Biblioteca accademica e collezioni speciali:
spunti di azione e di riflessione
(con un’appendice sulla valutazione della terza missione)

di Maria Cassella

La biblioteca è un'idea instillata nella mente
(Chiara Faggiolani, 2019)

Le biblioteche accademiche, soprattutto quelle di università di antica fondazione, conservano ingenti patrimoni di collezioni speciali1: fondi storici (altrimenti denominati anche "fondi antichi"), ai quali si aggiunge un numero cospicuo, e purtroppo a oggi imprecisato2, di fondi personali (o fondi di autore o biblioteche di autore)3 che le biblioteche acquisiscono come donazioni da privati o da associazioni per il prestigio dell'istituzione universitaria e per i legami che uniscono gli autori e/o gli eredi degli autori alla comunità accademica4.
Fino a ieri fondi storici e fondi personali erano considerati un elemento critico nella gestione delle collezioni della biblioteca accademica. La necessità di trovare spazi di conservazione adeguati, l'esigenza di avere in organico personale altamente professionalizzato, i costi elevati delle operazioni di gestione, conservazione e restauro rendevano le collezioni speciali una ricchezza poco valorizzata nella biblioteca accademica.
Si aggiunga l'estrema complessità del trattamento dei fondi personali, sia per la natura ibrida che li caratterizza, a metà strada tra fondi librari e archivistici, sia per il continuo cambio di status dei documenti che ne fanno parte: questi, infatti, sono soggetti a interpretazioni che cambiano con il mutare del punto di vista, come scriveva Luigi Crocetti negli anni Novanta, «pubblicazioni che diventano documenti, "carte anch'essi"»5.
Di recente però assistiamo a una nuova stagione nella valorizzazione dei beni librari nella biblioteca accademica grazie alla terza missione, a una generale maturazione di competenze rispetto al trattamento dei fondi personali e a una convergenza sempre più spinta tra biblioteche, archivi e musei favorita da alcuni fattori:

  • l'evoluzione della tecnologia e la realizzazione di piattaforme digitali integrate;
  • la costruzione di sistemi semantici concepiti per la realizzazione di strutture per lo scambio e l'integrazione delle informazioni appartenenti a fonti eterogenee del patrimonio culturale. Ne sono esempi di realizzazioni concrete: il progetto del Museo Galileo di Firenze6, il lavoro condotto sull'archivio personale di Federico Zeri a Bologna presso la Fondazione omonima7;
  • la collaborazione tra le professioni del settore culturale per la gestione e il trattamento di materiali e di documenti di tipo diverso (documenti testuali, oggetti museali, musica, immagini, dati ecc.);
  • lo scambio e la condivisione di esperienze.

C'è, per fare riferimento a un contesto più generale, da un lato una crescita considerevole della domanda di consumi culturali8, dall'altro l'emergere di nuovi bisogni informazionali9 e relazionali che possono essere soddisfatti dall'università attraverso il trasferimento di conoscenze e l'intensificazione del rapporto tra scienza e società10.
Questo il macrocontesto sociale e culturale. Venendo, invece, all'analisi del microcontesto, quello del mondo universitario che più da vicino riguarda le biblioteche accademiche, si evincono ulteriori spinte, esogene ed endogene, che stanno favorendo la rivalutazione delle collezioni speciali nella biblioteca accademica:

  • l'introduzione negli atenei della contabilità economico patrimoniale e la conseguente patrimonializzazione del materiale antico e raro;
  • la crescente attenzione posta dall'ANVUR sulla valutazione delle attività di terza missione e, nel caso specifico, sulle attività di valorizzazione dei beni culturali;
  • il potenziamento del ruolo "sociale" della biblioteca accademica attraverso le attività di terza missione.

Grazie ai fattori sopra descritti, le collezioni speciali conservate dalle biblioteche accademiche, sia quelle di area umanistica sia quelle di area scientifica, un tempo considerate sotto un profilo squisitamente gestionale e di conservazione, talvolta trascurate, diventano oggetto di una serie di attività di valorizzazione e acquistano un posto di primo piano tra le raccolte della biblioteca accademica, facendo emergere (o riemergere) l'identità storica della biblioteca stessa.
La valorizzazione delle collezioni speciali nella biblioteca accademica passa attraverso gli studi e le ricerche che le collezioni sollecitano, ma oggi, sempre più, anche attraverso percorsi, non esclusivi, di public engagement11 ossia attraverso:

  • la realizzazione di mostre bibliografiche fisiche, organizzate in modo autonomo negli spazi della biblioteca o esternamente in collaborazione con biblioteche di altra tipologia, archivi, musei, enti locali ecc.12;
  • la realizzazione di mostre virtuali13;
  • i progetti realizzati in collaborazione con Wikimedia14;
  • l'organizzazione di attività culturali incentrate su un fondo o su un autore;
  • la digitalizzazione e la realizzazione di dataset in modalità LOD.

I percorsi sopra descritti catalizzano l'attenzione di utenti esperti (docenti, ricercatori e studenti) ma anche di pubblici di non esperti, ampliando il bacino di utilizzatori e stakeholder della biblioteca accademica. Fino a ieri le biblioteche accademiche non ritenevano doversi rivolgere a un pubblico generico; questo atteggiamento sta, tuttavia, velocemente cambiando man mano che cresce l'impegno dell'università in relazione alla terza missione.
L'interesse del pubblico generico per le attività di valorizzazione del patrimonio bibliografico va opportunamente sollecitato. Nell'ottica di realizzare iniziative valide e di successo, di far conoscere a un vasto pubblico la ricchezza dei fondi storici e di autore posseduti, le attività di valorizzazione delle collezioni speciali devono essere «adeguatamente progettate, per andare oltre le tradizionali modalità di fruizione e per realizzare attività coinvolgenti, interessanti, innovative»15.
In questo contributo concentreremo la nostra attenzione sulle mostre bibliografiche; descriveremo le principali fasi nell'organizzazione di una mostra in biblioteca a partire dalla sua progettazione fino alla valutazione. Quanto a quest'ultima, collocheremo la riflessione della valutazione di una mostra bibliografica nella più ampia cornice valutativa delle collezioni speciali in relazione alle attività di valorizzazione di terza missione.

