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Per una visione sistemica del prestito digitale bibliotecario

Fabio Mercanti

Il prestito digitale nel suo contesto: rivoluzione digitale e paradigmi biblioteconomici

Parlare oggi di prestito digitale bibliotecario richiede una riflessione articolata che vada oltre la somma delle tecnologie che lo rendono possibile. Pertanto è necessario impostare alcune domande per riflettere sul valore relazionale del servizio di prestito digitale; sul rapporto tra biblioteche, lettura digitale e prestito digitale; quindi sul ruolo del servizio nella vita delle persone e nel complesso sistema della lettura. Per farlo occorre riprendere due concetti centrali della rivoluzione digitale e altrettanti paradigmi biblioteconomici maturati nel macrocontesto in cui il servizio si è diffuso ed evoluto. Nella prima parte di questo contributo ci si concentrerà pertanto sui concetti di disintermediazione e di piattaforma, quindi sulla visione di biblioteca come piattaforma e sul paradigma della biblioteconomia sociale1.
La disintermediazione prevede l’esclusione di alcuni soggetti dalle dinamiche di una relazione commerciale o non commerciale tra domanda e offerta, ad esempio nella catena distributiva di prodotti, nella fornitura di servizi, nella diffusione di informazione. Sono forme di disintermediazione l’autopubblicazione di libri (il self-publishing), l’e-commerce, un’enciclopedia collaborativa come Wikipedia, le piattaforme che offrono contenuti in streaming e che permettono all’utenza di creare il proprio palinsesto (o playlist) ecc. Il concetto di disintermediazione è per certi versi connesso anche a quello di prosumer2 termine che nasce dalla fusione di producer e consumer a indicare un soggetto consumatore che è anche produttore e di orizzontalità, secondo l’interpretazione di Giovanni Solimine e Giorgio Zanchini3, i quali vedono proprio nella dimensione orizzontale la caratteristica centrale delle pratiche culturali in rete nei primi due decenni del Duemila.
Focalizzarsi sulla disintermediazione però non basta: è necessario riflettere sulle potenzialità e sulle criticità delle nuove forme di mediazione, le quali si affiancano a quelle tradizionali secondo relazioni e dinamiche non facili da comprendere e valorizzare. Per fare un esempio che riguarda il mondo dei libri, concentrarsi solo sulla dicotomia tra pubblicazione editoriale e self-publishing può essere limitante, piuttosto è importante analizzare i punti di incontro tra le due forme di pubblicazione, quindi le relative dinamiche di diffusione del libro e della lettura4.
Un altro concetto fondamentale è quello di piattaforma. Marc Andreessen – co-creatore di Mosaic e co-fondatore di Netscape Navigator5 – nel 2007 ha definito la piattaforma

un sistema che può essere programmato e pertanto customizzato da sviluppatori esterni – utenti – e in questo modo adattato a infiniti bisogni e ambiti che gli sviluppatori originari della piattaforma non avrebbero potuto contemplare, e ancora meno avere il tempo di organizzare6.

 

Si tratta quindi di un sistema, ovvero di un insieme di elementi interconnessi con i quali interagire. Questi possono essere usati per sviluppare applicativi e servizi al fine di rispondere a nuovi bisogni e raggiungere nuovi obiettivi. Pertanto la piattaforma non è qualcosa di statico e chiuso, ma è in continua evoluzione, grazie anche all’integrazione di servizi di terze parti e alla connessione con altre piattaforme.
Tornando al presente, in una recente pubblicazione dedicata alla trasformazione digitale della cultura7, Claudio Calveri e Pier Luigi Sacco hanno evidenziato come il valore delle piattaforme sia nell’incontro tra soggetti e risorse diversi in una dimensione sistemica di connessioni e relazioni. Scrivono i due autori:

 

Le piattaforme collegano diversi tipi di utenti (più precisamente utenti animati da diverse categorie di interesse) perché possano scambiare qualcosa di valore, costruendo una rete fortemente interconnessa, nella quale il funzionamento di un fronte determina il successo anche dell’altro. Per funzionare e avere successo, una piattaforma digitale deve necessariamente “reclutare” le parti che animano il processo che essa propone di gestire al meglio ...8.

 

