La collezione Periodici e riviste preunitarie di Internet culturale: condizioni attuali e implementazioni future

di Andrea Moroni

Introduzione

Il saggio prende spunto dalla presentazione dell'ultimo libro di Maria Teresa Biagetti1, tenutasi lo scorso 20 febbraio 2020 presso il Dipartimento di beni culturali di Ravenna2. Nel corso dell'incontro sono state ripercorse le principali strategie planetarie in fatto di biblioteche digitali, si è discusso delle criticità emerse e si è ragionato sulle prospettive e sulle sfide che sembrano preannunciarsi. Lo stimolo e la ricchezza di spunti derivati da quest'occasione hanno portato, in questa sede, a una riflessione su un argomento che ben si amalgama con l'applicazione delle nuove tecnologie per la valorizzazione del patrimonio documentario e che si presta altresì ad approfondimenti di natura bibliografica-biblioteconomica: lo status delle presenze e delle disponibilità della stampa periodica di antico regime nei cataloghi e nelle biblioteche digitali italiane3.
Parlare di periodici non è facile, lo sappiamo. Le problematiche connesse alla trattazione di questo materiale sono molteplici: storiche, per le fremebonde vicissitudini editoriali cui una rivista poteva essere sottoposta in vitam4, ma anche per le vicende legate all'uso e alla conservazione post mortem5; gestionali, in relazione alle difficoltà che sorgono al momento della catalogazione, anche solo per trovare notizie sul profilo di una testata, e che inficiano sui processi di studio e ricerca6; concettuali, relativamente alla scelta dei criteri di inclusione e di esclusione di determinate tipologie bibliografiche7; cronologiche, per la periodizzazione e settorializzazione di un corpus che, ricordiamo, è quantitativamente molto esteso8. Tutti questi aspetti assumono delle sfumature ancor più cupe laddove il campo d'interesse dello studioso sia il Seicento o il Settecento, secoli che videro l'exploit della produzione tipografica e in cui gazzette, giornali e altre forme di pubblicazioni in serie conobbero un momento unico e molto importante di crescita, formazione, diffusione e qualificazione. Come osserva Gorian, «nell'ambito della biblioteconomia italiana (e non solo) la stampa periodica ha destato un'attenzione complessiva inferiore a quella rivolta alle monografie»; inoltre, è emblematico come «sono stati sovente ricercatori attivi in ambito letterario o storico a dedicarsi allo studio approfondito (ma spesso anche alla repertoriazione) dei periodici»9. Per avere un quadro più esaustivo sarà sufficiente compiere delle indagini in SBN e ACNP. Lo scenario che si presta non è certo dei più agevoli: oltre a registrazioni sommarie, incomplete e minimali, si riscontra la proliferazione di più descrizioni per la medesima rivista e molto spesso i legami che sussistono tra la scheda madre del periodico e le sue unità costitutive risultano essere poco lineari e molto rumorosi. È proprio qui che si percepisce la mancanza di un piano di respiro nazionale e dai tratti interdisciplinari, finalizzato ad approfondire sotto l'aspetto tipologico, segnaletico e descrittivo il percorso e le presenze della stampa periodica italiana. L'impostazione di una strategia coordinata, diffusa, condivisa e partecipata a livello territoriale e istituzionale, in grado anche solo di chiarire lo stato dell'arte e di operare i giusti distinguo concettuali e spazio-temporali, potrebbe rappresentare il punto di partenza decisivo per rilanciare e innestare linee di ricerca di più ampia portata, capaci soprattutto di non disperdere i frutti più maturi che a livello bibliografico e documentaristico sono stati realizzati negli anni passati. A partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, infatti, sotto la spinta di Giuseppe Ricuperati e altri studiosi sono stati avviati dei primi tentativi di inventariazione di gazzette e giornali scientifico-letterari dei secoli XVII e XVIII10. Sulla scia di queste iniziative hanno preso piede sia studi di ambito regionale11, sia attività di catalogazione all'interno di singole biblioteche12. L'esplosione della rete e delle nuove tecnologie ha rimescolato ulteriormente le carte in gioco: il riversamento online di migliaia di esemplari di testate storiche esemplifica la portata e il peso che questo genere di pubblicazioni riveste all'interno delle strategie di promozione digitale delle nostre biblioteche. Le sfide e le opportunità generate dal nuovo contesto hanno fatto da propulsori per l'avviamento di numerose campagne di digitalizzazione promosse dai singoli Stati e dirette a valorizzare e diffondere il proprio patrimonio documentario.
Per quanto riguarda l'Italia ricordiamo che nell'ambito della Biblioteca digitale italiana13, la principale strategia nazionale di connubio tra digitalizzazione e collezioni bibliotecarie, una delle prime iniziative lanciate nel 2004 fu proprio la scansione delle riviste antecedenti il 1861. Il progetto porta il nome di Periodici e riviste preunitarie14 e costituisce uno dei nuclei fondanti del portale Internet culturale15. A distanza di oltre quindici anni dal suo lancio effettivo, presentiamo i principali elementi costitutivi di questa collezione, evidenziandone punti di forza e di debolezza e ragionando sui possibili scenari futuri.

Periodici e riviste preunitarie: accesso, visualizzazione, consistenza

Nella raccolta Periodici e riviste preunitarie sono digitalizzate oltre settanta testate edite tra la seconda metà del Seicento e la prima metà dell'Ottocento. Il progetto è stato coordinato dall'ICCU con il coinvolgimento di 10 biblioteche16, e ha visto la selezione di diverse tipologie di pubblicazioni: gazzette, giornali, riviste e periodici letterari, raccolte di leggi. Una via rapida di accesso ai titoli presenti è il sistema di ricerca semplice collocato nella home page di Internet culturale, ricordandosi di impostare la voce ‘biblioteca digitale'. Per ottenere una risposta meno rumorosa e mirata si consiglia di specificare l'annata o ricorrere all'identificativo associato alla rivista (BID); in ogni caso è possibile raffinare a posteriori il risultato. Se invece volessimo visionare la collezione nella sua interezza sarà necessario cercarla tra i repository all'interno della sezione ‘Biblioteca digitale italiana' del portale. In questo modo avremmo accesso agli 852 documenti che compongono il repertorio, affiancati da 13 faccette contenenti i metadati più significativi estratti dalle descrizioni dei documenti e utili per il filtraggio della ricerca: autore, contributore, dati editoriali, data di pubblicazione, keyword, lingua, provenienza, teca digitale, formato digitale, collezione, agenzia, tipo di documento, livello bibliografico. La scheda di dettaglio di ciascun record è composta da informazioni bibliografiche (titolo, autore, dati editoriali, data di pubblicazione, anno, fascicolo) e tecniche (collezione digitale, accessibilità, completezza della digitalizzazione, teca digitale, formato digitale, nome del progetto, agenzia competente) relative all'esemplare che si sta consultando. Sempre dalla pagina di dettaglio è possibile collegarsi a risorse affini a quella selezionata, grazie all'implementazione di algoritmi che istituiscono dei legami sulla base della similarità delle keyword (queste funzioni si attivano cliccando sui pulsanti ‘documenti simili' e ‘vedi documenti collegati'): l'obiettivo è quello di incentivare la scoperta di altri contenuti e, nel caso specifico dei periodici, è di grande utilità per cogliere con rapidità i legami tra testate e tra i fascicoli di una stessa rivista. La visualizzazione del documento digitalizzato avviene tramite un apposito lettore che mostra l'oggetto in visione singola, a doppia pagina o a elenco; sono presenti le funzioni di ingrandimento, ritaglio, schermo intero, rotazione, condivisione esterna (social network), download, ricerca di parole del testo e navigazione interna tra le pagine e le sezioni di cui si compone la risorsa.
Reperire informazioni circa la consistenza di questo repertorio non è stato semplice visto che né sulla piattaforma né altrove è stato possibile fare affidamento su una lista esauriente. Si è tentato di rintracciare i titoli presenti e a riguardo forniamo in appendice un elenco numerato e ordinato alfabeticamente.

Metadati e digitalizzazioni: quali criticità?

Il ruolo che i metadati hanno svolto nella prassi bibliotecaria è sempre stato centrale17, e con l'avvento del web e del digitale la loro implementazione è aumentata progressivamente; consentono di avere una visione a 360 gradi della risorsa cui aderiscono, permettendone la descrizione e l'identificazione, facilitandone la consultazione e la conservazione, rendendola tracciabile, individuabile e garantendone il riuso18. Senza di essi è come se la collezione digitale non esistesse. Come noto, Internet culturale si fonda sullo schema MAG (Metadati amministrativi e gestionali)19, un profilo di applicazione «che ha l'obiettivo di fornire le specifiche formali per la fase di raccolta, di trasferimento e disseminazione dei metadati e dei dati digitali nei rispettivi archivi»20. Ciascun record è costituito da una serie di elementi descrittivi desumibili esplicitamente dalla risorsa o attinenti alle caratteristiche tecniche e progettuali; tra questi, i campi ‘titolo', ‘dati editoriali'21 e ‘data di pubblicazione'22 sono fondamentali per l'individuazione e l'identificazione di un periodico: l'importanza degli ultimi due, poi, dipende anche dal fatto che i rispettivi metadati costituiscono le faccette che consentono di restringere i risultati di una ricerca full text. I valori presenti in ‘anno'23 e ‘fascicolo' sono altrettanto essenziali per poter distinguere le varie partizioni di una rivista. Per quanto riguarda l'identificativo, non esiste un codice univoco relativo a ciascun esemplare digitalizzato; quello presente, infatti, deriva dalla scheda in SBN ed è associato dunque alla descrizione ‘superiore' del periodico. Ne consegue che le diverse partizioni di cui si compone una testata presenteranno tutte il medesimo BID, e per poterle rintracciare direttamente sarà inevitabile l'uso dell'URL.
Dalle analisi effettuate è emerso che proprio i metadati risultano essere l'anello debole di questa raccolta; una debolezza riscontrata tanto nel contenuto quanto nella forma e che mina la qualità del servizio e la visibilità delle sue componenti. Le conseguenze di queste criticità ricadono sulle operazioni di studio e ricerca e potrebbero condizionare le strategie digitali portate avanti dagli istituti culturali italiani e incentrate su un materiale simile. I disallineamenti sembrano interferire anche con il sofisticato sistema di associazioni semantiche degli oggetti digitali di Internet culturale24, con conseguente creazione di legami tra documenti che non hanno alcuna attinenza tra loro. Per avere una panoramica più chiara di quanto detto sarà utile approfondire gli aspetti più problematici emersi nel corso dell'indagine.
Un primo fattore da segnalare è quello dei cosiddetti ‘titoli cluster': ovvero un insieme di periodici, non necessariamente legati da alcun tipo di rapporto, che presentano il medesimo valore nel campo ‘titolo'. Ciò è stato riscontrato nelle Novelle della repubblica letteraria (n. 57), alle cui digitalizzazioni sono stati assegnati gli stessi identici metadati – tra cui il titolo per l'appunto – delle Novelle della repubblica delle lettere (n. 56), e pertanto per ricercarle si dovrà ricorrere alle informazioni associate a quest'ultima pubblicazione25. Situazione analoga per alcuni giornali letterari del XVII e XVIII secolo o per delle gazzette piemontesi di cui parleremo più approfonditamente in seguito.
Un altro campo della scheda bibliografica contraddistinto da errori, lacune e sviste è quello della ‘data di pubblicazione'. Possiamo vedere ciò nel caso del Magazzino italiano26 (n. 48), de Il monitore fiorentino27 (n. 54) e del Magazzino toscano d'instruzione e di piacere28 (n. 49). Ugualmente problematici i ‘dati editoriali', relativamente al contenuto e alla forma con i quali si presentano: questi aspetti sono ravvisabili nel Giornale veneto de letterati29 (n. 46), nel Nuovo giornale enciclopedico d'Italia30 (n. 59), ne Il monitore fiorentino31 (n. 54). In aggiunta, il disordine generato in questo campo dalla sequenza di caratteri, spazi e punteggiatura si rivela rumoroso e disturbante, specialmente da un punto di vista visivo. Confusioni e disattenzioni sembrano emergere anche dall'attribuzione impropria di alcuni titoli32, dallo scambio di contenuti digitali tra una rivista e l'altra33 e dalle discrepanze del campo ‘fascicolo', nello specifico tra l'informazione riportata e ciò che è stato di fatto digitalizzato34.
Nel corso della ricerca si è appurato come vengano taciute le presenze di ex libris, note e appunti manoscritti solitamente posti nelle carte iniziali, sul frontespizio o in fogli sciolti. Si tratta, molto spesso, di notazioni rilevanti e fondamentali per ricostruire le vicende editoriali di un giornale o una gazzetta e che forniscono notizie sui direttori o sulla consistenza fisica della testata35. Spostando il discorso ai metadati strutturali, nonostante questi trovino largo uso per la ripartizione del testo nelle sue componenti significative – come frontespizi, introduzioni, avvisi e indici opportunatamente segnalati nel lettore digitale – presentano un impiego più limitato per evidenziare quelle sezioni del testo formalmente esplicite e autonome dal corpo principale della rivista come supplementi, rubriche e inserti36. Sarebbe opportuno che queste informazioni fossero indicate nella scheda di dettaglio del record, al fine di restituire al consultatore un'immagine precisa dei diversi scomparti di cui si compone una testata. Si tratta di operazioni che andrebbero fatte in fase di catalogazione o, tutt'al più, durante l'acquisizione digitale delle immagini. Consci del grande dispendio di risorse che un simile recupero comporterebbe, un giusto compromesso potrebbe essere quello di ricorrere a sistemi di descrizione collaborativi per mezzo delle segnalazioni fornite da quanti, nel corso di studi e ricerche, dovessero notare apparati e notazioni meritori di essere evidenziati37.
Una volta presentati per sommi capi quelli che sono i principali inconvenienti che un utente potrebbe fronteggiare nel corso della sua indagine, sarà utile approfondire alcune casistiche specifiche che riguardano dei gruppi specifici di riviste.