Le mostre bibliografiche: dalla progettazione alla realizzazione

La realizzazione di una mostra bibliografica16 in biblioteca è un'attività estremamente complessa e richiede un'accurata fase di progettazione.
La progettazione prevede un'analisi del contesto17, dei partner e dei pubblici ai quali la biblioteca intende rivolgersi, l'individuazione degli obiettivi, la selezione dei contenuti ovvero del materiale che dovrà essere oggetto dell'esposizione, l'analisi dei costi e delle eventuali attività integrative e promozionali fino alla valutazione finale.
L'analisi del contesto può essere riferita sia al macrocontesto (analisi del profilo di comunità, analisi del territorio, delle iniziative culturali nazionali e locali, dei possibili partner nazionali e locali, delle forme di finanziamento), sia al microcontesto (vision dell'università, iniziative di terza missione inserite nella programmazione annuale, partner interni: musei, archivio di ateneo, dipartimenti, gruppi di ricerca ecc.). Il microcontesto ha un'importanza strategica per la biblioteca accademica: l'allineamento con le strategie dell'università è, infatti, al tempo stesso un obbligo e un valore aggiunto per la biblioteca, le consente di rafforzare il suo ruolo interno e di acquisire valore agli occhi della leadership universitaria18.
Quanto agli obiettivi, l'allestimento di una mostra, «strumento di comunicazione di massa, di presa di coscienza e di "riappropriazione" pubblica dei beni culturali»19 può averne diversi:

  • valorizzare una collezione o un fondo;
  • rendere tangibile il valore di una biblioteca sul territorio;
  • ampliare i pubblici;
  • sensibilizzare gli utenti interni e i visitatori esterni ai problemi di tutela, conservazione e valorizzazione di un patrimonio della comunità
  • stimolare studi, dibattiti, ricerche sui temi in esposizione.

Nella biblioteca accademica l'idea di una mostra bibliografica nasce sovente dalla collaborazione con i docenti universitari, dai loro interessi di studio e di ricerca, soprattutto in area umanistica. Talvolta la mostra bibliografica diventa una palestra didattica per gli studenti di un corso; i suoi contenuti sono parte del programma di approfondimento di un esame. Si intersecano così intorno alla mostra diversi piani: quello della ricerca, il piano didattico, il piano della terza missione.
Dopo l'analisi del contesto, la fase più rilevante nell'organizzazione di una mostra è la selezione del materiale. In questa fase emerge la professionalità del bibliotecario, la sua vasta e profonda conoscenza delle collezioni speciali, della storia e delle caratteristiche del singolo fondo, oltre che del contesto territoriale. I fondi storici e di persona hanno, infatti, un profilo locale e un legame molto stretto con il territorio. L'esposizione consentirà di valorizzare gli esemplari rari, arricchiti da note manoscritte, dediche autografe dell'autore o del possessore, ex-libris e legature di pregio che contribuiscono a rendere ogni esemplare un unicum.
Nelle mostre letterarie dedicate a un autore il materiale scelto dovrà ricostruire il pensiero e il mondo intellettuale dell'autore in esposizione, tessere la sua rete di relazioni personali, affinché i visitatori possano "percepire l"essenza della letteratura"20.
Le mostre dedicate a un autore potranno, inoltre, essere arricchite da documenti che possano restituire informazioni relative al suo contesto personale e di relazioni (documenti rari, lettere, fotografie, manoscritti, cartoline, dipinti, arredi ecc.). Si tratta dei cosiddetti realia, «oggetti appartenuti alla persona, che possono essere considerati di carattere e natura museale ed essere costituiti dagli arredi dello studio, come scrivania, poltrone e scaffali, ma anche soprammobili, quadri e oggetti personali, acquistati o ricevuti in dono»21.
Didascalie, pannelli descrittivi, video, installazioni multimediali e touchscreen, filmati, approfondimenti tramite QR code, citazioni dipinte sulle pareti, brani sonori ecc. aiutano a creare uno storytelling espositivo in grado di catturare l'attenzione del visitatore.
La sapiente combinazione degli oggetti letterari e del "paratesto" espositivo che fa da corredo alla mostra bibliografica diventa, quindi, fondamentale per il successo della stessa22.
In fase di progettazione particolare attenzione dovrà essere dedicata agli spazi e agli arredi. Infatti, la valorizzazione dei fondi storici e di persona passa attraverso l'allestimento di appositi spazi espositivi. In Italia gli spazi delle biblioteche accademiche sono stati raramente concepiti per realizzare mostre bibliografiche. Le biblioteche accademiche ospitate in edifici storici, alcuni anche molto suggestivi, possono, tuttavia, contare su un ambiente di indubbio fascino e valore architettonico. Laddove lo spazio espositivo sia poco significativo, sarà giocoforza arricchirlo con elementi di contesto, pannelli e arredi complementari.
Ad ogni mostra potranno essere collegate attività integrative di public engagement: seminari, conferenze, presentazioni, flashmob, visite guidate. Non sempre è possibile programmare gli eventi collegati a una mostra; talvolta le iniziative nascono spontaneamente durante il periodo espositivo e possono essere proposte dai docenti interessati agli argomenti della mostra o da incontri occasionali con utenti e visitatori che fanno propri i contenuti e le finalità della stessa. Grazie a queste attività di public engagement si genera una fitta rete di relazioni che, nel lungo periodo, potrà avere importanti ricadute sulla biblioteca stessa come, ad esempio, la possibilità di ottenere finanziamenti per interventi di catalogazione retrospettiva, restauro e, da ultimo ma non per ultimo, per la realizzazione di progetti innovativi centrati sul digitale.
Infine, l'analisi dei costi. Per la realizzazione di una mostra bibliografica in biblioteca i costi possono essere estremamente variabili e riguardano, come per qualsiasi attività, sia l'aspetto economico sia il costo in termini di coinvolgimento di risorse umane. Sotto il profilo economico, il costo principale, ampiamente ammortizzabile negli anni, è la spesa per l'acquisto di arredi: teche espositive23, vetrine o griglie da esposizione. Di volta in volta, invece, dovrà essere realizzato e stampato il materiale promozionale (manifesti, locandine, roll up, pieghevoli, inviti, cataloghi ecc.). In assenza di un budget dedicato la biblioteca potrà realizzare il materiale promozionale utilizzando strumenti open source e con una competenza grafica di base. Per un risultato più accattivante e ambizioso è consigliabile esternalizzare la realizzazione di materiale promozionale. Strumenti espositivi aggiuntivi (pannelli descrittivi, installazioni multimediali, totem touchscreen, scritte e citazioni letterarie per decorare le pareti ecc.) possono avere costi elevati che vanno valutati sulla base del budget disponibile. Un costo ulteriore che talvolta è necessario affrontare è quello per il restauro degli esemplari in cattivo stato di conservazione. Anche il coinvolgimento delle risorse umane è un aspetto da non trascurare nella fase di progettazione di una mostra; la biblioteca accademica ha risposto, negli ultimi dieci anni, con dotazioni organiche sempre più ridotte, a una pluralità di bisogni in relazione alla didattica e alla ricerca: open science, formazione, valutazione della ricerca e bibliometria ecc. La valorizzazione delle collezioni speciali è un'attività coinvolgente, ma estremamente onerosa, richiede competenze specialistiche, coinvolge diverse professionalità del settore dei beni culturali: archivisti, esperti museali, restauratori, conservatori ecc. Richiede tempo, riflessione e studio. Di fatto, il lavoro e le ricerche sui fondi storici e di persona avvicinano l'attività del bibliotecario a quella del ricercatore e dello storico, mentre le attività di terza missione di valorizzazione delle collezioni speciali (le mostre bibliografiche, le visite guidate ecc.) avvicinano la biblioteca (e la biblioteconomia) ai temi della public history. Quest'ultima ha come scopo «la promozione della conoscenza storica e delle metodologie della ricerca storica presso pubblici diversi favorendo il dialogo multidisciplinare»24. Per raggiungere i suoi obiettivi la public history favorisce la collaborazione tra le professioni che operano nel settore culturale, nei musei, negli archivi, nelle biblioteche, nei media, nell'industria culturale e del turismo, nelle scuole, nel volontariato culturale ecc.25. La public history copre spazio che intercorre fra la storia come insegnamento accademico e il grande pubblico, si interessa dei contesti locali per il recupero e la divulgazione della memoria storica. Nella biblioteca accademica le attività di valorizzazione delle collezioni speciali, in primis le mostre bibliografiche e le attività di public engagement ad esse correlate, si coniugano perfettamente con l'obiettivo di comunicare la ricerca storica a pubblici di non esperti.