Le parti a cui fanno riferimento sono i produttori di contenuti (e quindi i contenuti stessi) e il pubblico (chi fruisce dei contenuti), due soggetti che possono anche coincidere.
Da queste due sintetiche citazioni si capisce che quello della piattaforma può essere l’ambiente della partecipazione e della conversazione, dove nascono nuove forme di mediazione e dove i consumatori sono a loro volta produttori, recensori, valutatori, ricercatori, esploratori, selezionatori ecc. Nelle piattaforme, tramite funzionalità e servizi connessi, le persone si muovono in ambienti digitali dove scelgono, compiono azioni e costruiscono relazioni.
Alcune tra le piattaforme più usate oggi sono Wikipedia, Facebook e Youtube. La stessa Amazon realizza il concetto di piattaforma in tanti modi, ad esempio come piattaforma di servizi cloud per altre aziende/piattaforme, come store online per clienti consumer e clienti business (con Amazon Business)9 e come marketplace. Più che una ‘piattaforma della disintermediazione’ Amazon sembra proporre nuove forme di mediazione attraverso molteplici piattaforme. A tal proposito non si può fare a meno di notare che il noto e-commerce sia prima di tutto una piattaforma informativa: Amazon mette a disposizione di ognuno un motore di ricerca di prodotti molto potente e ricco di informazioni fornite dai produttori, di valutazioni e recensioni dei clienti, di altre informazioni in forma di domande e risposte. In più, Amazon ‘trasforma’ la pagina di presentazione di ogni prodotto (anche dei libri) grazie a sistemi automatici di filtraggio e personalizzazione che generano suggerimenti d’acquisto (ad esempio basati sugli interessi dimostrati dal cliente oppure su correlazioni tra il prodotto visualizzato e gli acquisti di altri clienti che lo hanno già acquistato).
Le piattaforme – tra cui anche i social network, dove tutto sembra sia nelle mani degli utenti – non sono ambienti neutri, ma fortemente strutturati e predefiniti in molti aspetti. Essi però mutano in base alle ricerche e agli usi che l’utente fa dell’ambiente stesso, alle relazioni che costruisce con contenuti, persone, ricerche e risultati, sponsorizzazioni ecc. I dati di utilizzo hanno quindi un valore molto importante per l’economia delle piattaforme. Le grandi aziende digitali hanno infatti capito che i dati sono un capitale da investire per il futuro, poiché «il loro valore aumenta proprio attraverso un uso diverso, ripetuto e combinato»10. Un capitale che risulta sempre più importante anche per le organizzazioni culturali al fine di progettare, realizzare e comunicare i servizi.
Il concetto di piattaforma è stato rielaborato anche in ambito biblioteconomico. Uno tra i contributi più importanti a sostegno di una biblioteca intesa come piattaforma è certamente quello di David Weinberger11. Nella sua visione la biblioteca come piattaforma è fatta di strumenti, servizi, persone, dati. È fondamentale che sia aperta e che metta a disposizione il suo patrimonio, così da «permettere alle reti sociali della conoscenza di emergere e prosperare» non solo attraverso la fornitura di documenti, ma anche grazie a ogni risorsa prodotta dalla biblioteca e dalle sue reti. In questo contesto il bibliotecario è colui che permette la costruzione delle reti di relazioni. Alla base del valore della biblioteca come piattaforma ci sono quindi l’accesso, le risorse di diversa tipologia, il servizio, le relazioni, ma soprattutto il suo essere non solo un luogo ma un ‘come’, una rete di collegamenti più che un contenitore. Seppur si parli di piattaforma, non si tratta di una biblioteca solamente o principalmente digitale, ma di una realtà che comprende e si concretizza in tutte le dimensioni, come una «infrastruttura diffusa e permanente» che per sua natura deve essere ‘sviluppata insieme agli/lle utenti.
Il concetto di biblioteca come piattaforma è attuale e al centro del dibattito biblioteconomico anche in Italia: il convegno Stelline 2021 è stato dedicato all’idea di una biblioteca che sia piattaforma della conoscenza12. Un aspetto centrale della piattaforma della conoscenza è l’importanza di sperimentare e coltivare l’integrazione tra ambienti e forme di mediazione, quindi tra servizi e usi. Per questo è necessario un approccio che non favorisca dicotomie e frammentazione di identità e servizi, ma la conoscenza e la consapevolezza necessarie per prendere decisioni e avere un impatto positivo sulla vita delle persone.
L’impatto e il benessere delle persone e delle comunità sono temi centrali della biblioteconomia sociale, il paradigma biblioteconomico maturato proprio a cavallo tra il primo e il secondo decennio del Duemila. La biblioteconomia sociale sostiene la necessità di una conoscenza profonda delle relazioni che la biblioteca (e i servizi che propone) costruisce con il proprio contesto storico e sociale. Essa propone di studiare le dinamiche relazionali da più prospettive, raccogliendo e analizzando diverse tipologie di dati utili per ottenere la conoscenza necessaria per agire in maniera consapevole.
La biblioteconomia sociale arricchisce l’approccio gestionale (o della gestione consapevole)13 maturato soprattutto a partire dagli anni Novanta, e concentra la sua attenzione non solo sui servizi offerti alle persone, ma sulle persone stesse; non solo sugli input e sugli output – ciò che la biblioteca impiega e i servizi che offre alla società – ma anche sugli outcome, quindi sul cambiamento, il miglioramento, il benessere ottenuti dalle persone grazie all’uso dei servizi bibliotecari. Oltre ai concetti di efficienza, efficacia, qualità e soddisfazione già fatti propri dall’approccio gestionale, la biblioteconomia sociale è particolarmente attenta al valore attribuito, alle percezioni, alle relazioni (e ai beni relazionali)14.
La vocazione interpretativa della biblioteconomia sociale15 si realizza indagando i fenomeni in profondità. Per farlo propone l’uso di metodi e strumenti della ricerca sociale – da questo l’etichetta ‘sociale’ – sia quantitativa che qualitativa, nonché le tecniche per l’analisi testuale (ad esempio text mining e sentiment analysis). L’obiettivo è quello di indagare e comprendere non solo i fenomeni che avvengono dentro la biblioteca, ma anche intorno, come le trasformazioni relative al mondo del libro e alle complesse dinamiche della lettura.

Ad ogni lettore i suoi contenuti, i suoi dispositivi, le sue piattaforme

Pur nella consapevolezza della non esaustività dell’analisi, in questo contributo ci si concentra soprattutto sul prestito di e-book, in linea con una tendenza generale della letteratura in ambito biblioteconomico16. In ogni caso, molte delle considerazioni avanzate analizzando il caso degli e-book sono, a livello generale, valide anche per altri contenuti digitali oggetto di prestito digitale (audiolibri, audio, video ecc.).
In Italia il prestito digitale di e-book commerciali nelle biblioteche di pubblica lettura si sviluppa soprattutto a cavallo tra il primo e il secondo decennio del Duemila. Ciò è connesso all’introduzione nel mercato di dispositivi e applicativi per la lettura di e-book destinati a un ampio pubblico, nonché a una crescente produzione di e-book da fruire tramite questi strumenti. Quindi, oltre ai contenuti digitali già offerti (soprattutto in ambito universitario), in questo contesto le biblioteche hanno iniziato a proporre all’utenza un catalogo sempre più ampio di libri digitali di vario genere da fruire con nuovi strumenti come e-reader e smartphone.
L’iPhone e il Kindle sono stati lanciati sul mercato nel 2007 aprendo nuove possibilità di accesso al sapere e di lettura. In Italia sono stati introdotti qualche anno più tardi – l’iPhone nel 2008, il Kindle nel 2011 – insieme a smartphone con sistema operativo Android e altri e-reader come il Kobo.
L’iPhone e gli smartphone – così come l’iPad e i tablet – offrono mobilità, connettività, multimedialità, interattività e ottengono subito un rapido successo e una notevole diffusione. Essi permettono non solo di fruire, ma anche di creare contenuti da diffondere in rete. Grazie a questi dispositivi sono moltiplicate le occasioni e le forme di scrittura e di lettura delle persone, seppur si tratti, almeno ad oggi, di attività caratterizzate spesso da frammentazione e che avvengono tramite dispositivi che ammettono frequenti distrazioni17. Gli schermi di questi dispositivi hanno però bisogno di emettere luce per essere visualizzati, quindi un’attività di lettura prolungata risulta stancante. Invece, grazie alla tecnologia e-ink18, gli e-reader hanno schermi che non stancano gli occhi e sono dispositivi pensati principalmente per la lettura di libri e testi lunghi e, in alcuni casi, anche per prendere note e appunti19.
La gran parte degli e-book oggi in commercio appare come una ‘conversione’ della rispettiva versione a stampa e probabilmente non si sfruttano abbastanza le potenzialità delle tecnologie digitali20. Il libro digitale comporta comunque innovazioni tecnologiche rilevanti. L’e-book – qui si considera l’e-book in formato ePub21, ovvero quello più diffuso tra i servizi di prestito digitale – è un file (o meglio una cartella compressa che comprende più file) che può essere letto tramite diversi dispositivi. Non essendo vincolato a un unico supporto, l’e-book viene ‘letto’ da software diversi installati su macchine diverse e quindi proposto all’occhio umano in base a quanto previsto dalla progettazione e programmazione dell’e-book, dalle caratteristiche e dall’interfaccia del dispositivo e del software di lettura, dalle impostazioni definite dall’utente. Di fatto, leggere uno stesso e-book tramite un’applicazione per smartphone, leggerlo su tablet tramite un’altra applicazione, leggerlo su desktop o su uno dei tanti modelli di e-reader significa vivere un’esperienza di lettura diversa.
Ci sono altri aspetti che rivoluzionano il rapporto tra lettore e libro. Ad esempio si possono fare ricerche testuali all’interno dell’e-book oppure modificare il font o la disposizione della pagina. Il lettore ha quindi un nuovo potere sul testo. Nello stesso tempo però, chi acquista un e-book non ha lo stesso controllo che avrebbe sul libro cartaceo22. Egli, infatti, non acquista un oggetto che diventa di sua proprietà – che quindi può liberamente regalare o rivendere – ma una ‘licenza di lettura’, ovvero può accedere all’e-book in base a quanto definito dalla licenza concessa dal/dai titolare/i dei diritti. All’e-book viene associato un DRM (Digital Rights Management), ovvero un sistema di crittografia che tenta di bloccare la diffusione di copie illegali (altrimenti facili da realizzare in digitale) ma che, nello stesso tempo, influenza il rapporto tra acquirente e libro. Questo riguarda ovviamente le pubblicazioni protette da diritto d’autore – ovvero quelle oggetto di prestito digitale – e non quelle di pubblico dominio scaricabili liberamente online.