I giornali letterari del Seicento e del Settecento

Nella storia della stampa periodica italiana un posto di primo piano è occupato dalle riviste letterarie comparse a partire dalla seconda metà del Seicento, contraddistinte da una natura bibliografica ed enciclopedica, e impegnate nel soddisfare la domanda e la richiesta di dotti e studiosi, interessati a dati, eventi o notizie connesse con il progresso delle arti e delle scienze. Nel corso delle indagini portate avanti all'interno della collezione Periodici e riviste preunitarie sono emerse ben 84 evidenze concernenti un considerevole nucleo di testate erudite, i cui principali metadati sono:

Titolo: Il giornale de' letterati
Dati editoriali: [S.l. : s.n.], 1668- (roma : n. a. tinassi)
Data di pubblicazione: 1668
Identificativo (BID): NAP0068553

Dalle informazioni riportate deduciamo che si tratta del Giornale de' letterati comparso a Roma nel 1668 e alla cui fondazione concorsero personalità come Michelangelo Ricci e Leopoldo de' Medici. Nato sulla scia dell'esperienza francese del Journal des sçavans e dal tentativo di operare un rinnovamento culturale e negli studi, il giornale conobbe un primo periodo di attività che si protrasse fino al 1675 e durante il quale le redini dell'impresa furono tenute da Francesco Nazari, affiancato da un'équipe composta da Giovanni Giustino Ciampini, Salvatore e Francesco Serra, Giovanni Lucius, Tommaso de' Giuli e Giovanni Patrizi38. La rivista proponeva dei contributi desunti dal Journal parigino e, al tempo stesso, offriva estratti di libri e notizie erudite: tuttavia, a partire dal 1673-1674 iniziarono a manifestarsi dei primi segnali di crisi dovuti alla progressiva carenza di materiale di provenienza oltremontana e che ebbe delle forti ricadute sulla periodicità della testata romana39. Nel 1675 le tensioni interne alla redazione40 portarono alla scissione della rivista in due serie distinte: la prima guidata sempre da Nazari e conclusasi nel 167941, la seconda interrottasi nel 1681 sotto la direzione di Ciampini42.
Le digitalizzazioni presenti nella collezione coprono gli anni 1668-1681 (n. 34 e n. 35), con l'esclusione della fascia 1675-1679 relativa alla seconda esperienza di Francesco Nazari. Tuttavia, segnaliamo che il foglio romano non è l'unico a essere stato associato ai metadati sopracitati, in quanto sono stati individuati altri 6 titoli:

  • Giornale de' letterati di Pisa (1771-1796) (n. 39), interamente digitalizzato;
  • Giornale de' letterati di Firenze (1742-1753) (n. 38), presente integralmente ma con delle lacune nel campo ‘fascicolo'43 e con delle digitalizzazioni invertite44; non risulta esserci invece la serie successiva, stampata a Pisa dal 1757 al 176245;
  • Giornale veneto de letterati46 (1671-1680; 1687-1690) (n. 46);
  • Giornale de' letterati d'Italia47 (1710-1740) (n. 40);
  • Giornale de' letterati di Parma (1686-1690) (n. 36);
  • Giornale de' letterati48 di Modena (1692-1697) (n. 37).

Sarebbe ideale slegare queste testate dagli attuali set descrittivi e creare delle nuove schede bibliografiche con informazioni corrette e aggiornate.

Le gazzette genovesi

Un altro nucleo significativo è quello rappresentato da alcune gazzette genovesi date alla luce durante il periodo della Rivoluzione francese. Inserendo nella barra di ricerca semplice la chiave ‘Gazzetta nazionale genovese' vedremo restituirci 37 risultati, tutti con i seguenti metadati di riferimento:

Titolo: Gazzetta nazionale genovese
Dati editoriali: [S.l. : s.n.], 1797 (Genova : le associazioni alla presente gazetta ... si ricevono dallo stampatore G. Caffarelli)
Data di pubblicazione: 1797
Identificativo (BID): TO00184798

Queste informazioni descrivono la Gazzetta nazionale genovese, pubblicata a Genova dal 17 giugno al 9 dicembre del 1797; dal 16 dicembre 1797 al 31 maggio 1800 cambiò poi titolo in Gazzetta nazionale della Liguria. Nei primi sei mesi del 1800 le truppe austro-russe cinsero d'assedio il capoluogo ligure, riuscendo nel mese di giugno a estromettere i francesi dalla città: durante questa breve parentesi la rivista uscì per tre numeri, dal 9 al 21 giugno 1800, con il titolo di Gazzetta di Genova. I francesi, tuttavia, riuscirono a riprendere il controllo della città già alla fine dello stesso mese: il foglio, allora, con il numero del 28 giugno riprese la denominazione di Gazzetta nazionale della Liguria e tale restò fino all'8 giugno 1805 quando, con l'annessione della Repubblica ligure alla Francia, mutò ancora una volta la propria designazione in Gazzetta di Genova fino al 1878, anno nel quale si spense49.
L'analisi dei risultati emersi a seguito della ricerca ha permesso di stabilire che i dati bibliografici succitati restituiscono, oltre alla digitalizzazione dei 26 numeri della Gazzetta nazionale genovese50 (n. 25) del 1797, quelle delle riviste che la succedettero, ovvero:

  • Gazzetta nazionale della Liguria (n. 23), comparsa dal 16 dicembre 1797 al 31 maggio 1800, serie completa;
  • Gazzetta di Genova51 (n.18), n. 1-3 (9 giugno-21 giugno 1800), completa;
  • Gazzetta nazionale della Liguria (n. 24), uscita dai torchi dal 28 giugno 1800 all'8 giugno 1805, presente integralmente eccezion fatta per l'annata 1803-180452;
  • Gazzetta di Genova (n. 19) pubblicata dal 1805 al 1878, presente parzialmente con le digitalizzazioni 1811-1836 e 1838-1841.
Le riviste e le gazzette piemontesi

Nel caso delle testate piemontesi la situazione si è rivelata più complessa e pertanto si è optato per un approccio diverso: si presenteranno i periodici individuati nel corso delle ricerche riportandoli sotto ai rispettivi metadati con i quali è possibile trovarli all'interno del repository.

Titolo: Gazzetta nazionale piemontese
Dati editoriali: Torino : Stamp. Filantropica, 1800
Dati di pubblicazione: 1800
Identificativo (BID): TO00184800
Periodici individuati: Gazzetta nazionale piemontese53 (n. 26) e Gazzetta piemontese54 (n. 28)

Titolo: Gazzetta piemontese
Dati editoriali:
Dati di pubblicazione: 1788
Identificativo (BID): TO00184804
Periodici individuati: Gazzetta del Piemonte55 (n. 17), Gazzetta piemontese56 (n. 28), Il francese subalpino57 (n. 15), Gazzetta piemontese58 (n. 27)

Titolo: Le courrier de Turin
Dati editoriali: Turin : De l'Imprimerie departementale, 1805-1814
Dati di pubblicazione: 1805-1814
Identificativo (BID): TO00182339
Periodici individuati: Courrier de Turin59 (n. 11), Gazzetta piemontese60 (n. 28)

Titolo: Corriere torinese: giornale politico, letterario, etc
Dati editoriali: Torino : Dalla Stamperia dipartimentale, 1805
Dati di pubblicazione: 1805
Identificativo (BID): TO00182273
Periodici individuati: Courrier de Turin61 (n. 11), Corriere torinese62 (n. 10)

Titolo: Gazzetta piemontese
Dati editoriali: [S.l. : s.n.], 1797- (Torino : dalla stamperia di Onorato De Rossi)
Dati di pubblicazione: 1797-1800
Identificativo (BID): IEI0104383
Periodici individuati: Gazzetta piemontese63 (n. 27)

Titolo: Gazzetta di Torino e notizie particolari
Dati editoriali: Torino : stamp. Masserano, 1793-1796
Dati di pubblicazione: 1793-1796
Identificativo (BID): TO00184776
Periodici individuati: Gazzetta di Torino e notizie particolari64 (n. 21)

Titolo: Gazzetta torinese
Dati editoriali: v. ; 23 cm.
Dati di pubblicazione: 1801-1814
Identificativo (BID): TO00184816
Periodici individuati: Gazzetta torinese65 (n. 29), Gazzetta di Torino e notizie particolari66 (n. 21)

Titolo: Il francese subalpino
Dati editoriali:
Dati di pubblicazione: 1801
Identificativo (BID): TO00184562
Periodici individuati: Il francese subalpino67 (n. 15)

