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“Il privilegio della parola scritta”:
studi, progetti e nuovi approcci metodologici per i fondi d'autore
(Università degli studi di Salerno, 10-12 aprile 2019)

di Maria Senatore Polisetti

Introduzione

Cornice del Convegno internazionale “Il privilegio della parola scritta. Gestione, conservazione e valorizzazione di carte e libri di persona” (10-12 aprile 2019), inedito appuntamento per il sud Italia e fra i non molti convegni internazionali di questi anni sul tema, è stato il verdeggiante campus dell'Università degli studi di Salerno1.
Le criticità e le questioni connesse alla gestione degli archivi e delle biblioteche d'autore sono ormai da tempo oggetto di riflessione; gli interventi sulla definizione e l'organizzazione delle carte di persona, a vario titolo, risalgono agli anni Cinquanta del Novecento per concretizzarsi nella seconda metà dello stesso secolo con l'organizzazione sistematica di rassegne, convegni e appuntamenti, uno fra tutti Conservare il Novecento2.
Attilio Mauro Caproni afferma che le «biblioteche personali, le quali si etichettano private quando si riferiscono al lettore comune, e diventano d'autore quando rispecchiano la personalità scientifica di uno studioso»3 devono essere intese «come luogo di produzione del discorso e di condensazione del medesimo»4. Allo stesso modo, Alfredo Serrai5 insiste sul concetto di 'biblioteche private come paradigma bibliografico' mentre Luigi Crocetti dedica una notevole attenzione all'argomento con una riflessione sul patrimonio culturale novecentesco6 che continua attraverso le iniziative legate a Conservare il Novecento7. Il rischio più grande è sempre stato quello della dispersione e della frammentazione cui tali materiali vanno incontro già durante la vita del soggetto produttore che dona, presta, scarta, sposta le proprie carte, i propri libri e documenti8.
Con l'approfondimento delle problematiche legate al trattamento di tali materiali, nel 2003 viene costituito il Gruppo di studio sulle biblioteche d'autore che poi si trasforma in Commissione nazionale biblioteche speciali, archivi e biblioteche d'autore nel 2011. Tra gli eventi, due significativi convegni9 internazionali accompagnano tali riflessioni, con pubblicazione dei relativi atti negli anni 200410 e 200711.
Il Convegno salernitano vuole andare oltre con la presentazione di studi interdisciplinari e sforzi metodologici, dichiarando già dal titolo, Il privilegio della parola scritta, che parafrasa un brano tratto da un celebre romanzo di Thomas Mann12, la propria idea di inclusione e cooperazione, anche alla luce delle nuove tecnologie digitali, elementi necessari per la giusta 'gestione, conservazione e valorizzazione di carte e libri di persona'.
A partire da una panoramica generale sulle diverse posizioni in merito ad archivi e biblioteche d'autore, ricchi sono gli spunti con cui, a seguito dei saluti istituzionali di Francesco Vitale (vicedirettore del DISPAC) e di Maria Rosaria Califano (coordinatrice del Centro bibliotecario di ateneo) Giovanni Di Domenico apre la tre giorni salernitana con una riflessione introduttiva sul tema che riprende i percorsi critici citati, sintetizzando alcuni punti di forza e di debolezza. Chiaramente creati su base volontaria o raccolti per altre motivazioni da studiosi, artisti, imprenditori etc. tali fondi rappresentano le testimonianze più vivide dell'attività, degli interessi e dei rapporti amicali e istituzionali dei possessori. Si tratta di individuare e riportare alla luce elementi storicamente significativi che ci restituiscono aspetti intimi e biografici, relazioni interpersonali e culturali e contesti storici di riferimento. Di Domenico continua ribadendo che carte e libri di persona sono un unicum, realtà ibride che si presentano come insiemi documentari eterogenei e integrati, utili nel racconto della storia sociale, letteraria, politica, scientifica e industriale del Novecento. Citando Mauro Caproni che raccomanda di non cadere nel biografismo e Marina Raffaeli che ricorda quanto sia incerto il grado di fedeltà con cui ci arriva un archivio d'autore (tenendo conto delle dispersioni e degli eventuali scarti più o meni significativi a cui la documentazione va inevitabilmente soggetta) Giovanni Di Domenico richiama l'attenzione su come tenere in equilibrio le esigenze conservative e la fruizione con uno sguardo alle applicazioni del web semantico, agli standard internazionali e alla necessaria cooperazione tra istituzioni.
In questo contesto la presentazione delle nuove Linee guida sul trattamento dei fondi personali, redatte dalla Commissione nazionale biblioteche speciali, archivi e biblioteche d'autore dell'Associazione italiana biblioteche, si pongono come utile traccia, indispensabile momento di confronto metodologico e scientifico tra le varie anime.