Nel corso degli ultimi quindici anni circa il digitale non ha rivoluzionato solo il libro, ma anche molti altri aspetti del sistema del libro e della filiera della lettura. Ad esempio, all’editoria tradizionale si sono affiancate realtà editoriali che propongono pubblicazioni solamente digitali e varie forme di self-publishing.
Anche la distribuzione e commercializzazione del libro è cambiata molto. Oltre ad attori internazionali come Amazon, in Italia sono nati store online legati a librerie di catena (La Feltrinelli, Mondadori Store ecc.) o indipendenti, legati a editori che gestiscono anche librerie (ad esempio Hoepli), non legati a librerie fisiche già esistenti (ad esempio Libreria Universitaria) oppure dove si possono acquistare solo e-book (ad esempio Bookrepublic). Si sono inoltre diffuse diverse forme di download gratuito di e-book (offerto da singoli, organizzazioni, associazioni), di subscription e di prestito digitale, ad esempio quello offerto dalle biblioteche italiane tramite MLOL o Rete Indaco.
Questi non sono solo siti ‘per la transazione’ (acquisto o prestito), ma anche ambienti in cui le persone incontrano i libri e raccolgono informazioni su di essi, dove è possibile fare ricerche e navigare tra le presentazioni di libri, le recensioni delle persone ecc. Sono quindi piattaforme, ognuna con le sue funzionalità, potenzialità e limiti, e con una diversa user experience.
Altri ambienti digitali dove incontrare libri, ottenere informazioni, conversare con altre persone su libri e lettura sono i blog (individuali, collettivi o legati a una casa editrice, a una biblioteca ecc.), i social network (ad esempio Facebook dove ci sono profili personali di lettori e lettrici, pagine di bookblogger, di case editrici, di biblioteche ecc.; pagine dedicate ai libri e alla lettura o a generi, argomenti ecc.; gruppi dedicati ai libri e alla lettura ecc.) e le piattaforme di social reading, come Anobii e Goodreads, o di social storytelling come Wattpad23.
Oggi l’acquisto e il prestito di libri a stampa ed e-book avvengono all’interno di complesse dinamiche di scelta, lettura e conversazione sempre di più onlife24, dove si incontrano e si integrano la dimensione digitale e analogica e le diverse forme di disintermediazione e nuova mediazione proposte da soggetti che hanno un diverso ruolo sociale ed economico all’interno del sistema del libro e della filiera della lettura (editori, bibliotecari, librai, lettori, book blogger, giornalisti, critici ecc.).
Seppur ad oggi gli e-book non abbiano avuto un successo dirompente in termini di vendite tale da marginalizzare il mercato del libro a stampa25, nel corso dell’ultimo decennio circa il modo di leggere, incontrare libri e parlare di libri è notevolmente cambiato. Sempre di più si interagisce con testi a stampa e digitali, libri cartacei ed e-book, integrando le varie forme di lettura (ad esempio, anche quando si legge un libro su carta, molto spesso si ha un altro dispositivo – magari uno smartphone – a portata di mano, grazie al quale fare ricerche e approfondire in qualche modo la lettura). Inoltre, si incontrano libri e si parla di libri online su diverse piattaforme dedicate oppure no ai libri e alla lettura. Per questo è importante considerare il rapporto che il lettore ha con la lettura su carta e digitale come una integrazione tra forme diverse e non in termini oppositivi.
Quello dell'e-book e della lettura digitale è un sistema giovane, per certi versi ancora da sviluppare, che fa parte ed è connesso al più grande sistema del libro e della lettura (a sua volta connesso a quelli dell'intrattenimento, dell'educazione, della ricerca ecc.) e quindi alle tecnologie di produzione, diffusione e fruizione di contenuti. Esso può ancora migliorare molto dal punto di vista dei formati, dei dispositivi, della gestione dei diritti, delle interfacce di lettura, delle piattaforme di distribuzione, fruizione e incontro di libri. Si possono migliorare le esperienze di scelta, lettura, interazione con i contenuti da parte degli utenti; quindi l’usabilità degli applicativi e degli ambienti in cui tutto ciò avviene. Anche per questo studiare oggi la lettura digitale richiede una particolare attenzione non solo verso gli aspetti tecnici e tecnologici, ma anche quelli relazionali. Infatti, sono le persone che scelgono come coltivare la lettura e per questo è necessario cogliere le connessioni tra abitudini, occasioni d’incontro con i libri, bisogni, motivazioni, obiettivi, aspettative e forme di lettura.
In una realtà in cui le parole ‘libro’ e ‘lettura’ assumono significati non più «facilmente e univocamente identificabili»26 come in passato, risulta particolarmente difficile cogliere gli articolati comportamenti di lettori e lettrici tra cartaceo e digitale usando solo gli strumenti d’indagine tradizionali27. È invece particolarmente importante indagare l’incontro tra il set e il setting nelle nuove forme di lettura28, i valori attribuiti alle diverse forme di lettura, i ‘come’ e i ‘perché’ di chi legge. Considerare questi fattori è fondamentale per tutto il sistema del libro, per le missioni della scuola e delle biblioteche (si ripensi ad esempio alla seconda e alla terza legge della biblioteconomia proposte da Ranganathan)29 e sono fattori che interessano precipuamente la biblioteconomia sociale.
Grazie anche al servizio di prestito digitale la biblioteca piattaforma della conoscenza rende possibile l’incontro tra specifici bisogni di lettura delle persone e le opportunità offerte dalla lettura digitale. Questo incontro – questa relazione – ha però legami delicati con il complesso sistema del libro digitale del quale fa parte anche il servizio di prestito digitale. 

Conoscere il prestito digitale: le relazioni oltre le transazioni

Nel precedente paragrafo si è cercato, seppur sinteticamente, di evidenziare alcuni cambiamenti che riguardano il mondo del libro, soprattutto digitale, e le dinamiche e gli ambienti della lettura e della pre e post lettura, quindi i connessi aspetti relazionali. Sulla base di questo, nella restante parte del presente lavoro si propone un approccio al prestito digitale attento sia agli aspetti distributivi che a quelli relazionali. Ciò considerando che l’e-book e il prestito digitale sono realtà giovani, le quali non hanno certamente raggiunto una forma definitiva. È quindi necessario individuare i vari ambiti che costituiscono il servizio di prestito digitale e stimolare l’attenzione anche verso le esperienze e le percezioni legate ad esso. Non sarà possibile approfondire tutti i vari aspetti, ma si cercherà di delineare un approccio generale30.