La Gazzetta toscana

L'ultimo caso riguarda la Gazzetta toscana (n. 30), pubblicata a Firenze dal 1767 al 1811. Dagli incroci tra i dati presenti in SBN e ACNP apprendiamo che questa proseguì la Gazzetta patria (1766), e le succedette il Giornale del dipartimento dell'Arno (1811-1814), il quale era a sua volta continuazione della Gazzetta universale (1773-1811).
Internet culturale contiene due serie distinte di digitalizzazioni relative alla Gazzetta toscana (n. 30): la prima fa parte della collezione Periodici e riviste preunitarie e si interrompe al 1801; la seconda, parziale anch'essa in quanto si ferma al 1798, proviene dal progetto Grand tour della Biblioteca nazionale centrale di Firenze68; da quest'ultima iniziativa, inoltre, sono confluite nel portale anche le immagini della Gazzetta patria (1766) e della Gazzetta universale (1773-1811)69.
Tornando alla nostra gazzetta, si segnalano delle omissioni nel campo ‘fascicolo'70, mentre gli anni 1783-1788 mostrano informazioni errate nei campi ‘data di pubblicazione' e ‘dati editoriali'71. Problematico l'uso del BID per la ricerca, poiché verrebbero restituiti anche i record facenti parte del progetto Grand tour: è consigliabile, pertanto, ricorrere a chiavi differenti come titolo e anno o, volendo comunque sfruttare l'identificativo, restringere i risultati per mezzo dei filtri laterali.
Ricapitolando, le criticità emerse dipendono tanto da aspetti di natura tecnica quanto dalla qualità dei metadati presenti. Per il primo punto, possiamo ipotizzare che una delle cause dipenda da problemi di interoperabilità o che la tipologia dei dati non si sia ben amalgamata ai cambiamenti subiti dal sito o dallo stesso profilo MAG. Per quanto riguarda il secondo punto, invece, questo è in parte connesso con il livello delle registrazioni presenti in SBN: alla luce del forte legame esistente tra Internet culturale e il catalogo collettivo, era inevitabile che le carenze descrittive di quest'ultimo si ripresentassero anche nel primo. Il fatto che i fascicoli costituenti un periodico presentino metadati differenti provoca un danno all'unitarietà della rivista stessa e al rapporto di consequenzialità tra i record, quest'ultimo già influenzato negativamente dalla mancanza di una struttura di organizzazione e visualizzazione gerarchica. La parcellizzazione e frammentazione che ne conseguono rischiano di far perdere ‘pezzi' nel corso della ricerca, come testimonia l'esempio de La storia dell'anno72(n. 69) , in cui si notano variazioni nei dati riguardanti la data di pubblicazione, le note editoriali e persino il titolo73.
Proporre un intervento diretto per risolvere tali deficit, record dopo record, non è certo nelle intenzioni del nostro contributo: primo perché oggettivamente impensabile, secondo perché non avrebbe senso. Tuttavia, ciò non vuol dire che si debba necessariamente preservare lo status quo: si possono attuare dei piccoli stratagemmi e applicare dei palliativi per migliorare sensibilmente il livello della collezione. Per prima cosa si consiglia di correggere la scheda informativa che funge da introduzione al repertorio, aggiornando la copertura temporale dei documenti74 e i nomi degli istituti coinvolti. In secondo luogo sarebbe davvero importante inserire una lista dei periodici che sono stati selezionati e inclusi nel programma di digitalizzazione, eventualmente corredati dai rispettivi identificativi e dal grado di digitalizzazione, se parziale o totale; per una maggiore trasparenza occorrerebbe senz'altro segnalare anche i titoli ‘nascosti' all'interno di altre digitalizzazioni o non rintracciabili direttamente perché i metadati non sono corretti o perché fanno riferimento ad altre testate75.
Queste aggiunte si rivelerebbero di grande utilità per gli utenti e, soprattutto, per le biblioteche italiane: infatti, ribadiamo che la collezione preunitaria è la prima a interessarsi di pubblicazioni periodiche antecedenti il 1800 e pertanto tutti gli istituti impegnati nella scannerizzazione di materiali simili sarebbe bene che partissero proprio da qui onde evitare di replicare il materiale e sprecare energie, fondi e tempo. A riprova di quanto ciò sia importante basti pensare alle diverse duplicazioni digitali che sono state rilevate all'interno di Internet culturale e che fanno capo a iniziative e istituti differenti: la Gazzetta toscana (n. 30) e il Giornale de' letterati di Firenze (n. 38), digitalizzate rispettivamente anche nell'ambito dei progetti Grand tour della Biblioteca nazionale centrale di Firenze e Riviste dell'Ateneo di Firenze, oppure la Rivista europea (n. 67), che compare tra le risorse del Centro internazionale periodici musicali di Parma, per il progetto Periodici musicali.
Se da un lato questi accorgimenti metterebbero in luce le criticità e le mancanze del repository, dall'altro contribuirebbero a far emergere le sue ricchezze e i suoi punti di forza. Una grande verità appresa nel corso delle nostre indagini è che, in certe occasioni, il fatto che un documento non si veda non vuol dire necessariamente che non sia presente. Avere consapevolezza di cosa si può rintracciare e in che misura, può rivelarsi fondamentale nell'impostazione della strategia di ricerca più appropriata.