Libri, carte, carteggi

La giornata del 10 aprile, coordinata da Giovanni Di Domenico, prende il titolo di “Libri, carte, carteggi: le officine personali della scrittura e delle arti”. Protagonisti della sessione sono stati: Loredana Chines “Il volto di Lucrezia fra documenti e finzioni narrative”, Elisabetta Angrisano “L'archivio di Sibilla Aleramo tra poesia, pazzia e dispersione documentaria”, Simona Inserra “Le certezze del dubbio: riflessioni sulla raccolta documentaria di Goliarda Sapienza 1924-1996”, Annantonia Martorano “l'Archivio di Anna Banti: assenze e presenze documentarie”, Laura Di Nicola “La biblioteca di Italo Calvino. Scaffali reali, aerei, ideali”, Vincenzo Trombetta “La biblioteca di Francesco Torraca: le dediche autografe come tracce dei rapporti con gli intellettuali del suo tempo”, Federica Rossi e Alina Wenzlawski “Nello scrittoio di Giuseppe Raimondi: carte e libri di uno scrittore bolognese”, Anna Bilotta e Maria Senatore “La raccolta Buondonno o.f.m.: storia di fede e musica in chiave digitale”, Concetta Damiani e Alessia Ricci “...la mia professione, le mie attività, ciò che io più che altro sono stato, è qui. Carte e libri di Ugo Gregoretti tra conservazione consapevole e necessità di riorganizzazione”, Francesca Mambelli “Un archivio complesso per la ricerca storica artistica: le collezioni documentarie di Federico Zeri”.
Tutti interventi trasversali, dinamici, che hanno sollevato un certo interesse. Loredana Chines ha messo in evidenza le relazioni tra gli scritti di Lucrezia Borgia e la finzione narrativa creata da Maria Bellonci e da Riccardo Bacchelli. La Angrisano, la Martorano e la Inserra, hanno indagato gli archivi e gli animi di tre donne del Novecento: Sibilla Aleramo, Anna Banti e Goliarda Sapienza, considerando i rispettivi contesti familiari, condizioni sociali e relazioni professionali alla luce della documentazione conservata e auspicando, nel caso della Banti la possibilità di collegare virtualmente questo fondo con altre sedimentazioni documentarie prodotte dalla scrittrice e conservate in altri istituti culturali, ricomponendo il vincolo archivistico.
Laura di Nicola invece, con il desiderio di creare un ponte tra discipline, ha offerto il punto di vista della storica della letteratura rispetto allo studio della Biblioteca di Calvino e Vincenzo Trombetta ha affrontato il problema del trattamento delle dediche all'interno del fondo Torraca ed è stato piacevole scoprire come tali biblioteche si ricompongono ai nostri occhi in articolazione di legami amicali, letterari e ideologici in continuo divenire, specchio fedele dei rapporti intessuti con docenti, discenti, direttori di riviste, scrittori, amici, colleghi etc.
Argomenti inediti e presentazione di progetti in corso anche per le tre coppie di studiose che si sono alternate nel pomeriggio. Le relatrici, pur utilizzando strumenti diversi, analizzano archivi complessi: Giuseppe Raimondi, Enrico Buondonno e Ugo Gregoretti, archivi e biblioteche dell'estro letterario, musicale, artistico, rispondenti alle esigenze del soggetto produttore e a specifiche attività professionali. L'attenzione è stata richiamata sulle differenti possibilità di fruizione, gestione analogica e digitale dei fondi presentati con particolare riguardo alle forme descrittive, di recupero e valorizzazione dei dati raccolti.
La prima giornata si è chiusa con Francesca Mambelli che ha descritto il fondo Zeri: interessante la visione del critico d'arte che ha un suo modo di organizzare il lavoro; mantenendo l'ordinamento originario della collezione documentaria si restituisce, come anche in altri casi esaminati, l'attività professionale del soggetto produttore, nonché, nello specifico, la sua concezione disciplinare della storia dell'arte, l'approccio stilistico e filologico.

I fondi di persona nelle attività di scavo, descrizione e gestione

“I fondi di persona nelle attività di scavo, descrizione e gestione” sono stati oggetto della seconda giornata di convegno, coordinata da Raffaella Zaccaria.
Ospiti della sessione sono Isabelle Aristide-Hastir “Rendre visible l'invisible: accueillir et valoriser les archives personnelles des femmes aux Archives Nationales”, Loretta De Franceschi “Le biblioteche private di Annibale e Alessandro Guidotti a fine Ottocento”, Eleonora Cardinale “Le carte ritrovate sugli inserti delle biblioteche d'autore”, Rosa Parlavecchia “Al mio caro amico… Le dediche d'esemplare in una biblioteca d'autore. Per un'analisi del fondo Zottoli della Biblioteca Provinciale di Salerno”, Anna Manfron “Fondi personali in biblioteca, il caso della biblioteca dell'Archiginnasio”.
La Hastir ha presentato un intervento centrato sulle attività di valorizzazione condotte dall'Archivio Nazionale di Francia; particolarmente interessante la descrizione del progetto Grande collecte, un'iniziativa attraverso la quale tutti gli archivi francesi si sono aperti a coloro che desiderano condividere i loro fondi personali affrontando temi distinti e anche delicati come le guerre mondiali, le migrazioni o il ruolo delle donne nella società francese. L'intervento si lega a un'altra relazione su una realtà italiana di grande prestigio, l'Archivio dell'Archiginnasio di Bologna. Anna Manfron ha presentato una significativa esperienza di gestione e conservazione di un patrimonio librario molto vasto che si compone di 43 fondi di persona, dei quali 33 comprendono anche il fondo archivistico, per un totale di 233.398 unità bibliografiche e 3.400 unità archivistiche. Dinamico l'approccio alla gestione dei fondi: la Manfron ha sottolineato che l'Archiginnasio attua da tempo una prassi ben consolidata per cui gli incaricati ad acquisire un nuovo fondo, raccolgono interviste e svolgono sopralluoghi in perfetta condivisione con il possessore o i suoi eredi. In questo senso è stata molto importante l'esperienza delle linee guida interne che archivisti e bibliotecari hanno condiviso in Archiginnasio, una lodevole iniziativa che ha messo a disposizione competenze e responsabilità, estendendo al libro e al documento moderno lo stesso grado di attenzione riservato al libro e al documento antico.
Di inserti e dediche d'esemplare hanno parlato Eleonora Cardinale e Rosa Parlavecchia, due studiose che hanno analizzato, ognuna per il proprio caso di indagine, il trattamento, la gestione e la descrizione di queste tipologie di materiali strettamente legati alla storia dell'esemplare e naturalmente del soggetto produttore. Loretta De Franceschi ha indagato il caso delle biblioteche della famiglia senatoria Guidotti (Annibale e Alessandro per la precisione), una panoramica ricostruibile grazie all'ausilio di alcuni inventari ottocenteschi dei libri, nonché al reperimento della documentazione clinica relativa all'interdizione di Alessandro Guidotti.

