

Dal 2017 le istituzioni AFAM sono oggetto anche della valutazione periodica dell'ANVUR e devono quindi rispettare e mantenere alcuni requisiti minimi di risorse. In generale, per gli istituti AFAM si richiede la presenza di una «biblioteca e/o mediateca, specialistica e con relativa sala di consultazione, o convenzione con biblioteca di settore in loco, con indicazioni specifiche per settore»30; nello specifico, per il settore musicale è richiesta una «biblioteca interna o un servizio di pari utilità e fruibilità, con un bibliotecario o facente funzioni di certificata competenza, e dotazione adeguata di tutte le infrastrutture necessarie alle attività di ricerca poste in essere»31.
Al momento è disponibile online, ancora in fase in test, il questionario di rilevazione dei dati proposto dal Gruppo di lavoro sui criteri di valutazione AFAM dell'ANVUR32. Nel questionario sono richiesti alcuni dati relativi a biblioteche, musei e archivi degli istituti in questione rispetto ai quali IAML Italia ha proposto diversi aggiornamenti33. In particolare è stata sottolineata la necessità di definire e distinguere l'articolata composizione dei patrimoni librari, museali e archivistici dei conservatori nonché di specificare la presenza di strumenti di mediazione bibliografica, i regolamenti adottati, l'orario di apertura e i servizi offerti, il numero annuo di prestiti e di consultazioni, l'organico in dotazione e l'eventuale presenza di collaboratori esterni.
IAML Italia già nel 2003 aveva sottoposto, all'attenzione del personale incaricato di redigere gli statuti autonomi dei conservatori di musica, le specifiche necessarie per una corretta configurazione della cosiddetta 'bibliomediateca-museo', articolando la proposta in tre parti34. Al primo punto sono stati definiti gli atti che ciascun istituto dovrebbe predisporre per attuare una vera riforma delle biblioteche: inserire nello statuto norme specifiche relative alla biblioteca, emanare un regolamento interno della biblioteca, prevedere norme di raccordo negli altri regolamenti. Al secondo punto sono stati analizzati i riferimenti legislativi specifici ad oggi esistenti sulle biblioteche dei conservatori35. Al terzo e ultimo punto è stata definita una proposta per l'inquadramento della bibliomediateca-museo: «La bibliomediateca-museo dell'Istituto provvede a conservare, a incrementare e a rendere fruibile il patrimonio documentario e museale, su qualsiasi supporto, in correlazione sia all'attività didattica, di ricerca e di produzione dell'Istituto sia alla sua funzione di biblioteca musicale del territorio». Ad essa deve essere preposto il bibliotecario a cui si richiede di corrispondere ai requisiti definiti a livello internazionale dalle associazioni professionali. La biblioteca deve essere dotata di locali, personale e risorse finanziarie proporzionali al patrimonio posseduto, all'utenza, ai servizi e alle funzioni previste. In particolare l'istituto deve assicurare alla biblioteca un adeguato bilancio attribuendole autonomia finanziaria, amministrativa e gestionale, il numero degli addetti ai servizi (personale non docente) che deve essere definito dal consiglio di amministrazione, nei limiti della disponibilità di bilancio, su proposta del bibliotecario. Il funzionamento della bibliomediateca-museo deve essere disciplinato da un regolamento interno; essa opera in SBN e i suoi servizi devono essere valutati sulla base di indicatori specifici.
Se è evidente che in ambito AFAM è idealmente riconosciuta l'importanza per i conservatori e per gli istituti di musica di dotarsi di una biblioteca adeguata in termini di personale, raccolte, infrastrutture, che sia da supporto per la didattica e per la ricerca dell'istituto, è altrettanto evidente che le proposte elaborate negli anni da IAML Italia, in quanto principale associazione di categoria, siano state accolte sul piano pratico con una certa freddezza. Probabilmente le cause sono da ritrovare nella scarsità di risorse umane ed economiche che i conservatori hanno a disposizione (soprattutto negli anni recenti) e che possono essere destinate in maniera esclusiva alle biblioteche, ma anche nell'insufficiente attenzione politico-istituzionale riservata a questa speciale categoria di biblioteche.