Il panorama europeo: Francia, Austria, Germania, Spagna e Gran Bretagna

Sospendendo momentaneamente il discorso sul repertorio preunitario, potrebbe essere interessante spostare la nostra lente d'indagine sulle iniziative europee dedicate alle riviste e alle testate storiche. Non tutte le esperienze che si andranno a presentare sono nate nell'ambito di progetti diretti da Ministeri centrali; le iniziative selezionate, infatti, sono state scelte tenendo conto sia dell'importanza rivestita nei rispettivi contesti nazionali, sia per i caratteri di vicinanza, distanza e suggestione rispetto all'insieme di biblioteche ed emeroteche digitali italiane.
Primo termine di confronto è la Francia e il progetto Le gazetier universel: ressources numériques sur la presse ancienne, una biblioteca digitale concernente la stampa periodica in lingua francese di ancien régime intrapresa da Denis Reynaud a partire dal 2009. In costante aggiornamento, il portale si avvale delle digitalizzazioni realizzate principalmente da Google, ma anche quelle di Gallica e di altri siti. Vi è una ricca bibliografia critica sulla stampa francese anteriore al 1800 e collegamenti a ulteriori lavori utili per studiosi e ricercatori: il Dictionnaire des journaux, Dictionnaire des journalistes, le digitalizzazioni delle gazzette rivoluzionarie, della Gazette d'Amsterdam, la Gazette de Leyde, il Courrier d'Avignon e la Gazette de Nice. La struttura dell'archivio è molto semplice: ricorrendo alla lista alfabetica dei titoli o al sistema di ricerca semplice si accede alla testata di interesse; segue un breve ed essenziale profilo informativo e, infine, i link alle digitalizzazioni delle diverse unità bibliografiche. Il progetto costituisce uno dei principali punti di accesso per la visione e lo studio di una parte consistente del vasto patrimonio storico giornalistico francese: un innegabile punto di forza che, tuttavia, non lo esenta da alcune nodosità. In primis la consultazione delle risorse risulta essere molto dispersiva, soprattutto a causa dell'intricata rete di collegamenti che rimandano ad altre sezioni o siti web, aprendo numerose maschere di navigazione. Le diverse componenti del portale non risultano essere reciprocamente integrate: le informazioni desumibili dai due dizionari dei giornali e dei giornalisti, utili per ricostruire la storia, le vicende editoriali e le personalità coinvolte nelle varie imprese periodiche, non sono accluse alle schede descrittive delle pubblicazioni, e pertanto la consultazione di questi dati è poco agevole. Infine, all'infuori di una breve presentazione sui contenuti del portale, non viene detto nulla di più sulle linee guida adottate nella scelta e nell'inclusione dei titoli presenti.
L'altra esperienza degna di nota è Presse locale ancienne76, un portale dedicato al giornalismo locale francese dalle origini al 1944. Fondamenta di questo importante lavoro sono le numerose fonti bibliografiche: tra queste, la principale è la Bibliographie de la presse française politique et d'information générale in cui si elencano, dipartimento per dipartimento, i giornali francesi pubblicati dal 1865 al 1944. Si tratta di un imponente lavoro iniziato a partire dal 1964, costituito da oltre settanta volumi pubblicati a cura della Bibliothèque nationale de France, e che si vuole collocare in una linea di continuità con la Bibliographie historique di Eugène Hatin77. Il portale ha una natura essenzialmente ibrida: da un lato si configura come un repertorio sulla stampa periodica locale e d'informazione generale, dall'altro si occupa di segnalare i giornali digitalizzati all'interno e all'infuori di Gallica. L'impianto di ricerca e di suddivisione dei giornali è di natura amministrativo-territoriale: i prodotti editoriali sono distinti e raggruppati sulla base della loro provenienza regionale, dipartimentale o cittadina. Sebbene il materiale passato in rassegna si condensi maggiormente nell'Ottocento e nella metà del Novecento, sono segnalate testimonianze anteriori il 1789. La ricerca può essere effettuata su base cronologica, geografica, linguistica, tematica o per tendenza politica; vi sono, inoltre, degli interessanti apparati iconografici e di approfondimento storico. Da segnalare, infine, sia il lodevole corredo di FAQ in cui si chiariscono molti punti relativamente alle presenze documentarie, alle operazioni di ricerca e a questioni tecniche78, sia il ricco e dettagliato piano di presentazione dell'opera, grazie al quale vengono esplicitate genesi, formazione, responsabilità, contenuti, limiti temporali e geografici dell'intero progetto.
Per quanto riguarda Gallica, la principale biblioteca digitale francese presenta al proprio interno una sezione dedicata alla stampa periodica79 articolata in: quotidiani, settimanali e magazine, stampa periodica per tematica/argomento, stampa locale e regionale, stampa periodica per area geografica, giornali di trincea, giornali clandestini, riviste dotte. Legato alla Bibliothèque nationale de France è il sito RetroNews80, un sito che propone l'accesso a 700 titoli della stampa periodica francese pubblicata tra il 1631 e il 1950 e digitalizzata su Gallica. Contraddistinto da una veste grafica moderna, da funzionalità aggiuntive utili sia per la ricerca all'interno degli esemplari che per eventuali approfondimenti e collegamenti ad altre tipologie di risorse, la principale differenza con Presse locale ancienne sta nel fatto che RetroNews elenca i soli titoli disponibili in digitale.
Nei paesi di lingua tedesca uno dei principali gateway di accesso a giornali e riviste antiche è l'Austrian newspapers online (ANNO), gestito dalla Biblioteca nazionale austriaca e che offre la possibilità di consultare una collezione che si estende temporalmente dal 1568 al 2019. Relativamente alla Germania, un buon punto di partenza per indagini sulle edizioni periodiche antiche è il German union catalog of serials, che permette il lancio della ricerca inserendo anche solo i dati cronologici e di selezionare i risultati delle sole versioni digitalizzate. Di forte interesse il progetto Scholarly journals and newspapers in the age of enlightenment (GJZ 18)81, iniziato nel 2011 dall'Accademia delle scienze di Gottinga e il cui termine è previsto per il 2025. L'iniziativa si colloca nell'ambito di un percorso di indagine e di ricerca ben più articolato e approfondito, iniziato nel 1975 con l'Index of German-language periodicals (IdZ 18) e poi proseguito nel 1987 dal Systematic index of German-language review journals (IdRZ 18). Lo scopo primario di questa ricerca di lungo termine, come viene specificatamente definita nel sito, è quello di indicizzare e digitalizzare l'imponente corpus di periodici bibliografici e accademici tedeschi, pubblicati dal 1688 al 1815. Un altro obiettivo che il gruppo di ricerca intende conseguire è quello di mettere in luce il peso che i contenuti trattati da queste pubblicazioni giocarono nella formazione e nella strutturazione del pensiero illuministico. Per ciascun periodico sono riportati i principali dati bibliografici completati, eventualmente, da informazioni sulla storia editoriale o dettagli più specifici concernenti contenuti e tematiche affrontate. L'estensione temporale dei tre progetti e le diverse articolazioni operative restituiscono, allo stato attuale, un database altamente variegato sotto il profilo dei contenuti: a titolo d'esempio, i titoli appartenenti allo Scholarly journals e al Systematic index sono corredati da maggiori notizie descrittive e possono presentare anche i link alle rispettive copie digitali; i contenuti dell'Index of German-language periodicals, seppur più scarni sotto il profilo informativo, sono stati oggetto di uno specifico progetto di digitalizzazione, il Retrospektive digitalisierung wissenschaftlicher rezensionsorgane und literaturzeitschriften des 18. und 19. jahrhunderts aus dem deutschen sprachraum82. Sorvolando sugli aspetti tecnici riguardanti le modalità di ricerca e di filtraggio, si vogliono segnalare due peculiarità proprie di questo portale. La prima riguarda il lavoro di descrizione analitica che ha coinvolto alcuni dei periodici indicizzati dai tre database e che ha portato allo spoglio dei contributi i quali, non solo sono stati estrapolati e descritti, ma anche categorizzati (ad esempio: recensione, lettera, avviso, notizia accademica), indicizzati con termini chiave, nomi di persone e luoghi, e associati a settori scientifici desunti da uno schema sistematico appositamente elaborato per questo studio. Infatti, nell'ambito dei progetti IdRZ 18 e GJZ 18 è stato implementato un sistema di classificazione che permette di effettuare ricerche e navigare le riviste per soggetto e ambito disciplinare. Questo modello cerca di riprendere e recuperare i grandi impianti bibliografici propri del Settecento e dell'Ottocento, in particolar modo quello dell'Allgemeines repertorium der literatur pubblicato tra il 1793 e il 1807 a Jena da Johann Samuel Ersch. Sono individuate così 17 classi principali, ognuna composta da sottoclassi a loro volta ulteriormente articolate: studi scientifici, filologia, teologia, giurisprudenza, medicina e farmacia, filosofia, pedagogia, scienze politiche, scienze militari, scienze naturali, scienze tecniche e commerciali, matematica, geografia, storia, belle arti, letteratura e musica, storia letteraria e scritti vari.
Spostandoci in Spagna, la Subdirección general de coordinación bibliotecaria del Ministero della cultura e dello sport si occupa della gestione della Biblioteca virtual de prensa histórica83, avviata nel 2006. I contenuti del repository provengono da 97 istituti del paese e riguardano materiale di varia tipologia, come bollettini, pubblicazioni satiriche, riviste femminili, giornali politici, pubblicati dal 1777 fino ai nostri giorni84. L'utente ha la possibilità di navigare i titoli presenti o, come per il precedente caso tedesco, ricercare i contenuti estrapolati dai periodici grazie a uno spoglio analitico; il sistema, in aggiunta, consente di muoversi anche attraverso il tempo e lo spazio tramite un calendario e una mappa geografica interattivi.
Circoscritta al patrimonio bibliografico della Biblioteca nacional de España di Madrid è l'Hemeroteca digital85, la cui calendarizzazione va dal 1683 al 2020. Il portale presenta un sistema di ricerca intuitivo che permette di selezionare rapidamente le collezioni, i titoli, gli ambiti territoriali e le date delle riviste che si intendono cercare. Non tutto il materiale presente è liberamente consultabile online: per alcuni contenuti, soprattutto quelli più recenti, è possibile visionare solo i metadati descrittivi, mentre per la consultazione è obbligatorio ricorrere alle postazioni interne della biblioteca. Da segnalare, perché elemento molto utile per l'utenza e gli enti impegnati nei lavori di acquisizione digitale, la lista completa dei titoli digitalizzati e di prossimo inserimento e un elenco degli altri numerosi progetti di emeroteche online realizzate in Spagna: tra questi, citiamo il database Gazeta, colección histórica86 contenente la scansione completa dal 1661 al 1959 degli antenati dell'attuale Gazzetta di Stato spagnola.
Per quanto riguarda la Gran Bretagna, non sembrano esserci specifici progetti rivolti alla valorizzazione digitale di riviste pubblicate prima del XIX secolo. Nell'ambito delle iniziative promosse dalla British Library segnaliamo il British newspapaer archive87, un database per la consultazione dei giornali inglesi editi a partire dal 1700, disponibile dietro la sottoscrizione di un abbonamento o tramite il ricorso alle postazioni della biblioteca. Specificatamente a singole testate, invece, ricordiamo la disponibilità online delle annate più antiche delle Philosophical transactions (1665-1886)88 e della London gazette (1665-)89. Altre imprese di interesse del settore sono il Nineteenth-century serials edition90, Welsh newspapers online91 e Heritage made digital-newspapers92: tuttavia la copertura temporale di queste imprese inizia dall'Ottocento e prosegue fino ai nostri giorni.
Conclusa questa rapida carrellata, alcune considerazioni di fondo. Non si sarà potuto fare a meno di notare la grande varietà dei progetti menzionati, tanto a livello di contenuti quanto di obiettivi: quelli francesi e tedeschi, in particolare, sono nati per iniziativa di istituti universitari e di ricerca e presentano fisionomie e caratteristiche differenti rispetto alle altre collezioni citate. Infatti, siamo in presenza di esperienze imperniate sullo studio, ricostruzione e approfondimento di una specifica porzione della rispettiva produzione periodica nazionale in cui, tra l'altro, l'attività di digitalizzazione non è elemento precipuo. In Germania si è deciso di selezionare la nutrita schiera di riviste accademiche e bibliografiche che, a partire dal 1682, si svilupparono attorno ai principali centri e facoltà tedesche, focalizzandosi «on interdisciplinary polyhistoric Ephemerides, which consider the humanities and social sciences as well as the natural sciences, and contain original contributions, book reviews and scholarly news as well as all facets of critique»93. In Francia, sulla scia degli studi intrapresi a partire dagli anni Sessanta94, si è scelto di promuovere sia il giornalismo storico locale, sia le riviste culturali e dotte del Sei-Settecento. Guardando invece al complesso delle esperienze menzionate, emergono alcuni tratti comuni e ricorrenti, soprattutto per quanto riguarda l'architettura dello spazio web destinato ad accogliere gli esemplari digitali. Un primo elemento è la lista alfabetica contenente i titoli che sono stati inseriti all'interno dei singoli portali. Secondariamente, la possibilità di effettuare ricerche utilizzando come unico elemento la data o il luogo di edizione, attraverso funzioni che permettono all'utente di navigare un calendario storico o di spostarsi tra le regioni di una mappa geografica. A collimare sono anche le strutture ad albero di consultazione dei fascicoli di una rivista e la possibilità di fare ricerche all'interno del testo del giornale grazie all'applicazione dell'OCR. Comune a molti repository è la predisposizione di un'area che accoglie le digitalizzazioni di quotidiani e giornali di informazione generale, un materiale che per tradizione vanta una presenza quantitativa molto forte, richiesta dagli studiosi e su cui aleggia lo spettro della conservazione. Infine riscontriamo una generale tendenza a organizzare i propri contenuti secondo strutture sistematiche e per tipologie specifiche95. Per quanto riguarda invece la differenziazione tra riviste antiche e moderne, se si eccettuano i lavori francesi e tedeschi sui seriali pre-ottocenteschi, nessuno dei repository menzionati sembra interessarsi alla questione. L'unica linea di demarcazione storica è quella stabilita dalle funzioni di ricerca avanzata, grazie alle quali è possibile ricercare i titoli pubblicati entro una certa data.
Insomma, se sembra esserci convergenza dal punto di vista delle soluzioni tecniche e gestionali implementate a livello di spazio web, diverso è stato l'approccio che le comunità bibliotecarie europee hanno intrapreso nella gestione del rispettivo repertorio periodico, digitale e non; un approccio che, inevitabilmente, ha risentito degli avvicendamenti storici, culturali, bibliografici e biblioteconomici di ciascuno Stato. L'Italia, per parte sua, se da un lato presenta uno scenario molto ricco dal punto di vista della quantità delle esperienze di digitalizzazione incentrate su riviste e giornali, dall'altro deve compiere ancora alcuni decisi progressi per giungere a una più matura consapevolezza bibliografica. In questo senso, dal dialogo con il panorama europeo si potrebbero mutuare sia soluzioni di natura tecnico-progettuale sia impostazioni metodologiche utili per l'arricchimento dei nostri spazi digitali.

Prospettive e future applicazioni

Avviandoci verso la conclusione, ci chiediamo se a distanza di circa quindici anni dalla messa online di questo repertorio ha ancora senso parlarne oggi? Effettivamente, l'occasione di presentare e trattare un progetto simile si presta anche a un altro scopo: chiedersi quale sarà il ruolo e la funzione dei periodici, specialmente storici, nei futuri piani di valorizzazione del nostro patrimonio bibliografico. Nell'attuale conformazione di Internet culturale non esiste uno spazio pensato esclusivamente per la visione dei periodici: da un lato vi sono le collezioni della Biblioteca digitale96 e dall'altro l'Emeroteca digitale italiana, con una propria lista di titoli e con un sistema di visualizzazione ad albero. La presenza di due ambienti che non colloquiano perfettamente complica e rende più difficoltoso l'accesso a queste risorse, diminuendone l'impatto e ostacolando la mission di promozione e diffusione storico-documentale97. Recentemente sembra che sia in fase di allestimento un nuovo portale delle biblioteche che, attraverso un'unica interfaccia, consentirà l'interrogazione integrata di diverse banche dati: SBN, Edit16, Manus, Internet culturale, il portale 14-18 e Movio98. L'obiettivo della nuova piattaforma è fornire un accesso semplificato a un corpus culturale molto vasto ed eterogeneo, senza tuttavia impoverirne i contenuti. Nelle parole della direttrice dell'ICCU, Simonetta Buttò, sembra che l'impresa non consista nella creazione di «una nuova digital library ma di mettere al sicuro, in un luogo certo e facilmente accessibile, il prodotto del grande lavoro culturale svolto in Italia da biblioteche e istituti culturali presenti in tutti gli angoli del territorio nazionale»99.
Le direttrici sulle quali si innesterà questa iniziativa sono diverse: allestimento di un sistema di ricerca integrato fondato sulla semplificazione del dialogo con i provider di contenuti digitali, armonizzazione di sistemi tecnologici differenti, potenziamento del motore e del sistema di ricerca, adozione di un ambiente gestionale scalabile e dinamico. La migrazione nel nuovo spazio produrrà delle modifiche anche nel trattamento dei metadati gestionali associati agli oggetti digitali, sui quali si potrà intervenire in una fase successiva all'importazione100. Sarebbe interessante approfondire tutte queste dinamiche anche alla luce del discorso relativo alla collezione dei periodici preunitari, e dunque ragionare e valutare se il portale delle biblioteche determinerà un ripensamento delle strutture e delle logiche tanto di Internet culturale quanto delle sue articolazioni interne. Quel che è certo è che la grande architettura rappresentata da SBN resterà centrale anche nel nuovo scenario. Alla luce di queste considerazioni, è lecito supporre che le criticità tecniche e grafiche connesse alle digitalizzazioni potranno essere arginate e sistemate; tuttavia, ben diverso è il discorso per le problematicità descrittive e strutturali, che rischiano di permanere nonostante l'aggiornamento tecnologico. Problematicità che, come ricordato in apertura, dipendono in parte dalla mancanza di una base conoscitiva solida sui prodotti più datati della stampa periodica, e che impediscono di acquisire una pur minima cognizione delle vicende editoriali, dei protagonisti e delle dimensioni spazio-temporali di una rivista.
Un altro polo verso il quale sembrerebbe oscillare il nostro ragionamento è rappresentato dall'idea di un'Emeroteca digitale nazionale capace di accogliere e riunire gli esiti dei più importanti progetti di digitalizzazione di riviste dei nostri istituti culturali, in parte presenti in Internet culturale in parte nascosti e poco conosciuti. Un progetto simile sembra essere nelle corde della Biblioteca nazionale centrale di Roma che, profittando della partnership con Google, ha digitalizzato migliaia di periodici fino al 1946 e ha realizzato una propria vetrina online con oltre 2.117 testate periodiche101. Tra le idee del suo direttore vi rientra quella di

potenziare il portale nell'immediato futuro con altre risorse di periodici digitali provenienti da altre campagne di digitalizzazione italiane, al fine di ricostruire una bibliografia completa a partire anche da ACNP (Archivio collettivo nazionale dei periodici) che integri le collezioni stesse, colmando le lacune e restituendo le testate nella loro completezza102.