I fondi di persona tra spazio fisico e spazio digitale

Fiammetta Sabba ha condotto i lavori della sessione “I fondi di persona tra spazio fisico e spazio digitale: i percorsi dell'accesso e della valorizzazione” volta a una panoramica sulle novità in ambito di conservazione, organizzazione, gestione e valorizzazione degli oggetti digitali, sia nativi, sia derivati con interventi di Stefano Allegrezza “Biblioteche e archivi personali in ambiente digitale: le sfide che si profilano all'orizzonte”, Francesca Capetta “Epistolari all'alba del nuovo millennio: come ce ne occupiamo?”, Maria Josè Rucio Zamorano “La visibilidad de lo iìntimo: la coleccioìn de archivos personales de la Biblioteca Nacional de EspanÞa”.
Una riflessione sull'evoluzione e transizione dal mondo analogico al mondo digitale ci viene offerta da Stefano Allegrezza che fa il punto sulla presenza dei materiali digitali nativi negli attuali e nei futuri fondi di persona e sulle conseguenti criticità di gestione, conservazione e accesso a tali materiali, un percorso non sempre semplice da pianificare. Ne traiamo una tendenza generale ad accumulare la documentazione digitale su più supporti, senza effettuare selezione o scarto, e senza imporsi una seria educazione alle dinamiche relative all'obsolescenza tecnologica. Tale ragionamento fa il paio con quanto ha discusso Francesca Capetta che, partendo da uno specifico materiale, gli epistolari, si è soffermata sull'avvento delle tecnologie ICT che impongono un approfondimento su come comunicare i fondi archivistici, soprattutto per quanto attiene agli epistolari. La riflessione ha inteso coniugare le nuove tecnologie con gli standard descrittivi consolidati di natura archivistica.
La relatrice spagnola ci ha accompagnati tra i fondi della Biblioteca nacional de EspanÞa, struttura che non ha mai subito incendi o saccheggi ed è dunque ricchissima, nella sua originaria consistenza, ancora non pienamente quantificata. Nel 1996 l'acquisizione del fondo di Jorge Guillén ha sancito l'inaugurazione della collezione dei fondi d'autore. È stata creata la sezione sugli archivi personali e a oggi ci sono autori viventi e anche autori stranieri che donano alla Biblioteca nazionale di Spagna. L'intensa attività di acquisizione e gestione di questi fondi ha suggerito, nel 2011, la creazione di un applicativo informatico per il trattamento, la valorizzazione e lo studio di tali materiali che convoglia i dati in un database dedicato espressamente agli archivi di persona, raggruppati in sezioni e serie, con attenzione particolare alla resa omogenea delle informazioni indicizzate.
Nella seconda parte dell'ultima giornata il coordinamento è passato a Vincenzo Trombetta che ha presentato i lavori di Daniele Gambarara e Giuseppe Cosenza “Distribuire e riunire. Il caso della biblioteca di Tullio De Mauro”, Fiammetta Sabba e Lucia Sardo “I fondi personali e la terza missione: proposta per buone pratiche”, Diana Rüesch “Ceronetti, Flaiano, Tomizza, Emanuelli e gli altri: gli archivi novecenteschi di Lugano”, Alessandra Boccone e Remo Rivelli “Ambito istituzionale e pratiche informali: il trattamento dei fondi di persona nel Centro bibliotecario di ateneo dell'Università di Salerno”, Klaus Kempf “Lasciti ed archivi personali nelle biblioteche: una vera sfida anche per la digitalizzazione. Strategie, organizzazione e risultati nel caso della Bayerische Staatsbibliothek (BSB)”.