Conclusioni

La specialità delle biblioteche musicali risiede nell'ampiezza e nella specificità delle raccolte, nella specializzazione del personale, nella varietà dei bisogni delle diverse categorie di utenti (anch'essi molto specializzati). Una biblioteca musicale non è soltanto un giacimento di beni musicali; soprattutto nel caso degli istituti preposti alla formazione musicale il supporto allo studio e alla ricerca che essa può fornire diventa fondamentale. A differenza delle attività di catalogazione e conservazione dei materiali musicali, il versante organizzativo, gestionale e di servizio delle biblioteche musicali nel nostro paese è poco esplorato in letteratura e, come si è visto, le biblioteche stesse si occupano poco di valutazione e di qualità dei servizi. In ambito internazionale sono diversi gli esempi interessanti di valutazione delle biblioteche speciali e delle biblioteche musicali, queste ultime intese nel senso più ampio del termine; molti studi infatti applicano gli ormai consolidati strumenti e standard della valutazione in biblioteca ai servizi delle branche musicali di biblioteche pubbliche e accademiche. Bisognerebbe, quindi, anche nel nostro paese, fare tesoro di queste esperienze e metterle a frutto, così che la raccolta di dati, percezioni, giudizi, evidenze, possa contribuire a consolidare la funzione educativa e storica delle biblioteche musicali e al tempo stesso testimoniarne la funzione sociale e l'impatto sulle comunità di studio e di ricerca e sulla comunità territoriale nel suo complesso.

NOTE

L'interesse per le biblioteche musicali nasce dalla partecipazione al progetto FARB 2017-2020 (Fondo di ateneo per la ricerca di base) Le biblioteche musicali italiane: stato dell'arte e prospettive, coordinato da Giovanni Di Domenico dell'Università degli studi di Salerno e realizzato in collaborazione con IAML Italia, Associazione professionale dei bibliotecari musicali italiani e Gruppo nazionale dell'International Association of Music Libraries, Archives and Documentation Centres. La ricerca, la prima con queste caratteristiche nel settore delle biblioteche musicali italiane, intende monitorare lo stato dell'arte di queste biblioteche attraverso la raccolta di dati statistici, l'elaborazione di indicatori, la somministrazione di questionari e indagini di tipo qualitativo per fare il punto sul patrimonio, l'offerta documentaria, la quantità e la qualità dei servizi, il rapporto con gli utenti e quindi l'impatto sulle comunità di studio e di ricerca e sui cittadini.
Ultima consultazione siti web: 19 luglio 2018.

[1] Questo aspetto è sottolineato da Roswitha Poll che ha constatato come la scarsa presenza delle biblioteche speciali nelle rilevazioni statistiche nazionali sia dovuta anche a una difficoltà di definizione: «Special libraries are always the least represented part in national library statistics. [...] The difficulty starts with the question of what is meant by 'special library'. Though there are quite a number of definitions, the special library is generally defined in terms of what it does not mean, namely academic, national, public, or school libraries», Roswitha Poll, Quality measures for special libraries. In: “World Library and Information Congress: 73rd IFLA General Conference and Council” (Durban, 19–23 August 2007), https://archive.ifla.org/IV/ifla73/papers/152-Poll-en.pdf, p. 1.

[2] International Organization for Standardization, ISO 2789:2013(E): Information and documentation: International library statistics, 2.1.12.

[3] Si tratta delle definizioni da 2.1.12.1 a 2.1.12.7.

[4] Pamela Thompson; Malcolm Lewis, Access to music: music libraries and archives in the United Kingdom and Ireland: current themes and a realistic vision for the future. IAML United Kingdom and Ireland Branch, 2003, http://iaml-uk-irl.org/sites/default/files/files/access_to_music_0.pdf, p. 30.

[5] In ambito ISO l'unico standard che accenna in maniera esplicita alla music library è ISO/TR 11219:2012(en) Information and documentation - Qualitative conditions and basic statistics for library buildings - Space, function and design, che ne definisce però il ruolo limitatamente e all'interno delle biblioteche pubbliche: «music library: department of a public library with collections of materials on music and musicians, including sheet music, recorded music (CDs, audiocassettes, records, etc.), discographies and music reference material, offering lending services and user places for listening to music», 2.56.