Il prestito digitale: aspetti introduttivi

Il prestito digitale, così come quello analogico, è un servizio dedicato alla fornitura temporanea di una risorsa a un utente. Questa ha per oggetto contenuti digitali come gli e-book, ovvero contenuti immateriali, non fissati su un supporto, i quali hanno particolari caratteristiche sia dal punto di vista tecnologico che giuridico.
La fornitura temporanea della risorsa avviene tramite una trasmissione da remoto al dispositivo degli utenti. È pertanto necessaria una architettura informatica che permetta ai bibliotecari di gestire gli e-book e all’utenza di prenderli in prestito. Gli e-book possono essere presi in prestito in completa autonomia, a qualsiasi ora del giorno, tutti i giorni dell’anno (salvo problemi tecnici o l’interruzione del servizio). I formati principali sono il PDF e, soprattutto, l’ePub, pertanto gli e-book sono fruibili usando tutti i dispositivi che hanno installati applicativi che supportano questi formati.
L’architettura informatica può essere gestita direttamente da istituti bibliotecari o altri soggetti pubblici oppure, come spesso accade, da società private che fungono da intermediari e aggregatori di contenuti (ad esempio la statunitense Overdrive o l’italiana MLOL). Qualunque sia il caso, l’attività di mediazione avviene tramite un ambiente digitale usabile, ovvero una piattaforma con i relativi servizi connessi, i quali sono diversi per i bibliotecari e per gli utenti. Nel caso si tratti di soggetti privati le biblioteche aderiscono alla loro offerta31.
L’attività di mediazione non è limitata ai soli aspetti tecnologici, ma riguarda anche quelli relativi alla gestione delle licenze di prestito degli e-book. Infatti, il prestito digitale di e-book si basa su principi giuridici diversi rispetto a quelli dell’analogico ed è possibile grazie ad accordi tra biblioteche (o intermediari) e titolari dei diritti. I modelli di licensing basati su tali accordi presentano modalità diverse di interazione tra bibliotecari ed e-book e tra utenti ed e-book.
I principali modelli di licensing e prestito digitale sono il one copy one user e il pay per loan32. Il primo permette il prestito per un periodo di tempo prestabilito (solitamente 14 giorni), terminato il quale l’e-book non è più leggibile e viene automaticamente ‘restituito’. Questo tipo di licenza non ammette più di un download alla volta per ogni titolo, quindi un/a utente non può prendere in prestito un e-book già in lettura ma deve attenderne la restituzione. Si tratta di una riproposizione, per certi versi paradossale, di una dinamica tipica dell’analogico, dove però è giustificata dal numero limitato di copie disponibili di un titolo. Il pay per loan ammette invece più utenti simultanei, quindi non prevede liste d’attesa, fermo restando il prestito temporaneo. La collezione di e-book disponibili secondo questo modello è messa completamente a disposizione degli utenti, i quali scelgono i titoli di loro interesse. In questo modo la biblioteca può rispondere in maniera flessibile alle richieste dell’utenza senza definire preventivamente quali titoli acquistare.
Entrambi questi modelli presentano limitazioni e restrizioni dovute alle esigenze di editori e biblioteche. I primi, per ovvie ragioni imprenditoriali, impongono limitazioni al servizio per differenziare l’e-book in prestito da quello in vendita. Questa distanza tra le due forme di licenza è particolarmente evidente nel modello one copy one user, il quale implica un’attesa di restituzione che può apparire ingiustificabile data l’immaterialità dell’e-book. Le biblioteche, invece, possono applicare restrizioni al numero di prestiti mensili consentiti ad ogni utente (solitamente tra i 2 e i 5) al fine di controllare la spesa. Ciò riguarda entrambi i modelli, ma ha un valore particolare in relazione al pay per loan, il quale presenta meno limitazioni artificiose.
Queste sono alcune limitazioni e restrizioni che mettono in evidenza il non semplice rapporto tra le parti coinvolte. Gli editori cercano un equilibrio tra la salvaguardia dei propri interessi e la valorizzazione dell’offerta la quale, d’altra parte, può tradursi in vantaggi per l’impresa, sia economici che reputazionali. Le biblioteche, a loro volta, devono equilibrare il budget destinato alle risorse digitali con le esigenze dell’utenza33.
Qualunque sia la tipologia di gestione del servizio e il modello di licensing, a livello teorico si possono individuare tre ambiti che comprendono gli elementi costitutivi del servizio di prestito digitale bibliotecario e i relativi aspetti caratterizzanti. Essi sono:

Le forme attuali del prestito digitale e le sue evoluzioni possibili sono connesse a questi tre ambiti, i quali, a loro volta, tengono conto di questioni giuridiche legate al diritto d’autore, al diritto di distribuzione e comunicazione al pubblico, all’eccezione che riguarda il prestito eseguito dalle biblioteche ecc.34

 

Progettare il servizio a partire dai bibliotecari e dalle bibliotecarie

I tre ambiti appena visti sono connessi tra loro e influenzano la percezione che le persone – chi lavora in biblioteca e gli utenti – hanno del prestito digitale e l’uso che ne fanno. Anche se si tratta di una fornitura da remoto, il prestito digitale ha tutte le implicazioni di un servizio e non prenderle in considerazione ne limita la conoscenza. Bisogna quindi tenere conto degli aspetti relazionali del servizio, i quali sono connessi alle dimensioni back-end e front-end35 della piattaforma e della biblioteca, entrambe necessarie per rispondere ai bisogni dell’utenza.
Considerando per ora solo le persone che lavorano in biblioteca, risulta particolarmente importante chiedersi quale sia il loro uso e la loro percezione del prestito digitale, tenendo conto dei rispettivi ruoli e competenze e dei rapporti che hanno con chi gestisce la piattaforma. Infatti, questi fattori possono influenzare non solo le attività gestionali, ma anche quelle relazionali, come la comunicazione del servizio di prestito digitale, la promozione della lettura di e-book ecc.
Come detto, i servizi di prestito digitale possono essere offerti anche tramite un soggetto privato. Oltre all’ambiente della piattaforma, ciò implica la presenza di un nuovo attore e di personale specializzato. Ciò richiede un’attenzione particolare non solo agli aspetti puramente tecnologici del servizio o relativi alla gestione delle licenze, ma anche verso le identità e i rispettivi posizionamenti, le percezioni e le dinamiche della collaborazione. Si tratta infatti di una realtà che fa parte della piattaforma della conoscenza e del sistema del libro36.
A tal proposito, nel corso del 2021 è stata realizzata la prima parte di una articolata indagine promossa da MLOL e condotta dal BIBLAB, il Laboratorio di Biblioteconomia sociale e ricerca applicata alle biblioteche diretto dalla professoressa Chiara Faggiolani37. L’obiettivo della ricerca è stato quello di indagare in profondità la percezione e il vissuto di bibliotecari e bibliotecarie riguardo il servizio di prestito digitale proposto da MLOL, cercando di connettere questi aspetti anche a quelli pratico-operativi relativi alla comunicazione del servizio e alle competenze digitali dei bibliotecari. Dato l’obiettivo, ci si è avvalsi di interviste in profondità, uno degli strumenti d’indagine privilegiati dalla ricerca qualitativa, metodologia particolarmente valorizzata nell’ambito della biblioteconomia sociale.
Progetti di ricerca come questo sono fondamentali nell'attuale evoluzione del prestito digitale, poiché permettono di connettere aspetti diversi di un servizio articolato, non privo di criticità, relativamente giovane, in continua innovazione e quindi ancora da costruire, da sviluppare. Tutti questi aspetti riguardano i tre ambiti visti sopra: 1) la piattaforma e i servizi connessi, 2) l’editoria digitale e quindi anche l’e-book, 3) le biblioteche e il lavoro di bibliotecari e bibliotecarie. Quest’ultimo ambito è particolarmente importante perché i/le bibliotecari/e che ogni giorno lavorano sul territorio sono coinvolti nella crescita del servizio.
Proprio per le caratteristiche appena evidenziate, il prestito digitale non può essere considerato un servizio fissato in una forma definitiva. Per questo bisogna comprendere come i bibliotecari e le bibliotecarie lo vedono e lo vivono, che ruolo vogliono avere nel suo sviluppo, quale è la loro percezione e vision del servizio e, più in generale, dell’e-book e della lettura digitale proposti dalla biblioteca.
Componenti tecnologiche, competenze e aspetti relazionali concorrono alla costruzione del servizio di prestito digitale, il quale è una nuova forma di mediazione che fa parte della complessa piattaforma della conoscenza. Proprio in questa prospettiva il punto di vista dei bibliotecari può rivelarsi di grande valore a livello progettuale. È però necessaria una solida consapevolezza del servizio e una formazione adeguata che non riguardi solo le ‘istruzioni all’uso’ del prestito digitale.