Si tratta di una sessione molto eterogenea che ha aperto lo sguardo a inediti e suggestivi spunti di indagine, attraverso casi concreti e applicativi. È il caso delle coppie di studiosi e bibliotecari Gambarara e Cosenza, e Boccone e Rivelli, nel primo caso con il recupero, anche virtuale, dei collegamenti tra i fondi appartenuti a Tullio De Mauro, illustrati brevemente anche attraverso schede di catalogo e, nel secondo, con il racconto dell'esperienza di un gruppo di lavoro che è riuscito a coniugare metodologie tradizionali e innovative applicandole alle raccolte bibliografiche di persona attraverso la configurazione di processi formali di gestione e descrizione, accompagnati da iniziative di divulgazione, quali l'uso della piattaforma wiki e dei social network. Il gruppo si è dotato di principi generali, molto in linea con la Commissione nazionale adattandoli alle esigenze di una biblioteca a scaffale aperto.
La Rüesch ha affrontato il tema dell'Archivio Prezzolini, notoriamente a Lugano, che oggi conta circa 40 anni di ricerca sul tema delle biblioteche e fondi d'autore con più di 70 nuclei archivistici, tra cui, oltre Prezzolini, i fondi di Guido Ceronetti, Ennio Flaiano, Enrico Emanuelli, Fulvio Tomizza. Apprendiamo che l'Archivio Prezzolini si occupa della tutela e valorizzazione di un patrimonio documentario che oggi conta 800 metri lineari di carte; anche qui, come in altri virtuosi casi esaminati, diversi i lavori svolti sui materiali: una bibliografia, tesi di laurea e una campagna di microfilmatura per preservare le carte dall'uso.
Molto sentito in una sede accademica come l'Università di Salerno l'argomento toccato da Sabba e Sardo, non un progetto o un caso di studio, ma il tema della possibile costruzione, con l'ausilio delle nuove tecnologie, di percorsi innovativi di gestione e visualizzazione delle collezioni personali, nello spirito delle richieste che vengono dalla 'terza missione' che consiste nella trasmissione delle conoscenze create in ambiente scientifico ai cittadini, nella connessione scienza-università-società. Multidisciplinarietà diventa la parola chiave in un ambito in cui le biblioteche sono legate alla formazione continua, alla valorizzazione dei fondi secondo una prospettiva storico-artistica; un'azione utile ad attrarre non solo i professionisti del settore, ma un numero maggiore di stakeholder, col fine ulteriore di sensibilizzare i privati a investire in cultura. Per far sì, in un'ottica partecipativa, che queste attività abbiano davvero un riscontro concreto è «importante servirsi di un'analisi di contesto di istituzioni, associazioni, professionalità e partner da poter coinvolgere, per capire quanto e come i fondi personali possano essere realmente impiegati»13 per il progresso sociale.
Di nuove tecnologie e applicazioni digitali ha parlato anche Klaus Kempf sottolineando che la Biblioteca nazionale bavarese ha un patrimonio di oltre dieci milioni di volumi e conta la più grande collezione digitale della Germania con un attivo di 500 progetti di digitalizzazione in venti anni, per un totale di circa di 2,4 milioni di volumi oggi consultabili su supporto digitale. Nel patrimonio della biblioteca rientrano circa 1.500 lasciti relativi a personalità del mondo della cultura umanistica e scientifica, molti dei quali oggetto di nuove attività di digitalizzazione. Per catalogare e descrivere i materiali i bibliotecari utilizzano gli standard RNA e RNAB14 applicando RDA15 con speciale attenzione per gli authority file. Molta importanza è stata data alla descrizione e all'indicizzazione degli elementi che viene considerata un'attività di primaria importanza.

Le linee guida: marginalia

Il Convegno si conclude con la presentazione nazionale delle Linee guida sul trattamento dei fondi personali16 promosse dalla Commissione nazionale biblioteche speciali, archivi e biblioteche d'autore dell'Associazione italiana biblioteche. Francesca Ghersetti illustra il documento che viene da una fattiva riflessione e una lunga attività di sensibilizzazione delle parti professionali e accademiche, ricca di momenti di confronto susseguitisi in questi anni.
Sempre più incalzante è stata la necessità di produrre uno strumento di lavoro concreto, condiviso e uniforme, da applicare agli archivi e alle biblioteche. Il lavoro della Commissione è partito dall'analisi della letteratura scientifica pregressa e dalle diversificate esperienze degli stessi membri che hanno consentito di avere un quadro esaustivo delle problematiche, da cui trarre primi elementi di discussione e riflessioni sulle aree di intervento: acquisizione e organizzazione, catalogazione, inventariazione, costruzione degli strumenti di consultazione, accessibilità, conservazione e tutela, valorizzazione, comunicazione e promozione; argomenti condivisi con studiosi e professionisti del settore, anche grazie alle possibilità di interazione offerte dalla piattaforma wiki dell'Associazione italiana biblioteche, dove le Linee guida sono depositate e a disposizione di tutti. La presentazione ufficiale del testo è stata arricchita dalla successiva tavola rotonda, coordinata da Alberto Petrucciani (Sapienza Università di Roma). Hanno partecipato i rappresentanti nazionali delle principali associazioni di riferimento: Andrea Giorgi (Associazione italiana docenti universitari scienze archivistiche), Maria Guercio (Associazione nazionale archivistica italiana), Rosa Marisa Borraccini (Società italiana di scienze bibliografiche e biblioteconomiche) e Rosa Maiello (Associazione italiana biblioteche). Vari gli spunti e le riflessioni più o meno critiche sul documento che appare a tutti - come lo stesso Giorgi più volte sottolinea - un mezzo utile e agevole di lavoro, migliorabile proseguendo la discussione con le associazioni professionali. Alcune sintetiche suggestioni: la maggiore condivisione delle casistiche permetterebbe anche di regolamentare, come ricorda Mariella Guercio, l'uso delle fonti, delle policy e della documentazione, ben argomentato nelle Linee guida, al fine di creare canali di comunicazione efficaci. La Borraccini invece ricorda di prestare massima attenzione all'esemplare, rilevare con cura le provenienze e tutti gli aspetti che rendono un unicum la raccolta d'autore come ad esempi ex libris, note di possesso, inserti. Allo stesso modo, Rosa Maiello sottolinea il lavoro solido della commissione apprezzando il testo soprattutto per la facile e scorrevole lettura, un approccio pratico impagabile.

Le linee presentate nel contesto del convegno salernitano sono dunque rappresentative dei primi risultati di questa condivisione pur con la consapevolezza che ci sono miglioramenti da pianificare e angoli da smussare. Dal confronto, anche rispetto alle tre giornate organizzate, è emerso un orientamento comune nel riconoscere il merito di aver dato inizio a un dibattito scientifico che coinvolge più figure professionali e che cerca di coniugare l'ambito biblioteconomico con quello archivistico, fornendo alcune prime risposte e indicazioni anche in prospettiva MAB. L'articolazione stessa delle Linee guida riflette questioni ampiamente esaminate nel convegno, partendo anche da particolari spunti inediti, di grande interesse per la visione complessiva del problema e ulteriormente sviluppati, grazie al confronto tra un così eterogeneo numero di esperti, specchio degli sforzi profusi dal comitato scientifico in fase organizzativa.