[6] Non è un caso se nel nostro paese, già nel 1983, quando all'interno dell'Associazione italiana biblioteche si costituì la Commissione nazionale per le biblioteche speciali, quest'ultima fu a sua volta articolata in sottocommissioni, tra cui fu prevista la sottocommissione per le biblioteche musicali, nata (ufficialmente nel 1985) con diversi obiettivi, tra gli altri il censimento delle biblioteche musicali italiane, l'elaborazione di un soggettario per le risorse musicali, la catalogazione dei periodici musicali. Per queste vicende si veda in particolare: Maria Teresa Ronchi Martinelli, Le biblioteche speciali nella strategia dell'AIB. In: Biblioteche speciali: atti del Convegno di studio “La biblioteca speciale e specializzata”: Vinci, Biblioteca Leonardiana, 3-4 ottobre 1985, a cura di Mauro Guerrini. Milano: Editrice bibliografica, 1986, p. 48-80. Oggi la sottocommissione non è più attiva e la Commissione per le biblioteche speciali ha assunto la nuova denominazione di Commissione nazionale biblioteche speciali, archivi e biblioteche d'autore, con uno spostamento di attenzione su quelle biblioteche private e/o speciali che, pur non essendo tra loro perfettamente sovrapponibili, condividono alcune caratteristiche come la qualità e l'originalità delle raccolte, la fornitura di servizi rivolti a un pubblico più mirato, la funzione di pubblico servizio complementare a quella delle biblioteche pubbliche. Si tratta, nelle parole della Commissione, di biblioteche la cui nascita spesso «trae origine da biblioteche di personalità di studiosi o collezionisti così da renderne congruente l'affiancamento in una medesima commissione», http://www.aib.it/struttura/commissioni-e-gruppi/gbaut/.

[7] A livello internazionale, oltre ai noti ISBD, FRBR e RDA che trattano anche dei materiali musicali, va ricordato The IASA cataloguing rules: a manual for description of sound recordings and related audiovisual media, edited by Mary Miliano. International Association of Sound and Audiovisual Archives, 1999, https://www.iasa-web.org/cataloguing-rules; per l'Italia, oltre alle REICAT, si vedano: Guida a una descrizione catalografica uniforme dei manoscritti musicali, a cura di Massimo Gentili Tedeschi. Roma: Istituto centrale per il catalogo unico, 1984, http://www.iccu.sbn.it/upload/Guidamusica/gdmm.htm; Guida alla catalogazione in SBN Musica: musica e libretti a stampa, registrazioni sonore, video e risorse elettroniche musicali. Roma: Istituto centrale per il catalogo unico, 2012, http://www.iccu.sbn.it/opencms/export/sites/iccu/documenti/2012/Guida_alla_catalogazione_in_SBN_Musica.pdf; Norme di catalogazione delle risorse musicali non pubblicate. Roma: Istituto centrale per il catalogo unico, 2018, http://norme.iccu.sbn.it/index.php?title=Norme_musica_non_pubblicata.

[8] Conservatorio di musica Giuseppe Verdi di Milano; Regione Lombardia. Settore cultura e informazione, Le biblioteche musicali: un problema storico: documentazione dal 1912 al 1985. Milano: [s.n.], 1985. Il documento rappresenta l'esito dei lavori di una commissione di studio che era stata istituita, con decreto ministeriale datato 6 novembre 1984, dal Ministero della pubblica istruzione per esaminare in maniera approfondita la situazione organizzativa e funzionale, in particolare, delle biblioteche dei conservatori di musica. I requisiti dei bibliotecari a cui si fa riferimento sopra sono contenuti nell'allegato 2 della relazione (p. 334).

[9] Standards, «Fontes artis musicae», 32 (1985), n. 1, p. 18-19; per la traduzione italiana si veda Le biblioteche musicali: un problema storico cit., p. 335-336.

[10] Bruce Royan, Monika Cremer et al. for the IFLA Audiovisual and Multimedia Section, Guidelines for audiovisual and multimedia materials in libraries and other institutions. The Hague: IFLA Headquarters, 2004, https://www.ifla.org/files/assets/hq/publications/professional-report/80.pdf, p. 5. Per la traduzione italiana si veda: Linee guida IFLA per i materiali audiovisivi e multimediali nelle biblioteche e in altre istituzioni, traduzione di Gabriella Muccione, a cura della Commissione nazionale biblioteche delle università e della ricerca dell'AIB, 2006, https://archive.ifla.org/VII/s35/pubs/avm-guidelines04-it.pdf.

[11] Guidelines for audiovisual and multimedia materials in libraries and other institutions cit., p. 16.