 

Progettare il servizio a partire dall’utenza

Proprio perché non si tratta di un servizio cristallizzato, è necessario chiedersi se è possibile immaginare una lettura digitale, una promozione della lettura digitale, una educazione alla lettura digitale che avvengano insieme e grazie alla biblioteca e che vadano oltre gli aspetti puramente transazionali e distributivi del prestito digitale. Riflettere su questo potrebbe spostare l’attenzione dalla tecnologia distributiva del prestito alla relazione costruttiva di ciò che il prestito implica, ovvero la lettura.
A tal proposito, la conoscenza profonda della percezione di bibliotecari e bibliotecarie non basta per comprendere e progettare un servizio che abbia un impatto positivo sulla vita delle persone: è necessario conoscere anche gli utenti, le loro percezioni e aspettative, i loro bisogni e usi, tenendo conto dei punti di contatto e delle relazioni tra i vari soggetti, ambienti, servizi e risorse. Data la complessità delle implicazioni è necessario riflettere sulle dinamiche esperienziali degli utenti che usano il prestito digitale; quindi comprendere il loro user journey38 per migliorare il servizio stesso, la relazione con esso e con la biblioteca e, soprattutto, le esperienze di lettura.
In questa prospettiva il prestito digitale non è inteso come una soluzione d’emergenza39, ma come un servizio che può rispondere alle motivazioni – ai ‘perché’ – di lettori e lettrici; quindi è un ‘come’, un modo per incontrare e relazionarsi con il libro digitale, leggerlo in base alle proprie necessità. Il prestito digitale si configura quindi come un servizio della piattaforma della conoscenza e non solo come una sua possibile tecnologia per la diffusione dell’e-book. Per tutti questi motivi può essere una forma di lettura che ha un ruolo importante nelle abitudini delle persone.
A partire da questa considerazione e ipotizzando un confronto qualitativo tra prestito del libro cartaceo e prestito di e-book, ci si potrebbe chiedere come gli utenti percepiscono e interagiscono con queste due opportunità di prestito e lettura; e inoltre, quale è la distanza percepita tra l’acquisto di un e-book e il suo prestito e quale valore viene dato a questa distanza se messa in relazione a quella tra libro cartaceo acquistato e preso in prestito.
Per avere una conoscenza ampia e profonda del prestito digitale tenendo conto del rapporto tra biblioteche (e chi ci lavora quotidianamente), utenti e servizio non ci si può quindi limitare ai soli dati di attività, ma è necessario indagare il rapporto sia da un punto di vista statistico-quantitativo che tematico-qualitativo. Sapere quanti prestiti digitali sono stati fatti non basta per conoscere il servizio: sono fondamentali i dati raccolti tramite la ricerca quantitativa e qualitativa, nonché le analisi basate su dati transazionali messi in relazione tra loro40.

Proprio perché non si tratta di un servizio cristallizzato, è necessario chiedersi se è possibile immaginare una lettura digitale, una promozione della lettura digitale, una educazione alla lettura digitale che avvengano insieme e grazie alla biblioteca e che vadano oltre gli aspetti puramente transazionali e distributivi del prestito digitale. Riflettere su questo potrebbe spostare l’attenzione dalla tecnologia distributiva del prestito alla relazione costruttiva di ciò che il prestito implica, ovvero la lettura.
A tal proposito, la conoscenza profonda della percezione di bibliotecari e bibliotecarie non basta per comprendere e progettare un servizio che abbia un impatto positivo sulla vita delle persone: è necessario conoscere anche gli utenti, le loro percezioni e aspettative, i loro bisogni e usi, tenendo conto dei punti di contatto e delle relazioni tra i vari soggetti, ambienti, servizi e risorse. Data la complessità delle implicazioni è necessario riflettere sulle dinamiche esperienziali degli utenti che usano il prestito digitale; quindi comprendere il loro user journey38 per migliorare il servizio stesso, la relazione con esso e con la biblioteca e, soprattutto, le esperienze di lettura.
In questa prospettiva il prestito digitale non è inteso come una soluzione d’emergenza39, ma come un servizio che può rispondere alle motivazioni – ai ‘perché’ – di lettori e lettrici; quindi è un ‘come’, un modo per incontrare e relazionarsi con il libro digitale, leggerlo in base alle proprie necessità. Il prestito digitale si configura quindi come un servizio della piattaforma della conoscenza e non solo come una sua possibile tecnologia per la diffusione dell’e-book. Per tutti questi motivi può essere una forma di lettura che ha un ruolo importante nelle abitudini delle persone.
A partire da questa considerazione e ipotizzando un confronto qualitativo tra prestito del libro cartaceo e prestito di e-book, ci si potrebbe chiedere come gli utenti percepiscono e interagiscono con queste due opportunità di prestito e lettura; e inoltre, quale è la distanza percepita tra l’acquisto di un e-book e il suo prestito e quale valore viene dato a questa distanza se messa in relazione a quella tra libro cartaceo acquistato e preso in prestito.
Per avere una conoscenza ampia e profonda del prestito digitale tenendo conto del rapporto tra biblioteche (e chi ci lavora quotidianamente), utenti e servizio non ci si può quindi limitare ai soli dati di attività, ma è necessario indagare il rapporto sia da un punto di vista statistico-quantitativo che tematico-qualitativo. Sapere quanti prestiti digitali sono stati fatti non basta per conoscere il servizio: sono fondamentali i dati raccolti tramite la ricerca quantitativa e qualitativa, nonché le analisi basate su dati transazionali messi in relazione tra loro40.