Tornando al documento sono stati apprezzati l'approccio interpretativo, quello tecnico-gestionale e la dimensione applicativa che tiene conto delle specificità di trattamento dei materiali archivistici e bibliografici pur cercando, dove possibile, delle convergenze. Sono stati sottolineati, però, anche dei punti in cui il testo sembrerebbe presentare delle carenze: il problema dei software per la gestione di questi fondi e le caratteristiche funzionali che i programmi dovrebbero avere per poter dialogare tra di loro (valorizzando al meglio i contenuti) e la questione degli archivi personali digitali, problema quanto mai attuale e sul quale urge una politica fattiva anche da parte delle associazioni professionali. Non sono inoltre da sottovalutare gli aspetti legati ai requisiti necessari all'allineamento dei dati nelle digital library e tutti i temi del diritto d'autore e sulla privacy. Urge un approfondimento maggiore anche rispetto alle modalità di creazione di legami e correlazioni tra documenti per far sì che gli istituti di conservazione possano capire come restituire, in concreto, i contenuti dei fondi in esame. La questione delle provenienze e dei legami rimanda nuovamente alla descrizione degli esemplari in termini di annotazioni (note di possesso, note di lettura, dediche, sottolineature) e di materiale inserto (lettere, cartoline, fotografie, ritagli di giornale), elementi di interesse spesso comuni ai fondi antichi, moderni e contemporanei, ragion per cui si è riflettuto sull'opportunità di allargare il raggio d'azione delle Linee guida anche a fondi precedenti al Novecento, a sottolineare, come ricorda Marisa Borraccini, una validità generale del testo che supera i canonici confini cronologici.

Appunti di viaggio

Si potrebbe definire l'appuntamento salernitano come un piacevole viaggio tra le carte, un punto di osservazione privilegiato dal quale contribuire al miglioramento dell'ampio progetto descrittivo, di valorizzazione e comunicazione a cui si vuole tendere anche attraverso la terza missione, sintetizzata da Sabba e Sardo. Il tema della biblioteca e dell'archivio personale come officina ha trovato pieno riscontro in tutti gli interventi e in special modo nella prima giornata durante la quale gli studi sugli universi documentali femminili hanno fatto emergere figure di donne forti e volitive, ma anche fragili e instabili che nella scrittura trovano riscatto, in alcuni casi sostegno economico e affermazione sociale17. Quest'ultima, soprattutto rispetto ai colleghi uomini con i quali instaurano relazioni personali, professionali e intellettuali piuttosto significative nella società italiana a cavallo tra Otto e Novecento. Alla letteratura come forma di espressione e di creatività, si affiancano esperienze di studio su fondi legati ad altre tipologie d'arte: musica, cinema, architettura, storia dell'arte, patrimoni di personalità che hanno lasciato tracce significative nella documentazione conservata, direttrici di marcia dalle quali partire per la comprensione della loro opera intellettuale e professionale.
Si è accennato anche ad aspetti di valorizzazione e di digitalizzazione; da questo punto di vista l'auspicio è di promuovere e dare visibilità alla documentazione conservata in una logica di convergenza tra materiali eterogenei per ricostruire, almeno idealmente, le loro interconnessioni, anche attraverso i vantaggi offerti dal web e dalle tecnologie digitali, puntando all'adozione di una metodologia che sia in grado di sostenere un approccio integrato e comparato, tra l'ambito archivistico e quello bibliotecario nel rispetto reciproco delle ontologie.
Alcuni esempi di attività e buone pratiche di istituti culturali sono stati il focus della seconda giornata che, come abbiamo visto nella sintesi, è stata volta a sottolineare l'importanza di adottare delle precise e specifiche politiche di conservazione e al tempo stesso di valorizzazione. L'approfondimento in questo senso ha messo in evidenza quegli elementi che si ritrovano spesso nelle carte e nei libri di persona (biglietti, inviti autografati, inserti, le note, le dediche, postille etc.) che, pur se in passato trascurati, rappresentano tracce concrete e dirette della vivacità dell'officina scrittoria di ogni possessore e delle sue relazioni amicali, lavorative, private e ancor di più, del suo estro, il lavoro intellettuale che si lega più di ogni altro al patrimonio raccolto. Da questo punto di vista viene anche sottolineata l'importanza della catalogazione integrata che, alla luce di quanto emerge anche nella recente letteratura, sembra essere una delle soluzioni che meglio riesce ad arginare le numerose criticità riconducibili a questa tipologia di raccolte. La gestione va dunque intesa in senso ampio come conservazione, valorizzazione e comunicazione di questi patrimoni a un pubblico che è costituito non esclusivamente da addetti ai lavori ma anche da un folto numero di cittadini sempre più collegati alla rete.
Quella rete che torna a far parlare di sé in tutte le sue sfaccettature durante la terza e ultima giornata del Convegno con i relatori impegnati sul tema del digitale e su come le nuove tecnologie possano essere utili alla valorizzazione di raccolte simili che, per loro natura, sono già delle reti in quanto mappe, più o meno evidenti, di stratificazioni di idee e rapporti. Le nuove tecnologie, con l'uso corretto degli standard internazionali, permettono collegamenti e connessioni sotto forma di link, tra schede e immagini, tra una base dati e l'altra superando a pieno alcuni endemici problemi di frammentazione che molto spesso caratterizzano le raccolte degli intellettuali. Grazie al web assistiamo e ci aspettiamo di assistere a sistematiche riorganizzazioni virtuali dei fondi, riunendo carte, libri, fotografie conservati in istituti diversi e frammentati, dei quali dovremo considerare lo stato, la provenienza, la storia complessiva, fatta di spostamenti, trasferimenti, dispersioni, perdite e accorpamenti. Come spiega Stefano Vitali, «nel corso della storia il mutamento delle forme di dominio e delle loro articolazioni istituzionali ha segnato in modo decisivo non solo la 'geografia' degli archivi, cioè la loro aggregazione e dislocazione all'interno della società, ma anche le modalità della loro organizzazione, del controllo esercitato su di essi»18.