[12] In materia di catalogazione partecipata per l'Italia è doveroso accennare a SBN Musica, base dati musicale integrata con quelle degli altri materiali presenti in SBN, attiva dal 1987 e alimentata da biblioteche statali, di enti locali, accademiche, di conservatori, di istituzioni pubbliche e private; vi si contano oltre due milioni e mezzo di record di materiale musicale. A livello internazionale va ricordato il Répertoire international des sources musicales (RISM), organizzazione fondata nel 1952 e che opera in 36 paesi con lo scopo di documentare, nella maniera più esaustiva possibile, fonti musicali manoscritte e a stampa, scritti sulla musica e libretti. Il RISM rappresenta la più ampia iniziativa di documentazione e catalogazione del patrimonio bibliografico-musicale conservato in biblioteche, archivi, enti religiosi, conservatori e collezioni private, con l'obiettivo di proteggere i documenti musicali dal rischio di perdita ma al tempo stesso di renderli accessibili a musicologi, musicisti, bibliografi e bibliotecari ovunque nel mondo.

[13] La Music Library Association (MLA) è la principale organizzazione professionale americana per le biblioteche e i bibliotecari musicali nonché la branca statunitense di IAML.

[14] Core competencies and music librarians prepared by David Hunter (The University of Texas at Austin) on behalf of the Library School Liaison Subcommittee of the Music Library Association. April 2002, https://cdn.ymaws.com/www.musiclibraryassoc.org/resource/resmgr/docs/core_competencies.pdf. Si veda anche: David Hunter, Core competencies for music librarians. In: P. Thompson; M. Lewis, Access to music cit., p. 132-133.

[15] Music Library Association, Music Librarianship, https://www.musiclibraryassoc.org/?page=MusicLibrarianship.

[16] Decreto luogotenenziale 5 maggio 1918, n. 1852, Regolamento generale sugli istituti di belle arti, di musica e d'arte drammatica, capo X, art. 244; si veda Le biblioteche musicali: un problema storico cit., p. 10-12.

[17] Ivi, art. 245.

[18] Legge 13 marzo 1958, n. 165, Ordinamento delle carriere e trattamento economico del personale insegnante e direttivo degli istituti di istruzione elementare, secondaria e artistica e disposizioni sulla carriera degli ispettori centrali del Ministero della pubblica istruzione; si veda Le biblioteche musicali: un problema storico cit., p. 17-18.

[19] Gazzetta Ufficiale n. 274 del 2 novembre 1967, Concorso, per titoli ed esami, ad un posto di bibliotecario nei conservatori di musica (2° ruolo); si veda Le biblioteche musicali: un problema storico cit., p. 59-63.

[20] Decreto ministeriale 18 luglio 1990, Concorso ordinario, per titoli ed esami, a cattedre e posti nei conservatori di musica. Per l'evoluzione legislativa precedente la riforma del 1999 si vedano anche: Romolo Di Giovanni, Una questione antica sempre d'attualità: biblioteche e bibliotecari dei conservatori di musica, «Rivista giuridica della scuola», 24 (1985), p. 195-203; Ala Botti Caselli, Biblioteca, arrangiati. Giacimento, giaci. Le biblioteche dei conservatori: ambiguità funzionali, sprechi e sfortune, «Nuova rivista musicale italiana», 24 (1990), n. 1, p. 204-220; Oscar Mischiati, Musica e burocrazia ovvero le biblioteche dei conservatori, «Nuova rivista musicale italiana», 28 (1994), n. 2, p. 235-250; Maria Rosaria Papa Merito, Un'intesa tra ministeri per valorizzare le biblioteche dei conservatori, «Nuova rivista musicale italiana», 30 (1996), n. 3/4, p. 407-410.

[21] Legge 21 dicembre 1999, n. 508, Riforma delle Accademie di belle arti, dell'Accademia nazionale di danza, dell'Accademia nazionale di arte drammatica, degli istituti superiori per le industrie artistiche, dei conservatori di musica e degli istituti musicali pareggiati.

[22] Queste istituzioni costituiscono il sistema dell'alta formazione e specializzazione artistica e musicale nell'ambito delle istituzioni di alta cultura alle quali è riconosciuto, secondo l'art. 33 della Costituzione, il diritto di darsi ordinamenti autonomi.

[23] Decreto del Presidente della Repubblica 28 febbraio 2003, n. 132, Regolamento recante criteri per l'autonomia statutaria, regolamentare e organizzativa delle istituzioni artistiche e musicali, a norma della legge 21 dicembre 1999, n. 508, art. 2 comma 1.