La realizzazione

Per la realizzazione di una mostra bibliografica sotto il profilo degli obblighi burocratici bisogna considerare che l'allestimento, il restauro degli esemplari (ove necessario) e il prestito di opere tutelate per un'esposizione presso altro ente sono soggetti all'autorizzazione della Soprintendenza archivistica e bibliografica, così come previsto dal Codice dei beni culturali e del paesaggio (d.lgs. 42/2004). La richiesta di autorizzazione va presentata insieme a una serie di documenti.
Per quanto riguarda il restauro vengono richiesti un progetto preliminare e uno esecutivo a cura di ditte certificate. Il progetto preliminare deve includere: un elenco dettagliato, corredato di fotografie dei documenti bisognosi di restauro e da una scheda tecnica per ciascun documento, nella quale siano descritti sommariamente i danni e le patologie. Tale progetto viene sottoposto all'approvazione della soprintendenza. Il progetto esecutivo sarà costituito da una scheda tecnica per ciascuno dei volumi, con una valutazione approfondita dei danni e informazioni dettagliate sui prodotti e sulle procedure di restauro. Per alcune categorie di documenti (volumi rilegati e carte sciolte) è necessario adottare il modello di capitolato tecnico predisposto dall'Istituto centrale per la patologia degli archivi e del libro (ICPAL), con il relativo cronoprogramma26. Per l'allestimento e il prestito verso esterni sarà necessario allegare alla richiesta: il progetto tecnico scientifico con l'indicazione del responsabile della mostra che ha in custodia i documenti, la polizza assicurativa "chiodo a chiodo" (nail to nail)27 predisposta dall'allestitore e lo standard facility report, ovvero la scheda tecnica descrittiva che viene redatta sempre a cura dell'allestitore. Contiene essenzialmente i dati e le informazioni logistiche relative alla conservazione dei beni librari, alla sicurezza, ai sistemi antincendio, all'illuminazione, ai valori microclimatici dei locali fino alla sorveglianza nei periodi di apertura e chiusura della mostra.
Tutto il lavoro svolto per organizzare l'esposizione dovrà essere valorizzato mediante un efficace piano di comunicazione e promozione. Questo potrà includere:

  • la realizzazione di brochure, roll up, manifesti, locandine, cartoline e altro materiale di tipo pubblicitario;
  • la realizzazione di scritte o citazioni letterarie sulle pareti della biblioteca;
  • la costruzione di una pagina web dedicata sul sito della biblioteca;
  • la costruzione di un "evento" sulla pagina Facebook della biblioteca e di un hashtag dedicato28;
  • un programma collaterale di seminari, visite guidate e/o laboratori;
  • l'eventuale pubblicazione di un catalogo.

Infine, nel piano della promozione sarà possibile valutare anche l'eventuale realizzazione di un'edizione virtuale della mostra29.
Nelle varie attività di comunicazione e promozione al pubblico particolare attenzione dovrà essere dedicata al linguaggio. Infatti, come scrivono Fiammetta Sabba e Lucia Sardo:

le biblioteche e i professionisti del settore biblioteconomico spesso tendono a comunicare dimenticandosi che utilizzano una lingua tecnica apparentemente facile e comprensibile, ma spesso più ostica di quanto immaginino. Questo può creare confusione nel pubblico, nel caso della Terza missione un pubblico generalista e, quindi, non necessariamente abituato al linguaggio tecnico del settore. La lingua con cui si comunica quindi, va adattata alle diverse situazioni e alle diverse attività, e con adattare non si intende banalizzare o semplificare fino a renderla sciatta. Si tratta di considerare la comunicazione come un modo di ripensare e cercare di esprimere con altre parole quello che viene fatto, quotidianamente o in occasioni particolari quali sono le attività legate alla terza missione, in modo tale da renderlo attrattivo, appassionante e coinvolgente, come in effetti sono tutte le attività e le iniziative che ruotano attorno al mondo delle biblioteche30.

Le mostre bibliografiche sono un'attività in rapida espansione per la biblioteca accademica. Così come le altre attività di terza missione (public engagement, formazione, citizen science) ne ampliano il ruolo e ne mettono in discussione l'identità . La valutazione di impatto di questa e di altre attività di terza missione si pone, quindi, in modo sempre più urgente.