Una proposta simile, oltre a riproporre in chiave attuale visioni e proposte affacciatesi sin dalla fine dell'Ottocento secondo varie forme e modalità103, potrebbe preludere a soluzioni comuni e di grande spessore finalizzate al recupero e alla valorizzazione delle «risorse digitali di ogni tipo esistenti nel paese, ma spesso conosciute solo in ambito locale oppure "sommerse", o meglio annegate, in centinaia di repository e siti web difficilmente raggiungibili dagli utenti»104. Alla luce di tali congetture, tuttavia, vi è un ulteriore elemento da considerare, e dal quale difficilmente l'idea di una Emeroteca digitale italiana potrebbe svincolarsi: il Ministero per i beni e le attività culturali.
Con il DPCM n. 169 del 2 dicembre 2019 si è costituito l'Istituto centrale per la digitalizzazione del patrimonio culturale, conosciuto come Digital library, in precedenza afferente presso l'Istituto centrale per il catalogo e la documentazione, ma ora dotato di autonomia speciale. Le funzioni del nuovo organismo si possono riassumere in: coordinamento e promozione in materia di programmi di digitalizzazione del patrimonio culturale di competenza del Ministero, dei censimenti di collezioni digitali e dei servizi per l'accesso online, quali siti internet, portali e banche dati; monitoraggio dello stato dei progetti di digitalizzazione attuati dagli uffici del Ministero; stipulazione di accordi, anche in collaborazione con enti pubblici e privati, per la realizzazione di progetti di digitalizzazione del patrimonio culturale; elaborazione e attuazione del piano nazionale di digitalizzazione del patrimonio culturale105. Date queste premesse, e considerate le funzioni di indirizzo che la Digital library eserciterà nei confronti dell'ICCU, tanto le ipotesi mosse attorno al nuovo portale delle biblioteche quanto le aspirazioni sorte in seno alla Biblioteca nazionale di Roma potrebbero convergere in direzione del neonato organo ministeriale, il quale avrebbe la facoltà di porsi a capo del tentativo di rilancio e rifondazione di una Emeroteca digitale italiana. Rifondare, per l'appunto, e non creare ex novo. Perché in tema di politiche della digitalizzazione del patrimonio documentario e librario, specialmente di testate periodiche, l'Italia non è certo sguarnita di esperienze e risultati; uno dei punti di forza dell'attività dei nostri istituti bibliotecari e culturali sta proprio nell'enorme massa di contenuti creati. Tuttavia, questo aspetto si è rivelato un'arma a doppio taglio, provocando la gemmazione di numerosi ecosistemi, con conseguente frammentazione dello scenario digitale italiano. Tra le principali sfide che attendono il nuovo organismo ministeriale vi sarà, per l'appunto, l'avviamento di una strategia in grado di non dissipare gli sforzi conseguiti, organizzandoli e proiettandoli verso forme di gestione, promozione e valorizzazione più adeguate.
Per quanto riguarda l'Emeroteca, il Ministero potrebbe assumersene le redini coordinando una strategia comune e condivisa, fondata sulla cooperazione e sulla partecipazione, anche attraverso l'istituzione di referenti a livello regionale – biblioteche, istituti o centri di ricerca – selezionati sulla base dell'esperienza maturata nella digitalizzazione dei periodici, e con cui interfacciarsi direttamente nella costituzione del portale e nel trattamento delle risorse. In questo senso, una prima proposta ragionevole e sensata – e sulla quale l'ICCU si suppone si stia già muovendo – è quella di censire e federare i molteplici repository di riviste, al fine di valutare il loro stato di salute e di avere contezza della tipologia, della provenienza e delle caratteristiche dei contenuti che andranno a popolare il nuovo sistema informativo. Sembra assodato, poi, che SBN continuerà a essere la grande base di dati a sostegno di progetti come questi: le integrazioni e le sistemazioni necessarie a colmare le lacune riscontrate in questa sede, e che nulla toglie possano essere presenti anche altrove, richiederebbero troppo tempo ed energie, e pertanto non sono attuabili nel breve e medio periodo106.
Conseguentemente, un'alternativa che potrebbe comunque produrre migliorie consisterebbe nella risoluzione degli aspetti tecnici e strutturali più spinosi; dunque, provvedere a contrastare tanto la ridondanza dei record quanto l'opacità dei legami sussistenti tra le pubblicazioni o tra la scheda madre di un periodico e le singole unità o partizioni. In concomitanza a queste operazioni si dovrà ricorrere capillarmente all'impiego di identificatori, in modo da poter tracciare e identificare univocamente le risorse e quindi migliorare la visibilità del patrimonio e le operazioni di ricerca condotte su di esso. Puntare al perfezionamento e alla stabilizzazione di quanto realizzato non sarà sufficiente, ma si dovrà ragionare anche sull'avvio di nuove campagne di digitalizzazione: un incentivo in questa direzione potrebbe giungere dalla semplificazione del dialogo tra teche locali e indice digitale centrale, soprattutto per quanto riguarda l'adesione e il rispetto di standard, metadati e buone pratiche. Tutti questi aspetti devono manifestarsi contestualmente al ripensamento di uno spazio flessibile, dinamico, accattivante e coerente: il confronto con le esperienze internazionali si rivelerebbe fruttuoso, soprattutto per le soluzioni di front-end o per l'organizzazione dei contenuti in settori o aree tematiche, avendo sempre cura di considerare le specificità e le caratteristiche delle nostre raccolte. Sarebbe ottimale includere in questi processi anche le realtà non ministeriali: se però la scelta dovesse essere valutata come troppo impegnativa – come di fatto si presagisce – si consiglia comunque l'apertura verso tali istituti, magari richiedendone l'adesione per redigere un elenco dei progetti di digitalizzazione che hanno riguardato anche solo un periodico o una gazzetta cittadina, sulla falsa riga di quanto presente nella Hemeroteca digital della Biblioteca nacional de España.
Gli spunti e gli stimoli sui quali il nuovo portale potrebbe innestarsi sono davvero molti e l'Istituto centrale per la digitalizzazione dovrebbe considerare l'ipotesi di una riprogettazione di uno spazio digitale per mezzo del quale raccogliere e valorizzare le fonti periodiche dei nostri istituti culturali, visto e considerato il lavoro svolto dall'ICCU e, negli ultimi due anni, dall'ICCD sul quale era caduto il gravoso compito di elaborare il piano nazionale di digitalizzazione del patrimonio culturale107.
Nonostante la distanza temporale, ripercorrere e scandagliare quello che è stato uno dei progetti pilota della strategia italiana nel campo del digitale può servire come momento di autocritica e riflessione, ma anche come occasione per rivedere e ripensare le modalità di trattazione delle collezioni dematerializzate. Il processo di valorizzazione e disseminazione documentale non può fare affidamento solo ed esclusivamente sull'impiego di risorse e investimenti per l'empowerment tecnologico; se questo non è coadiuvato e sorretto da una solida ossatura generata dalle indagini e dai risultati di matrice storico-bibliografica allora si rischia di incappare irrimediabilmente nella creazione di un gigante dai piedi d'argilla. L'esperienza della collezione Periodici e riviste preunitarie ci ha posto dinanzi a un dato di grande rilevanza: è più costoso e dispendioso in termini di tempo e di risorse descrivere e conoscere a fondo il nostro panorama culturale, piuttosto che digitalizzarlo.

Appendice

Si fornisce di seguito un elenco numerato e in ordine alfabetico delle testate che fanno parte della collezione Periodici e riviste preunitarie. All'indicazione del titolo, cui segue il complemento solo nel caso in cui si debba distinguere due o più riviste omonime o similari, seguono la data, il luogo di pubblicazione e identificativo.

TITOLO

DATA

LUOGO

IDENTIFICATIVO

1

L'amico del popolo

1797

Venezia

IEI0103838

2

L'amico del popolo: giornale istruttivo del repubblicano Gio. Antonio Ranza

1797-1798

Milano

IEI0103894

3

L'amico del popolo: varietà istruttive del repubblicano Gio. Antonio Ranza

1798

Milano

IEI0103894

4

Annali di Roma

1790-1797

Roma

TO00175356

5

Antologia

1821-1832

Firenze

LO10020689

6

Antologia italiana: giornale di scienze, lettere ed arti

1846-1848

Torino

TO00176561

7

Il banditore della verità

1798

Roma

IEI0104309

8

Bollettino delle leggi della Repubblica romana

1798-1799

Roma

IEI0105647

9

Il conciliatore

1818-1819

Milano

TO00181943

10

Corriere torinese

1805

Torino

TO00182273

11

Courrier de Turin

1805-1814

Torino

TO00182339

TO00182273

12

Il difensore della libertà

1797-1798

Genova

IEI0105960

13

Discorso al popolo cisalpino sopra la costituzione

1797

Milano

CFIE001299

14

Flagello dell'impostura e della maldicenza

1798

Genova

IEI0107392

15

Il francese subalpino

1801

Torino

TO00184562

TO00184804

16

La frusta letteraria

1763-1765

Venezia

TO00184605

17

Gazzetta del Piemonte

1800-1801

Torino

TO00184804

18

Gazzetta di Genova

1800

Genova

TO00184798

19

Gazzetta di Genova

1805-1878

Genova

TO00184798

20

Gazzetta di Roma

1798-1799

Roma

TO00184772

21

Gazzetta di Torino e notizie particolari

1793-1796

Torino

TO00184776

TO00184816

22

Gazzetta nazionale della Cisalpina

1799

Milano

IEI0104480

23

Gazzetta nazionale della Liguria

1797-1800

Genova

TO00184798

24

Gazzetta nazionale della Liguria

1800-1805

Genova

TO00184798

IEI0104370

25

Gazzetta nazionale genovese

1797

Genova

TO00184798

26

Gazzetta nazionale piemontese

1800

Torino

TO00184800

27

Gazzetta piemontese

1797-1800

Torino

IEI0104383

TO00184804

28

Gazzetta piemontese

1814-1860

Torino

TO00184804

TO00184800

TO00182339

29

Gazzetta torinese

1801-1814

Torino

TO00184816

30

Gazzetta toscana

1767-1811

Firenze

TO00184817

31

Genio de' letterati

1705-1726

Forlì

IEI0105325

32

Genio letterario d'Europa

1793-1794

Venezia

PUV0127246

33

Giornale arcadico di scienze, lettere ed arti

1819-1916

Roma

TO00185023

34

Giornale de' letterati

1668-1675

Roma

NAP0068553

35

Giornale de' letterati (serie di Ciampini)