Conclusioni: verso una visione sistemica

Una visione sistemica e non parcellizzata del mondo del libro e della lettura41 può aiutare a individuare e affrontare criticità e problematiche del servizio di prestito digitale, a progettare un servizio che incida positivamente sulla vita delle persone, a promuovere e coltivare una lettura su carta e digitale42. Tale visione è possibile tenendo conto di molteplici aspetti di contesto; delle dinamiche di produzione e consumo culturale; delle dinamiche della lettura; dell’evoluzione delle piattaforme – anche bibliotecarie – dove le persone incontrano, scelgono e magari leggono e-book; delle innovazioni relative alle interfacce di lettura dei diversi software e dispositivi; delle questioni relative alla gestione dei DRM43 ecc.
Tutti questi aspetti e questioni sono importanti anche per maturare una consapevolezza necessaria a sviluppare il servizio di prestito digitale, per prendere parte, come indica Luca Ferrieri, al futuro del servizio e della lettura digitale rappresentando «i desideri e gli interessi del lettore»44.
Provando ad allargare lo sguardo ci si può chiedere quale posto abbiano la biblioteca, il prestito digitale e la piattaforma di prestito – e quindi la lettura digitale tramite la biblioteca e l’e-book in prestito digitale bibliotecario – nel sistema del libro e della filiera della lettura contemporanei; e inoltre, se la lettura digitale tramite la biblioteca può essere solo quella proposta dal prestito digitale così come è strutturato e offerto oggi.
Per impostare queste domande si può iniziare distinguendo tre dimensioni del prestito digitale connesse tra loro, le quali corrispondono ad altrettanti percorsi d’indagine possibili.

Un ulteriore percorso d’indagine, trasversale a questi tre, riguarda il rapporto tra biblioteconomia, prestito digitale e lettura digitale.
Maurizio Vivarelli parla di una «incerta alleanza» tra biblioteche e lettura, di un rapporto fatto di luci e ombre, una relazione la cui complessità è costituita anche dallo spazio che la lettura ha in biblioteca in cui è «nativamente collocata», ma nel quale «c’è il rischio che essa possa non essere né vista né interpretata»45. Vivarelli sostiene che la maggior parte delle biblioteche pubbliche «operano di fatto con grande continuità nell’ambito variegato della promozione della lettura, senza che ciò trovi un esplicito riconoscimento nella struttura della disciplina e nel profilo delle competenze ritenute fondative e vincolanti per l’esercizio della professione»46.
Quale è quindi lo spazio che la biblioteconomia dà a qualcosa di così complesso, molteplice e interdisciplinare come la lettura e la promozione della lettura? E, per quanto riguarda l’argomento di questo contributo, quale è lo spazio che la biblioteconomia dà all’e-book, alla lettura digitale e al prestito digitale? Quale vision di lettura digitale tramite la biblioteca stanno maturando gli studenti e le studentesse dei corsi di biblioteconomia attivi oggi in Italia? Anche da questi fattori può dipendere il ruolo delle biblioteche nello sviluppo di literacy necessarie per coltivare la lettura tra cartaceo e digitale facendo attenzione ai ‘perché’ e ai ‘come’ della lettura.
Le biblioteche possono dare un contributo importante alla promozione di una lettura che sia anche digitale e per aiutare le persone a muoversi e scegliere consapevolmente tra contenuti e forme di lettura in base ai propri bisogni e scopi.
La biblioteconomia, a sua volta, può fare molto per coltivare una conoscenza ampia e profonda basata sulle relazioni e le connessioni tra identità, servizi, tecnologie, bisogni, scelte e valori, che vada oltre gli aspetti meramente distributivi del prestito. L’approccio, gli strumenti e l’interdisciplinarità47 proposti dalla biblioteconomia sociale possono rivelarsi davvero importanti per questo obiettivo.


Note

Ultima consultazione siti web: 2 dicembre 2021.