La valutazione delle collezioni speciali nell'ottica della terza missione

Veniamo ora a un tema molto particolare che ci proietta in un'altra dimensione: quella della valutazione delle collezioni speciali con riferimento alle attività di terza missione. Ci muoviamo su un terreno insidioso e, fino a oggi, poco esplorato nella biblioteconomia italiana31.
L'argomento deve essere affrontato in una prospettiva più ampia di quella legata alle collezioni speciali e cioè nella prospettiva della valutazione della terza missione in biblioteca. Come è stato già scritto in letteratura, la terza missione amplia il ruolo sociale della biblioteca accademica, in quanto ne amplia i pubblici32. Questa relazione con una molteplicità di pubblici rende più problematica l'identità della biblioteca stessa. Infatti «accettare l'idea che la biblioteca sia anche una forma di aggregazione sociale significa prendere atto di quanto la fisionomia della biblioteca stessa venga plasmata dagli utenti»33. La pluralità di pubblici implica, quindi, un'identità "plurale" per la biblioteca accademica che va accuratamente ricercata e fatta emergere.
Alla complessità del tema della valutazione della biblioteca accademica in relazione alla sua ormai evidente articolata identità, si aggiunge la notevole complessità, varietà, ricchezza e, soprattutto, l'unicità delle collezioni speciali possedute dalle biblioteche in Italia. Proprio a causa di questa complessità, le collezioni speciali sono sfuggite, fino a oggi, a rilevazioni specifiche34, nonostante la lunga storia e tradizione degli istituti culturali e di gran parte degli istituti di istruzione superiore italiani.
Tuttavia, come scrivono Anna Manfron e Francesca Papi, riflettendo sul valore e sull'impatto delle biblioteche storiche,

la complessità non può essere ostacolo alla ricerca di definizioni e di sistemi della valutazione di impatto; piuttosto, tale complessità richiede strumenti di analisi provenienti non solo dalla biblioteconomia, ma anche dalla museologia, dalle discipline economiche, dalle scienze sociali e della comunicazione35.

Per proporre un percorso di valutazione delle collezioni speciali e delle attività di valorizzazione delle collezioni speciali in biblioteca ci serviremo delle categorie concettuali della biblioteconomia sociale36 e delle metodologie di indagine adottate dalla ricerca qualitativa (prevalentemente focus group e interviste). La prima è la «disciplina che si occupa della biblioteca come sistema sociale fatto dalle persone per le persone»37, è centrata sulla relazione, si preoccupa del benessere dell'utente, dei benefici che l'azione della biblioteca produce per le comunità di riferimento. La ricerca qualitativa è:

una strategia di ricerca caratterizzata da un approccio olistico, da una rivalutazione dell'interpretazione come strumento conoscitivo, dall'apertura costante verso i dati che emergono dal lavoro sul campo e il cui principale obiettivo è la comprensione profonda dei fenomeni in atto38.

È attraverso questo approccio olistico alla valutazione che è possibile esplorare il nuovo profilo della biblioteca accademica.
Inseguendo l'idea della biblioteconomia sociale e le metodologie della ricerca qualitativa possiamo, quindi, immaginare un percorso di valutazione delle collezioni speciali articolato in tre fasi, complementari e non necessariamente consecutive.
La prima fase è lo studio del profilo di comunità39 completo di analisi dei bisogni. Fino a ieri il profilo di comunità aveva un ruolo centrale nella programmazione dei servizi della biblioteca pubblica. Con la terza missione il profilo di comunità diventa un passaggio obbligato anche per la biblioteca accademica. La definizione del profilo di comunità servirà a identificare e segmentare i pubblici della biblioteca accademica (chi sono i "vecchi" e i "nuovi" pubblici della biblioteca), a definire i bisogni e le aspettative rispetto alla biblioteca, ai suoi spazi, ai servizi offerti, alle collezioni ecc. Profilo di comunità e analisi dei bisogni sono il prerequisito per la valutazione di qualsiasi attività o servizio di biblioteca.
La seconda fase del nostro percorso valutativo prevede lo studio e l'analisi del contesto. Questa viene realizzata a due livelli. Il primo è esterno e prende in considerazione i partner e i destinatari «per creare collegamenti e interfacce con le realtà locali di potenziale interesse: associazioni, scuole, target specifici, portatori di interesse di vario tipo»40. Questo tipo di analisi riguarda le attività di valorizzazione delle collezioni, in generale. Il secondo livello dell'analisi di contesto è interno alle collezioni; in questo caso l'analisi è centrata sui fondi, sulle loro caratteristiche e peculiarità; comprende lo studio dei contesti e delle vicende che hanno condotto alla loro costituzione. In questa fase emerge la competenza del bibliotecario, la sua conoscenza analitica dei fondi, ma anche la sua attitudine alla ricerca. È la fase che più avvicina il bibliotecario alla figura del ricercatore.
La terza e ultima fase è quella della raccolta dei dati. Quanto a questi ultimi si tratterà di mettere insieme dati41 che restituiscano un quadro valutativo, sia quantitativo che qualitativo.
In relazione ai dati quantitativi, sarebbe utile, per ogni fondo, rilevare la percentuale di circolazione, intesa sia come consultazioni al pubblico sia come prestiti per attività espositive e mostre bibliografiche, la percentuale di documenti catalogati e arricchiti da note di possesso e di provenienza, la percentuale di quelli digitalizzati, il numero di visite e di visitatori delle mostre bibliografiche segmentati per categorie, i prodotti artistici e di ricerca realizzati a partire dallo studio dei documenti, la spesa per il restauro annuale con il dettaglio della spesa relativa agli esemplari da esporre, il piano della promozione e comunicazione con i dati su contatti, accessi, post, like ecc.
I dati strutturati raccolti andranno, quindi, interpretati alla luce dell'approfondimento che potrebbe derivare da ricerche di tipo qualitativo e dalla raccolta di esperienze, narrazioni e storie attraverso focus group o interviste. Narrazioni e storie, infatti, sono in grado, più di ogni altro "dato", di mettere in evidenza l'impatto delle attività di valorizzazione delle collezioni speciali – e delle collezioni più in generale – e riescono a rispondere a domande sull'identità percepita della biblioteca accademica, sul tipo di esperienza personale vissuta visitando una mostra bibliografica, sulla biblioteca accademica come luogo di memoria culturale, sulla gradevolezza degli spazi, degli ambienti e degli arredi, sulla competenza e abilità del bibliotecario come guida e narratore ecc.
La ricerca qualitativa è in grado di farci capire quanto venga percepito e riconosciuto il valore "storico" e sociale della biblioteca accademica.
La valutazione delle attività di terza missione legate alle collezioni speciali rende tangibile per il grande pubblico e per gli stakeholder della biblioteca accademica questo valore.


NOTE

Ultima consultazione siti web: 15 giugno 2020.