Quasi mai l'archivio o la biblioteca d'autore possiedono una struttura archivistica, un titolario, una precisa suddivisione tassonomica; l'ordinamento originario, di tipo fisico non è scandito da un interesse classificatorio e non vi è traccia di collocazione. Rispondendo agli interessi del soggetto produttore il materiale è segnato dalle vicende di vita e dai rapporti personali intessuti, formando esso stesso, nell'analisi dell'evoluzione della crescita e della consistenza, una sorta di guida alla conoscenza del possessore. La difficoltà che pone la descrizione (schedatura o catalogazione) di queste risorse riguarda proprio la ricostruzione rispettosa delle vicende di vita del soggetto produttore e la comprensione degli interessi e delle motivazioni generali, spesso del tutto soggettive, attraverso le quali la documentazione si è prodotta, raccolta, sedimentata19.
A margine di questo inevitabile commento, non può mancare una breve riflessione sugli standard e sul ruolo primario della descrizione e del tracciato della scheda, anche alla luce di una documentazione così eterogenea e particolare da organizzare. Gli standard ISAD (G) e ISAAR (CPF) per la descrizione archivistica ci vengono in aiuto in quanto in grado di restituire correttamente la fotografia del fondo d'autore nella sua interezza: entrambi sono usati per la descrizione e rappresentazione dei soggetti produttori e delle altre entità che collaborano spontaneamente alla creazione e conservazione di un fondo; allo stesso modo utilissimi si rivelano gli ISBD nella loro edizione consolidata20 e i formati di marcatura, nel trattamento dell'esemplare attraverso il quale ricavare dati da convogliare nei metadati.
Un'ulteriore proposta di miglioramento che parte dall'ambito biblioteconomico potrebbe passare attraverso «la standardizzazione della descrizione d'esemplare nel campo “note”»21 ma, come ha ribadito Petrucciani durante la presentazione delle linee guida, il concetto di 'nota' va essenzialmente rivisto e riponderato22.
A livello tecnologico ciò potrebbe essere risolto a partire da descrizioni ben costruite, dettagliando i metadati a livello di esemplare. Si tratta di intervenire non solo attraverso la 'popolazione' del Dublin core da SBN (nel caso dei volumi) ma direttamente in fase di nomenclatura dei file, elaborando con cura, come precisa Kempf, le liste di authority file.
Ciò permetterebbe una maggiore resa dei dati, non solo catalografici, distinguendo le parti descrittive incluse nelle aree ISBD, dalle informazioni ricavate carta per carta in fase di nomenclatura dei singoli file immagine.
In conclusione, appare piuttosto chiaro che i fondi personali, pur nella loro varietà di materiali sono accomunati dall'essere tutti delle tracce d'uso, di legami e di memorie e come tali vanno trattati. L'auspicio espresso all'unanimità da relatori e partecipanti è quello di considerare questo prestigioso confronto scientifico e professionale come un'occasione di arricchimento reciproco; non un punto di arrivo ma un'esortazione a concretizzare le idee, gli stimoli e i suggerimenti raccolti, in un contesto che si fa sempre più interdisciplinare, digitale e complesso.
La pubblicazione degli atti incoraggerà sicuramente nuove riflessioni e una rimodulazione delle stesse linee guida, anche in considerazione delle tipologie documentarie da trattare che sono state oggetto di approfondimento e relazione in queste giornate di studio. Le competenze multidisciplinari, più volte richiamate e che si sono succedute e intrecciate in grande armonia, rappresentano l'inizio di un nuovo modo di concepire e gestire archivi e biblioteche d'autore nato proprio in seno al Convegno salernitano.

Note

Ultima consultazione siti web: 22 agosto 2019.

[1] Il Convegno “Il privilegio della parola scritta: gestione, conservazione e valorizzazione di carte e libri di persona”, è stato organizzato dal Dipartimento di scienze del patrimonio culturale dell'Università di Salerno, con la collaborazione del Centro bibliotecario dell'ateneo salernitano, il Dipartimento di beni culturali dell'Università di Bologna e la Commissione nazionale biblioteche speciali, archivi e biblioteche d'autore dell'Associazione italiana biblioteche. Il Convegno ha avuto, inoltre, il patrocinio dell'Associazione italiana docenti universitari scienze archivistiche (AIDUSA), dell'Associazione nazionale archivistica italiana (ANAI) e della Società italiana di scienze bibliografiche e biblioteconomiche (SISBB). I singoli interventi sono disponibili su: https://www.youtube.com/playlist?list=PLBZ qzCP9hhV4K5U9CASVcSoM7DVjPtkeX.

[2] Attività promosse dall'Istituto dei beni culturali della Regione Emilia-Romagna, ICPAL e AIB.

[3] Attilio Mauro Caproni, Biblioteca privata: ipotesi di definizione, «Bibliotheca», 5 (2006), n. 1, p. 22-28: p. 27.