1 La riflessione che si presenta in questo contributo nasce a partire dagli studi condotti in occasione della mia tesi di laurea magistrale in Archivistica e biblioteconomia (Fabio Mercanti, Il prestito digitale di MLOL: contesto, evidenze e questioni emergenti [tesi di laurea magistrale]. Roma: Sapienza Università di Roma, 2021). In questo lavoro di ricerca dedicato al prestito digitale di MLOL ho avanzato una proposta di periodizzazione basata su eventi e fenomeni significativi non strettamente connessi con la nascita e l’evoluzione del servizio, ma con gli sviluppi tecnologici, i mutamenti nei consumi, i cambiamenti di paradigma che riguardano la società, il libro, la lettura, la produzione culturale e la biblioteconomia e con i quali il prestito digitale è inevitabilmente in relazione. Per studiare il prestito digitale ho proposto quindi l’idea di un ‘lungo decennio’ che inizia idealmente nel 2007 – l’anno che simbolicamente segna l’inizio di una nuova epoca per le biblioteche e la biblioteconomia, il libro e la lettura – e termina in un non ancora facilmente definibile presente in cui siamo immersi e in cui anche le biblioteche e i relativi servizi si stanno confrontando con l’emergenza per la diffusione della Covid-19.
2 Alvin Toffler, La terza ondata. Milano: Sperling & Kupfer, 1987.
3 Giovanni Solimine; Giorgio Zanchini, La cultura orizzontale. Roma, Bari: Laterza, 2020. Per una recente riflessione a partire dal libro si veda Anna Galluzzi, La ‘cultura orizzontale’: prove generali ai tempi della pandemia, «AIB studi», 60 (2020), n. 1, p. 111-130, DOI: 10.2426/aibstudi-12048.
4 I percorsi di riflessione possono essere molti, questi sono solo alcuni esempi: il rapporto tra scouting editoriale e self-publishing, la presenza di libri autopubblicati in biblioteca e l’uso che ne viene fatto, la percezione da parte dei lettori del libro pubblicato da una casa editrice e di quello autopubblicato, il rapporto tra la pubblicazione di un libro tramite una casa editrice e quella autonoma da parte di uno stesso autore ecc.
5 Mosaic è stato un browser web diffuso dal 1993 al 1998 quando ormai erano nati altri browser, tra cui Netscape Navigator.
6 Marc Andreessen, The three kinds of platforms you meet on the Internet, «Pmarchive», 16 settembre 2017, https://pmarchive.com/three_kinds_of_platforms_you_meet_on_the_internet.html (traduzione mia). Il testo originale è: «A “platform” is a system that can be programmed and therefore customized by outside developers – users – and in that way, adapted to countless needs and niches that the platform's original developers could not have possibly contemplated, much less had time to accommodate».
7 Claudio Calveri; Pier Luigi Sacco, La trasformazione digitale della cultura: principi, processi e pratiche. Milano: Editrice bibliografica, 2021.
8 Ivi, p. 135.
9 La versione B2B si propone anche come distributore di libri per le librerie fisiche.
10 Thomas Ramge; Viktor Mayer-Schönberger, Fuori i dati! Rompere i monopoli sulle informazioni per rilanciare il progresso. Milano: Egea, 2021, p. 21. Gli autori del libro dedicano particolare attenzione a contrastare la visione dei dati come di un bene da estrarre per la vendita o l’impiego nella produzione di un altro bene.
11David Weinberger, Library as platform, «Library journal», 4 settembre 2012, https://www.libraryjournal.com/story/by-david-weinberger. Le citazioni che seguono sono tratte dall’articolo di Weinberger e sono state tradotte da me.
12 Il convegno Stelline 2021 dal titolo “La biblioteca piattaforma della conoscenza: collaborativa, inclusiva, reticolare” si è svolto in quattro appuntamenti da febbraio a settembre 2021 (Torino, 25-26 febbraio 2021; Napoli, 22-23 aprile 2021; Firenze, 17-18 giugno 2021; Milano, 29-30 settembre 2021). La modalità in presenza è avvenuta in base alle disposizioni d’emergenza dovute alla diffusione della Covid-19 e tutti gli eventi sono stati trasmessi anche in streaming.
13 Cfr. Giovanni Solimine, La biblioteca: scenari, culture, pratiche di servizio. Roma, Bari: Laterza, 2004, p. 129-163.
14 Per approfondire il cambiamento di paradigma si veda Giovanni Solimine; Chiara Faggiolani, Biblioteche moltiplicatrici di welfare, «Biblioteche oggi», 31 (2013), n. 3, p. 15-19, DOI: 10.3302/0392-8586-201303-015-1.
15 Non a caso Giovanni Solimine sembra oggi preferire l’espressione «biblioteconomia interpretativa», cfr. Giovanni Solimine, Prefazione. In: Chiara Faggiolani, Conoscere gli utenti per comunicare la biblioteca: il potere delle parole per misurare l’impatto: con contributi di Maddalena Battaggia [et al.]. Milano: Editrice bibliografica, 2019, p. 15.
16 Anche IFLA pone l’attenzione sugli e-book definendo il prestito digitale come la «fornitura temporanea di un e-book da parte di una biblioteca verso un utente registrato per essere fruito al di fuori dei locali della biblioteca o nella biblioteca stessa a seconda dei desideri dell'utente» (traduzione mia), cfr. IFLA, eLending Background Paper, 2014 https://www.ifla.org/wp-content/uploads/2019/05/assets/hq/topics/e-lending/documents/ifla-elending-background-paper-aug-2014-rev.pdf.
17 Secondo la visione di Gino Roncaglia la frammentazione e la granularità non sono caratteristiche proprie del digitale (il quale è un formato di codifica) ma dei contenuti digitali che oggi sono proposti e fruiti tramite i dispositivi disponibili (principalmente smartphone, tablet e PC); per questo è importante esplorare nuove forme di complessità anche nel digitale, cfr. Gino Roncaglia, L’età della frammentazione: cultura del libro e scuola digitale. Roma, Bari: Laterza, 2018. Roberto Casati invece pone particolare attenzione all’ecosistema della lettura fatto di tempi, spazi e attenzione, e quindi evidenzia le difficoltà che si incontrano leggendo con dispositivi che ammettono la distrazione, cfr. Roberto Casati, Contro il colonialismo digitale: istruzioni per continuare a leggere. Roma, Bari: Laterza, 2013.
[18] Gran parte degli e-reader oggi in commercio si basano su inchiostro elettronico (e-ink), ovvero una tecnologia che utilizza minuscole sfere in parte bianche e in parte nere nello schermo e riproduce il testo sfruttando l’elettroforesi. Alcuni modelli di e-reader hanno schermi a colori, ma la resa è lontana da quella di smartphone e tablet.
19 Sul mercato ci sono vari modelli di e-reader che permettono di interagire in maniera diversa con il testo, ad esempio usando una stylus pen per sottolineare, prendere note e appunti, disegnare ecc.
20 Cfr. Gino Roncaglia; Giovanni Solimine, La circolazione dei libri nel 2020: questioni aperte e ipotesi interpretative, «AIB studi», 61 (2021), n. 1, p. 13, DOI: 10.2426/aibstudi-13157.
21 Il formato ePub è uno standard aperto per la pubblicazione di e-book. Gli e-book in questo formato sono fruibili tramite molti software (non solo su e-reader, ma anche su PC, smartphone, tablet). Le maggiori difficoltà di lettura di e-book in prestito digitale si hanno con i dispositivi Kindle che invece supportano un formato proprietario di Amazon.
22 Sulla base del principio di esaurimento comunitario il titolare del diritto d’autore non può opporsi a ulteriori e successive commercializzazioni dei beni che ha messo sul mercato UE o che sono stati commercializzati con il suo consenso. In questo modo chi acquista un libro a stampa può regalarlo o rivenderlo a sua volta. Egli ha acquistato una copia tangibile dell’opera e, rivendendola, cede un oggetto. Tale principio non è applicato all’e-book, ma la questione è oggetto di discussione da parte della dottrina giuridica e della giurisprudenza, cfr. Giorgio Spedicato, Principi di diritto d’autore, Bologna: Il mulino, 2020, p. 115-120.
23 Cfr. Simona Paolantoni, Social reading e nuova mediazione: indagine qualitativa sul rapporto tra lettura giovanile, reti sociali e biblioteche, «AIB studi», 61 (2021), n. 1, p. 85-99, DOI: 10.2426/aibstudi-13076.
24 Onlife è un concetto introdotto da Luciano Floridi insieme a un gruppo di ricerca da lui coordinato. Con questo termine si definisce l’esperienza umana di vivere in una continua interazione tra dimensione analogica e digitale. Si tratta quindi di una condizione esistenziale e non solo di una disponibilità tecnologica, cfr. The onlife manifesto: being human in a hyperconnected era, edited by Luciano Floridi. Cham: SpringerOpen, 2015, DOI: 10.1007/978-3-319-04093-6.
25 Cfr. G. Roncaglia; G. Solimine, La circolazione dei libri nel 2020 cit.