1 Si registra, a tutt'oggi, una notevole incertezza terminologica nel riferirsi ai "fondi storici", denominati anche "fondi antichi", che si tende sempre più spesso a definire in letteratura "collezioni speciali", utilizzando un termine di matrice anglosassone. Baldacchini e Manfron discutono criticamente sull'utilizzo del termine "collezione speciale" evidenziando le differenze nei processi di formazione delle raccolte tra l'Europa e il Nordamerica. Cfr. Lorenzo Baldacchini; Anna Manfron, Dal libro raro e di pregio alla valorizzazione delle raccolte. In: Biblioteche e biblioteconomia: principi e questioni, a cura di Giovanni Solimine e Paul Gabriele Weston. Roma: Carocci, 2015, p. 315-349. In questo contributo utilizzerò il termine "collezioni speciali" per fare riferimento sia ai fondi storici sia ai fondi di persona o personalità.
2 Sulla pagina della Commissione nazionale biblioteche speciali, archivi e biblioteche di autore dell'Associazione italiana biblioteche vengono segnalate diverse sitografie; tra le altre, cito il Repertorio generale dei fondi lombardi, http://www.lombardiabeniculturali.it/percorsi/archivi-letterati/3/. Non esiste, tuttavia, a oggi un censimento nazionale dei fondi personali posseduti e conservati esclusivamente dalle biblioteche accademiche italiane. Come riferimento per l'analisi dei fondi personali si può ricorrere alla "scheda fondo" della Regione Toscana che richiede le seguenti informazioni: informazioni biografiche sul possessore, tempi e modalità di acquisizione, caratteristiche relative alla consistenza, tipologie documentarie contenute, storia della formazione, schemi classificatori, modalità di accesso, segnalazione di altre sezioni conservate in altre sedi, bibliografia, presenza dell'archivio dell'autore.
3 I fondi personali sono «complessi organici di materiali editi e/o inediti raccolti e/o prodotti da persone significative del mondo della cultura, delle professioni e delle arti prevalentemente dalla seconda metà del XIX secolo in poi». Definizione tratta da Associazione italiana biblioteche. Commissione nazionale biblioteche speciali, archivi e biblioteche di autore, Linee guida sul trattamento dei fondi personali, versione 15.1. 31 marzo 2019, https://www.aib.it/struttura/commissioni-e-gruppi/gbaut/strumenti-di-lavoro/linee-guida-sul-trattamento-dei-fondi-personali. Sui fondi personali segnalo la bibliografia Associazione italiana biblioteche. Commissione nazionale biblioteche speciali, archivi e biblioteche di autore, Archivi e biblioteche d'autore: bibliografia, versione 5. 17 ottobre 2019, https://www.aib.it/wp-content/uploads/2019/10/Bibliografia-ver.-17-ottobre-2019-ultima-versione-pubblicata-sul-sito-1.pdf. Tra i contributi più significativi e recenti segnalo: Anna Manfron, Le biblioteche degli scrittori, «Bollettino AIB», 44 (2004), n. 3, p. 345-358, https://bollettino.aib.it/article/view/4939; Cristina Cavallaro, Fra biblioteca e archivio: catalogazione, conservazione e valorizzazione di fondi privati, presentazione di Caterina Del Vivo, saggio introduttivo di Mariaelisa Rossi. Milano: Bonnard, 2007; Giuliana Zagra, 027.1 Biblioteche d'autore. In: Biblioteconomia: guida classificata, diretta da Mauro Guerrini, condirettore Gianfranco Crupi, a cura di Stefano Gambari, collaborazione di Vincenzo Fugaldi, presentazione di Luigi Crocetti. Milano: Editrice bibliografica, 2007; Mauro Guerrini, Biblioteca d'autore: dalla dimensione privata all'uso pubblico. In: Collezioni speciali del Novecento: le biblioteche d'autore: atti della giornata di studio: Firenze, Palazzo Strozzi, 21 maggio 2008, «Antologia Vieusseux», 14 (2008), n. 41-42, p. 15-16; Anna Manfron, Dai libri alle carte: la gestione dei materiali "anfibi". In: ivi, p. 63-73; Alberto Petrucciani, Biblioteche d'autore in biblioteca: una catalogazione speciale?. In: ivi, p. 49-61; Giuliana Zagra, Biblioteche d'autore in biblioteca: dall'acquisizione alla valorizzazione. In: ivi, p. 37-48; Conservare il Novecento: carte e libri in vetrina: convegno, Ferrara, Salone internazionale dell'arte del restauro e della conservazione dei beni culturali e ambientali, 1. aprile 2011: atti, a cura di Giuliana Zagra. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2012; Elena Baldoni, La gestione delle biblioteche d'autore: un confronto tra realtà italiana e realtà americana, «AIB studi», 53 (2013), n. 2, p. 29-46, https://aibstudi.aib.it/article/view/8930, DOI: 10.2426/aibstudi-8930; Anna Manfron; Francesca Papi, Primi spunti di riflessione su impatto e valore delle biblioteche storiche e di ricerca: una sfida e un'opportunità, «AIB studi», 55 (2015), n. 3, p. 359-372, https://aibstudi.aib.it/article/view/11342, DOI: 10.2426/aibstudi-11342; Fiammetta Sabba, Biblioteche e carte d'autore: tra questioni cruciali e modelli di studio e di gestione, «AIB studi», 56 (2016), n. 3, p. 421-434, https://aibstudi.aib.it/article/view/11506, DOI: 10.2426/aibstudi-11506; Francesca Tomasi, Archivi di persona in linked open data: il modello concettuale come strumento di integrazione nei GLAMs, «AIB studi», 57 (2017), n. 2, p. 283-310, https://aibstudi.aib.it/article/view/11647, DOI: 10.2426/aibstudi-11647; Fabio Venuda, Le raccolte di documenti personali: uno studio per la ricerca e la valorizzazione, «AIB studi», 57 (2017), n. 1, p. 63-78, https://aibstudi.aib.it/article/view/11612, DOI: 10.2426/aibstudi-11612; Alessandra Boccone [et al.], Valorizzazione dei fondi privati in una biblioteca accademica: divulgazione, comunicazione, ricerca, «Bibliothecae.it», 6 (2017), n. 2, p. 255-284, https://bibliothecae.unibo.it/article/view/7703, DOI: 10.6092/issn.2283-9364/7703; Anna Bilotta, I fondi personali come tracce d'uso, di legami e di memorie: note dal convegno internazionale "Il privilegio della parola scritta: gestione conservazione e valorizzazione di carte e libri di persona" (Università degli Studi di Salerno, 10-12 aprile, 2019), «Bibliothecae.it», 8 (2019), n. 1, p. 315-333, https://bibliothecae.unibo.it/article/view/9509, DOI: 10.6092/issn.2283-9364/9509; Storie d'autore, storie di persone: fondi speciali tra conservazione e valorizzazione, a cura di Francesca Ghersetti, Annantonia Martorano e Elisabetta Zonca. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2020; Il privilegio della parola scritta: gestione, conservazione e valorizzazione di carte e libri di persona, a cura di Giovanni Di Domenico e Fiammetta Sabba. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2020.