1675-1681

Roma

NAP0068553

36

Giornale de' letterati

1686-1690

Parma

NAP0068553

37

Giornale de' letterati

1692-1697

Modena

NAP0068553

38

Giornale de' letterati

1742-1753

Firenze

NAP0068553

39

Giornale de' letterati

1771-1796

Pisa

NAP0068553

40

Giornale de' letterati d'Italia

1710-1740

Venezia

TO00185038

NAP0068553

41

Giornale della letteratura italiana

1793-1795

Mantova

TO00185111

42

Giornale ecclesiastico di Roma

1785-1798

Roma

TO00185216

43

Giornale patriotico della Repubblica napoletana

1799

Napoli

IEI0105716

44

Giornale rivoluzionario

1797

Milano

IEI0103894

45

Giornale senza titolo

1797-1798

Milano

IEI0105739

46

Giornale veneto de letterati

1671-1680; 1687-1690

Venezia

VEA0114773

NAP0068553

47

Journal des alpes

1801

Torino

TO00203663

48

Magazzino italiano

1752-1753

Livorno

IEI0170457

49

Magazzino toscano d'instruzione e di piacere

1754-1757

Livorno

IEI0105849

50

Memorie per servire alla storia letteraria e civile

1793-1800

Venezia

TO00202407

51

Mercurio britannico o sia notizie istorico-critiche sugli affari attuali

1798-1800

Londra

PUV0127554

52

Mercurio d'Italia storico-politico

1796-1797

Venezia

IEI0106483

53

Monitore di Roma

1798-1799

Roma

TO00189238

54

Il monitore fiorentino

1799

Firenze

IEI0106367

55

Il monitore italiano

1798

Milano

IEI0106369

56

Novelle della repubblica delle lettere

1729-1733

Venezia

TO00190087

57

Novelle della repubblica letteraria

1734-1761

Venezia

TO00190087

58

Novelle letterarie pubblicate in Firenze

1740-1792

Firenze

TO00190089

59

Nuovo giornale enciclopedico d'Italia

1790-1797

Venezia

PUV0127654

60

Processo verbale [della Repubblica romana]

1798-1799

Roma

IEIE002718

61

Processo verbale del Consiglio de' juniori

1798-1799

Milano

IEI0123767

62

Processo verbale delle sessioni del Consiglio de' seniori

1797-1799

Milano

IEI0123775

63

Quadro sessioni pubbliche

1797

Venezia

TO00204579

64

Il quotidiano bolognese, ossia raccolta di notizie secrete

1797-1798

Bologna

IEI0104778

65

Il redattore del gran consiglio della repubblica cisalpina

1797-1798

Milano

IEI0105151

66

Il repubblicano piemontese

1798-1799

Torino

TO00192917

67

Rivista europea

1838-1847

Milano

TO00194284

68

La sferza repubblicana

1798

Milano

IEI0105541

69

La storia dell'anno

1737-1811

Venezia

TO00195922

IEI0105429

TO001959222_01

70

Supplementi al Giornale de' letterati d'Italia

1722-1726

Venezia

TO00196194

71

Il tribuno del popolo

1797

Milano

TO00196935

72

La verità vendicata

1799

Torino

TO00197418


NOTE

Ultima consultazione siti web: 3 novembre 2020.
Desidero ringraziare la prof.ssa Fiammetta Sabba e la prof.ssa Lucia Sardo per i preziosi consigli e suggerimenti forniti nel corso della stesura dell'elaborato, e la dott.ssa Chiara Veninata per le informazioni che celermente e professionalmente ha fornito.