26 Chiara Faggiolani, Conoscere, valutare, interpretare la lettura di libri: dal dato statistico ai big data: In: Maurizio Vivarelli [et al.], La lettura: storie, teorie, luoghi. Milano: Editrice bibliografica, 2018, p. 293-333: p. 313.
27 Come sostengono Roncaglia e Solimine, i dati disponibili sulla lettura «sono inadeguati a fornire un quadro completo della situazione, e risultano a volte contraddittori», cfr. G. Roncaglia; G. Solimine, La circolazione dei libri nel 2020 cit., p. 12.
28 Con set si intende l’insieme di «attitudini mentali e di atteggiamenti personali che influenzano ciò che facciamo: le nostre aspettative, le nostre precedenti esperienze e conoscenze, il nostro stato d’animo, la nostra relazione con gli altri, persino il momento contingente e le condizioni climatiche»; con setting invece si intende «l’ambiente fisico e la sua adeguatezza o inadeguatezza rispetto all’attività proposta». Cfr. Aidan Chambers, Il lettore infinito: educare alla lettura tra ragioni ed emozioni, a cura di Gabriela Zucchini. Modena: Equilibri, 2015, p. 49. In uno studio che riguardi anche la lettura digitale è necessario prendere in considerazione il rapporto tra il set e l’ambiente digitale in cui la lettura avviene, quindi il setting delle piattaforme e dei dispositivi di fruizione, la loro adeguatezza o meno alle diverse attività di lettura.
29 La seconda legge della biblioteconomia è: «Ad ogni lettore il suo libro», la terza: «Ad ogni libro il suo lettore», cfr. S. R. Ranganathan, Le cinque leggi della biblioteconomia, traduzione e note a cura di Laura Toti, saggio introduttivo di Giovanni Solimine. Firenze: Le lettere, 2010.
30 Per un’ottima introduzione al tema del prestito digitale bibliotecario si può far riferimento a Gino Roncaglia, L’e-lending bibliotecario: alcune note introduttive, «Biblioteche oggi», 33 (2015), n. 8, p. 5-7, DOI: 10.3302/0392-8586-201508-005-1. In generale si può far riferimento all’intero speciale dedicato all’e-lending pubblicato nel volume 33 di Biblioteche oggi. Per un ulteriore approfondimento si veda Fabio Mercanti, Prestito digitale. Roma: Associazione italiana biblioteche, in corso di pubblicazione.
31 Il punto 25 del Nuovo manifesto per le biblioteche digitali è dedicato proprio agli «accordi di collaborazione pubblico-privato» e si fa l’esempio di MLOL, Rete Indaco e altri attori proprio in riferimento alla «gestione del prestito digitale», cfr. https://www.aib.it/struttura/commissioni-e-gruppi/gruppo-di-lavoro-biblioteche-digitali/2020/82764-nuovo-manifesto-per-le-biblioteche-digitali/.
32 Per un approfondimento basato su diverse realtà europee e nordamericane si veda Dan Mount, A review of public library e-lending models, 2014, https://www.kirjastot.fi/sites/default/files/content/Rapporten-Public-Library-e-Lending-Models.pdf, e Id., Research for cult committee - e-lending: challenges and opportunities, 2016, https://www.statewatch.org/media/documents/news/2017/dec/ep-study-e-lending.pdf.
33 Queste non sono le uniche limitazioni. Ci sono stati casi in cui alcuni editori hanno scelto di non fornire e-book alle biblioteche o di fornirli più tardi rispetto all’uscita sul mercato. Questa scelta è stata criticata da organizzazioni come IFLA, ALA ed EBLIDA, cfr. IFLA, eLending Background paper cit., EBLIDA, The right to e-read: EBLIDA Position paper, 2014, http://www.eblida.org/News/2014/EBLIDA_E-read_position-paper.pdf.
34 Le questioni giuridiche non possono essere esaminate in questa sede data la loro complessità e dati gli obiettivi di questo contributo. Per una introduzione si rimanda pertanto a G. Spedicato, Principi di diritto d’autore cit., in particolare alla sezione dedicata al prestito di opere digitali (p. 128-130).
35 In ambito informatico il back-end riguarda il ‘dietro le quinte’ di un sito web o di una piattaforma, ciò che li fa funzionare; il front-end è invece ciò che è visibile e usabile dall’utente finale. Si usano questi termini per mantenere vivo il concetto di biblioteca come piattaforma e poiché sia la biblioteca che la piattaforma di prestito digitale hanno una dimensione relativa all'architettura, alla progettazione, alla gestione ecc. e una interfaccia usabile dagli/lle utenti. La distinzione tra back-office e front-office avrebbe potuto altrimenti risultare riduttiva, poiché si ritiene che il front-office sia una parte, per quanto importantissima, dell’interfaccia utente della biblioteca.
36 Anche nel caso il servizio sia fornito da istituzioni pubbliche e non da intermediari privati, si tratterebbe comunque della costruzione di una identità e di un nuovo ambiente della mediazione.
37 Il sito web del BIBLAB è https://web.uniroma1.it/lcm/laboratorio-%E2%80%93-biblab. L’indagine a cui si fa riferimento è stata realizzata da Chiara Faggiolani (Sapienza Università di Roma) e da Maddalena Battaggia (dottoranda in Scienze documentarie, linguistiche e letterarie, Sapienza Università di Roma) e ha visto la partecipazione del sottoscritto.
38 In questo contesto con user journey – il viaggio dell’utente – si intende l'esperienza di una persona che interagisce con il servizio. Riguarda quindi i punti di contatto con la biblioteca e con la piattaforma e comprende i bisogni delle persone, il loro percorso di ricerca, la scelta e quindi il prestito.
39 Ad esempio una situazione d’emergenza come quella che ha visto le biblioteche chiudere totalmente o parzialmente al pubblico durante la diffusione della Covid-19 e in cui i servizi di prestito digitale sono cresciuti molto, cfr. Centro per il libro e la lettura; Associazione italiana editori, Dall’emergenza a un piano per la ripartenza: libro bianco sulla lettura e i consumi culturali in Italia (2020-2021), 2021, https://cepell.it/wp-content/uploads/2021/07/CEPELL-Libro-bianco-sulla-lettura-2021-digitale.pdf.
40 Le domande che possiamo porci sono davvero molte. Ad esempio, a partire dai prestiti di e-book effettuati in un dato periodo in una realtà bibliotecaria è interessante conoscere da quante persone sono stati effettuati, se si tratta di utenti fidelizzati, se prendono in prestito anche altre tipologie di media, se sono anche utenti del prestito analogico ecc.
41 Un approccio utile può certamente essere quello del pensiero sistemico proposto da Donella H. Meadows. Secondo lei il pensiero sistemico ci aiuta a «riappropriarci delle nostre intuizioni sull’intero sistema», ad «affinare la nostra capacità di capire le parti» (il sistema è inteso come qualcosa che va oltre la somma delle sue parti), a «vedere le interconnessioni», a porci domande riguardo possibili comportamenti futuri e a riprogettare il sistema con creatività e coraggio, cfr. Donella H. Meadows, Pensare per sistemi: interpretare il presente, orientare il futuro verso uno sviluppo sostenibile, edizione italiana a cura di Stefano Armenia, SYDIC - System Dynamics Italian Chapter; prefazione di Carlo Petrini. Milano: Guerini Next, 2019, p. 30.
42 Cfr. Maryanne Wolf, Lettore vieni a casa: il cervello che legge in un mondo digitale. Milano: Vita e pensiero, 2018; G. Roncaglia, L’età della frammentazione cit. Questi studi evidenziano l’importanza di saper valorizzare testualità diverse, su carta e digitale, per essere capaci di passare da uno strumento e da un codice all’altro in maniera flessibile, di riconoscere lo strumento migliore in base al contenuto e ai propri obiettivi, di leggere in profondità e pensare in maniera critica indipendentemente dal mezzo usato. Queste capacità non riguardano solo chi è in età scolare ma sono fondamentali anche in una prospettiva di lifelong learning.
43 Ad esempio, in ambito bibliotecario si può riflettere sui DRM non solo focalizzandosi sulla protezione, ma anche sull’usabilità dell’e-book da parte dell’utenza.
44 Luca Ferrieri, La biblioteca che verrà: pubblica, aperta, sociale. Milano: Editrice bibliografica, 2020, p. 254.
45 M. Vivarelli [et al.], La lettura: storie, teorie, luoghi cit., p. 217.
46 Ivi, p. 223.
47 Sempre in riferimento al pensiero sistemico risulta particolarmente interessante quanto scrive Meadows: «il confine giusto per riflettere su un problema raramente coincide con il confine di una disciplina accademica [...]». Una visione di questo tipo può rivelarsi importante per le biblioteche e la biblioteconomia al fine di riconsiderare i confini disciplinari «ad ogni nuova discussione, problema o scopo», D. H. Meadows, Pensare per sistemi cit., p. 136.