4 Sovente sono motivi logistici e necessità pratiche a stimolare gli eredi a proporre alle biblioteche accademiche questo tipo di donazioni. Queste sono regolate da appositi regolamenti di ateneo che disciplinano le modalità di donazione, soggette a valutazione da parte delle biblioteche beneficiarie. Infatti, esiste una continua tensione tra la missione intellettuale dell'università e i legami affettivi e professionali di un autore con il suo ateneo, da una parte, e le esigenze di spazio, trattamento, tutela e adeguata conservazione delle donazioni, dall'altra.
5 È la natura ibrida di molti fondi personali, a metà strada tra fondo archivistico e fondo librario, a rendere estremamente complessa la loro gestione in biblioteca, così come in archivio. Per questa loro natura ibrida Luigi Crocetti conierà il termine di "archivi culturali". Cfr. Luigi Crocetti, Parole introduttive. In: Conservare il Novecento: convegno nazionale, Ferrara, Salone internazionale dell'arte del restauro e della conservazione dei beni culturali e ambientali, 25-26 marzo 2000: atti, a cura di Maurizio Messina e Giuliana Zagra. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2001, p. 23-26; Id., Memorie generali e memorie specifiche: alcune considerazioni sul fenomeno della proliferazione degli archivi letterari, «Biblioteche oggi», 17 (1999), n. 4, p. 24-27, http://www.bibliotecheoggi.it/1999/19990402401.pdf.
6 Sull'esperienza del Museo Galileo si legga: Stefano Casati; Tiziana Possemato, L'esperienza LOD (linked open data) del Museo Galileo, «Digitalia», (2015), volume unico, p. 40-48, http://digitalia.sbn.it/article/view/1472.
7 Cfr. F. Tomasi, Archivi di persona in linked open data cit.
8 Secondo l'Istat i visitatori del patrimonio culturale sono in forte crescita: oltre 128 milioni di persone (di cui 58,6 stranieri) hanno visitato il patrimonio culturale italiano nel 2018, quasi 10 milioni in più (+8%) rispetto al 2017. L'incremento maggiore è registrato dai monumenti e i complessi monumentali (+11,5%) e dai musei (+9,6%). Cfr. Istituto nazionale di statistica, L'Italia dei musei. 23 dicembre 2019, https://www.istat.it/it/archivio/237159.
9 Si pensi alla piaga delle fake news e al dilagare dell'informazione di scarsa qualità in rete.
10 Questo rapporto è in gran parte sollecitato dall'università che ha il ruolo morale e istituzionale di favorire il trasferimento della conoscenza. Si estrinseca in tre modalità: deficit, dialogo, fino alla modalità più estrema che è quella della partecipazione del pubblico alla costruzione della scienza.
11 Il public engagement è un'area di attività di terza missione. Fa riferimento a tutte quelle attività senza scopo di lucro che hanno un valore educativo e culturale per la società.
12 Tra i più attivi nella realizzazione di mostre bibliografiche fisiche vi sono i sistemi bibliotecari delle università di Firenze, Siena, Bologna, Ferrara e i poli bibliotecari dell'Università di Torino. A Torino, presso la Biblioteca "Norberto Bobbio", nel 2017, è stata inaugurata la mostra "Federico Patetta: a 150 anni dalla nascita" (29 marzo-31 maggio). Per il 2022 è in programma una mostra dedicata al fondo e all'archivio personale di Gioele Solari, conservati nella biblioteca; a Ferrara, nel 2019 è stata allestita nella sede storica della biblioteca chimico-biologica di Santa Maria delle Grazie la mostra "Natura naturata: capolavori librari dell'Università degli studi di Ferrara" (18 aprile-1 maggio). A Firenze e Siena le biblioteche dell'università ospitano numerose mostre bibliografiche fisiche e virtuali. Il portale del sistema bibliotecario dell'ateneo fiorentino raccoglie gli eventi realizzati con un link dedicato alle mostre, cfr. https://www.sba.unifi.it/p1352.html. A Bologna segnalo la mostra dedicata ad Aldo Manuzio curata dal Centro di ricerca in bibliografia del Dipartimento di filologia classica e italianistica dell'Alma mater studiorum Università di Bologna, in collaborazione con la Biblioteca universitaria di Bologna e il Sistema bibliotecario di ateneo dell'Università di Bologna. Sulla mostra segnalo il volume: Nel segno di Aldo: catalogo della mostra: Biblioteca universitaria Bologna, 29 ottobre 2015-16 gennaio 2016, a cura di Loredana Chines [et al.]. Quarto Inferiore, Granarolo dell'Emilia: Patron, 2015.
13 I sistemi bibliotecari delle università toscane (quelle di Firenze e di Siena, in modo particolare), dell'Università di Perugia, dell'Università di Padova e della Sapienza Università di Roma realizzano sui propri portali numerose mostre virtuali, sia come esposizioni autonome, sia come versioni digitali di mostre fisiche.
14 Sulla collaborazione con Wikimedia (e Wikipedia) si legga l'esperienza dell'Università di Salerno descritta in A. Boccone [et al.], Valorizzazione dei fondi privati in una biblioteca accademica cit. Le esperienze di lavoro con Wikimedia, oltre a rappresentare un'occasione di valorizzazione del patrimonio bibliografico, sono fortemente innovative e formative per il bibliotecario.
15 Fiammetta Sabba; Lucia Sardo, I fondi personali e la terza missione: proposta di buone pratiche. In: Il privilegio della parola scritta cit., p. 427-446: p. 434.
16 Sulle mostre bibliografiche segnalo gli agili manualetti di: Anna Rosa Venturi, Mostra bibliografica. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2006; Francesca Rafanelli, Come realizzare una mostra bibliografica in biblioteca. Milano: Editrice bibliografica, 2019.