[4] Id., Le biblioteche d'autore: definizione, caratteristiche e specificità. Alcuni appunti. In: Biblioteche d'autore, pubblico, identità, istituzioni: atti del Convegno nazionale, Roma, Bibliocom 30 ottobre 2003, a cura di Giuliana Zagra. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2004, p. 13-21: p. 21. Di Attilio Mauro Caproni sul tema si vedano, tra le altre pubblicazioni: Fogli di taccuino: appunti e spunti vari di biblioteconomia (1971-1988). Manziana: Vecchiarelli, 1988; Il concetto di 'raro': archivi e biblioteche d'autore, «Culture del testo e del documento», 1 (2000), n. 1, p. 31-53; Le biblioteche e gli archivi personali. In: Collezionismo, restauro e antiquariato librario: Convegno internazionale di studi e aggiornamento professionale per librai antiquari, bibliofili, bibliotecari conservatori, collezionisti e amatori di libri: Spoleto, Rocca Albornoziana, 14-17 giugno 2000, atti a cura di Maria Cristina Misiti. Milano: Bonnard, 2002, p. 11-20; Le biblioteche d'autore: definizione, caratteristiche e specificità: alcuni appunti, «Bibliotheca», 3 (2004), n. 1, p. 15-22.

[5] Alfredo Serrai, Le dimensioni bibliografiche di una raccolta bibliotecaria. In: I fondi librari antichi delle biblioteche: problemi e tecniche di valorizzazione, a cura di Luigi Balsamo e Maurizio Festanti. Firenze: Olschki, 1981, p. 199-207; Sempre di Serrai si vedano, tra gli altri lavori: Bernardino Baldi: la vita, le opere. Milano: Bonnard, 2002; Domenico Passionei e la sua biblioteca. Milano: Bonnard, 2004; Juan Caramuel e la sua biblioteca. Milano: Bonnard, 2005; Romolo Spezioli e la Biblioteca civica di Fermo (numero speciale 2015 di «Bibliothecae.it»). Perugia: Morlacchi, 2015; La biblioteca Altemps, ovvero Le raccolte librarie di Marco Sittico III e del nipote Giovanni Angelo Altemps, [a cura di] Alfredo Serrai. Roma: Bulzoni, 2008; Le biblioteche private quale paradigma bibliografico: la biblioteca di Aldo Manuzio il Giovane. In: Le biblioteche private come paradigma bibliografico: atti del Convegno internazionale: Roma, Tempio di Adriano, 10-12 ottobre 2007, a cura di Fiammetta Sabba. Roma: Bulzoni. 2008, p. 19-28.

[6] Si veda di Luigi Crocetti: Memorie generali e memorie specifiche: alcune considerazioni sul fenomeno della proliferazione degli archivi letterari, «Biblioteche oggi», 17 (1999), n. 4, p. 24-27; e ancora, sempre di Crocetti: Parole introduttive. In: Conservare il Novecento: atti del Convegno nazionale, Ferrara, Salone internazionale dell'arte del restauro e della conservazione dei beni culturali e ambientali, 25-26 marzo 2000, atti a cura di Maurizio Messina e Giuliana Zagra. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2001, p. 23-26; Che resterà del Novecento?, «IBC», 9 (2001), n. 3, p. 6-10; Indicizzare la libertà, «Biblioteche oggi», 20 (2002), n. 1, p. 8-11.

[7] Una sintesi di alcuni punti fondamentali affrontati è proposta in: Laura Desideri, Esemplari postillati di biblioteche d'autore, «Antologia Vieusseux», 14 (2008), n. 41/42, p. 17-36: p. 17-21.

[8] Mariella Guercio, Archivi personali: la sfida del digitale. Una riflessione. In: Gli archivi di persona nell'era digitale: il caso dell'archivio di Massimo Vannucci, a cura di Stefano Allegrezza e Luca Gorgolini. Bologna: Il Mulino, 2016, p. 133-148. Sul tema si veda, tra gli altri, anche Marina Raffaeli, Spicchi di carta? Rapporto di medio termine sugli archivi di persona, «Nuovi annali della Scuola speciale per archivisti e bibliotecari», 25 (2011), p. 171-188.

[9] Per citare alcuni convegni e atti di convegno susseguitisi negli anni dagli anni Novanta in poi in ordine di data: Il futuro della memoria: atti del Convegno internazionale di studi sugli archivi di famiglie e di persone, Capri, 9-13 settembre 1991. Roma: Ministero per i beni culturali e ambientali, Ufficio centrale beni archivistici, 1997; Specchi di carta. Gli archivi storici di persone fisiche. Problemi di tutela e ipotesi di ricerca. Convegno di studio della Fondazione Ezio Franceschini, «Studi medievali», 33 (1992), n. 2, p. 849-908; Archivi nobiliari e domestici: conservazione, metodologie di riordino e prospettive di ricerca storica, a cura di Laura Casella e Roberto Navarrini. Udine: Forum, 2000; Libri a stampa postillati: atti del Colloquio internazionale, Milano, 3-5 maggio 2001, a cura di Edoardo Barbieri e Giuseppe Frasso. Milano: CUSL, 2003; La storia delle biblioteche: temi, esperienze di ricerca, problemi storiografici: Convegno nazionale, L'Aquila, 16-17 settembre 2002, a cura di Alberto Petrucciani e Paolo Traniello, premessa di Walter Capezzali. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2003; Authority control: definizione ed esperienze internazionali: atti del Convegno internazionale, Firenze, 10-12 febbraio 2003, a cura di Mauro Guerrini, Barbara B. Tillett, con la collaborazione di Lucia Sardo. Firenze: Firenze University Press; Roma: Associazione italiana biblioteche, 2003; In questi ultimi anni: carte, libri, memorie: conservare e studiare gli archivi di persona, Brescia 26 ottobre 2007, organizzato dalla Fondazione Benetton, si veda il documento: http://eprints.rclis.org/14425/1/Carte LibriMemorie_11_Paro.pdf; Archivi di persona del Novecento: guida alla sopravvivenza di autori, documenti e addetti ai lavori, Treviso 6 ottobre-17 novembre 2008, cicli di seminari organizzati dalla Fondazione Benetton studi ricerche e dalla Fondazione Mazzotti, gli incontri sono raccolti nel volume Archivi di persona del Novecento: guida alla sopravvivenza di autori, documenti e addetti ai lavori, a cura di Francesca Ghersetti e Loretta Paro. Treviso: Fondazione Benetton studi ricerche, Fondazione Giuseppe Mazzotti per la civiltà veneta; Antiga, 2012; Il ciclo Gli archivi di persona: viaggio attraverso storie di uomini e donne del Novecento dalla scienza allo spettacolo (2009-2012), organizzato dall'area archivistica della Sezione Scienze del libro e del documento-Dipartimento di scienze documentarie, linguistico-filologiche e geografiche, Sapienza Università di Roma.