1 Maria Teresa Biagetti, Le biblioteche digitali: tipologie, funzionalità e modelli di sviluppo. Milano: Franco Angeli, 2019.
2 L'evento è stato organizzato da Fiammetta Sabba all'interno delle attività del corso di laurea in Scienze del libro e del documento e ha visto gli interventi della stessa Biagetti, di Alberto Salarelli e Lucia Sardo.
3 Si avverte che in questo contributo i concetti di stampa periodica ‘antica', ‘storica' e ‘di antico regime' si equivarranno. Come noto, la periodizzazione dei periodici è una questione molto delicata e tuttora dibattuta; poiché non sembra esserci una scuola di pensiero dominante, gli estremi cronologici entro cui circoscrivere i periodici di cui andremo a parlare terminano nel 1815.
4 Si pensi ai frequenti cambi o modifiche del titolo, ai comitati editoriali non esplicitati o parzialmente noti, alle variazioni nelle strutture interne, sia in termini di aggiunte che di scomparse, a sospensioni, riprese e rapporti di continuità poco lineari, per citare solo alcune delle questioni più spinose.
5 La stampa periodica risponde a un preciso obiettivo: la rapida informazione. Conseguentemente la sua durabilità, tanto in termini intellettuali quanto fisici, è più limitata rispetto alle opere monografiche. Inoltre, la conservazione in una biblioteca non è certezza di salvaguardia e sicurezza: infatti, per cause umane, naturali o per scelte biblioteconomiche la fisionomia di un periodico può essere alterata.
6 Per avere una rapida panoramica della questione si può considerare l'esempio dei periodici bibliografici storici. Cfr. Fiammetta Sabba, I periodici bibliografici italiani dalle origini: prospettive di un censimento, «Bibliothecae.it», 7 (2018), n. 2, p. 8-55, https://bibliothecae.unibo.it/article/view/8936; Rudj Gorian, Carenze repertoriali (e superficialità catalografica) nella descrizione dei contenuti dei periodici storici: esempi e spunti di riflessione relativi all'informazione bibliografica, con alcune considerazioni sulla fruizione delle opere periodiche digitalizzate, «Bibliothecae.it», 7 (2018), n. 2, p. 312-347, https://bibliothecae.unibo.it/article/view/8950.
7 Rudj Gorian, Nascosti tra i libri: i periodici antichi della Biblioteca del Seminario patriarcale di Venezia (1607-1800). Venezia: Marcianum Press, 2017, p. 11-12; Alessandra Pesante, Periodici del '700: premesse per un'indagine, «Giornalismo emiliano-romagnolo: periodico del Comitato Emilia-Romagna per la storia del giornalismo», 13 (1988), n. 17, p. 5-11.
8 Per una proposta di periodizzazione della stampa periodica antica si veda R. Gorian, Nascosti tra i libri cit., p. 6-11.
9 R. Gorian, Carenze repertoriali (e superficialità catalografica) nella descrizione dei contenuti dei periodici storici cit., p. 312.
10 Società italiana di studi sul secolo XVIII, Incontro per lo studio e l'inventario dei periodici italiani del Settecento: Santa Margherita Ligure, 16-18 giugno 1983 (parte prima). Roma: s.n., 1983; Periodici italiani d'antico regime, a cura di Alberto Postigliola; con la collaborazione di Nadia Boccara. Roma: s.n., 1986, in particolare l'inventario realizzato da Marco Cuaz presente all'interno di questo contributo, poi aggiornato e ripubblicato in La stampa italiana dal Cinquecento all'Ottocento, a cura di Carlo Capra, Valerio Castronovo, Giuseppe Ricuperati. Roma; Bari: Laterza, 1986, p. 371-386. Si veda anche Giuseppe Ricuperati, I giornali italiani del XVIII secolo: studi e ipotesi di ricerca, «Studi storici», 25 (1984), n. 2, p. 279-303.
11 Cfr. Pierangelo Bellettini, Periodici romagnoli di antico regime: gazzette, giornali dei letterati, almanacchi. In: Storia del giornalismo in Emilia Romagna e a Pesaro: dagli albori al primo Novecento, a cura di Giancarlo Roversi. Casalecchio di Reno: Grafis, 1992, p. 317-359; La biblioteca periodica: repertorio dei giornali letterari del Sei-Settecento in Emilia e in Romagna, vol. 1: 1668-1726, a cura di Martino Capucci, Renzo Cremante, Giovanna Gronda. Bologna: Il mulino, 1985; vol. 2: 1740-1784, a cura di Martino Capucci, Renzo Cremante, Giovanna Gronda. Bologna: Il mulino, 1987; vol. 3: 1773-1790, a cura di Martino Capucci, Renzo Cremante, Andrea Cristiani. Bologna: Il mulino, 1993; vol. 4: 1781-1799, a cura di Andrea Cristiani. Bologna: Biblioteca comunale dell'Archiginnasio, 2018, http://badigit.comune.bologna.it/books/biblioteca_periodica/sfoglia.htm; Giornali veneziani del Settecento, a cura di Marino Berengo. Milano: Feltrinelli, 1962; Rosanna Saccardo, La stampa periodica veneziana fino alla caduta della Repubblica. Padova: Tipografia del seminario, 1942.
12 Cfr. Piero Del Negro, I periodici italiani dell'antico regime della Biblioteca comunale di Treviso. S.l.: s.n., 1991; I giornali dei dotti: i periodici di antico regime della Biblioteca Angelica, a cura di Paola Paesano. Roma: Edizioni di storia e letteratura, 2014; Piero Del Negro, I periodici italiani dell'antico regime della Biblioteca civica di Padova. Padova: Società cooperativa tipografica, 1986; I periodici d'ancien régime della Biblioteca universitaria di Genova (sec. XV-1800), a cura di Calogero Farinella. Genova: Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, 1994; Biblioteca universitaria di Padova, I periodici dell'ancien régime (sec. 17-18): catalogo, a cura di Lia Cavaliere, Paolo Maggiolo. Padova: Nuova Jolly, 1989; I periodici di ancien régime e del periodo rivoluzionario nelle biblioteche italiane, a cura di Paola Urbani, Alfredo Donato. Roma: s.n., 1992.
13 Per ripercorrere le fasi salienti della BDI si invita a consultare la pagina dell'ICCU, all'indirizzo https://www.iccu.sbn.it/it/internet-culturale/storia-della-biblioteca-digitale-italiana-bdi/.
14 L'iniziativa ha visto il finanziamento di 467.280 euro e la digitalizzazione di 410.000 immagini. Cfr. Marco Paoli, I progetti di digitalizzazione della Biblioteca digitale italiana, «DigItalia: rivista del digitale nei beni culturali», 0 (2005), p. 85-91, http://digitalia.sbn.it/article/view/331.
15 Internet culturale è il principale punto di accesso alle collezioni digitalizzate delle biblioteche e delle istituzioni culturali italiane. Presenta un sistema di ricerca integrato su diversi silos informazionali: SBN, Edit16, Manus, Cataloghi storici digitalizzati, Biblioteca digitale, Sito web. Il portale consta di due grandi sezioni: la Biblioteca digitale italiana, un aggregatore di repository digitali sparsi sul territorio italiano appartenenti a biblioteche di varia provenienza e specializzazione, e l'Emeroteca digitale italiana. Cfr. la scheda informativa presente sul sito dell'ICCU all'indirizzo https://www.iccu.sbn.it/it/internet-culturale/.
16 Biblioteca nazionale centrale Vittorio Emanuele II, Biblioteca di storia moderna e contemporanea di Roma, Biblioteca Casanatense, Biblioteca universitaria di Pisa, Biblioteca nazionale Marciana, Biblioteca nazionale Braidense, Biblioteca nazionale universitaria di Torino, Biblioteca civica centrale di Torino, Biblioteca reale di Torino e Biblioteca del seminario vescovile di Mondovì (Cuneo).
17 «Nel catalogo a libro (manoscritto o a stampa) i metadati erano di norma impliciti: in quel contesto tecnologico semplice, i dati svolgono una funzione di base, ovvero rappresentare, surrogare, i documenti. Nel catalogo manoscritto e nel catalogo a stampa non c'è alcun bisogno di rendere espliciti i metadati; il riconoscimento degli elementi che compongono la registrazione avviene mediante accorgimenti – di natura grafica e tipografica – che facilitano la scansione delle schede e delle loro componenti da parte del lettore», cfr. Carlo Bianchini, Teoria e tecniche della catalogazione e delle classificazioni. Milano: Editrice bibliografica, 2018, p. 57.
18 Per un'introduzione all'argomento si veda Paul Gabriele Weston; Lucia Sardo, Metadati. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2017.
19 Cfr. il manuale della versione 2.0.1 sul sito dell'ICCU all'indirizzo https://www.iccu.sbn.it/it/normative-standard/linee-guida-per-la-digitalizzazione-e-metadati/.
20 Cristina Magliano, Lo standard nazionale dei metadati gestionali amministrativi, «DigItalia: rivista del digitale nei beni culturali», 0 (2005), p. 34-46, http://digitalia.sbn.it/article/view/326.
21 Questo campo accoglie in sostanza le note tipografiche della rivista con la differenza che, oltre al nome del tipografo/editore e al luogo di stampa, vengono indicati anche gli estremi di pubblicazione, presenti tra l'altro anche in ‘data di pubblicazione'. Le informazioni contenute si presentano spesso lacunose e rumorose a causa soprattutto di omissioni e di una punteggiatura confusa e impropria.
22 Riporta la data di inizio e di cessazione di una pubblicazione.
23 Fa riferimento all'annata che è stata digitalizzata.
24 Laura Ciancio, "Internet culturale: cataloghi e collezioni digitali delle biblioteche italiane": la nuova versione del portale, «DigItalia: rivista del digitale nei beni culturali», 5 (2010), n. 2, p. 129-130, http://digitalia.sbn.it/article/view/244.
25 Immettendo nella barra di ricerca la stringa ‘Novelle della repubblica letteraria' si otterrebbe un unico risultato, relativo a una digitalizzazione fatta dalla Biblioteca nazionale centrale di Firenze, mentre le risorse della collezione Periodici e riviste preunitarie rimarrebbero nascoste; è bene sapere, dunque, che per trovare le scansioni di questa rivista è opportuno ricercarle con il titolo di ‘Novelle della repubblica delle lettere' ed eventualmente specificare l'annata di interesse.
26 Il valore presente è ‘0000' invece di ‘1752-1753'.
27 Troviamo ‘1779' invece di ‘1799'.
28 In questo caso il dato è incompleto, in quanto vi è solo la data d'inizio e non quella di fine pubblicazione: ‘1754' al posto di ‘1754-1757'.
29 Presenta come valore ‘v.'
30 Dati editoriali: ‘, Gen. 1790-'.
31 Dati editoriali del tutto assenti.
32 I Supplementi al Giornale de' letterati d'Italia (n. 70) sono stati inseriti con il titolo di ‘Il giornale de' letterati'. Per trovarli è opportuno ricorrere al BID o al titolo errato specificando l'anno.
33 È quanto accade nel caso dell'Antologia italiana: giornale di scienze, lettere ed arti (n. 6) e dell'Antologia (n. 5): nella sostanza, la scansione dell'annata 1848 del n. 6 – i cui valori nel campo fascicolo sono ‘Anno II - Tomo IV' – è stata inserita tra le digitalizzazioni del n. 5, mentre l'Indice generale delle materie del n. 5 – che nel fascicolo riporta ‘Indice generale' – lo si trova tra i record legati al n. 6.
34 Nell'esempio del Monitore di Roma (n. 53), il record in cui il fascicolo ha i valori ‘1798: dal N. I al N. XXVI' in realtà dovrebbe essere ‘1799: dal N. I al N. XXVI'. Ancora, Il difensore della libertà (n. 12), presenta le digitalizzazioni dei fascicoli n. 1-76, e non 1-74 come invece riportato. Idem per la Gazzetta di Roma (n. 20), presente con due occorrenze le cui digitalizzazioni sono state invertite e, conseguentemente, vi è discrepanza tra quanto indicato in ‘fascicolo' e il reale contenuto dei record.
35 Il conciliatore (n. 9) presenta un foglio manoscritto nel quale si informa sul periodo di inizio della pubblicazione, sulla rarità degli ultimi due numeri (117 e 118) e vengono sciolte le iniziali e gli pseudonimi delle varie personalità che presero parte all'impresa. Ne Il banditore della verità (n. 7) un avviso ci informa sui fascicoli mancanti e anche sul valore economico della testata. Notizie simili, alle volte anche poco lusinghiere, si ritrovano ne Il monitore fiorentino (n. 54) di marzo-giugno 1799, nel Genio letterario d'Europa (n. 32) di gennaio-ottobre 1793, nella Gazzetta nazionale della Liguria (n. 24) del 1802-1803. Segnaliamo, infine, il caso particolare del Discorso al popolo cisalpino sopra la costituzione (n. 13), contenuto in un volumetto che raccoglie altri opuscoli anch'essi digitalizzati ma non segnalati nella scheda bibliografica ed elencati in un sommario manoscritto posto tra le carte iniziali.
36 Ciò si riscontra ne Il tribuno del popolo (n. 71), digitalizzato insieme ad alcuni titoli che non sono segnalati nella descrizione: Querele di un patriota contro li riprovatori del Tribuno del popolo, Continuazione delle querele di un patriota contro li riprovatori del Tribuno del popolo e Risposta dello stampatore del Tribuno del popolo al cittadino Poggi. Anche ne Il quotidiano bolognese (n. 64) vi sono dei supplementi non riportati nella scheda di dettaglio.
37 Si rimanda al breve saggio di Antonella Iacono, Le competenze dell'utente nello sviluppo delle digital libraries tramite il crowdsourcing. In: M. T. Biagetti, Le biblioteche digitali cit., p. 207-227. Potrebbe essere vantaggioso inserire uno spazio dedicato ai commenti, eventualmente isolato dal set di metadati evitando così di ‘sporcare' la descrizione.
38 Sulla storia di questa rivista si rimanda a Jean Michel Gardair, Le «Giornale de' letterati» de Rome (1668-1681). Firenze: Leo S. Olschki, 1984.
39 Ivi, p. 239-243.
40 Oltre alle difficoltà gestionali sembra che vi fossero delle tensioni tra Francesco Nazari e lo stampatore Nicolò Angelo Tinassi, la cui rottura fu definitiva a partire dalla scomparsa di Leopoldo de' Medici nel 1675, come ipotizza Gardair. Cfr. ivi, p. 71, 95.
41 Per le stampe di Angelo Bernabò prima e Vitale Mascardi poi e a spese di Benedetto Carrara.
42 Per i tipi di Nicolò Angelo Tinassi.
43 Il tomo IV del 1745 contiene la parte 1 e 2; del tomo V del 1748, di cui risultano segnalate solo le parti 1 e 3, vi sono anche la 2 e la 4.
44 1744 (tomo III, parte I-II) e 1744 (tomo III, parte III-IV).
45 L'edizione pisana del giornale la si può trovare affiliata al progetto Riviste dell'Ateneo di Firenze, anch'esso presente all'interno delle collezioni digitali di Internet culturale.