[24] Guida alle biblioteche e agli archivi musicali italiani: con la relativa bibliografia musicologica, a cura di Giancarlo Rostirolla, con la collaborazione di Luciano Lucani. Roma: Istituto di bibliografia musicale, 2004.

[25] Ivi, p. XXX.

[26] Ibidem.

[27] Tiziana Grande; Patrizia Florio, Est sonus in libris! Proposte e buone pratiche per la valutazione della qualità delle biblioteche musicali. In: I mille volti della qualità in biblioteca: una giornata di studio, a cura di Maria Rosaria Califano e Maria Senatore Polisetti, presentazione di Giovanni Di Domenico. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2017, p. 241-250: p. 242.

[28] Si fa riferimento ai seguenti atti di convegni: Canoni bibliografici: atti del convegno internazionale IAML/IASA, Perugia, 1-6 settembre 1996. Contributi italiani, a cura di Licia Sirch. Lucca: Libreria musicale italiana, 2001; International Association of Music Libraries, Archives and Documentation Centres. Gruppo nazionale italiano, La gestione della biblioteca: gli acquisti, Le biblioteche degli istituti dipendenti dal Ministero della Pubblica istruzione tra riforma amministrativa dello Stato e riforma degli studi, La catalogazione della musica in SBN e la procedura SBN-Musica, 4° convegno annuale IAML Italia, Roma, 1-2 dicembre 1997, atti a cura di Federica Riva e Mariella Sala, http://www.iamlitalia.it/pubblicazioni/roma97/atti97_0.htm; I beni musicali: una definizione, Firenze: Olschki, 2005 (estratto da: Il saggiatore musicale, a. 11., n. 1, 2004), http://wwcat.saggiatoremusicale.it/documenti/beniculturali.php; (si vedano in particolare gli interventi di Marco Cammelli, Il regime dei beni musicali nel nuovo Codice: brevi note; Annalisa Gualdani, Il bene musicale: una categoria ancora in cerca di definizione; Giancarlo Rostirolla, Il patrimonio bibliografico musicale nella politica culturale del nostro paese); Da Napoli a Napoli: musica e musicologia senza confini: contributi sul patrimonio musicale italiano presentati alla IAML Annual Conference, Napoli, 20-25 luglio 2008, a cura di Mauro Amato, Cesare Corsi, Tiziana Grande. Lucca: Libreria musicale italiana, 2012; I beni musicali: salvaguardia e valorizzazione: atti della giornata nazionale di studi, Roma, 29 novembre 2016, a cura di Antonio Caroccia. Ariccia (Roma): Cover, 2018 (si vedano in particolare i contributi di Maria Cristina Misiti, Scintille di musica: un viaggio nel mondo dell'alta formazione musicale in Italia, p. 7-15; Mauro Tosti Croce, Gli archivi musicali: un patrimonio da tutelare e valorizzare, p. 23-29; Tiziana Grande, Il patrimonio librario musicale italiano tra salvaguardia e valorizzazione, p. 43-47).

[29] T. Grande; P. Florio, Est sonus in libris! cit., p. 243.

[30] Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, Requisiti minimi di risorse per i corsi AFAM, 2017, http://www.anvur.org/attachments/article/1167/Requisiti%20minimi%20di%20risor~.pdf, p. 8.

[31] Ivi, p. 15.

[32] http://paolotroncon.coffeecup.com/forms/ANVUR-Tab%20A/.

[33] International Association of Music Libraries, Archives and Documentation Centres. Gruppo nazionale italiano, Criteri di valutazione AFAM dell'ANVUR. Tabella A: Informazioni generali sull'istituzione AFAM. Per l'aggiornamento in merito a biblioteche, musei e archivi: patrimoni e servizi, a cura di Federica Riva, 2014, http://www.iamlitalia.it/convegni/Firenze_2014/files/RivaF_Schede-ANVUR_Osservazioni_Biblioteca-IAMLIt.pdf.

[34] IAML, Indicazioni per l'inquadramento delle strutture di servizio negli statuti autonomi delle istituzioni dell'alta formazione artistica musicale (AFAM) del Ministero dell'istruzione, università e ricerca: Bibliomediateca-museo, 2003, http://www.iamlitalia.it/conservatori/statuti_norme_biblioteca.htm.

[35] Si tratta del già citato decreto del 1918, della riforma del 1999 e del regolamento del 2003.