17 Cfr. F. Sabba; L. Sardo, I fondi personali e la terza missione cit.
18 Cfr. Daniela Grandin; Francesca Ferrari; Cristina Mandelli, Le biblioteche accademiche strumenti strategici per la competitività degli atenei, «Biblioteche oggi», 33 (2015), n. 2, p. 33-44, http://www.bibliotecheoggi.it/rivista/article/view/22, DOI: 10.3302/0392-8586-201502-033-1.
19 Cfr. L. Baldacchini; A. Manfron, Dal libro raro e di pregio alla valorizzazione delle raccolte cit., p. 341.
20 Cfr. Anton Korteweg, Esposizioni letterarie: dove i lettori devono guardare. In: Esporre la letteratura: percorsi, pratiche, prospettive, a cura di Axel Kahrs e Maria Gregorio. Bologna: Clueb, [2009], p. 38 e seguenti, http://digital.casalini.it/10.1400/133395, DOI: 10.1400/133395.
21 F. Venuda, Le raccolte di documenti personali cit., p. 66.
22 In Italia l'esperienza più significativa in relazione alle mostre letterarie è quella della Biblioteca nazionale centrale di Roma che attraverso Spazi900 ha realizzato «il primo e unico museo della letteratura contemporanea italiana, nel quale sono presentati per un pubblico generale, soprattutto legato alle scuole, la serie degli autori della letteratura attraverso libri e carte appartenenti alle raccolte dell'istituzione, con particolare riguardo a quelli maggiormente rappresentati, ma non tralasciando i grandi nomi che campeggiano nelle storie delle letterature in uso». Cfr. Andrea De Pasquale, Digitalizzare la letteratura italiana del Novecento: i progetti della Biblioteca nazionale centrale di Roma per le biblioteche e gli archivi di autore. In: Il privilegio della parola scritta cit., p. 349-365: p. 355-356; Id., Private archives in the library: types, acquisition, treatment and description, «JLIS.it», 10 (2019), n. 3, p. 34-46, https://www.jlis.it/article/view/12569, DOI: 10.4403/jlis.it-12569. Su Spazi900 si legga anche: Spazi900: gallerie degli scrittori, a cura di Andrea De Pasquale e Eleonora Cardinale. Roma: Biblioteca nazionale centrale, 2017.
23 Le teche espositive sono protette da vetri, chiuse e con caratteristiche idonee alla conservazione così come indicato nei Principi dell'IFLA per la cura e il trattamento dei materiali di biblioteca. Cfr. International Federation of Library Associations and Institutions, Principi dell'IFLA per la cura e il trattamento dei materiali di biblioteca, a cura di Edward P. Adcock, con la collaborazione di Marie-Thèrése Varlamoff e Virginie Krempf, edizione italiana a cura della Commissione nazionale biblioteche e servizi nazionali; prefazione di Carlo Revelli. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2005. Per approfondimenti sui supporti e leggii cfr. Maria Luisa Russo, Come esporre il materiale librario: criteri e consigli per la scelta di supporti e leggii, «Biblioteche oggi», 23 (2005), n. 1, p. 41-46, http://www.bibliotecheoggi.it/2005/20050104101.pdf.
24 Citazione tratta dal sito dell'Associazione italiana di public history (AIPH), https://aiph.hypotheses.org.
25 Nel 2016 è stata fondata in Italia l'Associazione italiana di public history (AIPH) con il sostegno della International Federation for Public History (IFPH) e della Giunta centrale per gli studi storici. Nel giugno del 2017 a Ravenna l'AIPH ha tenuto il suo primo convegno. Nel giugno 2018 a Pisa è stato discusso il Manifesto della public history italiana, la cui versione finale è stata pubblicata a settembre 2018, cfr. Associazione italiana di public history, Il Manifesto della public history italiana. 3 settembre 2018, https://aiph.hypotheses.org/3193.
26 Fonte: sito della Soprintendenza archivistica e bibliografica del Piemonte e della Valle d'Aosta, http://www.sato-archivi.it/Sito/index.php.
27 L'assicurazione "chiodo a chiodo" è utilizzata per le opere d'arte; la copertura assicurativa inizia quando le opere vengono rimosse dal luogo ove sono collocate e conservate e termina con il loro rientro.
28 Ad esempio, tra le attività di comunicazione dedicate alle collezioni, il sistema bibliotecario dell'Università di Salerno ha attivato un hashtag "#fondispeciali" per promuovere le iniziative realizzate a partire dalle collezioni speciali. Cfr. Alessandra Boccone; Remo Rivelli, Ambito istituzionale e pratiche informali: il trattamento dei fondi di persona presso un Centro bibliotecario di ateneo dell'Università di Salerno. In: Il privilegio della parola scritta cit., p. 317-332. Non devono essere trascurati i canali di comunicazione più tradizionali come radio, televisione e stampa che si affiancano ai più innovativi canali social raggiungendo anche le fasce di età più anziane, poco avvezze alla comunicazione in digitale.
29 Sulle mostre virtuali segnalo la guida: Mostre virtuali online: linee guida per la realizzazione, versione 1.0. Settembre 2011, http://www.otebac.it/index.php?it/320/mostre-virtuali-online-linee-guida-per-la-realizzazione. Il documento nasce dalla cooperazione tra l'Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane (ICCU) e l'Istituto centrale per gli archivi (ICAR), in collaborazione con l'Osservatorio tecnologico per i beni e le attività culturali (OTEBAC). Sulle linee guida si legga: Maria Teresa Natale; Giuliana Zagra, Linee guida per la realizzazione di mostre virtuali online. In: Conservare il Novecento: carte e libri in vetrina cit., p. 25-33.
30 F. Sabba; L. Sardo, I fondi personali e la terza missione cit., p. 444.