46 Digitalizzazione degli anni 1687-1690, sebbene la descrizione bibliografica indichi il solo 1688; è presente anche la digitalizzazione dal 1670 al 1680, ma secondo altri metadati. Per maggiori dettagli si vedano gli identificativi presenti nell'elenco in appendice.
47 Vi compaiono i tomi XXXVII, XXXII, XXXVIII parte 1, XXXIII parte 1 e 2, XIX. La restante parte dell'opera è digitalizzata sempre all'interno del progetto preunitario, ma con identificativo e con metadati differenti. Per rintracciare tutte le presenze fare riferimento alla lista in appendice.
48 Il giornale modenese uscì negli anni 1692, 1693, 1696 e 1697; attenzione perché i dati del campo ‘anno' delle ultime due annate sono sbagliati, e risultano essere ‘1796-1797' anziché ‘1696-1697'.
49 Per la stampa periodica genovese dell'Ottocento si veda Marina Milan, Giornali e periodici a Genova tra Ottocento e Novecento. In: Storia della cultura ligure, vol. 3, a cura di Dino Puncuh, «Atti della Società ligure di storia patria», nuova serie, 45 (2005), n. 1, p. 477-544.
50 Consultabile selezionando il record con i valori ‘titolo: Gazzetta nazionale genovese' e ‘fascicolo: Dal N. 1 al N. 52'.
51 Visionabile consultando l'esemplare che nel campo ‘fascicolo' riporta ‘Dal N. 1 al N. 50'. La digitalizzazione in questione, dopo il terzo numero della Gazzetta di Genova, restituisce anche la prima annata della Gazzetta nazionale della Liguria (n. 24).
52 Poiché l'annata 1803-1804 presenta metadati differenti, la si può ricercare ricorrendo al BID ‘IEI0104370'.
53 Uscì dall'agosto al novembre 1800 per un totale di 32 numeri. È presente integralmente.
54 Torino, 1814-1860. L'occorrenza individuata sotto questo primo gruppo di metadati si riferisce al solo 1816, mentre le restanti annate compaiono sotto i BID ‘TO00184804' e ‘TO00182339' (vedi note 56 e 60).
55 Torino, 1800-1801.
56 Torino, 1814-1860. Vi sono digitalizzate la maggior parte delle annate (vedi note 54 e 60).
57 Il solo numero datato al 22 aprile si trova nella scansione della Gazzetta del Piemonte del 1801 (vedi anche nota 67).
58 Torino, 1797-1800. Annata 1800 (vedi nota 63).
59 Torino, 1805-1814. Anni 1808, 1810 e 1811 (vedi anche la nota 61).
60 Torino, 1814-1860. Vi sono digitalizzati gli anni 1847 e 1856 (vedi note 54 e 56).
61 Torino, 1805-1814. Anni 1805, 1806, 1807, 1812, 1813, 1814 (vedi nota 59).
62 Torino, 1805. Si tratta della digitalizzazione del numero di agosto 1805.
63 Torino, 1797-1800. Annate 1797-1799 (vedi nota 58).
64 Torino, 1793-1796. Anno 1795 (vedi nota 66).
65 Torino, 1801-1814. Presenta la sola annata 1801.
66 Torino, 1793-1796. Anni 1793, 1794 e 1796 (vedi nota 64).
67 Digitalizzazione di 4 pagine del n. 1, uscito il 1° aprile 1801 e con titolo in francese (vedi nota 57).
68 Maggiori approfondimenti all'indirizzo https://grandtour.bncf.firenze.sbn.it/credits/credits.
69 Tuttavia, si presti attenzione perché Gazzetta patria, Gazzetta toscana e Gazzetta universale del progetto Grand tour compaiono erroneamente con il titolo di ‘Giornale del dipartimento dell'Arno'. Al contrario, non risultano essere presenti nella piattaforma digitalizzazioni di quest'ultima rivista.
70 Si è osservato che delle annate sorvolano sulla presenza di alcuni tomi della rivista: 1769 (contiene anche il tomo V del 1770); 1775-1776 (tomi X-XI); 1777-1788 (tomi XII-XIII); 1781 (contiene anche il XVII del 1782).
71 I valori immessi sono rispettivamente ‘1787-1811' e ‘Firenze : [s.n.], 1767-18116' anziché ‘1767-1811' e ‘Firenze : [s.n.], 1767-1811'
72 Venezia, 1737-1811. Il periodico si prefiggeva l'intento di segnalare i principali avvenimenti politici manifestatisi nel corso di ogni anno. Sono digitalizzati gli anni 1737-1798. Cfr. R. Saccardo, La stampa periodica veneziana fino alla caduta della Repubblica cit., p. 36-37.
73 Per ricostruire le presenze all'interno della collezione si invita a ricorrere agli identificativi riportati nell'elenco in appendice.
74 Si rammenta, infatti, che l'arco storico coperto va dalla seconda metà del Seicento alla metà dell'Ottocento e non, come riportato attualmente, dalla fine del Settecento in poi.
75 Per chiarire meglio questo punto si può illustrare l'esempio de L'amico del popolo: giornale istruttivo del repubblicano Gio. Antonio Ranza (n. 2), edito dal settembre 1797 al marzo 1798 a Milano. Il record relativo alla digitalizzazione di questo esemplare presenta una duplice problematicità: per prima cosa sono stati attribuiti i metadati di una rivista dal titolo simile, L'amico del popolo: varietà istruttive compilate dal rep. Ranza (n. 3), e per poterlo individuare è necessario ancora una volta fare riferimento ai dati nel campo fascicolo, ovvero ‘I-II trimestre'; in secondo luogo, sfogliando le immagini del n. 2 si può notare la presenza di un'ulteriore rivista, il Giornale rivoluzionario (n. 44) comparso dal luglio all'agosto del 1797, sempre a Milano. Ricapitolando, dunque: il n. 2 lo si può trovare tra i record riguardanti il periodico n. 3 e, al suo interno, è possibile rintracciare la scansione completa dei tre numeri del Giornale rivoluzionario. Sulle vicende di Giovanni Antonio Ranza e delle sue riviste si veda la voce Treccani: Andrea Merlotti, Ranza Giovanni Antonio. In: Dizionario biografico degli italiani. Roma: Istituto della Enciclopedia italiana, 2016, vol. 86, https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-antonio-ranza_(Dizionario-Biografico)/#:~:text=RANZA%2C%20Giovanni%20Antonio.,teologia%20dell'Universit%C3%A0%20di%20Torino.
77 Eugène Hatin, Bibliographie historique et critique de la présse périodique française, ou Catalogue systématique et raisonné de tous écrits périodiques de quelque valeur publiè ou ayant circulé en France ... précédé d'un Essay historique et statistique sur la naissance et les progrès de la presse périodique dans les deux mondes. Parigi: Librairie de Firmin Didot Frères, Fils et Cie, 1866.
78 Tra i dubbi che vengono chiariti citiamo, a titolo d'esempio, lo scioglimento delle abbreviazioni più ricorrenti, la spiegazione relativa ai formati e alla periodicità e un aiuto su come distinguere le lettere ‘f' e ‘s' nei testi antichi.
79 I contenuti presenti in Gallica sono organizzati per tipologia documentale, area tematica e area geografica. La prima categoria presenta nove sottopartizioni: livres, manuscrits, cartes, images, presses et revues, enregistrements sonores, partitions, objets, vidéos.
80 Per conoscere meglio l'iniziativa si rinvia all'indirizzo https://www.retronews.fr/content/qui-sommes-nous.
81 Gelehrte journale und zeitungen als netzwerke des wissens im zeitalter der aufklärung. Per approfondire si veda https://gelehrte-journale.de/en/home/.
84 Nonostante la presenza del termine ‘historica', la Biblioteca virtual consente l'accesso anche a riviste edite negli ultimi anni. La motivazione risiede nel fatto che si tratta di pubblicazioni edite dal Ministero della cultura e per le quali si possiedono i diritti di distribuzione e pubblicazione in rete.
93 È quanto si legge nella versione inglese della scheda di presentazione del progetto. Si veda https://gelehrte-journale.de/en/about/project-description/.
94 Oltre alla già citata bibliografia sulla stampa francese politica e d'informazione generale curata dalla Bibliothèque nationale, ricordiamo anche Marianne Couperous, L'étude des périodiques anciens: colloque d'Utrecht. Paris: Nizet, 1973; Jean Sgard, Dictionnaire des journalistes: 1600-1789. Grenoble: Presses universitaires de Grenoble, 1976; Id., Dictionnaire des journaux: 1600-1789. Paris: Universitas, 1991.
95 All'interno di Gallica, ad esempio, riviste e giornali sono suddivisi in base al tipo di pubblicazione (rivista, giornale, settimanale, periodico), a un tema o argomento particolare (riviste di cucina, di moda, di cinema, di musica, stampa coloniale, femminista, religiosa, giornalismo di trincea) o per area geografica (riviste delle ex colonie dell'Impero o delle aree francofone); ugualmente, nella Biblioteca virtual de prensa histórica si è scelto di porre in risalto le collezioni iberoamericane, le riviste culturali, la stampa satirica e clandestina.
96 Ricordiamo, in particolare: Emerografia lucana digitale, Emeroteca digitale Braidense, Emeroteca digitale del Molise, Emeroteca digitale del Veneto, Emeroteca digitale della Puglia, Trieste periodici digitali, Periodici del Novecento, Periodici della prima guerra mondiale.
97 Non tutte le collezioni della Biblioteca digitale sono confluite nell'Emeroteca: le riviste preunitarie, per l'appunto, rientrano in questa categoria. In aggiunta, le schede dei fascicoli dell'Emeroteca sono più concise e tali da rendere poco agevole la consultazione dei metadati descrittivi e tecnici.
98 Paola Passarelli [et al.], Il portale delle biblioteche e degli istituti culturali italiani: presentazione del progetto, «DigItalia: rivista del digitale nei beni culturali», 14 (2019), n. 1, p. 9-28, http://digitalia.sbn.it/article/view/2271/1543.
99 Ivi, p. 14.
100 Per quanto riguarda gli ambiti verso i quali l'ICCU si sta muovendo nella progettazione del nuovo sistema di ricerca integrato si rimanda a https://www.iccu.sbn.it/it/attivita-servizi/attivita-nazionali/page/.
102 Andrea De Pasquale, Per un'emeroteca nazionale digitale, «Bibliothecae.it», 7 (2018), n. 2, p. 348-370, https://bibliothecae.unibo.it/article/view/8951.
103 Cfr. ivi, p. 348-357 e Conservare il Novecento: la stampa periodica: 2. convegno nazionale, Ferrara, Salone internazionale dell'arte e del restauro e della conservazione dei beni culturali e ambientali, 29-30 marzo 2001, a cura di Maurizio Messina, Giuliana Zagra. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2002. Sulla stessa scia si colloca il progetto di Guerriera Guerrieri di un catalogo unificato dei periodici delle biblioteche italiane, proposto nella parte introduttiva di Pubblicazioni periodiche esistenti nelle biblioteche pubbliche e negli istituti universitari di Napoli: fino al 1950, a cura della Soprintendenza bibliografica per la Campania e la Calabria, presentazione di Carmelo Colamonico, introduzione di Guerriera Guerrieri. Napoli: Ed. soc. naz. di scienze, lettere ed arti, 1957. Sullo stesso argomento si veda Fiammetta Sabba, Tra bibliografia e documentazione: la proposta di Guerriera Guerrieri per un catalogo collettivo dei periodici, «Nuovi annali della Scuola speciale per archivisti e bibliotecari», 34 (2020), in corso di pubblicazione. Ringrazio sentitamente l'autrice per avermi gentilmente concesso la possibilità di leggere in anticipo il saggio.
104 P. Passarelli [et al.], Il portale delle biblioteche e degli istituti culturali italiani cit., p. 14.
105 Per approfondire si rinvia alla pagina dell'Istituto all'interno del sito del Mibact: https://www.beniculturali.it/ente/istituto-centrale-per-la-digitalizzazione-del-patrimonio-culturale-digital-library.
106 Nulla impedisce che il censimento condotto nell'ambito dell'Emeroteca digitale italiana possa incentivare delle attività di sistematizzazione bibliografica e catalografica del materiale periodico, per mezzo di interventi di revisione dei record SBN incentrati su gruppi contenuti di pubblicazioni selezionate sulla base di comuni denominatori.
107 Interessante l'intervento di Chiara Veninata in occasione del convegno "Digitalizzazione del patrimonio culturale: linee guida, standard, esperienze" organizzato il 17 e 18 ottobre 2019 dall'Università di Macerata nell'ambito del master Formazione, gestione e conservazione di archivi digitali, e di cui sono disponibili le registrazioni sul sito di Radio Radicale all'indirizzo https://www.radioradicale.it/scheda/587508. La relazione della dott.ssa Veninata ha riguardato il lavoro svolto dall'Istituto centrale per il catalogo e la documentazione nei due anni precedenti – ovvero da quando il d.m. n. 37 del 23 gennaio 2017 aveva affidato all'Istituto un nuovo servizio, quello per la digitalizzazione del patrimonio culturale con il compito di elaborare il piano nazionale di digitalizzazione e coordinare l'attività degli istituti del Ministero sul tema della digitalizzazione – concepito sulla base del piano triennale dell'informatica nella pubblica amministrazione di AgID e che è consistito in un censimento delle attività di digitalizzazione e dei portali che le accolgono; il focus ha riguardato fototeche, musei e soprintendenze, in quanto archivi e biblioteche erano state interessate da un lavoro analogo, di cui però non risultano esserci pubblicazioni. In ogni caso, i dati emersi da queste analisi sono di grande interesse e riguardano da vicino anche il nostro settore, in quanto toccano a 360 gradi importanti aspetti connessi al panorama digitale italiano: il difficile quadro istituzionale all'interno del quale gli uffici ministeriali si trovano a operare, le problematiche legate ai finanziamenti, al personale e alla formazione, l'eccessiva presenza di portali con un numero esiguo di risorse, l'assenza di licenze per l'uso e il riuso dei dati, la pubblicazione di linked open data, la mancanza di un retroterra giuridico che risultasse vantaggioso per gli istituti statali nel caso di accordi con privati, azioni di digitalizzazioni condotte senza che il patrimonio fosse prima catalogato o ignorando linee guida e buone pratiche esistenti, frammentarietà del patrimonio culturale digitale italiano, poca attenzione agli utenti e alle loro azioni, debolezza delle relazioni tra i diversi silos presenti, come SBN e il catalogo dei beni culturali. L'istituzione del nuovo organismo ha, tra i suoi obiettivi, anche quello di rinvigorire e potenziare questi risultati, che certamente saranno sfruttati nell'impostazione del nuovo piano di digitalizzazione. Nel frattempo si segnala uno dei principali spazi per il monitoraggio degli interventi di digitalizzazione sul patrimonio culturale all'indirizzo http://pnd.beniculturali.it.