[10] Biblioteche private in età moderna e contemporanea: atti del Convegno internazionale, Udine, 18- 20 ottobre 2004, a cura di Angela Nuovo. Milano: Bonnard, 2005.

[11] Le biblioteche private come paradigma bibliografico: atti del Convegno internazionale: Roma, Tempio di Adriano, 10-12 ottobre 2007, a cura di Fiammetta Sabba. Roma: Bulzoni, 2008.

[12] Thomas Mann, I Buddenbrook: decadenza di una famiglia, traduzione di Anita Rho. Torino: Einaudi, 1961. Si tratta di una lettera scritta da Johann Buddenbrook junior alla figlia Tony. Si legge: «sebbene la parola parlata possa agire in modo più vivo e immediato, la parola scritta ha il privilegio di venir scelta e pesata con calma, di rimaner fissata sulla carta, e, in quella forma ben calcolata e ponderata dallo scrivente, può esser letta e riletta ed esercitare un'azione costante», la citazione è a 'p. 154' .

[13] Anna Bilotta, I fondi personali come tracce d'uso, di legami e di memorie: note dal Convegno internazionale “Il privilegio della parola scritta: gestione, conservazione e valorizzazione di carte e libri di persona” (Università degli studi di Salerno, 10-12 aprile 2019), «Bibliothecae.it», 8 (2019), n. 1, p. 315-333, https://bibliothe cae.unibo.it/art icle/view/9509/9297.

[14] Si tratta dello standard Ressourcenerschließung mit Normdaten in Archiven und Bibliotheken fu¨r Personen-, Familien-, Ko¨rperschaftsarchive und Sammlungen: Richtlinie und Regeln, vorgelegt von O¨sterreichische Nationalbibliothek (Wien), Schweizerische Nationalbibliothek (Bern), Staatsbibliothek zu Berlin – Preußischer Kulturbesitz (Berlin), nach fachlicher Beratung im Fachkollegium der Arbeitsgruppe RNA/RDA der Bibliotheken, Archive und Museen in Deutschland, O¨sterreich und der Schweiz, verabschiedet vom Standardisierungsausschuss, Version 1.0 (Januar 2019), https://d-nb.info/1186104252/34> si veda anche <https://d-nb .info /1057985643/34.

[15] Lo standard nella sua traduzione in italiano è disponibile sul sito dell'ICCU all'indirizzo: https://www.iccu.sbn.it/e xport/sites/iccu/documenti/2015/RDA_Traduzione_ICCU_5_Novembre_REV.pdf.

[16] Si veda: https://www.aib.it/struttura/commissioni-e-gruppi/gbaut/strumenti-di-lavoro/linee-guida-sul-trattamento-de i-fondi-personali/.

[17] Il tema è ampio; si veda tra gli altri: Scritture di donne: la memoria restituita: atti del Convegno, Roma, 23-24 marzo 2004, a cura Marina Caffiero e Manola Ida Venzo. Roma: Viella, 2007, p. 31; Guida agli archivi dell'Unione donne italiane, introduzione di Marisa Ombra. Roma: Ministero per i beni e le attività culturali, Direzione generale per gli archivi, 2002; Gli archivi delle donne, 1814-1859: repertorio delle fonti femminili negli archivi milanesi, a cura di Maria Canella e Paola Zocchi; prefazione di Maria Luisa Betri. Roma: Edizioni di storia e letteratura, 2012; Liliana Ellena, Archivi e storia delle donne: pratiche di memoria e soggettività in mutamento. In: Memorie disperse, memorie salvate: quando gli archivi parlano di donne, a cura di Sara Staffieri e Ferdinanda Vigliani. Torino: SEB 27, 2015, p. 21-31.

[18] Linda Giuva; Stefano Vitali; Isabella Zanni Rosiello, Il potere degli archivi: usi del passato e difesa dei diritti nella società contemporanea. Milano: Bruno Mondadori, 2007, p. VIII.

[19] Grazia Tatò, Gli archivi privati in Italia, «Atlanti», 17 (2007), n. 1-2, p. 123-133, http://www.iias-trieste-maribor.eu /fileadmin/atti/2007/Tato.pdf.

[20] Vedi: https://www.ifla.org/files/assets/cataloguing/isbd/isbd-cons_20110321.pdf.

[21] Vedi: Fiammetta Sabba, Biblioteche e carte d'autore: tra questioni cruciali e modelli di studio e gestione, in «AIB studi», 56 (2016), n. 3, p. 421-433: p. 431; si veda anche Giuliana Zagra, Biblioteche d'autore in biblioteca: dall'acquisizione alla valorizzazione, «Antologia Vieusseux», 14 (2008), n. 41/42, p. 37-48.

[22] Solo per fornire un esempio, si veda: Alberto Petrucciani, Biblioteche d'autore in biblioteca: una catalogazione speciale?, «Antologia Vieusseux», 14 (2008), n. 41/42, p. 49-61.