31 Sul tema della valutazione della terza missione in ambito biblioteconomico segnalo, scusandomi per le autocitazioni: Maria Cassella, La terza missione dell'università: cos'é, come si valuta (con un'appendice sulle biblioteche), «Biblioteche oggi trends», 3 (2017), n. 2, p. 59-65, http://www.bibliotecheoggi.it/trends/article/view/718, DOI: 10.3302/2421-3810-201702-059-1; Ead., Le biblioteche accademiche e le linee guida SUA - Terza missione/impatto sociale dell'ANVUR, «Biblioteche oggi», 37 (2019), n. 7, p. 25-32, http://www.bibliotecheoggi.it/rivista/article/view/1009, DOI: 10.3302/0392-8586-201907-025-1; Fiammetta Sabba, Terza missione, comunicazione e biblioteche accademiche, «Bibliothecae.it», 8 (2019), n. 2, p. 232-254, https://bibliothecae.unibo.it/article/view/10368, DOI: 10.6092/issn.2283-9364/10368. Tra i contributi specifici sul tema della valutazione delle collezioni speciali segnalo, in ordine cronologico: A. Manfron; F. Papi, Primi spunti di riflessione su impatto e valore delle biblioteche storiche e di ricerca cit.; Anna Bernabè; Paolo Tinti, Universities, third mission and academic libraries heritage: towards an assessment scheme, «JLIS.it», 11 (2020), n. 1, p. 56-72, https://www.jlis.it/article/view/12588, DOI: 10.4403/jlis.it-12588; F. Sabba; L. Sardo, I fondi personali e la terza missione cit.
32 Si veda il mio precedente contributo: Maria Cassella, La terza missione dell'università e l'identità "plurale" della biblioteca accademica, «Biblioteche oggi», 37 (2019), n. 3, p. 26-33, http://www.bibliotecheoggi.it/rivista/article/view/937, DOI: 10.3302/0392-8586-201903-026-1.
33 Chiara Faggiolani, La ricerca qualitativa per le biblioteche: verso la biblioteconomia sociale. Milano: Editrice bibliografica, 2012, p. 179.
34 In ambito accademico un set ancorché minimo di misure sarà disponibile a livello nazionale per gli atenei dopo la compilazione della Scheda unica annuale terza missione e impatto sociale (SUA-TM/IS) dell'ANVUR, così come previsto in Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, Linee guida per la compilazione della Scheda unica annuale terza missione e impatto sociale SUA-TM/IS per le università. 7 novembre 2018, https://www.anvur.it/wp-content/uploads/2018/11/SUA-TM_Lineeguida.pdf. La scheda prevede una valutazione dell'attività di terza missione svolta dalle biblioteche ed emeroteche storiche in relazione alla valorizzazione della parte storico-artistica. Nella valutazione entrano i seguenti parametri: il personale equivalente a tempo pieno dedicato alla gestione e alla valorizzazione della parte storico-artistica nell'anno; il budget impegnato per la gestione e la valorizzazione della parte storico-artistica e spesa per la manutenzione straordinaria; la presenza di una sezione di libri antichi aperta al pubblico; l'apertura al pubblico delle biblioteche ed emeroteche storiche; eventuali riconoscimenti o premi; i canali di comunicazione utilizzati per la valorizzazione delle strutture (sito web, newsletter e pagine social, canale YouTube). Per quanto si tratti di misure minime, l'attenzione che l'ANVUR sta tributando all'attività di valorizzazione delle collezioni speciali delle biblioteche accademiche va registrata come un segnale positivo. Le linee guida sono un'opportunità per introdurre «i risultati della gestione delle collezioni speciali universitarie nel piano di valutazione generale dell'ateneo, così da irrobustirne la connessione al grande sistema di cui esse fanno parte». Cfr. A. Bernabè; P. Tinti, Universities, third mission and academic libraries heritage cit., p. 63.
35 A. Manfron; F. Papi, Primi spunti di riflessione su impatto e valore delle biblioteche storiche e di ricerca cit., p. 362.
36 In Italia la biblioteconomia sociale si è diffusa grazie agli studi di Paolo Traniello, cfr. Paolo Traniello, La biblioteca tra istituzione e sistema comunicativo. Milano: Editrice bibliografica, 1986; Id., La biblioteca pubblica: storia di un istituto nell'Europa contemporanea. Bologna: Il mulino, 1997; Id., Biblioteche e società. Bologna: Il mulino, [2005]. La biblioteconomia sociale rappresenta il superamento della biblioteconomia gestionale (centrata sui servizi) e della biblioteconomia documentale (centrata sui documenti). Sull'argomento si leggano, oltre il già citato studio di Chiara Faggiolani sulla ricerca qualitativa: Chiara Faggiolani; Anna Galluzzi, Andare oltre impressionabilità e ideologia: la "svolta narrativa" e gli strumenti di analisi della biblioteconomia sociale, «AIB studi», 57 (2017), n. 3, p. 445-465, https://aibstudi.aib.it/article/view/11704, DOI: 10.2426/aibstudi-11704; Chiara Faggiolani, Il rapporto BES - Benessere equo e sostenibile in Italia: il posto delle biblioteche e il compito della biblioteconomia sociale, «Biblioteche oggi», 34 (2016), n. 1, p. 19-26, http://www.bibliotecheoggi.it/rivista/article/view/427, DOI: 10.3302/0392-8586-201601-019-1; Chiara Faggiolani; Anna Galluzzi, L'identità percepita delle biblioteche: la biblioteconomia sociale e i suoi presupposti, «Bibliotime», 18 (2015), n. 1, https://www.aib.it/aib/sezioni/emr/bibtime/num-xviii-1/galluzzi.htm; Waldemaro Morgese, Biblioteconomia sociale? Certo, per contribuire al nuovo welfare, «AIB studi», 53 (2013), n. 3, p. 297-305, https://aibstudi.aib.it/article/view/9145, DOI: 10.2426/aibstudi-9145; Chiara Faggiolani; Giovanni Solimine, Biblioteche moltiplicatrici di welfare: verso la biblioteconomia sociale, «Biblioteche oggi», (2013), n. 3, p. 15-19, http://www.bibliotecheoggi.it/rivista/article/view/236, DOI: 10.3302/0392-8586-201303-015-1.
37 C. Faggiolani; G. Solimine, Biblioteche moltiplicatrici di welfare cit., p. 18.
38 C. Faggiolani, La ricerca qualitativa per le biblioteche cit., p. 70.
39 Sul profilo di comunità si legga: Anna Galluzzi, Modelli e strumenti per la valutazione dell'efficacia. In: Gestire il cambiamento: nuove metodologie per il management della biblioteca, a cura di Giovanni Solimine, interventi di Giovanni Di Domenico [et al.]. Milano: Editrice bibliografica, 2003, p. 289-385.
40 F. Sabba; L. Sardo, I fondi personali e la terza missione cit., p. 438.
41 Per "dato" intendiamo qui sia il dato numerico, strutturato, quantitativo, sia il dato testuale, non strutturato. Il dato numerico è categorizzabile; i dati non strutturati vengono rilevati attraverso le ricerche qualitative e sono, per loro natura, di più difficile interpretazione. Cfr. Chiara Faggiolani, Conoscere gli utenti per comunicare la biblioteca: conoscere le parole per misurare l'impatto, con contributi di Maddalena Battaggia [et al.]. Milano: Editrice bibliografica, 2019, p. 54-55.